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La poetica e il linguaggio di Sandro Penna Tra sogno, grecità ed eros

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L’esperienza poetica di Sandro Penna si colloca nella temperie culturale di un’Italia caratterizzata dalle avanguardie e dalle riviste. Interessante fu, infatti,la sua attività durante il periodo rondista ed il suo “particolare” rapporto con gli Ermetici di cui ha condiviso l’orizzonte formativo più che la vera e propria poetica. Sandro Penna scopre la propria vocazione per la poesia intorno ai ventidue anni, ma la sua prima raccolta risale al 1939. Era nato nel 1906 a Perugia. Dopo varie peregrinazioni e disagiati spostamenti approda a Roma, città dei perduti sogni. Lo stesso Penna, in una conversazione l’ha definita l’“amante” buona e capricciosa, vi muore il 21 gennaio 1977 nella sua casa-casbah. La poesia di Penna si innalza come a spigoli, come voce pura e fragile, malinconica e triste in un vento che ha preceduto burrasche e tempeste dove il ricordo sempre presente ha lasciato e lascia piaghe e ferite profonde. Un risvolto doloroso, insondabile, pieno di mistero e di esperienza umana che riguarda maggiormente la sua “poesia vissuta” più che la sua “poesia scritta” caratterizzata dallo svolgersi di un mondo artistico ed esistenziale fatto di figure scolorite, lasciate sempre all’ombra del “male”, del dramma, delle tragedie.

15,00

La Prof. Marta

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Il saggio vuol essere una riflessione sul ruolo educativo nell’era digitale. Il disagio sociale negli ultimi decenni risulta in forte incremento e la scuola fa fatica ad arginarne il fenomeno, con la conseguenza del suo possibile consolidamento-evoluzione in disadattamento e successivamente in devianza. La famiglia deve riappropriarsi del ruolo genitoriale: quello di mamma o papà, senza le mirate consapevolezze, non è sufficiente per creare le basi dell’apprendimento e per la costruzione dell’essere-persona del proprio figlio. Solo l’azione preventiva e intenzionale del lasciarsi guidare dalla scuola e dalla figura del docente, non solo competente e riflessivo ma pedagogista, potrà offrire la visione di una società più responsabile che, a sua volta, possa fare da modello educativo per le future generazioni, diversamente sarà la deriva della stessa umanizzazione dell’uomo. Nel presente saggio non possono non essere presenti gli stessi scolari, i quali attraverso la loro storia consentono di evidenziare quanto siano importanti le competenze di ordine psicopedagogico nella scuola e nel ruolo genitoriale. Solo l’azione consapevole, sinergica e complice scuola-famiglia-Stato guiderà ogni singolo passo di crescita nella formazione e nella realizzazione del loro progetto-persona, al fine di renderli gradualmente artefici del loro stesso percorso di crescita con autonomia e senso di responsabilità per uno sviluppo umano sempre più sostenibile.

6,9914,00
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La questione immorale

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Pietro Mancini è nato a Cosenza nel 1952. Laureato in giurisprudenza, giornalista professionista dal 1973, ha lavorato al “Giornale di Calabria” e a “Il Giorno”. Dal 1981, è alla RAI-TV. Dal 1990, è vice-direttore. Dal 1998, cura le interviste politiche dell’ edizione del mattino del GR3. Ha scritto su vari quotidiani e periodici. Commenta i fatti politici su “Il Giornale” di Belpietro, sull’ “Avanti!” di Ranucci e su “Calabria Ora” di Leporace. Dall’ agosto del 1990 al dicembre del 1991, è stato Sindaco di Cosenza. Ha pubblicato Il reato Panzieri (Lerici), Riformismo nel Sud (Pellegrini), Voglia di nuovo. Il dramma del PSI (Pellegrini ), Giacomo Mancini mio padre (Rubbettino).

