Cosenza 2011

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La battaglia di Cosenza non chiama ovviamente in causa alcun evento bellico o drammatico al punto da destare ricordi storici nella memoria dei più anziani. No, cari lettori, come si capisce bene dalla copertina di questo libro, si tratta di un evento politico, tutto politico, giocato nella città dei Bruzi alcuni mesi fa, per l’esattezza nella primavera del 2011, conclusosi alle soglie dell’estate, a fine maggio per l’esattezza, attorno alla conquista della poltrona di sindaco della città. Una normale competizione elettorale? Uno scontro appena sopra le righe, come del resto l’Italia di questi tempi ci avrebbe dovuto abituare?

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Cosenza 2011

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La battaglia di Cosenza non chiama ovviamente in causa alcun evento bellico o drammatico al punto da destare ricordi storici nella memoria dei più anziani. No, cari lettori, come si capisce bene dalla copertina di questo libro, si tratta di un evento politico, tutto politico, giocato nella città dei Bruzi alcuni mesi fa, per l’esattezza nella primavera del 2011, conclusosi alle soglie dell’estate, a fine maggio per l’esattezza, attorno alla conquista della poltrona di sindaco della città. Una normale competizione elettorale? Uno scontro appena sopra le righe, come del resto l’Italia di questi tempi ci avrebbe dovuto abituare?

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Attilio Sabato (1957) è giornalista professionista, componente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e dirige il network televisivo Teleuropa. Ha collaborato con la cattedra di Antropologia Culturale all’Università della Calabria, ha diretto i quotidiani “La Provincia Cosentina” e “Il Domani di Cosenza”, collabora con l’agenzia Ansa e il quotidiano la “Gazzetta del Sud”. Coautore dei volumi: Faide e Come nasce una candidatura. Autore di numerose inchieste televisive tra le quali La Strage di Duisburg, Il popolo degli invisibili (viaggio nel mondo dei nuovi italiani), I descamisados di Calabria (il dramma della disoccupazione). Numerosi i riconoscimenti ottenuti, tra questi: Città di Caorle (Venezia); La Torre (San Marco Argentano); Città di Fuscaldo; Premio Caminiti (Reggio Calabria); Premio Città di Cetraro.


Filippo Veltri (Cosenza, 1954), è giornalista professionista dal 1978. È attualmente responsabile della redazione calabrese dell’Agenzia Ansa. Ha iniziato la carriera giornalistica nel 1972 al “Giornale di Calabria” diretto da Piero Ardenti ed ha poi fondato il quindicinale “questa Calabria”, rimasto nelle edicole dal 1975 al 1978. L’ultimo suo libro, nel 2008, Ritorno a San Luca’, affronta il problema della ‘ndrangheta e della pericolosità della mafia calabrese, dopo la strage di Duisburg dell’agosto 2007. Nel 2003 ha ottenuto il Premio Crotone per il giornalismo; nel 2006 il Premio Lo Sardo a Cetraro per il suo impegno giornalistico contro la ‘ndrangheta; nel maggio 2008 il Premio Gerbera Gialla a Reggio Calabria per le sue attività culturali e professionali a favore della legalità; nel giugno 2009 il premio internazionale ”Cristo d’Argento” della Fondazione Losardo, a Diamante, per il suo libro ”Ritorno a San Luca”. In quell’occasione è stato anche insignito del ruolo di membro del Comitato d’onore del Laboratorio Losardo.

 

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Crimine di stato. Cronaca di un delitto imperfetto

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“… Nino Di Guardo, nel suo libro, analizza i fatti posti a fondamento della proposta del Prefetto di sciogliere il Consiglio comunale di Misterbianco e, sulla basa di una critica serrata, ne mette a nudo in modo sobrio ed efficace l’assoluta inconsistenza. L’eccesso di potere nella forma dello sviamento appare evidente. Si è tratto spunto da una vicenda che nessuna influenza aveva avuto nella vita del Comune di Misterbianco al fine di sciogliere il Consiglio per una finalità del tutto estranca a quella di legge.”

