Codice quazel

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Codice Quazel non è un libro di fantascienza, né tantomeno si sviluppa sugli intrecci misteriosi tra storia e religione. È un libro che intende, invece, provare a spiegare ai ragazzi il diritto e le regole della società, attraverso il racconto di una storia fantastica nella quale non mancano i colpi di scena e i sentimenti. Un inno al rispetto reciproco tra culture diverse e distanti che alterna momenti delicati e commoventi a tenere esaltazioni di valori fondamentali per la realizzazione di una società migliore.
È un libro che cerca di realizzare i propri obiettivi didattici mediante chiari inviti alla riflessione alleggeriti nel racconto da tante situazioni divertenti, a tratti persino comiche.
Chi è Quazel?
Quazel è un giovane alieno che per fatalità si ritrova sulla Terra. Catapultato in un altro mondo da un lontano pianeta, dopo un primo momento di scoramento, la sua breve e forzata permanenza si trasformerà ben presto in un’esperienza di amicizia grazie all’incontro con dei coetanei preadolescenti. La sua permanenza sulla Terra sarà oltremodo segnata anche e soprattutto dalla voglia di scoprire tutto dei suoi nuovi amici e delle regole che governano le loro relazioni. La curiosità del giovane alieno sugli usi e i costumi dei terrestri si concentrerà infatti proprio sul tema dei diritti dei minori. Perno essenziale intorno cui ruota appunto la storia di Quazel.
Il libro offre pertanto diversi spunti di analisi su temi da approfondire, dispensa tante notizie utili e soprattutto pone all’attenzione del lettore alcune pagine di diritto, attraverso essenziali richiami, in piccolissime dosi, alla Costituzione italiana, alla Convenzione dei diritti dell’Uomo e alla Convenzione dei diritti del fanciullo.
Insomma, un libro jus in fabula cioè il diritto come una favola – dal neologismo dell’autrice – che genitori e figli potranno leggere insieme affinché nelle giovani generazioni maturino la conoscenza e il rispetto delle regole, pre-condizione necessaria per una società più sana e giusta.

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Codice rosso

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Codice Rosso è un viaggio da incubo nella Sanità calabrese che porta il lettore a sprofondare nelle malebolge dell’inferno dantesco.

E sono vere e proprie trivelle le penne dei due attenti giornalisti calabresi, Arcangelo Badolati e Attilio Sabato, che scavano in un sistema putrido e putrescente e ne tirano fuori esalazioni nocive e mortifere che fanno rabbrividire. C’è di tutto nel sistema sanitario calabrese: ruberie, sprechi indicibili, conclamati sistemi clientelari, infiltrazioni mafiose strategiche, ritardi inspiegabili, immobilismo atavico, ospedali fatiscenti, disinteresse e disattenzione e tante, forse troppe, morti in corsia.

La Sanità calabrese è da sempre un pozzo senza fondo che consuma tre quarti del bilancio regionale e spende più della metà di quanto incassa. È un sistema rimasto imbrigliato nelle maglie di una politica pasticciona che ha inaugurato ospedali mai aperti e strutture mai utilizzate. Un pianeta diventato appannaggio dei partiti che ne controllano la gestione attraverso l’occupazione sistematica delle aziende diventate vere e proprie “fabbriche del consenso”.

L’inferno.

Che la “rivoluzione copernicana” attuata negli ultimi anni con il “piano di rientro” ha reso ancora più infuocato. Una cura dimagrante che ha dimezzato reparti, ha tagliato posti letto, ha prodotto una forte emigrazione sanitaria nel mentre le risorse per migliorare gli ospedali fatiscenti si sbriciolano e sbrindellano in ogni dove.

E poi quegli ospedali vengono chiusi o ridimensionati.

Ed è per questo che in Calabria si muore di “sanità”.

Spesso. Troppo spesso.

