Cherubino e Celestino

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Un viaggio lungo più di un secolo tra le organizzazioni criminali che hanno infestato l’area settentrionale della Calabria. Un viaggio tra boss e picciotti prima della “picciotteria” e poi della ’ndrangheta  compiuto esaminando sentenze, documenti di archivio, pubblicazioni e giornali d’epoca e ricercando, come una volta facevano i grandi giornalisti, le foto più significative di personaggi che hanno dominato città e paesi forti, a volte, di un impressionante consenso sociale.
Il libro di Arcangelo Badolati è l’opera più completa ed esaustiva scritta sulle organizzazioni criminali della provincia di Cosenza. Traccia la mappa delle cosche calabresi e la catena di comando che ne determina strategie e interessi individuando l’esistenza di due “crimini”, uno a Cirò e l’altro a San Luca, così come emerge dalle più recenti indagini condotte dalle procure antimafia di Reggio e Catanzaro.

 

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Chiaroscuri

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Chiassi

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Un po’ di tempo fa ho ricevuto i fogli che andrete
a leggere.
Chi me li dava era proprio l’autore, Rosario Mastrota.
Erano per me.
La sua mano timida me li ha offerti e io li ho
divorati con occhi commossi.
Con questa pubblicazione ho voluto ringraziarlo
regalandogli anch’io qualcosa.
Sé stesso, fondamentalmente.
Restituirgli la storia di tante emozioni. Le sue.
La storia di occhi capaci di applicare un montaggio
a frammenti di realtà rivestendoli con una trama
leggera.
Rosario scrive da tanto, dando corda ad ogni
impulso, inciampando, liberando la rabbia e
l’amore,’satireggiando’, trasfigurando i suoi pensieri
e i suoi desideri in poesia.
L’inchiostro della sua penna è fatto di sentimento
e ironia.

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Chiesa, giovani e ‘ndrangheta in calabria

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Presentazione di S. E. Mons. Francesco Savino

Il saggio effettua una sistematica indagine sulla ’ndrangheta, grazie a un approccio oggettivo e analitico, che consente di entrare – con chiara immediatezza e rigorosa scientificità – nel dibattito della sua complessa e attuale pervasività in Calabria. La pianificazione e lo svolgimento adeguati delle attività di studio e ricerca hanno tenuto conto della raccolta, dell’organizzazione e dell’elaborazione di ampia e differenziata documentazione, che ha tra l’altro permesso di definire la ricostruzione del contesto storico e socio-antropologico in cui il fenomeno è nato e si è diffusamente sviluppato. L’autore, pone una serie di critici interrogativi ed esortanti provocazioni, sull’urgenza di avviare un autentico processo di risolutiva consapevolizzazione all’interno del tessuto ecclesiale e sociale della realtà calabrese. L’urgenza di riconoscere la definitiva rottura con il potere di questa potente organizzazione criminale, parte dall’inequivocabile opera compiuta da Papa Francesco con la sua venuta in Calabria nel 2014.
La novità e la forza di alcune proposte – di natura teologica e pastorale – intendono offrire alle chiese e alla società civile la possibilità di fronteggiare il fenomeno, non perdendo mai di vista le prevalenti ragioni insite nel “rischio della speranza”.
Nello sfondo dell’intera opera, si incoraggia a raccogliere una sfida, d’intraprendere inediti percorsi di prassica e decisiva liberazione, ai quali sono invitati innanzitutto i più giovani, che l’autore non esita a definire il “germoglio di risveglio e profezia di riscatto della Calabria”.

