Libri

La libertà e il divieto

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… Marco ha dalla sua la rettitudine ed è così chiuso nel suo viaggio verso la Poesia che spesso reagisce in maniera furiosa a quelle che sente offese non a lui, ma alla cultura, alla bellezza, alla conoscenza. Non sa frenarsi, scalpita, esplode, vorrebbe distruggere il mondo, appianare subito l’ingiustizia. Ma poi si calma, si rende conto che purtroppo il mondo delle lettere è zeppo di Don Chisciotte e di Sancho Panza, e allora si consola con i versi di Dante, rintanandosi nell’armonia che vince di mille secoli il silenzio. Altrimenti dovrebbe sfidare a duello… già, i mulini a vento, e quale sarebbe il risultato? Perché, purtroppo, la gran parte di coloro i quali scrivono, soprattutto poesia, partoriscono mulini a vento di carta, opere di creature fragili che dovrebbero vivere nei manicomi se quel gran signore di Basaglia, invece di farli ammodernare e rendere funzionali, non li avesse fatti chiudere…

15,00

Calabria insolita

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Il presente libro racchiude una serie di saggi inerenti luoghi, personaggi, episodi di storia calabrese. La maggior parte degli scritti si sussegue secondo un ordine alfabetico che va dalla “A” di Acri alla “S” di Sila, in base alle specifiche località cui si riferiscono. Alcuni capitoli non rispettano tuttavia tale ordine poiché aventi ad oggetto temi ricollegabili a più aree della Calabria, motivo per il quale sono stati inseriti in modo maggiormente libero. Tutte le ricerche pubblicate sono volte a far emergere aspetti inediti o comunque meno noti del panorama culturale locale nella convinzione che, quanto si agita dietro le quinte della storia ufficiale, sia determinante per stimolare nuove prospettive di studio. Sono infatti le microstorie a comporre la “grande storia”, ricollegandosi e confluendo in essa in modi differenti.

18,00

Il rigattiere

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Un anziano rigattiere romano, Samuele, e un ancor più anziano avvocato trapanese, Nino, entrambi con una vita accidentata alle spalle, sono amici che di più non si potrebbe. Alla loro età, sostengono entrambi, dovrebbero attrezzarsi serenamente per la dipartita finale, ma tale prospettiva, chissà perché, non li entusiasma per niente. Una notte a casa sua il rigattiere, mentre si è assunto l’impegno di svuotare un appartamento e la relativa cantina di un enigmatico ingegnere che si è suicidato, si ritrova faccia a faccia con una scoperta inimmaginabile. Ma la realtà, che non ha mai bisogno di giustificazioni per essere tale, va comunque affrontata, in un susseguirsi di strani e inspiegabili eventi che coinvolgono anche l’amico avvocato, appassionato di Tango. Niente e nessuno è quello che sembra, oppure sì, ma poco importa, mentre non solo accade di tutto, ma anche tutto il resto. Lo sfondo, oltre alla città di Roma, si sposta a Milano, in Israele, a Parigi e a Buenos Aires, città, quest’ultima, dove tutto si spiega e si risolve. Forse…

8,9918,00
ebook - cartaceo

Fata morgana 51 – Prassi

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Il numero 51 di “Fata Morgana” è dedicato al tema “Prassi”. Il numero si apre con una conversazione con il filosofo e attivista politico Franco Bifo Berardi, a cura di Alessandro Calefati. Che cos’à la prassi? Il termine è uno dei più polisemici della tradizione culturale occidentale: pratica, abitudine, uso, consuetudine, rito, ma anche esercizio, esperienza, azione, opera. Il XX secolo è il secolo in cui il problema della prassi ha affondato maggiormente le proprie radici, vedendo l’imporsi di due generi di esperienza affatto diverse che, in maniera spesso intrecciata, hanno portato su di sé il sigillo di un simile genere di attività formativa: l’esperienza rivoluzionaria e quella cinematografica. Il numero, che contiene tra gli altri contributi di autori come Pietro Montani, Alberto Abruzzese, Gianluca Solla e Roberto De Gaetano, indaga il tema da prospettive e film diversi: dalla prassi sportiva a quella della scrittura, dal gesto in Vermeer al cinema di Ozu, Agnès Varda e Harun Farocki.

9,9918,00
ebook - cartaceo

Civiltà digitale

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… la notte a venire non dormirai per sognare starai a brindare a un incerto desiderio di felicità

 

Civiltà Digitale, Il prosieguo della rappresentazione degli accadimenti visti dall’autore; un raccontare facile e stringato, di uno che cammina, lungo la strada come un’ombra senza padrone. Attento a non sbandare, al fine di mantenere un equilibrio riconoscibile. Il mondo di Nino.

12,00

Vita da precaria

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“Vita da precaria” è un contributo doveroso che sentivo di dare alla mia vita e a quella di tanti colleghi del “Programma stage” della Regione Calabria, un gruppo di persone che ha lavorato con contratti precari e rinnovi per ben quindici anni. In questo lasso di tempo sono successe tante cose. A me è capitato di cercare un senso esistenziale e trovarlo nella lettura e nella scrittura. Ho pubblicato con quest’ultimo dodici libri tra raccolte poetiche, romanzi, collaborazioni a raccolte di racconti, saggi e guide cineturistiche. Ho capito che uno svantaggio può diventare un punto di forza ma anche che “lo straordinario delle cose non ha il gusto o il bello dell’ordinario delle cose stesse che funzionano così semplicemente senza scomodare desideri, sogni, miracoli annunciati”. Eppure se le nostre vite richiedono di appellarci alla tenacia, alla lotta, alla resilienza estrema dobbiamo farlo perché in gioco c’è una posta altissima: vivere dignitosamente nella nostra amata terra di Calabria. “Che poi la Costituzione giuridicamente lega la dignità al lavoro ma ad andare più a fondo la dignità si lega a se stessa e chi è dignitoso lo è con o senza lavoro. Certo col lavoro è tutta un’altra storia da scrivere”.

16,00

Figli traditori

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La mafia calabrese sta cambiando, travolta dalle trasformazioni avvenute lentamente nel suo nucleo fondativo e centrale: la famiglia. Il processo innescato appare graduale ma inesorabile. I figli non sono più disposti a condividere il destino dei padri e dei nonni e scelgono di “tradire” collaborando con lo Stato. Le loro confessioni fanno luce su efferati delitti e descrivono gli interessi e gli affari della ’ndrangheta presente in tutto il mondo.

7,9915,00
ebook - cartaceo

Con le sue labbra le suggella le labbra spiranti Eleonora e Gabriele

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(Seconda edizione ampliata)

Un racconto tra il vero e l’immaginario. Non so cosa sia più importante. Ho sempre amato Eleonora Duse. La teatralità la recita il tragico. Da quando ero ragazzo ho visto in lei la metafora del fascino del mistero del mito. La Divina, come la chiamò Gabriele, resta dentro di me. La letteratura solleva e vive di luce. La letteratura mi ha fatto amare l’amore. La donna che amo è letteratura vita carnalità. Ho trovato in un cassetto della scrivania di mio padre, nella casa in Calabria, il testo che segue. Non so se sia mio o di un altro io o di mio padre. Non cambierebbe nulla. Anzi. L’ho rubato da un cassetto e ora lo pubblico così come l’ho trovato. Commetto il reato di appropriazione indebita. Non ho corretto nulla. I lettori possono fare tutte le considerazioni opportune e anche correggere con il blu o il rosso. Eleonora resterà sempre la Divina! La Divina che mi ha accompagnato negli anni tra la vita e, appunto, l’immaginario.

15,00

Punto e… a capo

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Nel volume provocazioni per il lettore, espressioni di stati d’animo vissuti in momenti diversi che ne fanno un lavoro eterogeneo e delicato. Una trattazione eclettica attraversata, però, da un filo sottile, che una lettura attenta lascia intuirne facilmente la funzione. È diviso in quattro parti, ciascuna delle quali rappresenta altrettante ispirazioni vissute da un uomo la cui giovinezza è parte di un passato remoto. Arco temporale, quasi un secolo, molto breve rispetto ad altri concetti, ma intenso di avvenimenti che hanno avviato un nuovo percorso evolutivo del Sapere e della Coscienza dell’Uomo.

18,00

Michele Bianchi

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I primi decenni del secolo scorso sono stati caratterizzati da diverse “vicende” di ordine economico, sociale, politico e militare che hanno segnato un periodo della nostra storia anche per i riflessi che quegli eventi hanno prodotto negli anni successivi. Ed è in questo contesto che si muovono e agiscono delle figure di protagonisti di quegli avvenimenti in un confronto di posizioni non solo ideologiche, ma anche socio-politico-culturali a livello, oltre che locale, nazionale. E così lo scontro non solo dialettico coinvolge realtà sindacali, partiti, e schieramenti di vario tipo, organi di informazione che costituiscono il mezzo e, spesso, gli strumenti tra i quali, e all’interno dei quali, si registra il confronto/scontro tra i “soggetti” che a quella storia danno vita. Scuole di pensiero politico-ideologico diverse pertanto trovano diritto di cittadinanza soprattutto sul versante della sinistra, e, in particolare, del movimento socialista e del sindacato ad esso legato, se non di esso espressione. Tra i protagonisti del primo trentennio di quella “stagione” un posto di rilievo è occupato da Michele Bianchi. (dall’Introduzione)

16,00

Dentro la tempesta

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Questo libro, oltre a essere un resoconto della mia esperienza, vuole trasmettere un messaggio di speranza e positività a tutti coloro che stanno vivendo o vivranno situazioni simili alla nostra. … E così, con le lacrime che spesso offuscavano la mia vista e il cuore intriso di un turbinio di emozioni, mi lasciai trasportare dalla corrente del ricordo. Con ogni parola che mettevo su carta, risvegliavo dolori che pensavo di aver sepolti per sempre. Speravo che un giorno mi sarei svegliata e quei ricordi sarebbero stati solo una lontana eco del passato. Ma la realtà era diversa, poiché nella profondità della mia mente risiedeva un vasto oceano di momenti, alcuni dolorosi e altri indimenticabilmente belli, intrecciati in un fitto tessuto che nessun tempo o distanza avrebbe mai potuto scucire. Tutto ciò che era accaduto ormai apparteneva alla storia, una storia che mi aveva insegnato che il dolore può trasformarci, renderci più forti e compassionevoli verso gli altri.

