Andate, senza paura, per servire

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Cosa ha significato per la Chiesa la rinuncia di Benedetto XVI? Quali sono le grandi sfide cui è chiamato Papa Francesco? L’Autore vuole indagare, con l’occhio del giornalista appassionato, gli ultimi mesi che hanno interessato la Chiesa, dai motivi della storica decisione di Joseph Ratzinger alle fasi del Conclave, fino all’estate 2013, al grande incontro del pontefice argentino con i giovani a Rio de Janeiro. In pochi mesi Papa Francesco è entrato nel cuore della gente, ha riempito le piazze con la freschezza e l’autenticità che lo contraddistinguono, soprattutto con il suo essere Papa-parroco attento ai bisogni di ognuna delle sue pecorelle. Alle sue spalle, ha il Vangelo sulla cui via vuole far camminare la Chiesa di Dio e una Tradizione che lo sorregge, in una straordinaria continuità di idee e di intenti con i pontificati precedenti. Con interviste raccolte anche durante la Giornata Mondiale della Gioventù, il testo permette un focus dettagliato sul significato della visita pastorale nella terra dell’America Latina. Le sfide della Chiesa oggi sono molte, Papa Francesco è pronto ad accoglierle con entusiasmo.

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Approcci critici al pluralismo confessionale

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Il volume si propone di presentare alcune delle tematiche di più recente attualità nella trattazione internazionalistica del diritto di libertà religiosa. Esse, lungi dal pretendere di non riferirsi all’accezione tradizionale di tale diritto (che, semmai, presuppongono e mirano a rielaborare), impongono all’interprete di guardare con rigore e rinnovata attenzione al tema dei diritti di libertà. Nel far ciò, il volume ripercorre la transizione democratica nei Paesi dell’Est Europa, gli scenari aperti dai sommovimenti delle cd. “primavere arabe”, nonché la tediosa sopravvivenza di pregiudizi antiebraici e antipalestinesi. Avvalorando con mezzi e argomenti nuovi la già sperimentata e condivisa petizione di principio per i diritti delle confessioni e delle culture.

 

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Atti del convegno

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Sono riunite in questo volume relazioni e comunicazioni presentate al convegno svoltosi nell’Aula magna del Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Ferrara nei giorni 16-17 ottobre 2009 sul tema: “La Chiesa in Italia: oggi”. I problemi da trattare avevano ad oggetto il rapporto tra la Chiesa e la politica, la Chiesa e il sociale, la Chiesa e l’economia, la Chiesa e il diritto. Tali problematiche sono state analizzate partendo dall’inquadramento storico-teologico, supportato dalle varie interpretazioni dottrinali e giurisprudenziali proposte e imposte a partire dall’entrata in vigore della Costituzione repubblicana. La pluralità e le diversità delle opinioni sono state l’alimento coadiuvante del dibattito nonché motivo di ulteriore esplicazione dei concetti espressi dai vari Autori a dimostrazione della perdurante attualità della materia ecclesiasticistica e della imprescindibilità in Italia del fatto religioso nelle sue varie articolazioni. Nella speranza di avere, sia pure limitatamente, contribuito ad alimentare lo studio e il dibattito su alcuni dei più sensibili temi legati alle materie ecclesiasticistiche, il curatore ringrazia chi ha voluto contribuire scientificamente con i propri scritti e chi ha voluto contribuire economicamente per la realizzazione del convegno. Un particolare ringraziamento va indirizzato alla dottoressa Federica Tapparello per il suo contributo alla realizzazione del convegno, sia durante il suo svolgimento, sia successivamente per la realizzazione degli atti.

