Sulla riva del lago d’alabastro
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L’emigrazione e le sue mille sfaccettature sono al centro
di questo romanzo, scritto con le dolci note della nostalgia,
del ricordo che esula da finti moralismi, ma penetra nell’animo
del lettore e di chi, come il protagonista, ha vissuto
la sofferenza della partenza dal paese natio.
Valigie e pacchi chiusi con lo spago, speranze riposte
nel cassetto, e la consapevolezza di dover sacrificare una
vita per poter dare ai propri figli quello che ai padri è stato
negato: lo studio, come forma di liberazione da ogni abuso,
da ogni forma di sopruso che da sempre divide gli uomini in
padroni e servi, o, in datori di lavoro e dipendenti. E l’America,
con la sua Statua della Libertà, fa da cornice a questo
scritto, come un ideale cui protendere, come le ali che si
dispiegano verso l’orizzonte.
In queste pagine il filo della memoria porta indietro nel
tempo, quando il Meridione si spopola, le famiglie si spaccano
e le mogli, rimaste sole, si rimboccano le maniche e
crescono i propri figli, nella speranza del ritorno dell’uomo
amato. Ed ecco che il sacrificio diventa speranza, aspettative
da riporre nelle nuove leve, capaci, un giorno, di cambiare
il mondo e liberare le coscienze dai sensi di colpa. E poi
il ritorno al Poggio, luogo che qui diventa metafora di ogni
ritrovo, di un lungo abbraccio con una donna mai dimenticata
e di un figlio non ancora conosciuto, Joro. E poi i progetti:
“un piccolo emporio da far gestire alla moglie, delle
terre comprate da bonificare e del futuro del ragazzo che fu
mantenuto agli studi, a dimostrazione che anche tra la gente
contadina c’erano persone scaltre e intelligenti”.
Supplici e Amazzoni
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Entrare nella complessa prospettiva di un mondo arcaico di poeti e artisti che generarono i fermenti e le basi della nostra cultura occidentale significa riandare alle radici stesse delle parole e delle immagini in cui siamo immersi. È un viaggio di ricerca attraverso suoni e figure che hanno costruito nel tempo l’asse e le modalità del nostro sentire, vedere e comunicare. … Il lavoro a tasselli modulari fungibili a livello storico-letterario viene composto e sviluppato qui in una scrittura leggera non nozionistica, aperta a riferimenti e comparazioni di tono colloquiale, assai utile a un primo approccio a una materia così densa, articolata e carica di metafore nonché di complessità lessicografiche. (dalla Prefazione)
Tasselli
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In questo libro l’autore racconta e si racconta. Lucio ama viaggiare anche se non può farlo quanto vorrebbe e non ama l’aeroplano, non per paura ma perché se decolla da Roma e atterra a Berlino immancabilmente pensa di avere perso il meglio del viaggio. Questo lavoro che ha fatto, di ricordare, raccordare, riannodare, è stato un viaggio dentro la memoria, dentro libri letti talvolta distrattamente e magari dimenticati, dentro la famiglia, le amicizie e i sentimenti, infine dentro se stesso. Il viaggio comincia da Napoli nel ’59 e prosegue lungo ricordi di famiglia, cronache e vicende di oltre mezzo secolo, letture e scoperte di una storia negata. Infine l’incontro con un libro dopo il quale per il nostro nulla ha potuto essere come prima e lo ha portato ad una serie di approfondimenti ed esperienze, l’ultima delle quali è stata andare a Mongiana, naturalmente in motocicletta. Alla fine del racconto troverete, sotto forma di un breve saggio, una specie di esperimento o se volete una provocazione, certamente un invito a pensare e a riflettere.