15,00
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La risorsa del sogno nel teatro di Eduardo

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Nella produzione teatrale eduardiana il tema del sogno ricorre frequentemente, assumendo gli aspetti più vari, ad originare una gamma alquanto vasta di situazioni che destano l’attenzione del pubblico, non soltanto per i sapienti allestimenti scenici operati dall’autore o per il susseguirsi di dialoghi contraddistinti ora da toni drammatici, ma in nessun caso lacrimevoli, ora da un taglio brioso e, talvolta, da una serie di notazioni ironiche eppure sempre sobrie, ma soprattutto per il loro continuo oscillare fra la dimensione della realtà quotidiana, e un affascinante ma insidioso ambito oltremondano. Le vicende inscenate nelle opere dove la presenza del sogno acquista un rilievo preponderante, spaziano dalla canonica visione onirica notturna, perlopiù delegata ad agire sulla realtà al fine di imprimervi un’impronta tanto profonda da modificarla radicalmente, al vagheggiamento di ideali quali una perfetta unità familiare, una giustizia in grado di tutelare gli interessi delle classi sociali più deboli, una ricchezza elargita da generose entità soprannaturali la cui sfera d’azione, però, è limitata unicamente all’immaginario dei tanti sognatori che popolano il repertorio eduardiano, nonché il raggiungimento di un’armonia collettiva simboleggiata da un presepe universale, dimensione priva di divenire nella quale rinchiudersi per poter sfuggire alle angustie quotidiane. Così, si è compiuto un percorso che ha attraversato alcuni fra i testi più significativi del drammaturgo partenopeo raffiguranti le molteplici peculiarità assunte dal sogno, a confermarne lo status di risorsa, quali Natale in casa Cupiello (1931), Non ti pago (1940), Napoli milionaria! (1946), Filumena Marturano (1946), Questi fantasmi (1946) Le voci di dentro (1948), e De Pretore Vincenzo (1957). Inoltre, sono stati tracciati molteplici paralleli fra le commedie studiate e Le avventure di Pinocchio, a far supporre la presenza di una ‘funzione Pinocchio’ all’interno di tale produzione teatrale, suggestione attraverso cui si è cercato di costruire un ulteriore itinerario possibile.

15,00

la SANTA ’ndrangheta

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«Quello che ne La ‘Santa’ violenta era indagine, è diventato sentenza. Quello che era intuizione è diventato analisi. Quello che era rischio è spesso diventato realtà…». La ‘Santa’ violenta è stato uno dei primi testi sulla ’ndrangheta, pubblicato nel 1991, dopo la stagione dei sequestri di persona e la cosiddetta “pax mafiosa”. Ripercorre con lucidità, empatia e spunti critici, quella che è stata la trasformazione della ’ndrangheta in Santa, un’organizzazione criminale che non si accontenta più dell’accumulazione di denaro, ma vuole usare quel denaro per conquistare fette di potere, politico ed economico, in Calabria e altrove. Questa trasformazione, ci racconta Pantaleone Sergi, è stata certamente violenta. Trent’anni dopo, alla penna esperta di Pantaleone Sergi, che la storia della ’ndrangheta negli anni Settanta, Ottanta e Novanta l’ha narrata in diretta, si accompagna un’analisi critico-accademica di Anna Sergi, criminologa, docente all’Università di Essex nel Regno Unito, e affermata ricercatrice del fenomeno mafioso e ’ndranghetista in Italia e all’estero. Anna Sergi riprende l’eco della violenza mafiosa che La ‘Santa’ violenta aveva raccontato e si chiede cosa sia cambiato. La Santa ’ndrangheta è ancora violenta? Adesso «la ’ndrangheta è una mafia a cui piace piacere, non spaventare, se non quando è strettamente necessario». E se non è più violenta, cosa fa, cosa è diventata? È diventata, tra le altre cose, una Santa ‘contesa’ per quattro motivi: l’unitarietà, la violenza dei clan, la loro mobilità e l’essenza stessa della Santa, come organizzazione cerniera con politica ed economia del territorio. Queste pagine – la Santa ‘contesa’ e la Santa ‘violenta’ – lette in successione, ci ricordano quanto sia fondamentale preservare la memoria storica di certi anni per arricchire le analisi di oggi.

9,9918,00
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La sfida di altomonte

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Il lavoro ricostruisce la vicenda amministrativa dell’indimenticato parlamentare calabrese, sottosegretario di Stato e a lungo sindaco di Altomonte, tra i più stretti collaboratori del presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

Un racconto che parte dal 9 maggio 1972, quando Belluscio, per la prima volta eletto alla Camera dei Deputati, nel comizio di ringraziamento agli elettori annunciò l’intenzione di candidarsi alla guida del comune. Obiettivo centrato tre anni più tardi e diventato il punto di partenza di un’esperienza di governo conosciuta e apprezzata in tutta Italia.