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Chiesa, Stato e popolo nel Mezzoggiorno dei lumi

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Il volume si propone di analizzare la legislazione ecclesiastica emanata dai Borboni di Napoli e di Sicilia nel periodo compreso tra la riacquisizione dell’indipendenza politica e l’inizio della Rivoluzione francese. La lotta anticuriale connotò indubbiamente l’azione dei monarchi meridionali, assumendo tratti originali rispetto a numerose esperienze coeve.  Il regalismo di Carlo III e Ferdinando IV fu particolarmente attento a tutelare la sovranità dello Stato, cercando contestualmente, però, di non conculcare, almeno in linea di principio, il carattere primario dell’ordinamento canonico: appare pressoché assente, invero, l’idea che tra i compiti del monarca rientrasse anche quello di promuovere una riforma interna della Chiesa cattolica, idea che contraddistinse, invece, il giuseppinismo ed il leopoldismo. Rimase ferma, comunque, la peculiare situazione della Sicilia, ove il privilegio della Legazia Apostolica attribuiva al sovrano una sorta di potestà diretta in spiritualibus.
Né può essere trascurata la presenza di disposizioni volte a dare attuazione pratica ai principii di uguaglianza formale e di libertà religiosa. Siffatte statuizioni normative denotano, almeno a nostro giudizio, che, al di là del giudizio, sovente assai severo, formulato dalla storiografia nei confronti dei Borboni di Napoli e di Sicilia, il giurisdizionalismo meridionale non fu del tutto insensibile alle esigenze di tutela dei diritti inalienabili della persona umana.

 

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Ci accomunavano le reti e le stelle

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In questo corposo libro raccontano tutti, tutti i protagonisti di una comunità scolastica che all’improvviso perde ogni riferimento topologico concreto, viene sfrattata dall’abituale impianto organizzativo liquefacendosi in un nuovo assetto esistenziale che è quello del mondo virtuale. Raccontano il dirigente scolastico, raccontano i docenti, raccontano gli studenti dei corsi mattutini e dei corsi serali, raccontano gli educatori, raccontano gli amministrativi, raccontano i genitori. Tutti. E tutti raccontano con parole concernenti la scuola, – Parole di scuola, come direbbe la preside-scrittrice M.P. Veladiano – quelle parole costitutive e irrinunciabili che definiscono ogni comunità scolastica.

 

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Ciao, Caterina

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Ciao, Caterina è lo struggente e permanente saluto di un giovane papà lanciato alla sua “piccina” quando, colto da un destino di morte improvvisa, trasmette per sempre il suo messaggio negli occhi, nel cuore e nella vita di quella donna/madre adorata che l’aveva concepita. E proprio lei, la compagna di una vita, fulminata da un distacco incredibile, lo scandisce ripercorrendo le tappe della figlia non solo a ritroso, ma anche sulla “soglia” del futuro: Caterina, la “deliziosa scolara che faticherà a capire, che si affannerà a sfuggire, ma che inevitabilmente sarà costretta ad accettare”.
Una meravigliosa testimonianza raccolta in un diario che sembrerebbe un tragico romanzo, ma è invece un’autentica lezione di vita, descritta minuziosamente da chi dedica i suoi studi alla pedagogia.

 