(dalla Prefazione)

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Critica dell’antimafia

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Una lettura critica della legislazione antimafia, che passa attraverso le discutibili operazioni della magistratura, la rigidità del regime carcerario del 41 bis, le anomalie del “concorso esterno”, la presunta “trattativa” tra Stato e mafia. Un diritto imperfetto, che innesca continui conflitti con il potere politico e lede fondamentali garanzie costituzionali del cittadino.
L’accostamento di analisi storiche, sociali, giuridiche, permette inoltre una genuina riflessione su cosa siano divenute oggi le organizzazioni mafiose, e su quali siano gli strumenti migliori per combatterle. Senza farsi influenzare dal crescente allarmismo, dalle paure e dagli inganni che puntualmente ci vengono proposti.

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Del populismo

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Per lo specifico tema di cui si occupa il libro, è stato come voler soddisfare il gusto di una ricerca che ha trovato una altra occasione per rivolgersi ad uno di quei sostrati di idee che stanno dietro la operazione identificatrice di un fenomeno. Nel caso del ‘populismo’ era necessario vedere come se ne fosse costruita una impalcatura concettuale che, ovviamente, non rimanesse sovrapposta alle  manifestazioni storiche ed empiriche del fenomeno stesso. Di quali idee è portatore il ‘populismo’? Alla luce di quali idee se ne chiarisce meglio la natura? C’è un ‘populista’ “risentito”? Il “risentimento” è tra le componenti del ’populismo’? Si sono cercate le risposte a tali interrogativi interni ad una antropologia del ’populismo’, verificando al tempo stesso: a) in quali termini si è venuta ponendo una “questione populismo”; b) quali i nodi problematici di essa; c) dove trova giustificazione la vasta letteratura critica cui ha dato vita tale questione.

Lettera dell’autore

 

La Vida de Marco Bruto di Francisco de Quevedo vide luce nel 1644, un anno prima della morte del suo autore, sebbene si suppone, a ragion veduta, che sia stata portata a compimento nel 1631. L’opera appena pubblicata fu ben considerata e apprezzata tanto da conoscere traduzioni in diversi idiomi: italiano, latino, olandese e inglese. La traduzione italiana fu la prima, ed è da ascriversi al poligrafo Nicolò Serpetro. Questi non è escluso che delle prime opere del Quevedo abbia fatto conoscenza in età giovanile, tra gli anni 1624-1630, in cui ancora erano vive le tracce della permanenza del Quevedo in Sicilia in qualità di segretario del duca di Osuna, nominato nel 1610 viceré di Sicilia. La traduzione del Serpetro apparve in Venezia nel 1653, per Cristoforo Tomasini, con il titolo , Osservazioni politiche e morali sopra la vita di Marco Bruto trasportate dallo spagnolo dal Cavalier Nicolò Serpetro. Anche per la traduzione de la Vida de Marco Brutocome già per Il mercato delle maraviglie della Natura overo Istoria Naturale del Cavalier Nicolò Serpetro, traduzione dall’inglese della Thaumatographia naturalis (1633) di Jan Jonston (1603-1675) – il Serpetro nella prima di copertina, come chiaramente si evince, non fa alcun riferimento né all’autore dell’opera e ne ai preliminari dell’opera originale (privilegio, licenza, approvazione, dedica, il portico “Giudizio che di Marco Bruto fecero gli autori nelle loro opere” e “Della medaglia di Bruto e del suo rovescio”). (…) Quando Serpetro dà alle stampe (1652) la traduzione della Vida de Marco Bruto, Quevedo aveva concluso la sua vicenda terrena (1645). E Serpetro sa che i morti non entrano in gioco se non giovano. E a Serpetro Quevedo giova, come giovano le idee su cui si regge la narrazione riguardante la sua versione della vita di Marco Bruto. Al tempo della pubblicazione delle Osservazioni Serpetro aveva già rotto i suoi rapporti con il suo protettore Nicolò Placido Branciforte e andava alla ricerca di un’altra famiglia nobiliare che gli potesse garantire protezione e benefici. Di qui, se la traduzione inizialmente può nascere come omaggio allo scrittore spagnolo, per gratificare la cerchia dei suoi amici siciliani, in particolare la famiglia dei Branciforti, successivamente, proprio in seguito alla rottura con questa famiglia, lo scenario muta al punto da pubblicare <>.