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Atti del convegno di Ferrara

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Sono riunite in questo volume alcune relazioni e comunicazioni
presentate al convegno svoltosi nell’Aula magna del Dipartimento di
Scienze giuridiche dell’Università di Ferrara nei giorni 26-27 ottobre
2007 sul tema: “La Carta e la Corte”. I problemi da trattare avevano
ad oggetto la tutela penale del fatto religioso presente nel Codice
Rocco in rapporto sia alla Carta costituzionale, sia alle interpretazioni
proposte e imposte negli ultimi trenta anni dalla Corte costituzionale.
La pluralità e le diversità delle opinioni sono state l’alimento vitale del
dibattito e la giustificazione del convegno stesso a dimostrazione della
perdurante attualità della materia ecclesiasticistica e della centralità
in Italia del fatto religioso nelle sue varie articolazioni.
Nella speranza di avere, sia pure limitatamente, contribuito ad
alimentare lo studio e il dibattito su alcuni dei più sensibili temi legati
alle materie ecclesiasticistiche, il curatore ringrazia chi ha voluto contribuire
scientificamente con i propri scritti e chi ha voluto contribuire
economicamente per la realizzazione del convegno

 

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Caro gesù

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La raccolta è rivolta a tutti, credenti e non, poiché il “personaggio” Gesù – seppure non volessimo considerarlo il Dio entrato nella storia per la redenzione, con la sua vita, l’attività pubblica e la morte in croce – ci ha lasciato in eredità una via di guarigione, per chi vuole sceglierla in libertà: perdono, amore e riconciliazione sociale.

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Chiesa, Stato e popolo nel Mezzoggiorno dei lumi

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Il volume si propone di analizzare la legislazione ecclesiastica emanata dai Borboni di Napoli e di Sicilia nel periodo compreso tra la riacquisizione dell’indipendenza politica e l’inizio della Rivoluzione francese. La lotta anticuriale connotò indubbiamente l’azione dei monarchi meridionali, assumendo tratti originali rispetto a numerose esperienze coeve.  Il regalismo di Carlo III e Ferdinando IV fu particolarmente attento a tutelare la sovranità dello Stato, cercando contestualmente, però, di non conculcare, almeno in linea di principio, il carattere primario dell’ordinamento canonico: appare pressoché assente, invero, l’idea che tra i compiti del monarca rientrasse anche quello di promuovere una riforma interna della Chiesa cattolica, idea che contraddistinse, invece, il giuseppinismo ed il leopoldismo. Rimase ferma, comunque, la peculiare situazione della Sicilia, ove il privilegio della Legazia Apostolica attribuiva al sovrano una sorta di potestà diretta in spiritualibus.
Né può essere trascurata la presenza di disposizioni volte a dare attuazione pratica ai principii di uguaglianza formale e di libertà religiosa. Siffatte statuizioni normative denotano, almeno a nostro giudizio, che, al di là del giudizio, sovente assai severo, formulato dalla storiografia nei confronti dei Borboni di Napoli e di Sicilia, il giurisdizionalismo meridionale non fu del tutto insensibile alle esigenze di tutela dei diritti inalienabili della persona umana.

 

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Commento ai Salmi dei gradini

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Sicuramente benefica la lettura del commento ai salmi dei
gradini, contenuto nel testo di Antonio Strigari, per chi voglia
– come la scrivente che ne ha riconosciuto la significativa utilità
e gli effetti spirituali – intraprendere nella propria vita un
cammino di fede autentica poggiata sulla Verità della Parola
piuttosto che sulla labilità e falsità delle tradizioni umane o
sulla propria limitata intelligenza!
Spesso giunge da parte del Signore Gesù Cristo l’invito,
non sempre accettato, a credere nella Sua Potenza di Dio Vivente
e Vero, di Padre amorevole che abita e regna nei cuori,
nei quali entra non con forza e sopraffazione ma con dolcezza
ed umiltà – e solo se desiderato – portando pace, amore
e certezza di Perdono e Vita Eterna: l’autore del commento,
che grazie a Dio ha prestato ascolto a tale voce verificandone
la bellezza e preziosità, ha inteso, riuscendovi in pieno a mio
modesto avviso, esaminare, con l’aiuto di Dio, i Salmi dei gradini
(di cui non era stato scritto finora in maniera specifica e
particolare, il che rende oltremodo apprezzabile il lavoro) ed
offre – con l’unico scopo di condividere gloriose rivelazioni
dello Spirito Santo – a tutti coloro che vorranno usufruirne il
resoconto di quanto il Signore Gesù Cristo gli ha mostrato per
il bene della Chiesa e suo personale.