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Ciccilla

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Il brigantaggio fu guerra civile? Oppure una reazione alla conquista del Sud da parte dei Mille di Garibaldi e, quindi, una conseguenza, nefasta e negativa, della guerra per la nostra indipendenza nazionale? Sono punti di vista differenti che partono da presupposti e sistemi di valori diversi, che hanno influenzato e influenzano grandemente le interpretazioni dei fatti, ma sono due facce della stessa medaglia.
Il libro  si inserisce in questo contesto, offrendo un terzo elemento di analisi. Non più lotta filo-borbonica contro gli stranieri invasori o lotta per l’Italia unita contro la reazione borbonica, ma il tentativo da parte di un gruppo organizzato di banditi o briganti di imporre la propria egemonia nell’uso della forza in concorrenza con quella del potere costituito in un ambito territoriale limitato a gran parte dei paesi presilani e al territorio della Sila, in Calabria.
Pietro Monaco e Maria Oliverio sono stati al centro dell’attenzione di importanti studiosi e letterati come Nicola Misasi (scrittore verista cosentino) e Vincenzo Padula (sacerdote, patriota e scrittore. Contemporaneo dei due briganti). Il primo, nel suo romanzo La Magna Sila scritto nel 1883, racconta la vicenda di Maria Oliverio all’apertura del libro; il secondo, sul suo giornale, Il Bruzio, scrive del brigante Monaco in diversi trafiletti, nonostante fosse già morto quando il giornale iniziò le sue pubblicazioni. L’eco delle gesta di Monaco fu argomento di molti suoi articoli. Giuliano Manacorda, nel 1981, alla fine gli anni di piombo, riprendendo gli scritti di Padula paragona, arditamente, i briganti, compreso Pietro Monaco, alle Brigate Rosse.
Il libro si compone di 4 capitoli.
Il primo ricostruisce le vicende dei due briganti e approfondisce il Processo a Maria Oliverio per l’assassinio della sorella Teresa. Partendo dall’affermazione di Dumas nel primo capitolo del suo racconto quando scrive che Pietro Monaco “…combattè a Capua con tanto coraggio che fu nominato sottotenente …”; si cerca di capire come si “intreccia” la sua storia con quella dei Mille e in che modo Pietro Monaco fu coinvolto nel passaggio di Garibaldi da Cosenza.
Il secondo capitolo si sofferma sui maggiori delitti di Pietro Monaco e si conclude con una tabella riassuntiva dei delitti di cui si è avuta traccia nei processi o nei diversi documenti esaminati.
Il terzo capitolo approfondisce l’azione più ardita del brigante: il rapimento di nove persone e il conseguente interesse che suscita in Alexandre Dumas. Inoltre, ricostruisce gli ultimi giorni di vita del brigante seguendo un lungo rapporto che il generale Giuseppe Sirtori presenta al Ministro degli Interni dell’epoca.
Il quarto capitolo, ricostruisce i momenti della cattura di Maria Oliverio riprendendo la trascrizione delle udienze del suo processo. La cattura avvenne il 9 febbraio del 1864 dopo due giorni di conflitto.

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Cicerone e l’elogio retorico

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La trattazione del genere epidittico nell’ambito della teoria retorica di Cicerone costituisce l’oggetto di questo studio: un’indagine che si basa specialmente sulla lettura del De oratore, il grande dialogo che delinea i tratti essenziali di quell’idea di oratoria ‘perfetta’ alla cui costruzione l’Arpinate attese senza sosta nella sua attività di intellettuale “militante” protagonista di uno dei periodi più vivaci e drammatici della storia di Roma. Le osservazioni del De oratore sul terzo dei generi retorici in cui la tradizione greca divideva i tipi di orazione, il discorso di lode e di biasimo, meno articolate di quelle dedicate all’eloquenza che “milita” nel foro e nell’assemblea politica, si inquadrano con coerenza nella teoria del discorso ciceroniana. Facendo leva su una concezione “totalizzante” del sapere retorico e sulla rivalutazione dell’oratoria per il suo ruolo di cruciale protagonismo nella vita della res publica, Cicerone riesce a tracciare il profilo dell’oratore ideale senza rinunciare al patrimonio di competenze teoriche (i loci communes, gli status, la definizione di quaestio finita / infinita) che avevano configurato, fin dalla sua nascita “greca”, la pratica del discorso pubblico come disciplina fortemente tecnica.

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Cielo di piombo

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Il ricordo di Vincenzo, ex Guardia di Pubblica Sicurezza, corre a quel giorno della fine degli anni ’70 e a quella ferrovia che lo avrebbe riportato al suo paese di origine in Calabria.
Un terrorista, ferendolo nella Torino delle manifestazioni e delle proteste, aveva segnato il suo destino.
Reso inabile a svolgere il suo lavoro, avrebbe occupato un posto da impiegato civile nell’Amministrazione dello Stato.
Sono anni furibondi caratterizzati da un fermento che rende incerto perfino “l’ordine delle cose”.
Vincenzo, da ‘sciancato’, guarda agli avvenimenti nazionali e mondiali dalla sua piccola Artemisia che, se pur appare immobile, corre verso le mode della società.
Le limitazioni fisiche  non lo sconfortano e, con l’acume dello “sbirro”, compie un percorso introspettivo che lo porterà ad analizzare il valore della giustizia, il ruolo dell’informazione e le grandi scelte di una nazione di fronte ad un mondo che cambia.
Gli eventi si susseguono e, tra questi, nel marzo del 1981 la riforma del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza della Polizia di Stato che gli faranno comprendere quanto abbia contribuito a quel fondamentale  cambiamento.