Il libro contiene riferimenti a importanti documenti e testimonianze inedite sui momenti più significativi dell’azione amministrativa di Belluscio: dal restauro della Chiesa di Santa Maria della Consolazione al recupero del Convento dei Minimi, tornato ad essere dopo quella faticosa intrapresa, sede del Comune, fino alla realizzazione, nel 1988, dell’anfiteatro e del Festival Mediterraneo dei Due Mari.

Proprio a questi due ultimi momenti sono dedicati numerose fotografie e, in particolare, il ricordo di Alessandro Giupponi, direttore artistico del Festival, protagonista con Belluscio di un’esperienza che ha fatto scuola. In Calabria e al Sud.

Tra i ricordi contenuti nel volume, anche quelli di Michele Biscardi, Pasqualino Iannuzzi, Enzo Barbieri e Giampietro Coppola, alla cui amministrazione si deve l’intitolazione dell’anfiteatro a Costantino Belluscio.

“Belluscio meritava questo omaggio”, afferma il sindaco di Altomonte Giuseppe Lateano, “che mette in luce, più di quanto già non fossero note, le sue straordinarie qualità e la sua capacità di guardare sempre oltre la quotidianità delle cose. L’autore del libro”, aggiunge il primo cittadino, “che peraltro con Belluscio ha scritto volumi importanti, come ‘Con Saragat al Quirinale’ e ‘Il Vangelo secondo don Stilo’, è riuscito in un compito non agevole: mettere in luce un pezzo importante della cultura e della storia più recenti di Altomonte, comune caratterizzato da un modello politico e amministrativo di grande spessore, che tutti i calabresi ricordano”.

5,4912,00
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La sorgente di San Biagio

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Gianni Vernaci non era riuscito a dormire neanche quella
notte. Era da un mese che andava così, da quando suo
figlio si era sposato ed era andato via da casa. Era stato dal
medico che gli aveva dato dei sonniferi, ma questi sembrava
facessero effetto solo di giorno. La mattina si sentiva
stanco e dopo pranzo si addormentava sulla poltrona per un
paio d’ore. Si rendeva conto che non era con le pillole che
poteva guarire dall’ insonnia.
La sua vita aveva subito un’altra svolta e doveva fare
qualcosa; doveva cambiare. Amava molto suo figlio. Era un
anno che erano soli lui e Roberto, da quando sua moglie era
morta, ammalata di cancro. Era stato brutto, ma si era abituato
presto alla nuova situazione, anzi la sua esistenza aveva
trovato un nuovo scopo nel sostituire la moglie; provava gioia
nel farlo. Andava al mercato a fare la spesa stando attento
a comprare le cose che piacevano a Roberto. Aveva imparato
a stirare, a cucinare alla maniera di sua moglie, e fare tutte
quelle piccole cose che piacevano al figlio, che sembrava essergli
riconoscente. Egli spesso diceva al padre che dovevano
prendere una donna di servizio, ma Gianni non ne voleva
sentire.

18,00

La Storia di “mano di gomma”

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Prefazione di Antonio Nicaso

Il libro di Antonio Anastasi è la prima biografia di Nicolino Grande Aracri, uno dei boss più potenti e spietati della ’ndrangheta. Vertice indiscusso di una cosca che da Cutro si è proiettata nel Nord Italia, soprattutto in Emilia, Grande Aracri ha sfidato equilibri centenari della ’ndrangheta con il suo progetto di una nuova “provincia” mafiosa, autonoma e paritetica rispetto al crimine di Polsi, l’organismo di raccordo che da sempre governa la mafia calabrese. Il libro ricostruisce le relazioni del boss con imprenditori, massoni, uomini politici, fino al tentativo di collaborazione con la giustizia con cui Grande Aracri puntava a salvare i suoi familiari dalle nuove indagini alterando dati processuali. «È una finestra sul mondo oscuro e pericoloso della mafia calabrese, in cui le alleanze e le rivalità, le tradizioni e le leggi non scritte si intrecciano in un labirinto inestricabile di violenza e potere», scrive Antonio Nicaso nella prefazione.