 

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Cognizione, intersoggettività e autismo

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Obiettivo di tale ricerca è di indagare il disturbo autistico (e, di conseguenza, la capacità intersoggettiva umana) in ottica multidisciplinare, attraverso l’analisi della letteratura retrospettiva cercando di dare un contributo all’ipotesi che l’autismo sia l’espressione finale di un disturbo intersoggettivo, causato da una vera e propria sindrome da disconnessione dello sviluppo cerebrale, che è al tempo stesso geneticamente determinata ed esperienza-dipendente e che si realizza a partire dalla primissima infanzia. La condizione del soggetto autistico emerge in tutta la sua tragicità, traducendosi in un fallimento del rapporto persona-persona, soggetto-soggetto. Il disfarsi dei meccanismi intersoggettivi è talvolta accompagnato da “isolotti di capacità” che danno credito all’ipotesi che la condizione autistica, resa tale da evidenti anomalie neurobiologiche, in alcuni casi porti i soggetti affetti da tale sindrome a “pensare” in modo diverso. Diversità che, accanto alla tragicità del vissuto esistenziale dell’autistico, può avere anche i suoi aspetti positivi.
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Colei che non si deve amare

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«Venne poi Colei che non si deve amare, scritto quasi per intero fra l’Inghilterra e la Francia. È questa l’opera che segnò la fortuna di romanziere di Guido Da Verona. Crediamo che nessun altro libro di letteratura, fra quelli che non furon adottati come testi scolastici, neppure si avvicini alla tiratura di questo romanzo» (Icilio Bianchi, Guido Da Verona, Milano 1919, p. 19). In questa prospettiva di clamoroso successo di vendite si presenta il terzo romanzo di Guido Da Verona, pubblicato nel 1910 presso la casa editrice milanese Baldini e Castoldi, che tra le sue firme annoverava illustri scrittori italiani e stranieri (Fogazzaro, Dostoewskij, Gorkij, Anatole France ecc.). È lo stesso autore a indicare date e luoghi della composizione del libro, scritto fra il 1908 e il 1909, in occasione di viaggi in quei centri della mondanità internazionale che Guido si vantava di frequentare e che contribuivano ad accreditarne l’immagine del viveur nomade e raffinato, mentre alcuni critici ne mettevano in dubbio l’autenticità e li collegavano a ben orchestrati battages pubblicitari.

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Colpa e ironia nella narrativa di Grazia Deledda

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Colpa e ironia nella narrativa di Grazia Deledda raccoglie il lavoro di un seminario organizzato presso la Fondazione Guarasci, in collaborazione con alcuni licei cosentini e con la facoltà di Lettere di Sassari. Curato da Gilda De Caro e da Massimiliano Aloe, il volume è stato realizzato grazie al contributo del Ministero per i Beni e le Attività culturali (circ. n.17, 4/02/02) e alla grande e sensibile cortesia della Pellegrini Editore di Cosenza. (Scritti di Alberico Guarnieri Marco Manotta Aldo Maria Morace Giuseppe Lo Castro Lorella Giuliani)

 

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Come chiunque altro

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“Un racconto di vita, che diventa testimonianza, a volte sofferta, a volte gioiosa, di un passaggio.
Un passaggio lungo l’esistenza compiuto in maniera piena, impregnato d’amore, di rabbia, di voglia di lottare. Un dialogo con se stesso e con gli altri ed un invito ad esserci sempre e al di là di qualsiasi ostacolo nella danza della vita”.
                Matilde Ferraro Antropologa

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Come d’improvviso

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Questo libro, che nasce da un’esperienza personale, racconta una storia nella quale ci si ritrova. Colpisce l’asciuttezza, il rigore dello stile e anche dei contenuti. E poi l’ironia sottile, a cui Moira Sola non rinuncia mai.
I personaggi si muovono in punta di piedi attorno al personaggio principale, la donna, quella che deve affrontare la prova più difficile.
E lei, che sembra guardare la vita dall’esterno, come se fosse in una grande bolla, nella malattia riscopre la vita.
La genesi del libro è stata particolare, quasi inconsapevole. È come se la storia avesse preso forma da sola.