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Cinema Italiano:

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II cinema è italiano. Questa affermazione decisa apre il volume di Roberto De Gaetano sulla tra dizione del nostro cinema dagli anni trenta del Novecento ad oggi. Con la modernità cinematografica il cinema rifonda le sue forme e rivela al tempo stesso la sua essenza, perchè ci riconsegna un reale senza più la mediazione dell’azione e della narrazione, attraverso una vicinanza alla “vita indiscriminata”, che viene restituita in un intreccio di rivelazione ed invenzione. In questa, il cinema italiano ha giocato un ruolo fondativo per una serie di ragioni che vengono ampiamente analizzate nel libro, e che riguardano anche la storia culturale di un Paese, animato da un’alternanza tra scetticismo e fiducia, adesione patetica e distacco comico dal mondo. Quest’alternanza ha dato vita ad una innovativa, e per molti versi unica, invenzione e contaminazione di forme, che giunge felicemente fino all’oggi. II libro si misura con autori che vanno da De Sica a Rossellini, da Monicelli a Germi, da Antonioni a Pietrangeli, da Ferreri a Petri, per giungere al cinema contemporaneo e a figure come Martone e Servillo, Bellocchio e Moretti, e ad opere quali Gomorra – La serie e Loro.

Il libro ha ottenuto il Premio Limina 2019.

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Cinema, pensiero, vita

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24 conversazioni apparse su Fata Morgana con grandi figure della contemporaneità, studiosi e artisti che parlano del cinema facendone un luogo del pensiero e una forma di vita. Un viaggio in cui il cinema e l’immagine, più di ogni altra forma d’arte, si riscoprono indissolubilmente legati alla complessità del nostro presente. Per la prima volta riunite e tradotte in inglese in un’unica pubblicazione, queste conversazioni offrono al lettore una costellazione unica di autori e temi per pensare il cinema a partire dal nostro presente e viceversa.

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Cinema, thought, life

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24 conversations originally published by Fata Morgana with important scholars and artists who have intended cinema as a place of thought and a form of life. A unique constellation of authors and themes in which cinema and the image, more than any other art form, are inextricably intertwined with the complexity of the contemporary. Edited and translated into English for the first time, these conversations offer to the reader a unique constellation of authors and themes, which leads one to reconsider cinema starting from our present and vice versa.

 

24 conversazioni apparse su Fata Morgana con grandi figure della contemporaneità, studiosi e artisti che parlano del cinema facendone un luogo del pensiero e una forma di vita. Un viaggio in cui il cinema e l’immagine, più di ogni altra forma d’arte, si riscoprono indissolubilmente legati alla complessità del nostro presente. Per la prima volta riunite e tradotte in inglese in un’unica pubblicazione, queste conversazioni offrono al lettore una costellazione unica di autori e temi per pensare il cinema a partire dal nostro presente e viceversa.

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Cinque fratelli

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È la storia di una famiglia borghese, nobile e militare da fine Ottocento ai giorni nostri. È un raccontare uno spaccato del Regno di Napoli attraverso la tradizione della famiglia Gaudinieri – Bruni, una famiglia stemmata, che ha segnato un percorso, in quella civiltà aristocratica e nobiliare, che ha visto come riferimento alcuni centri del Sud Italia e in particolare: San Lorenzo del Vallo, Spezzano Albanese, Cosenza, Terranova da Sibari, Acri oltre che Cagliari.