I diritti d’autore saranno interamente devoluti alla Fondazione Bambino Gesù Onlus

13,00

Paola

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Immagini di Leopoldo e Bernardo Mandarini

 

Nel regno usa e getta del digitale, dove l’immagine è frenetica, volatile, gratuita, prodotta in modo compulsivo e consegnata acerba alla bulimia dei social, è confortante, quasi salvifico, il contatto ritrovato con la foto d’epoca, col passo lento, l’approccio studiato e la sapiente artigianalità della fotografia su lastra. Riaprire a distanza di un secolo le enormi e complicate fotocamere di legno, maneggiare gli chassis, gli obiettivi d’ottone, i torchietti, gli strumenti da ritocco, gli ariosi e fragilissimi negativi di vetro è come reimmergersi in un’età perduta, in cui vigeva un rapporto diverso dell’uomo col tempo e con la materia. Personalmente, grazie alla cura e all’amore che mio padre riservava alle memorie e alle antichità di casa, ho potuto apprezzare fin da bambino il sapore antico, evocativo e un po’ magico dell’archivio fotografico di famiglia. Volti senza nome, scorci misteriosi, schegge di esistenze sconosciute affioravano come reperti da quelle scatole di cartoncino, impressi con forza, a toni invertiti, nell’alchimia del bromuro d’argento. A volte le lastre accusavano il peso degli anni, si mostravano con angoli scheggiati, bordi abrasi, perfino ridotte in frammenti, col velo setoso di gelatina che si strappava come una pelle dalla superficie del vetro, e tutto ciò che si poteva fare Prefazione Fotocamera da campagna e accessori 6 era ricomporle, ritumularle con devozione nei loro involucri originali, auspicando un futuro restauro. Non c’erano, allora, strumenti accessibili per procedere alla stampa o alla duplicazione dell’intero fondo. Mio padre tentò, con mezzi di fortuna, di riportare alla luce qualche immagine a campione, ricavando positivi su pellicola, ma i risultati non rendevano giustizia, e dovette limitarsi a un accurato inventario. A parte il vincolo di appartenenza, non gli sfuggiva il valore storico dell’archivio. Io, dal canto mio, potevo soltanto intuirlo. Solo alle soglie dell’età adulta, quando una foto del mio bisnonno mi saltò in faccia, onorata di una doppia pagina, dal libretto di un CD di Battiato, cominciai a sentire la sua voce chiamare: il lavoro di mio nonno, e di suo padre prima di lui, doveva essere recuperato. La vita, però, mi distrasse dall’opera. Passarono altri trent’anni. Poi, finalmente, i miei zii, coeredi dell’avo Leopoldo, decisero che il tempo era venuto. Forti di una passione intramontabile e di una pazienza infinita, avvalendosi di tecnologie oggi abbordabilissime che un dì potevamo soltanto sognare, hanno iniziato a digitalizzare tutto. A loro va la mia personale riconoscenza e il merito oggettivo se il materiale contenuto in questo libro è uscito una buona volta dallo “stipo” di Corso Garibaldi per incontrare nuovamente Paola. Nessuno, tra quanti sono ancora in vita, ha avuto in sorte di conoscere gli autori. Però le memorie sono state tramandate, e il loro lascito parla abbondantemente per loro.  (Continua… )

Dalla prefazione di Lucio Valerio Mandarini

15,00

Pasolini e la Calabria

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contributi di Carlo Fanelli, Christian Palmieri ,Gian Luca Picconi, Paolo Desogus, Marco Gatto, Francesca Tuscano, Pino Corbo, Stefano Casi, Gianfranco Bartalotta

Questo volume raccoglie gli atti del convegno Pasolini e la Calabria (Acri, 24-25 marzo 2023), accolto nelle celebrazioni ufficiali del centenario della nascita di Pasolini. Esso propone aggiornate osservazioni sulla relazione tra il poeta e la Calabria – la sua presenza al Premio Crotone nel 1956 e nel ’59, le polemiche scaturite dalla descrizione del territorio di Crotone riportate ne La lunga strada di sabbia, alcuni ricordi delle riprese de Il Vangelo secondo Matteo – cui si uniscono contributi sulla poesia e le riflessioni dell’autore. I saggi contenuti forniscono un apporto originale al contesto delle iniziative legate alle celebrazioni del centenario, insieme ad uno sguardo privo della retorica e del pregiudizio che spesso hanno circondato il pensiero pasoliniano. Si rileva il suo protogramscismo e il profilo di intellettuale militante, il suo implacabile giudizio sulla borghesia, presa di mira anche col teatro e la sua demistificazione culturale e politica. Del Pasolini poeta, infine, si evidenzia la prospettiva majakovskiana, secondo cui «il poeta deve parlare quando il politico tace» e la sua ispirazione a reintegrare il sacro in un mondo dominato dal consumismo.

16,00

Michelangelo Frammartino

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Avventurandoci con i film di Michelangelo Frammartino nell’entroterra calabrese, ci ritroviamo immersi in un universo creativo in cui il fuoricampo ambientale sorge nel bel mezzo del campo umano mettendo in discussione i presupposti logici e percettivi della narrazione cinematografica. Un pastore anziano sembra mutarsi in capretto al momento della sua morte, un bosco umano invade gioiosamente un paese montano, l’inerzia degli oggetti quotidiani sembra abitata da imprevedibili forze terrestri: lasciatosi alle spalle la metropoli milanese, il cineasta ci invita in un territorio in cui i riferimenti abituali si smarriscono e il rapporto tra cinema ed ecologia può iniziare a essere osservato attraverso una prospettiva complessa capace di oltrepassare alcune scorciatoie concettuali caratteristiche di tale campo di studi emergente. Questo primo saggio monografico dedicato alle realizzazioni di Frammartino desidera presentarne gli snodi e gli interrogativi fondamentali proiettandoli nella cornice più ampia di una riflessione circa i legami che uniscono attenzione, ambienti e mediazioni. Tali obbiettivi non potrebbero essere perseguiti senza la compagnia di altre opere cinematografiche più o meno recenti (da Sharunas Bartas sino a Alice Rohrwacher, passando per Vittorio De Seta) e di esperienze intellettuali radicate in numerose discipline (da Giorgio Agamben a Anna L. Tsing, passando per Ernesto De Martino).

18,00

L’ultimo re

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Quando l’uomo di potere sente vacillare la propria posizione è chiamato a identificare nemici, costruire alleanze, pianificare strategie. La corsa per la riconquista del potere è piena di insidie, ambiguità e colpi bassi. Anche le relazioni fra le persone e le dinamiche familiari sono compromesse. E ciò che sembra essere la verità è una delle tante versioni possibili. L’ultimo Re è un ritorno alle atmosfere di Iubris e al suo protagonista, don Pepè, il sindaco. Don Pepè sente le crepe del consenso, è circondato da personaggi ambigui di cui non riesce più a fidarsi e anche sua figlia potrebbe non essergli più fedele. A chi pianifica nell’ombra la sua caduta risponde con le sue trame sempre più spregiudicate e contorte. Con L’ultimo Re Attilio Sabato continua la sua indagine sul potere e le sue sfumature, interroga la psicologia dell’umano svelandone i demoni: ambizione, smania di riconoscimento, slealtà.

16,00

Per sempre vivi

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Per sempre vivi, senz’altro la migliore opera poetica di Alessandro Moscè, è suddivisa in cinque, affilati capitoli che ripercorrono in tono perentoriamente alto le tematiche fondamentali della sua biografia: la comunica- zione tra i vivi e i morti (gli affetti famigliari e il dialogo trascendentale con il padre), l’eros e il sogno incentrati nel dolcissimo ricordo dell’adole- scenza, il locus amoenus dei giardini pubblici di Fabriano, luogo esistenziale, piuttosto che contemplativo, la malattia infantile con la finitudine e il sibilo misterioso, radente della morte, il riscatto, infine, con il simbolo della forza identificato nel mito dell’infanzia: il calciatore Giorgio Chinaglia, autentico trascinatore per lunghi anni della squadra della Lazio. Un percorso di vita e di poesia costellato da profonde rarefazioni in cui si sovrappongono il fiato corto della possibile resa e la consapevolezza, poi, di una conquistata, fortemente voluta trasfigurazione.

Tiziano Broggiato

13,00

Sensazioni di Calabria

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traduzione e cura di Anne-Christine Faitrop-Porta

Romanziere di ampio successo in Francia e in Italia alla fine dell’Ottocento, caro ai salotti parigini, Paul Bourget, sconcertato dall’esotica Calabria, ne scopre a Crotone, a Catanzaro, a Reggio, le canzoni appassionate o beffarde e i fervidi processi per risse rurali, guidato da Minnie, la giovane moglie che incantata vede sulle strade calabresi rivelarsi il senso profondo del tempo e la felicità.

 

Anne-Christine Faitrop-Porta, Professeur des Universités, ha pubblicato 19 libri e 132 articoli sui contatti culturali tra Francia e Italia alla fine dell’Ottocento e all’inizio del Novecento: Parigi vista dagli Italiani e Rome vue par les grands compositeurs pensionnaires à l’Académie de France…(CIRVI), La letteratura francese nella stampa romana (1880-1900) (ESI) e sull’influsso dell’Italia sugli scrittori francesi come Ernest Renan di cui ha riscoperto il destino italiano del dramma L’Abbesse de Jouarre, interpretato dalla sola Duse, Émile Zola, René Bazin i cui viaggi in Calabria e in Italia del sud ha tradotto e pubblicato (Città del Sole e Università di Catania, Ed. Lussografica) e André Maurel, autore dimenticato di diciotto libri sull’Italia, del quale ha tradotto e pubblicato, corredato da una biografia e da una galleria di ritratti, il viaggio in Calabria (Lyriks). A Corrado Alvaro, avendone riscoperto la traduzione di pagine di Marcel Proust, ha dedicato otto libri, dai suoi soggiorni a Parigi e a Berlino (Ed. Salerno, Falzea, Città del Sole), ai suoi viaggi in Turchia e in Russia (Falzea), dai versi dimenticati (Falzea) ai racconti sulla prima guerra (Città del Sole). Si è interessata anche a temi come le novelle della Roma umbertina e le prose di Trilussa (Ed. Salerno), i racconti di Giuseppe Baffico (Ed. Marco Valerio) e le riduzioni teatrali dei Promessi sposi (Olschki).

12,00

Fata morgana 50 – Estremo oriente

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Il n. 50 di Fata Morgana è un numero speciale dedicato a una delle cinematografie più influenti della cinematografia mondiale, quella dell’Estremo Oriente. Dopo aver dedicato gli altri fascicoli speciali all’Italia (n. 30) e agli Stati Uniti (n. 40), Fata Morgana con il suo terzo numero speciale ha scelto di prendere in considerazione il cinema di cinque importanti nazioni: Cina, Corea del Sud, Giappone, Hong Kong e Taiwan.

