Studi di filosofia aristotelica

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a cura di Marcello Zanatta – interventi di: Francisco Corrales Cordón- Annabella D’Atri Roberto Grasso Mariangela Ielo Marcello Zanatta Il volume raccoglie i risultati delle attività di ricerca che nell’a. a. 2007/98 sono state svolte presso la Cattedra di Storia della Filosofia Antica dell’Università della Calabria. Da tempo essa si è specializzata nello studio di Aristotele. I saggi qui presentati ne analizzano il pensiero in alcuni momenti-chiave della sua produzione ontologica, psicologica e biologica, e ne prospettano la presenza nella riflessione filosofica del primo scorcio del Duemila. Una sorta di «filo rosso» vi si sottende: la pratica del metodo storiografico; e un legame spirituale unisce gli autori dei saggi: la comune convinzione che il pensiero di Aristotele non attraversa soltanto il passato della tradizione occidentale, ma, come molte circostanze culturali lasciano motivatamente credere, ne segnerà anche il futuro.

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Studi di filosofia aristotelica 2

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Anche alla fine dell’anno accademico 2008/2009 la Cattedra di Storia
della Filosofia Antica dell’Università della Calabria si compiace
di poter raccogliere in un volumetto i risultati dell’attività scientifica
che a essa ha fatto capo e intorno a essa è stata svolta. A dire il
vero, le ricerche alle quali i collaboratori della Cattedra a vario titolo
hanno partecipato si sono incanalate in molteplici settori del pensiero
aristotelico, nel cui ambito da anni ormai la Cattedra stessa si è specializzata,
avendo fato di esso, da lunga data, il suo oggetto di studio
privilegiato; ma assieme si è deciso di dare pubblica rilevanza alle
ricerche sviluppate intorno alla Poetica e alla Retorica dello Stagirita
e, per altro verso, a quelle analisi che, a prosecuzione di ricerche raccolte
negli Studi di filosofia aristotelica dello scorso anno accademico
(Cosenza, Pellegrini Editore 2008), si sono ulteriormente impegnate a
documentare la presenza di Aristotele nel pensiero contemporaneo.
Ne sono cosi risultati i saggi di Francisco David Corrales Cordón e
di Roberto Grasso – il primo docente presso l’Università di Barcellona,
il secondo allievo dei corsi per il conseguimento del Phd e tutor di Filosofia
nell’Università di Edimburgo –, sulle dinamiche che regolano la
teoria del convincimento nella “Retorica”. Si tratta di contributi dove
l’indagine storiografica, chiaramente attestata dalla delineazione dei
problemi per l’intera ampiezza della letteratura critica corrispondente
e dalla puntuale analisi filologica dei testi, si affianca alla presentazione
di un’esegesi dove il momento teoretico si affaccia ampiamente.
Esso ha il suo centro prospettico nella messa in chiaro delle