A scrivere Cinque fratelli. I Bruni-Gaudinieri nel vissuto di una nobiltà sono stati Micol e Pierfranco  Bruni, i quali hanno tracciato un viaggio narrativo, completamente documentato da ricerche d’archivio, da un apparato storiografico e correlato da materiale  fotografico appartenente alla famiglia Bruni.

Micol e Pierfranco Bruni hanno ricostruito la storia di una famiglia  attraversandola con un linguaggio narrativo. I cinque fratelli sono Adolfo (commerciante), Mariano (matematico e intellettuale), Virgilio Italo (commerciante e possidente terriero), Luigi (segretario comunale) e Pietro (geometra ed esperto di fotografia d’arte).

Si parte però dalla famiglia d’origine, ovvero da Francesco Ermete (Alfredo) Bruni di San Lorenzo del Vallo e da Giulia Gaudinieri di Spezzano Albanese.

Il commercio e la nobiltà incontrano due famiglie che sono possidenti agrarie. È il mondo delle professioni che apre prospettive sia culturali che tecnico-amministrative.

La nobiltà militare è stata testimoniata dal colonnello Agostino Gaudinieri, più volte decorato nella Grande Guerra, che è parte integrante tra le pagine del libro.

Si parla di una famiglia, quella dei Gaudinieri-Bruni, ma si propone uno scavo meticoloso e speculare e una interpretazione nell’evoluzione delle risorse, delle economie e delle nuove forme aristocratiche nella Calabria del Nord e del Regno di Napoli.

Il libro si chiude con uno studio che lega la famiglia al culto paolano, documentato, grazie alla attestazione della Platea Gaudinieri dalla quale si evince il segno tangibile della comunanza tra l’Ordine dei Minimi e i Gaudinieri in una profonda visione cristiana.

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Cinque ragioni per stare alla larga da Pino Aprile

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A lungo snobbato dagli storici, l’ex direttore di uno dei più diffusi rotocalchi italiani, Pino Aprile, ha potuto ricostruire la storia d’Italia senza doversi misurare con la faticosa analisi di fonti e di documenti. Il racconto di Aprile è un misto di mezze verità e di complete omissioni, che serve solo ad alimentare un pericoloso sentimento di revanscismo reazionario nei confronti delle regioni del Nord. Il Mezzogiorno deve, invece, essere capace di affrontare le sfide della modernità con serietà e rigore, senza ricorrere a falsificazioni per affermare il buon diritto delle sue popolazioni a condividere il benessere e la ricchezza raggiunte dal resto del Paese.

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Cinquecento anni di storia

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Non era facile avventurarsi nel lontano passato delle Isole filippine e non era facile penetrarle con la documentazione storica neppure quando quel lontano passato si fa più prossimo. Dell’universo mondo le Filippine sono state le meno studiate, le meno coltivate negli studi storici. E nient’affatto studiata risulta la trama di rapporti che hanno attraversato o appena sfiorato la storia delle Filippine e dell’Italia. Domenico Marcianò squarcia il velame oscuro. Colma un vuoto storiografico, risarcisce il lungo indecente silenzio eurocentrico sulle relazioni Italo-Filippine, consegna agli storici di professione materiali inediti dai quali necessariamente dovranno procedere. Dunque, non uno studio qualunque, questo del Marcianò, ma uno studio fondamentale, che tale è quando da questo non si può prescindere per avviare ulteriori ricerche. E quando la sua carica di novità assoluta apre , come nel caso di questo denso saggio, nuove finestre storiografiche. E le Filippine riemergono dal buio lineare alla luce prismatica: dall’anno della loro scoperta ad oggi.

