A tu per tu con la scienza

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Piero Angela, Vincenzo Antonino Bova, Federico Caligaris Cappio, Arnaldo Caruso, Cristiana Castellotti, Alessandro Cavalli, Edwin Zarck Crues, Guerino D’Ignazio, Fabiola Gianotti, Eugenio Guglielmelli, Margherita Hack, Paolo Jedlowski, Gabriele Mascetti, Katia Massara, Barbara Negri, Nuccio Ordine, Ercole Giap Parini, Gaspare Polizzi, Francesco Raniolo, Antonella Salomoni, Umberto Scapagnini, Tito Stagno, Enzo Vailati, Paolo Veltri, Umberto Veronesi, Antonino Zichichi

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L’area metropolitana silana in Calabria e nel contesto italiano

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Il saggio “AREA METROPOLITANA SILANA IN CALABRIA E NEL CONTESTO ITALIANO” è una ricerca storico-antropica-sociale-economico-amministrativa-urbanistica-infrastrutturale che, partendo da un’ottica nazionale e sovranazionale, ma con la lente puntata sempre sulla Calabria, si immerge con senso critico e costruttivo, evidenziando le incongruenze politico-programmatiche e burocratiche in un quadro di attuale squilibrio perpetrato nei confronti del territorio regionale per dar luogo ad un progetto di area metropolitana vasta e di interconnessione infrastrutturale fra i vari centri (grandi e piccoli della regione) a risoluzione delle problematiche emerse. Scopo della politica dovrebbe essere quello di intercettare i bisogni della gente e attenzionare le reali esigenze della popolazione tutta, per dare concrete risposte risolutive e perequative, senza anteporre gli interessi di una quota parte rappresentativa esclusivamente dell’elettorato del locale territorio per sostenere personali profitti a proprio tornaconto. Dallo studio risulta evidente la compromissione dello sviluppo economico quale implicazione consequenziale delle scelte politiche operate nel tempo. Dopo una fase di inchiesta sulle discipline interagenti con le problematiche inerenti il tema ed un rapporto su quanto emerso, si sono studiate le possibili soluzioni opportunamente mirate ad intraprendere un nuovo percorso pianificatorio a livello infrastrutturale, urbano e amministrativo del territorio e che possa divenire volano di sviluppo sostenibile. Con questo piccolo volume che vuole essere un atto d’amore verso la mia terra, ho voluto mettere a disposizione, per la comunità tutta, i miei studi sull’argomento, durati un certo numero di anni, e quanto è di mia conoscenza riguardo alla materia trattata, al fine di un riassetto territoriale opportunamente mirato, cercando di rendere il linguaggio semplice e comprensibile, pur se tecnico.

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500 e uno quiz di astronomia per imparare e divertirsi

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Prefazione di Luigi Bignami

Vorresti conoscere i nomi dei popoli che hanno influenzato l’astronomia occidentale moderna e quelli di grandi scienziati che hanno rivoluzionato il mondo con i loro studi e le loro intuizioni? Ti piacerebbe sapere come è fatto il nostro Sistema solare e cosa c’è nell’Universo? Saresti curioso/a di imparare come si osserva il cielo stellato, apprendere i nomi delle principali stelle e costellazioni che lo popolano, e quali siano state alcune delle più importanti missioni che hanno portato gli esseri umani alla conquista dello spazio? Oppure pensi già di sapere tante di queste cose e vorresti semplicemente metterti alla prova?

Qualunque sia la tua volontà, sei difronte al libro giusto. Qui puoi fare tutto quello che hai letto poc’anzi, rispondendo ai quiz sui vari argomenti di astronomia contenuti all’interno, e confrontando le risposte con i risultati che troverai alla fine. Il tutto con il giusto spirito di gioco, anche risolvendo dei cruciverba a tema. Impara divertendoti!

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Altomonte e dintorni

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Nuccio Provenzano ha il merito di essere riuscito con tenacia e caparbietà a condurre in porto un’operazione editoriale che aggrega borghi, territori e specificità di un esteso comprensorio (da Altomonte a Lungro, Firmo, Acquaformosa, San Donato di Ninea, San Marco Argentano, Malvito, Tarsia, Civita, Castrovillari etc.) non limitando la propria progettualità ai meri aspetti municipalistici, ma cercando con energia il pieno recupero dell’uomo e del territorio – i due occhi della storia – attraverso clips di paesaggio, riti religiosi, tradizioni popolari, luoghi della fede, produzioni agricole e, con una sezione riservata, testimonianze dello spirito, poesia e fotografia. In questo modo cerca di apparentare le testimonianze e le esperienze umane di un esteso e articolato comprensorio legato dal sottile filo rosso delle loro molteplici espressioni identitarie di vita, consapevole che “Omnes artes quae ad humanitates pertinent, habent quoddas commune vinculum, et quasi cognatione quadam inter se continentur”. (Cicerone, Pro Archita).
In fondo, se è indubbio che l’azione sapienziale del ricercato- re si nutre della partecipazione e del consenso di diverse energie sociali e politiche, è apprezzabile che di questa operazione editoriale, che è un fatto culturale rappresentato da valori memoriali, se ne siano giustamente appropriate le comunità civili che costellano il circondario di Altomonte: perché essa è di tutti, appartiene alla storia di questo popolo.
Dall’Introduzione di PIETRO DALENA
Professore ordinario di Storia Medievale

