“Neutralismo” cattolico e socialista di fronte all’intervento dell’Italia nella 1a guerra mondiale”

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È da tempo che stavo riflettendo sulla “Questione
dei cattolici” nell’attuale momento politico.
Certo, le mie antiche e recenti letture sull’argomento
“cattolici” – dal “Tevere più largo”
di Spadolini a “Chiesa e Stato in Italia” di Arturo
C. Temolo e tanti altri saggi sul rapporto tra
“cattolici e politica” – hanno costituito per me,
anche per il mio impegno politico, elemento di
attenzione sotto il profilo culturale. La recente
presenza in Parlamento di un Papa, Giovanni
Paolo II, le “presunte” interferenze” con i continui
richiami dell’attuale Pontefice teologo, il
tedesco Benedetto XVI, sono anch’esse delle
“novità” che pongono questioni di rilievo sul
rapporto tra sfera religiosa e realtà politica. Con
in più il “ritorno” in campo di un Islam che non
può non preoccupare, per la sua incidenza…

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Biografie di Personaggi noti e meno noti della Calabria

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(DALLA PREFAZIONE DI GIACINTO NAMIA) Carmela Galasso è un’attenta studiosa di storia calabrese. Il presente volume nasce da una lunga e amorevole ricerca di personaggi che dall’antichità a oggi hanno onorato in vario modo la Calabria dagli atleti agli artisti, dagli scrittori ai filosofi, dai politici agli scienziati ai santi. L’autrice non ha voluto tuttavia tralasciare, nella sua carrellata storica, personaggi illustri non calabresi di nascita ma che hanno operato autorevolmente in Calabria, come ad esempio l’archeologo trentino Paolo Orsi, i piemontese Umberto Zanotti Bianco – archeologo, filantropo e meridionalista – il glottologo tedesco Gerhard Rohlfs. La Galasso ha disposto in ordine alfabetico la trattazione dei singoli personaggi, le voci riportano sul personaggio biografato l’essenziale che serva insieme a inquadrare storicamente la presentazione e a orientare il lettore desideroso di informazioni rapide e sicure. È un metodo di lavoro che ha seguito circa un secolo fa Luigi Aliquò Lenzi nella sua opera ben nota Gli scrittori calabresi (Messina 1913, II ed. ampliata Reggio Calabria 1955). Ma l’Aliquò Lenzi, come si evince dal titolo, ha limitato la sua trattazione agli scrittori calabresi, dandole peraltro un taglio storico-critico, la Galasso ha scelto invece una posizione più neutra che privilegia i dati biografici e rifugge da giudizi di valore che possono apparire a volte troppo soggettivi o discutibili. Più recentemente la rivista calabrese “Quaderni Mamertini”, che esce a Bovalino (RC) ha curato (dal 2001) una serie di numeri unici dedicati a figure della storia calabrese. Ultimamente la rivista ha trattato in modo più specifico di studiosi calabresi contemporanei (anno 2006, numeri 66-67): una serie di Memorie di studiosi calabresi contemporanei redatte con grande diligenza da Rocco Liberti. I numeri monografici sono di ambito ristretto e limitato sia dal punto di vista della tipologia dei personaggi (studiosi) sia dal punto di vista della cronologia (solo contemporanei); le “memorie” sono dei resoconti di incontri d’autori. Il volume della Galasso è un’opera di consultazione che non vuole, e certamente non può, “fare il punto” sull’argomento, ma se mai stimolare il lettore interessato ad allargare la ricerca con opere più specifiche e con studi monografici, che sono disponibili su non poche delle “voci” trattate. È un lavoro apparentemente umile e di ambizioni modeste, ma l’autrice ci ha messo dentro il cuore e almeno una decina d’anni di fatica paziente e affettuosa. I lettori, che mi auguro siano molti e benevoli, le saranno riconoscenti e ne apprezzeranno l’opera ogni qual volta vi dovranno ricorrere per verificare un nome o una data o un atto relativo a qualche illustre personaggio calabrese dal passato più lontano a quello più recente. GIACINTO NAMIA

 

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Breve storia del mondo occidentale

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La storia del mondo in cui viviamo, le sue vicende politiche e sociali, la sua evoluzione nei secoli, i momenti di grandezza e quelli di debolezza. Una storia a tratti grande e importante e a tratti fortemente riprovevole. Una storia raccontata con la sensibilità di un figlio di questo mondo ma anche con grande rigore e con l’assoluta assenza di indulgenze e reticenze.