Il fascicolo, nella sua prima parte, ospita contributi di autori nazionali e internazionali su alcuni dei film più significativi della tradizione cinematografica asiatica: da Il tempo del raccolto del grano di Ozu (Dario Tomasi) a Lanterne rosse di Zhang Yimou (Marco Dalla Gassa), da Millennium Mambo di Hou Hsiao-hsien (Daniele Dottorini) a La samaritana di Kim Ki-duk (Andrea Bellavita), da Yi Yi di Edward Yang (Pietro Masciullo) a 2046 di Wong Kar-wai (Nathalie Bittinger) ad Obaltan di Yu Hyun-mok (Antoine Coppola), e così via.

Nella seconda parte registi, critici, direttori di festival hanno indicato il proprio film preferito dell’Estremo Oriente: Adriano Aprà, Luca Bandirali, Alberto Barbera, Carlo Chatrian, Pedro Costa, Roberto De Gaetano, Leonardo Di Costanzo, Massimo Fusillo, Amos Gitai, Emanuela Martini,

Roy Menarini, Paolo Mereghetti, Amir Naderi, Giona A. Nazzaro, Bruno Roberti, Paul Schrader, Roberto Silvestri, Claire Simon, Shin’ya Tsukamoto, Wim Wenders, sono i nomi di chi ha partecipato al volume.

 

 

 

9,9918,00
ebook - cartaceo

Basiliani Cistercensi e Florensi in Calabria nelle visite apostoliche dei secoli XV-XVII

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La grande fioritura del monachesimo calabro-greco, con l’innesto del monachesimo di spiritualità occidentale tra X-XIII secolo ha rappresentato per la Calabria una bella realtà anche di incontro ecumenico. Ne è esempio il felice connubio collaborativo tra S. Nilo e i benedettini di Montecassino con cui il Rossanese ha convissuto per ben 15 anni. Ma le cose importanti spesso durano poco, per cui già nel corso del sec. XIII si è cominciato ad avvertire un calo abbastanza serio della tensione ascetica sia dei monaci calabro-greci, sia di quelli latini (benedettini e cistercensi in particolare) tanto da richiedere spesso interventi di indagine conoscitiva da parte della Curia Romana. I fattori dello scadimento possono essere stati molteplici dovuti in particolare agli sconvolgimenti politici provocati particolarmente dai Normanni con la loro politica di latinizzazione del Sud Italia, senza escludere peraltro l’atteggiamento di diffidenza della politica degli Angioini. Non di poco conto fu inoltre il rilassamento provocato dal dover gestire l’ingente patrimonio terriero con le relative preoccupazioni amministrative che distraevano abati e monaci dal rigore ascetico e spirituale, costretti spesso anche ad atti odiosi e a liti di ogni genere per difendersi dai continui tentativi di usurpazione dei beni. La profonda crisi si aggravò nel sec. XV con l’istituzione degli Abati Commendatari, i quali, più che al bene dei monaci si mostrarono interessati soprattutto alle pingui rendite, ignorando quasi del tutto i religiosi. Questa preoccupante decadenza provocò una serie di interventi pontifici nel tentativo preciso di ricuperarne lo spirito riformandoli dall’interno. Tra questi interventi si collocano appunto le Visite Apostoliche e Canoniche predisposte dalla Santa Sede. Nel suo studio Mons. Renzo ha preso in considerazione la Visita del 1457-58 affidata ad Atanasio Calcheopulo, abate del monastero S. Maria del Patire di Rossano e quella del 1551 dell’abate Marcello Terracina per il monachesimo basiliano; per il monachesimo latino (benedettini, cistercensi e florensi), invece, quelle del 1598-1599 di Cornelio Pelusio Parisio, abate di S. Maria di Corazzo, e l’altra del 1630 affidata all’arcivescovo di S. Severina Fausto Caffarelli.

18,00

I Surace

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«In paese l’aria che respiravano i Surace da qualche tempo era diversa, la gente era ossequiosa e anche i piccoli borghesi li guardavano con occhio benevolo. Al bar, Cosimo non ci andava quasi più per evitare che gli astanti non lo facessero mai pagare offrendogli da bere. Questo lo metteva in disagio e in quel gesto vedeva qualcosa di forzato, che a lui, schietto e sincero, dava fastidio».

16,00

Il viaggio e la mente

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Vincenzo è un agente dei servizi segreti italiani in pensione da qualche anno in Calabria, sua terra di origine. Insieme a Gioia, sua moglie, e a Peter, il suo badante, vive serenamente circondato dall’affetto della famiglia e dai ricordi di una vita vissuta intensamente. Appena in pensione ha abbandonato la città diventata ormai caotica, scegliendo quale luogo dove trascorrere la sua quotidianità Serra San Bruno, un paese tranquillo, sereno. Tuttavia, Vincenzo convive con una malattia neurodegenerativa che gradualmente sta sgretolando i suoi ricordi; nomi ed eventi fluttuano nella sua testa come in attesa di sparire da un momento all’altro. La trama si intesse di eventi e di sorprese che il lettore avrà il compito di ricomporre.

18,00

Un sogno chiamato Ciampino

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Il genere umano, nel corso della storia, ha trovato di volta in volta modi diversi di abitare un luogo, seguendo le caratteristiche del territorio e del clima, modificandolo a seconda delle proprie esigenze e per le proprie finalità. Questo romanzo, attraverso le vicende personali di Dino e Giulia – prima – e di Giuseppe e Lorena – poi – segue l’evoluzione dai primi anni del ’900 fino agli Anni ’60 di quell’insediamento umano fatto della forza lavoro proveniente da tutte le regioni italiane, che, da una realtà contadina – campi sterrati e ampi vigneti – è diventato un centro urbano che oggi rivendica il suo posto nella storia, Ciampino. La distanza da Roma l’ha da sempre resa una zona franca di provincia. E le sue vicissitudini – dal primo dopoguerra coi suoi campi, l’aeroscalo e i dirigibili, il tentativo della realizzazione della città-giardino, fino al secondo dopoguerra, con gli sfollati in attesa di una casa e i primi servizi di istruzione – rappresentano bene il passaggio verso l’industrializzazione del paese. Ma “Un sogno chiamato Ciampino” vuole essere anche un omaggio alla città, a una dimensione collettiva che rappresenta più di quanto si è soliti raccontare. L’Autrice, Lina Furfaro, ciampinese d’acquisizione, ha messo a disposizione le sue ricerche storiche e antropologiche per mischiarle a una storia romanzata dove le vicende umane e sentimentali prendono il sopravvento. Ne viene fuori una riflessione intensa sulla natura umana e sulla sua condizione, anche in relazione alla terra. Il libro si apre, non a caso, con Pier Paolo Pasolini che, nei suoi tre anni di insegnamento alla scuola media “Francesco Petrarca”, vive la periferia romana che di lì a poco lo porterà a scrivere delle borgate e della piccolissima borghesia, dando vita a un legame tra la sua figura e Ciampino che da allora è diventato indissolubile. La veridicità testimoniale dei ricordi, la ricerca d’archivio e la penna sapiente e armonica, sempre delicata, di Lina Furfaro rendono questo libro una perla preziosa della scrittura, da custodire gelosamente sia per coloro i quali conoscono bene la realtà ciampinese sia per quelli che ignorandola possono trovare qui l’occasione giusta per scoprirla.

8,9916,00
ebook - cartaceo

Jacurso

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Il libro nasce da un risveglio di ricordi, elaborati nel periodo della pandemia: situazioni, circostanze, vissuti negli anni dell’infanzia e adolescenza trascorsi a Jacurso. I personaggi, le tradizioni, le abitudini della vita quotidiana hanno preso consistenza e forma riemergendo dall’oblio del passato e premono per essere riportati alla luce. Sono personaggi comuni, a volte ingegnosi, talora semplici, umili, spesso fragili, che hanno affrontato con dignità le difficoltà e i disagi della vita di una volta. Nascono così questi racconti che rappresentano un viaggio nostalgico alla ricerca di un mondo che non esiste più.

15,00

Mi chiamo Don Peppe Diana

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L’esperienza di lavoro, che nel presente libro viene significativamente compendiata in modo rigoroso – divenendo, finanche, un cammino pedagogico e spirituale – ha come suo obiettivo quello di sviluppare le coordinate teoretiche e prassiche di questo fulgido esempio di martirio del nostro tempo. L’autore – Leonardo Vincenzo Manuli – è un cocciuto prete che ama creare spazi per l’interrogazione riflessiva, ispirata dalle esigenze di un pensiero critico e costruttore di conoscenze. (…) Appare del tutto evidente di non trovarsi di fronte a un impianto pastorale – peraltro ridotto, spesso, a semplice amministrazione di realtà ecclesiali – ma ancora prima a un interesse esistenziale alla fede e alla sua dimensione biblica, che propongono – di fronte all’angoscioso e non rimosso sentimento dell’urgenza dei problemi – la via d’uscita di un impegno responsabile in campo sociale e politico, in particolare per la liberazione dalle “strutture di peccato” e per la “nobile lotta per la giustizia”. È in questa prospettiva di senso che l’autore indica senza dubbio, quale tema assiale dell’impegno di don Peppino Diana, l’importanza di affermare con forza l’unità organica esistente tra la salvezza divina e la liberazione umana, articolando questi due piani nell’ineludibile e radicale forza sprigionata dalla Parola di Dio. (Dalla Prefazione) Mimmo Petullà, Sociologo

13,00

Israele olocausto finale?

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Da Auschwitz fino a Gaza: il paradigma della modernità non è più Atene, bensì la centenaria pulizia etnica di Tel Aviv. Tsahal incarna la civiltà: mica sgozza i civili; piuttosto lancia bombe scegliendo i bersagli con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Ha elaborato un programma chiamato Habsora (Vangelo) che genera automaticamente i suoi obiettivi e funziona come una fabbrica del massacro. Oggi non si contano più i bambini assassinati dall’alto dei cieli. Morte e distruzione: tutto è pianificato. Rovesciando la realtà si è disegnata una narrazione paradossale: da oppressore, Israele è diventato “vittima”. La propaganda ha lo scopo come sempre di mascherare la realtà. Quel che oggi è in gioco non è l’esistenza di Israele, ma la sopravvivenza del popolo palestinese. La situazione tocca ogni essere umano, perché se il genocidio cessa di essere una discriminante, se cessa di essere l’ultima discriminante tra ciò che si può ancora accettare e ciò che è inaccettabile, tra ciò di fronte a cui si può tacere e ciò per cui anche le pietre devono mettersi a gridare, allora vuol dire che siamo già molto avanti nella degradazione, nella catastrofe di questa civiltà disumana, e che le macerie di tutte le nostre carte di libertà e dei diritti umani sono già a un livello stratosferico. Se noi accettiamo il genocidio, se includiamo anche il genocidio fra i possibili incidenti della storia, allora davvero non c’è più alcuna sicurezza per nessun popolo, quali che siano le armi accumulate per la difesa. Se si legittima il genocidio, mai più potremo tornare alla politica quotidiana osando ancora pronunciare parole come libertà, giustizia, progresso, nuova qualità della vita, nuovi modelli di sviluppo, vale a dire, mai più sarà possibile coprire la politica con la maschera degli ideali. Infine, se si legittima il genocidio di oggi, si perde il diritto anche alle condanne postume per i genocidi di ieri, a cominciare da quelli perpetrati dai nazisti contro gli ebrei; accettare il genocidio del popolo palestinese oggi significa cancellare il processo di Norimberga, significa chiudere nell’orrore il capitolo delle speranze universalistiche nate sulle rovine della seconda guerra mondiale. Chi assicura il diritto internazionale? Chi garantisce il diritto alla vita e alla libertà? La nazione di Israele possiede la bomba atomica ed è pronta all’uso. Il presidente Kennedy nel 1963 tentò di disinnescarla ma fu assassinato. Un arsenale nucleare segreto in grado di disintegrare la Terra. L’ignara umanità rischia la catastrofe planetaria.