ebook - cartaceo
Terra muta
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Terremoti naturali o artificiali? Lutti e sofferenza infinita. L’Italia è scossa da una sequenza insolita di sismi che mietono vittime ignare e causano danni incalcolabili. È in atto una guerra ambientale non dichiarata, sottoposta al segreto di Stato. Di mezzo c’è la mano armata di un’entità oscura che minaccia la vita nel Belpaese. Alzi la mano chi sa che il 13 dicembre 2007, addirittura dall’estero, la Costituzione tricolore, repubblicana ed antifascista, è stata di fatto congelata senza “colpo ferire”. E che nientedimeno, al di sopra delle Forze dell’Ordine italiane (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza) s’erge senza alcun controllo della Magistratura e del Parlamento tricolore, un altro organismo con diritto di vita, di morte e di distruzione su chiunque. Insomma, la democrazia in Italia è stata abolita. Così, dietro le quinte è entrato in scena un insospettabile sistema di potere che dirige l’esistenza nello Stivale a sovranità ormai azzerata. In questi tempi confusi, l’eccesso di informazione si traduce in difetto di sapere. Ma un giornalista italiano, libero e indipendente, ha fatto luce, prove alla mano, su questo mistero, nonostante attentati e minacce di morte. Non più vittime. La sua esortazione è SU LA TESTA, prima che sia troppo tardi, prima che vada in onda il disastro finale.
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Testi con-testi
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Testi con-testi raccoglie in undici capitoli altrettanti interventi critici, editi o inediti. È un titolo programmaticamente duplice, perché evoca sia la relazione tra le parti (appunto testi con testi), sia il contesto, che sembra ormai diventato démodé, ma al quale si dovrà sempre guardare per continuare il viaggio ermeneutico nella letteratura. Gli argomenti sono l’America nel romanzo settecentesco di Pietro Chiari; una trilogia derobertiana su risorgimentalismo critico, novelle di guerra e teatro; un dittico alvariano, dedicato ad un avantesto dell’Età breve ed all’immagine della città nella trilogia delle Memorie del mondo sommerso. Completano il quadro altri soggetti, solo apparentemente distanti: le riscritture del libro Cuore fino ai giorni nostri e la letteratura dalle periferie, che comprende sia la poesia in dialetto di Ignazio Buttitta e di Paolo Bertolani, sia la narrativa di Maurizio Maggiani. Il finale è lasciato a una riflessione sugli archivi letterari e la filologia ai tempi della metamorfosi digitale, a partire da un caso concreto e attualissimo: il “Fondo Autografi Scrittori Sardi”.
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Tommy e Clotilde alla scoperta del Castello Svevo
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Interessante e coinvolgente l’espediente narrativo
usato dall’autrice, che sa catturare l’attenzione
dei ragazzi, da lei conosciuti così bene durante la
sua lunga e significativa attività di insegnamento.
Una passeggiata storica dialogante è il furbo
espediente che consente di muoversi con interesse
all’interno della propria città, di cui spesso non si
conoscono aspetti importanti e significativi, mantenendo
costantemente vive motivazione e curiosità.
Il ponte fra il passato, storicamente collocato
molto indietro nel tempo, e il presente di due ragazzi
che vivono oggi, è costruito senza saccenteria
ma con scherzosa affabilità dall’affettuosa guida
che il fratello Tommy offre alla sorellina Clotilde.
Tra consenso e rifiuto
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Pur nella varietà delle tematiche affrontate, il volume di Tommaso Scappaticci presenta la struttura unitaria di un discorso incentrato sull’evoluzione delle forme letterarie nel periodo compreso fra l’Unità e il primo Novecento. Partendo dall’idea di chiarire il ruolo dell’intellettuale posto di fronte al trionfo e alla successiva messa in discussione del modello borghese, i saggi si articolano in una duplice prospettiva, che tiene conto della complessità del fatto letterario e della complementarità di diversi criteri di indagine: all’individuazione dei connotati specifici dei singoli autori, esaminati secondo la direttiva della connessione fra componenti ideologiche e soluzioni stilistiche, si affianca l’analisi del rapporto con il pubblico, quale elemento non trascurabile per la comprensione dei caratteri e delle finalità della produzione artistica. Perciò autori più noti sono posti accanto ad altri che hanno dovuto registrare la tenace distrazione degli addetti ai lavori e una perdurante assenza dai manuali scolastici, ma che appaiono non meno indicativi di gusti e interessi largamente diffusi e consentono di delineare un itinerario organico e non convenzionale di quasi un secolo di storia letteraria. Dalla narrativa campagnola di Caterina Percoto all’anticonformismo scapigliato di Emilio Praga e al verismo mediano della Serao, dalla versione napoletana del romanzo d’appendice attuata da Francesco Mastriani alle forme “bizantine” della Contessa Lara e alle ambigue intolleranze antimoderniste di Panzini: è un mosaico di esperienze letterarie oscillanti fra avanguardia e tradizione, fra la spregiudicatezza di chi sceglie generi e motivi non accettati dalla cultura ufficiale e un conformismo venato di spunti moderni e originali, ma anche rispettoso delle regole del mercato librario e, quindi, assunto a garanzia di immediato successo.