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Disastro pandemico in codice rosso

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Un viaggio da incubo nella Sanità calabrese che porta il lettore a sprofondare nelle malebolge dell’inferno dantesco.
E sono vere e proprie trivelle le penne dei due attenti giornalisti calabresi, Arcangelo Badolati e Attilio Sabato, che scavano in un sistema putrido e putrescente e ne tirano fuori esalazioni nocive e mortifere che fanno rabbrividire. C’è di tutto nel sistema sanitario calabrese: ruberie, sprechi indicibili, conclamati sistemi clientelari, infiltrazioni mafiose strategiche, ritardi inspiegabili, immobilismo atavico, ospedali fatiscenti, disinteresse e disattenzione e tante, forse troppe, morti in corsia.
La Sanità calabrese è da sempre un pozzo senza fondo che consuma tre quarti del bilancio regionale e spende più della metà di quanto incassa. È un sistema rimasto imbrigliato nelle maglie di una politica pasticciona che ha inaugurato ospedali mai aperti e strutture mai utilizzate. Un pianeta diventato appannaggio dei partiti che ne controllano la gestione attraverso l’occupazione sistematica delle aziende diventate vere e proprie “fabbriche del consenso”.

L’inferno.

Che la “rivoluzione copernicana” attuata negli ultimi anni con il “piano di rientro” ha reso ancora più infuocato. Una cura dimagrante che ha dimezzato reparti, ha tagliato posti letto, ha prodotto una forte emigrazione sanitaria nel mentre le risorse per migliorare gli ospedali fatiscenti si sbriciolano e sbrindellano in ogni dove.

E poi quegli ospedali vengono chiusi o ridimensionati.

Ed è per questo che in Calabria si muore di “sanità”.

Spesso. Troppo spesso.

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Don Nunnari

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Una Calabria raccontata con sguardo lucido e penetrante al pari di un’aquila che è capace di “affissarsi al sole”. Sono gli occhi di Don Nunnari, uomo titanico, che ha attraversato e tagliato la storia della Calabria diventandone egli stesso storia e ha guidato, amministrato, controllato, influenzato e ridisegnato con equilibrio e straordinaria modernità la storia della chiesa meridionale degli ultimi decenni. Oggi Arcivescovo di Cosenza e Presidente della Conferenza Episcopale Calabra, Don Nunnari racconta la sua terra mentre viene raccontato dalla penna efficace e diretta del giornalista Attilio Sabato che non si sovrappone mai alla voce dialogante dell’alto prelato ma lascia fluire i suoi fotogrammi che eruttano lavici e prorompenti sulla pagina. Un racconto nel racconto dunque, al pari di una complicata matrioska, in un ribollente magma che mostra al lettore un uomo molteplice e complesso che partecipò ai “giorni della rivolta” reggina con passione totale e travolgente, che venne spedito in Irpinia a gestire il dopo-terremoto in una terra di nessuno, che ritornò in Calabria  e fu investito da fortissimi marosi.
Guerre di ’ndrangheta, feroci scandali nella chiesa e gattopardismi politici: don Nunnari avanza come “una macchina da guerra” senza mai indietreggiare.

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Europa e felicità

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Il lavoro affonda le radici in alcune riflessioni fatte prima, durante e dopo la lunga e complessa gestazione della “Brexit” che ha portato, dopo più di quattro anni di negoziati e, talvolta, di tragiche votazioni del Parlamento britannico, alla rinuncia del Regno Unito di far parte dell’Unione europea. Dal 1951 – data della istituzione della (prima) Comunità europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) – è il primo e unico caso (e, si auspica, l’ultimo) nella storia dell’integrazione europea, il cui progetto conserva intatta la sua validità.
L’homo europaeus è oggigiorno felice? Gli europei continentali, cittadini degli Stati membri e quindi dell’Unione europea, le istituzioni e i governi hanno l’obiettivo prioritario di raggiungere una “comune” felicità? E se la risposta è positiva, di quale felicità? La “buona politica” aiuta a raggiungere più facilmente questa ideale dimensione?
A queste e ad altre domande il libro offre risposte efficaci, accompagnando il lettore attraverso uno stimolante viaggio nella storia, nella legislazione e, soprattutto, in un’accurata disamina dei problemi che affliggono l’Unione europea, non ultimo la percezione che essa sia un costoso ed inutile “carrozzone” sottomesso al volere di alcuni Stati e senza utilità per i cittadini.
É ancora prematuro tirare le somme di un divorzio che non è un fatto recente, atteso l’atteggiamento ostile del Regno Unito già dal trattato di adesione entrato in vigore il 1° gennaio 1973.
In ogni caso Brexit è una sconfitta per tutti. Un indebolimento sia dell’Unione europea sia del Regno Unito.

