25 Anni di sanità 1982-2007

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“Conosco bene l’uomo e il professionista Sante Casella perché insieme abbiamo abitato nella nostra casa comune, che fu e che per me resta l’Ospedale. Egli con lo stesso carattere pacato ma tenace, ha affrontato, come si legge tra le pieghe dei suoi numerosi scritti, grandi e piccoli problemi di sanità nazionale, regionale e provinciale. Sante Casella ha trattato sull’«Avanti!» e su altri giornali a diffusione nazionale e regionale, la grande problematica del passaggio dal sistema mutualistico alle USL, dalle USL alle ASL e alle Aziende Ospedaliere; ha vissuto con emozione i primi passi dei trapianti a Cosenza e in Calabria; ma ha pure partecipato con trasporto ai drammi individuali vissuti nell’Ospedale Civile dell’Annunziata di Cosenza. Per tutto quanto sopra evidenziato, Sante Casella non dimostra soltanto di essere professionista serio ed onesto, che riesce a cogliere il nesso tra efficienza dei servizi sanitari ed aspettative della comunità sociale, ma soprattutto dimostra di essere un uomo vero e coraggioso. Ed oggi non è poco in una società che è alla ricerca di valori morali e socioculturali. Credo, infine, che la lettura degli scritti giornalistici contenuti in questo volume sia molto utile agli studiosi della materia sociosanitaria ed agli stessi operatori e gestori del pianeta sanitario territoriale e ospedaliero.” dalla presentazione del Dott. Aldo Scarpelli, già Primario di Chirurgia Generale nell’Azienda Ospedaliera di Cosenza “L’ispirazione principale o la costante da cui sono stato guidato nella mia duplice veste di giornalista e di operatore del mondo della sanità (per molti anni direttore di Patronato Sociale prima, dirigente Ufficio Stampa dell’ASL dopo, e, infine, dirigente Ufficio Stampa e URP dell’Azienda Ospedaliera) riguarda non già la difesa degli interessi corporativi presenti nel settore, e non l’opportunistico e conformistico sostegno ai gestori di turno, e neanche la ricerca facile (diventata addirittura di moda nel tempo) dei casi di malasanità, ma unicamente la difesa assidua, continua e coerente dei diritti dei cittadini-utenti. Nella profonda convinzione che il dovere della stampa sia quello di spronare le istituzioni a dare concreta e fattiva attuazione all’articolo 32 della Costituzione Italiana che assegna allo Stato la difesa della salute pubblica come diritto degli individui e interesse della collettività. Di conseguenza le Istituzioni preposte – Ministero della Salute, Regione, Aziende Sanitarie e Ospedaliere – vengono sollecitate ad applicare la Riforma Sanitaria varata con la famosa Legge n. 833/78, che garantisce l’assistenza gratuita generica, specialistica ed ospedaliera, a tutti i cittadini, che finanziano il Servizio Sanitario Nazionale con tasse, ticket e balzelli vari, e devono essere considerati soggetti di diritto e non sudditi. Insomma l’opinione pubblica (e per essa la stampa libera) pretende il funzionamento ottimale delle varie strutture del sistema sanitario nazionale e regionale con interventi e prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione delle varie patologie. La storia (anche recente) dimostra, purtroppo, che in Calabria ed in altre regioni d’Italia (senza mai generalizzare, ma salvaguardando i numerosi professionisti seri, onesti e diligenti, che operano nelle varie strutture sanitarie pubbliche e private) spesso prevalgono e dominano mestieranti della politica e del potere, affaristi e speculatori, interni ed esterni al mondo della sanità. Con ripercussioni negative che sono sotto gli occhi di tutti, per quanto riguarda lo spreco di risorse finanziarie, la mancata utilizzazione di attrezzature e strumentari, la qualificazione e valorizzazione del personale, e, infine, i livelli quantitativi e qualitativi dell’offerta assistenziale ai cittadini-utenti.” dall’introduzione dell’Autore

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Agorà

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“Ecomafie, agromafie, travelmafie, digitomafie, healtmafie, bancomafie: non c’è un settore in cui le organizzazioni criminali non producono, scambiamo, investono, esportano con fatturati di centinaia di miliardi che vengono in parte reimmessi nel circuito economico finanziario, una volta ripuliti da istituti bancari e paesi compiacenti o solo disinteressati dell’origine di quelle risorse o dell’identità di coloro che ne sono più o meno i fiduciari”.