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La forza dei sogni

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Un romanzo di ampio respiro sociale, ambientato nella realtà calabrese a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, che vede una generazione senza lavoro costretta a cercare fortuna altrove. Lo scenario difficile in cui prende corpo una trama appassionante, incentrata sui temi della responsabilità di scelte capaci finanche di mettere a repentaglio l’integrità della famiglia, del senso di colpa che affligge i genitori e della relazionalità padre-figlio-fratelli. Campi di confronto che chiamano in causa anche la dimensione della fede e la fiducia in un futuro migliore. La sfida eterna e incerta, in definitiva, tra ciò che è forza, timore, speranza, e quanto realisticamente ogni individuo riesce ad ottenere. La storia si espande con una calma affettuosa e rivela i modi e i sentimenti di un mondo scomparso. L’autore si mette al servizio dei personaggi con un linguaggio casto, essenziale che esprime il senso morale dell’esperienza del protagonista e con la potenza evocativa del dialetto ricompone l’identità di una comunità.

– Sono sicuro che nostro padre non debba partire, la nostra famiglia deve restare unita. – Pietro non puoi essere il giudice di nostro padre. Nessuno di noi può esserlo. – Io sono una vittima di nostro padre!

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Le strade

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Pubblicato nel 1965, Le strade in Spagna vinse il premio Eugenio D’Ors per il romanzo breve a tema sociale. Dostoevskij, Kafka e Camus sono lo sfondo letterario di questo testo urbano in cui un giovane arriva a Madrid subito dopo la guerra, affrontando le difficoltà, le sofferenze e le umiliazioni che gravavano su una popolazione ancora soggiogata dal potere e rassegnata alla povertà. In un panorama ostile trovano tuttavia spazio la solidarietà e la ribellione, quella sorta di “etica della povertà” che costituisce uno dei temi più profondi dell’intera opera di Félix Grande, ed è in tale contesto che la sua scrittura diventa una forma di rappresaglia, una vendetta contro la struttura piramidale del potere, rappresentato dai vicari di un’autorità indefinita, che associamo immediatamente, tuttavia, al regime totalitario di Francisco Franco. Nell’inquietante atmosfera dell’ufficio in cui lavora, il protagonista, povero abitante della metropoli che cerca un amico nelle strade di Madrid, proverà inutilmente a stabilire legami affettivi. Questo breve romanzo descrive con sobrietà ed esattezza la paura che attanagliava uomini e donne delle classi medie di fronte al regime e alla morale dominanti, insieme a un moto di ribellione, un’insubordinazione forse più privata che pubblica, che trova in queste pagine un perfetto equilibrio tra esistenzialismo e testimonianza onesta e intransigente di un’epoca che la Spagna avrebbe tardato ancora vent’anni a lasciarsi alle spalle.

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Collana Repaci

Gratifica particolarmente la nostra casa editrice la decisione di riproporre ai lettori la corposa e variegata produzione letteraria di Leonida Repaci, certamente uno dei figli migliori e più autentici della Calabria del secolo scorso: socialista, antifascista, scrittore, saggista, poeta, drammaturgo e giornalista di vaglia nel panorama italiano del suo tempo.

L’idea di questa iniziativa si colloca nel contesto delle celebrazioni per il settantesimo anniversario della “Luigi Pellegrini Editore” (1952/2022), e di tale importante appuntamento rappresenta senza dubbio una delle tappe più significative e di maggiore portata culturale.

Repaci – peraltro legato da sentimenti profondi di stima e amicizia al fondatore della nostra casa editrice, Luigi Pellegrini – e la sua consistente opera, in larga parte di profilo autobiografico, ma ricca di suggestive ambientazioni storico-sociali e di acuti approfondimenti tematici, strettamente legati ai problemi e alle vicende della sua terra, riflettono con compiutezza e originalità l’obiettivo che ha via via accompagnato il nostro cammino: agganciare l’idea di un Mezzogiorno dinamico e avanzato alla formazione di una robusta identità etica e di una solida coscienza civile.