Traduzione creatività e comunicazione
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Charles Baudelaire. Secondo Paul Valéry, (1871-1945, poeta, saggista, critico letterario e critico d’arte): “il poeta più grande dell’Ottocento francese è Victor Hugo, il più perfetto è Stéphane Mallarmé, il più importante è Baudelaire. L’importanza di B. consiste in une puissante intelligence critique associée à la vertu de poésie.” La sua opera è stata tradotta nella maggior parte delle lingue europee e ha raggiunto le vette più alte della gloria. Con B., infatti, la poesia francese esce dai confini nazionali e s’impone come la poesia della modernità. Per lui la poesia è soprattutto Ritmo, Forma, Musicalità e solo occasionalmente pensiero!
Nasce a Parigi il 9 aprile del 1821. Ricorre quindi quest’anno il bicentenario della nascita e voglio ricordarlo aggiungendo un altro tassello al piccolo mosaico di tutti i miei studi rivolti alle sue opere che evocano anche la storia della sua vita drammatica e straordinaria. Dalla sua esperienza spirituale e dal vissuto tormentato per le sue note vicissitudini, riversate nella sua opera Mon cœur mis à nu, in cui confessa tutti i suoi più intimi drammi, si evince, infatti, la sofferenza del poeta. L’opera più importante Les Fleurs du Mal è conosciuta e ammirata in tutto il mondo perché Egli ha raccolto il coro dell’eredità poetica e ha creato nuove vie per la poesia. L’opera è stata configurata come: “L’allegoria dell’esistenza umana” e qualcuno, confrontandola con La Divina Commedia, l’ha definita La Commedia Umana, forse memore anche dell’immensa narrativa delle diverse situazioni esistenziali de La Comédie Humaine di Balzac. Già queste poche poesie tradotte fanno rendere conto della grandezza del poeta e della sua ricerca della Verità attraverso la Bellezza, perseguita nella doppia postulazione del Bene e del Male: Enfer ou Ciel, qu’importe?/ Au fond de l’inconnu pour trouver du Nouveau!
Alla fine della sua ricerca tuttavia non è riuscito a soddisfare la sua voglia di scoprire nulla che facesse capire qualcosa sulla vera essenza dell’esistenza umana.
Non gli resta, da cristiano anche se di alterna intensità, sperare che solo la morte gli svelerà il mistero della vita, come dichiara nella poesia “La mort des pauvres”:
“La mort c’est le portique ouvert vers les Cieux inconnus!”
Traiettorie culturali tra il Mediterraneo e l’America latina
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Questo volume presenta i contributi di una rete di studiosi operanti in Europa e in Sud America – storici, antropologi, linguisti, letterati e giornalisti – che hanno partecipato al convegno internazionale di storia Traiettorie culturali tra il Mediterraneo e l’America Latina, svoltosi all’Università della Calabria e a Morano Calabro dal 27 al 29 ottobre 2015, e che hanno in comune una componente trasversale: la ricerca sul fenomeno migratorio che, dall’età moderna ai nostri giorni, e in particolare tra Ottocento e Novecento quando si registrò la cosiddetta alluvione immigratoria nel nuovo mondo, ha registrato movimenti di uomini e culture su molte direttrici. E queste pagine, frutto di nuovi confronti intellettuali, non vi è dubbio, confermano un’indiscutibile vigoria degli studi che al di qua e al di là dell’Atlantico indagano in prospettiva diacronica sulla natura e la qualità dei legami e degli influssi reciproci nelle diverse aree geostoriche e culturali.