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Alla scuola di Don Sturzo

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L’anno sturziano 2019 ha portato nuova linfa agli studi sul popolarismo che si erano attenuati negli anni, sia per il naturale trascorrere del tempo, sia per il venir meno di due forti catalizzatori culturali: la Democrazia cristiana e il Ppi del 1994. L’ICSAIC ha partecipato al filone di ricerca sulle radici del partito d’ispirazione cristiana con un convegno nazionale sul popolarismo nel Mezzogiorno, e la Calabria dei “preti sociali” in particolare, svoltosi presso l’Università della Calabria. Dalle varie relazioni, tutte di studiosi esperti e autorevoli, è emerso un quadro frastagliato, e per alcuni aspetti inedito, della presenza del Ppi in un Sud caratterizzato da “anemia religiosa”, con conseguenze negative sulla originaria battaglia per la democratizzazione dello Stato di don Luigi Sturzo. Soprattutto nel Mezzogiorno, infatti, il fondatore fu “messo in minoranza”. Il Partito popolare finì pertanto schiacciato nella morsa della destra cattolica, che lasciatosi alle spalle lo schema gentiloniano delle alleanze clerico-moderate, puntò decisamente alla formazione di un blocco d’ordine in alleanza con il “nuovo” fascismo cattolicizzato. Non mancarono, però, significative eccezioni, e molti esponenti popolari di rilievo continuarono la propria attività politica schierandosi nel fronte antifascista.

Contributi di:

Francesco Altimari, Nicola Antonetti, Leonardo Bonanno, Raffaele Cananzi, Vittorio Cappelli, Lorenzo Coscarella, Antonio Costabile, Daria De Donno, Vittorio De Marco, Giuseppe Ferraro, Francesco Milito, Paolo Palma, Giuseppe Palmisciano, Francesco Raniolo, Vincenzo A. Tucci, Roberto P. Violi

 

 

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Alle sorgenti della vita

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“Alle sorgenti della vita”: è questo il titolo di un interessante lavoro
di Eraldo Rizzuti, credente convinto e focoso.
La fede non lascia l’uomo freddo, rintanato, sicuro di sé. La fede
è come un fuoco che si accende nella nostra interiorità, nella nostra
profondità. La fede riscalda ed illumina la vita.
Eraldo è nato credente, ma, per grazia di Dio, lo è diventato convintamene
e seriamente per un misterioso appuntamento di Dio
– nella sua vita – quando la fede cambia l’esistenza tutto si mostra
nel vero volto di ogni essere e di ogni evento.
Ecco il senso della titolazione di questo lavoro.
La fede non è chiusa nella esaustività del “nunc”, porta, invece,
alla sorgente ed al compimento dell’esistenza.
Eraldo Rizzuti è nato a S. Vincenzo La Costa il 16 agosto 1948.
È, quindi, ferragostano, e si rivela uomo dalle forti vibrazioni su ciò
che crede, su Colui a cui ha consegnato la sua vita.
È coniugato con Fiorenza D’Onofrio che, meravigliosamente,
non gli è solamente compagna di nozze, ma di vita e di esperienza
di fede.

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Amara verità

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(Dalla Prefazione di Sebastiano Andò)

Accolgo con piacere e sincera ammirazione la presente opera di Carlo Guccione, eccellente vademecum per comprendere “il pianeta della sanità” calabrese nelle sue carenze e drammatiche criticità strutturali accentuate dalle recenti fasi dell’emergenza pandemica. Una analisi lucida delle responsabilità colpose accumulate nel corso dei dodici anni di fallimentare gestione commissariale di questo settore.Il volume ha il merito di ricostruire, attraverso un esame accurato del notevole materiale documentale raccolto, il nesso esistente tra inadempienze normative, scelte abusive, diseconomie gestionali, e il percorso di una progressiva alienazione espoliativa dell’intera sanità calabrese reso ancora più drammatico durante la lunga gestione commissariale…

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Antologia della letteratura Albanese