Cominciamo, dunque, questo cammino, con un lavoro inedito, “I fatti di Palmi” – Autodifesa al processo di Catanzaro del 1925, abilmente curato da Natale Pace, tra i maggiori conoscitori di Repaci.

Si tratta dell’arringa pronunciata dallo scrittore davanti alla Corte d’Appello di quella città, che lo vide imputato insieme con i fratelli Giuseppe, Gaetano e Francesco, e i cognati Francesco Parisi e Vincenzo Mancuso. Un’accorata autodifesa contro le accuse fasciste di aver fomentato i tafferugli accaduti quell’anno nella cittadina tirrenica in occasione della Varia. Ma anche il riflesso del clima oppressivo e intimidatorio instaurato dal regime mussoliniano, che aveva cancellato ogni speranza di mantenere il nostro Paese nell’alveo della democrazia e della libertà.

“…mi pare si chiamasse Mancini”

Vent’anni fa, l’8 aprile 2002, moriva Giacomo Mancini, esponente di spicco del Partito socialista italiano, di cui fu anche segretario nazionale, e più volte ministro della Repubblica. Più che mai opportuno, quindi, in occasione di questo anniversario, riproporre l’intenso excursus politico-amministrativo tracciato dal figlio Pietro nel volume “…mi pare si chiamasse MANCINI…”, che la nostra casa editrice ha pubblicato nel 2016, in occasione del centenario della nascita dell’ex leader socialista. La sua lunga esperienza politica è stata suggellata da passaggi e tappe di grande prestigio. Deputato dal 1948 fino al 1992, Mancini è stato Ministro della Sanità nel primo governo Moro (4-12-1963/22-7-1964), Ministro ai Lavori Pubblici nel secondo (22-7-1964/23-2-1966) e terzo governo Moro (23-2-1966/5-6-1968) e nel primo (12-12-1968 / 5-8-1968) e secondo (5-8-1969/ 27-3-1970) governo Rumor, Ministro del Mezzogiorno nel quinto governo Rumor (14-3-1974/23-11-1974).
Come Ministro della Sanità, impose il vaccino Sabin, che debellò la poliomielite in Italia. Come Ministro dei Lavori Pubblici, combattè la speculazione edilizia, intervenendo per denunciare, alla Camera, i “fatti mostruosi" di Agrigento, per salvare l’Appia Antica di Roma ed in numerose altre occasioni tanto da ottenere il riconoscimento, unanime, del Parlamento Italiano che, unico esempio, nella storia d’Italia di tutti i tempi, gli conferì la Medaglia d’Oro per la sua attività. Completò l’Autostrada Milano- Napoli, fece costruire la Salerno-Reggio Calabria, la Roma-Civitavecchia, la Roma-Aquila-Pescara e tante altre sedi stradali, in ogni parte d’Italia, avviando la costituzione di un enorme patrimonio di infrastrutture, tra le quali porti (Gioia Tauro) e aeroporti (Lamezia Terme), oltre a difendere Venezia dall’abbassamento del fondo marino, la Torre di Pisa dalla sua pericolosa inclinazione, Firenze dall’alluvione, che l’aveva devastata, nel novembre del 1966. Mancini creò la Commissione Nazionale di Studi contro il degrado idrogeologico, presieduta dal prof. De Marchi, i cui risultati sono, ancora oggi, gli unici, che abbiano offerto un quadro completo dei gravi problemi di degrado, che persistono. Sul fronte culturale, infine, il suo impegno fu determinante per la costruzione, ad Arcavacata (CS), dell’Università della Calabria e per la pubblicazione, nel 1973, del primo quotidiano, realizzato nella regione, “Il Giornale di Calabria", diretto da Piero Ardenti. Il 5 dicembre 1993 venne eletto Sindaco di Cosenza, il primo scelto direttamente dai cittadini, riconfermato, con un voto plebiscitario, nel 1997. Accusato nel 1994 di concorso esterno in associazione mafiosa da alcuni magistrati di Reggio Calabria, venne assolto perché il fatto non sussiste dopo un lungo e doloroso percorso giudiziario che lo vide, tuttavia, determinato a difendere la propria onorabilità, il prestigio e la considerazione unanimi conquistati nel corso della sua lunga esperienza parlamentare e di governo. Oggi, in occasione del ventennale della scomparsa, la riproposta del volume scritto dal figlio Pietro rappresenta un doveroso omaggio ad uno dei maggiori protagonisti della scena politica calabrese e meridionale.

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