Apertura alla francese

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Seduto davanti allo specchio nel camerino, dietro le quinte del teatro “Saffo” di Madrid, nell’attesa di entrare in scena per l’ultima volta, Zacharie Levy si rivolge ad un pubblico immaginario e racconta la sua vita. Nato nel 1950 in una prestigiosa e ricca famiglia di ebrei francesi, proprietari di un marchio legato al mondo della houte couture, Zacharie trascorre i primi anni della sua vita alla ricerca di un equilibrio tra i vecchi e i nuovi modelli della società parigina del dopoguerra. Quando, appena maggiorenne, la sua strada s’incrocia con quella di un mistico, che lo inizia alle letture esoteriche della Cabala e allo studio comparativo delle religioni, la sua vita prende una piega sorprendente che lo porta da una parte all’altra del mondo, da Gerusalemme a New York e ancora altrove. Apertura alla francese è un romanzo introspettivo, cinico, disincantato, ricco di colpi di scena, con un finale inatteso e commovente.

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Agorà

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“Ecomafie, agromafie, travelmafie, digitomafie, healtmafie, bancomafie: non c’è un settore in cui le organizzazioni criminali non producono, scambiamo, investono, esportano con fatturati di centinaia di miliardi che vengono in parte reimmessi nel circuito economico finanziario, una volta ripuliti da istituti bancari e paesi compiacenti o solo disinteressati dell’origine di quelle risorse o dell’identità di coloro che ne sono più o meno i fiduciari”.

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Leader al contrario

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Conversazione con FRANCESCO KOSTNER

(con Prefazione di PierPaolo Bombardieri e con Postfazione di Giorgio Benvenuto)

Un’originale e appassionata intervista attraverso la quale Roberto Castagna, storico dirigente della UIL calabrese, offre un contributo non scontato alla conoscenza dei problemi del Mezzogiorno e della Calabria. Il tutto, sullo sfondo di un contesto familiare ricco di umanità e dì valori etici, sulle cui fondamenta Castagna ha edificato il suo lungo impegno sindacale. Un “faccia a faccia” senza veli dal quale emerge una coraggiosa autocritica, ma anche la forte denuncia dei limiti culturali e progettuali di una classe politica spesso inadeguata, responsabile di aver vanificato occasioni e opportunità in grado di invertire il trend negativo della parte più debole del Paese. Una testimonianza che per i suoi contenuti è destinata a caratterizzare il dibattito all’interno del sindacato e tra le forze politiche, chiamate oggi, ancor più che in passato, ad un responsabile e illuminato protagonismo.

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Storie oltre frontiera

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Le interviste qui contenute, fatte tra febbraio e giugno 2021 (durante il dilagare del COVID-19) ad italiani emigrati in Svizzera, costituiscono, assieme alla testimonianza dell’autore del libro, storie di persone di diversa età, delle quali alcune, in quel Paese, sono riuscite ad affermarsi, altre, invece, ritengono di non aver raggiunto lo scopo desiderato e, quindi, sono ancora alla ricerca della strada giusta da seguire. Si tratta di un lavoro interessante, che non solo pone in risalto certi aspetti del fenomeno migratorio italiano in terra elvetica e fa comprendere determinate peculiarità sia della Svizzera che dell’Italia, ma evidenzia lati storici, geografici, culturali, politici, giuridici, economici e sociali di entrambe queste nazioni.

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IUBRIS

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Il termine greco hýbris, letteralmente pronunciato iubris, indica un tema ricorrente della narrazione tragica, che assurge a molteplici significati sintetizzabili nel sentimento di orgogliosa tracotanza di colui che si spinge a considerarsi superiore alle leggi di Dio e degli uomini. Tale altezzosa arroganza è il filo conduttore che connette tra loro le vicende di don Pepé, uomo rozzo e borioso ma maestro nel tessere la ragnatela della politica locale del piccolo borgo di cui è sindaco ma allo stesso tempo signorotto. La pungente e spregiudicata ironia del giornalista, nelle vesti di primiparo romanziere, regala uno spaccato caratteristico della realtà urbana dei piccoli comuni della seconda metà del ‘900, nei quali prese forma quello che ad oggi è diventato un topos politico: il “cerchio magico” non è un’invenzione della nuova repubblica, bensì un lascito ereditario delle logiche di controllo e gestione dei piccoli centri in cui le tre figure rappresentative del potere locale, sindaco, parroco e medico condotto, regnavano spesso in reciproco conflitto ma incontrastati, disponendo a piacimento della vita dei cittadini nella logica dello spadroneggiare inconsulto caratteristica dei latifondi mai veramente svincolati. Un amaro ritratto della nostra realtà di ieri, doveroso ed essenziale per comprendere l’identità dell’oggi.

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ITALIA Regione contesa

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“Ecomafie, agromafie, travelmafie, digitomafie, healtmafie, bancomafie: non c’è un settore in cui le organizzazioni criminali non producono, scambiamo, investono, esportano con fatturati di centinaia di miliardi che vengono in parte reimmessi nel circuito economico finanziario, una volta ripuliti da istituti bancari e paesi compiacenti o solo disinteressati dell’origine di quelle risorse o dell’identità di coloro che ne sono più o meno i fiduciari”.

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Collana Repaci

Gratifica particolarmente la nostra casa editrice la decisione di riproporre ai lettori la corposa e variegata produzione letteraria di Leonida Repaci, certamente uno dei figli migliori e più autentici della Calabria del secolo scorso: socialista, antifascista, scrittore, saggista, poeta, drammaturgo e giornalista di vaglia nel panorama italiano del suo tempo.