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Controversie giuridizionali nel Portogallo del primo quarto del XVII secolo

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L’indagine storiografica persevera in un’ingiustificata disattenzione attorno alla vicenda giuridica nel Regno di Portogallo ed Algarve nonostante sia teatro – ne è prova la quadruplice codificazione regia – di straordinari momenti dell’esperienza del diritto moderno.

A tali dinamiche di trasformazione non si sottraggono i rapporti Stato-Chiesa ed i rispettivi fori nella burrasca giurisdizionalista del Seicento. Il confronto serrato che oppone Nunzi e Collettori apostolici al Principe filippino e ai suoi ministri dà vita ad un giurisdizionalismo sui generis, ben diverso dai coevi modelli europei. Fatto salvo il foro episcopale, i tribunali ecclesiastici del post-tridentino, l’inquisitoriale e dell’ius fisci, perdono d’importanza perché la stirpe atlantica di Ulisse onora la tradizione del diritto patrio, lo “estylo do Reino”, corroborato da portentosi giuristi regalisti e da una vitalissima giurisprudenza.

 

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Controversie giuridizionali tra Chiesa e Stato nell’età di Gregorio XIII e Filippo II (1578 – 1581)

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La decisione di ristampare questo studio, da sempre quasi introvabile,
non è solo mia ma dello stesso Autore che ne aveva preparato
un’edizione nel 2007, avvalendosi della fattiva collaborazione
di Saverio Di Bella. È da lui che ho ricevuto la copia corretta del
lavoro per cui a me spetta solo il compito di rispettare la volontà del
Maestro e di avvalermi delle sue indicazioni manoscritte a margine,
curando questa seconda edizione e facendo in modo che venga alla
luce nel primo anniversario della sua scomparsa. Spero così che il
legame con il Maestro non si interrompa e di onorarne la memoria.
Questa monografia prosegue solo in parte – negli ultimi capitoli
– quella sulla Legazia Apostolica1 con la quale, a soli ventiquattro
anni, Catalano aveva brillantemente esordito sul piano scientifico
dando prova dei suoi interessi storici che anticipavano quelli giuridici
(libertà religiosa, problematica dei concordati, art. 7 Cost. etc.) di
poco successivi. Sono studi ai quali Catalano resterà legato per tutta
la vita (la Legazia verrà ristampata nel 1973, unitamente ad un articolo
sulle sue origini – 1088-1178 –2) e che continuerà a coltivare.

 

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Cristo se n’è andato

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Con Cristo se n’è andato Alfredo Strano dà alla letteratura meridionale il romanzo che sotto il profilo tematico le mancava. Non risulta davvero che gli scrittori meridionali abbiano preso a pretesto della loro macchina narrativa le guerre coloniali e specificatamente la guerra d’Etiopia e quei singolari combattenti italiani, sopratutto meridionali e calabresi, che ebbero nome meticcio di legionari lavoratori. Da questa solitudine dalla letteratura nazionale ove il nome più alto in fatto di narrazione della guerra d’Etiopia è quello di Ennio Flaiano con il romanzo Tempo di uccidere, la narrativa meridionale è stata tolta grazie a questo romanzo di Alfredo Strano, calabrese di Delianuova, emigrato in Australia, scrittore – grazie a Dio – non di professione e, quindi, attrezzato a raccontare, come diceva il De Sanctis, il vivente: ciò che c’è nella storia e nell’umana esperienza. Racconta Alfredo Strano come il lavoro per i meridionali è sempre una tragedia: o la fornace ardente dell’emigrazione o la fornace più ardente ancora della guerra, come in questo romanzo, in Etiopia, l’impero di cartapesta, la sconfitta collettiva e individuale. La sconta il popolo meridionale in fuga verso l’Etiopia, la sconta Ciccillo il pilota, il protagonista del romanzo, che tornerà da Asmara con la speranza che non muore e la lebbra che lo fa morire.