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Facce da facebook

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Oltre 20.000 i post osservati, 65.000 pagine indicizzate, 135.000 like su Facebook, 8000 risultati conteggiati su Youtube al fine di indagare ciò che sta accadendo all’indomani dell’avvento social media.
È profondamente cambiato il nostro sistema di relazioni, e il racconto della realtà si sovrappone alla vita reale. La nostra esistenza è sempre più “postata”, connessa e condivisa, protesa a “difendere” lo spazio di visibilità online conquistato.
Il testo nutre l’ambizione di sondare il ruolo che i New Media svolgono, in abito locale, nel complesso rapporto cittadini-politica. La scelta di privilegiare Facebook va ascritta sia alla popolarità della piattaforma che per le pagine pubbliche dei sindaci calabresi che ospita. Il monitoraggio è stato costante, durato mesi, grazie al quale è stato possibile stabilire modalità e frequenza del rapporto intercorso tra i primi cittadini e le comunità amministrate.
Prezioso è risultato il contributo della società di sondaggi Demoskopika che, attraverso una serie di indicatori, ha operato una graduatoria degli amministratori più social della regione.

 

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Faccio quello che voglio e della legge me ne fotto!

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La vicenda che vogliamo raccontare è ambientata in un’università italiana dove un funzionario, nonostante l’indifferenza che lo circonda, si ostina a denunciare l’operato del direttore generale: il prototipo di una visione organizzativa antitetica agli sforzi intrapresi dal nostro Paese per rendere la pubblica amministrazione al passo con gli standard europei. Libera dal cappio di una burocrazia dispotica. Spregiudicata. Convinta di poter fare il bello e cattivo tempo. Senza che niente e nessuno possa in alcun modo impedirlo.

 

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Federalismo devolution secessione

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Francesco Maria Provenzano nato a Casole Bruzio (CS). Vive a Cerveteri (RM). Svolge la sua attività di giornalista presso il Senato della Repubblica a Roma. Laureato in Architettura all’Università La Sapienza di Roma. Insignito dall’Università Pro Deo degli USA della Laurea H.C. in Scienze delle Comunicazioni. È stato Capo Ufficio Stampa del Ministro dei Lavori Pubblici nel I Governo Goria nel 1987. È stato Capo Ufficio Stampa della S.I.T.A.F. (Società Italiana del Traforo del Frejus) di Torino dal 1990 al 2003. Giornalista professionista. Direttore Responsabile dell’Agenzia di Stampa ITAL. Ha lavorato per quotidiani nazionali, settimanali e mensili, scrivendo di politica, sanità, trasporti, arte, costume, moda e teatro. Ha pubblicato nel giugno del 2010 il libro dal titolo “Dall’Interno della Lega”, edito da Presse libre Italia degli Editori Riuniti.

 

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Forma e forza

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Lo sguardo cinematografico costituisce una potente provocazione per il pensiero filosofico, arrivando persino a farsi strumento di misura del suo percorrere la strada che, nell’immagine, sta fra l’energetica delle forze che l’attraversano e le forme in cui essa di volta in volta giunge a risiedere e trova la sua vita. Allo sguardo cinematografico e ad alcune sue condizioni, fra indagine antropologica e questione del vivente, è dedicato questo volume.
Da Ejzenštejn a Godard, da Deleuze a Rancière, da Dreyer a Straub, è il progetto antropologico della modernità a costituire il campo problematico su cui ci si interroga in forma orginale il presente saggio.

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Game over

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Un libro scritto d’istinto, a quattro mani e con i contributi di illustri Esponenti Politici assolutamente Bi-Partizan, per fotografare, nell’immediato, questo particolare momento storico e politico destinato a lasciare il segno.

