Nuovi Colloqui con il padre e la madre
[wc-ps]
Non trova requie il fitto colloquiare poetico di
Tommaso Lisi con il padre e con la madre. Né dà
tregua al lettore. E di ciò il lettore non può che essergli
profondamente grato. Nella nuova silloge,
intitolata, non a caso, Nuovi Colloqui con il padre e
la madre, a suggellare una continuità che attraversa
gli anni, il rammemorare/dismemorare, che è l’asse
portante dei versi, si connota più che altrove come
damnatio memoriae. È come se il poeta volesse richiamare
alla memoria, con dolorosa insistenza, le
ragioni di un duplice lutto mai interamente elaborato
e, soprattutto, il tripalium dei giorni dell’agonia
– che toccarono in sorte prima al padre e, in
tempo posteriore, alla madre – per rispecchiare in
essi una coscienza dolorante che non riesce a trovare
pace per l’insufficienza delle risposte date alle
interrogazioni di chi, in procinto di perdere la vita,
ai vivi ancora si aggrappava.
Oltre il muro del rischio
[wc-ps]
La personalità di Franco Fortini resiste a qualunque lettura analitica che pretenda di eluderne il tratto multiforme. Dentro la sua composita identità, il poeta confina immediatamente con il saggista, il critico, il testimone del secolo più controverso della vicenda collettiva. La poesia di Franco Lattes perlustra la storia e ne contunde le contraddizioni, senza indulgenze liriche e fuori dai perimetri claustrali dell’intimismo. Si tratta di versi, che contengono robusti indizi di un’alterità comunista irriducibile, mai dismessa o mitigata. Marxista nel senso più tecnico del termine, egli impiega il materialismo storico-dialettico come abiura di ogni dottrina teoretica che non muova dalle condizioni storiche date, dallo “specifico immanente”, nell’accezione filosofica di “apriori marxiano”. In tal senso Carlo Crippa, autore dal solido background politico, esperisce, forse suo malgrado o con scientifica premeditazione, una sorta di calibrata identificazione con il protagonista del suo saggio, che spesso rinnega attraverso critiche allo stesso, non espresse ma finemente accennate. (Dalla Prefazione di Antonella Grippo)
Out of Italy
[wc-ps]
«Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene». Sono parole che vengono da lontano, che ben si attagliano allo spirito con cui questo volume è stato costruito: sono parole del giudice Paolo Borsellino, scomparso il 19 luglio 1992, assassinato da Cosa nostra, insieme a cinque dei poliziotti della sua scorta, in circostanze note. Abbiamo voluto fare nostra l’esortazione che contengono, perché le mafie, per prosperare, pur mettendosi episodicamente in mostra distraendosi e distraendoci attraverso varie attività di sfoggio, hanno soprattutto bisogno del nostro silenzio, della nostra disattenzione: e noi rispondiamo utilizzando la parola scritta, quella meno effimera, quella di cui perdurano più a lungo le tracce, contribuendo ad alimentare la dimensione civile del sapere e della conoscenza.
Palazzo Sersale a Cerisano
[wc-ps]
L’edilizia storica calabrese presenta numerosi esempi di valida architettura, sebbene si tratti spesso di costruzioni realizzate con materiali poveri e semplici. Gli elementi lapidei squadrati e rifiniti, venivano utilizzati, infatti, quasi esclu sivamente per quelle componenti dell’edificio più soggette a usura e degra do (soglie, architravi, piedritti, cantonali, cornicioni…) o per quelle poche compo nenti decorative (capitelli, colonne…). Essendo, tuttavia, la Calabria in ritar do di circa un secolo nell’acquisizione dei modelli architettonici, le sue architet ture rappresentano documenti interes santi per la conoscenza e l’interpretazione dei modelli tipologici originari del resto d’Italia. In questa occasione viene preso in esa me un palazzo di particolare valenza sto rica e artistica, situato nel comune di Ce risano a soli pochi chilometri dalla città di Cosenza. Un’indagine rigorosamente documen tata e una precisa ricostruzione storica, svelano la complessa storia di un palazzo che domina dall’alto l’antico borgo cala brese e confermano l’esistenza dell’edifi cio già nel XVI secolo. Palazzo Sersale a Cerisano è una residenza nobiliare rinascimentale e suburbana, che ebbe un ruolo di fondamentale importanza per l’intero territorio circo stante. Per molti secoli, fu infatti, centro di controllo e di gestione dell’intero feu do di Cerisano, Castelfranco (Castrolibero) e Marano (oggi Marano Principato e Marano Marchesato).
