Vetri d’anima

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Ci sono le emozioni in questi versi di Anna Francesca La Rosa.

Intense. Potenti. Totali.

Quelle che graffiano l’anima come “schegge di vetro” e la fanno sanguinare.

Ed è proprio per questo che i versi sono palpitanti e pulsanti.

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Viaggi banali

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I “Viaggi Banali” sono le tappe d’un soggettivo itinerario generazionale, identificato negli approdi-simbolo di conoscenza e formazione. Un racconto per scelte descrittive tra le capitali della vecchia e della nuova Europa, che hanno riempito di contenuti le forme dell’immaginario, e d’idea e sostanza il sogno di tanti giovani senza età: tracciando – dagli anni Sessanta al nuovo secolo – vie diverse alla soggiogante ritualità del quotidiano, e così conferendo valori

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Vicolo cieco

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Nel decennio immediatamente successivo alla fine della seconda guerra mondiale l’atmosfera provinciale e tranquilla di una città del Sud Italia viene turbata da un fatto di cronaca, la morte improvvisa ed inspiegabile di una giovane signora paraplegica.
L’Ispettore Pietro Riccio sospetta trattarsi di omicidio ma non ha prove per sostenere la sua intuizione.
Prima di arrendersi e dichiarare chiusa l’inchiesta per morte naturale, con caparbietà riuscirà a dimostrare che il suo presentimento ha un fondamento.
Inizialmente, però, sarà indotto a dichiarare colpevole la persona sbagliata fino a quando, per caso, verrà a conoscenza della verità e il disegno diabolico di chi ha ordito un atroce delitto verrà scoperto.
Un giallo ambientato negli anni cinquanta che trova la sua ispirazione nei ricordi di un fanciullo che forse si è trovato nella situazione di essere involontario testimone di un omicidio

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Vie di terra e di acqua in Calabria:

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l presente lavoro è il frutto della rielaborazione della tesi di dottorato in Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali presso il Dipartimento del Patrimonio Architettonico e Urbanistico dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

20,00 14,00
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Vincere la mafia

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Un ‘quaderno’ per proporre una nuova strategia antimafia attraverso un piano di educazione articolato in un vero e proprio programma di studi di tre anni.

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Vintage cafè

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Santino, capace di somministrare un caffè che rappresenta un’autentica eccellenza, è il protagonista (vero) di un breve viaggio velato d’ironia in cui l’oro nero è quasi un pretesto, il bollente carburante per esplorare un micro-cosmo denso di promesse e di sorprese: quello del Caffè Europa in Cosenza che, tra ricordi e suggestioni indotte dalla bevanda, sembra pure suggerire qualche utile, meno divertente divagazione di ordine socio-economico. La caffetteria di cui si narra è una minuscola impresa a carattere familiare e nel viaggio si respirano atmosfere di cui è ancora intrisa la nostra terra, ma le intuizioni imprenditoriali di Santino – perché d’intuizioni si tratta e non di accademiche applicazioni – sembrano generalizzabili e, con un minimo di personalizzazione, anche “esportabili” e rilevarsi vincenti in altri settori e in altre città.

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Virale.Il presente al tempo dell’epidemia

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La pandemia di Coronavirus ha scoperchiato il vaso di Pandora del nostro tempo presente, facendo emergere riflessioni e interrogativi che sembrano mettere in questione le forme di vita che fino a ieri davamo per scontate come individui e come comunità.

Qual è il rapporto tra l’essere umano e il suo ambiente? Quale forma assume il potere nelle sue manifestazioni eccezionali? Qual è il ruolo dei media in quella che è la prima emergenza su scala globale del mondo iperconnesso in rete? Come possiamo costruire la relazione con gli altri nelle forme del distanziamento? L’immaginario, distopico e non, aveva in qualche modo previsto il nostro presente?

Questo volume raccoglie i contributi di studiosi, italiani e internazionali, pubblicati sulla rivista “Fata Morgana Web”, e restituisce una riflessione che si è articolata nel tempo sospeso dell’emergenza, dando forma alle questioni della vita sociale e comunitaria, politica e mediale, che riguardano il nostro presente, ma soprattutto il nostro futuro.