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STUDI PIRANDELLIANI 11

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L’agrigentina (greca) Mirella Salvaggio dimostra di saper leggere con l’empedoclea mente-occhio la pirandelliana ACCECANTE (solare mediterranea ariosa pura sublime azzurra divina) LABIRINTICA (circolare-pitagorica-pietrosa incatenata-inchiodata-incisa tragica-ermetica elegiaca-lontana invisibile nessuna nuda) POESIA DRAMMATICA (psiche-eros-zero-tao-tau-croce): il VOLO di ANDATA (Iliade) e RITORNO (Odissea): la TRAGEDIA-CATARSI MUSICA NUOVA-NATALIZIA (del Colosso-Gigante Centimano Eracle Salvatore, il Romanodio-Romanzo Telamone-Nome, il figlio cambiato Noè-Natale-Atlante-Gerlando, il figlio caduto dall’armonia-amor-Roma dei cento Numeri-Numi-Lumi Spiriti Rom-Romani Giovani Giganti Legislatori Antenati Immortali dell’Opera Giornata (piramide-scala-sedia-ponte tabor olimpo-olim calvario) Una-Croce e Trinacria-Rábdos dell’alto-lontano cielo del Caos-Cosmo-Pan) e la CATASTROFE della TRAGEDIA MUSICA VECCHIA-PASQUALE del CANTO FUNEBRE (treno) dell’OPERA-GIORNATA-GIARA (con il Maestro dentro): il pensiero d’amore-fuoco eterno per gli uomini-fantasmi-fumi vecchi-nani-mortali del Maestro Puranghellos, l’Uomo-Poeta-Personaggio-Spirito Veggente (il Poeta-Sacerdote del passato, il Poema-Regista del presente, il Personaggio-Spirito del futuro), l’Amico Foco Feace Fenice («l’araba fenice» di Girgenti-Ràbato), il vecchio giusto-pitagorico Dima-Mida-Mani lavate, l’Auleta Trovatore della Tragedia-Taurocolla (trovatura tesoro-oro-dramma = armonia-anima-amore = Legge Arte Religione Fede), il gitano-colono Eroe Amore-Romano dell’Albaurora-Rosa (Itaca-catastrofe) di Girgenti-Rup’Atenèa: «Oh paesello mio addormentato, che scompiglio dimani, alla notiza della mia resurrezione!… enorme, omerica risata…» (Pirandello, “Il fu Mattia Pascal”).

In questo testo la poetessa-lettrice presenta la TRAGEDIA-CATARSI-CROCE (d’aria-acqua) dello SPETTACOLO BARBARO CICLOPICO TITANICO (Opera-Giornata Una-Natalizia-Lustrale-Metafisica della dimenticanza-pianto di prima = “Questa sera si recita a soggetto” al Teatro Stabile N.N. di Girgenti) e la CATASTROFE-RABDOS (di fuoco-terra) della TRAGEDIA del TEATRO GRECO GIGANTESCO-COLOSSALE (Opera-Giornata Trinacria-Pasquale-Fisica della memoria-risata di dopo = “Tre parti scritte” per il Teatro-Nome, il Teatro della Pugna (Armonia-Fuoco) dei Giganti (Numeri-Numi-Lumi Spiriti-Antenati) del Gigante Centimano, il Telamone-Nome-Logos-Vangelo-Angelo Centuno, l’UOMO DIO-Zeus-Toro Falaride, il Minotauro Crocefisso d’Akragas): «… un mezzo busto… nel rigo seguente il nome del mio podere…» (Pirandello, “Il fu Mattia Pascal”).

La Salvaggio dimostra che il Maestro Puranghellos («… caddi come una lucciola…») non poteva completare “I giganti”, il dramma del ritorno-catastrofe del Drammaturgo Sole Uomo Dio, il figlio cambiato caduto dal cielo («… – Caduto! Caduto! – …»), il figlio ritrovato e riconosciuto dal popolo girgentano, il pubblico censore del teatro greco all’aperto, il teatro sancalogerino (siesta-natale-croce del Dio Damiano del cielo e corsa-pasqua-rábdos dell’Uomo Cosmo della città): «… la vostra «Favola del figlio cambiato»… ci vuol tutto un popolo per rappresentarla…» (Pirandello, “I giganti della montagna”).

Per Giorgio Bárberi Squarotti la scrittrice siciliana ha rivoluzionato gli Studi Pirandelliani e non solo: «(Torino, 1 febbraio 2017) Cara Amica, vedo che continua a ricostruire e ricreare l’antica Agrigento sull’eco dell’opera narrativa e teatrale di Pirandello. Mi congratulo e Le auguro la più lieta ventura…» (Giorgio Bárberi Squarotti, “Lettere a Mirella Salvaggio”).

Nice Xerri Mirabile

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Studi sul martire Acacio il cappadoce

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Il santo martire Acacio o Agazio, centurione di origine cappadoce decapitato a Bisanzio nel 303 d.C. per essersi dichiarato cristiano, fu oggetto di venerazione non solo in tale città, dove vennero erette in suo onore alcune chiese, ma anche in Occidente, con esattezza in Calabria, nella cui cittadina di Squillace si cominciò, in epoca medievale (probabilmente fra il XIII e il XV secolo), a praticare il suo culto, da lì estesosi, poi, ad altre cittadine calabresi. In questo libro l’autore ha raccolto 5 studi nei quali, oltre ad illustrare la figura di Acacio e a soffermarsi sul culto delle sue reliquie tanto a Costantinopoli quanto a Squillace, pone in risalto la fortuna di cui il martire godette nei secoli mediante l’innografia e l’iconografia.

