Una storia italiana
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Prefazione di Elbano de Nuccio
Introduzione di Claudio Siciliotti
Il libro nasce da una rilettura, a posteriori, degli eventi che hanno caratterizzato la vita della Professione dei Commercialisti negli ultimi trent’anni, con particolare attenzione alle trasformazioni che hanno garantito alla Categoria la visibilità e la considerazione socio-politica che meritava. Si narra degli artefici del cambiamento e della loro capacità di interagire e relazionarsi in nome di un Bene comune, ma ci si sofferma, altresì, su quanto l’alterazione delle dinamiche interne e la rottura degli equilibri precedentemente raggiunti abbia prodotto effetti devastanti sulla stessa Categoria. A dimostrazione del fatto che i successi e gli insuccessi, in qualunque ambito, spesso sono determinati non tanto dagli attori protagonisti della storia e delle storie, quanto dai loro atteggiamenti, dalle loro relazioni e dalla loro capacità o incapacità di interloquire. Questa narrazione, dunque, vuole essere un monito ai giovani, non solo Commercialisti, oggi Protagonisti di questa e di tante altre storie simili, affinché siano capaci di progettare ed agire guardando al futuro, senza però dimenticare di cogliere nel passato le criticità su cui riflettere ma anche i grandi tesori da custodire.
Una storia politica
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Se mi decido a scrivere non è per rivendicare meriti e riscattare torti; non sono spinto da risentimenti e neppure da nostalgia. Anche perché, se guardo indietro, più che quel che ho compiuto, vedo quello che avrei dovuto fare e non sono riuscito a fare. Scrivo per sottoporre la mia esistenza a un esame, anzi a una prova del fuoco che consenta di distinguere in tutto ciò che ho fatto, soprattutto nella dimensione pubblica piuttosto che in quella privata, qualche cosa di buono e qualche errore. Scrivo per raccontare alla folla dispersa e viva delle compagne e dei compagni, la storia che hanno vissuto. Scrivo per ricordare i compagni scomparsi: Vincenzo Vattimo, Pietro Trimarchi, Nicola Brandi, Ferdinando La Regina, Giuseppe Galizia, Vincenzo Rossano, Giuseppe Cortese, Antonio Dorsa, Francesco Pappaterra e tanti altri che hanno lottato per il Partito Comunista Italiano e per Spezzano Albanese. A tutti racconto una storia politica recente, fatti di luci e di ombre, con la massima sincerità ed esponendo la verità dei fatti, nello sguardo soggettivo che è proprio a ciascuno di noi. Chiedo scusa a tutte le persone che cito, negli apprezzamenti come nelle critiche. Le cito perché, nella lotta comune o come avversari, sono protagoniste di questa storia che abbiamo vissuto insieme. Lo faccio, dunque, sicuramente senza nessun odio o rancore che, purtroppo, qualche volta hanno infuocato oltre misura la lotta politica. Ma con la passione che ha resa degna la Politica di impegno quotidiano. Passione che, per chi l’ha vissuta, solo il passare del tempo può raffreddare. Ma mai spegnere.
Una vita di fedeltà alla cultura
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A CURA DI FULVIO TERZI
Il libro, che contiene un centinaio di testimonianze di giornalisti, scrittori, autori, critici letterari, costituisce una sintesi di riassunti critici e di cronache del vissuto, riguardanti la produzione letteraria ed editoriale di Luigi Pellegrini, ha l’intento di offrire, attraverso un coerente livello espositivo basato sull’ ordinamento del vasto materiale esistente, un’adeguata comprensione dei contenuti e dei relativi significati comunicativi.
È, peraltro, un’iniziativa di notevole interesse per l’esperienza conoscitiva assunta attraverso gli approfondimenti di lettura e, nello stesso tempo, ardua per qualità e consistenza documentaria. Il tutto svolto con sincera e attenta dedizione, al pari del benevolo “conflitto” con il protagonista, circa la convenienza di inserire o meno nel testo parti di recensioni e articoli riguardanti il suo operato e il suo impegno, in relazione ai prologhi elogiativi e ai riconoscimenti assegnatigli per meriti professionali e culturali.