Partecipare l’architettura
[wc-ps]
Gli architetti operano troppo frequentemente senza relazionarsi con gli abitanti e riconducendone esigenze, desideri e creatività all’interno di logiche che uniformano le risposte.
Riportare l’operato del progettista all’interno delle comunità, riconoscere il positivo contributo che gli abitanti possono dare alla costruzione degli spazi, accettandone l’informalità dell’azione e del linguaggio, così come da alcuni architetti praticato, faciliterebbe il miglioramento delle condizioni di vita, la riduzione del “peso” ambientale e il riequilibrio tra insediamenti, luoghi e risorse.
I principali temi trattati sono i rapporti tra progettisti e comunità, i rischi della formalizzazione e dell’uniformazione, le modalità atte a garantire modelli insediativi migliori degli attuali attraverso il sostegno all’azione diretta degli abitanti e come tali modalità possano ridurre gli effetti negativi nell’ambiente, consolidare le relazioni sociali, favorire il benessere diffuso.
ebook - cartaceo
Pasolini e la Calabria
[wc-ps]
contributi di Carlo Fanelli, Christian Palmieri ,Gian Luca Picconi, Paolo Desogus, Marco Gatto, Francesca Tuscano, Pino Corbo, Stefano Casi, Gianfranco Bartalotta
Questo volume raccoglie gli atti del convegno Pasolini e la Calabria (Acri, 24-25 marzo 2023), accolto nelle celebrazioni ufficiali del centenario della nascita di Pasolini. Esso propone aggiornate osservazioni sulla relazione tra il poeta e la Calabria – la sua presenza al Premio Crotone nel 1956 e nel ’59, le polemiche scaturite dalla descrizione del territorio di Crotone riportate ne La lunga strada di sabbia, alcuni ricordi delle riprese de Il Vangelo secondo Matteo – cui si uniscono contributi sulla poesia e le riflessioni dell’autore. I saggi contenuti forniscono un apporto originale al contesto delle iniziative legate alle celebrazioni del centenario, insieme ad uno sguardo privo della retorica e del pregiudizio che spesso hanno circondato il pensiero pasoliniano. Si rileva il suo protogramscismo e il profilo di intellettuale militante, il suo implacabile giudizio sulla borghesia, presa di mira anche col teatro e la sua demistificazione culturale e politica. Del Pasolini poeta, infine, si evidenzia la prospettiva majakovskiana, secondo cui «il poeta deve parlare quando il politico tace» e la sua ispirazione a reintegrare il sacro in un mondo dominato dal consumismo.
Passi
[wc-ps]
Questo libro, è il viaggio compiuto a ritroso, tra i severi sentieri
del tempo, di “una macchina senza motore”, per ritrovare,
con la consapevolezza piena dell’oggi, il senso del passato,
riaprire, con il bisturi dell’amore, le ferite di sempre e bagnarle
con l’acqua di un presente che, quasi miracolosamente, si apre
alla vita. Una rinascita, l’approdo di una tensione emotiva, di
una ricerca di sensazioni e sentimenti veri, che, presente fin
dalle prime pagine, è inizialmente avviluppata su se stessa,
mortificata tra le pieghe di un quotidiano senza nome, sterilmente
contratta e poi, lentamente ed inesorabilmente, si offre
nuda, intera, bagnata da una pioggia di emozioni forti, nuove e
fresche, che lavano via incertezze, dubbi, paure ancestrali.
