Giovani e lotta alla ’ndrangheta

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L’autore presenta un nuovo e rigoroso scavo sulla ’Ndrangheta – antica e moderna – attraverso un approccio sviluppante intrecci interdisciplinari capaci di attingere ad ambiti come l’antropologia, la sociologia e la teologia. Un quadro di dinamica complementarietà che, oltre a includere ulteriori percorsi di decifrazione del fenomeno, si presenta valorizzato dal riuscito tentativo di fare entrare a pieno titolo del testo una rigorosa riflessione su taluni fattori configuranti quella che egli definisce la “pedagogia dell’onore e della violenza”. In questa direzione di senso sono indagati e analizzati – grazie anche a fasi di rilevazioni sul campo – fondamentali e implicanti dispositivi educativi che impattano in modo particolare nell’immaginario giovanile, ingenerando non solo modelli organizzativi, ma anche l’acquisizione di aspetti personologici strutturalmente correlati a comportamenti criminali. L’autore, di fronte ai sottovalutati rischi scaturenti dalla perpetuità e dalla molteplicità di tali rappresentazioni, propone la forza dirompente e alternativa di uno scenario culturalmente decostruzionista, indicando liberanti itinerari di formazione al pensiero critico, ispirati da un’interpellante e incarnata spiritualità cristiana. (Mimmo Petullà, Sociologo)

Presentazione di Ennio Stamile

 

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I ministri di culto in Italia

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I padri della parola

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Saggi di:

Patrizia Valduga /Alberto Bertoni/ Franco Buffoni/ Giuseppe Conte/ Maurizio Cucchi/ Claudio Damiani/ Renato Minore/ Gabriella Sica/ Roberto Mussapi/ Giampiero Neri/ Elio Pecora/ Umberto Piersanti/ Vivian Lamarque/ Giancarlo Pontiggia/ Loretto Rafanelli/ Davide Rondoni/ Gian Mario Villalta

Ne I padri della parola sono raccolte le testimonianze di 17 tra i nostri più noti poeti attuali sul rapporto che hanno avuto con i loro maestri. Un libro vivido di frequentazioni, di affinità, di eventuali, possibili screzi con i padri letterari che hanno contribuito alla loro formazione. Da parte di ognuno un esemplare distillato di passione e bravura. Ne incontriamo qui l’estrema gratitudine rivolta a autentici giganti della letteratura, non solo italiana, figure leggendarie che vengono raccontate nella semplicità di un giorno qualsiasi, non solo assise sullo scranno della loro sapienza e del loro immenso talento. Autentiche, straordinarie voci soliste, dunque, il cui insegnamento si coagula in una irrevocabile massima che li accomuna: un buon poeta più che di continue dissertazioni teoriche, oggi così diffuse, ha necessità soprattutto di tre cose: innato talento, fervida immaginazione e illuminanti frequentazioni.

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Il cero nascosto

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Nessuno seppe o volle conoscere quel mistero quasi glorioso
che il parroco della chiesa di San Nicola di Bari si
portò in grembo per tanto tempo. Non don Vincenzo ma
qualcuno, prima di lui, seppe e tacque. Don Pietro, il suo
anziano predecessore, aveva fatto dono a Dio di questo: che
ogni cosa che avesse saputa in confessione sarebbe appartenuta
solo a Dio e mai agli uomini.
Un paese silenzioso il suo, fatto di lavoro, di uomini, di
donne e bambini ancora scalzi d’inverno e con le caprette
e le galline sotto il letto. Le strade lastricate e logorate dai
ferri dei muli e dalle scarpe del rozzo. Un luogo ammuffito
d’inverno, con pochi lumi; non aveva sveglia se non quella
del campanile che, regolarmente batteva le sue ore con tocchi
assordanti, i quarti con tocchi più leggeri.