Scritti di: Olimpia Affuso, Pierandrea Amato, Paulo Barone, Marcello Walter Bruno, Gianni Canova, Alessandro Cappabianca, Mauro Carbone, Dario Cecchi, Francesco Ceraolo, Alessia Cervini, Felice Cimatti, Roberto De Gaetano, Daniele Dottorini, Roberto Esposito, Ruggero Eugeni, Manuela Fraire, Richard Grusin, Andrea Inzerillo, Nidesh Lawtoo, Federico Leoni, Angela Maiello, Caterina Martino, Tommaso Matano, Marco Pedroni, Chiara Scarlato, Emidio Spinelli, Tommaso Tuppini.

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Vita di Fortunato Seminara

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…un altro punto ci sembra fondamentale per evocare correttamente Seminara, quello che consiste nel finirla una volta per tutte con la “calabresità”. La ricostituzione d’una vita è soprattutto una messa in evidenza della libertà del soggetto di fronte al reale; fra gli elementi di questo reale la Calabria è un dato che Seminara, durante la sua esistenza, dovrà affrontare e usare, ma non costituisce una fatalità. Per ogni uomo, la vera tragedia è il carattere, e questa tragedia è universale ma, contemporaneamente, mette in scena la nostra libertà. Questa lotta di uno contro se stesso, e poi contro gli altri, è propria di ognuno di noi, sempre e ovunque, e può essere capita da tutti. Il luogo della nostra nascita è un incidente, e restiamo liberi di farne ciò che vogliamo, l’elemento determinante (ma anche misterioso) è l’io.

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Vita difficile nel paese dei tuttologi

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L’autore mette a fuoco speranze e illusioni, delusioni e contraddizioni, denunciando i mali che affliggono la società, che si trasforma in giungla, il cui scenario è calcato da furbi, ambiziosi, arroganti, mestieranti e dai soliti tuttologi, insieme ad una moltitudine di comparse indifese e senza alcun potere. L’Epistolario si fa leggere perché suscita coinvolgimento e curiosità con la narrazione di tanti episodi reali e irreali, in un gioco di specchi e rimandi.. Ennio dimostra di essere in crisi e alle prese con il suo pessimismo perchè non condivide l’incedere del mondo, ma deve fare i conti implacabilmente anche col suo “Io” che non gli risparmia critiche e rimproveri continui. (dalla presentazione del prof. Mario Caligiuri docente di Comunicazione pubblica all’Unical) Nelle pagine di questo Epistolario l’Autore rivela tutta la sua immensa umanità, la sua attenzione per i problemi sociali, l’acutezza dell’osservazione, la profondità della riflessione, la sofferenza nella ricerca di soluzioni. Ogni spaccato di vita è filtrato nel crogiolo del suoi sentimenti, sì che ogni scena, ogni evento, ogni gioia, ogni dolore diventano nostri, nel senso che non ne siamo solo i destinatari come lettori, ma testimoni o attori. E’ un libro, questo, che va letto in solitudine, con grande attenzione e trasporto. E’ un libro, questo, su cui occorre serenamente e profondamente riflettere.. (dall’introduzione del Dott. Aldo Scarpelli, Primario di Chirurgia Generale) L’epistola è considerata alla stregua della poesia, che sgorga, arte spontanea e creativa, dal più profondo dell’anima, dall’archivio immenso della memoria e dalla grandezza incommensurabile dello spirito, che si eleva sempre più in alto, fino ad un rapporto coinvolgente le due sfere dell’immanenza e della trascendenza. Nella consapevolezza che non ci sarà mai un personal computer che possa eguagliare od imitare le qualità spirituali dell’uomo. (dalla prefazione dell’Autore)

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Vita e opere dello scrittore raccujese Rinaldo Bonnano

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Tra la fine del secolo XV e l’inizio del successivo Messina è una città portuale aperta sia agli scambi commerciali come anche a quelli artistico-culturali e, nel contesto isolano, occupa un ruolo di guida insieme a Palermo. La floridezza economica e culturale della città indubbiamente favorisce anche l’accoglimento di quelle novità che altrove si erano consolidate nel campo artistico.
In tale periodo infatti, accanto al linguaggio tardogotico, si afferma il classicismo, importato dai marmorari che provenivano dall’Italia centro-settentrionale e si ha come conseguenza che il Nord-Est della Sicilia vive la sua “rinascenza” artistica attraverso l’opera di alcuni architetti, scultori e pittori che con la loro operosità abbellirono chiese, cappelle, altari, portali, monumenti funebri, e tant’altro della sfera estetica. È sufficiente ricordare la presenza a Messina e a Catania di numerosi artisti di origine lombarda o toscana, come Giorgio da Milano, Andrea Mancino, Domenico Pellegrino, Gabriele Battista, ma anche Antonello Gagini e, un po’ più tardi, Giovan Battista Mazzolo, i quali portano con loro l’esperienza tardogotica e quella recente legata alla vena artistica rinascimentale.
Assistiamo così ai lavori del duomo di Messina, alla fornitura di innumerevoli statue, all’erezione di portali in pietra locale o in marmo e a edifici di influsso gotico con finestre bifore o trifore archiacute, come, ad esempio, i palazzi Corvaja e Ciampoli di Taormina o il palazzo Clarentano di Randazzo, nei quali, non escludendone altri costruiti fino agli anni trenta-quaranta del Cinquecento, è possibile individuare la coesistenza di linguaggi artistici differenti, che tuttavia agiscono in modo parallelo sotto forma di sperimentazione, di intrecci tra la cultura artistica tradizionale e quella classica…. (continua)

