Libri
Fata morgana 59 Racconto
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I saggi che lo compongono si occupano di pensare la presenza dei racconti come elemento del film e non semplicemente sinossi o trama. Si tratta di pensare il racconto come immagine, che può anche non avere immagini. La forma del racconto, cioè, come strumento del cinema, come forma narrativa e/o visiva.
All’interno di molti film un racconto, una storia evocata costruiscono un’atmosfera, un presupposto su cui si inserisce il film stesso, replicando o rovesciando il racconto. La sua forma breve si incastona a volte in modi particolari nell’economia del film.
Il racconto, chiamato spesso a spiegare, a restituire ordine al caos, è di fatto anche un possibile agente di destabilizzazione, che può portare ambiguità ulteriore nella narrazione. È il modello borgesiano e cortazariano del racconto come forma breve ed apertissima al tempo stesso, che il cinema ha spesso inglobato al suo interno.
Tra gli autori che partecipano al numero: Massimo Fusillo (Il racconto per quadri. Sulla potenza dell’ellissi), Daniele Dottorini (Il flusso infinito dei racconti. Sul Pampero Cine), Nicola Dusi (Adieu au langage di Godard: narrativo, disnarrativo, rapsodico?), Cristina Colet (“Riportare a galla” le immagini. L’auto-archivio nel cinema di Zhangke) e Paolo Jedlowski (Racconti di racconti: Vero come la finzione di Forster) e poi saggi, tra gli altri, su classici come La dolce vita e La grande bellezza e su opere più recenti come Le pupille di Alice Rohrwacher e Beau ha paura di Ari Aster.
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05 – Violenza di genere e diritti religiosi
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Il volume raccoglie gli Atti del Convegno “Violenza di genere e diritti religiosi” (30 marzo 2026), organizzato dalla I Cattedra di Diritto ecclesiastico, Diritto canonico e Diritti confessionali dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Promosso nell’ambito del “Marzo delle Pari Opportunità” del Dipartimento di Giurisprudenza, il Convegno ha proposto una riflessione interdisciplinare sulla qualificazione giuridica della violenza sulle donne nei diritti religiosi e sulle strategie di prevenzione e contrasto sviluppate dagli attori confessionali rispetto a un fenomeno che continua a rappresentare un grave ostacolo alla piena attuazione del principio di eguaglianza della donna nei diritti. L’urgenza dell’adozione di efficaci interventi normativi è stata evidenziata dall’On.le Senatrice Valeria Valente, già Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere.
Saluti istituzionali
Carla Masi
Nicola Liguori
Annamaria Santarpia
INTERVENTI di
Maria d’Arienzo
Valeria Valente
Maria Cristallino
Caterina Gagliardi
Brigitta Marieclaire Catalano
Fabio Balsamo
Francesco Salvatore Rea
Fata morgana 58 – Libertà
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La libertà costituisce un tema di grande importanza per il cinema, come per tutte le arti, specialmente quelle vocate a raccontare direttamente la realtà, toccando eventi storici, visioni morali e ideologie politiche. Ma la libertà riguarda anche più radicalmente la stessa condizione ontologica dell’uomo, che o è libero o non è.
Il fascicolo tocca il tema della libertà d’espressione, richiamando più in generale il principio dell’illegittimità di una intromissione ingiustificata del potere politico o religioso nelle opinioni e nelle azioni dei singoli cittadini, sia il tema dell’essere dell’uomo costitutivamente libero. Di questa libertà costitutiva l’arte è una delle forme massime d’espressione.
Il cinema e le arti in genere sono stati attraversati, per tutto il corso del Novecento fino a oggi, dal richiamo alla dimensione etica e politica della libertà, che riguarda sia l’individuo sia i popoli.
Tra gli autori che partecipano al numero: Roberto De Gaetano (Il destino della libertà), Dario Cecchi (Cosa può un’immagine? Sul cinema politico contemporaneo), Alessandro Bertinetto (Libertà estetica e improvvisazione), Samuel Antichi (Liberare le immagini: Recollection di Kamal Aljafari) e Luca Venzi (Tre colori – Film Blu: cromofonia del sentire) e poi saggi, tra gli altri, su libertà e giustizia nella serialità true crime e su film che raccontano il contemporaneo come l’iraniano Ahlaam di Mohamed Al-Daradji.
