Libri

È mancato ai vivi

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Il romanzo “È mancato ai vivi” narra gli orrori della Prima guerra mondiale. L’incalzante racconto sottrae alla dimenticanza le vicende di alcuni giovani che, tra il 1915 ed il 1918, partirono dalla Calabria verso i “campi della gloria”. Descrive le angosce e le speranze dei padri e delle madri che avevano figli al fronte. Dipinge con tratti pungenti un’epoca marziale, la tracotanza dei generali, le sanguinose strategie. Tratteggia le mutevoli opinioni di chi incoraggiò, benedicendolo, l’immane conflitto.

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La malaerba dell’oleandro dentro gli spazi calabresi

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Il libro delinea con rigore metodologico e approccio scientifico il fenomeno della ‘ndrangheta, di cui sono individuate le radici culturali, storiche e antropologiche, segnanti la prospettiva dell’analisi di uno scenario che appare in una continua e complessa evoluzione. La trattazione delle argomentazioni si distanzia da approcci strettamente manualistici, mentre rinvia a una straordinaria e appassionata acutezza nell’osservazione, che restituisce un quadro piuttosto definito della realtà nelle sue antiche e attuali linee di tendenza. L’autore scandaglia nell’accadere dei suoi quotidiani e disumanizzanti svolgimenti psicologici e sociali, avviluppati dall’aggressivo e violento potenziale di una sottovalutata criminalità che ormai non conosce confini. È tuttavia in questo processo che il lettore è posto dinanzi a possibili percorsi di ricontestualizzazione e rafforzamento delle ragioni della speranza, nella solidale relazionalità e nella bellezza come valore. Si tratta evidentemente di una sfida, che il teologo Vincenzo Leonardo Manuli lascia intendere sia possibile raccogliere, a condizione di aprirsi alla crescita di un sapere critico, unico strumento per lottare e superare le contraddizioni – anche quelle religiose – recidendo finalmente l’oleandro, “l’albero del male piantato nel giardino di questa regione”. (Mimmo Petullà, Sociologo)

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Elogio dell’umorismo e filosofia di vita

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Negli ultimi decenni è stato possibile registrare un crescente interesse per il fenomeno dell’umorismo, i cui riferimenti percorsuali restituiscono – grazie alla condivisione di esperienze scientifiche diverse – il tenore concettuale di una tematica che ha ormai istituzionalizzato un affascinante campo di studi. D’altra parte valori e norme condivise si rafforzano, nei contesti dove l’umorismo ingenerato assume una feconda consistenza, segnando confini e dichiarando appartenenze – non di meno distanziando problemi e orientando sull’essenziale – in un continuo e vivace rapporto di reciprocità e d’identità che spesso tende a migliorare taluni fattori di adattamento alla realtà. Un complesso quadro di riferimento, questo, che il teologo Vincenzo Leonardo Manuli esplora – con l’audacia dei consueti e organici affacci interdisciplinari – a partire dalla temporalità degli svolgimenti esistenziali più reconditi. (…) L’Autore, del resto, nel libero e responsabile dinamismo delle relazioni umane è a questa misura alta cui fa a più riprese riferimento, con lo slancio e il rigore del suo stile intellettuale e profetico, inteso come incessante ricerca e sviluppo di un’area di significati, capaci di leggere nella sorpresa del “Dio ridens” il valore di una facoltà cognitiva aperta allo stupore di un annuncio che passa dal coraggio della denuncia. (…) La teologia di Vincenzo Leonardo Manuli continua dunque a generare le problematizzanti sistematizzazioni di un pensare e di un agire dentro la realtà postmoderna – memore, a onor del vero non senza ironia, dei costi che tutto ciò comporta in termini di fatiche e incomprensioni – per attribuire un senso all’essere e all’esistenza della persona umana, nel segno di una solidarietà di fronte alla clamorosa tragicità dell’ingiustizia. (Mimmo Petullà. Sociologo)

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L’orto sull’albero

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Nella vita di ognuno di noi ci sono giorni lieti e giorni tristi, giorni in cui viviamo dolori che ci sembra debbano stroncare la nostra esistenza e giorni in cui l’emozione che proviene da una grande passione sembra possa portarci a toccare il cielo con le mani. Quest’ultima sensazione l’ho provata la prima volta che ho incontrato mia moglie, poi quando sono nati i miei figli e infine quando ho incontrato una piccola piantina che parò alla mia anima chiedendo solo di poter crescere liberamente. Ascoltai la sua supplica e la piantina diventò un grande albero, un solanum mauritianum.

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Premio Pandosia

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A cura di Vittorio Sgarbi, Stefania Bosco, Sauro Moretti

Artisti in catalogo:

Massimo Boffa, Ido Erani, Alba Gonzales, Walter Marin, Emidio Mastrangioli, Roberto Mendicino, Sebastiano Navarra, Alba Nudo, Massimo Sirelli, Tina Sgrò, Fulvia Steardo Fermi, Luca Viapiana

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Storia di famiglia

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Proprio come un giacimento d’oro in vena, di oro cioè che ricorre non tanto nella roccia quanto nelle fratture, questo libro rivela quelle vicende familiari che si nascondono tra le pieghe della storia.
Indagando la peculiare epopea della sua famiglia, l’autrice tratteggia con grazia e curiosità lo spirito del tempo.
Una rigorosa ricerca documentale è il combustibile del racconto. La innegabile passione ne costituisce l’innesco. La combustione che ne consegue permette che emergano, di pagina in pagina, tutte le intenzioni e le ambizioni dei protagonisti.
Lettura lieve e godibile non ha certo la pretesa di competere con i poderosi testi specialistici ma si occupa di suggerire la formidabile ricchezza e l’inestimabile valore delle radici familiari.
Risorse preziose. Come l’oro.
Danilo Giammarino