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Su Messina e altri scritti

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La fine di Messina, cioè la sua incapacità di essere una vera comunità, si trova proprio in questo evento di chiusura nell’unità statale, che le ha tarpato le ali e l’ha portata lentamente a morire…(Aldo Nigro)

I messinesi, da un trentennio circa a questa parte, «seguono quella strana legge della matematica che vuole qualunque cifra moltiplicata per zero fare zero»: «Proprio questa legge, che non dà scampo e che può definirsi per comodità, “fattore zero”, al di là di ogni possibile indagine antropologica, storica, sociologica, culturale o anche giuridica, spiega a mio parere il declino di Messina corrosa e rasa al suolo dal terribile cancro della mediocrità che produce metastasi e che condanna la città a una lenta agonia che sembra assolutamente irreversibile avendo spento le speranze, eliminato i sogni e trascurato i bisogni… (Lucio Barbera)

rassegnastampa

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Succede tutto per caso

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L’omicidio di un ragazzo perbene, pur lasciando nell’indifferenza assoluta i suoi concittadini, scuote la coscienza di un freddo e spietato assassino che, guidato da una propria morale e da una particolare visione della giustizia terrena, inizia un lungo viaggio nei più reconditi meandri della psiche umana.
Una giovane donna, alle prese con la sua prima esperienza di rilievo da pubblico ministero, è costretta a combattere contro i pregiudizi maschilisti prima ancora che contro gli autori di una lunga scia di sangue.
L’indagine penale sarà quindi il pretesto per esplorare la vera essenza della società moderna che, dietro una facciata perbenista, nasconde, tra i gangli delle istituzioni piuttosto che nel sottobosco della criminalità organizzata, la sua vera anima corrotta e malata.
Alla fine uscirà trionfatore soltanto colui il quale avrà reso vera giustizia, non attraverso gli ipocriti schemi formali delle leggi ma grazie al perseguimento dei propri ideali e all’insegna dei veri valori che ormai tutti disconoscono.

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Sui Grecismi nel lessico della parlata arbereshe di San Costantino Albanese

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Il presente studio ha individuato i grecismi più frequenti nella parlata arbëreshe di San Costantino Albanese (SC). Questa parlata, caratterizzata da una struttura morfologica più conservativa e antica rispetto agli altri dialetti arbëreshë, è risultata essere, infatti, di particolare interesse.
San Costantino Albanese appartiene all’Area Lausberg, area che si estende tra Basilicata meridionale e Calabria settentrionale e che comprende i dialetti romanzi più arcaici (i quali linguisticamente appartengono al gruppo dei dialetti lucani). Molti grecismi della parlata di SC sono precedenti all’emigrazione oltremare degli arbëreshë e, quindi, sono sopravvissuti in tale dialetto, contrariamente a quanto si nota per la lingua albanese, in cui alcuni di questi grecismi non esistono, oppure sono scomparsi. Tramite questo studio comparativo si sono evidenziati alcuni tratti fonetici e morfologici tipici nonchè le formazioni delle parole tipiche presenti nella parlata arbëreshe, tralasciando gli aspetti linguistici di quei grecismi provenienti dai dialetti italiani. Questo studio risulta essere, dunque, di particolare interesse per tutti coloro che si occupano di lingue in contatto, e, più in particolare, di dialettologia arbëreshe e di storia della lingua albanese, ovvero della evoluzione diacronica della parola.