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Il concetto giuridico di responsabilità

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Il lavoro intende evidenziare la specifica rilevanza della «responsabilità del fedele», nella sua duplice accezione di responsabilità-imputazione e responsabilità-impegno attivo. La dimensione giuridica della responsabilità vocazionale, in cui si sostanzia l’appartenenza alla Chiesa, realizza il carattere di impegno e di vincolo sacrale proprio del significato originario del termine. La prima accezione, invece, pur nella peculiarità che assume nel diritto canonico, è ascrivibile al modello di responsabilità giuridica comune anche agli altri rami del diritto. Le radici storiche, teologiche e filosofiche della responsabilità, e le attuali problematiche della categoria in ambito giuridico, costituiscono le premesse necessarie per lo specifico oggetto di questa ricerca finalizzato ad evidenziare il contributo peculiare all’analisi del concetto che può derivare dalla rilevanza della dimensione essenzialmente giuridica dell’appartenenza religiosa del fedele all’ordinamento canonico latino.

 

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Il contributo della dottrina cattolica per l’elaborazione dei principi di diritto internazionale

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Le regole per la vita moderna della comunità internazionale sono state scritte in ambienti religiosi e in ambienti laici. Esse hanno avuto un’elaborazione lunga e ricca di contributi diversi di grandi maestri del pensiero: da S. Agostino a Giovanni Paolo II, dal domenicano de Vitoria a Grozio, a de Vattel. Tutti avevano un obiettivo comune. La storia delle nazioni e degli Stati è stata scandita dalle guerre e dalla pace e ha previsto anche la guerra giusta che nell’epoca attuale si è portati a considerare superata. La storia ha giustificato il ricorso alle armi che è entrato nella normativa internazionale moderna ma sottoposto al rispetto di talune condizioni. Il diritto internazionale è il mezzo degno dell’uomo e dei popoli per evitare l’uso arbitrario della forza e per risolvere i contenziosi ma deve poter contare su un’autorità dotata di poteri efficaci. Rimangono molti interrogativi ma è certo che siamo obbligati a considerare l’argomento della guerra con una mentalità completamente nuova.

 

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Il danno da uccisione di religioso, negli ordinamenti francese, tedesco ed italiano

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In generale, “il principio della riparazione integrale dell’insieme
dei danni ha come corollario il risarcimento completo di ciascuno di
essi” 1, e, a proposito della famiglia della vittima, si parla di ‘danno di
terzi’ 2.
La Cour de Cassation ha, per lungo tempo, mostrato, nello stesso
tempo, un orientamento restrittivo, sostenuto dalle Sezioni di diritto
del lavoro e di diritto sociale, uno estensivo, della seconda Sezione
civile, ed anche uno intermedio, della Sezione penale.

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Il falco della Trinità

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Prefazione di Mons. Salvatore Nunnari

“Nicola da Longobardi è una stella che brilla nel firmamento della santità calabrese e che irradia di bellezza la nostra terra. Questo volume di grande intensità è un ulteriore contributo per la conoscenza e l’approccio a questa meravigliosa figura”
Dalla prefazione di Mons. Salvatore Nunnari
Arcivescovo di Cosenza-Bisignano

“San Nicola di Longobardi è la ricchezza dell’umiltà e della provvidenza della carità di Francesco di Paola, ma è anche, come Francesco, il vissuto della bellezza nella quale si incontrano San Paolo e Agostino, l’Agostino della Città di Dio che segnerà i passi a quella Città del Sole di Campanella, in cui il ‘segreto’ monastico è nella Provvidenza che accompagna la Fede”
Pierfranco Bruni

“La sua bisaccia diveniva giornalmente carica di storia e soprattutto di storie di sofferenze e povertà da immergere nel cuore della Trinità Santa verso la quale additava la vita degli altri”
Don Enzo Gabrieli

“Al Sud i Santi sono Salmi recitati sulle piazze. I Santi sono segno e strada per conoscere il volto del Verbum abbreviatum che ha amato l’uomo alla follia. Nella risposta credente, si riflette la scintilla di quella Gloria venuta a mettere le tende tra le strade dell’umanità”
Gerardo Picardo

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Il riformismo legislativo in diritto ecclasiastico e canonico

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I mutamenti legislativi nell’ambito del diritto ecclesiastico e canonico si sono succeduti con un’intensità che in pochi altri settori della scienza giuridica era possibile riscontrare, per cui non possono essere presi in considerazione in una dimensione prevalentemente storica, ma sono espressione, quanto mai attuale e positiva, della vita del diritto. Nel corso di un secolo, due Codici di diritto canonico, oltre alle Costituzioni e Decreti del Concilio Vaticano II, due Concordati, nel 1929 e nel 1984, una nuova Costituzione, quella del 1948 e la riforma del 2001, e continui mutamenti nell’ambito del diritto comune rendono necessari un diverso assetto delle fonti e una rivalutazione della dinamica concordataria e dei problemi di diritto internazionale ecclesiastico, in modo da poterne definire nuovamente l’oggetto.