Eugenio è un viandante instancabile, come instancabile è
la sua voglia di riappropriarsi della dimensione più autentica
e vera della vita, un uomo che il dolore ha reso carico di anni
ed affanni, maturo e saldo su agili gambe da ragazzo assetato
d’amore, quell’amore che è il filo conduttore di pagine indimenticabili,
dolci e struggenti, malinconiche e tenere, tra le
Passi felpati sui sentimenti di sempre
[wc-ps]
“Nonno mi dai la mano?
Io felicemente stringevo la tua
tenera e calda.
Tu eri raggiante e felice
della mia che ti proteggeva,
ma ancor di più lo ero io.
Con la tua voce
da bambino
gentile e tenera
stavi conquistando
il mio tempo.”
“Nelle giornate goliardiche
affondano i miei intenti di poesia
passando per gli anni
a sopportar la mia vecchiaia.
Pastura
[wc-ps]
Pastura, è il “pascere” all’aperto, l’erba di cui si cibano le mandrie, oppure un alimento spirituale?
Viaggiare tra i monti della Sila, verso il colle della Ginestra, e riscoprire tutto ciò che la Natura ci offre, dalle luci dell’alba e del tramonto ai riflessi del sole, dai colori ai sapori e ai profumi, dalle forme di vita nascosta, dall’ossigeno alle fonti d’acqua: è come vivere un sogno fantastico e indimenticabile.
Ormai il nostro autore Pasquale Talarico è entrato nel cuore di tanti affezionati lettori.
Strano personaggio, senz’altro, ma originale e creativo, capace di registrare e mostrare quelle realtà nascoste che i nostri occhi “non vogliono vedere”.
Incuriosiscono le profonde riflessioni su alcuni aspetti della vita che a volte possono sembrare banali o superati, ma che alla fine si mostrano attuali e interessanti.
Riflessioni sull’uomo che finisce “schiavo e prigioniero della sua stessa paura”, dell’angoscia di vivere e allo stesso tempo della paura della morte. È l’eterna e inevitabile lotta tra il bene e il male. Esiste anche la gioia di vivere, il tempo in cui l’uomo non deve aver paura della morte. “Non aver paura della morte, quando ci sei, lei non c’è e quando lei ti è vicina, tu non ci sarai più, ma la paura della morte ti rende infelice: non aver paura della morte, lasciati guidare dai tuoi sentimenti…” (da Risveglio – poesie e riflessioni 2007 – A. Maglio, ed. Il Fiorino).
Intanto incontriamo il nonno e il nipotino, due generazioni diverse, lontane tra loro. Entrambi però amano cose indimenticabili che fanno parte della natura stessa dell’essere umano: gli alberi e i fiori, i colori e i profumi del paesaggio, il silenzio della campagna, dei monti e delle valli. È lo specchio dell’uomo che deve vivere in armonia con l’ambiente e la realtà che lo circonda, lontano dai sogni ingannevoli e virtuali che l’intelligenza artificiale trasmette alle giovani generazioni.
La vera felicità si trova affrontando con coraggio le avversità della vita a vera dimensione umana e non attraverso false forme di ideologie o di civiltà che fanno perdere di vista il bene comune e offendono la libertà e la gioia di vivere secondo la legge naturale.
Soprattutto “i saggi ed i soliti e solitari spiriti contemplativi”, spesso tormentati, sanno apprezzare il prezioso, unico e grande dono della vita; a tutto il resto ci penseranno il tempo che passa e la mano della Divina Provvidenza. È importante perciò non perdere mai di vista i veri valori umani e tenerli sempre vivi, senza confondere il sacro con il profano, senza mai perdere di vista il bene comune, la pace e la speranza nel futuro.
L’uomo è un soggetto inserito nella “natura”, e deve semplicemente svilupparsi “secondo natura”. Dalla storia e dal tempo non può ricavare niente che egli non abbia già. Deve liberarsi dalla storia per ritornare alla libertà della natura.