Una vita spesa bene
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Ripercorrere la vita di un uomo, discreto e onesto, votato al culto dei valori assoluti è come rivivere, attraverso immagini, sensazioni, entusiasmi e disillusioni il tempo di poco meno di un secolo, il Novecento, che lo vide tra i protagonisti per la conquista e la difesa della democrazia. Le umili origini, l’infanzia e gli studi, la grande guerra, il difensore dei diritti negati, la fraterna amicizia con Ferruccio Parri. E poi la lotta al fascismo, quella nella Resistenza armata lombarda, l’avveduto ed arguto giornalista, il dirigente nazionale delle associazioni di partigiani, il militante socialista, il ricercatore storico, sono le tappe che segnano la sua azione di uomo libero. Il libro, scritto “con linguaggio chiaro e coinvolgente, con il supporto di una grande quantità di documenti” si fa leggere quasi fosse un romanzo.
Uno sguardo al cielo
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Perché osservare il cielo stellato? Cosa è una costellazione e quali storie ci tramanda? Come ci si orienta usando gli astri? È facile distinguere un pianeta da una stella?
Se vi è capitato di alzare gli occhi verso le “luminose”, in una bella notte limpida, e nella vostra mente sono affiorati e riecheggiano simili interrogativi, allora questo è il libro che state cercando! Qui troverete delle risposte.
Il testo, scritto in maniera sintetica e fruibile, vuole essere il davanzale di una finestra che guarda al firmamento, e fornire elementi utili per un primo approccio (e non solo) verso alcuni dei tanti aspetti che ci può offrire la pratica dell’astronomia visiva: una delle esperienze più affascinanti che gli esseri umani possano compiere.
ebook - cartaceo
Uomo infinito
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Giovanni Papini segnò un percorso preciso nella storia
della letteratura in quella del pensiero filosofico del Novecento.
Un percorso in cui la testimonianza diventa un rapporto
costante tra la vita e la letteratura, e la stessa letteratura,
diventa il più delle volte una dichiarazione esistenziale.
Il saggio di Mauro Mazza focalizza il percorso di Papini
all’interno di un processo di idee che ha segnato la volontà
di una generazione non solo ad essere testimone, ma soprattutto
protagonista. L’attualità e l’inattualità sulle quali
Mazza si sofferma, in una riflessione a tutto tondo su un
Novecento che comincia ad aprirsi ai nuovi “valori” e al
nuovo modello di uomo: da quello “finito” a quello della
“rivelazione”, costituiscono la chiave di lettura in una
temperie che ha vissuto l’intreccio tra moderno e tradizione
anche nel contemporaneo. Ma andiamo per ordine su questo
Papini di Mazza.
La Tribuna fu la sua prima palestra e il suo primo cenacolo.
Fu un laboratorio di idee e di incontri. Significativo
fu certamente il suo incontro con Giuseppe Prezzolini. E
significativi restano indubbiamente le esperienze e i contributi
alle riviste come Leonardo, La Voce, Lacerba, Il Frontespizio.
Per Mazza La Voce resta un crocevia fondamentale del
Novecento. E così è.
Vaganti… frammenti di io
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Un itinerario, quello dell’io, non esaurito o infranto
contro gli “scogli” del mare esistenziale in un
imprevisto naufragio sotto la sferza di onde ostili. Il
pericolo del sacrificio del tenace io poteva ritenere
compromesso, come temuto in altro momento… lirico,
il ritorno di identità di una realtà assediata dalle
spesse nebbie del dubbio. E la ricerca avviata a tutto
campo ha scoperto la presenza di diffusi frammenti
di io vaganti nell’aria. Una sorpresa che ha sollecitato
la necessità di cogliere, intercettandoli, questi atomi
in libertà.
Di qui la necessità di svelare, all’interno di ognuno
dei “frammenti”, le verità autentiche e profonde che
danno una risposta ai pressanti problemi esistenziali.
Non sono da ritenere estranee a questo contesto
tematiche di sempre viva attualità come la ritornante
crisi identitaria, il fluire incessante del tempo, il rapporto
con il mistero della morte… e il ruolo della
morale individuale e i suoi frequenti nessi con quella
pubblica. È qui che risiede, in buona parte, la ragione
dei versi della presente silloge di cui l’essenza è costituita
dalla problematica eterna dell’io e del suo non
facile articolarsi nella più profonda realtà personale
ed umana…
Vie di terra e di acqua in Calabria:
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l presente lavoro è il frutto della rielaborazione della tesi di dottorato in Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali presso il Dipartimento del Patrimonio Architettonico e Urbanistico dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria.