7,9914,00
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La strada per il mare

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Raccordare poesia e prosa lungo un linguaggio
fatto di immagini, di cesellature oniriche, di “realismo”,
che si metaforizza in un contesto in cui la
dimensione letteraria si fa tensione esistenziale, significa
realizzare un confronto immediato tra poesia
e prosa, tra iterazioni poetiche e dimensioni del
“narrato”.
Sandro Penna, nato a Perugia nel 1906 e morto
a Roma nel 1977, è un rappresentante di quella
linea letteraria che ha segnato una temperie poetica
attraverso la cesellatura di un verso che non
lascia ombre ma stilla luce. Anche i racconti sono
fasci di luce nell’insieme della parola – vita. È su
questo rapporto che si è incentrato il suo scavare
nella fluidità del linguaggio che si accorda sempre
con la realtà. Una realtà, certamente, perduta ma
presente tra le spigolature dei ricordi nell’immenso
della memoria.

18,00

La treccia rossa

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La «treccia», tipica forma di lavorazione della cipolla di Tropea è il filo rosso che ha unito e unisce ancora oggi le varie fasi della storia commerciale  di questo  prodotto coltivato sin da tempi remoti a Parghelia e Tropea. Le varie ipotesi sulla provenienza del seme: da quella  dei Fenici alle leggende del marinaio e della «lindinea» ricorrenti nelle campagne di Parghelia , i versi di Enotrio pittore e poeta calabrese, i primi contatti degli svedesi con la cipolla alla stazione di Briatico costituiscono lo sfondo suggestivo dal quale emerge il rilievo  economico acquisito da questo prodotto ormai diffuso lungo la costa tirrenica.
Le prime osservazioni sulla cipolla contenute nei diari dei viaggiatori europei  del Settecento unite ai suoi primi trasporti  alle isole e ai porti del Mediterraneo e all’esportazione negli Stati Uniti d’America e nelle varie nazioni europee disegnano  un percorso che ha trovatolo uno sbocco recente nella nuova denominazione «Cipolla rossa di Tropea IGP Calabria» .
In questo quadro l’intreccio tra leggende tramandate e verità storiche ha consentito di ricostruire il particolare clima che anima i luoghi in cui queste vicende si sono svolte. Le stazioni ferroviarie dei vari paesi, la piazza di Tropea dove si radunavano i commercianti e gli addetti alla lavorazione, le navi che trasportavano la cipolla rossa oltreoceano e i telegrammi che ne annunciavano l’arrivo, le ansie dei commercianti e la sottile pazienza dei contadini esprimono  significati e valori ancora attuali.
Il rilievo economico di questa varietà di cipolla rossa ha consentito  di costruire nel panorama ancora chiuso dell’agricoltura calabrese degli anni Trenta il primo abbozzo di un modello di sviluppo produttivo in grado di assicurare condizioni economiche migliori e di  avviare una fase di maggiore mobilità sociale nella Calabria degli anni Trenta.
Le lunghe file di lavoranti giornalieri che sfilano nelle albe e nei tramonti calabresi a conclusione di una  giornata di duro lavoro ma remunerata svolta in occasione della «campagna della cipolla di Tropea» in uno dei paesi della costa tirrenica sono l’immagine migliore di questa speranza.

5,9916,00
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La trilogia del Nόστος di Pierfranco Bruni

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In compagnia di La notte degli incendi Lo sciamano e la curandera Al canto del Muezzin Tre storie che come tre uncini cercano di afferrare lembi di anima, scompigliati dal vento dei giorni, in una scrittura mozzafiato, che non sazia mai il desiderio di comprendere quell’“io” bruniano, sempre cangiante e sempre uguale, che si camuffa a seconda delle due contese “muse” ispiratrici del momento. Marilena Cavallo

10,00
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La Voce del Mio Sangue