L’idea di questa iniziativa si colloca nel contesto delle celebrazioni per il settantesimo anniversario della “Luigi Pellegrini Editore” (1952/2022), e di tale importante appuntamento rappresenta senza dubbio una delle tappe più significative e di maggiore portata culturale.

Repaci – peraltro legato da sentimenti profondi di stima e amicizia al fondatore della nostra casa editrice, Luigi Pellegrini – e la sua consistente opera, in larga parte di profilo autobiografico, ma ricca di suggestive ambientazioni storico-sociali e di acuti approfondimenti tematici, strettamente legati ai problemi e alle vicende della sua terra, riflettono con compiutezza e originalità l’obiettivo che ha via via accompagnato il nostro cammino: agganciare l’idea di un Mezzogiorno dinamico e avanzato alla formazione di una robusta identità etica e di una solida coscienza civile.

Cominciamo, dunque, questo cammino, con un lavoro inedito, “I fatti di Palmi” – Autodifesa al processo di Catanzaro del 1925, abilmente curato da Natale Pace, tra i maggiori conoscitori di Repaci.

Si tratta dell’arringa pronunciata dallo scrittore davanti alla Corte d’Appello di quella città, che lo vide imputato insieme con i fratelli Giuseppe, Gaetano e Francesco, e i cognati Francesco Parisi e Vincenzo Mancuso. Un’accorata autodifesa contro le accuse fasciste di aver fomentato i tafferugli accaduti quell’anno nella cittadina tirrenica in occasione della Varia. Ma anche il riflesso del clima oppressivo e intimidatorio instaurato dal regime mussoliniano, che aveva cancellato ogni speranza di mantenere il nostro Paese nell’alveo della democrazia e della libertà.

“…mi pare si chiamasse Mancini”

Vent’anni fa, l’8 aprile 2002, moriva Giacomo Mancini, esponente di spicco del Partito socialista italiano, di cui fu anche segretario nazionale, e più volte ministro della Repubblica. Più che mai opportuno, quindi, in occasione di questo anniversario, riproporre l’intenso excursus politico-amministrativo tracciato dal figlio Pietro nel volume “…mi pare si chiamasse MANCINI…”, che la nostra casa editrice ha pubblicato nel 2016, in occasione del centenario della nascita dell’ex leader socialista. La sua lunga esperienza politica è stata suggellata da passaggi e tappe di grande prestigio. Deputato dal 1948 fino al 1992, Mancini è stato Ministro della Sanità nel primo governo Moro (4-12-1963/22-7-1964), Ministro ai Lavori Pubblici nel secondo (22-7-1964/23-2-1966) e terzo governo Moro (23-2-1966/5-6-1968) e nel primo (12-12-1968 / 5-8-1968) e secondo (5-8-1969/ 27-3-1970) governo Rumor, Ministro del Mezzogiorno nel quinto governo Rumor (14-3-1974/23-11-1974).
Come Ministro della Sanità, impose il vaccino Sabin, che debellò la poliomielite in Italia. Come Ministro dei Lavori Pubblici, combattè la speculazione edilizia, intervenendo per denunciare, alla Camera, i “fatti mostruosi" di Agrigento, per salvare l’Appia Antica di Roma ed in numerose altre occasioni tanto da ottenere il riconoscimento, unanime, del Parlamento Italiano che, unico esempio, nella storia d’Italia di tutti i tempi, gli conferì la Medaglia d’Oro per la sua attività. Completò l’Autostrada Milano- Napoli, fece costruire la Salerno-Reggio Calabria, la Roma-Civitavecchia, la Roma-Aquila-Pescara e tante altre sedi stradali, in ogni parte d’Italia, avviando la costituzione di un enorme patrimonio di infrastrutture, tra le quali porti (Gioia Tauro) e aeroporti (Lamezia Terme), oltre a difendere Venezia dall’abbassamento del fondo marino, la Torre di Pisa dalla sua pericolosa inclinazione, Firenze dall’alluvione, che l’aveva devastata, nel novembre del 1966. Mancini creò la Commissione Nazionale di Studi contro il degrado idrogeologico, presieduta dal prof. De Marchi, i cui risultati sono, ancora oggi, gli unici, che abbiano offerto un quadro completo dei gravi problemi di degrado, che persistono. Sul fronte culturale, infine, il suo impegno fu determinante per la costruzione, ad Arcavacata (CS), dell’Università della Calabria e per la pubblicazione, nel 1973, del primo quotidiano, realizzato nella regione, “Il Giornale di Calabria", diretto da Piero Ardenti. Il 5 dicembre 1993 venne eletto Sindaco di Cosenza, il primo scelto direttamente dai cittadini, riconfermato, con un voto plebiscitario, nel 1997. Accusato nel 1994 di concorso esterno in associazione mafiosa da alcuni magistrati di Reggio Calabria, venne assolto perché il fatto non sussiste dopo un lungo e doloroso percorso giudiziario che lo vide, tuttavia, determinato a difendere la propria onorabilità, il prestigio e la considerazione unanimi conquistati nel corso della sua lunga esperienza parlamentare e di governo. Oggi, in occasione del ventennale della scomparsa, la riproposta del volume scritto dal figlio Pietro rappresenta un doveroso omaggio ad uno dei maggiori protagonisti della scena politica calabrese e meridionale.

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"Non esistono libri morali o immorali come la maggioranza crede. I libri sono scritti bene o scritti male. Questo è tutto."

Oscar Wilde

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