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Vita ed opere di Mast’Achille maestro d’arte paolano

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Nel tardo pomeriggio del primo Maggio del 2006, si è tenuta a
Paola, una semplice ma sentita cerimonia: l’intitolazione del Largo
posto all’inizio della salita di via San Francesco al maestro artigiano
Giovanni Achille Gravina.
All’evento, promosso dalla Giunta municipale e coordinato da
Attilio Romano, hanno preso parte, oltre al Sindaco avv. Roberto
Perrotta ed a varie autorità locali e regionali, parenti ed amici dell’artista
scalpellino.
Proprio durante tale cerimonia, visto l’interesse di molti dei convenuti
per le opere presentate attraverso un cospicuo materiale fotografico,
prese concretamente corpo l’idea della realizzazione, da parte
dei familiari, di un opuscolo che quantomeno illustrasse le molte, e
purtroppo talvolta ignorate, opere di mast’Achille.
In seguito, nella fase di riorganizzazione del materiale stesso, ci si
è accorti della necessità, quasi doverosa, di non limitarsi ad una mera
elencazione di una sequenza fotografica, ma al contrario di dover effettuare
quelle integrazioni, costituite per esempio da aspetti biografici
ed approfondimenti sulla professione, che fossero in grado di rievocare,
in quanti lo avessero conosciuto, il ricordo di mast’Achille e di
creare, in quanti non avessero avuto tale fortuna, i principali tratti
non solo dello scalpellino ma anche dell’uomo che è stato.
Del resto è già noto come approfondimenti sugli aspetti professionali
e biografici riguardo ad un artista consegnino chiavi interpretative
direttamente proporzionali all’ampiezza di tali tematiche.
Proprio in base a questo principio la bozza dell’iniziale opuscolo si
è trasformata in codesto volumetto in cui compaiono, infatti, a far da
cornice alle immagini delle opere, vari approfondimenti.

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Vite tra tenute

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La vita preesiste alla pagina, in questo libro, significativamente, ambiguamente, allusivamente titolato “Vite tra tenute”. I “tra tenuti”, ma è meglio dire i trattenuti, si raccontano, e raccontano il carcere. Si passa, dunque, dalla letteratura sul carcere alla letteratura del carcere. C’è un guadagno di storia, di verità, di etica, di virile umanesimo, come può solo avvenire quando la testimonianza è diretta. ed è testimonianza collettiva su una comune condizione di vita carceraria. Descritta. ragionata e sollevata dalla sua incombente minaccia alla discruzione di ogni umanità attraverso una sovrana ironia, che desta l’urto tra le belle parole e la realtà infingarda. C’è il romanzo, c’è il saggio in questo libro multanime, scandito, capitolo dopo capitolo, dalla citazione di Uomini Illustri che illustrano il fallimento della cultura: nulla di ciò che essa ha predicato, è stato praticato. E c’è il ravvivamento della battaglia meridionalista contro l’orda icinica che assume il Mezzogiorno come pretesto ed alibi per tutte le ginnastiche destro-sinistra intese alla demolizione dello Stato di diritto. Un alito di pensiero puro emana da questo libro dal carcere, scritto in carcere, dai carcerati. E non è fuor d’opera dirlo. Poichè il carcere non è il luogo più sporco del mondo. Semmai, è il luogo in cui la società, fatta stato, scarica la sua immondizia.