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Sul carro della luna

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Riflessioni poetiche

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Sul davanzale delle parole

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La bicicletta di mio padre nel 2011, i Cinque fratelli
nel 2016 ed ora, alle soglie del primo ventennio del nuovo
Millennio, Sul davanzale delle parole: tre titoli così diversi,
legati da un tema centrale, quello del ricordo che si fa
memoria, nel racconto autobiografico scritto attraverso le
sensazioni, le emozioni, le divagazioni dell’anima.
L’autore, Pierfranco Bruni, romanziere, poeta e saggista
pronuncia le parole come se stesse “sul loro davanzale non
cercando di catturarle perché arrivano da sole come vento,
pioggia improvvisa, diluvio di immagini.” (p. 11). Ed
i ricordi – raccontati, come dirà verso la fine del romanzo,
proprio “sul davanzale delle parole” (p. 75) – fluiscono, in
un periodare lento, composto, tra le parole che “aiutano a
capire, a scoprire” (p. 12) e si affastellano in una scrittura
che nel corso del tempo “è mutata, come il luogo del pensare
la scrittura ed i [suoi] stessi pensieri” (p. 11).
Qui, infatti, le figure dei famigliari, il padre, la madre, e
dei luoghi, il paese, la grande casa (diventata la casa museo,
“intoccabile”, in cui Bruni ha scoperto “il vivere in armonia
con se stesso” vengono narrati, ri-vissuti – rispetto agli altri
due precedenti romanzi – attraverso un nuovo punto di vista,
quello dell’età matura, propria di chi ormai porta in sé
“la saggezza di un uomo che ha vissuto le vite che gli sono
appartenute”.

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Sul pudore e sull’osceno

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Preservare il nostro desiderio d’amarci dall’orda barbarica dei vari consumismi della civiltà di massa, non è solo un dovere morale per “volerci bene” ma è anche una presa di coscienza della nostra condizione umana, finita, incompleta.

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Sulla groppa del maestrale

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L’iniziativa di riproporre in questa agile pubblicazione racconti e ricordi di nostri concittadini meno giovani ci aiuta a non dimenticare fatti, persone, luoghi che appartengono non più alla cronaca, ma alla ‘storia vissuta’ di Cosenza. I racconti che Totonno Chiappetta presenta coon la sua riconosciuta capacità narrativa sono stati raccolti direttamente dalla viva voce di tante persone che frequentano i Centri Anziani del Comune, luoghi di aggregazione sociale in cui si sperimentano amicizia e vicinanza, si ocndividono gioie ed ansie, in cui, soprattutto, si può trovare una vivacità rara in altri ambienti e, per certi versi, inaspettata… dalla presentazione di Salvatore Perugini – sindaco di Cosenza

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Sulla narrativa siciliana di Luigi Capuana

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Lo studio di Alberico Guarnieri ripercorre analiticamente la produzione narrativa di ambientazione siciliana realizzata da Luigi Capuana nel corso della sua lunga attività letteraria, anche al fine di analizzare l’immagine della realtà popolare che emerge attraverso le diverse forme narrative utilizzate dall’autore, la novella, il racconto fiabesco, la fiaba e il romanzo. Vengono in particolare prese in considerazione opere come Le Paesane (1894), per quanto concerne la novellistica, il romanzo Il marchese di Roccaverdina (1901), le fiabe di C’era una volta (1882) e il racconto fiabesco Scurpiddu (1898).
Questi testi costituiscono il primo tempo dell’approccio capuaniano al contesto siciliano, compiuto da angolazioni diverse e in periodi diversi, e svolgono la funzione di spie eloquenti della vastità degli interessi dello scrittore, nonché della sua costante volontà di operare sperimentazioni, con esiti alterni. Il quadro ambientale e sociale che Capuana traccia della sua terra non è mai univoco, poiché le novelle e il romanzo ritraggono un mondo sottoposto a un costante sovvertimento e personaggi molto più problematici di quanto la critica abbia riconosciuto, preferendo etichettarli perlopiù come macchiette prive di qualsiasi spessore psicologico e vedendoli coinvolti in vicende inverosimili atte unicamente a suscitare il riso del lettore. Dal canto loro, le fiabe e il racconto fiabesco recano tracce di inquietudini esistenziali che tendono a travalicare l’immediato senso idilliaco.