 

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Il vecchio cattolicesimo

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Il Vecchio Cattolicesimo sorse come reazione ecclesiale e culturale alle chiusure di Pio IX e de “La Civiltà Cattolica” verso le novità culturali e religiose del secolo XIX. Si chiamarono Vecchi Cattolici (in tedesco Altkatholichen) in opposizione alle “novità” che Pio IX  e il Concilio Vaticano I avevano introdotto nella concezione della Chiesa  e nel suo rapporto con la società, a partire dal Sillabo del 1864, che aveva condannato le correnti di pensiero nate dall’Illuminismo.

I Vecchi Cattolici si ispirarono  alla Chiesa dei primi secoli, precedente alla separazione  della Chiesa romana dall’Ortodossia e dal Protestantesimo. Nella Chiesa antica il vescovo di Roma era il “primus inter pares”, e i vescovi – anch’essi sposati al pari dei presbiteri – venivano eletti  dal clero e dai fedeli. Riportarono il concetto di cattolicità al suo significato originario, affermando che “ogni chiesa deve essere sottomessa a Gesù Cristo suo capo, e a lui solo”. Ma al tempo stesso, in quanto parte della Chiesa Universale, deve subordinare il proprio orientamento alle decisioni di questa.  I Vecchi Cattolici sono “uniti con gli evangelici nella sostanza della fede e nella protesta contro gli errori di Roma, e perciò protestanti per respingere tutto l’errore, come siamo cattolici per ritenere e conservare tutta la verità”

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Impegno civile

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L’idea di riunire in un volume gli articoli scritti principalmente per la terza pagina della Gazzetta del Sud, ma anche de Il Mattino, Rocca, Il Soldo, Centonove, Il saper fare, è stata sempre presente nella mia mente, e direi in misura ancora maggiore quanto più restavo perplesso del linguaggio del mondo accademico…
Cosa scrivevo in questi elziviri di terza pagina? Ciò di cui andavo occupandomi: i rapporti tra lo Stato e la Chiesa, la politica ecclesiastica, la questione romana, le comunità di base, la revisione del concordato, la Chiesa in Polonia, Chiesa e comunità politica, le confessioni acattoliche e la necessità di intese, l’insegnamento della religione, i rapporti tra Chiesa e mafia, l’Islam, la presentazione di congressi e di libri, e così via, ma anche questioni locali e di impegno civile…
(Dall’introduzione)

 

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La cattedrale di Cosenza

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Il Duomo di Cosenza deve la sua rivalutazione artistica allo Schultz che, per primo, nel 1860, lo considerò opera egregia; ed al Bertaux, che, nel 1904, lo ritenne opera di un artigiano venuto dalla Francia. Ricostruita dopo il violento terremoto del 1184 ed inaugurata nel 1222 alla presenza dell’Imperatore Federico II di Svevia, anche se variamente rimaneggiata lungo i secoli e poi sostanzialmente restituita alle linee originali, la Cattedrale di Cosenza, con il suo stile romanico-gotico-cistercense e con i suoi richiami all’arte normanna del sud Italia, rappresenta una singolare testimonianza architettonica dell’evoluzione dello stile romanico verso lo stile gotico; testimonia, cioè, il cambiamento di un nuovo modo di interpretare l’architettura per renderla più rispondente alle esigenze spirituali dei secoli XII-XIII.