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Vittime dell’oblio

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Una collettività che rimuove i fatti che hanno segnato tragicamente la sua storia senza farne memoria e senza provare a spiegarsene le ragioni, rinuncia ad una buona occasione per progredire. Questo lavoro vuole contribuire a superare la scelta ingiustificata del silenzio e spingere verso una riflessione più attenta su ciò che è accaduto e che continua ad accadere a Lamezia come in Calabria. Un contributo per un nuovo, forte impegno civico di lotta e di liberazione dalle mafie e dalle commistioni politico-affaristiche che trovano spesso alimento nelle “zone grigie” dell’illegalità e dalla colpevole ignoranza e/o indifferenza. L’accertamento della verità e il perseguimento della giustizia sono il primo e necessario risarcimento che la città e le istituzioni repubblicane debbono alle vittime della mafia e ai loro familiari. Questo è il modo più efficace per consegnare alle nuove generazioni una città che, essendo stata capace di fare i conti con il suo passato, riesca ad esprimere e costruire una rinnovata cultura di pace, convivenza e democrazia reale per il futuro. “Il libro chiama a riflettere affinché città e territorio si riconcilino comunitariamente per riprendere il cammino di avanzamento e di sviluppo, diventando così un’occasione di proposta verso la politica, la società e le istituzioni, sì che quelle vite spezzate non restino relegate nell’oblio.” Rosario Chiriano

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Vittime di mafia

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Se la ’ndrangheta pensava (attraverso l’autobomba che ne ridusse a brandelli irriconoscibili le carni) di cancellare dalla memoria della storia Gennaro Musella, si sbagliava di grosso! A trent’anni dalla sua morte, egli è ancora qui, accanto a noi, ad indicarci, con il suo esempio, la strada da seguire.
Diceva Milan Kundera: “La lotta dell’uomo contro il potere, è la lotta della memoria contro l’oblio”.
Ma il non dimenticare deve oggi servire a non rendere vana la sua morte ed a costruire sulle basi della memoria il nostro futuro e quello della Calabria, dell’Italia tutta…
L’esempio di Gennaro Musella non può che costituire un punto di riferimento valido per gli imprenditori di oggi, per i cittadini e per i giovani…
La memoria dei fatti, puntualmente ricostruiti da questo libro, deve costituire un segnale chiaro e forte di cambiamento, di rinascita, di riscossa morale e sociale…
Sconfiggiamo l’atavica rassegnazione, la neutralità, l’indifferenza che ancora albergano diffusamente in queste terre: la storia, la vita, il sacrificio di Gennaro Musella deve rimanere in eterno come un monito alle coscienze di tutti gli italiani.

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Vittime e ribelli

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Non si può capire la particolare natura della ’ndrangheta, se non si comprende il ruolo delle donne. Un importante aspetto che Umberto Ursetta riesce a cogliere con questo libro che va ad aggiungersi nella storiografia sulla ’ndrangheta a un altro testo fondamentale, quello di Renate Siebert. Ursetta, una vita a insegnare diritto, ricostruisce in modo scrupoloso fatti, circostanze, indagini e processi. Quello che ha scritto è un libro di cui si sentiva il bisogno e che merita di essere letto.

http://da Lea Garofalo a Giuseppina Pesce

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Vivere

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Ernesto Carnevale, nelle sue composizioni, provvede ad una disamina attenta della realtà umana, evidenziando egoismi ed ipocrisie, che falsano la verità e che creano ingiustificati consensi, nonché ad una profonda ed appassionata ricerca di una realtà in cui l’uomo possa vivere con gli altri uomini in pace, giustizia e libertà. E in questa disamina e ricerca domina sempre come soluzione dei grossi problemi trattati la presa di coscienza dell’umanità dell’uomo, unico valore cui l’uomo stesso deve commisurarsi per giudicare il suo operato: guardarsi dentro come uomo e riconoscere negli altri la stessa umanità. -Domenico De Rosi-) (Ricerca di senso espressa in domande suadenti, ricerca di luoghi che diventano “anime” e si inverano tra le immagini del passato, che rincorre le storie dell’Io e dell’uomo, il quale rimane a contemplare il “sussistente” divenendone cantore inesausto: sono queste le domande che materiano il verso di Ernesto Carnevale. La ricerca filosofica e l’interrogativo sull’esistenza del soggetto, sul suo per-sistere, istruiscono i componimenti di Vivere indirizzandoli di continuo sull’interrogativo impellente di dire la verità delle cose e la felice contraddizione con la quale vengono espresse. .Antonio D’Elia-)

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Voci d’Italia fuori dall’Italia