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Sulla riva del lago d’alabastro

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L’emigrazione e le sue mille sfaccettature sono al centro
di questo romanzo, scritto con le dolci note della nostalgia,
del ricordo che esula da finti moralismi, ma penetra nell’animo
del lettore e di chi, come il protagonista, ha vissuto
la sofferenza della partenza dal paese natio.
Valigie e pacchi chiusi con lo spago, speranze riposte
nel cassetto, e la consapevolezza di dover sacrificare una
vita per poter dare ai propri figli quello che ai padri è stato
negato: lo studio, come forma di liberazione da ogni abuso,
da ogni forma di sopruso che da sempre divide gli uomini in
padroni e servi, o, in datori di lavoro e dipendenti. E l’America,
con la sua Statua della Libertà, fa da cornice a questo
scritto, come un ideale cui protendere, come le ali che si
dispiegano verso l’orizzonte.
In queste pagine il filo della memoria porta indietro nel
tempo, quando il Meridione si spopola, le famiglie si spaccano
e le mogli, rimaste sole, si rimboccano le maniche e
crescono i propri figli, nella speranza del ritorno dell’uomo
amato. Ed ecco che il sacrificio diventa speranza, aspettative
da riporre nelle nuove leve, capaci, un giorno, di cambiare
il mondo e liberare le coscienze dai sensi di colpa. E poi
il ritorno al Poggio, luogo che qui diventa metafora di ogni
ritrovo, di un lungo abbraccio con una donna mai dimenticata
e di un figlio non ancora conosciuto, Joro. E poi i progetti:
“un piccolo emporio da far gestire alla moglie, delle
terre comprate da bonificare e del futuro del ragazzo che fu
mantenuto agli studi, a dimostrazione che anche tra la gente
contadina c’erano persone scaltre e intelligenti”.

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Sulle ali della carità

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Il testo vorrebbe essere un semplice lavoro di ricerca-meditazione sul tema della “Carità”, la somma virtù che può ricostruire la storia dell’uomo, portarla lontano dai sentieri della menzogna, liberarla dall’antica “tenaglia” dell’egoismo, dalle incrostazioni dei tanti mali che adombrano e disperano il nostro tempo, dalla meschinità dell’indifferenza, dalle insidie dell’intolleranza e di altre insane pulsioni. La coscienziosa riflessione si sofferma sui tanti guasti sociali, sul vuoto di valori, sull’umano dolore, sui quotidiani smarrimenti e vizi d’animo che immiseriscono le comunità ed affannano il loro incedere verso orizzonti di crescita. Non si è riusciti (ahinoi!) a stabilire ancora e definitivamente un rapporto di serena e fraterna convivenza tra i popoli tutti della terra: la fame ammazza; la violenza e l’odio seminano ovunque rovina ed angoscia, in un’infinita catena di lutti ed in un mare di lacrime; si sbarrano le porte ed i cuori ai tanti disperati che non hanno una casa e non hanno altro … È necessario che un’edificante alba di Fede si affacci nel mondo, che più alte ispirazioni maturino nel cuore dell’uomo per risvegliare la nostalgia e la sete di eterno, che la Verità faccia da “timone” per un approdo sicuro nel “porto” della beatitudine e della santità. L’amore per l’“altro”, così come vuole il Signore, impegna tutti a chinarsi sui sofferenti ed esclusi, a dar voce e farsi “vicini” ai tanti bisogni che angustiano e prostrano tanti nostri fratelli meno agiati, a riscoprire l’alto valore che contrassegna la vita umana, l’alta dignità che a tutti parimenti appartiene. Un vero cristiano deve abbattere le barriere che ovunque dividono e, pertanto, deve riaprire l’animo ai pregiati assunti evangelici che disegnano la cultura dell’incontro, della condivisione, della solidarietà ed integrazione tra i popoli, che predicano l’umiltà e la fraternità ed annunciano la definitiva liberazione dal male ed il riscatto della finitudine terrena per opera del “Giusto” che si è immolato sul Golgota …: solo nel segno della “Carità” (sia chiaro!) può riaccendersi di speranza il cammino di un’umanità che vuole e deve incontrarsi con il Padre, che vuole e deve appagare l’innata “voglia di ritorno” per immergersi, un giorno e per sempre, nella luce e nell’armonia del Sommo ed Unico Bene.