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Ciccilla

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Il brigantaggio fu guerra civile? Oppure una reazione alla conquista del Sud da parte dei Mille di Garibaldi e, quindi, una conseguenza, nefasta e negativa, della guerra per la nostra indipendenza nazionale? Sono punti di vista differenti che partono da presupposti e sistemi di valori diversi, che hanno influenzato e influenzano grandemente le interpretazioni dei fatti, ma sono due facce della stessa medaglia.
Il libro  si inserisce in questo contesto, offrendo un terzo elemento di analisi. Non più lotta filo-borbonica contro gli stranieri invasori o lotta per l’Italia unita contro la reazione borbonica, ma il tentativo da parte di un gruppo organizzato di banditi o briganti di imporre la propria egemonia nell’uso della forza in concorrenza con quella del potere costituito in un ambito territoriale limitato a gran parte dei paesi presilani e al territorio della Sila, in Calabria.
Pietro Monaco e Maria Oliverio sono stati al centro dell’attenzione di importanti studiosi e letterati come Nicola Misasi (scrittore verista cosentino) e Vincenzo Padula (sacerdote, patriota e scrittore. Contemporaneo dei due briganti). Il primo, nel suo romanzo La Magna Sila scritto nel 1883, racconta la vicenda di Maria Oliverio all’apertura del libro; il secondo, sul suo giornale, Il Bruzio, scrive del brigante Monaco in diversi trafiletti, nonostante fosse già morto quando il giornale iniziò le sue pubblicazioni. L’eco delle gesta di Monaco fu argomento di molti suoi articoli. Giuliano Manacorda, nel 1981, alla fine gli anni di piombo, riprendendo gli scritti di Padula paragona, arditamente, i briganti, compreso Pietro Monaco, alle Brigate Rosse.
Il libro si compone di 4 capitoli.
Il primo ricostruisce le vicende dei due briganti e approfondisce il Processo a Maria Oliverio per l’assassinio della sorella Teresa. Partendo dall’affermazione di Dumas nel primo capitolo del suo racconto quando scrive che Pietro Monaco “…combattè a Capua con tanto coraggio che fu nominato sottotenente …”; si cerca di capire come si “intreccia” la sua storia con quella dei Mille e in che modo Pietro Monaco fu coinvolto nel passaggio di Garibaldi da Cosenza.
Il secondo capitolo si sofferma sui maggiori delitti di Pietro Monaco e si conclude con una tabella riassuntiva dei delitti di cui si è avuta traccia nei processi o nei diversi documenti esaminati.
Il terzo capitolo approfondisce l’azione più ardita del brigante: il rapimento di nove persone e il conseguente interesse che suscita in Alexandre Dumas. Inoltre, ricostruisce gli ultimi giorni di vita del brigante seguendo un lungo rapporto che il generale Giuseppe Sirtori presenta al Ministro degli Interni dell’epoca.
Il quarto capitolo, ricostruisce i momenti della cattura di Maria Oliverio riprendendo la trascrizione delle udienze del suo processo. La cattura avvenne il 9 febbraio del 1864 dopo due giorni di conflitto.

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Cinque ragioni per stare alla larga da Pino Aprile

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A lungo snobbato dagli storici, l’ex direttore di uno dei più diffusi rotocalchi italiani, Pino Aprile, ha potuto ricostruire la storia d’Italia senza doversi misurare con la faticosa analisi di fonti e di documenti. Il racconto di Aprile è un misto di mezze verità e di complete omissioni, che serve solo ad alimentare un pericoloso sentimento di revanscismo reazionario nei confronti delle regioni del Nord. Il Mezzogiorno deve, invece, essere capace di affrontare le sfide della modernità con serietà e rigore, senza ricorrere a falsificazioni per affermare il buon diritto delle sue popolazioni a condividere il benessere e la ricchezza raggiunte dal resto del Paese.