 

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della consumazione del rogo

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Rispetto al penultimo Ciò che resta, plaquette stampata
durante il 2008, l’ultimo titolo di Alfonso Cardamone, Della
consumazione del rogo, pare articolare la medesima materia
in maniera più solenne e da maggiore distanza, a giudicare
dalla modalità classicheggiante che richiama il de seguito
dal caso ablativo della trattatistica latina (risale al 1987 una
suite pubblicata in rivista nel nome “dell’ebbrezza e di altri
smarrimenti”). Cionondimeno, è bene cogliere da subito
uno stilema che, vigente nelle inarcature del verso, proietta
sulla progressione bibliografica l’impulso retrogrado e bifronte
che carica spesso d’ambiguità lo snodo metrico: “ciò
che resta della consumazione del rogo” risulta, insomma,
dizione corretta e definitiva della sezione fin qui terminale
della produzione poetica del nostro. Guardare indietro – ciò
che etimologicamente il verso impone – è gesto interpretativo
obbligato stavolta, al cospetto di testi che si pretendono
ultimativi e terminali. A partire dal titolo, quindi, ma immediatamente
dai primi movimenti di una raccolta che esige
“lunga fedeltà” dal lettore e memoria ferrea nel rintracciare,
ad esempio, il nome femminile (Anna) caduto dalla rubrica
telefonica (in “all’osteria del porto di pescara”) ma immortalato
in una lontana poesia (“la memoria e la presenza”,
del 1975). Allo stesso modo, il sontuoso proemio di “otre
mi faccio e musicale onda” non è senza rapporto coi versi
di “noi a cui i sogni”, da Le selve di crono:

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Dio e il linguaggio

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Abbiamo cercato il dialogo per avvicinare noi stessi al linguaggio e il lettore alla nostra esigenza di presentargli un progetto, di cui non è possibile indicare il progettista. Abbiamo anche intravisto l’opportunità di percorrere vie diverse da quelle solite seguite dai linguisti. L’impressione che quest’ultimi muovano dalla fine per raggiungere il significato, ci ha spinto a risalire fino alle origini del discorso, per cercare di capire come scorrono le parole e cosa intendono quando infilate raggiungono l’interlocutore. È l’esigenza di seguire il filo della logica fino alla sua dissolvenza – per rintracciare un locus nell’infinito e intricato universo dei neuroni – che ci spinge a una ricerca della quale non si intravvede la fine. Donde la certezza di tendere al traguardo, ma di non poterlo mai raggiungere. Questo però non ci esime dal compiere una indagine, che può servire a noi stessi e ad altri per rispondere al bisogno di capire, e caso mai di risolvere, qualcuno dei molti problemi che ci vengono posti.

 

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Dio e la libertà

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“Dio e la libertà” è il terzo volume di una trilogia che ha preso in esame l’evoluzione darwiniana, il linguaggio e la libertà, con lo sguardo rivolto alla condizione umana. È una raccolta di articoli, pubblicati sul mensile “Presila 80” (Direttore Anselmo Fata) nell’arco di un decennio, il cui filo conduttore è la ricerca della verità sostenuta dall’affermazione incondizionata della libertà di pensiero. Gli argomenti trattati sono molti e spaziano dalle riflessioni filosofiche e teologiche alle argomentazioni scientifiche più ricercate. Il richiamo costante ai grandi pensatori di tutti i tempi, l’analisi profonda e accurata dei grandi contrasti storici e politici, insieme alla fiducia incondizionata nell’uomo e nella scienza, sono i tratti piu significativi che legano e caratterizzano questi “capitoli” di elevato spessore intellettuale.

