Fata morgana 56
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Il numero 56 di “Fata Morgana” è dedicato al tema “Atmosfera”. Il numero si apre con una conversazione con uno dei più importanti studiosi sul tema, Michael Tawa, a cura di Luca Bandirali e Chiara Renna. Il concetto di atmosfera è il cuore pulsante del progetto della Nuova Estetica avviato da Gernot Böhme, volto a rilanciare una teoria della percezione che parte dall’esperienza sensibile e affettiva generata dall’incontro con il mondo circostante. L’estetica delle atmosfere permette infatti di interrogarsi sul ruolo giocato dagli elementi atmosferici nella creazione e nelle modalità in cui si esperisce un’opera. Particolarmente interessante è il caso del cinema, di un medium cioè capace di intessere profondi legami tra le tonalità affettive sprigionate da un ambiente e i personaggi che lo popolano.
Tra gli autori che compongono il numero: Denis Brotto (L’atlante delle nuvole. L’atmosfera del cinema contemporaneo) e Alessandro Canadè (Collateral e l’atmosfera del noir). Fanno inoltre parte del volume saggi, tra gli altri, su Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson, Trenque Lauquen di Laura Citarella, Vermiglio di Maura Delpero, The Zone of Interest di Jonathan Glazer.
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Fata morgana 57
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Il numero 57 di “Fata Morgana” è dedicato al tema “Romanzesco”. Il numero si apre con una conversazione, a cura di Roberto De Gaetano, con Roberto Andò, tra i più interessanti registi contemporanei di cinema e teatro nonché romanziere.
Il romanzesco va ben oltre una categoria meramente letteraria. La forma romanzesca, costituendo una modalità “moderna” e “democratica” di racconto, non soggetta alla gerarchizzazione delle forme e dei temi tipici dei generi classici, tragedia e commedia, è capace di reinventare il mondo al di là della forma dell’azione e della logica dell’intreccio, metabolizzando elementi diversi e dando loro una forma non prevedibilmente codificata. Il romanzesco riguarda profondamente il cinema, che senza il grande romanzo dell’Ottocento non sarebbe nato. Dal Secondo dopoguerra, l’invenzione romanzesca del reale, accordandosi col cinema e approfittando del declino della rigidità codificante dei generi hollywoodiani (melodramma, noir, commedia, western ecc.), segnerà il tratto originale del neorealismo italiano e la sua capacità di contrassegnare tutta la tradizione cinematografica moderna.
Tra gli autori che partecipano al numero: Roberto De Gaetano (Dalla necessità tragica alla contingenza romanzesca), Luca Venzi (Ellissi, frammentazione, ripetizione: “Una vita” di Stéphane Brizé), Rossella Catanese (Frammentazione del soggetto e crisi della trascendenza) e poi saggi, tra gli altri, sulla narrativa breve di Beppe Fenoglio, Il processo di Kafka, Francesco Rosi, Michelangelo Frammartino, Week End di Godard, Mussolini ultimo atto di Lizzani, I misteri di Lisbona di Ruiz e L’innocenza di Kore’eda.
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Fata morgana 58 Libertà
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La libertà costituisce un tema di grande importanza per il cinema, come per tutte le arti, specialmente quelle vocate a raccontare direttamente la realtà, toccando eventi storici, visioni morali e ideologie politiche. Ma la libertà riguarda anche più radicalmente la stessa condizione ontologica dell’uomo, che o è libero o non è.
Il fascicolo tocca il tema della libertà d’espressione, richiamando più in generale il principio dell’illegittimità di una intromissione ingiustificata del potere politico o religioso nelle opinioni e nelle azioni dei singoli cittadini, sia il tema dell’essere dell’uomo costitutivamente libero. Di questa libertà costitutiva l’arte è una delle forme massime d’espressione.
Il cinema e le arti in genere sono stati attraversati, per tutto il corso del Novecento fino a oggi, dal richiamo alla dimensione etica e politica della libertà, che riguarda sia l’individuo sia i popoli.
Tra gli autori che partecipano al numero: Roberto De Gaetano (Il destino della libertà), Dario Cecchi (Cosa può un’immagine? Sul cinema politico contemporaneo), Alessandro Bertinetto (Libertà estetica e improvvisazione), Samuel Antichi (Liberare le immagini: Recollection di Kamal Aljafari) e Luca Venzi (Tre colori – Film Blu: cromofonia del sentire) e poi saggi, tra gli altri, su libertà e giustizia nella serialità true crime e su film che raccontano il contemporaneo come l’iraniano Ahlaam di Mohamed Al-Daradji.
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Giuseppe Naccari
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Giuseppe Naccari ha iniziato la sua carriera di magistrato nel 1959 come Pretore presso la Pretura di Vibo Valentia, successivamente è stato, tra l’altro, Presidente del Tribunale di Palmi e Consigliere di Corte d’Appello di Catanzaro. Dotato di molteplici talenti, ha scritto numerosi volumi sulle tradizioni e gli autori calabresi e su argomenti di filosofia e spiritualità. Ha collaborato con molte riviste e testate giornalistiche, è stato opinionista della Gazzetta del Sud. Pittore e scultore, ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero ed è stato recensito in prestigiose riviste e cataloghi del settore da autorevoli critici d’arte, ricevendo molti premi. È stato anche appassionato cultore del lavoro artigianale, dedicandosi, tra l’altro, al restauro di diverse statue di alcune chiese calabresi. Di indole sportiva, praticava molto volentieri il ciclismo. Fedele rotariano si è dedicato con slancio e devozione al servizio e ai valori fondanti l’organizzazione internazionale. Le notizie dettagliate sul suo lavoro e le sue varie attività sono proposte, nel decimo anno dalla sua dipartita, in questo volume scritto a più mani con affetto, insieme ai ricordi dei familiari, di colleghi e amici che hanno condiviso con lui parte del proprio cammino di vita…