 

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Civilizzare il capitalismo

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Un tempo di  forte crisi quello attuale.
Da qui nasce il libro Civilizzare il capitalismo, che, dopo aver analizzato le cause che hanno portato all’instabilità del nostro tempo, dichiara subito i temi della narrazione: la globalizzazione, la politica e la religione.
La globalizzazione – marxianamente intesa – è un fenomeno ineluttabile e di progresso e perciò ben diversa dal capitalismo in quanto tale. Di conseguenza, la sinistra non dovrà misurarsi dialetticamente con la globalizzazione ma con il capitalismo che, pur nelle sue periodiche metamorfosi, rimane l’avversario storico.
E qui  il secondo caposaldo del libro: quale sinistra dovrà svolgere questo decisivo ruolo?
L’Autore non sembra nutrire dubbi e rilancia con forza  il ritorno della politica alta e della socialdemocrazia in particolare, che ha dimostrato di saper “civilizzare” il capitalismo, creando in Europa il migliore modello di tutela sociale fino ad oggi conosciuto (il c.s. Welfare State).
La politica – dichiara l’Autore – in questi ultimi decenni è stata marginalizzata dalle potenti lobby economiche e perciò lancia la sfida per riportare la politica al centro delle decisioni che riguardano i destini dell’Europa, prima che sia seppellita dal crollo di secolari certezze. Tuttavia, per risalire la china della crisi morale e per ridimensionare lo strapotere dell’oligarchico governo europeo, il solo recupero della socialdemocrazia potrebbe rivelarsi insufficiente. Da questa considerazione nasce l’idea di associare all’azione politica l’elemento religioso.
Apparentemente riaprire la questione religiosa nella laica Europa, potrebbe apparire un’operazione obsoleta ma, spingendosi oltre il laico conformismo occidentale, l’Autore fa propria la svolta impressa da papa Francesco che ha rilanciato il ruolo politico della Chiesa, nel tentativo concreto di riposizionare il pendolo delle scelte economiche, sui quei valori etici che hanno sempre avuto al centro l’uomo.
Le tesi, per certi versi ardite, esposte nel libro potrebbero sembrare
delle suggestioni letterarie, un’eresia o un’utopia. Forse.

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Clint Eastwood

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Un nuovo libro su un autore classico. Un libro che affronta in forma imprevista e sorprendente uno dei grandi registi del cinema contemporaneo: Clint Eastwood. Il volume, pubblicato da Pellegrini Editore e curato da Alessandro Canadè e Alessia Cervini, è introdotto da Roberto De Gaetano, che presenta l’articolazione del volume (il primo della serie “Nomi Propri” all’interno della Collana “Frontiere”) costruito come un lessico tematico con saggi su “Adozione” “Amicizia” “Icona” “Inattuale” “Perseveranza” “Icona” “Incarnazione” “Fantasma” “Tragico”, con contributi tra gli altri di Marcello Walter Bruno, Daniele Dottorini, Alessandra Azzali, Luca Venzi, Bruno Roberti, Alessandro Cappabianca.

Quello che ne esce è l’immagine nuova di un autore, guardato sotto il filtro di prospettive eterogenee ma integrate (che giungono fino al suo ultimo film “J. Edgar”), capaci di collocarsi oltre le  più usuali etichette, che fanno di Eastwood e del suo cinema uno dei luoghi più intensi per pensare le forme di esistenza nella contemporaneità. Come dice De Gaetano nell’Introduzione: «Eastwood in un esercizio di tessitura simbolica dell’immaginario classico, che ne spiega la sua “inattualità”, ci fa vedere all’opera il costituirsi o il dissolversi di un soggetto alle prese con la vita colta nei momenti che mettono alla prova, e dunque che mettono in condizione il soggetto di cambiare o perdersi, fino a morire».

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Cocaina S.p.A.