Tre colpi al cuore
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Nell’azione politica di Sandro Principe, nel corso di sette lustri di impegno nelle istituzioni, si colgono delle costanti, delle idee forti che sempre affiorano nello svolgimento dei vari ruoli ricoperti, nell’azione dell’uomo di governo, dell’amministratore regionale e del sindaco, in aggiunta alle tematiche relative alla programmazione territoriale, alla tutela dell’ambiente e del paesaggio, sempre presenti nelle visioni e nelle azioni concrete di Sandro.
In primo luogo, la forte determinazione a svolgere azioni per rafforzare la giustizia sociale a favore dei più deboli. Questo ideale si rintraccia nell’impegno del sottosegretario che risolve tante vertenze di lavoro, che favorisce provvedimenti per ottenere sgravi fiscali e contributivi per le imprese del Mezzogiorno al fine di renderle competitive aumentando anche gli organici, che sperimenta per primo in Europa istituti come i contratti di solidarietà, grazie ai quali durante le crisi tanti dipendenti non hanno perso il posto di lavoro. Ed ancora, nel lavoro dell’assessore regionale alla Istruzione, all’Università, alla Ricerca e all’Innovazione tecnologica che si impegna per potenziare la formazione dei giovani calabresi e che si batte affinché il mondo della ricerca e dell’impresa camminino a braccetto, per rendere le aziende, attraverso l’innovazione di processo e di prodotto, più competitive e, quindi, capaci di creare nuovi posti di lavoro. E che, a tal fine, si rende promotore della realizzazione di due distretti tecnologici, della logistica e della trasformazione a Gioia Tauro, dei beni culturali a Crotone.
Quest’impegno per il mondo del lavoro e per i giovani, per la formazione e per la ricerca si ritrova nell’azione del Sindaco che costruisce decine e decine di istituti scolastici, che lavora perché le aziende del territorio utilizzino la ricerca prodotta dall’Unical, e che progetta la realizzazione di una moderna area industriale che, nel tempo, diventerà la più grande della Calabria con più di 400 aziende.
Altra costante nell’azione di Principe, è rappresentata dal suo impegno per la cultura, per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali…
Claudio Signorile
(continua)
Dettagli
Tutti di nostra casa
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I protagonisti della storia qui sapientemente ricostruita da Luciano Meligrana attraverso le lettere dei suoi avi paiono al di fuori del tempo ma al tempo stesso vi sono ben radicati e mostrano di sapersi muovere da navigatori espertissimi. Apparentemente privi di sentimenti individuali – perchè totalmente devoti alla Casa, alla famiglia, alle sue regole ferree – i personaggi affioranti da queste carte mostrano una umanità maturata da secoli di cognizione del dolore, aspirazione al progresso e intima rassegnazione alla rinuncia di ogni felicità individuale, perchè così era sempre stato e sarebbe rimasto nel tempo. Unica consolazione vera, il mare…: sfida, rischio ma anche respiro a pieni polmoni verso l’ignoto, o meglio il desiderato: la libertà, il Sogno. Aldo A. Mola
U figghiu du mercanti
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William Shakespeare ha tratto alcuni capolavori da novelle di autori italiani. Una è quella narrata per prima da ser Giovanni per bocca di Saturnino nella IV giornata del Pecorone. Secondo la tradizione essa fu ripresa da William Painter nel suo Palace of pleasure (1566) e così conosciuta dal grande drammaturgo e utilizzata come trama del Mercante di Venezia. Carlo Beneduci indica anche altre versioni antiche (in italiano, latino e francese) della novella, prima di soffermarsi dettagliatamente sull’ennesima variante costituita dal racconto calabrese – non ripetuto in altri contesti fol-klorici e tradotto in lingua da Saverio Strati nel 1982 – che Raffaele Lombardi Satriani raccolse dalla viva voce di un tal Giuseppe Russo da Vena Media, frazione di Vibo Valentia, trascrivendolo con il titolo ’U figghiu du mercanti prima di pubblicarlo nell’ottavo volume della sua Biblioteca delle tradizioni popolari calabresi. Ma Beneduci – dopo aver messo in evidenza la straordinarietà del fatto che contenuti e categorie siano rimbalzati di generazione in generazione, attraverso secoli, per essere presenti alla memoria di un narratore incolto della prima metà del Novecento – avverte che la scoperta solleva non pochi interrogativi circa le corrispondenze formali e strutturali con gli esemplari maggiori, i valori espressi e i riflessi di essi sulla personalità e il tempo del narratore, la tradizione orale quale ipotetica fonte di rifacimenti letterari, gli scambi ipotizzabili in tal caso. A tali interrogativi vengono date nel volume risposte scientificamente plausibili quando non del tutto convincenti.