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Benché il popolo albanese sia uno fra i più antichi d’Europa e la sua lingua derivi dall’antico idioma illirico, la produzione letteraria vera e propria è cominciata con notevole ritardo, a causa di condizioni storico-sociali quanto mai difficili e complesse. I primi testi scritti in albanese – almeno per ciò che si conosce fino ad oggi – appartengono al secolo XV; è nel 1555 che viene pubblicata la prima opera, il Messale di Gjon Buzuku. Tuttavia è opinione comune di molti studiosi che la lingua albanese sia stata scritta già molto tempo prima. Comunque, un fatto è certo: la mancanza di una letteratura scritta non ha inciso in maniera rilevante sulla vita spirituale e culturale del popolo albanese il quale si era avvalso fino ad allora principalmente della tradizione letteraria orale. Il ricchissimo folklore, di incontestabile valore artistico, rivela chiaramente l’anima creativa degli albanesi, il loro mondo e la loro psicologia, caratterizzandoli, senza mezzi termini, come un popolo pieno d’energia vitale e amore per la libertà. Nel tardo Medio Evo, la letteratura albanese, ai suoi albori, era rappresentata da opere scritte in latino – lingua in uso nella cultura del tempo – come quelle degli umanisti Marin Barleti, Marin Becikemi e M. Mariuli, e da opere scritte in lingua albanese da un nucleo di letterati patrioti. Personalità come Pjetër Budi, Frang Bardhi e Pjetër Bogdani, con le loro creazioni in prosa e poesia aprirono la strada della vera letteratura albanese, di carattere preminentemente artistico; soprattutto agli inizi del secolo XIX, con la crescita del movimento nazionale di liberazione dell’Albania dall’occupazione plurisecolare turca. È di questo periodo, la nascita, nelle terre della diaspora e in Albania, della stampa periodica e la pubblicazione di libri, su cui poggerà la letteratura “nazionale”. Il primo prodotto artistico fu il poema “Milosao” del poeta arbëresh Girolamo De Rada, pubblicato a Napoli nel 1836. Tutte le opere pubblicate in seguito, fino al 1912, anno in cui l’Albania conquistò la propria indipendenza, appartengono al periodo letterario noto con nome “Letërsia e Rilindjes” (Letteratura del Risorgimento). Un genere letterario di ispirazione patriottica e respiro romantico, con oggetto la libertà della patria, l’emancipazione spirituale del popolo, l’elevazione culturale, il progresso estetico. Il maggiore esponente di questa corrente fu Naim Frasheri, che, con la sua poesia lirica ed epica, divenne il poeta nazionale del popolo albanese….

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Attraverso i suoi occhi

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Rebecca è matricola all’università. Dopo quello che chiama “l’incidente” e di cui non parla mai, cerca di mostrarsi fredda e indifferente al mondo esterno, ma si scioglie in pensieri dolorosi nell’intimità del suo Quaderno delle Riflessioni.
Una sera, recandosi ad un concerto dei Dream Theater, si scontra con Lorenzo, cupo e introverso musicista, con il quale instaurerà fin da subito un rapporto di odio-amore: entrambi nutrono un segreto senso di colpa per qualcosa che in passato ha sconvolto la loro vita e questa consapevolezza reciproca li farà sentire legati fin da subito. A seguito di una serie di incomprensioni però, le strade dei due ragazzi sembrano destinate a dividersi.
La mente dubbiosa di Rebecca troverà le risposte a tutte le sue domande? Lorenzo imparerà qualcosa su sé stesso, guardando attraverso i suoi occhi?
Soltanto quando questo accadrà, la loro sofferenza potrà lasciare spazio a nuove emozioni che, nonostante la paura, riusciranno a farli tornare a sorridere, almeno fino alla prossima sorpresa del destino.

 

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Bambini a perdere

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L’infanzia è invisibile all’umanità, una realtà senza diritti nonostante leggi e convenzioni internazionali. Un inferno sulla Terra: ogni anno circa 15 milioni di bimbi muoiono prima di festeggiare il loro quinto compleanno, attesta l’Onu. Quando ad annientare bambini e adolescenti non sono la sete, la fame, le malattie, il lavoro sporco è imbastito dalle guerre infinite. Capitolo a parte è la sparizione di 8 milioni di minori ogni 365 giorni, Europa inclusa. Un perverso sistema che alimenta il cancro della pedofilia e il traffico di organi umani. Da considerare in Italia il sequestro di Stato di tanti minori mai resi adottabili, per garantire con sperpero di denaro pubblico, un affare miliardario, nonostante le denunce di genitori, avvocati e associazioni. E il governo Renzi non risponde agli atti parlamentari, inclusa la dilagante pedofilia che non risparmia i neonati. Dei pargoli non si butta via niente, come attesta il fiorente mercato degli organi.