 

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Diritto e potere nei rapporti tra le giurisdizioni civili e le autonomie confessionali

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Quando il personaggio storico-letterario del giudice Dee si trova
davanti al sempre più concreto fallimento di una sua indagine, non
può non ammettere, in forme solenni, le sue inadeguatezze e disporsi
a rassegnare le dimissioni1. Robert van Gulik chiarisce il senso di
questo atto giuridico formale: a chi detiene il potere è concesso di
compiere azioni che sarebbero ritenute illecite per tutti gli altri cittadini.
Se l’esercizio del potere non corrisponde, però, ai suoi scopi
istituzionali, la sanzione per quelle azioni illecite è normalmente
comminata in modo più grave. E, d’altra parte, lo stesso van Gulik
riconosce che nel diritto vi sono, come nella letteratura, alcuni topoi:
dietro un personaggio o dietro un istituto, non c’è soltanto la messa
in opera di comportamenti concreti, ma anche (e, in alcuni frangenti,
soprattutto) l’attualizzazione di norme sottratte alla disponibilità
umana. Operative nella loro vincolatività e vincolanti proprio perché
universalmente rispettate ed applicate

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Diritto privato globale, Objective Pluralism e libertà di religione

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Lo studio esamina il Value Pluralism, secondo la tesi dell’Objective Pluralism, come carattere del globalismo nel diritto privato, ed evidenzia la sua idoneità a mutare lo statuto ontologico dell’ordine giuridico, a rendersi cioè, precipuamente mercé il carattere della Incommensurability, un Complexity Maker. Muovendo dagli elementi teorici rintracciati in capo alla formulazione della General System Theory, si esaminano i motivi che inducono alla falsificazione del paradigma dominante di homo oeconomicus e dei relativi elementi riassunti attorno alle nozioni di Rationality e di Knowledge ed inoltre, nel diritto dei soggetti, all’adozione entro la tradizione della Rule of Law (‘what the law ought to be’), dei parametri ordinanti del ‘True’ Individual e di Regola Universalizzabile secondo l’Evolutionary Approach to Law. Si ripercorrono i caratteri ontologici del valore nella prospettiva del- l’Objective Pluralism, focalizzando i problemi giuridici che ne derivano e le potenziali incompatibilità regolative e predittive, rilevabili presso taluni approcci, in ordine all’assunzione ed all’applicazione del Valore nella fattispecie regolativa di diritto privato. La complessità, come carattere ontologico dell’ordine giuridico prodotto dal Value Pluralism e dalla Incommensurability, delinea quindi il terreno giustificativo e la Ratio esclusiva della Regola Universalizzabile, secondo l’Evolutionary Approach to Law, ai fini della Governance del diritto privato globale. La libertà di religione è esaminata lungo talune situazioni giuridiche soggettive ed alcuni atti individuali di esercizio dedotti come espressione del relativo diritto, essa viene eletta come ambito di corroborazione posta la sua collocazione fra i diritti c.d. fondamentali degli ordinamenti occidentali in pari tempo all’orizzonte metodologico derivabile dal Value Pluralism. Alla luce dei criteri risolutivi e degli elementi critici già individuati, questo studio esamina il nucleo teorico di alcune regole giuridiche del diritto anglosassone, specie nordamericano, in quanto la presenza di innumerevoli appartenenze religiose, il riconoscimento giuridico al più alto grado gerarchico della libertà di religione nel contemporaneo e diffuso riconoscimento del Value Pluralism, paiono costituire tale area giuridica come un ‘laboratorio’ ideale per la scienza giusprivatistica quanto all’applicazione ed all’elaborazione di regole giuridiche concernenti i c.d. diritti fondamentali. La corroborazione si sviluppa sulla compatibilità ordinante di siffatte regole, quanto agli interrogativi concernenti la qualità ed i limiti dei diritti individuali ascrivibili alla libertà di religione ed i loro conflitti con altri diritti e posizioni giuridiche riconosciuti come ‘fondamentali’ negli ordinamenti giuridici contemporanei.