18,00

Racconto di romanzi e di poeti

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Questo volume a cura di Flavio Santi, con prefazione di Raffaele Manica, raccoglie scritti critici, saggi brevi e interventi giornalistici di Enzo Siciliano. I testi, che coprono un arco di tempo più che ventennale (i più vecchi risalgono al 1978, i più recenti al 2005), sono stati riveduti per l’occasione dallo stesso Enzo Siciliano un anno prima della tragica scomparsa e provvisti di un nuovo titolo; gli articoli sono usciti per lo più su quotidiani (“Il Corriere della Sera”, “La Repubblica”, “L’Unità”), su rivista (“Nuovi Argomenti”), o in volumi miscellanei. Da questa raccolta sono stati deliberatamente esclusi dal curatore gli articoli sugli scrittori siciliani, essendo questi già raccolti in volume (L’isola. Scritti sulla letteratura siciliana, Lecce, Manni, 2003). Sempre in accordo con Enzo Siciliano, i testi qui raccolti sono stati ordinati cronologicamente, in base alla data di nascita dell’autore trattato.

18,00

Studi pirandelliani 20

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Lo «studio pirandelliano-agrigentino» di Mirella Salvaggio dimostra che la BIBLIOTECA-CHIESA (sconsacrata dalla ragione-armonia-anima-mano levata) di Luigi Pirandello si legge-sente nel LIBRO MAESTRO “Il fu Mattia Pascal romanzo del fu Luigi Pirandello”, il Dialogo del Drammaturgo (il Conte di Luna), il DRAMMA-GIORNO UNO-NATALIZIO-LUSTRALE (Grande Me-Regista-Attore Centomila = parola scritta) e TRINO-PASQUALE-FISICO (del Piccolo Me-Poeta-Personaggio Uno-Nessuno della parola parlata). Grazie a Mirella Salvaggio il VIVO PERSONAGGIO-SPIRITO-OMBRA-GIGANTE MATTIA PASCAL-BIMBO MATTINO (il Trovatore, il figlio ritrovato dalla Città Madre Akragas-Girgenti-Agrigento) ritorna nella Città dei Templi, la Città Bellissima-Sovrana-Magnifica-Mirabile (la “Miragno” del Romanzo-Tragedia Antica e Moderna dell’Amatissimo Drammaturgo-Maestro Amore Altissimo) che vive ancora nell’armonia-legge-vita-anima antichissima del «teatro di strada», il teatro sancalogerino, il LOGOS-GIORNO (il Ciclope) UNO-NATALIZIO-LUSTRALE-CHIUSO (della siesta) e TRINO-PASQUALE-FISICO-APERTO (della corsa) del FILOSOFO (l’Amico-Filos-Filolao-Filo Pitagorico caduto dalla Luna Doppia-Dedala-Didone-Dondi-Dida-Dadi-Didì Marianna) EMPEDOCLE CALLICRATIDE (San Calogero), il MAESTRO del sicilianizzato PLATONE, l’Autore-Io Assoluto chiuso nell’omerico-empedocleo «mito della caverna», lo scespiriano-pirandelliano «racconto d’inverno». Maria Petralia Gentile In copertina: Città dei Templi (Ottobre 1934). Pirandello con le tre attrici Abba (madre e figlie) e alcuni amici girgentini. «Rinunzio a trascrivere il suo nuovo pezzo forte della domenica seguente che recava a grosse lettere il titolo: MATTIA PASCAL È VIVO!». Luigi Pirandello, “Il fu Mattia Pascal” (della Tragedia-Armonia-Musica-Danza della Sicilia Paleolitica, l’Isola del Monte Pellegrino, il “Monte della caverna” incisa da figure danzanti che rivelano che il «senso estetico» è legato al «culto dei morti»).

10,00

Quando la politica plasma le coscienze

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Questi anni difficili per tutti inducono alla riflessione. Molti hanno pensato di scrivere, o forse riscrivere, storie e vicende che, in qualche modo, riportassero quanto accaduto in passato (probabilmente dimenticando che molti di noi quelle fasi hanno vissuto) e, comunque, hanno provato a raccontare delle verità, più o meno fondate che, secondo il loro punto di vista, avrebbero potuto togliere o mettere veli sul passato, sia prossimo che remoto. Ci hanno provato in tanti, politici, giornalisti, magistrati e, finanche, persone normali che quegli anni hanno vissuto in prima fila. E, come diceva Giovanni Falcone: “Quando capiranno di non poterti eguagliare né superare, cominceranno a sporcarti”. Spinto da alcuni amici, mi sono chiesto: “Perché non ci posso provare io che, tra l’altro, appartengo alla categoria delle persone normali?”.

15,00

La vendetta del codice purpureo

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Come è risaputo, il Codice Purpureo è un Evangeliario greco miniato del VI secolo che proviene dall’area mediorientale e quasi certamente è stato composto, come sostiene l’autore nel romanzo, proprio a Costantinopoli. Dopo aver diretto per 20 anni il Museo Diocesano di Rossano, dove il Codex si conserva, e dopo aver dedicato allo stesso diversi suoi studi scientifici, l’autore in questo romanzo storico, con competenza e in stile discorsivo di racconto, ha voluto accompagnarlo da protagonista in un percorso esistenziale ricco di piacevoli sorprese. Le tappe sono state diverse e sempre stimolanti, ricche di novità e di prospettive sempre aperte ad acquisizioni impreviste, imprevedibili ed a tratti solo apparentemente senza via di uscite. In tutti i molteplici e travagliati diverticoli del percorso, il Codex, abbandonato per secoli in un umiliante ed immeritato silenzio, ha voluto a più riprese nel tempo cantare le sue vittorie e prendersi così le sue “vendette” finali prima con l’istituzione nel 1952 di un suo Museo Diocesano a Rossano, sua patria di adozione, ed infine con il suo riconoscimento nel 2015 tra i tesori del Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO. A conclusione del romanzo, l’autore, facendosi voce del prezioso manoscritto, annuncia che il percorso di rivendicazione non è ancora concluso perché l’arcano tesoro che si porta dentro, apparentemente imperscrutabile, non può non continuare ad appassionare e a spingere alla scoperta di indizi, di significati sempre nuovi e di risvolti per nulla finora definitivamente chiusi e, perciò, sempre febbrilmente da cercare. È proprio questo fascino enigmatico ed inafferrabile che anima, fomenta e stimola la fantasia di chiunque a lasciarsi avvolgere anche dai silenzi tutti singolari che ancora avvolgono il Codice rossanese.

14,00

Sanguinis effusione

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Estate del 1528. Mentre le truppe francesi di Francesco I calano, quasi incontrastate, alla conquista del Regno di Napoli, la Capitale e Catanzaro sono le ultime due roccaforti a difesa dell’Impero di Carlo V. Entrambe sotto spietato assedio. Un testimone oculare degli eventi annota in un diario i tre mesi di strenua resistenza della città calabrese in cui i fatti d’armi s’intrecciano in trame d’amore, cadute e resilienze, vergate con l’effusione del sangue. Sanguinis effusione.

7,9915,00
ebook - cartaceo

La profezia del bosco

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Ricordando Cesare percepisco l’io che si nasconde e riappare in un paese che ha radici profonde come la luna tramontata che ha la consapevolezza che ritornerà lungo un’altra strada. È come se vivesse in un tempo degli dei. È come se vivessi nello spazio degli dei. Tra dólos e métis.  Non siamo figli della storia. La storia viene a essere attraversata tra fatti, accidenti, avventure. Siamo figli del mito. Nel mito il destino è un cantico e una apocalisse. Cesare abitandoli sino nella stanza ultima si è abitato raggiungendo quel gorgo muto nel quale ha chiuso la porta e la finestra. Sulla strada è rimasto il rumore del dolore. Dietro ogni bellezza, il tragico scrive la sua ultima parola tra le vele del vento e le ombre del tramonto.

15,00

Un calabrese con troppe Calabrie

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LA CALABRIA CHE LO SCIROCCO

La Calabria che lo scirocco sferza

non so se venendo o andando verso il mare.

La campagna ora arsa ora verde

con pompa magna d’aranceti e ulivi

è sempre qui, ingombra la mia anima,

la tesse e la distesse nei giulivi

pomeriggi d’estate, negli inverni amari

e tristi d’ore interminabili.

 

La Calabria che pretende amore

– e non sa bene se sia donna o falco –

io la sradico, la esalto, la sotterro,

la benedico e maledico e poi

la invoco: madre, tomba, cielo,

condanna, luce che non tramonta mai,

casa aperta sul mare,

mio rifugio eterno.

12,00

Fata morgana 49 – Corpo

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Il numero 49 di “Fata Morgana” è dedicato al tema “Corpo”. Il numero si apre con una conversazione con due artisti di cinema, teatro e televisione Antonio Rezza e Flavia Mastrella, a cura di Alessia Cervini e Andrea Inzerillo.
Il cinema, così come altre arti visive, è partito dalla rappresentazione del corpo per riflettere sull’identità personale e su quella della rappresentazione, sulla dimensione performativa e politica della sessualità maschile e femminile, nonché sui regimi della corporeità spettatoriale (a partire da quello “immersivo”). Su queste e altre riflessioni sul tema in oggetto, all’interno del volume si trovano saggi che indagano il Corpo secondo prospettive, autori e opere diverse: dal corpo in Pier Paolo Pasolini a quello degli eroi della Marvel, dalla riflessione su una cineasta della modernità come Agnès Varda a quella di Brian Yuzna e Ulrich Seidl.