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Bernardino De Bernardis

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Bernardino De Bernardis da semplice frate calabrese di Fuscaldo inizia una carriera punteggiata da successi tra Roma, Venezia e Varsavia con funzioni di alta responsabilità. Dalle sue lettere emerge un vero e proprio spaccato dell’epoca in cui visse. Trascorse quasi un lustro (1739-1743) in Polonia, quando per i buoni uffici di una dama di corte, Zanetta Farussi, madre di Giacomo Casanova, venne eletto Vescovo di Martirano in Calabria. Secondo noi, è qui il vero nodo di tutta la storia, perché una consolidata ‘vulgata’ ritiene che è il veneziano a conferirgli un alone di leggenda e di eternità. Dalla lettura del suo intero epistolario e delle carte d’archivio, emerge la figura di uno studioso colto e di un uomo di chiesa di integerrimi costumi. Per questo abbiamo ritenuto il De Bernardis degno della massima attenzione e abbiamo stilato una biografia che, accompagnata al romanzetto casanoviano, rafforza il valore e il contenuto della sua vita di uomo e di religioso”. Roberto e Francesco Musì

 

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Brio e malinconia

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Il libro di Gino Ragusa Di Romano ha il palinsesto delle vibranti malinconie. Il titolo? Suggestivo! La ricchezza è ciò che quel linguaggio-casa testimonia. Un libro importante che avvia un viaggiare tra scogli e memorie.
La parola nei linguaggi della poesia si autoesclude dalla materia. La parola non conosce la materialità. Conosce l’immaginario, la fantasia, la finzione della memoria. Una finzione che è un naufragare tra lo spazio e il tempo. Sottile. Specchiante. Riflesso. Spazio-tempo.
Ciò che “Brio e malinconia” emana. Il raccontare del linguaggio è comunque sempre una malinconia. Si pazienta. Si cerca l’oblio. Si giunge alla noia. Ci si abita nella parola. Chi usa la parola ha la necessità di usare il pensiero. Così nel viaggiare tra le percezioni e le emozioni.
La poesia di Gino Ragusa Di Romano  ha il sublime.
L’estetica vive nella letteratura. Senza estetica l’arte non avrebbe senso. In questo camminare scorrendo il vocabolario del linguaggio poetico si corre il rischio di essere annientati dalla folgorazione. Il rischio? Annientati? Certo. Perché la Affabulazione ha il mistero della magia. Nulla accade per caso. Tutto ha la volontà o il volere della rappresentazione in cui il mito si legge come Potenza. La parola non è forse Potenza?
La malinconia che scaccia il rimpianto non è forse volontà? Ragusa Di Romano vi sottolinea ciò.
(Dalla nota critica di Pierfranco Bruni)

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Calabri me rapuere

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In Calabria con Giovanni Cena Benedetto Croce Francesco De Sanctis Giuseppe Maria Galanti Cesare Malpica Vincenzo Padula Walter Pedullà Giacinto Pisani Giovannino Russo Alberto Savinio Luigi Settembrini Raffaele Sirri Saverio Strati Umberto Zanotti Bianco e altri ancora.

(dalla Prefazione)

“… La Calabria per me è una monumentale enciclopedia della complessità e della latenza della storia, scritta a più mani in prevalenza con la collaborazione anche di chi non sapeva né scrivere né leggere nel senso suggerito da queste due parole oggi. Scrivere e leggere, nel caso dell’enciclopedia Calabria, invece, come mi hanno insegnato coi fatti i miei nonni materni, presso cui sono nato e cresciuto nella prima e nella seconda infanzia in Irpinia, vuol dire entrare attivamente nella costruzione dell’esistente, cercare di interpretarlo e di viverlo in proprio, modificandolo, se possibile, lasciandovi il segno della partecipazione e della variazione anche di aspetti minori o giudicati minori. Continuare ad esserci, anche quando materialmente la nostra piccola fragile vicenda personale fisicamente si è spenta…”.