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La Chiesa e l’Europa

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Il convegno su “La Chiesa e l’Europa” si giustifica con la necessità
di evidenziare le nostre radici di cittadini europei in un periodo di
tempo nel quale si assiste al tentativo di ignorare tali radici o di negarle
in toto, quasi che la storia europea prenda avvio solo dall’Illuminismo
e dalla rivoluzione dell’ottantanove, assegnando a tutto il
precedente, lungo periodo, una qualifica fortemente negativa in quanto
caratterizzata dalla presenza cristiano-cattolica.
Urgono alcune precisazioni, per quanto sommarie. La negatività
della predominanza cristiano-cattolica, soprattutto nel campo politico,
non ha impedito, anzi ha favorito il fiorire di una civiltà immensa
della quale dobbiamo essere fieri, paronabile solo a quella grecoellenistica.
In secondo luogo, non possiamo valutare negativamente
quel lungo periodo storico, imponendo come metro di giudizio il
nostro attuale modo di pensare e la nostra sensibilità, partendo dalla
considerazione che oggi possiamo godere di garanzie e di diritti, i
quali, non presenti nel passato cristiano, lo qualificano di conseguenza,
negativamente. Io penso invece che la maturazione dei diritti e
delle garanzie delle quali godiamo, si sarebbe comunque verificata
come progressivo sviluppo dell’umanità, come affinamento della sensibilità
dell’uomo, sia in presenza, sia in assenza del cristianesimo.
Credo, anzi, che la presenza del cristianesimo abbia facilitato tale
processo di maturazione e di sviluppo, quanto meno come reazione
fortissima alla onnipresenza cristiana.

 

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La Chiesa e l’Europa

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Il convegno su “La Chiesa e l’Europa” si giustifica con la necessità
di evidenziare le nostre radici di cittadini europei in un periodo di
tempo nel quale si assiste al tentativo di ignorare tali radici o di negarle
in toto, quasi che la storia europea prenda avvio solo dall’Illuminismo
e dalla rivoluzione dell’ottantanove, assegnando a tutto il
precedente, lungo periodo, una qualifica fortemente negativa in quanto
caratterizzata dalla presenza cristiano-cattolica.
Urgono alcune precisazioni, per quanto sommarie. La negatività
della predominanza cristiano-cattolica, soprattutto nel campo politico,
non ha impedito, anzi ha favorito il fiorire di una civiltà immensa
della quale dobbiamo essere fieri, paronabile solo a quella grecoellenistica.
In secondo luogo, non possiamo valutare negativamente
quel lungo periodo storico, imponendo come metro di giudizio il
nostro attuale modo di pensare e la nostra sensibilità, partendo dalla
considerazione che oggi possiamo godere di garanzie e di diritti, i
quali, non presenti nel passato cristiano, lo qualificano di conseguenza,
negativamente. Io penso invece che la maturazione dei diritti e
delle garanzie delle quali godiamo, si sarebbe comunque verificata
come progressivo sviluppo dell’umanità, come affinamento della sensibilità
dell’uomo, sia in presenza, sia in assenza del cristianesimo.
Credo, anzi, che la presenza del cristianesimo abbia facilitato tale
processo di maturazione e di sviluppo, quanto meno come reazione
fortissima alla onnipresenza cristiana.

 

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La città del sole di Tommaso Campanella

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Campanella, Uomo di eccelsa onestà intellettuale, di straordinaria coerenza, di grande resistenza fisica e soprattutto psichica, con l’esempio e la forza inestimabile del Suo pensiero ci insegna che l’Uomo, per realizzare i bisogni primari, non può vivere senza il sogno di un’“Utopia” costruttiva, poiché un’Utopia trasformata in un’enorme cantiere è il carburante che fa girare il motore del mondo.

Il Potere, per conservare se stesso, ha cercato sempre di nascondere, insabbiare, camuffare, condannare, negare, dimenticando che le leggi della natura sono inesorabili: così succede che ogni fenomeno sociale, politico o religioso, nasce, cresce, si sviluppa e… prima o poi muore!

Basta guardare nel tempo e nella Storia!