 

 

 

 

 

9,9918,00
ebook - cartaceo

Il mio secondo manifesto della pittura mineralica

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Si rendeva necessario emendare il testo della prima edizione de “Il mio secondo Manifesto della pittura mineralica” da non poche imperfezioni (a me imputabili) che ne limitavano la lettura fluida, ma soprattutto completarne il quadro teorico inserendovi l’argomento dei cristalli liquidi che consentiva finalmente una visione mineralico- cristallina del corpo umano ineccepibile. Veniva così recuperato un ulteriore tassello per una nuova descrizione organica del corpo in pittura, dell’esterno con l’interno, e rifondato con più forza il principio rinascimentale dell’imitazione della natura con il nuovo stile figurativo. Il corpo umano, pilastro del movimento pittorico rinascimentale grazie ai suoi nuovi mezzi espressivi del rilievo e della prospettiva lineare (centrica), era stato svuotato sempre più, dai primi del Novecento in poi, ma anche prima, della sua plasticità anatomica e della sua fisicità ponderale, nonché del suo significato ideologico. Ora esso, con la pittura mineralica calabrese, dove prevale il cristallo, recuperava la sua centralità e ritornava a suscitare interesse. L’aggiunta in questa seconda edizione di un discreto numero di immagini di quadri mineralici esemplari – superbi monoliti – servirà ad orientare meglio la discussione critica e ad avvicinare di più il lettore alla comprensione del nuovo clima estetico.

14,00

Come rose nella roccia

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“Questa pubblicazione nasce dalla volontà di dare voce alle vittime di violenza, di analizzare le cause e le manifestazioni di questo fenomeno, e di proporre delle possibili soluzioni per prevenirlo e contrastarlo. L’autore, Nicodemo Vitetta, è un attivista per i diritti delle donne, si basa su dati statistici, testimonianze, studi scientifici ed esperienze personali per offrire una visione ampia e approfondita sui soprusi contro le donne, nelle sue diverse forme: fisica, sessuale, psicologica, economica, culturale e politica. L’obiettivo di questo libro è di sensibilizzare il pubblico sulla gravità e la complessità della violenza sulle donne, di sfidare le false credenze e le giustificazioni che la alimentano, e di stimolare l’impegno e la responsabilità di tutti e tutte per porre fine a questo flagello. Il volume si rivolge a un pubblico ampio ed eterogeneo, che comprende studenti, ricercatori, professionisti, operatori, decisori, giornalisti e attivisti, ma anche semplici lettori interessati a conoscere e approfondire una delle sfide più urgenti e e importanti del nostro tempo.”

13,00

Mabina

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Le piacevano i testi dei canti sacri di Romano di Nisiana, il siriaco illuminato, e lei, sulle parole, con la cetra provava a creare nuovi accordi ed armonie piacevoli. Mabina era pagana, così come lo era Cencio, ed entrambi non avvertivano l’esigenza della fede. Ammiravano le parole sagge dei grandi e spesso lei chiedeva a Cencio di leggerle delle pagine, nell’attesa di imparare presto a farlo da sola. Ma, nonostante gli scritti di quei maestri manifestassero quanto fossero credenti, i due giovani non lo erano affatto. Per loro, la lettura, fino a quel momento, era un meraviglioso modo di trascorrere il tempo, un’abitudine che presero a coltivare ogni giorno nella pace della camera della bella dama.

16,00

Nuances del Natale

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José Luis Alonso Ponga Il Natale. Sincretismo ed economia nel solstizio d’inverno

Giuseppe Rando Il Natale nella letteratura italiana. Spigolature

Martino Michele Battaglia Note storiografiche sulla rappresentazione della Natività

Tomás Lozano I Pastori nel New Mexico

Giuseppe Giordano Canti tradizionale del Natale in Sicilia

Francesco Paolo Pinello Bias, euristiche e fallacie cognitive nei rituali sociali del Natale di un borgo, che borgo non è

Anna Rotundo Natale: il pensiero della nascita tra Edith Stein e Hanna Arendt

Francesco Crapanzano Sincretismo religioso, simbolismo e festività: il 27 dicembre

Javier Marcos Arévalo Tradizione, unicità e cambiamento: dalla «Nocheguena» all’Epifania in Extremadura (Spagna)

Javier García-Luengo Manchado Una riflessione soteriologica dall’umanità del primo Barocco: l’Adorazione dei Re Magi, di Velázquez

Con questa pubblicazione curata da Martino Michele Battaglia e da José Luis Alonso Ponga, il Centro Studi Theotokos intende proporre una nuova visione prospettica sul Natale da varie angolazioni. Una disamina caratterizzata dal rapporto tra teologia, filosofia, letteratura, antropologia, storia dell’arte e scienza, discipline che animano i dieci saggi proposti da diversi studiosi in chiave internazionale, attraverso un approccio versatile che coinvolge autori e lettori immergendoli nello spirito ineffabile dell’evento natalizio.

20,00

Studi pirandelliani 19

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In questo testo l’agrigentina-greca Mirella Salvaggio presenta il VIVO FUORILEGGE (Ecnomo) pindarico PERSONAGGIO-MAESTRO-PRINCIPE (lo Zero-Principio senza Fine, lo Spirito-Shakespeare-Pericle-Ariele-Amleto-Nessuno-Eros-Omeros-Odisseo-Mida-Dina-Simonide-Demonio-Set-Mani-Teseo-Astianatte-Attila-Attia-Tis = Qualcuno = Bimno Mattino = Mattia Pascal), il FORTE GIGANTE TAUMATURGO-OMBRA, il solare-primaverile-ritornato VENTO-ANEMOS-DIAVOLO-LI-O-Là (Zefiro-Zero-Lazzaro-Lazzarone-Lazzo-Filo-Filosofo-Amico della Sofia-Psiche-Anima Viva Nuda Nessuna Ignota), l’AULETA TROVATORE dell’ALBAURORA-ROSA-SPETTACOLO-LUCE-CATARSI (dei nati corpi-fantasmi-attori-dèi mortali-vecchi-nani) che diventa ARMONIA-TEATRO-BUIO-CATASTROFE (Dodicesima Notte-Picàta Pitica-Itaca-Pitagorica = Isola-Corona-Orchestra dei cento Antenati Numeri-Numi-Lumi Spiriti-Personaggi-Ombra Immortali-Giovani-Giganti Musicisti della Tavola 12): la cosmografia del caos-cosmo-pan, il teatro d’arte, la MIMESI-MAESTRIA-MANO-MANNA-KARMA-NORMA-MUSICA-ARIA-NOTA-MEMORIA-ANIMA-MURAGLIA ALTISSIMA, la LEGGENDA (Legge-Religione-Fede dello Spirito Fedone-Fidia-Fedro Fenice-Feace-Foco Amore-Romano-Rosario della Rosa), la TRAGEDIA-FIRMA del NOME-GIORNO-GIGANTE (l’inchiodato-annegato-addormentato Dio-Pensiero-Sogno Faraone-Noè-Natale-Atlante Tantalo Telamone Telemaco Falaride-Lindo-Candido, l’ATTORE (Toro-Bove-Giove Asino d’Oro) CONTE (Ettore) DI LUNA (Andromeca) schiodato-svegliato e portato sul palcoscenico da Pirandello-Bellini) UNO-NATALIZIO-LUSTRALE-METAFISICO-ACRONE-DAMIANO (il figlio cambiato, il lontano forestiere (della vita-teatro) sconosciuto XANTO-Caritone-Mattia-Polluce-Romolo-Moloc, il Signore-Lars Norvegese, l’orrendo MOSTRO DRAMMATURGO-DOMINUS-MIMO-MUMMIA-MOMMINA-MAMMA-MARIANNA DEDALA-DOPPIA, il menzogenro Regista-Attore-Conte di Luna Sonnambola) e TRINO-PASQUALE-VECCHIO-FISICO-CRONO-COSIMO (il figlio cambiato, «il malo vicino principiante di violino», il conosciuto Balio-Baio-Buio Malanippo-Pascal-Castore-Remo Socrate-Crise Cristo, il Signore-Louros-Icaro-Arso-Asso-Astro-Estro Girgentino, il caduto Atlante-Natale, il cretese Signore della Nave-Navata, il Figlio-Foglio-Giglio d’Oro dell’Aula Mirabile, il Maestro Cristo-Vergilio Anér-Marone-Moro-Nerone, lo scoperto Drammaturgo-Musicista, l’ipocrita-gesuita Regista-Attore-Conte di Luna Sonnambola): i DUE LIBRI-GIGANTI-KOUROI-DIOSCURI-GEMELLI, I SANTI MEDICI, i SIGNORI-FIORI della CORONA-CROCE-ARMONIA d’AKRAGAS-BASILEA BASILIANA-SANCALOGERINA-BELLISSIMA: «… Io vi ho portato la corona di fiori promessa…» (Pirandello, “Pascal”.
Aurelio Patti (Già Auleta del Gruppo Folcloristico della Città dei Templi) ha scritto alla Salvaggio: «Agrigento, 16 maggio 2023) Carissima Mirella, … Volevo ringraziarti per i libri che mi hai mandato e complimentarmi con te per l’impegno e la passione che non ti lasciano mai…».
Santina Principato

10,00

Sport per la rigenerazione sociale

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A cura di Luciana Taddei e Paolo Diana

Contributi di

Luca Benvenga, Luca Bianchi, Luca Bifulco, Nico Bortoletto, Valerio Della Sala, Paolo Diana, Giovannipaolo Ferrari, Francesca Romana Lenzi, Giovanna Russo, Luciana Taddei, Simone Tosi, Alessia Tuselli

 

Sport per la rigenerazione sociale è un volume che si colloca in una fase storica delicata, in cui l’impatto dei fenomeni globali sulla vita quotidiana degli individui emerge con rinnovata forza e pervasività. L’avvento del Covid-19 prima, e della guerra russo-ucraina poi, nonché la crescente crisi climatica e le rapide trasformazioni dovute alle nuove frontiere del digitale, costringono gli individui a riconfigurare il proprio orizzonte di vita e individuare innovative strategie di resilienza. In questa cornice, lo sport e l’attività fisica diventano pratiche di vita quotidiana utili ad attivare nell’individuo nuove e significative connessioni con l’ambiente fisico-naturale e storico-sociale che lo circonda. Il testo affronta il tema dello sport e dell’attività fisica come mezzo per la rigenerazione sociale distinguendo, opportunamente, il livello individuale da quello collettivo e facendo riferimento alle informazioni raccolte attraverso una serie di progetti di ricerca empirica implementati negli ultimi anni nel contesto italiano e internazionale. È un libro corale, in cui un gruppo di sociologi dello sport italiani dialoga intorno alle dimensioni sociali dello sport e dell’attività fisica nella vita quotidiana per offrire, attraverso differenti prospettive teoriche e approcci metodologici, una lettura multifocale del fenomeno e, allo stesso tempo, stimolare una riflessione collettiva sui possibili processi di rigenerazione da attivare nelle nostre comunità.