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MARIO CASALINUOVO il giurista, il politico
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…Mario era un galantuomo d’altri tempi. E come tale guardava al mondo. Alle cose. Agli uomini. Avrebbe potuto scalare le vette più alte della politica e, soprattutto, del potere, molto più di quanto non gli sia riuscito per meriti da tutti riconosciuti, se solo avesse voluto; sarebbe stato capace di “consigliare”, per non dire di imporre decisioni e scelte che, invece, la sua statura morale gli imponeva di lasciare – spesso rimanendo deluso, ma senza perdere la speranza nella capacità degli uomini di migliorarsi – alle “regole del gioco”, che rispettava ma nelle quali spesso faticava a riconoscersi. L’ho considerato sempre un punto di riferimento, anche riguardo alle politiche del Mezzogiorno, nelle cui potenzialità credeva convintamente, auspicando azioni efficaci ed iniziative concrete che potessero favorirne il rilancio e lo sviluppo. Obiettivi che pose sempre al centro dell’attenzione e che sottolineò con forza anche quando occupò lo scranno di primo presidente del Consiglio regionale della Calabria, dal 1970 al 1973. La sua nomina a sottosegretario ai Lavori pubblici prima e a ministro dei Trasporti dopo, tra il 1981 il 1983, fu un segnale positivo agli occhi dei cittadini calabresi, ma non solo, e contribuì ad alimentare una maggiore fiducia dell’opinione pubblica nei confronti della politica. Fu un bene averlo tra i banchi del Governo, dove diede testimonianza di affidabilità e di impareggiabile comportamento, apprezzati da tutti. Considerazione altissima di cui godette anche nel Psi, dove non si iscrisse mai ad alcuna “tifoseria” animato com’era da una nobile passione politica e riuscendo sempre a coniugare l’interesse del partito e il senso dello Stato. Ecco perché considero questo volume un omaggio ad un galantuomo che ha lasciato una traccia indelebile del suo operato e delle sue idee. Un esempio imperituro di correttezza, capacità ed onestà etica ed intellettuale cui soprattutto le nuove generazioni, così come molti di noi hanno fatto, possono guardare fiduciosi ricevendo risposte credibili di fronte ai problemi del nostro tempo. (dalla Presentazione di Salvo Andò)
Fata morgana 57 – Romanzesco
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Il numero 57 di “Fata Morgana” è dedicato al tema “Romanzesco”. Il numero si apre con una conversazione, a cura di Roberto De Gaetano, con Roberto Andò, tra i più interessanti registi contemporanei di cinema e teatro nonché romanziere.
Il romanzesco va ben oltre una categoria meramente letteraria. La forma romanzesca, costituendo una modalità “moderna” e “democratica” di racconto, non soggetta alla gerarchizzazione delle forme e dei temi tipici dei generi classici, tragedia e commedia, è capace di reinventare il mondo al di là della forma dell’azione e della logica dell’intreccio, metabolizzando elementi diversi e dando loro una forma non prevedibilmente codificata. Il romanzesco riguarda profondamente il cinema, che senza il grande romanzo dell’Ottocento non sarebbe nato. Dal Secondo dopoguerra, l’invenzione romanzesca del reale, accordandosi col cinema e approfittando del declino della rigidità codificante dei generi hollywoodiani (melodramma, noir, commedia, western ecc.), segnerà il tratto originale del neorealismo italiano e la sua capacità di contrassegnare tutta la tradizione cinematografica moderna.
Tra gli autori che partecipano al numero: Roberto De Gaetano (Dalla necessità tragica alla contingenza romanzesca), Luca Venzi (Ellissi, frammentazione, ripetizione: “Una vita” di Stéphane Brizé), Rossella Catanese (Frammentazione del soggetto e crisi della trascendenza) e poi saggi, tra gli altri, sulla narrativa breve di Beppe Fenoglio, Il processo di Kafka, Francesco Rosi, Michelangelo Frammartino, Week End di Godard, Mussolini ultimo atto di Lizzani, I misteri di Lisbona di Ruiz e L’innocenza di Kore’eda.
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Controluce vol. 3
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A cura di
Rosalba Baldino, Carla Chiappini, Elena Giorgiana Mirabelli
I laboratori di scrittura creativa e autobiografica voluti dal Comune di Cosenza e realizzati dall’Associazione “LiberaMente” hanno l’obiettivo di portare la lettura e la scrittura nel carcere della città dei Bruzi creando un ponte tra “il dentro” e “il fuori”. Rappresentanti delle Istituzioni e della Chiesa, intellettuali, sindacalisti hanno recensito gli scritti dei detenuti, costruendo una rete di valori e messaggi mettendo in luce la speranza contenuta nei racconti.
Scrivere in carcere è guardare
se stessi e gli altri in “Controluce”.
Incroci di storie, vita, pensieri
tra le pagine di un libro
che trasuda realtà ed emozioni.





















