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Caratteri

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Vincenzo Guerrisi Parlà ( 1925-2010) “il poeta favolista che ha trasformato la favola in romanzo” (Pasquino Crupi).
La presente raccolta di poesie viene presentata al pubblico col titolo “CARATTERI” aggiungendo come sottotitolo “I TIPI” per onorare la volontà dell’autore che li aveva da sempre indicati anche con quest’ultimo titolo. E con “I Tipi” l’autore vuole centrare l’attenzione sui personaggi della civiltà contadina, che animano il paese nello scenario del periodo bellico e post bellico, chiamandoli tutti col proprio nome. Una sorta di anagrafe ove non sfugge nessuno…
Guerrisi immortala, con le diverse storie dei protagonisti, una intera società ed i suoi equilibri, così da costituire un’unica fantastica storia fatta di virtù, di vizi, di fortune e sciagure umane.
I tipi di Caratteri tracciano un percorso sociologico ed antropologico nelle vere radici del popolo calabrese, ed è bello immaginarli nello scenario brulicante di vita, dei paesi “abbandonati della Calabria”, rimasti ancora intatti nella loro ruvida semplicità e nello struggente ricordo di chi li ha popolati.
Afferma Giuseppe Italiano in prefazione: Il dialetto del Guerrisi rifugge l’aneddotica giocosa di maniera per aprirsi, con interessante apporto antropologico, a quelle che sono state le problematiche calabresi (e meridionali) per buona parte del Novecento.
“I personaggi che animano questo libro sono i protagonisti della civiltà contadina; sono gli abili artigiani di vari mestieri; sono gli “eroi” delle forzate emigrazioni; sono figure della memoria, miti di vita serena e idilliaca pur nella ristrettezza del campare”.
“Col suo mezzo espressivo Guerrisi, nel confermare la nostra parlata autoctona, ha saputo recuperare la nostra memoria, le nostre usanze, i nostri sentimenti, le radici della nostra vita”.
Con questo libro Vincenzo Guerrisi Parlà non smentisce la propria fama di “favolista oltre Esopo e Fedro nella favola” e le sue opere “continuano ad illuminare il glorioso cammino della letteratura del nostro tempo e del tempo che verrà”.

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Casali del Manco

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Le pagine di questo piccolo volume, concernenti l’evento storico della unione di alcuni comuni della Presila Cosentina nel comune unico di Casali del Manco, riportano le modalità con le quali si è giunti alla realizzazione dell’evento e il contesto storico in cui è nato. Per quanto attiene alla attività gestionale del Comune Unico il riferimento di queste pagine si esprime, causa pandemia, in due tempi diversi. Un inizio in cui accanto alle esortazioni e alle sollecitazioni al fare si sottolinea la necessità di prevedere e di prevenire effetti negativi possibili. E un secondo tempo in cui, a distanza di circa tre anni dall’insediamento, si osserva e si riferisce che la gestione seguita dalla nuova Amministrazione non ha dimostrato finora l’impegno necessario, motivo per il quale alla parola opportunità non può essere levato il punto interrogativo. Ma l’autore, il quale insiste nello scrivere che mai devono venir meno la fiducia e la speranza, invita ad andare avanti perché “non è mai troppo tardi”, e perché non si è fuori tempo massimo.

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Cassiodoro Senatore Variae

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Non esiste ancóra una versione italiana di tutte le “Variae” di Cassiodoro. Considerato che esse rivestono “particolare importanza” sia perché contribuiscono a far “conoscere l’indirizzo politico ed amministrativo del regno ostrogoto in Italia, sia perché sono infiorate di non poche digressioni erudite in cui si scopre una miniera di notizie”, tradurle per intero nella nostra lingua sarebbe un lavoro, seppur non facile, però interessantissimo. Per il momento si offre al lettore una silloge di “Variae”, di cui si riportano e il testo latino, e la traduzione italiana. Speriamo, tuttavia, che tramite lo zelo di quanti vorranno dedicarsi a quel lavoro si realizzi al più presto un’opera che rimane fra i “desiderata”.

 

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Certosini e Cistercensi

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Molti sono gli studi e i volumi pubblicati sulla certosa e sui Certosini di Serra San Bruno: si può dire che ci sono opere per soddisfare tutti i gusti. Nessuno, però, si è mai impegnato ad illuminare il lungo periodo durante il quale la fondazione bruniana calabrese fu sotto la regola cistercense. A questo vuoto vuole ovviare il presente lavoro. Un lavoro reso difficile dal fatto che gli archivi non hanno dato nessun aiuto al ricercatore, in quanto sono tutti “muti” sull’argomento.