Antonio Maglio
ebook - cartaceo
Pietro Bucci
[wc-ps]
Questo libro raccoglie i contributi di varie persone che a dieci
anni dalla scomparsa di Pietro Bucci, ne hanno commemorato la
figura e le opere in un Convegno, tenuto presso l’Università della
Calabria. L’autore ha sicuramente colto negli interventi di colleghi,
allievi ed amici, gli aspetti fondamentali e caratterizzanti della
personalità di quest’uomo, che seppure non più presente
nell’immanente, rimane una figura vivida ed ispiratrice per tutti
quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di incrociare la
sua avventura umana. Emblematico è il titolo che l’autore ha
scelto. “Pietro Bucci: un ponte verso il futuro”. Chi ha conosciuto
Pietro, il prof. Bucci, il maestro Bucci, solo per un breve attimo
può chiedersi: Ma di quale ponte si tratta? Perché un ponte verso
il futuro? Verso quali territori ed obbiettivi ci porta questo ponte?
Poi la risposta non può che arrivare rapida e certa. In qualche
breve nota cercherò di precisare questo concetto. Mi piace innanzi
tutto sottolineare uno degli aspetti fondamentali emerso dal
convegno, che getta una luce importante sul personaggio e ne fa
in partenza una figura di grande rilievo umano, scientifico e, a
mio parere, anche storico. Tutti coloro che di lui hanno parlato, a
volte con tono commosso, hanno contribuito a mettere in luce gli
aspetti che facevano di questo uomo un emblema positivo del nostro
tempo che a tutti dispiace di aver perso in una fase ancora
così prematura della sua vicenda umana. Il primo elemento fondante
della personalità di Pietro era la capacità di interpretare la
propria vita in termini di gioco. Fin dall’inizio questo aspetto era
assolutamente determinante nel modo di vivere del giovane Pietro
Bucci.
Pirandello e l’Europa
[wc-ps]
Elaborati nell’ambito di una ricerca sul teatro del Novecento in Europa, i saggi raccolti in volume da François Orsini (docente di Letteratura Italiana nell’Università «Charles De Gaulle» di Lille 3) tendono innanzi tutto a mettere in luce la cifra espressionista – finora scarsamente esaminata e valutata dalla critica – delle opere drammatiche di Pirandello. Di qui la convinzione dell’utilità e opportunità di delineare preliminarmente un quadro il più possibile chiaro e completo delle caratteristiche essenziali dell’estetica espressionista, sia a livello di tematica che di traduzione drammaturgica. Ma tra gli influssi esercitati sul teatro di Pirandello non va certo trascurato quello del suo amico Pier Maria Rosso di San Secondo, vero e forse unico autore espressionista italiano. Il che spiega lo studio comparato compiuto da Orsini sulla produzione drammatica dei due scrittori siciliani, attraverso cui per la prima volta si indaga – in modo soddisfacente, pacato e originale – sull’incidenza del teatro di Rosso di San Secondo su quello di Pirandello, dopo che, sulla base di un giudizio critico fortemente radicato, si è continuamente asserito come ovvio il fenomeno contrario. Ma oltre a trovarsi accomunato alla cultura e all’arte tedesche del primo Novecento per via del suo espressionismo, Pirandello drammaturgo, nel volume di Orsini, acquista un’altra dimensione europea rilevante: quella francese. Ne consegue pertanto un’analisi approfondita delle ragioni del successo conseguito dal teatro pirandelliano sulle scene francesi dal 1922 ad oggi, con ragguagli precisi e interessanti su temi e situazioni ricorrenti nelle «pièces» dei drammaturghi d’oltralpe, ma anche sui riflessi – fin troppo evidenti nella fase della formulazione dei princìpi estetici da parte del giovane scrittore agrigentino – della lettura delle opere Essais sur le génie dans l’art (1883) e Les altérations de la personnalité (1892), rispettivamente di Gabriel Séailles e di Alfred Binet.