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Cinquecento anni di storia

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Non era facile avventurarsi nel lontano passato delle Isole filippine e non era facile penetrarle con la documentazione storica neppure quando quel lontano passato si fa più prossimo. Dell’universo mondo le Filippine sono state le meno studiate, le meno coltivate negli studi storici. E nient’affatto studiata risulta la trama di rapporti che hanno attraversato o appena sfiorato la storia delle Filippine e dell’Italia. Domenico Marcianò squarcia il velame oscuro. Colma un vuoto storiografico, risarcisce il lungo indecente silenzio eurocentrico sulle relazioni Italo-Filippine, consegna agli storici di professione materiali inediti dai quali necessariamente dovranno procedere. Dunque, non uno studio qualunque, questo del Marcianò, ma uno studio fondamentale, che tale è quando da questo non si può prescindere per avviare ulteriori ricerche. E quando la sua carica di novità assoluta apre , come nel caso di questo denso saggio, nuove finestre storiografiche. E le Filippine riemergono dal buio lineare alla luce prismatica: dall’anno della loro scoperta ad oggi.

 

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Cosentini in Bianco e Nero 3

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Dai campi di prigionia Nazisti a Salò

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Quella di Antonio Bruni è una tra le tante storie nel difficile e complesso universo degli internati militari italiani (IMI) nei campi nazisti a partire dall’8 settembre 1943; è una storia che ci racconta, però, qualcosa di assolutamente unico di quel contesto di prigionia e degli anni della Seconda guerra mondiale. Questo diario permette di ricostruire in parte le diverse scelte fatte dagli internati, le condizioni di vita all’interno dei campi che variavano in base ai tempi, ai luoghi, ai rapporti che si riuscivano a costruire con i carcerieri e con gli altri compagni di prigionia, al modo in cui si cercò di vivere e di sopravvivere alla fame, al freddo, ai maltrattamenti, all’abbattimento umano e morale.

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Delle rapsodie albanesi del 1866

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Quel che ce ‘l rende [il poema attestato dalle Rapsodie] però soprammodo importante è la dipintura dell’antico modo di vivere Albanese… Per tutti poi è quello il monumento più antico della nostra lingua ed un grande modello di stile semplice, puro e vigoroso…” De Rada, Principii di Estetica (1861) * Un’originalità sorprendente, una forza espressiva (che non esiste se non nei popoli che possiedono una vita epica o la cui poesia per tradizione è al servizio dell’epopea) scolpiscono in questi canti [le Rapsodie ripubblicate nel 1883 dal De Rada] un loro carattere, conferendo un colore e un gusto speciale. Rivista Mélusine, Parigi (1884)

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e poi l’anima mi chiese un altro viaggio

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È una storia che ci “educa” quella raccontata da Giuseppe Farina. Ci educa alla pazienza, all’ascolto, alla resilienza e ci invita a cambiare lo sguardo sulla vita . La malattia è un pretesto, faticosamente doloroso, che apre innumerevoli finestre di senso come se l’Autore stabilisse, fin da subito, un patto e un dialogo con i suoi lettori perché s’interroghino, nel mentre è lui stesso a farlo, sul senso della vita e sulle sue tortuose strade – le sliding doors- sugli affetti, la famiglia, le amicizie, il lavoro, la sanità, la malattia, la religiosità, la bellezza. Ed è in questa dialettica continua e incalzante che viene fuori l’anima dell’avvocato che ha fatto della parola e del pensiero la sua cifra esistenziale e che, pagina dopo pagina, non rinuncia mai ad esercitarla. Con forza e bellezza. E nel dipanare i fili di una vita che “un giorno ti chiede un altro viaggio”, l’Autore, con lucidità chirurgica e un’analisi di scavo profondissima, ci consente di attraversare le paludi del dolore che spaura e disorienta e di toccarlo con mano per chi è “ disposto a farsi toccare”, ci fornisce un bagaglio di coraggio e forza, ci insegna a ridisegnare contorni e sfumature esistenziali e ci ricorda che la vita è gioia. Pagine che trasformano e curano. Pagine d’amore.