G. B.

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La cristologia dantesca

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La preoccupazione esegetica [rivolta al viaggio di Dante inteso come Visio nella sua ampia accezione] espressa dal Singleton e confermata autorevolmente da Erich Auerbach, esperto decrittatore della tensione di verità figurale nella parola dantesca e nell’approdo poetico a cui essa si destina trova una assegnazione a noi coeva  nell’esame di un esegeta di formazione accademica cosentina:  Antonio D’Elia,  combattivo difensore d’una frontiera del conoscere che sembra contenuta, ma che intende essere e veramente diventa approdo di verità. Il rigore cristologico che esige da parte di D’Elia un coerente aggiornamento dottrinale che coinvolge strati della cultura cristiana, trova nel suo scritto approdi che forniscono vigore di credibilità a ciò che tanto conta per tutti noi: la poesia di Dante. […]. La tematica dantologica sembra non già ampliarsi verso l’incongruo metastorico, ma identificarsi con la Cristologia e la Mariologia dantesche ancorate a persuasive letture oltre che di testi “sacri”, di Agostino, Tommaso d’Aquino e della filosofia platonica e aristotelica. La cristologia dantesca è  esplorata dal critico cosentino in una verifica originale e insieme filologicamente attendibile. […].  Le acute analisi di Antonio D’Elia, espresse con pathos altamente credibile, impeccabile originalità e chiarezza espositiva, hanno una logica interna rigorosa e riccamente allusiva di un tessuto conoscitivo  poetico-teologico-filosofico profondo attraverso il quale lo studioso ci invita a dare spazio “ecumenico” alla costituzione del poieo proprio del codice cristologico dantesco (dalla Prefazione di Dante Della Terza).

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La Fede Bahá’i in Calabria e in Italia

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Il testo di Enzo Stancati rappresenta una dettagliata introduzione alla Fede Bahá’i, in grado di fornire al lettore le principali fonti storiche, gli eventi fondanti e i dettati spirituali di questa giovane religione ancora agli albori della sua nascita. Con appassionata attenzione e precisa indagine storica, vengono ricostruite le dinamiche di diffusione e di aggregazione comunitaria inerenti al territorio italiano e calabrese, rendendo così esplicito il vivo legame tra l’idealità universale della fede e l’agire concreto, civile e rinnovatore dei protagonisti umani.

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La malaerba dell’oleandro dentro gli spazi calabresi

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Il libro delinea con rigore metodologico e approccio scientifico il fenomeno della ‘ndrangheta, di cui sono individuate le radici culturali, storiche e antropologiche, segnanti la prospettiva dell’analisi di uno scenario che appare in una continua e complessa evoluzione. La trattazione delle argomentazioni si distanzia da approcci strettamente manualistici, mentre rinvia a una straordinaria e appassionata acutezza nell’osservazione, che restituisce un quadro piuttosto definito della realtà nelle sue antiche e attuali linee di tendenza. L’autore scandaglia nell’accadere dei suoi quotidiani e disumanizzanti svolgimenti psicologici e sociali, avviluppati dall’aggressivo e violento potenziale di una sottovalutata criminalità che ormai non conosce confini. È tuttavia in questo processo che il lettore è posto dinanzi a possibili percorsi di ricontestualizzazione e rafforzamento delle ragioni della speranza, nella solidale relazionalità e nella bellezza come valore. Si tratta evidentemente di una sfida, che il teologo Vincenzo Leonardo Manuli lascia intendere sia possibile raccogliere, a condizione di aprirsi alla crescita di un sapere critico, unico strumento per lottare e superare le contraddizioni – anche quelle religiose – recidendo finalmente l’oleandro, “l’albero del male piantato nel giardino di questa regione”. (Mimmo Petullà, Sociologo)

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La mente e il cuore di Francesco di Paola

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Nella notte del Medioevo alcune luci, e tra
queste, Francesco di Paola.
Santo, taumaturgo, miracoloso, ma al tempo
stesso operatore di pace, difensore degli oppressi,
fustigatore dei potenti.
Ascetico e pastorale ma pronto a tenere testa
a re e governanti, giudice implacabile delle loro
malefatte. Chi era dunque questo uomo di Dio?
Un uomo fuori dal comune anche nei tratti più
elementari: lui alto quasi due metri nei tempi in
cui l’altezza media sfiorava il metro e mezzo; lui
vissuto novant’anni quando la media era di trentacinque
anni; lui che attraversava l’Europa quando
viaggiare era quasi impossibile.
Ognuno di noi leggendo questo magnifico testo
potrà scoprire un “proprio” San Francesco di
Paola. Io l’ho trovato. Per me un santo austero ma
familiare capace di farmi sentire fieramente calabrese,
ovunque lo incontro: da Napoli a Rio de
Janeiro, da Cuba a Bruxelles e nei mille angoli del
mondo dove la granitica devozione dei suoi fedeli
ha collocato la sua immagine e le sue chiese.

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