Processi di inclusione dell’Islam negli Ordinamenti europei. Diritto e religione in prospettiva comparata
[wc-ps]
La ricerca indaga sull’incidenza dell’islam in Europa e sulla possibile coesistenza nella dimensione pubblica di due mondi, che non dovrebbero essere contrapposti ma che talvolta lo risultano. Nella prima parte si approfondiscono i princìpi sharaitici e l’ambito confessionale nella UE, attraverso una visione in controluce del rapporto islam-occidente. La seconda parte, più dinamica, costituisce il terreno della comparazione giuridica tra i fondamenti inderogabili dell’islam e gli asset degli ordinamenti europei. Vengono selezionate alcune voci tematiche precipue, che sono così intimamente connesse alla natura confessionale dell’islam da risultare un bagaglio che accompagna costantemente il credente nei tortuosi percorsi che lo portano a stabilirsi in contesti occidentali laici e che talvolta conservano un’impronta confessionale cristiana. Giunti sul suolo europeo i musulmani, che siano tali, sedicenti o anche presunti, incrociano modi di essere o modi di fare lontani dalle abitudini, dai costumi e dai tratti culturali ai quali sono adusi ed inevitabilmente vi si debbono confrontare. Entra così in gioco l’analisi comparativa su come il portato della religione musulmana venga recepito o contrastato nello spazio pubblico non islamico, ad opera delle istituzioni occidentali ovvero del substrato sociale. L’indagine verifica anche il modo in cui l’occidentale, fatto di valori, culture e istituzioni viene generalmente recepito o sopportato dai musulmani. Lo schema adottato risulta alquanto agevole, poiché dapprima, si evidenziano gli istituti giuridico-religiosi islamici, letti alla luce del quadro sharaitico del diritto musulmano classico e, solo in maniera residuale, secondo l’ermeneutica interpretativa ed argomentativa delle scuole dottrinarie sunnite e shi’ite. La seconda fase dell’indagine cala l’islam nella dimensione europea, verificando cosa sia accaduto dapprima negli altri Paesi che, per anzianità, densità di popolazione o scelta elettiva si sono già da tempo rapportati con i musulmani, per poi analizzare la situazione italiana. Gli istituti di diritto islamico verranno esaminati sotto la lente della legislazione degli Stati unionistici, per poi passare alle eventuali ricadute nelle pronunce giurisprudenziali ed in via residuale, attraverso la casistica emersa dai media. Ragionando sul tema dell’inclusione, inevitabilmente si innesca un’indagine sul concetto di identità, e la tesi che viene sostenuta è quella di una dimensione fluida di tale valore.
Processo agli intoccabili
[wc-ps]
La storia della mafia siciliana si può raccontare da punti di vista diversi. Uno dei più interessanti è quello di raccontarla attraverso gli atti giudiziari riguardanti l’iter di alcuni processi dai quali emerge l’esistenza di stretti rapporti tra persone appartenenti alla criminalità mafiosa ed esponenti di primo piano delle istituzioni e della politica. Un legame forte, che nel corso degli anni si è andato sempre più consolidando, fino al punto da rendere la mafia un’organizzazione straordinariamente potente con interessi in ogni parte del mondo. Tutto ciò è potuto avvenire anche grazie alla complicità di una magistratura che per lungo tempo non ha voluto vedere quello che era sotto gli occhi di tutti, per non disturbare i boss e i loro sodali. I giudici nelle aule dei tribunali si sono limitati a perseguire la manovalanza, lasciando impuniti i maggiori responsabili del dilagare della mafia, che ha così potuto allungare i suoi tentacoli in ogni settore della società. Solo da qualche decennio la magistratura ha cominciato finalmente ad alzare lo sguardo in direzione di quello che ai tempi di Falcone veniva chiamato il terzo livello portando alla sbarra personaggi in stretti rapporti con la mafia, fino ad allora ritenuti intoccabili.
ebook - cartaceo
Professione medica
[wc-ps]
Il testo raccoglie 41 racconti di vita professionale messi insieme da due colleghi ed amici, Giacinto Calandra e Lucio Aiello, innamorati della nostra professione e, perché no, anche degli attori della professione stessa: i medici. Entrambi i colleghi, infatti, nei loro curricula hanno in più mandati fatto parte dei Consigli direttivi dell’Ordine provinciale di Cosenza.