Giuseppe Farina dal 2006 è affetto da SLA – Sclerosi Laterale Amiotrofica, malattia neurodegenerativa a decorso progressivo.
Attraverso le pagine di questo libro ha scelto di condividere la propria esperienza personale: dalla diagnosi di una malattia dalla quale non si può guarire, alla profonda ricerca dell’anima.
Per volontà dell’autore, il ricavato dei diritti d’autore sarà destinato ad AISLA Onlus, l’associazione italiana che dal 1983 si occupa di tutelare e assistere le persone con SLA e le loro famiglie.
Per maggiori informazioni sull’associazione: www.aisla.it

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Emigrazione e storia d’italia

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Dall’introduzione di Matteo Sanfilippo) Molti, anche tra gli autori dei saggi che seguono, hanno lamentato negli anni passati il disinteresse degli storici italini per gli studi sui movimenti migratori. A prima vista il rimprovero sembrerebbe esagerato, si può infatti obiettare che quasi tutte le grandi sintesi di storia italiane apparse nell’ultimo quarto del Novecento hanno trattato delle migrazioni dentro e fuori la penisola. Si vedano a riprova la “Storia d’Italia” diretta da RuggieroRomano e Corrado Vivanti per la Einaudi, la “Storia della società italiana” diretta da Giovanni Cherubini e altri per l’editore Teti e la “Storia d’Italia” diretta da Giovanni Sabbatucci e Vittorio Vidotto per la Laterza, nonchè le maggiormente specializzate “Storia dell’Italia repubblicana” diretta da Francesco Barbagallo ancora per Einaudi e “Storia dell’agricoltura italiana in età contemporanea” diretta da Piero Bevilacqua per Marsilio. Inoltre il nuovo millennio si è aperto con i due volumi dalla Storia dell’emigrazione italiana (I, Partenze; II, Arrivi) curati da Piero Bevilacqua, Andreina De Clementi ed Emilio Franzina per la Donzelli, ai quali hanno partecipato oltre una cinquantina di studiosi italiani. Tuttavia è veroche gli studiosi tradizionali non hanno letto e non leggono le ricerche sulle migrazioni, non le citano nelle loro riviste e non le utilizzano nelle loro monografie, forse perchè reputano questo campo di studi a metà strada fra la storia dei paesi di partenza e quella dei paesi d’arrivo e credono che comunque riguardi soprattutto questi ultimi. In parole povere per la maggioranza degli storici italiani i compatrioti partiti verso la Francia, la Germania o il Nuovo Mondo devono essere studiati dagli specialisti di storia francesce, tedesca, canadesem, statunitense e latinoamericana…..

 

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Frammenti di storia e ricordi

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Ho sempre ritenuto fondamentale per una comunità conservare
la propria memoria storica e pertanto, quando Peppe
Verduci mi ha chiesto di collaborare alla stesura di questo
libro di frammenti di storia e ricordi, che segue ad altre sue
pubblicazioni, ho subito accettato con piacere l’invito. Consapevole,
innanzitutto, dell’importanza di far conoscere particolari
avvenimenti vissuti dall’autore che riguardano la storia
politica e sociale di Aiello Calabro.
Quello di Peppe non è e non vuole essere un libro che si
alimenta di fonti documentali, ma più semplicemente, è una
viva testimonianza dell’autore – permeata dalla passione,
da emozioni e sensazioni personali – resa a distanza di decenni,
e relativa ad episodi accaduti all’interno di una piccola
comunità del sud in un certo periodo storico in cui, uscita
dalla devastante esperienza della seconda guerra mondiale,
l’Italia s’incamminava, attraverso spinte ideali contrapposte,
a diventare un paese civile e democratico.