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Come Dei in Terra

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Sibari, fondata nell’VIII secolo a.C. sulla costa jonica calabrese da coloni achei, diventa in meno di due secoli una metropoli di oltre 300.000 abitanti. Una città multietnica e multireligiosa, lontana per questo dai concetti di austerità e moralità del mondo greco.
Sibari è sempre apparsa grande perché grande è la sua leggenda.
La città della perdizione, della lussuria e dell’ozio descrittaci dagli storici, ci appare come la nuova Gomorra dell’Occidente. Non più corrotta di molte altre città dell’antichità, miti e leggende sono fiorite su Sibari quasi a demonizzarne il nome ed il ricordo. Infatti, pur non avendo lasciato nomi di prestigio nella storia della letteratura, della filosofia e dell’arte, né monumenti celebri in archeologia, Sibari è riuscita, come nessun’altra città coeva magnogreca, ad imporsi all’attenzione degli storici, dei ricercatori e dei viaggiatori proprio per il suo nome legato al mistero della favola, che più della storia stimola la fantasia avventurosa dell’uomo. A questo punto viene lecito domandarsi quanto di vero ci sia nel mito di Sibari.
Questo saggio vuole leggere nella documentazione letteraria ed archeologica di Sibari e della sibaritide, l’importanza determinante della sua presenza nella storia e nella cultura quale segno più arcaico della civiltà occidentale nei suoi moderni aspetti imprenditoriali di società dominata dall’economia, aperta ai valori dell’emancipazione femminile, dell’accoglienza e dell’integrazione dello straniero.
Per questa sua modernità di pensiero il mondo greco ne decreterà la distruzione ad opera delle milizie di Crotone e ne costruirà il mito.

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Come fiore nel deserto

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La raccolta poetica: Come Fiore del Deserto è il dialogo tra più linguaggi creativi, tra poesia e cinema, in chiave antropologico-esistenziale per provare a svelare ed “accogliere verità sconosciute” (O. Ciapini).

Un viaggio tra i significati “manifesti” e “latenti” (O.C.) di opere filmiche che si traduce in suggestioni poetiche all’interno di un percorso corale di trasformazione in senso creativo.

È un progetto che è “mèta e nuova partenza” (S. Vivona) in un viaggio di crescita personale che vede la scrittura come approdo sicuro nel mare in tempesta.
Lo sguardo poetico si rivolge alla complessità del vivere, cercando le parole per decifrare “un mondo ostaggio di se stesso/vestito di vecchie/usate/ paure” (S.V.), spaziando dalla ricerca identitaria all’incontro ed alle relazioni, tra gioie e dolori, attese, illusioni e speranze, alla ricerca della Bellezza da costruire con le proprie mani e da proteggere come un “Fiore del Deserto/fragile e coraggioso” (S.V.) che cresce in condizioni difficili ma che, quando sboccia, è di rara bellezza.

 

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Come l’araba fenice

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Il Covid-19 ha colpito (per fortuna senza conseguenze) anche Gerardo Sacco. L’orafo calabrese più famoso nel mondo ha riflettuto lungamente sull’esperienza vissuta, e mi ha chiesto di aiutarlo a mettere ordine tra i pensieri maturati durante quel difficile momento. Ho aderito con gioia al suo invito. Ho grandissima considerazione del suo talento, ma ancor più continua ad emozionarmi il binomio semplicità-umanità, che lo caratterizza e me lo rende particolarmente caro. Per queste ragioni c’ho messo il cuore, in questo libro; tutto l’affetto che mi lega a questo calabrese doc, senza pari per intelligenza, estro, sensibilità, capacità artistiche. Mi ha colpito il “bisogno” di Gerardo di raccontarsi. Ora che è arrivato al giro di boa degli oltre “venti per quattro”, come considera la sua non più giovane, benché ancora artisticamente prolifica età, in qualche modo è come se tirasse le somme della sua vita. Sfodera il solito ottimismo, il Maestro crotonese. Si conferma superbo ambasciatore della positività, ma parla con un realismo che lascia il segno; con invidiabile serenità, mentre guarda il “treno dell’esistenza” che continua la sua corsa. Quel convoglio da cui ha visto scendere tante persone care e sul quale è consapevole di percorrere il tratto finale della sua meravigliosa, inimitabile avventura. Le sue parole, pronunciate come figlio, padre, nonno, marito, commuovono. Mostrano, più del solito, la prodigiosa umanità di Gerardo. 6 Lo ringrazio per avermi voluto accanto a sé, anche questa volta. È un grande onore godere della sua fiducia; gratificante, oltre ogni immaginazione, sentirlo aprirsi liberamente ed essere riuscito a cogliere, passo dopo passo, la profondità delle sue elucubrazioni. I proventi di questo libro saranno devoluti a favore di chi è meno fortunato. Quelli del Maestro, coinvolto dalla dolcissima e tenace Giulia Vrenna, all’Associazione italiana per la fibrosi cistica; i miei, alla Lega italiana per la lotta contro i tumori. Anche questo, dare una mano a chi soffre, entrare in contatto per quanto possibile con il loro mondo, ci unisce e rende speciale la nostra amicizia. (f.k.)