16,00

Lungo il Savuto

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a cura di

Gabriella Valentini, Franca Rizzuto, Francesca Erminia, Nicoletti Rosanna Canino

Il presente lavoro è stato realizzato nell’ambito dei: Fondi Strutturali Europei – Programma Operativo Nazionale “Per la scuola, competenze e ambienti per l’apprendimento” 2014-2020. Asse I – Istruzione – Fondo Sociale Europeo (FSE). Programma Operativo Complementare “Per la scuola, competenze e ambienti per l’apprendimento” 2014-2020. Asse I – Istruzione – Obiettivi Specifici 10.1, 10.2 e 10.3 – Azioni 10.1.1, 10.2.2 e 10.3.1. Avviso pubblico prot. n. 33956 del 18/05/2022 – FSE- Socialità, apprendimenti, accoglienza. TITOLO DEI PROGETTI: DIVENTO COMPETENTE Codice: 10.2.2A-FDRPOC-CL-2022-170. C.U.P. J21I22000070006 e IMPARARE È FACILE Codice: 10.1.1A-FDRPOC-CL-2022-141. C.U.P. J24C22000780006 MODULI PROGETTUALI 1) BIBLIOTECANDO ESPERTO GABRIELLA VALENTINI Fruitori: alunni Scuola Secondaria di I Grado di Grimaldi 2) MODELLI LINGUISTICI ESPERTO FRANCESCA NICOLETTI Fruitori: alunni Scuola Secondaria di I grado Santo Stefano di Rogliano 3) LA LINGUA FUNZIONALE ESPERTO FRANCA RIZZUTO Fruitori: alunni Scuola Secondaria di I grado di Mangone 4) IMPARO FACENDO ESPERTO ROSANNA CANINO Fruitori: alunni Scuola Primaria di Belsito

10,00

L’infinito tace e germina luce

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… Nella sua produzione poetica, Emilio si muove tra due estremi: da una parte la descrizione appassionata, con grande afflato poetico e parole, a volte leggere come il volo di farfalle, altre volte pesanti come pietre, della cruda realtà con tutte le sue contraddizioni e le sue storture. Il mondo di Emilio è segnato dalla sofferenza. Non solo dagli uomini ma da tutti gli esseri, fino alle onde del mare che stancamente, una dopo l’altra, muoiono sulla riva, in un divenire apparentemente senza fine e senza un fine, si leva un grido che è esigenza di senso e di giustificazione. L’altra dimensione delle poesie è l’anelito verso l’infinito dove ogni sofferenza si placa, tutti i contrasti rientrano nella pace. Questa concezione ha evocato l’immagine delle due facce di un tappeto persiano: da una parte un caos, e una selva di fili aggrovigliati, dall’altra l’ordine dei disegni e della figure che destano ammirazione ed allietano lo sguardo… (dalla Presentazione di Antonio Italia)

13,00

Rispondimi, bellezza

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Ora dunque appare gigantesca, quasi imbattibile l’onda dell’astrazione. Per essa vige il puro valore del numero, come se cioè “molto” fosse anche “molto bello, o valoroso, o intelligente”. Logica puramente finanziario-economica del mondo. Ci vogliono figli di N.N., del numero e del narcisismo, ovvero il culto dell’immagine di sé, culmine dell’io come monade, culmine di astrazione. Eppure, vive agile e forte nel moderno e nelle sue propaggini anche una idea, una visione di arte che – parimenti a ogni fenomeno storico – ha radici precise, nel crinale tra Oriente e Occidente in cui si formano le estetiche greca ed europea: arte come ritmica e drammatica composizione di misure. Tale composizione, per quanto diramata in forme e stili infiniti, contrastanti, slabbrati, spregiudicati, visionari, tremendi, esprime quel che Ungaretti chiamava “sentiment de l’infini” (dall’Introduzione).

16,00

Giuseppe Naccari

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Giuseppe Naccari ha iniziato la sua carriera di magistrato nel 1959 come Pretore presso la Pretura di Vibo Valentia, successivamente è stato, tra l’altro, Presidente del Tribunale di Palmi e Consigliere di Corte d’Appello di Catanzaro. Dotato di molteplici talenti, ha scritto numerosi volumi sulle tradizioni e gli autori calabresi e su argomenti di filosofia e spiritualità. Ha collaborato con molte riviste e testate giornalistiche, è stato opinionista della Gazzetta del Sud. Pittore e scultore, ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero ed è stato recensito in prestigiose riviste e cataloghi del settore da autorevoli critici d’arte, ricevendo molti premi. È stato anche appassionato cultore del lavoro artigianale, dedicandosi, tra l’altro, al restauro di diverse statue di alcune chiese calabresi. Di indole sportiva, praticava molto volentieri il ciclismo. Fedele rotariano si è dedicato con slancio e devozione al servizio e ai valori fondanti l’organizzazione internazionale. Le notizie dettagliate sul suo lavoro e le sue varie attività sono proposte, nel decimo anno dalla sua dipartita, in questo volume scritto a più mani con affetto, insieme ai ricordi dei familiari, di colleghi e amici che hanno condiviso con lui parte del proprio cammino di vita…

12,00

Mutatis mutandis

[wc-ps]

In questa strana primavera che non accenna a farsi estate, andrò con la memoria a tutti quegli istanti fulminei e lentissimi che hanno caratterizzato il mio incontro con Mimmo e la sua filosofia, che di questo infatti si tratta.Per Mimmo incarnava la filosofia allo stato puro.. Perciò andrò avanti e indietro nel tempo usando quel flusso di coscienza che caratterizza tutto il ‘900: se è vero che il tempo non esiste, almeno filosoficamente…

Ciò che è sicuro è che Mimmo lo incontrai la prima volta verso la metà degli anni ’70 in un appartamentino di Trastevere dove ci riunivamo con un minuto gruppo di amici a leggere e commentare alcuni saggi di filosofia, come “L’ordine del discorso” di Michel Foucault.

Anche in queste occasioni, rimasi colpito ed affascinato dal suo intervento, Mimmo lo conosceva come le sue tasche…

Cerco di prendere il libro dallo scaffale della libreria e non lo trovo.

14,00

Il rumore dei pensieri

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Sara è una donna realizzata, sposata con Alessandro con cui condivide l’amore per Giulia, la figlia quindicenne. Sullo sfondo di una Calabria affascinante e misteriosa, spiccano le amiche fedelissime, Greta e Silvietta, e il fratello Luca, pronti a tenderle la mano. Siamo nel 2017 quando la malattia della madre Beatrice sconvolge la sua quotidianità. In fin di vita, le accenna di un segreto da ricercare in un vecchio baule. Poi muore, lasciandola nella disperazione e nell’incertezza. In questo momento così difficile trova conforto nell’amore della sua famiglia. Quando decide di andare alla ricerca del baule, però, l’atteggiamento del marito diventa inspiegabilmente ostile. Sara, già piegata dalla sofferenza per la grave perdita, decide di andare avanti da sola. Una storia appassionante, a tratti inquietante, con personaggi coinvolgenti che entreranno nel cuore del lettore e lo condurranno per mano alla ricerca di una verità custodita per lunghi anni nei meandri di una polverosa soffitta.

8,9916,00
ebook - cartaceo

Rimpiazzamenti, ibridazioni e antagonismo sociale

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Il focus del libro non riguarda la rivoluzione in atto (Quarta rivoluzione industriale, o anche Rivoluzione digitale), o per lo meno non affronta direttamente la questione. Eppure, uno dei risultati più interessanti dell’opera sta proprio nel fornirci alcune chiavi di lettura “strategiche” per leggere e interpretare proprio il cambiamento odierno. Chiavi di lettura alle quali l’autore perviene dopo una attenta e approfondita ricognizione e spiegazione del pensiero storico-sociologico di alcuni noti e meno noti teorici delle Scienze sociali, comprese le Scienze storiche. Pinello offre interessanti e originali punti teorici di confronto e di intersezione, riempiendo via via la sua costruzione teorico-concettuale in modo convincente e sempre grazie ad una sottile e particolareggiata argomentazione. Concetti come quelli di ibridazione, di rimpiazzamento, di antagonismo ci aiutano a focalizzare sempre più specificamente fenomeni di statica e di dinamica sociale altrimenti difficili da isolare con i tradizionali strumenti interpretativi della teoria sociologica. Questo volume costituisce un viaggio davvero ambizioso che l’autore effettua nel pensiero storico-sociologico di alcuni tra i più rilevanti protagonisti delle Scienze sociali in tema di mutamento, crisi e trasformazione, aggiungendovi delle originali argomentazioni e ipotesi personali che possono senz’altro costituire la base di successivi sviluppi teorici e di ricerca. (dalla Presentazione di Andrea Millefiorini)

20,00

Curia Romana e Governo della Chiesa tra riformismo e tradizione

[wc-ps]

a cura di Maria d’Arienzo

Mario Ferrante

Antonio Ingoglia

 

Come prospettato dai curatori nella fase preparatoria del convegno nazionale, tenutosi a Trapani dall’1 al 2 dicembre 2022 per iniziativa della cattedra di diritto canonico ed ecclesiastico del Dipartimento di giurisprudenza dell’Università degli Studi di Palermo, la scelta del tema “Curia Romana e Governo della Chiesa. Tra riformismo e tradizione” appare di indubbia rilevanza alla luce della recente promulgazione della Costituzione apostolica “Praedicate evangelium”, che porta a termine – a distanza di oltre un trentennio dall’ultimo intervento di riordino – una riforma complessiva degli organismi integranti il governo centrale della Chiesa cattolica. Tale iniziativa accademica, che trova coronamento nella pubblicazione del presente volume, si è svolta sotto l’egida del Polo universitario di Trapani, nell’ambito delle attività di promozione scientifica riguardante il settore del diritto canonico ed ecclesiastico, come pure di quelle volte ad incentivare una positiva sinergia con le istituzioni ecclesiastiche e religiose locali che hanno sempre denotato grande sensibilità in favore dello sviluppo di una sede universitaria nel comprensorio provinciale. Merita di essere ricordato l’interesse dei vescovi che hanno sposato sino dal 1974 la causa di una Università di Stato a Trapani, appoggiando la trasformazione dell’allora “Libera Università del Mediterraneo” in un Polo territoriale universitario dell’Ateneo di Palermo.  Riflesso ulteriore di tale collaborazione è stata una serie di eventi formativi, quali la summer school su “Diritti umani, libertà religiosa e fenomeni migratori”, il master di primo livello in “Welfare migration. Processi gestionali ed organizzativi del sistema di accoglienza ed integrazione”, nonché la winter school su “Dialogo interreligioso e diritti”, realizzati grazie all’interazione tra il Polo universitario e le diocesi del comprensorio trapanese, portatrici peraltro di un rilevante patrimonio culturale di cui è espressione il vicino borgo di Erice costituente uno scrigno di incomparabili capolavori dell’arte sacra ed uno dei più antichi insediamenti della Chiesa locale.