Un architetto racconta Domanico
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Questo lavoro, che ha origine dagli studi effettuati per la redazione del Piano di Recupero, può considerarsi un canovaccio su cui sono stati riportati appunti, documenti e considerazioni utili per fare luce sul passato di questa comunità di cui nessuno si è mai occupato. Vi si trova un po’ di tutto, dalle vicende storiche alla descrizione meticolosa delle chiese e dei fabbricati più rappresentativi, dai personaggi alle loro famiglie, con nomi, condizioni sociali e localizzazioni delle abitazioni, così come furono censiti nel catasto onciario del 1743, raccontato in modo semplice e diretto, spesso attraverso la riproposizione autentica dei documenti ritrovati. Si parla anche dell’organizzazione amministrativa che il paese ebbe in passato, delle condizioni economiche e sociali dei suoi abitanti, dell’articolazione urbanistica, delle strade, dei quartieri, degli sconvolgimenti che ebbe a subire nel corso dei secoli, sia per effetto dei terremoti che per la realizzazione di alcune opere pubbliche epocali. Un progetto iniziato tanto tempo fa, con la speranza di far crescere nella popolazione la consapevolezza dell’impor- tanza della propria storia anche attraverso la rivalutazione del proprio patrimonio edilizio come eredità da salvaguardare nell’interesse comune, di cui queste pagine vogliono essere la continuazione ideale.
Un calabrese con troppe Calabrie
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LA CALABRIA CHE LO SCIROCCO
La Calabria che lo scirocco sferza
non so se venendo o andando verso il mare.
La campagna ora arsa ora verde
con pompa magna d’aranceti e ulivi
è sempre qui, ingombra la mia anima,
la tesse e la distesse nei giulivi
pomeriggi d’estate, negli inverni amari
e tristi d’ore interminabili.
La Calabria che pretende amore
– e non sa bene se sia donna o falco –
io la sradico, la esalto, la sotterro,
la benedico e maledico e poi
la invoco: madre, tomba, cielo,
condanna, luce che non tramonta mai,
casa aperta sul mare,
mio rifugio eterno.
Un giorno il sole uscirà
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In questo libro si celebra la speranza. I ricordi che vi ho raccontato vogliono essere un devoto omaggio a mio padre, che ha tenuto sempre puntato l’ago della bussola di tutta la sua esistenza verso il sole della speranza. Per proseguire vincente nella lotta della vita, il suo motto era: un giorno il sole uscirà. Quando tramonta la speranza, arrivano lo sconforto, l’amarezza, l’abbandono. L’avvilimento e la rinuncia prendono il sopravvento sui sogni e sui progetti per il futuro. Con i cancelli della speranza aperti, ogni azione è protetta; si superano più facilmente gli ostacoli; si diventa più audaci e si raggiungono mete importanti; lo sguardo è rivolto sempre in alto. La speranza, dunque, è l’energia della vita di ogni essere che pensa. La speranza non è soltanto un sentimento individuale. Esiste, infatti, una speranza collettiva, che può essere riferita all’umanità intera, a una nazione, a un paese, o, più semplicemente, a una comunità, a un gruppo, a un’associazione. Quando i due tipi di speranza, individuale e collettiva, interagiscono in equilibrio, com’è accaduto per la famiglia creata da mio padre e mia madre, vale davvero la pena vivere.