 

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Chiesa, giovani e ‘ndrangheta in calabria

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Presentazione di S. E. Mons. Francesco Savino

Il saggio effettua una sistematica indagine sulla ’ndrangheta, grazie a un approccio oggettivo e analitico, che consente di entrare – con chiara immediatezza e rigorosa scientificità – nel dibattito della sua complessa e attuale pervasività in Calabria. La pianificazione e lo svolgimento adeguati delle attività di studio e ricerca hanno tenuto conto della raccolta, dell’organizzazione e dell’elaborazione di ampia e differenziata documentazione, che ha tra l’altro permesso di definire la ricostruzione del contesto storico e socio-antropologico in cui il fenomeno è nato e si è diffusamente sviluppato. L’autore, pone una serie di critici interrogativi ed esortanti provocazioni, sull’urgenza di avviare un autentico processo di risolutiva consapevolizzazione all’interno del tessuto ecclesiale e sociale della realtà calabrese. L’urgenza di riconoscere la definitiva rottura con il potere di questa potente organizzazione criminale, parte dall’inequivocabile opera compiuta da Papa Francesco con la sua venuta in Calabria nel 2014.
La novità e la forza di alcune proposte – di natura teologica e pastorale – intendono offrire alle chiese e alla società civile la possibilità di fronteggiare il fenomeno, non perdendo mai di vista le prevalenti ragioni insite nel “rischio della speranza”.
Nello sfondo dell’intera opera, si incoraggia a raccogliere una sfida, d’intraprendere inediti percorsi di prassica e decisiva liberazione, ai quali sono invitati innanzitutto i più giovani, che l’autore non esita a definire il “germoglio di risveglio e profezia di riscatto della Calabria”.

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Ci accomunavano le reti e le stelle

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In questo corposo libro raccontano tutti, tutti i protagonisti di una comunità scolastica che all’improvviso perde ogni riferimento topologico concreto, viene sfrattata dall’abituale impianto organizzativo liquefacendosi in un nuovo assetto esistenziale che è quello del mondo virtuale. Raccontano il dirigente scolastico, raccontano i docenti, raccontano gli studenti dei corsi mattutini e dei corsi serali, raccontano gli educatori, raccontano gli amministrativi, raccontano i genitori. Tutti. E tutti raccontano con parole concernenti la scuola, – Parole di scuola, come direbbe la preside-scrittrice M.P. Veladiano – quelle parole costitutive e irrinunciabili che definiscono ogni comunità scolastica.

 

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Colei che non si deve amare

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«Venne poi Colei che non si deve amare, scritto quasi per intero fra l’Inghilterra e la Francia. È questa l’opera che segnò la fortuna di romanziere di Guido Da Verona. Crediamo che nessun altro libro di letteratura, fra quelli che non furon adottati come testi scolastici, neppure si avvicini alla tiratura di questo romanzo» (Icilio Bianchi, Guido Da Verona, Milano 1919, p. 19). In questa prospettiva di clamoroso successo di vendite si presenta il terzo romanzo di Guido Da Verona, pubblicato nel 1910 presso la casa editrice milanese Baldini e Castoldi, che tra le sue firme annoverava illustri scrittori italiani e stranieri (Fogazzaro, Dostoewskij, Gorkij, Anatole France ecc.). È lo stesso autore a indicare date e luoghi della composizione del libro, scritto fra il 1908 e il 1909, in occasione di viaggi in quei centri della mondanità internazionale che Guido si vantava di frequentare e che contribuivano ad accreditarne l’immagine del viveur nomade e raffinato, mentre alcuni critici ne mettevano in dubbio l’autenticità e li collegavano a ben orchestrati battages pubblicitari.

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Colpa e ironia nella narrativa di Grazia Deledda

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Colpa e ironia nella narrativa di Grazia Deledda raccoglie il lavoro di un seminario organizzato presso la Fondazione Guarasci, in collaborazione con alcuni licei cosentini e con la facoltà di Lettere di Sassari. Curato da Gilda De Caro e da Massimiliano Aloe, il volume è stato realizzato grazie al contributo del Ministero per i Beni e le Attività culturali (circ. n.17, 4/02/02) e alla grande e sensibile cortesia della Pellegrini Editore di Cosenza. (Scritti di Alberico Guarnieri Marco Manotta Aldo Maria Morace Giuseppe Lo Castro Lorella Giuliani)

 

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