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Ho conosciuto Nella Infelise quando, nel luglio 2016, sono
stato nominato inaspettatamente Soprintendente ABAP di Cosenza
in occasione dell’ultima fase della Riforma Franceschini
del MIBAC. Riforma che, a dispetto della loro specificità, da
sempre riconosciuta in Italia, accorpava per me dolorosamente
le Soprintendenze archeologiche alle altre. Situazione difficile,
con l’Archeologia in gran parte completamente da riorganizzare,
fondi carenti, nessuna auto di servizio, personale invecchiato,
poco formato e particolarmente demotivato. Ma subito mi sono
messo all’opera, rischiando molto di persona, con risultati, credo,
altamente positivi.
In nella quello che più mi ha colpito è stata la semplicità e la
schiettezza dei modi, la bella ed elegante presenza, ma, soprattutto,
la voglia di organizzare e costruire, non facile da trovare in un
Ufficio Statale italiano, con uno slancio coinvolgente e giovanile.
Ho poi appreso, conoscendola meglio, che questo derivava non
solo dall’onestà e dalla tenacia di una tradizionale famiglia,
legata alla terra, di uno dei Casali di Cosenza, Piane Crati, molto
unita e relazionata come solo i Calabresi sanno essere, ma anche
da una lunga esperienza romana trascorsa presso la Segreteria
di un sottosegretario del MIBAC., che aveva ampliato le sue
conoscenze. A lei, alla sua passione per la terra, per le api, per
il miele, e all’ing. Francesco Dodaro, devo la straordinaria scoperta
archeologica e il recupero delle armi longobarde del Cecita
(Spezzano della Sila), perfettamente databili all’epoca dello sbarco
dell’imperatore Costante II in Italia, e il sottostante elephas
antiquus, perfettamente conservato, di cui si parla nel libro, e altre
passeggiate archeologiche ricche di interesse.

10,00
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Le mie vie senza tempo

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Una piccola luce dal varco delle coscienze, un messaggio ad una umanità al bivio tra libertà e regressione, alla ricerca dei significati ultimi dell’esistenza.
Il sentimento delle cose giuste, intrise di verità. Uno dei più bei messaggi del libro, nati dal progetto radiofonico “FUTURA”, il desiderio che un giorno i bambini possano chiedere alle loro madri: “cosa ERA la ’ndrangheta?”, “cosa era l’emigrazione?”, “cosa era il Femminicidio?” e che nella loro vita torni ad esistere la parola FUTURO. E la parola Umanesimo. E la parola Rinascimento.
Un libro che si annusa, si gusta, tra realtà e racconto, tra autobiografia e saggio; destinato ad un lettore sensibile, assetato di un sapere autentico, un lettore non solo che ama riflettere ma empatico, capace ancora di abbandonarsi al Sentire. Un lettore pronto a farsi scuotere, animare da ciò che troverà nel viaggio. Un lettore al quale, senza volerlo, accadrà di identificarsi con i valori antichi e nuovi e con i sentimenti e che avvertirà, leggendo, di respirare il cambiamento epocale in atto.

Un invito, quello dell’autrice, a mantenere sempre in noi la Sete indomita e la capacità di “Saper Vedere”, di “Sentire” la Bellezza, e a non chiudersi a riccio nei nostri orticelli.

Dalla Prefazione di Giovanni Cacia

7,9918,00
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Leader al contrario

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Conversazione con FRANCESCO KOSTNER

(con Prefazione di PierPaolo Bombardieri e con Postfazione di Giorgio Benvenuto)

Un’originale e appassionata intervista attraverso la quale Roberto Castagna, storico dirigente della UIL calabrese, offre un contributo non scontato alla conoscenza dei problemi del Mezzogiorno e della Calabria. Il tutto, sullo sfondo di un contesto familiare ricco di umanità e dì valori etici, sulle cui fondamenta Castagna ha edificato il suo lungo impegno sindacale. Un “faccia a faccia” senza veli dal quale emerge una coraggiosa autocritica, ma anche la forte denuncia dei limiti culturali e progettuali di una classe politica spesso inadeguata, responsabile di aver vanificato occasioni e opportunità in grado di invertire il trend negativo della parte più debole del Paese. Una testimonianza che per i suoi contenuti è destinata a caratterizzare il dibattito all’interno del sindacato e tra le forze politiche, chiamate oggi, ancor più che in passato, ad un responsabile e illuminato protagonismo.

15,00

LEX RATIONIS ORDINATIO

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Tre volumi indivisibili a cura di Maria d’Arienzo, Vincenzo Buonomo e Olivier Échappé.