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Un periòdico “fascista”: Il Mattino d’Italia y la sociedad argentina
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En un país como la Argentina, caracterizado por un fuerte impacto de la migración ultramarina entre fines del siglo XIX e inicios del XX, la función de la prensa en lengua extranjera adquirió un valor social, cultural, económico y político inevitablemente central, tanto a nivel simbólico como material. La parábola de Il Mattino d’Italia, cotidiano argentino fascista en italiano, se sitúa en una fase particularmente compleja de la historia argentina, en la que revistió un papel significativo. Este trabajo, basándose en el análisis sistemático de los números del diario publicados entre 1930 y 1944 y de documentación archivística y otras fuentes argentinas y extranjeras (italianas y estadounidenses), pretende indagar y profundizar desde perspectivas inéditas la historia del periódico. Una historia que, como surge de las páginas del texto, se configura además como la historia de un sector particular de la sociedad argentina en la década de 1930, entrelazándose de forma variada y compleja con la cultura y la política de Buenos Aires, así como del interior de la República.
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Un popolo una fede
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Giustina Aceto archeologa, archivista, bibliotecaria, si occupa da oltre quindici anni della ricerca e promozione dei santuari calabresi in Italia e all’estero.
Ha realizzato la prima classificazione giuridica-pastorale dei luoghi di culto nelle dodici diocesi della Calabria (2002).
Ha pubblicato molti articoli per riviste scientifiche e i seguenti volumi: I Santuari dell’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2000; I Santuari dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2001; Classificazione e Decreti dei Santuari Calabresi, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2002; I Santuari dell’Arcidiocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2003; Alla Scoperta dei Santuari Calabresi: guida ai luoghi di culto, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2009.
Nel 2005 ha fondato l’associazione Alla Scoperta dei Santuari Calabresi con lo scopo di far conoscere, attraverso attività culturali, una fitta rete dei luoghi di culto e di accoglienza.
Un sogno chiamato Ciampino
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Il genere umano, nel corso della storia, ha trovato di volta in volta modi diversi di abitare un luogo, seguendo le caratteristiche del territorio e del clima, modificandolo a seconda delle proprie esigenze e per le proprie finalità. Questo romanzo, attraverso le vicende personali di Dino e Giulia – prima – e di Giuseppe e Lorena – poi – segue l’evoluzione dai primi anni del ’900 fino agli Anni ’60 di quell’insediamento umano fatto della forza lavoro proveniente da tutte le regioni italiane, che, da una realtà contadina – campi sterrati e ampi vigneti – è diventato un centro urbano che oggi rivendica il suo posto nella storia, Ciampino. La distanza da Roma l’ha da sempre resa una zona franca di provincia. E le sue vicissitudini – dal primo dopoguerra coi suoi campi, l’aeroscalo e i dirigibili, il tentativo della realizzazione della città-giardino, fino al secondo dopoguerra, con gli sfollati in attesa di una casa e i primi servizi di istruzione – rappresentano bene il passaggio verso l’industrializzazione del paese. Ma “Un sogno chiamato Ciampino” vuole essere anche un omaggio alla città, a una dimensione collettiva che rappresenta più di quanto si è soliti raccontare. L’Autrice, Lina Furfaro, ciampinese d’acquisizione, ha messo a disposizione le sue ricerche storiche e antropologiche per mischiarle a una storia romanzata dove le vicende umane e sentimentali prendono il sopravvento. Ne viene fuori una riflessione intensa sulla natura umana e sulla sua condizione, anche in relazione alla terra. Il libro si apre, non a caso, con Pier Paolo Pasolini che, nei suoi tre anni di insegnamento alla scuola media “Francesco Petrarca”, vive la periferia romana che di lì a poco lo porterà a scrivere delle borgate e della piccolissima borghesia, dando vita a un legame tra la sua figura e Ciampino che da allora è diventato indissolubile. La veridicità testimoniale dei ricordi, la ricerca d’archivio e la penna sapiente e armonica, sempre delicata, di Lina Furfaro rendono questo libro una perla preziosa della scrittura, da custodire gelosamente sia per coloro i quali conoscono bene la realtà ciampinese sia per quelli che ignorandola possono trovare qui l’occasione giusta per scoprirla.