 

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Economie & Religioni

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La nostra società appare troppo spesso descritta come del tutto secolarizzata. Un mondo ove il sacro e la sacralità sono estranei sia all’esperienza giuridica, che a quella economica. Confermano tale orientamento le equazioni sviluppate dalla teoria economica generale. Esse tracciano sistemi nei quali le opzioni fideistiche sono variabili che nulla hanno a che fare con il mercato o le scelte di consumo. Impostazioni di questo tipo, tuttavia, trascurano che i sistemi economici sono creazioni dell’uomo. Anche di questi ultimi la religione rappresenta una matrice di senso, uno strumento per valutare le preferenze degli individui. L’agire per fede sotto questo profilo evade il confine della trascendenza e dell’immaterialità, e mostra la sua “anima” più concreta proprio all’interno dei mercati.

 

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Elogio dell’umorismo e filosofia di vita

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Negli ultimi decenni è stato possibile registrare un crescente interesse per il fenomeno dell’umorismo, i cui riferimenti percorsuali restituiscono – grazie alla condivisione di esperienze scientifiche diverse – il tenore concettuale di una tematica che ha ormai istituzionalizzato un affascinante campo di studi. D’altra parte valori e norme condivise si rafforzano, nei contesti dove l’umorismo ingenerato assume una feconda consistenza, segnando confini e dichiarando appartenenze – non di meno distanziando problemi e orientando sull’essenziale – in un continuo e vivace rapporto di reciprocità e d’identità che spesso tende a migliorare taluni fattori di adattamento alla realtà. Un complesso quadro di riferimento, questo, che il teologo Vincenzo Leonardo Manuli esplora – con l’audacia dei consueti e organici affacci interdisciplinari – a partire dalla temporalità degli svolgimenti esistenziali più reconditi. (…) L’Autore, del resto, nel libero e responsabile dinamismo delle relazioni umane è a questa misura alta cui fa a più riprese riferimento, con lo slancio e il rigore del suo stile intellettuale e profetico, inteso come incessante ricerca e sviluppo di un’area di significati, capaci di leggere nella sorpresa del “Dio ridens” il valore di una facoltà cognitiva aperta allo stupore di un annuncio che passa dal coraggio della denuncia. (…) La teologia di Vincenzo Leonardo Manuli continua dunque a generare le problematizzanti sistematizzazioni di un pensare e di un agire dentro la realtà postmoderna – memore, a onor del vero non senza ironia, dei costi che tutto ciò comporta in termini di fatiche e incomprensioni – per attribuire un senso all’essere e all’esistenza della persona umana, nel segno di una solidarietà di fronte alla clamorosa tragicità dell’ingiustizia. (Mimmo Petullà. Sociologo)

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Feritoie di cielo

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Don Leonardo Manuli con i versi di questa silloge propone percorsi e itinerari diversi per passeggiare nel labirinto della vita.  (Francesco Aronne)

Dal suo infinito, don Manuli scende nel finito del tempo, cogliendo attimi di una vita che ha fretta. (Carmine Paternostro)

Il Manuli cerca in definitiva di render conto delle situazioni dell’agire umano, guardando ancora una volta con mente libera e dunque oltre la superficie, nell’audace e riuscito tentativo di afferrare l’essenza di ciò che accade. (Mimmo Petullà)

Nei pensieri e nelle poesie di don Leonardo mi colpisce il passaggio “Ho bisogno di credere”, e la parola “Credo” non si riferisce solo a progetti, sogni, idee concrete da intraprendere o da realizzare nella quotidianità. In ogni momento della nostra storia, fatta di cadute e momenti in cui ci rialziamo, dobbiamo infatti decidere se gestire al meglio la nostra vita e quindi accendere in noi la speranza, oppure essere lasciati a noi stessi. L’importante è arrivare alla meta, credere e decidere, decidere e credere in quello che sono, faccio e vivo per credere nel Signore della vita. (don Francesco Di Marco)

Don Leonardo non bada alle apparenze ed al giudizio aprioristico altrui, la sua filosofia-religione è salda, sicura, sincera. Leonardo “non ti curare di loro ma guarda e passa”. E Procedi!!! (Maria Pia Falleti e Pino Morgante)