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Come se avessi usato tutto

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Catturare il quotidiano e farne poesia. È questo l’intento della presente raccolta che sembra volere contenere in sé l’intera esperienza del vissuto umano, tanto che, alla fine, lo stesso autore ha la percezione di aver “usato tutto”. Impressioni, emozioni, sentimenti, sogni e desideri raccontati con quella spontaneità e quel trasporto che fanno poesia. Un’anima che si mette a nudo davanti al foglio bianco non può che appartenere al poeta che non fa della parola un esercizio espressivo fine a se stesso, ma si lascia catturare dal suono e dagli orizzonti che tracciano segni indefinibili, diretti al cuore di chi ancora è disposto ad accoglierli.

 

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Commento ai Salmi dei gradini

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Sicuramente benefica la lettura del commento ai salmi dei
gradini, contenuto nel testo di Antonio Strigari, per chi voglia
– come la scrivente che ne ha riconosciuto la significativa utilità
e gli effetti spirituali – intraprendere nella propria vita un
cammino di fede autentica poggiata sulla Verità della Parola
piuttosto che sulla labilità e falsità delle tradizioni umane o
sulla propria limitata intelligenza!
Spesso giunge da parte del Signore Gesù Cristo l’invito,
non sempre accettato, a credere nella Sua Potenza di Dio Vivente
e Vero, di Padre amorevole che abita e regna nei cuori,
nei quali entra non con forza e sopraffazione ma con dolcezza
ed umiltà – e solo se desiderato – portando pace, amore
e certezza di Perdono e Vita Eterna: l’autore del commento,
che grazie a Dio ha prestato ascolto a tale voce verificandone
la bellezza e preziosità, ha inteso, riuscendovi in pieno a mio
modesto avviso, esaminare, con l’aiuto di Dio, i Salmi dei gradini
(di cui non era stato scritto finora in maniera specifica e
particolare, il che rende oltremodo apprezzabile il lavoro) ed
offre – con l’unico scopo di condividere gloriose rivelazioni
dello Spirito Santo – a tutti coloro che vorranno usufruirne il
resoconto di quanto il Signore Gesù Cristo gli ha mostrato per
il bene della Chiesa e suo personale.

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Compagni di viaggio

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La città svela piccoli e grandi drammi individuali. Un ragazzo chiede disperatamente aiuto tra l’indifferenza o, peggio ancora, la condanna generale. Un’auto contiene uno sgargiante giubbotto arancione, che a sua volta contiene un’esistenza rifiutata ed abbandonata, riempita con l’alcol. La societˆ affonda i suoi colpi fin dentro l’animo dei più deboli, e tutto ciò accade oggi sotto i nostri occhi. Riflessi amari emergono dallo stagno luccicante in cui spesso ci si sente condannati a vivere. Ma la vera condanna è l’indifferenza, l’apatia, il grigio al posto dei colori. Confrontandoci all’interno del “nostro” mondo abbiamo cercato di far vivere le nostre emozioni, ma soprattutto di trasformare l’incertezza, la sofferenza, da nemici invisibili e terrificanti in compagni di viaggio non più temuti ma rispettati.

 

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Compagno maggiordomo in casa Mancini

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Un simpatico affresco familiare in salsa politica, ambientato tra la fine del 1963 e la prima metà del 1964, nell’abitazione romana del potentissimo ministro della Sanità Giacomo Mancini.

E’ il succoso compendio di ricordi di cui Angelo Lo Gullo ha reso partecipe il giornalista Francesco Kostner, prezioso supporter nella realizzazione del volume.

Un quadretto domestico frizzante e suggestivo, al cui interno si intrecciano la figura dell’indimenticato leader socialista, impegnato nella fase più importante della sua esperienza politico-istituzionale, la prorompente personalità della consorte, donna Vittoria, e uno spaesato giovanotto del rione Massa di Cosenza, appunto Angelo Lo Gullo, cooptato come domestico in una delle residenze più “in” dell’epoca.