Vita da precaria
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“Vita da precaria” è un contributo doveroso che sentivo di dare alla mia vita e a quella di tanti colleghi del “Programma stage” della Regione Calabria, un gruppo di persone che ha lavorato con contratti precari e rinnovi per ben quindici anni. In questo lasso di tempo sono successe tante cose. A me è capitato di cercare un senso esistenziale e trovarlo nella lettura e nella scrittura. Ho pubblicato con quest’ultimo dodici libri tra raccolte poetiche, romanzi, collaborazioni a raccolte di racconti, saggi e guide cineturistiche. Ho capito che uno svantaggio può diventare un punto di forza ma anche che “lo straordinario delle cose non ha il gusto o il bello dell’ordinario delle cose stesse che funzionano così semplicemente senza scomodare desideri, sogni, miracoli annunciati”. Eppure se le nostre vite richiedono di appellarci alla tenacia, alla lotta, alla resilienza estrema dobbiamo farlo perché in gioco c’è una posta altissima: vivere dignitosamente nella nostra amata terra di Calabria. “Che poi la Costituzione giuridicamente lega la dignità al lavoro ma ad andare più a fondo la dignità si lega a se stessa e chi è dignitoso lo è con o senza lavoro. Certo col lavoro è tutta un’altra storia da scrivere”.
Volando con Pindaro
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«L’intraprendenza, passione, lo stretto legame dei giovani con l’elettronica d’oggi: computer, telefonini, pone in disagio gli attori di un mondo più antico, romanticamente “vecchio”. Retrocedo a scolaro per cimentarmi con le nuove lettere dell’alfabeto moderno. Mi trovo perplesso di fronte ad una lavagna a me ignota, luminosa, munita di tasti, frecce, che registra whatsapp , voci, messaggi. Ti avvia ad un mare, ove, nocchiero, puoi navigare. Lo dicono “internet”. Offre gli approdi negli angoli più remoti del globo. Mi impegno a capire, analfabeta moderno, per imparare almeno a firmare! “Suonato”, come pugile seduto nell’angolo, mi rialzo, pronto a sprigionare ogni mia forza acquisita, concentrata su fogli sbiaditi dal tempo: appunti di storia, filosofia, fisica, storia dell’arte, le più recenti nozioni di anatomia, del Taoismo cinese: ricordi consumati negli stanzoni di un classicismo scolastico, universitario, autonomo, echi di voci auliche di docenti autorevoli, passati alla storia. Quanta polvere negli anfratti di un cervello invecchiato! Svolazzando come farfalla, mi poso su ognuno, commosso, li leggo, li esprimo su fogli più bianchi in toni, considerazioni, ironia dell’uomo nella tarda maturità, li offro alla critica, al giudizio degli altri. Nel risveglio di un sogno esprimo il mio futuro, la mia ricchezza, la mia applicazione. In fondo, danzando sul ring, restituisco i colpi nel mio linguaggio usuale.» (Dall’Introduzione)
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Werner Herzog
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«Ci servono immagini che siano conformi alla nostra civiltà e ai nostri condizionamenti più intimi. Dobbiamo scavare come archeologi ed esplorare i nostri paesaggi violati in cerca di qualcosa di nuovo». È questa frase di Werner Herzog uno dei punti di partenza del percorso del volume. Un percorso che riattraversa il cinema del regista tedesco come ricerca incessante di immagini nuove, che attingono però la loro potenza dal passato, che sono spesso nascoste, invisibili, che necessitano di un lavoro di scavo per venire alla luce. Immagini di per sé anacronistiche. È qui che il cinema herzoghiano incontra il pensiero di Aby Warburg e la sua straordinaria teoria delle immagini.
I concetti di Warburg – come quello di Orientamento, Polarità, Sopravvivenza, Intervallo – si rivelano allora potenti forme del cinema se rivisti a partire dalle immagini di Herzog. Le immagini in cammino, secondo un’idea di montaggio aperta a salti e nuove connessioni; le immagini danzanti, ipnotiche e capaci di evocare tempi diversi; le immagini che si elevano, che fanno del volo, dell’estasi (come anche della caduta e della catastrofe), il loro destino.
I vulcani de La Soufrière o di Dentro l’inferno, i fiumi di Aguirre o di Fizcarraldo, le montagne di Grido di pietra o Cuore di vetro, i corpi eccedenti e folli di tanti film herzoghiani diventano allora alcune delle forme con cui il cinema svela la sua potenza anacronistica, che lo rende ancora una volta un’arte contemporanea.
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