La lettura del testo è facile, interessante, molto piacevole. Come si può ben capire, si tratta di una serie di episodi di vita professionale che si sono svolti quasi tutti nella nostra provincia in un arco di tempo molto ampio, dal secondo dopoguerra sino ai primi anni di questo secolo…
…Da questi racconti emerge tutta la complessità e, nel contempo, il privilegio che caratterizza la nostra professione…
La lettura del volume è utile ai colleghi giovani e non solo sia perché potranno farsi un’idea dei fatti realmente avvenuti e della storia dei luoghi dove oggi essi stessi esercitano la professione, sia per i consigli che fra le righe si leggono nei vari racconti
…Il consiglio più grande e sempre valido che traspare in molti racconti, è quello del parlare con i pazienti: molte difficoltà, si racconta in più episodi, si sono risolte grazie a questo metodo che è ancora più necessario ed utile di fronte alla medicina rivendicativa di oggi!
(dalla Presentazione)
A cura di Giacinto Calandra e Lucio Aiello
ebook - cartaceo
Profili di Calabresi illustri
[wc-ps]
Si tratta di personalità che dal ‘700 in avanti hanno illustrato in vario modo la nostra regione, contribuendo con la loro opera, in certo modo, a farla conoscere. È quindi una storia della Calabria che viene fuori da queste figure, ognuna delle quali ha in sé particolari caratteristiche. La serie di profili comprende una delle figure più rappresentative della cultura reggina, Domenico Carbone Grio, più noto nella sua veste di archeologo; dal 1892 al 1905 egli fu componente delle “Commissioni consultive conservatrici dei monumenti d’arte e di antichità” istituite con R.D. 7.8.1874 n. 2032; a lui e a De Lorenzo, Cesare Morisani e altri dotti del tempo nonché al grande Giuseppe Fiorelli, direttore generale delle Antichità e Belle Arti, si deve la conservazione di ciò che resta del nostro castello. Ricordiamo anche tra gli altri Salvatore Blasco, l’archivista nostro illustre predecessore nella direzione dell’Archivio di Reggio; lo storico per eccellenza di Reggio, Domenico Spanò Bolani, il nostro più illustre latinista Diego Vitrioli, Raffaele Piria, il chimico scillese membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, seguace di Garibaldi e poi ministro della Pubblica Istruzione nel governo Farini, il celebre avvocato Biagio Camagna, per sette legislature deputato reggino al Parlamento, capo della frazione camagnina contro quella del conservatore Tripepi (i “Tripepini”), Diomede Marvasi, cospiratore nel ’47, dopo l’Unità ministro della pubblica istruzione nel Governo provvisorio napoletano, giudice della Corte criminale di Santa Maria Capua Vetere e direttore del dicastero di polizia a Napoli, Paolo Pellicano, eminente figura di religioso, letterato e patriota.
Progettare il futuro
[wc-ps]
Quali sono gli obiettivi che si deve porre l’architettura per migliorare le condizioni dell’ambiente e favorire il benessere diffuso degli abitanti? L’attuale innovazione è coerente con l’obiettivo di risolvere i principali problemi contemporanei? L’architettura può essere “bella” anche interessandosi della riduzione del degrado ambientale e dell’iniquità sociale? Il progetto e il progettista hanno un ruolo sociale? Come il progetto può configurare il futuro? Queste sono alcune delle questioni trattate dagli studenti del corso “Progettare il futuro” considerate imprescindibili per delineare un’architettura e una professione capaci di risolvere problemi diffusi e migliorare le condizioni di vita delle comunità…
Punto e… a capo
[wc-ps]
Nel volume provocazioni per il lettore, espressioni di stati d’animo vissuti in momenti diversi che ne fanno un lavoro eterogeneo e delicato. Una trattazione eclettica attraversata, però, da un filo sottile, che una lettura attenta lascia intuirne facilmente la funzione. È diviso in quattro parti, ciascuna delle quali rappresenta altrettante ispirazioni vissute da un uomo la cui giovinezza è parte di un passato remoto. Arco temporale, quasi un secolo, molto breve rispetto ad altri concetti, ma intenso di avvenimenti che hanno avviato un nuovo percorso evolutivo del Sapere e della Coscienza dell’Uomo.