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In un momento in cui, soprattutto in Italia, si moltiplicano i segnali d’allarme
sulla perdita di memoria collettiva e sul progressivo venir meno dell’interesse
per le ricostruzioni comme il faut del passato di cui insigni
studiosi come Adriano Prosperi non esitano a deprecare la “distruzione” in
atto – al di là della crisi della cultura umanistica e della storia quale disciplina
accademica denunciata anche da David Armitage e Jo Guldi nel loro
The History Manifesto – assieme al ruolo benefico alle volte (ma non in questa)
dell’oblio, sembrano resistere ed anzi rafforzarsi, mescolandosi fra loro,
parecchie forme più moderne e sempre più interattive di comunicazione.
Tra esse, esposte e come appese ai fili di uno stesso processo di cambiamento
tecnologico a dir poco radicale e anzi rivoluzionario, continuano ad
esistere le notizie assemblate dai giornali la cui digitalizzazione rientra però
nel novero di un più vistoso fenomeno di «mobilità attraverso diverse piattaforme
» che Aldo Grasso ha opportunamente definito «il nuovo linguaggio
della memoria» parlandone in un convegno milanese del 2019 a proposito
de La storia pubblica. In questo incontro vari esperti s’interrogavano su
memoria, fonti audiovisive e archivi digitali dopo che da alcuni anni altri
studiosi, ad esempio quelli del cinema e della fotografia, erano intervenuti
pronunciandosi sugli effetti del digital turn nella storiografia del proprio
settore sino a concludere, come Gian Piero Brunetta e Carlo Alberto Zotti
Minici, che d’ora in avanti nulla sarà più come prima. A occhio e croce si
può essere d’accordo con loro estendendo la considerazione all’ambito della
storia del giornalismo e in particolare di quella sua fattispecie rappresentata
dalla stampa cosiddetta allofona degli immigrati o per gli emigranti fiorita
negli ultimi due secoli all’estero prima di discutere il cui ruolo e il cui rilievo,
ovviamente al centro di questo libro, occorre spendere qualche parola
sui contesti nei quali, oggi come oggi, essi possono, se pure non devono,
essere ripensati e affrontati.

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Voci e figure di donne

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Atti del Convegno di studio Sassari 22-23 ottobre 2008
( A cura di Laura Fortini e Mauro Sarnelli)


 

Nel Rinascimento l’avvento della stampa permise a molte scrittrici di rendere pubblico in Italia e in Europa il proprio percorso di scrittura e di praticare generi letterari come la poesia di marca petrarchista, l’epistolografia, la poesia epico-cavalleresca. Esempi significativi di questo processo che allora ebbe inizio sono Vittoria Colonna, Gaspara Stampa, Chiara Matraini, come, più oltre, Lucrezia Marinella, insieme alle molte altre che si cimentarono nel difficile rapporto con la tradizione letteraria e l’invenzione di scritture e forme della rappresentazione del sé che ciò richiedeva: Luisa Bergalli fu la prima a raccoglierle in antologia nel Settecento e a rendere loro omaggio. Ma le voci di donne sono anche quelle delle clarisse umbre dell’Osservanza e delle monache cappuccine che dalla Spagna di fine Seicento arrivarono a Sassari per fondarvi un convento, quella della poeta inglese Aemilia Lanyer e di Sara Copio Sullam, che visse e scrisse nella Venezia del primo Seicento. La presenza delle scrittrici nel panorama culturale europeo ha modificato anche le forme della rappresentazione del femminile così come la tradizione, anche eccelsa, ce lo ha consegnato: è il caso della Pia di Dante, il cui enigma arriva fino a Margherite Yourcenar.
La riflessione critica che ha avuto luogo in questi trenta e più anni presenta oggi i caratteri di risultati maturi che permettono di articolare la questione del canone letterario in modo altro e diverso: grazie alle opere a firma di donne, alle loro figure, alla critica, la letteratura si arricchisce di esperienze innovative che interrogano anche il presente per l’alterità che esse rappresentano e la tradizione culturale europea acquista prospettive fino ad ora impensate.

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Voci filosofiche del nostro tempo

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Questo libro, che vuole ripercorrere le vie della cultura filosofico-politica attraverso le voci di alcuni pensatori significativi del nostro tempo, nasce da convinzioni maturate già da non pochi anni. La ricerca filosofica fin dalla sua nascita è speculazione con fini teoretico-pratici, cosicché non sembra rispondere al vero il giudizio di Marx, secondo cui i filosofi si sarebbero limitati ad interpretare il mondo piuttosto che cambiarlo.

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