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Francesco

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Fondendo abilmente cronaca, storia e spiritualità, il testo costruisce un profilo composito e completo di Papa Francesco, preso alla fine del mondo, attento, prima che al credente, all’uomo, di cui, con un atto d’amore, autenticamente cristiano, comprende ed esprime con grande forza bisogni, ansie, speranze. Le testimonianze di politici, giornalisti e di Don Marino Poggi, direttore della Caritas di Genova e grande conoscitore dell’America latina, rendono ancor più vibrante e coinvolgente la narrazione e, mettendo ordine fra le tantissime notizie circolate all’indomani dell’elezione, aiutano il lettore a comprendere la personalità e il pensiero del nuovo Pontefice, che ha subito incominciato a parlare di una Chiesa dove i cristiani non devono “costruire muri, ma fare i ponti”, e devono riacquistare il coraggio, perché “Quelli che non camminano per non sbagliare fanno uno sbaglio più grave!”

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Gesù il pescatore

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Introduzione
Non è facile trovare una motivazione alla sofferenza e proprio per il fatto che non sappiamo darci una spiegazione logica, cerchiamo di consolarci, pensando che tutto ciò che ci succede si basa esclusivamente sulla volontà di Dio. Non esiste un concetto morale più sbagliato, poiché non solo si distorce l’amore di Dio nei confronti dell’uomo, ma si conduce ognuno di noi a non comprendere in pieno il senso del nostro vivere. Anche se fu Dio a creare l’uomo, Egli l’ha reso libero nella sua volontà, affinché potesse essere lui stesso il vero protagonista del proprio esistere, poiché un Padre conosce i bisogni del figlio, dunque, non solo lo sostiene e lo aiuta oggettivamente, ma cerca soprattutto di guidarlo verso il male minore. Per verificare che Dio non è per nulla padrone del nostro vivere, basterebbe rileggere attentamente la storia di Adamo ed Eva.Il pensare o sostenere che tutto sia progetto di Dio, significa annullare l’amore che Lui ha per noi, capovolgere il senso della venuta di Cristo, poiché quel “Alzati e cammina….” (Gv 5-8,9) che Gesù disse al paralitico, compreso l’invito del rinascere a Nicodemo (Gv 3,1-30), ma soprattutto la guarigione del cieco nato (Gv, 9,6-9) non avrebbe avuto alcun senso logico.Dio s’è fatto uomo incarnandosi in Gesù Cristo, per in-segnarci a essere vigilanti con noi stessi, poiché solo chi perde se stesso a causa del proprio egocentrismo, si priva dell’assaporare il significato del proprio essere persona. Ciò potrà essere realizzato solo se saremo capaci di liberarci dalla nostra sete di potere e da quell’amaro solipsi-smo, che oltre a chiuderci in noi stessi, ci impedisce di vive-re e rendici conto, che non esiste un’altra persona uguale a noi. Tutti siamo unici, ed essere unico significa che nessuno è come te.A cosa serve avere gambe perfette se non sai dove andare? Una buona vista se non sai cosa guardare? Un linguaggio perfetto e un parlare chiaro se non sai e non ti rendi conto di ciò che dici?Il male peggiore per ognuno di noi non sta in ciò che si è o rappresentiamo, ma in ciò che sentiamo e cerchiamo d’essere. Siamo noi stessi che dovremmo donare qualcosa alla vita, non viceversa, poiché solo in tal senso, potremmo tra-mutarci in esseri originali, come autentico è lo spirito che appartiene a ogni singola persona. Dio è sceso dal cielo per aiutarci a ritrovare il senso del nostro esser vita, affinché la morte non s’impossessi di noi. Tramite Cristo ha desiderato farci comprendere che nessuna vita umana è inutile. Ognuno è un se stesso, che grazie alla sua originalità e al suo vivere, può essere fonte di vita e principio di speranza per il suo prossimo. Gesù ci aiuta a rinforzare le radici del nostro essere persona, attraverso un esempio di vita che ha annullato ogni tipo d’individualismo ed antagonismo, ma soprattutto ci aiuta a comprendere in che cosa consiste realmente sentirci utili. Nessuna ricchezza più grande può acquisire l’uomo di quella del possedere se stesso.

 

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