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Un tuffo nel passato
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Il libro, semplice e chiaro nella struttura e nel linguaggio, nasce
dalla voglia dell’autore di tuffarsi nel passato, per far sì che,
attraverso il racconto di fatti ed eventi, di luoghi e sensazioni, i
giovani possano riflettere su alcune tematiche che rappresentano
un sistema di valori intramontabili.
Giannino, il protagonista-narratore, vive la sua infanzia e
adolescenza in un piccolo paese del Sud dove gli anziani parlano
sempre di lavoro nei campi, di emigrazione, di guerra, ma nello
stesso tempo trasmettono con la loro saggezza insegnamenti di
vita.
Gli argomenti trattati spaziano dall’amicizia ai primi fremiti
d’amore, dai piccoli e grandi sacrifici alla gioia di vedere realizzati
i propri sogni, dal dolore per la lontananza e per la perdita di
persone care alla gratificazione di sentirsi felice per aver spontaneamente
dato più che ricevuto.
Si affrontano temi dolorosi e attuali come il rapporto genitorifigli,
la violenza, la solitudine, la disabilità, e si sperimenta l’accoglienza,
la fede, il perdono, la donazione di organi, la solidarietà
nei confronti degli altri.
Giannino è un ragazzo molto sensibile e disponibile verso gli
altri e lo dimostra nel suo piccolo, nei suoi gesti quotidiani offrendo
il prorpio tempo, mettendo a disposizione degli altri ore
della propria vita, la capacità di ascolto, il dialogo, l’amore, e
quando vede tornare il sorriso sul volto di chi ha aiutato non è
una soddisfazione da poco!
Una città di medici
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“Sono poco più di 200 i medici che, a partire dagli inizi del ‘900 fino ad oggi, sono nati a Paola o qui hanno deciso di stabilire la residenza per potere svolgere la loro splendida professione, la più bella del mondo. Se poi si aggiungono i medici non paolani (anche essi più di 200) che a partire dal 1970 hanno lavorato o lavorano tuttora presso l’ospedale San Francesco, ben si comprende perché Paola è “Città di medici”.
Così inizia il racconto della biografia di diversi medici paolani non più viventi, la cui memoria è importante mantenere viva perché fanno parte della storia della nostra città.
Il lavoro è il frutto di attente e documentate ricerche condotte in archivi e biblioteche familiari; alla sua realizzazione hanno contribuito lunghi colloqui e telefonate con i parenti dei medici citati e le testimonianze di persone che li hanno conosciuti e frequentati quando erano in vita.
Un breve capitolo è dedicato alla memoria delle Ostetriche comunali che in epoca precedente all’apertura del reparto ospedaliero di Ostetricia hanno fatto nascere generazioni di paolani.
Nella seconda parte del libro, l’Autore immagina “interviste e dialoghi impossibili” tra quattro medici paolani attualmente all’apice della loro carriera professionale e altri due non più viventi che hanno svolto la loro professione in epoche pionieristiche della Medicina, prima e dopo la seconda guerra mondiale, e in condizioni socio-sanitarie molto difficili.
L’Autore è certo che il Lettore accorto, sfogliandone le pagine, noterà che questo libro
“è qualcosa di più di una indagine, di un resoconto, di una ricostruzione puntuale e attenta di un pezzo importante della storia sociale della nostra città. È, sì, tutto questo. Ma è anche un romanzo storico e un trattato di medicina”. (Dalla “Prefazione” di Roberto Losso)
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