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Sulle emozioni

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Sotto e sopra la cappa del cielo non è avvenuto nulla di così radicale che non si possano più ripetere le stranezze, gli orrori, le stoltezze, i crimini, le superficialità e le imbecillità che compongono i quasi otto decenni della storia del nostro eterogeneo secolo. Tutto quello che del passato ci procura tremore e terrore è presente, come attualità o come potenzialità, nella nostra quotidianità.
Perché una nuova signora Krupp non può regalare a qualche nuovo signor Hitler un nuovo e più efficace strumento di terrore e di morte? Perché un mediocre, ma solido, perseverante, tattico, abile impostore, membro di qualche comitato centrale, non potrebbe divenire un nuovo Stalin e portare a compimento, con maggiore destrezza e successo, azioni criminose, più di quanto non abbia fatto lo Stalin dell’URSS?
A questi “perché” crediamo che non si possa rispondere con i “ricorsi” storici di vichiana memoria. Certa storia non ha bisogno di ripetersi, è già qui, anzi è sempre stata qui; per individuarla basta che ci guardiamo intorno per qualche istante, scevri da qualsiasi forma di condizionamento politico-ideologico in cui siamo calati, scevri dal misticismo dei molteplici ruoli sociali che il conformismo dominante ci ha imposto…
(da Exordium)

Amici e nemici della società aperta non vuole essere semplicemente un confronto tra Popper e Pezzimenti – filosofi, che certamente continuano ad offrire spunti originali inerenti lo sviluppo della società aperta, per il modo in cui sostengono le ragioni di una cultura cosmopolita basata sull’integrazione fra i popoli –, ma il tentativo di abbozzare e proporre al lettore una suggestiva e accurata disamina all’interno della società occidentale, partendo proprio dal rapporto epistolare che i due pensatori ebbero alternatamente per circa un decennio, dal 1984 al 1994.

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Suor T. contro Padre Fedele

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“OGGI è il giorno più bello della mia vita, perché mi sento più vicino a Gesù, perseguitato e crocifisso”. È il 23 gennaio del 2006. Padre Fedele ha appena lasciato la Questura di Cosenza con in mano la sua croce, ossia un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dal gip Giusy Ferrucci su richiesta del pubblico ministero Claudio Curreli, della Procura bruzia. Il religioso ha ai suoi fianchi due agenti della squadra Mobile, che lo fanno entrare in auto per accompagnarlo nel vicino carcere “Cosmai”. L’accusa fa sobbalzare tutti: violenza sessuale, tra l’altro ai danni di una suora siciliana, sua ex collaboratrice, della Congregazione delle suore francescane dei poveri, originaria di Barcellona Pozzo di Gotto. L’aveva detto, pochi giorni prima sulle scale del tribunale di Cosenza, un ispettore della Squadra Mobile: “Fra poco esploderà una bomba”. E il botto, quel 23 gennaio, echeggia forte in tutta Italia. “Quel peccato – dice e continuerà a sostenere il frate – né l’ho fatto, né lho pensato. Sono vittima di un complotto”. Nell’ordinanza c’è scritto anche il nome di una seconda persona. Si tratta del quarantenne Antonello Gaudio, il segretario dell’Oasi Francescana, di trent’anni più giovane di padre Fedele, che viene sottoposto invece agli arresti domiciliari. All’inizio è accusato di aver preso parte ad una sola delle cinque violenze contestate dalla pubblica accusa, tutte consumate all’interno della stessa Oasi Francescana, struttura di accoglienza per poveri e stranieri voluta e creata da padre Fedele. In chiusura di indagini preliminari il pm gli riserverà un’altra brutta sorpresa, indagandolo anche per un tentativo di violenza sessuale nei confronti di una giovane ospite dell’Oasi. Il 6 luglio del 2011, dopo innumerevoli colpi di scena e ipotesi di complotto, ecco la sentenza…