Ci troviamo nel bel mezzo di una bufera politica destinata, forse, a spazzare via contestualmente Prima e Seconda Repubblica, per affrontare la costituzione della Terza, con la grande scommessa di evitare la distocia del parto che ha determinato la nascita della Seconda, sulle ceneri della Prima.

Appare evidente, scorrendo le pagine di questo libro, l’assoluta confusione della Politica nei confronti del proprio Default, sconfitta dai colpi inferti dai Poteri Forti dell’Economia internazionale e verosimilmente destinata a soccombere, se non sarà in grado, la Politica, di riproporsi seria e credibile al Paese ed all’Elettorato.

Oggi regna sovrana l’Antipolitica, quel sentimento estremamente diffuso che vede la Politica esclusivamente come inattivismo e corruzione, privilegi della Casta e scollamento dai reali problemi del Paese.

Fortunatamente non è totalmente così e sarà la grande scommessa che la Politica dovrà affrontare nei prossimi mesi: recuperare credibilità con la proposizione di volti nuovi e proposte concrete, riportando la Politica stessa al proprio valore originario di assoluta nobiltà e valenza sociale.

Scommessa certamente non semplice, affrontabile però obbligatoriamente in un contesto storico come quello in cui ci troviamo e con la consapevolezza che solamente la riscoperta della Politica vera può essere in grado di trascinare Italia ed Europa fuori dal pantano in cui sono sprofondate.

Questo libro vuole essere la prima scossa, la prima sveglia al sistema, attraverso poche pagine, un pamphlet, quasi un susseguirsi di immagini che analizzano la situazione attuale ed azzardano delle ipotesi di riorganizzazione, con tutte le innumerevoli variabili che l’attuale status quo determina e nell’assoluta incertezza derivata dalla confusione scaturita dal “Game Over”, non solamente del Governo Berlusconi, ma del Berlusconismo!

Game Over… Il Default della Politica ha la presunzione di essere la guida di riflessione per i Cittadini, ma anche per i Politici, per essere in grado, tutti insieme, di riemergere dall’attuale abisso e, come normalmente accade in tutti i periodi storici caratterizzati dall’attuale complessità, rendere ragione alla teoria dei Cicli Vichiani, secondo la quale si riemerge sempre un gradino sopra alla volta precedente!

Le opportunità sono tutte di fronte a noi, si tratta solamente di rimboccarsi le maniche e lavorare nella direzione corretta…

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Gaza Boulevard

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Il Merkava con la stella di Davide fece un balzo avanti
sferragliando, emettendo una nube di fumo scuro e denso.
La torretta ruotò lentamente e si fermò ondeggiando, prendendo
d’infilata una via laterale. Intorno si sentivano urla di
rabbia e il rumore delle pietre che colpivano la fiancata del
carro. A pochi metri ragazzini palestinesi, laceri e sporchi di
polvere chiara, s’affacciavano, a tratti, dai vicoli laterali.
Dopo aver lanciato uno o due sassi si ritiravano dietro gli
angoli o ripari di fortuna.
Più indietro, nella via, avanzavano alcune camionette blindate.
A bordo di ognuna tre o quattro soldati, con tuta mimetica
e giubbotto antiproiettile, puntavano rapidi i fucili automatici
e facevano partire colpi singoli o a raffica verso qualunque
cosa si muovesse. I colpi singoli più in basso e ad
altezza d’uomo, le raffiche più in alto a sbrecciare intonaci e
cornicioni che ricadevano sulla via sottostante a pezzi o in
polvere. Dietro ancora, al riparo delle camionette o degli
spigoli irregolari che offriva la via costeggiata da costruzioni
fatiscenti, altri soldati avanzavano a balzi, piegati in avanti,
sparando – a loro volta – lungo la via principale o dentro i
vicoli laterali. Dai tetti piatti delle case altri ragazzi o uomini,
con i volti coperti dalla kefia, scagliavano, a loro volta,
pietre e bottiglie vuote. Folate di vento caldo alzavano nugoli
di polvere, stracci, carte e detriti che a tratti facevano
sparire i contorni della strada e rendevano lo scenario ancora
più tetro, inquietante e vacuo.