Un gustoso e avvincente volumetto che supera ogni più rosea aspettativa consentendo di conoscere da vicino, come mai è avvenuto finora, uno spaccato del contesto familiare e i forti sentimenti che hanno unito l’ex leader socialista e l’inseparabile donna Vittoria.

Se a Lo Gullo va certamente il merito di aver tirato fuori dal cassetto pagine insospettabili della sua giovinezza, Francesco Kostner si distingue ancora una volta per l’abilità narrativa con cui propone ai lettori i suoi ricordi, elegantemente inseriti in una costruzione sobria, ma accattivante.

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Complessità delle relazioni sociali. Tra logica e filosofia

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Che tipo di oggetti sono le relazioni sociali? Quali problemi emergono in una possibile descrizione e definizione sintattica e semantica di questi oggetti? Quali sono le coordinate logiche, epistemologiche e teoretiche dello sfondo dal e nel quale questi oggetti si stagliano; sfondo dal quale sono formati e che contribuiscono, a loro volta, a formare? Qual è il ruolo del linguaggio delle e nelle relazioni sociali? Relazioni sociali che, tuttavia, sono anche vissuti e costrutti di soggetti che non solo le studiano, ma le vivono, le determinano e ne sono a loro volta determinati. Il testo affronta queste domande e questi problemi, la loro vaghezza e la loro complessità, attraverso un dialogo che coinvolge la filosofia, la logica, la sociologia delle relazioni sociali. Un dialogo che ha per protagonisti, tra gli altri, il concetto di vaghezza e alcune sue analisi in relazione al concetto di verità, il I Teorema di Incompletezza di Gödel del 1931, il concetto di habitus e quello di rete sociale.

 

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Comprendere il limite

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Come in un poliedro, numerose facce compongono lo spazio dell’opera di Valéry: egli è conosciuto come il poeta de Le cimetière marin e de La Jeune Parque, come il filosofo de L’introduction à la méthode de Léonard de Vinci e di Monsieur Teste, ma anche come il teorico della Poetica, come saggista e scrittore di innumerevoli note, aforismi e prose. Sono tutti aspetti che la monumentale pubblicazione dei Cahiers e dei numerosi materiali inediti continua a moltiplicare, schiudendo sempre a nuovi e proficui orizzonti interpretativi. Questo libro, che riserva una particolare attenzione tanto all’aspetto pubblico quanto a quello privato dell’opera di Valéry, riapre al problema di una considerazione globale del suo pensiero alla luce di uno dei più interessanti e meno conosciuti aspetti della sua riflessione: la ricerca filosofica che egli conduce, senza soluzione di continuità, “intorno alle cose divine”. Il lettore vi troverà quindi sia un sistema di riferimento generale sulla question dieu, sia la presentazione, la contestualizzazione e l’analisi dei materiali esplicitamente dedicati a tale problema. Le choses divines sembrano infatti permettere a Valéry il raggiungimento di una certezza del limite della conoscenza, attraverso un’inesausta ricerca sempre guidata dalla domanda «Che cosa può un uomo?». «Je pense en rationaliste archi-pur – Je sens en mystique»: la ben nota lucida e disingannata attività del faire viene qui caratterizzata come una pratica specificamente filosofica (in quanto sembra non acquietarsi mai in risultati stabilmente affermati ma lascia dialogicamente aperta l’interrogazione), il cui senso pregnante viene in ultima istanza riscoperto attraverso la composizione (artistica) e la pratica spirituale (l’áskesis zetetica).

 

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Comunque mai di domenica

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Ho conosciuto l’autore facendo una ricerca scolastica, mi sono
imbattuta casualmente nel suo sito
www.riflessidarcobaleno.com e mi sono soffermata un po’ nei
suoi scritti. Nella sezione libro ho notato che aveva appena
pubblicato il suo primo lavoro, del quale è pubblicato sul sito il
1° capitolo. Mi piacque e l’acquistai. Dopo averlo letto gli ho
inviato una e-mail per congratularmi con lui. Attraverso i suoi
scritti prima, poi per conoscenza diretta, è continuato
l’interessamento ai suoi lavori per i quali ho provato, fin da
subito, una viva curiosità. Scambi di idee e riflessioni sono
seguiti a queste mie letture ed il dibattito si è fatto sempre più
vivo sino alla richiesta da parte dell’autore, di scrivere questa
prefazione. Mi lasciò una bozza del libro dicendomi che, per
me insegnante di lettere abituata alla lettura, non sarebbe stato
un lavoro difficile. Accettai con molto piacere. La prima lettura
del manoscritto è stata subito molto coinvolgente, tanto da
spingermi ad un approfondimento più attento ed interessato.