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Guido Da Verona l’ebreo fascista

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Vi sono libri di cui si avverte la mancanza quando, venendo
alla luce, dimostrano la sorprendente quantità di notizie
ignorate anche dagli addetti ai lavori, tanto più se riguardano
personalità che, al di là delle squalifiche della critica, hanno
svolto un ruolo rilevante non solo nel panorama letterario, ma
anche nella storia del costume di una intera epoca. È il caso
di questo lavoro di Enzo Magrì su un autore, Guido Da Verona,
su cui ormai esistono monografie e studi specifici, ma non
si aveva ancora una biografia aggiornata che, oltre a documentare
le vicende della sua vita, ne evidenziasse la funzione
di intellettuale impegnato a costruirsi un’immagine di spregiudicata
modernità, muovendosi sul duplice piano della conquista
di un vasto pubblico e del consenso delle autorità politiche.

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I fatti di la storia

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La poesia popolare in dialetto è sempre stata considerata come una forma d””””arte “minore”, troppo spesso relegata ai margini della cultura accademica. Questo libro si pone come scopo quello di ridare dignità a quelle voci che hanno raccontato i drammi e l””””orgoglio del popolo calabrese, voci che si sono levate, con un linguaggio diretto e penetrante come quello del dialetto, per condannare e maledire avari, prepotenti, re, baroni, deputati e ministri, rappresentanti di quel potere che da sempre in Calabria è sinonimo di sopruso. Il libro nasce da un lavoro di ricerca sulla poesia dialettale, in cui la cultura letteraria della regione ha costituito il punto di partenza per approfondire dal punto di vista storico-sociale alcune tematiche come l””””emigrazione, il brigantaggio, l””””unità d””””Italia, per la prima volta affrontate non da un””””ottica esclusivamente storiografica, ma attraverso le preziose testimonianze di chi quelle esperienze le aveva vissute e trasformate in opera d””””arte. È così che le poesie di Mastro Bruno da Serra permettono di comprendere quali erano le condizioni di lavoro e di vita degli artigiani calabresi a cavallo tra ””””800 e ””””900, i componimenti di Giuseppe Monaldo e Antonio Martino quali fossero le speranze alla vigilia dell””””unità d””””Italia e come cocente fosse la delusione dopo che l””””Italia era stata fatta, gli epigrammi di Enotrio Pugliese di cogliere il dramma dell””””emigrazione… Ma tutte queste opere non hanno solo un valore storico. Questi poeti del popolo possono darci ancora oggi, a distanza di secoli, una preziosa lezione di dignità ed orgoglio, caratteristica che sembra essere sparita dal carattere dei calabresi di oggi.

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I fratelli Bandiera. Racconto documentato

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L’Autore, che si è avvicinato alla storia dei Bandiera e del Risorgimento nelle vesti di appassionato lettore, affronta l’argomento con modalità scientifiche mettendo in luce la formazione politica dei due eroi, la carriera militare nella marina austriaca, la vita affettiva, gli amori, le convinzioni e l’evoluzione dei fatti sediziosi attraverso la documentazione epistolare e i fascicoli processuali dell’Archivio di Stato di Cosenza.
È un teatro storiografico realista, quello delineato da Luigi Tuoto, fuori da ogni mito e dalle ideologie, dove i protagonisti si riappropriano della propria carnalità e ritornano a giocare su più scenari geografici lacerati dalla tirannide dei governi, accettano il rischio come elemento indispensabile per coltivare il sogno italiano e sacrificano la carriera e il denaro sull’altare delle idee (…).
È un racconto animato da un groviglio di persone, che con le loro esperienze contribuiscono a delineare meglio il profilo umano e psicologico dei protagonisti, dove emergono anche le atmosfere e gli spazi fisici della Calabria di metà Ottocento.
Dalla presentazione di Antonello Savaglio

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Il buon frutto dalla buona pianta

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Un approccio metodologico nuovo per comprendere lo starter di malattia. Studio del ciclo ovarico/gravidanza e terapia dei comuni disordini endocrini. Inedita risoluzione di casi clinici.