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Giacomo Mancini

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Un’appassionante carrellata di fatti che restituisce alla conoscenza collettiva, in particolare ai giovani, la vicenda politica di Giacomo Mancini, certamente tra le più significative e originali della storia repubblicana.

A vent’anni dalla morte di Giacomo Mancini, mi sembra giunto il momento di tracciare un quadro storico e biografico del politico calabrese che meglio rappresentò le ragioni della sua terra in un’ottica meridionalista e di difesa della democrazia.
Giacomo Mancini è stato un socialista che ha cambiato lo stato di molte cose. Non mancarono i difetti e le tare. Ma il saldo è a suo favore.
I calabresi che lo hanno incontrato nella loro vita, anche a distanza, incrociandone la sua politica continuano a dire: “Però ha fatto”, in nome di un senso comune che è un’appartenenza. Lui stesso si definì “un avvocato socialista del Sud” e infatti la sua figura di politico meridionalista merita di essere ricordata e costituisce un esempio per la classe dirigente attuale poco incline a sapersi rapportare con la sua storia.

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Gli Elementi Costitutivi dell’Ambiente Vol. I

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Il volume raccoglie dei saggi riferiti a singole partizioni della problematica ambientale. In taluni casi vengono analizzati in modo descrittivo e sistematico ambiti di tutela specifici. In altri casi si osserva, circoscrivendola, una realtà concreta nella sua dimensione multi fattoriale. Nel volume non mancano tuttavia spunti di originalità, soprattutto in termini di proiezioni espansive ed evolutive delle nozioni fondamentali in tema di tutela dell’ambiente.

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Il mammasantissima

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Il libro ricostruisce il processo celebrato a Cosenza per legittima suspicione contro il primo capo della mafia siciliana, Calogero Vizzini, accusato insieme con il nipote, Beniamino Farina, e una dozzina di picciotti di aver tentato di uccidere Girolamo Li Causi, ispettore del partito comunista, durante un comizio tenuto a Villalba (Caltanissetta) il 16 settembre del 1944. Li Causi tenne comizi in tutta la Sicilia, dove era stato mandato da Togliatti per riorganizzare il partito dopo la seconda guerra mondiale, e, quando osò arringare la folla pure nel paese di Don Calò Vizzini, rimase vittima di un gravissimo attentato. Gli uomini del padrino esplosero contro il parco dal quale l’oratore stava parlando 40 colpi di pistola e lanciarono quattro bombe a mano. L’esponente comunista rimase ferito insieme ad altre 15 persone. Le indagini condotte dai carabinieri condussero all’incriminazione di Vizzini, del nipote, Beniamino Farina, che era all’epoca sindaco decristiano di Villalba e di altri 12 picciotti.

Il processo fu trasferito per legittima suspicione dalla Corte di Assise di Caltanissetta a quella di Cosenza. La parte civile venne rappresentata in dibattimento degli ex ministri Fausto Gullo e Pietro Mancini e dal senatore Mario Berlinguer (padre di Enrico), mentre il boss fu difeso dagli avvocati onorevoli Girolamo Bellavista e Aldo Casalinuovo. Alla fine Vizzini venne condannato ma non sconto un solo giorno di carcere.

Nel volume viene pure ricostruita la storia della mafia siciliana, i suoi legami con il movimento indipendentista ed il ruolo giocato da Salvatore Giuliano nelle vicende più tragiche di quel periodo. Un capitolo è pure dedicato agli accordi conclusi dai mafiosi con l’esercito americano per favorire lo sbarco degli alleati in Sicilia nel 1943. Accordi favoriti proprio da Lucky Luciano, Calogero Vizzini, Vito Genovese e Giuseppe Genco Russo.