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Supplici e Amazzoni

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Entrare nella complessa prospettiva di un mondo arcaico di poeti e artisti che generarono i fermenti e le basi della nostra cultura occidentale significa riandare alle radici stesse delle parole e delle immagini in cui siamo immersi. È un viaggio di ricerca attraverso suoni e figure che hanno costruito nel tempo l’asse e le modalità del nostro sentire, vedere e comunicare. … Il lavoro a tasselli modulari fungibili a livello storico-letterario viene composto e sviluppato qui in una scrittura leggera non nozionistica, aperta a riferimenti e comparazioni di tono colloquiale, assai utile a un primo approccio a una materia così densa, articolata e carica di metafore nonché di complessità lessicografiche. (dalla Prefazione)

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Sutta sutta

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Si scatenano favole su favole in Sutta Sutta 2006, come già in Sutta Sutta 1985. Accerchiano il mondo circostante, e mai lo aggirano. Lo affrontano di petto e lo prendono di petto, centralmente, là dove schiuma tutta la prepotenza e l’ipocrisia della non umana società, grande centauro che con la testa accarezza e liscia e con i piedi scalcia contro i più nobili sentimenti umani. Parlano gli animali, come già avevano parlato nelle favole di Esopo e di Fedro. Da questi due strepitosi favolisti il Guerrisi procede, ma a loro non si arresta, né li ripete nel genere. Egli è primo e solo nella straordinaria operazione d’interruzione di ciò che caratterizza e sembrava essere il destino del raccontare per favole: l’episodicità. Alla quale non si sono sottratti né i favolisti antichi né i favolisti moderni e contemporanei. Le favole del Guerrisi non sono moralità, chiuse in sé, soddisfatte di sé. Disegnano un cammino e mettono in evidenza, per la prima volta nel genere favolistico, l’esistenza di un personaggio principale, nel nostro caso l’asino, che si ripercuote di favola in favola, e lascia la porta aperta ad una visione organica dei guai del mondo. Quando questo accade, come è accaduto, si è di fronte alla trasformazione della favola in romanzo. Proprio quello che mancava alla letteratura italiana.

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Tasselli

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In questo libro l’autore racconta e si racconta. Lucio ama viaggiare anche se non può farlo quanto vorrebbe e non ama l’aeroplano, non per paura ma perché se decolla da Roma e atterra a Berlino immancabilmente pensa di avere perso il meglio del viaggio. Questo lavoro che ha fatto, di ricordare, raccordare, riannodare, è stato un viaggio dentro la memoria, dentro libri letti talvolta distrattamente e magari dimenticati, dentro la famiglia, le amicizie e i sentimenti, infine dentro se stesso. Il viaggio comincia da Napoli nel ’59 e prosegue lungo ricordi di famiglia, cronache e vicende di oltre mezzo secolo, letture e scoperte di una storia negata. Infine l’incontro con un libro dopo il quale per il nostro nulla ha potuto essere come prima e lo ha portato ad una serie di approfondimenti ed esperienze, l’ultima delle quali è stata andare a Mongiana, naturalmente in motocicletta. Alla fine del racconto troverete, sotto forma di un breve saggio, una specie di esperimento o se volete una provocazione, certamente un invito a pensare e a riflettere.

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Tecniche di comunicazione creativa: il metodo Bazar

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Sappiamo tutti che esistono diverse tipologie di libri.
Tanto per cominciare, due sono i modelli di testo
che vengono in mente come altrettanti lati della medaglia
della lettura: da un lato, ci sono saggi scientifici
ricchi di informazioni, ma spesso poco accattivanti, e
dall’altro, romanzi avvincenti ma per vocazione non
informativi.
Tra queste due tipologie, si intravede una gamma
ampia di possibilità di mediazione. In un punto di questa
galassia, poi, c’è questo saggio, un’eccezione che
fonde creatività e informazione – nella forma e nei
contenuti – costruendo un binomio fecondo all’interno
di un manuale che descrive un’innovativa proposta
di comunicazione creativa.

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