Per il 1° Maggio
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I primi passi in letteratura
Edmondo De Amicis (Imperia-Oneglia, 21 ottobre
1846 – Bordighera, 11 marzo 1908) li muove al ritmo
della fanfara militare e, infatti, scrive e pubblica su
L’Italia militare, organo del ministero della guerra, un
buon numero di bozzetti, sorgenti dalla sua
partecipazione alla guerra risorgimentale. Saranno editi
in volume autonomo nel 1868 per i tipi di Treves,
Milano, sotto il titolo La vita militare. Non vi ribollono
i selvaggi spiriti bellicosi. É al rinsaldamento dell’unità
d’Italia, vista come un valore assoluto, che Edmondo
De Amicis indirizza la sua parola intenzionata. Sotto
questo profilo, il “libro rispondeva bene alle necessità
della situazione postunitaria, col suo tardivo spirito
risorgimentale contrapposto ad ogni richiesta di
Realpolitik, ed incontrava le simpatie di una larga
cerchia di lettori di gusti semplici e ideologicamente
fermi al vecchio credo unitario”1.
Storia religiosa della Calabria
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Solo la tenacia, la passione e la competenza del Preside Prof Imperio Assisi potevano affrontare l’immane fatica di cimentarsi con una storia delle congreghe della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea. La mole dell’opera in due ponderosi volumi esprime la complessità della ricerca, la capacità e l’abilità del ricercatore, la certosina pazienza e la diligenza nell’esaminare, valutare, ordinare una valanga di documenti. Confrontarsi con la storia delle congreghe è immergersi in una delle pagine più vive, autentiche, genuine – a volte travagliate e sofferte anche nei rapporti con la gerarchia ecclesiastica – della vita dei nostri paesi: per più secoli infatti hanno costituito il nucleo centrale della loro crescita, innervandosi su di esse tutto il cammino della comunità. Le congreghe, per la loro grande forza di aggregazione e organizzazione, travalicano il puro e semplice fatto religioso per diventare presenza incisiva e feconda nel tessuto sociale e civile in un impegno deciso di costruzione della città terrena con la testimonianza fedele dei valori evangelici diventando lievito e fermenti di progresso e di promozione umana e civile. Esse hanno saputo cogliere e rispondere alle esigenze, alle attese, ai bisogni religiosi e sociali delle popolazioni urbane e rurali diventandoforzapropulsiva di socializzazione e solidarietà. Hanno saputo realizzare iniziative e attività capaci di soddisfare prima di tutto i bisognispirituali, ma atte agarantire sostegno e aiuto nei momenti difficili egravi della vita individuale e collettiva: malattie, calamità, povertà emarginazioni, necessità di ogni genere. Con le congreghe nasce un vero servizio di attività caritative e sociali. Persecoli le congreghe hanno rappresentato la forma principale dipartecipazione del laicato alla vita della chiesa, anzi – insieme ai Terzordini – erano l’unica forma dipresenza del laicato organizzato, come strumentiprivilegiati di formazione religiosa organica, di istruzione e promozione. La lettura attenta dell’opera deI PresideAssisi ci farà toccare con mano questa formidabile ricchezza spirituale, umana e sociale. Nell’esprimere all ‘autore- che mi onora della sua amicizia – la mia profonda gratitudine, ilpiù vivo apprezzamento e compiacimento, formulo l’augurio che la sua opera possa essere conosciuta e letta soprattutto dai fratelli delle nostre numerose congreghe – che sembrano tuttavia in sonno immemori della loro storia e della loro forza -, affinché ritornino ad essere, nello spirito e nelle esigenze dei tempi nuovi, nella chiesa e nella comunità civile veicolo di promozione spirituale e sociale in una società che fa appello a rinnovate e ritrovate energie spirituali per affrontare con coraggio la grave svolta storica che stiamo attraversando.