Autori Vari

 

Dettagli

150,00
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Linee d’ombra

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contributi di: Silvia Albertazzi / Carlo Bordoni / Roger Bozzetto / Guido Bulla Alberto Castoldi / Remo Ceserani / Maria Teresa Chialant Monica Farnetti / Franco Ferrarotti / Vita Fortunati / Giovanna Franci Charles Grivel / Jacques Leenhardt / Alfredo Luzi / Bruna Mancini Stefano Manferlotti / Arturo Martone / Max Milner / Ada Neiger / Carlo Pagetti Giuseppe Panella / Gordon Poole / David Punter / Eric S. Rabkin / Giulio Raio Patrizia Romeo Tomasini / Viola Sachs / Alessandro Scarsella / Darko Suvin Il lettore non sa quali rischi corre aprendo questo volume dal titolo conradiano, che evoca atmosfere inquietanti. La linea d’ombra è il sottile e impalpabile confine che divide la luce dalle tenebre, il giorno dalla notte, lo spazio della ragione da quello della pazzia, la realtà dal sogno. Con una complicazione ulteriore: in un libro a più voci, le linee d’ombra necessariamente sono molteplici. Si intersecano, si sovrappongono, si contraddicono, si scambiano i ruoli, si confondono, mescolano le carte e lasciano, in chi legge, la sensazione leggera di un’indeterminata complessità in cui regnano sovrane l’ambivalenza e l’incertezza. Non c’è verità nel fantastico. Tutto può essere discusso, alterato, negato. Ma il rischio maggiore, che se ne sta in agguato sotto le pagine di Linee d’ombra, è ancora più terribile: un argomento che prende la mano, che esce dal controllo e vive per forza propria. Il tema del fantastico richiama e solletica, stimola e incuriosisce, si autogenera e lievita, minacciando di trasformare il modesto proposito iniziale, quello di fare un omaggio all’amico Romolo Runcini, in un libro infinito, proprio come il Libro di sabbia di Borges: senza inizio né fine, infinitamente ricco di tutte le varianti possibili, insostenibile anche dal punto di vista editoriale. Invece di nasconderlo nei recessi di una biblioteca pubblica, come fa Borges, si è preferito affidarlo alle cure di un editore attento come Walter Pellegrini. Non senza rischi, perché – se, al momento, il nostro lettore è scampato alla minaccia di un libro infinito – non potrà tuttavia sottrarsi al fascino della bellezza medusea del labirinto del fantastico, con i suoi innumerevoli rimandi e le variazioni incontrollabili.

16,00
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Lorenzo Diano

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Era il sedici aprile del 1945 quando il dottor Lorenzo Diano, protagonista di queste pagine, lasciava finalmente il lager di Sandbostel, ultimo campo della propria prigionia. Vi era giunto da Siedlce, dopo esser passato per altri campi, nel luglio del ‘44. Dopo l’otto settembre del ‘43 era stato fatto prigioniero e, essendosi rifiutato di collaborare con i tedeschi, era stato internato. Egli era uno di quei soldati italiani (IMI) i quali, avendo detto “no” ad ogni forma di collaborazione, erano finiti nei lager nazisti. Per tutta la vita il dottor Diano si portò dietro il dramma di quell’esperienza, un dramma che, insieme con il profondo dolore per la perdita della cara madre, avvenuta quando egli aveva solo dieci anni, rese ancor più faticosa e tormentata la sua esistenza terrena.  Egli, tuttavia, seppe vivere fino in fondo, con grande dignità e con profonda forza spirituale, la propria umana sofferenza, riuscendo a renderla feconda grazie al proprio impegno professionale, alla cura degli affetti familiari, all’attenzione allo studio e agli impegni nell’Azione Cattolica e nell’Associazione dei Medici Cattolici. Queste pagine, nel riproporne la figura, ne narrano la storia umana e spirituale in una prosa fluida e piacevole, che ha il passo ed il fascino d’un romanzo.

4,9915,00
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Lupi! Ooohh! Issa! In ordine sparso!

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L’indagine nasce attorno ad una comune riflessione fra il gruppo di ricerca istituito presso il Dipartimento di Sociologia e Scienza Politica dell’Università della Calabria e il Comitato di zona “Cosenza tirrenica” dell’Agesci. Si tratta dunque di un intervento che si struttura non solo ai fini conoscitivi della religiosità vissuta all’interno delle Comunità Capi, ma quale strumento di lavoro offerto alle stesse comunità come momento di autoriflessione intorno all’esperienza di cui gli intervistati sono protagonisti. Oggetto d’analisi sono persone che hanno attraversato un lungo ed articolato iter formativo, costantemente sottoposto al giudizio d’approvazione dei formatori di livello superiore e che oggi occupano posizioni di responsabilità educativa nelle singole branche dell’Agesci. Qualche conferma e tanti risultati inattesi. Una traccia su cui lavorare per quanti hanno avuto il coraggio di guardare con lealtà la propria esperienza di Capi scout.

15,00