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Il mistero della corazzata rossa

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Sebastopoli, Crimea. Il 29 ottobre 1955, all’una e trenta di notte, la più grande corazzata della flotta sovietica, il Novorossiysk, affonda nelle acque del porto a seguito di una spaventosa esplosione. Oltre 600 marinai sovietici perderanno la vita. La possente nave da battaglia batteva bandiera italiana, con il nome “Giulio Cesare”, fino al 1949 quando fu ceduta all’Unione Sovietica come risarcimento di guerra secondo quanto previsto dal Trattato di Pace. Le cause dell’affondamento non sono mai state completamente chiarite e molte delle circostanze sono ancora avvolte nel mistero. A luglio del 2013 una clamorosa rivelazione riapre il caso: un ex incursore del gruppo Gamma della Xª Flottiglia MAS rivendica senza esitazione la paternità del sabotaggio. Il grande risalto dato dalla stampa russa e ucraina alle rivelazioni dell’ex incursore della Xª MAS e l’intenzione dei reduci della corazzata di chiedere un’inchiesta internazionale, convincono l’autore ad avviare un’indagine per avvicinarsi il più possibile alla verità dei fatti. Ribustini ricostruisce quella drammatica notte, le circostanze e il contesto storico e politico nel quale maturarono scelte, alleanze, coperture nazionali e internazionali. Quattro anni di ricerche, decine di documenti, clamorosi e inediti rapporti della CIA ritrovati nel corso della stesura di questa seconda edizione, oltre a nuove ed esclusive testimonianze rilasciate da un ex agente dei servizi segreti e un ex incursore dei reparti speciali della Marina Militare, costituiscono la mole di fonti che comporranno la sconcertante tesi finale del libro. Per i russi è una ferita ancora aperta che suscita dolore, emozione e risentimenti. In Italia, di questa storia, sono in pochi a volerne
parlare.

Seconda edizione riveduta e ampliata

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Il ritorno di Gentile

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[…] Ed infine il Suo pensiero: un sistema non solo organico e corretto, ma anche necessario alla nostra Società, che, nelle sue frequenti crisi, sembra perdere il senso del suo cammino e del suo sviluppo. Gentile rappresenta per l’Uomo di oggi ed anche di domani un punto di riferimento, essendo la Sua filosofia, come la Pedagogia ad essa connessa, espressione di un mondo di valori e di principi, che danno, soprattutto nei momenti difficili, la forza per trarre energia e speranza di risalire la china. Ecco l’attualità culturale, ma soprattutto la riserva morale che si coglie in un Pensiero che è fonte di indicazioni culturali, morali ed esistenziali. Ed è per questo che Gentile, oggi, è qui tra noi col Suo pensiero, più vivo ed attuale che mai.

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Il sindacato liberato

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Dopo più di venti anni di libertà negate, di guerra, di lutti e rovine,
l’arrivo degli eserciti alleati e la festosità con cui furono accolti, la
ripartenza avvenne su scenari drammatici. Come scrisse il corrispondente
del «Times» al seguito delle truppe anglo-americane la Calabria
del 1943 era terra di nessuno. Ingovernata e forse ingovernabile.
Masse disperate, esasperate, affamate e, soprattutto, anelanti libertà
dopo oltre due decenni di obbligato silenzio ed emarginazione, tornavano
protagoniste e si affacciavano alla nuova storia, in una realtà,
come quella calabrese che era paradigma del disastro con cui era
necessario fare i conti e presto. Tra il 1943 e il 1945, dopo lo sbarco
anglo-americano e la rapida liberazione della Calabria e la successiva
sconfitta definitiva del nazifascismo, la riorganizzazione di sindacato
e dei partiti di massa che diedero vita a centri di democrazia dal basso
fu il momento di rottura con il passato.
Tutto quel che si registrò in seguito, tra la fine della guerra, i governi
espressione del CLN e la Costituente, così, fa parte di una storia
che ha visto al centro il movimento dei lavoratori che trovò nel sindacato
unitario e nelle Camere del lavoro il suo punto di forza.
I verbali della Camera del Lavoro di Cosenza dal 1945 al 1948 –
che vengono in questo volume proposti all’attenzione dei lettori grazie
all’impegno dell’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo
e dell’Italia Contemporanea (ICSAIC) che ha sede all’Università della
Calabria e alla cura di una storica come Katia Massara attenta agli
avvenimenti che segnarono il passaggio dal fascismo e dalla guerra
alla democrazia nella città di Cosenza – rappresentano allora un documento
storico di particolare rilevanza, utile per decifrare la vicenda
più generale della ricostruzione democratica della Calabria e dei momenti
particolari che l’hanno segnata in una provincia difficile come
quella di Cosenza che ha vissuto pagine intense di storia sociale.

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