Attribuendo nuovi significati alle molecole che danno vita alla Vita, la complessità dei fenomeni biochimici sembra dissolversi nel sicuro fluire di nuove informazioni, che portano l’attenzione a focalizzarsi proprio su un fluido organico, quello principe: il sangue.

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Il castello di Saracena

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Ho raccolto l’invito di Maria Cristina Tamburi di
presentare il suo lavoro intitolato: Il castello di Saracena
possedimento dei Duchi Pescara e loro pertinenze nel sec.
XVII, per due motivi: uno dovuto all’aspetto culturale,
l’altro al vincolo di amicizia.
L’autrice ci introduce nella storia moderna di Saracena,
“delizioso paese” come lei stessa lo definisce, in
provincia di Cosenza.
Attraverso l’esame di un atto notarile del 1646, inerente
al castello, ella è pervenuta all’attendibile ipotesi
degli ambienti di quell’edificio e fornisce validi elementi
di vita materiale del tempo.
La studiosa, riprendendo temi economico-giuridici,
sottolinea l’importanza delle relazioni uomo-ambiente,
nonché la valenza formativa della Storia indagata
nel suo contesto territoriale.
Docenti – come la Tamburi – offrono con il loro
esempio un significativo contributo al dibattito sulla
riforma dell’insegnamento della storia, per risvegliare
negli studenti l’interesse per il passato e forniscono
suggerimenti di metodo storiografico per la ricerca e
l’esame delle fonti.

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Il Golpe Borghese Quarto Grado di Giudizio

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Esattamente 50 anni fa (nella notte fra il 7 e l’8 dicembre 1970), Junio Valerio Borghese mise in atto un colpo di Stato che è passato alla Storia come il “Golpe Borghese”.
L’azione eversiva si bloccò all’1,49 dell’8 dicembre quando diversi commandos erano già penetrati nel Ministero dell’Interno e altri stavano per mettere a segno tre ulteriori azioni cruciali: l’occupazione della Rai, il sequestro del presidente della Repubblica Giuseppe Saragat e l’assassinio del capo della Polizia Angelo Vicari.
La causa del blocco fu un perentorio “contrordine” emanato dallo stesso Borghese subito dopo aver ricevuto una misteriosa telefonata. Nei mesi successivi vennero avviate svogliate indagini che non portarono a nulla.
Il quadro cambiò quando un agente segreto del Sid, il capitano Antonio Labruna, aprì una nuova inchiesta riuscendo a scoprire mandanti ed esecutori. Produsse un “Malloppo documentario” che fu però censurato dal suo capo, il generale Gian Adelio Maletti, e dal ministro della Difesa, Giulio Andreotti. Il depistaggio andò in porto e la Cassazione sentenziò che il “Golpe” non era mai accaduto.
Questo libro, attraverso un “Quarto grado di giudizio”, ribalta siffatta “verità giudiziaria”.
Ciò è stato possibile grazie alla documentazione archivistica, spesso inedita, proveniente dal Sid, dalla Commissione parlamentare P2 e dalla Commissione parlamentare stragi.
Nel libro emergerà anche, con certezza documentaria, che gli Usa, in cambio del proprio appoggio, imposero a Borghese il nome di Andreotti quale premier del governo golpista. Emergerà altresì come Licio Gelli fu uno degli elementi di vertice del “Golpe” stesso.
Non tutto però è stato ancora acclarato. Fra i punti che verranno esposti in chiave non risolutiva, i principali riguardano la morte dello stesso Borghese, probabilmente assassinato, il rapimento dell’ex legionario della “Decima” Mauro De Mauro, che verosimilmente fu ucciso perché stava per svelare i rapporti fra i golpisti e la mafia, il ruolo di finanziatore svolto da Michele Sindona, la manomissione di un atto giudiziario e il “Piano antinsurrezionale” predisposto dai Carabinieri.
Nel libro si ragiona anche, dulcis in fundo, su chi indusse Borghese a emanare il “contrordine”: alcuni documenti conducono verso Andreotti, altri verso Gelli…

 

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