Pythagoras
[wc-ps]
Il personaggio Pitagora è al limite tra il mitico e lo storico; sicura è la sua residenza a Crotone, città ch’egli prescelse per fondare la sua Scuola, accanto a quelle autoctone medica e atletica. Ad ogni modo, tutto il mondo presocratico è dominato ed influenzato dal suo pensiero. Attorno a Pitagora, che presenta molti tratti in comune con altre figure di sapienti visionari e maghi dell’età arcaica, si forma ben presto una ricca tradizione di aneddoti, volti a sottolineare la sua statura morale, filosofica e scientifica, spesso sconfinante nel divino. La mancanza di certezza delle sue indagini e ricerche è dovuta al fatto che di Pitagora non è giunto fino a noi nessun frammento diretto di suoi scritti. Tutto è riportato e riferito da altri. Nei secoli la sua figura è stata sempre più contaminata con fatti straordinari, mitici e non veri. Molto della sua vita e del suo insegnamento è stato inventato. Stabilire e discernere la veridicità di questi fatti è cosa ardua, ma è quello che cercherò di fare. Mi sforzerò di inquadrare storicamente l’uomo, il filosofo, lo scienziato, il Maestro Pitagora. La sua lunga vita, novant’anni (secondo alcuni sarebbe vissuto più di cento anni), è segnata da vicende che lo hanno visto sempre protagonista: il suo peregrinare per il mondo, la sua Scuola, le sue scoperte scientifiche e filosofiche, la sua famiglia, e anche la sua tragica fine. Ci siamo resi conto di avere a che fare con un gigante della Cultura umana di cui hanno discusso e parlato i suoi contemporanei e tutti gli studiosi successivi, fino ai giorni nostri.
ebook - cartaceo
Quando i clandestini eravamo noi
[wc-ps]
Con Prefazione di Mimmo Lucano
Le tragedie e le vicissitudini della nostra emigrazione che in questo libro Umberto Ursetta riporta alla nostra memoria, sono un monito contro la smemoratezza del nostro tempo. La mancanza di memoria è all’origine dei tanti episodi di razzismo, di odio e di xenofobia nei confronti di chi sbarca sulle nostre coste. È innegabile che stiamo vivendo un momento caratterizzato da una pericolosa regressione culturale che rischia di far precipitare la società in comportamenti sempre più disumanizzanti. Bisogna fare argine a questa deriva regressiva, e un modo per farlo è raccontare la nostra emigrazione che ha avuto una grande importanza nella storia italiana contemporanea.
ebook - cartaceo
Quando l’Italia perse la faccia
[wc-ps]
Conversazione con Francesco Kostner
Prefazione di Salvo Andò
Postfazione di Santo Emanuele Mungari
S’intitola “Quando l’Italia perse la faccia” – L’orrore giudiziario che travolse Enzo Tortora, il libro-intervista che il penalista Raffaele della Valle ha scritto insieme con il giornalista Francesco Kostner, per i tipi di Luigi Pellegrini Editore, in occasione del quarantennale dell’arresto del presentatore genovese, avvenuto il 17 giugno 1983 su ordine della Procura di Napoli.
Il volume, che sarà disponibile in tutte le librerie a partire dal 15 giugno, ricostruisce la vicenda giudiziaria che travolse Tortora con l’accusa di far parte della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo e con un ruolo di primissimo piano nel traffico della droga gestito dall’organizzazione criminale napoletana. Responsabilità gravissime e infamanti, apparse subito prive di fondamento (“Il più grande esempio di macelleria giudiziaria del nostro Paese”, definì il caso Giorgio Bocca), ma che non impedirono a Tortora, di essere condannato in primo grado a dieci anni di reclusione. Un’assurda e indimostrata impalcatura probatoria che cadde miseramente nel processo di Appello, conclusosi il 15 settembre 1986, per poi essere definitivamente smentita dalla Corte di Cassazione.
Oggi, per la prima volta in modo compiuto ed analitico, l’avvocato della Valle, che fece parte del collegio difensivo di Tortora insieme con il professor Alberto Dall’Ora e l’avvocato Antonio Coppola, racconta la storia giudiziaria assurta nell’immaginario collettivo a simbolo di una Giustizia contraria ai principi costituzionali e alle fondamentali regole di un equo ed equilibrato processo penale.