20,00

Le intese: attualità e prospettive, prendendo spunto dalla recente Intesa con la Chiesa d’Inghilterra

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a cura di Maria d’Arienzo

Mario Ferrante

Fabiano Di Prima

Il presente Quaderno monografico della Rivista “Diritto e Religioni” raccoglie gli Atti del Convegno “Le intese: attualità e prospettive, prendendo spunto dalla recente intesa con la Chiesa d’Inghilterra” tenutosi presso la Sala delle Capriate del Complesso Chiaramonte-Steri, sede del Rettorato dell’Università degli Studi di Palermo, il 9 e il 10 giugno 2022.

Il Convegno, organizzato dalla cattedra di Diritto Ecclesiastico e Canonico dell’Ateneo a ridosso dell’approvazione dell’intesa siglata tra il Governo italiano e l’Associazione “Chiesa d’Inghilterra”, ha costituito un’occasione per fare il punto, anzitutto, sullo “stato dell’arte” della legislazione di matrice pattizia. I contributi di questa prima sessione, nell’inquadrare luci e ombre di quest’inveramento del disegno del Costituente, hanno offerto diversi spunti innovativi di riflessione. Due, in particolare, paiono spiccare, per le loro ricadute di peso nel sistema.

Il primo sembra condensabile nell’osservazione che il contesto attuale richieda un nuovo modo di guardare alle Intese, sia “in fieri”, sia a quelle già approvate con legge. Il tema a monte di una società definitivamente plurireligiosa e multiculturale ove i gruppi reclamano anzitutto il diritto alla loro differenza identitaria, porta infatti a ragionare in modo diverso oltre che sull’attitudine del canale bilaterale (ex art. 8, III co., Cost.) a secondare quest’istanza (e sulle sue conseguenze), anche sull’’inquadramento di quanto già tramite tale canale prodottosi nell’ordinamento. Da una parte, infatti, affiora l’ipotesi che la più marcata ricerca da parte dei contraenti confessionali d’un rispecchiamento della loro “unicità” porti a concentrare proprio su tale fronte il picco delle criticità/farraginosità negoziali, così da “sdrammatizzare” quelle sui più generici versanti, ove si presta all’uso – a mo’ di calco – l’ormai consolidata piattaforma di “diritto comune delle intese” rispondente a esigenze di base condivise. D’altra parte, affiora la convinzione che questa nuova prospettiva possa al contempo agevolare i cultori del diritto a riguardare sine ira ac studio le intese già esistenti, onde focalizzarne più nitidamente taluni indicatori di originalità (di tenore giuridico, politico, contingenziale, endoconfessionale ecc.) non costituenti in senso stretto quella “piattaforma”, giacché propri di ciascuna Intesa sin qui siglata. 

Il secondo spunto, poi, concerne parimenti l’utilità di una pragmatica “presa di misure”. In questo caso si parte dalla consapevolezza della pesante criticità per le confessioni che intendano affacciarsi nel canale in parola, costrette a valicare i disagevoli argini posti da un supporto normativo – la L.n. 1159 del 1929 e relativo R.D. n. 289 del 1930 – vetusto e poco collimante con l’indole pluralista repubblicana. Per giungere alla constatazione che l’Amministrazione di vertice tuttavia ormai pare avvezza a reputarlo comunque funzionale, una volta integrato dalle prassi interpretative offerte e/o avallate dal Consiglio di Stato che ne mitigano (in parte) l’indole ‘poliziesca’ (specie da ultimo, puntando su una chiave dialogico-cooperativa costituzionalmente informata). Ferma restando, ad ogni modo, l’ideale possibilità teorica – sempre più tale, visti i numerosi tentativi falliti – di sparigliare il quadro introducendo una legge di base sul fatto religioso recante valori sostantivi/garantisti nuovi e di sintesi, atti a formalizzare la suddetta chiave della collaborazione, nel segno di una laicità “inclusiva”.

25,00

Oro e sangue nelle battaglie: Lepanto 7 ottobre 1571

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Tropea (VV) 7 Ottobre 2021: la città commemora il 450° anniversario della battaglia di Lepanto, combattutasi il 7 Ottobre 1571. Si scontrano l’Armata navale della Lega Santa, fortemente voluta da Papa Pio V e che vede unite le flotte di Spagna, Venezia, Genova, Stato Pontificio e i Cavalieri di Malta guidate da Don Giovanni d’Austria (figlio di Carlo V) e quella dell’Impero Ottomano, guidata da Alì Pascià. Lo scontro è terribile e feroce: le due Armate nemiche hanno comandanti coraggiosi ed esperti, equipaggi e truppe ben addestrati e motivati sia sul piano politico e militare che sul piano religioso. Vinse l’Armata navale cristiana. Il mare di Lepanto si colorò di rosso per il sangue sparso da vinti e vincitori e decine di galee vennero affondate e bruciate in combattimento dall’una e dall’altra parte. La lotta fu spietata e l’Armata cristiana uccise i naufraghi anche a vittoria acquisita, massacrandoli senza pietà. La vittoria bloccò l’avanzata ottomana nel Mediterraneo occidentale e garantì agli Stati Cristiani l’agognata sicurezza militare. Alla battaglia parteciparono tre galee di volontari partiti da Tropea. Alcuni dei volontari caddero in combattimento. È per ricordare il loro sacrificio e il loro contributo alla vittoria che la città di Tropea ha organizzato la celebrazione del 450° anniversario della battaglia. Durante la cerimonia Saverio Di Bella, storico, ha reso noto il ritrovamento della Relazione che Don Giovanni d’Austria stilò sulla battaglia per il Re Filippo II. È importante cogliere lo spirito della battaglia di Lepanto considerato che ogni battaglia decisiva ha una propria anima, cupa e splendida, tenebrosa e limpida, fascinosa e infernale. Un groviglio di sentimenti, ragioni, interessi contraddittori che illude, affascina, sconcerta per gli abissi che apre sulla vita e la morte quando la causa per cui si combatte è ritenuta degna, giusta e doverosa.

25,00

Modificazioni culturali delle nuove comunità dei borghi

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A cura di Viola D’Ettore Supporto organizzativo Krizia Ciangola e Raniero Maggini

Revisione scientifica Adriano Paolella

Comunicazione Matilde Spadaro e Dafne Cola

Progetto grafico Alessandra Strano

 

Molti degli interventi di restauro, valorizzazione dei beni culturali e di costruzione di servizi nei piccoli insediamenti delle aree interne sono stati motivati da prospettive di turismo poco verosimili. Queste prospettive, funzionali all’ottenimento di finanziamenti, spesso si sono dimostrate errate o insufficienti; per quanto fondamentale, infatti, non si può incentrare esclusivamente sul turismo alcuna strategia finalizzata a favorire l’abitabilità dei piccoli insediamenti. Un settore che dovrebbe essere gestito con molta attenzione, collegandolo strettamente alla qualità dei luoghi, al rischio di compromissione delle risorse, alla necessità di conservazione dei beni comuni. Inoltre il turismo porta vantaggi principalmente agli operatori che si interfacciano con il flusso dei fruitori; essi sono una parte della comunità e, in ragione di ciò, l’aumento dei visitatori può costituire un grande vantaggio per alcuni ma portare ridotti benefici per tutti gli altri, costituendo al contempo una iattura per l’ambiente, il paesaggio e la cultura locale. Stare “seduti” su di una risorsa comune (paesaggio, cultura, ambiente) e utilizzarla imprenditorialmente per ottenere dei profitti individuali non è esattamente favorire la comunità. Esemplificativo il caso di Santo Stefano di Sessanio, presentato più volte da Giovanni Cialone, dove dopo quasi un ventennio di turismo di massa stagionale il Pil medio del Comune, la natalità e il numero degli abitanti si sono ridotti. La presenza di operatori non residenti, la mancanza di trasferimento degli utili su progetti sociali e condivisi, il disinteresse nei confronti della gestione del carico antropico sono le motivazioni principali di tale diffusa condizione. L’intervento nei piccoli insediamenti delle aree interne è più complesso dell’esclusivo sfruttamento delle risorse per fini turistici. Gli interessi individuali vanno riportati all’interno di quel “mosaico” di parti che compongono la ricchezza e il funzionamento delle comunità. E per questo è opportuno comporre un tessuto sociale aperto, in cui si possano integrare vecchi e nuovi abitanti, in cui mettere a patrimonio comune la diversità delle singole storie in una “solidarietà” dell’operare insieme per il benessere comune.

5,00

Una buona stella

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Serve una prefazione? NO Serve una dedica? NO Serve una lettera? SÌ. A chi? Agli adulti! Ai GRANDI della Terra.

 

La mattina non mi alzo più presto dal letto, per andare a scuola a piedi con i miei compagni. La campanella della scuola non suona più La mia classe non c’è più. La mia scuola non esiste più. La mia scuola è distrutta. Ogni giorno, in silenzio ripasso le cose che ho imparato: le poesie, i numeri, le tabelline, la Storia. Ripasso per non dimenticare. Ma poi penso: a che serve? Tanto non serve più perché la mia classe non c’è più, il mio maestro non c’è più, la mia scuola non esiste più!