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Con altri occhi

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Giovedì 31 luglio 2008, il nastro di strada che dalla capitale
porta verso la vacanza, pare quasi scompaia verso
l’orizzonte, ora per la conformazione della strada, ora per
le esalazioni dell’asfalto rovente che fanno appena intravedere,
come in un miraggio, le macchine che si precedono,
ed è ancora mattina …
E toccherà ancora passare per l’A3, con tutti i suoi problemi
di traffico, scambi di carreggiata, cantieri interminabili
di lavori, lavori, e ancora lavori, tra lo sfottò di cartelli
che ricordano che qualcuno sta lavorando per noi, e indicazioni
turistiche che segnalano la presenza di santuari, per
rabbonire forse i pensieri cattivi verso gli stessi indefessi
lavoratori.
– Se non fosse per il sole, la sabbia e quel mare visto in
agenzia, che ci aspettava, forse sarebbe stato meglio invertire
la marcia a Colleferro. È proprio vero che le cose più
belle si conquistano con la fatica!
Questo pensava, ad alta voce, Francesca e col ricordo
andava a quei giorni di canicola, che l’avevano vista, per
tutto il mese di luglio, su di un libro che avrebbe dovuto
studiare, ripetere all’infinito per poi tentare quel maledettissimo
appello estivo.
Parecchie frasi le erano scomparse sotto gli occhi, altre
volte intere pagine erano state lette senza che quella zona
di cervello adibita all’apprendimento, si degnasse di voler
fare la sua parte.

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Con il segno più nonostante tutto

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L’idea di scrivere questo libro? Nasce dal fatto che desidero far capire agli altri che nonostante le vicissitudini della vita è importante pensare positivo. Se si riesce con questo intento tutto ciò che succede, le cose negative che possiamo incontrare lungo il percorso della nostra vita, possono essere affrontate più facilmente trovando le giuste soluzioni. E anche se qualcosa non si può risolvere, chi pensa positivo ha lo spirito giusto per andare avanti nonostante le avversità. Dobbiamo pensare, infatti, che il mondo e chi lo abita avrà sempre problemi e sfide da affrontare. Ecco: pensare positivo significa appunto pensare che dietro ogni esperienza si nasconde sempre qualcosa di bello.

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Con la Calabria nel cuore

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..La Calabria è una terra che non si dimentica, la Calabria non ti lascia mai e se sei tu a lasciarla, te la porti sempre nel cuore. Come il destino, non ti abbandona mai, fa parte di te e te la ritrovi proprio quando ti sembra di averla perduta per sempre, perché costretto o perché così avevi deciso, magari in un momento di sconforto. Allora riaffiorano in te i sogni e i progetti, che erano il senso della tua vita. Sono questi i sentimenti che animano il romanzo di Katia Torchio, che attraverso storie d’amore, a volte tragiche e a volte impossibili, ci presenta momenti e figure attinte dal microcosmo degli emigrati, un mondo al quale la letteratura, meno del cinema, è sempre e comunque debitrice. …Un mondo che si affaccia su un mare accecante di azzurro, bellissimo e crudele, che spesso non dà quanto promette. Eppure a quel mare si resta legati per sempre e a quel mare si tende a tornare. Anche questo è scritto nel destino dei calabresi, di quelli che restano e di quelli che sono costretti ad andarsene: il mare come ansia d’infinito, come desiderio d’evasione, come sogno di ritorno alle origini, di ripresa degli ideali di vita originaria, dove niente sembra impossibile e tutto congiura a deluderti. Quel mare, come la Calabria, te lo porti sempre nel cuore, e il romanzo di Katia Torchio può aiutarci a scoprirne le ragioni profonde. (dalla prefazione di Enrico Esposito)

 

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