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Dal Sud America agli Usa, dall’Africa all’Europa, dall’Asia all’Oceania, le rotte e i profitti dell’industria della polvere bianca. Storie di trafficanti, uomini d’affari, spacciatori e consumatori della regina delle droghe, che intossica milioni di persone, arricchisce le mafie e inquina il pianeta. Datele il soprannome che preferite: polvere d`angelo, bamba, cocco, barella, bonza, piscia di gatto, neve… Ma tenete bene a mente una cosa. Con qualsiasi nome la si chiami, non c`è dubbio, negli ultimi anni la regina delle droghe è diventata lei: la COCAINA. Secondo l’Onu, ne fanno uso almeno 21 milioni di persone nel mondo, 13 in Europa, 1 milione in Italia. Ma il numero totale dei consumatori cresce di continuo, in parallelo col calare del prezzo della singola dose: da sfizio costoso per le voglie dei ricchi, la polvere bianca è ormai alla portata di tutte le tasche, tanto che a Roma e Milano si vendono ormai dosi a 10-15 euro per i ragazzini. In tutto il pianeta, il giro d’affari della vendita all’ingrosso e dello spaccio minuto frutta alla Cocaina S.p.A. quasi 500 miliardi di dollari l’anno, da spartire nella trafila che va dai campesinos ai chimici, dai broker ai corrieri, fino ai pusher che vendono a folle di clienti inconsapevoli. Un boom di mercato, ma a caro prezzo: criminalità, inquinamento ambientale, corruzione, riciclaggio, terrorismo, stragi, colpi di Stato. Nel 1989, nella turbolenta Colombia di Pablo Escobar, il narcotraffico causò migliaia di vittime. Oggi gli eredi di don Pablo risiedono in Messico, dove in due anni sono state uccise oltre 13.000 persone, in una narcoguerra che ha innescato l’intervento dell’amministrazione degli Usa, guidata da Barack Obama. Nel frattempo, la valanga di neve si è mossa dalle piazze di spaccio del Sud e del Nord America, anche grazie al trampolino offerto dalle mafie italiane. Ha colonizzato l’Africa occidentale, la si può respirare nell’aria delle città europee, ha contaminato l’Australia e si appresta a sbarcare perfino in Cina, dove l’attendono frementi altri milioni di individui, ansiosi di scoprire se davvero l’ingresso nel reame sfavillante del capitalismo possa passare attraverso una narice.

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Codice quazel

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Codice Quazel non è un libro di fantascienza, né tantomeno si sviluppa sugli intrecci misteriosi tra storia e religione. È un libro che intende, invece, provare a spiegare ai ragazzi il diritto e le regole della società, attraverso il racconto di una storia fantastica nella quale non mancano i colpi di scena e i sentimenti. Un inno al rispetto reciproco tra culture diverse e distanti che alterna momenti delicati e commoventi a tenere esaltazioni di valori fondamentali per la realizzazione di una società migliore.
È un libro che cerca di realizzare i propri obiettivi didattici mediante chiari inviti alla riflessione alleggeriti nel racconto da tante situazioni divertenti, a tratti persino comiche.
Chi è Quazel?
Quazel è un giovane alieno che per fatalità si ritrova sulla Terra. Catapultato in un altro mondo da un lontano pianeta, dopo un primo momento di scoramento, la sua breve e forzata permanenza si trasformerà ben presto in un’esperienza di amicizia grazie all’incontro con dei coetanei preadolescenti. La sua permanenza sulla Terra sarà oltremodo segnata anche e soprattutto dalla voglia di scoprire tutto dei suoi nuovi amici e delle regole che governano le loro relazioni. La curiosità del giovane alieno sugli usi e i costumi dei terrestri si concentrerà infatti proprio sul tema dei diritti dei minori. Perno essenziale intorno cui ruota appunto la storia di Quazel.
Il libro offre pertanto diversi spunti di analisi su temi da approfondire, dispensa tante notizie utili e soprattutto pone all’attenzione del lettore alcune pagine di diritto, attraverso essenziali richiami, in piccolissime dosi, alla Costituzione italiana, alla Convenzione dei diritti dell’Uomo e alla Convenzione dei diritti del fanciullo.
Insomma, un libro jus in fabula cioè il diritto come una favola – dal neologismo dell’autrice – che genitori e figli potranno leggere insieme affinché nelle giovani generazioni maturino la conoscenza e il rispetto delle regole, pre-condizione necessaria per una società più sana e giusta.

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