10,00

40 anni di ricerca e divulgazione 1983-2023

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Il 12 aprile del 1983, quarant’anni fa, diciotto intellettuali calabresi fondarono a Cosenza, nello studio del notaio Gullo in via Caloprese, l’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea (ICSAIC). Era il secondo organismo meridionale, dopo quello di Napoli, aderente all’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia (INSMLI), che Ferruccio Parri aveva fondato nel 1949 con lo scopo di custodire e studiare il patrimonio documentario del Corpo Volontari della Libertà (CVL) e del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) di cui era stato vicecomandante con il nome di battaglia di «Maurizio». Oggi quell’Istituto, che ha sede a Milano, porta il suo nome e l’ICSAIC fa sempre parte della «Rete Parri» assieme ad altri sessantasei Istituti sparsi su tutto il territorio nazionale, prevalentemente al Nord, com’è logico che sia. È una rete che, ferme restando la valorizzazione della storia della Resistenza e le radici nella cultura costituzionale antifascista, opera a vasto raggio in tutta la materia della storia contemporanea italiana, con lo spirito critico che la storiografia impone. Nei suoi primi quarant’anni l’ICSAIC ha fatto la sua parte per la migliore comprensione storiografica contemporaneistica «vista dalla Calabria», ma senza provincialismi e localismi, a cominciare dalla conoscenza del grande apporto che la nostra regione diede alla guerra di Liberazione, con centinaia di partigiani, tra cui alcuni capi prestigiosi che combatterono al Nord e nella Resistenza romana. Nel solo Piemonte i partigiani calabresi furono 506, di cui 71 caduti. L’ICSAIC ha anche il merito di aver “salvato” e custodito diversi importanti fondi archivistici consultabili dagli studiosi, di aver pubblicato negli anni oltre venti volumi di storia calabrese, decine di numeri di riviste (oggi «Rivista storica della Calabria del ‘900», curata dal direttore scientifico dell’Istituto, Vittorio Cappelli), e di svolgere un’assidua attività didattica nelle scuole della regione attraverso la commissione per la didattica della storia oggi coordinata da Giuseppe Ferraro. È doveroso perciò ricordare i nomi dei diciotto fondatori del nostro Istituto, che quarant’anni fa ebbero la felice intuizione d’inserire la storiografia calabrese nel più ampio contesto nazionale. Ecco l’elenco, secondo l’ordine dell’atto notarile: Fulvio Mazza, Isolo Sangineto, Maria Tolone, Tobia Cornacchioli, Luigi Maria Lombardi Satriani, Amelia Paparazzo, Francesco Volpe, Alfonso Francesco Alimena, Maria Gabriella Chiodo, Fausto Cozzetto, Maria Grasso, Maria Marcella Greco, Giuseppe Masi, Giovanni Sole, Enrico Esposito, Alfredo Aloi, Mario De Bonis, Ottavio Cavalcanti.

8,00

Nanni Moretti

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 « Nanni Moretti è l’autore italiano che più di altri ha saputo leggere il presente, riconsegnarne i sentimenti, percepirne gli smarrimenti, rappresentarne le fratture. Da Io sono un autarchico a Il sol dell’avvenire, nel cinema di Moretti è in gioco una radicale crisi della presenza del soggetto al mondo, che assume e prende le forme della nevrosi e dello spaesamento, e che trova copertura nella costruzione di maschere comiche, esagerate, idiosincratiche, sempre comunque capaci di cogliere profonde verità. È in un intreccio di dramma e grottesco, di dolore e gioia, che si condensano i caratteri di un cinema che ha saputo raccontare come nessun altro lo stato di crisi di un soggetto, di una nazione, di un’epoca. Il saggio di Roberto De Gaetano entra nel corpo vivo del cinema di Moretti, misurando tutta l’incandescenza del suo rapporto con l’attualità italiana (sociale e politica), e con un presente inquieto, irrisolto, molte volte doloroso, spesso comico.

18,00

Guida alle sculture di Cosenza

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Finora, con qualche piccola eccezione, non esisteva uno strumento così esaustivo e puntuale, in grado di ricostruire, pur nella sua agilità e facilità di consultazione, la storia del MAB (il Museo all’aperto Bilotti) di Cosenza, e delle altre sculture presenti in città, corredandola con descrizioni, altrettanto puntuali e rigorose, sugli artisti autori delle opere custodite nel nostro Museo en plein air, con l’ulteriore arricchimento di commenti critici e testimonianze di storici dell’arte che hanno conosciuto e indagato a fondo le opere degli stessi maestri del XX secolo che popolano la città dei Bruzi. (Dalla prefazione di Franz Caruso Sindaco di Cosenza)

14,00

Gli ultimi romanzi di Matilde Serao

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Potrei ricordarla come l’innovatrice del giornalismo italiano, rischiando di essere riduttivi, perché nella delicata fase di transito tra Ottocento e Novecento fu proprio lei, Matilde Serao, a guidare il cambiamento nel mondo dell’informazione. Una donna tenace, determinata e caparbia che seppe farsi valere in un ambiente prettamente maschile fondando e dirigendo un giornale che non si occupava di argomenti frivoli e mondani, costume e società, ma di cronaca, politica, cultura. Fu candidata sei volte al premio Nobel per la Letteratura, ma non lo vinse mai. Nel 1926 la sua candidatura fu impedita da Mussolini che volle punirla a causa delle sue posizioni avverse al fascismo. Il merito di Matilde Serao non fu riconosciuto da alcun premio né nobilitato da alcuna medaglia, è tutto racchiuso nei suoi numerosi libri e negli articoli che scrisse per tutta la vita con piglio ardimentoso e mano ferma, raccontando vicissitudini, miracoli e disgrazie del proprio tempo. Oggi sono le sue pagine a raccontare di lei, a dire che donna meravigliosa è stata: una donna capace di abbattere i muri delle convenzioni sociali e delle questioni di genere.

13,00

A quarant’anni dal volume di Francesco Zanchini di Castiglionchio

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Nel volume si raccolgono gli atti di un incontro napoletano celebrativo dei quarant’anni di un fortunato volume di Francesco Zanchini di Castiglionchio, che s’inquadra nel clima di rinnovamneto carismatico, di evidente ispirazione paolina, con cui dovettero misurarsi la teologia cattolica ed il diritoo canonico soprattutto durante ma anche dopo il Concilio Vaticano II. Completa il volume un’appendice contenete un recente lavoro di Zanchini su primato, popolo e concilio ed un altro di Raffaele Coppola sulla controversa figura di Martin Lutero.

8,9916,00
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Quasi un bilancio

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Si raccolgono in questo volume alcuni dei saggi scritti negli ultimi anni, sia storici che giuridici, più o meno impegnati. In alcuni csi si completano ricerche precedentemente affrontate, in altri v’è un approfondimento di quanto già detto. Come può trarsi dal titolo, si tratta di un primo bilancio che si spera non sia definitivo.
9,9920,00
ebook - cartaceo

La condanna della mafia nel recente Magistero: profili penali canonistici e ricadute nella prassi ecclesiale delle Chiese di Calabria e Sicilia

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Nonostante negli ultimi anni la pubblicistica abbia offerto importanti ricerche e analisi sul rapporto della religione cattolica con la mafia, questo libro di Nino Mantineo offre importanti elementi di novità. Pervaso da una passione civile, svolge un’analisi “tecnica” con una dettagliata attenzione ai canoni che disciplinano la pratica religiosa e la stessa esperienza di fede; segnala criticamente “il ritardo della Chiesa”, ne spiega ragioni e sviluppi; coglie gli elementi di novità maturati nel tempo; avverte il decisivo punto di non ritorno raggiunto negli ultimi anni. La questione del rapporto della religione con le mafie non può essere affrontata in maniera semplicistica o unilaterale: quando si parla di religione e ancor più di Chiesa e sacerdoti, nonostante le apparenze, non si parla mai di un monolite, bensì di un mondo nel quale vi sono orientamenti prevalenti ma non del tutto esclusivi; quindi serve molta sensibilità per distinguere e cogliere le varie sfaccettature, anche quelle che agiscono sotto traccia. Anche quando intervengono personalità “forti”, anche per l’autorità esercitata, la loro voce agisce in una prospettiva di prevalenza e non di totalità. Dall’introduzione di Tano Grasso
8,9918,00
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Dinamiche di integrazione dell’ordinamento civile, diritto canonico e libertà del credente

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l rinnovato interesse dei giuristi manifestato contestualmente per il pensiero di Francesco Scaduto, restauratore e costruttore del diritto ecclesiastico nell’Italia postunitaria, e Pasquale S. Mancini, fondatore della scuola italiana di diritto internazionale privato nonché protagonista dell’attività legislativa ecclesiasticistica ottocentesca, sembra costituire qualcosa di più di una mera coincidenza. L’indizio più intrigante è la tempistica di questa “riscoperta”, che per entrambi prende l’abbrivo nello scorcio del secolo scorso, in una stagione dell’esperienza giuridica dove già si afferma l’ambizione di metabolizzare due grandi e ambivalenti tematiche: la progressiva integrazione tra ordinamenti giuridici che perdono la pretesa dell’esclusività cercando di mantenere la propria identità; il presidio dei diritti fondamentali, contemporaneamente elemento di raccordo ma anche di possibile interferenza nella dimensione interordinamentale.
Non sorprende, dunque, di scorgere in quella stessa recente riscoperta un’affine, duplice urgenza: la ricerca di approcci non condizionati da concezioni intrinsecamente stataliste/esclusiviste e proclivi all’idea di un sistema tendenzialmente ‘aperto’ al contributo di valori ‘estranei’/’altri’, come quelli confessionali; il tentativo di tradurre in un linguaggio postmoderno le enunciazioni di principio di allora sulla delineazione di margini e modalità di protezione delle coinvolte istanze basilari (e identitarie) individuali alla luce di esigenze altrettanto basilari dell’ordinamento civile.
Il volume trae spunto da questa duplice tendenza, per procedere al recupero di antiche chiavi di lettura, impostazioni e soluzioni, ed alla disamina del loro influsso su successive analisi giuridiche, sulla scorta dell’ipotesi che le prime, una volta “filtrate” e ricontestualizzate, possono tornare ad apparire potenzialmente applicabili a contesti pur nel frattempo enormemente mutati, rispetto al tema saliente dell’integrazione dell’ordinamento civile da parte del diritto canonico, e a quello correlato della salvaguardia della libertà del credente.
12,9925,00
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Pluralismo religioso e dialogo interculturale. L’inclusione giuridica delle diversità

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La stretta connessione tra «interculturalità» e «dialogo» costituisce il fil rouge della riflessione sulle politiche di inclusione delle diversità, rappresentato dal sintagma «dialogo interculturale». L’analisi degli strumenti gius-politici di dialogo istituzionale – previsti sia nell’ordinamento italiano nel rapporto con le confessioni religiose, sia nel diritto dell’Unione Europea – così come anche le forme di dialogo sui diritti umani o di dialogo interreligioso consentono di approfondire la peculiarità che contraddistingue il «dialogo interculturale», rispetto alle altre forme dialogiche e di interazione, proprio in virtù della sua potenzialità di integrazione delle differenze. Il processo di inclusione della diversità innestato dal «dialogo interculturale» investe in misura crescente anche il campo giuridico in un’ottica di formazione del futuro operatore del diritto attrezzato ad affrontare le sfide che la multireligiosità e l’interculturalità impongono. In tale prospettiva, la conoscenza dei diritti religiosi costituisce una delle nuove frontiere del sapere giuridico in funzione di un proficuo «dialogo tra i diritti» che si realizza attraverso l’interpretazione del dato giuridico in senso interculturale, al fine della costruzione di una concreta società coesa, rispettosa dei principi di libertà e uguaglianza nella diversità che costituiscono i principi fondamentali del costituzionalismo occidentale.
8,9918,00
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