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Traduzione creatività e comunicazione

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Charles Baudelaire. Secondo Paul Valéry, (1871-1945, poeta, saggista, critico letterario e critico d’arte): “il poeta più grande dell’Ottocento francese è Victor Hugo, il più perfetto è Stéphane Mallarmé, il più importante è Baudelaire. L’importanza di B. consiste in une puissante intelligence critique associée à la vertu de poésie.” La sua opera è stata tradotta nella maggior parte delle lingue europee e ha raggiunto le vette più alte della gloria. Con B., infatti, la poesia francese esce dai confini nazionali e s’impone come la poesia della modernità. Per lui la poesia è soprattutto Ritmo, Forma, Musicalità e solo occasionalmente pensiero!
Nasce a Parigi il 9 aprile del 1821. Ricorre quindi quest’anno il bicentenario della nascita e voglio ricordarlo aggiungendo un altro tassello al piccolo mosaico di tutti i miei studi rivolti alle sue opere che evocano anche la storia della sua vita drammatica e straordinaria. Dalla sua esperienza spirituale e dal vissuto tormentato per le sue note vicissitudini, riversate nella sua opera Mon cœur mis à nu, in cui confessa tutti i suoi più intimi drammi, si evince, infatti, la sofferenza del poeta. L’opera più importante Les Fleurs du Mal è conosciuta e ammirata in tutto il mondo perché Egli ha raccolto il coro dell’eredità poetica e ha creato nuove vie per la poesia. L’opera è stata configurata come: “L’allegoria dell’esistenza umana” e qualcuno, confrontandola con La Divina Commedia, l’ha definita La Commedia Umana, forse memore anche dell’immensa narrativa delle diverse situazioni esistenziali de La Comédie Humaine di Balzac. Già queste poche poesie tradotte fanno rendere conto della grandezza del poeta e della sua ricerca della Verità attraverso la Bellezza, perseguita nella doppia postulazione del Bene e del Male: Enfer ou Ciel, qu’importe?/ Au fond de l’inconnu pour trouver du Nouveau!
Alla fine della sua ricerca tuttavia non è riuscito a soddisfare la sua voglia di scoprire nulla che facesse capire qualcosa sulla vera essenza dell’esistenza umana.
Non gli resta, da cristiano anche se di alterna intensità, sperare che solo la morte gli svelerà il mistero della vita, come dichiara nella poesia “La mort des pauvres”:
“La mort c’est le portique ouvert vers les Cieux inconnus!”

 

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Fata Morgana 44

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Il numero 44  di “Fata Morgana” è dedicato al tema della Finzione. Il numero si apre con una conversazione, a cura di Luca Bandirali e Pietro Masciullo, con il grande regista francese Olivier Assayas, autori di film quali L’eau froide, Irma Vep, Qualcosa nell’aria e dei più recenti Sils Maria, Personal Shopper, Wasp Network e di una serie come Carlos, che hanno al centro il rapporto tra messa in scena e verità anche in rapporto al nostro universo mediale. All’interno del volume si trovano poi saggi che declinano il tema in rapporto ad autori e film importanti della classicità e della contemporaneità: da Ingmar Bergman a Michael Haneke, da Jacques Demy ad Alfonso Cuarón, da Orson Welles a Hong Sang-soo.

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La protezione dei dati personali di natura religiosa

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I dati di natura religiosa assumono una notevole rilevanza nelle contemporanee società multiculturali e multireligiose. I rischi derivanti dall’illecito trattamento di questa particolare categoria di dati impongono, anche ai fini di un’adeguata tutela del diritto di libertà religiosa di ogni individuo, la necessità di una specifica protezione, che può essere garantita in modo ancora più soddisfacente grazie al coinvolgimento dei diritti religiosi. Non a caso l’art. 91, par. 1 GDPR ammette l’operatività, accanto alle normative civili, di specifiche normative confessionali, destinate a disciplinare i trattamenti intraecclesiali dei dati personali, anche in vista di una valorizzazione dell’autonomia organizzativa e ordinamentale riconosciuta alle confessioni religiose. Oltre ai possibili conflitti applicativi – indagati specificamente in relazione all’ordinamento italiano – il volume, attraverso una disamina dei diversi interventi normativi elaborati in ambito confessionale, sottolinea le principali criticità che tuttora possono derivare dall’applicazione di talune disposizioni del GDPR, effettivamente in grado di compromettere l’autonomia di quelle organizzazioni religiose che non abbiano provveduto all’emanazione di proprie soluzioni normative o alla designazione di una specifica autorità di controllo.

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Di carta e celluloide

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In questo volume sociologi, storici, politologi esaminano forme di narrazioni e contro-narrazioni letterarie, filmiche, fumettistiche del secolo scorso e di quello attuale, riflettendo sul peso che queste hanno nella veicolazione di messaggi prescrittivi, propagandistici, utopici o distopici e nella formazione di identità individuali o collettive. I vari generi letterari, il cinema, i fumetti sono una chiave di lettura della realtà sociale e delle diverse forme politiche che essa assume e che i contributi di questo volume affrontano con le lenti di categorie sociologiche, storiche e politologiche: dall’analisi del capostipite del cinema hollywodiano Birth of a Nation del 1915, dove l’odio razziale rende instabile il confine tra arte e propaganda, alla produzione di universi simbolici nei romanzi rosa “per signorine” come la Missione di Manuela di Olga Visentini durante il regime fascista; dall’intreccio tra rappresentazioni utopiche e distopiche della lotta di classe nel romanzo di Jack London Il tallone di ferro (1908), al fumetto fantascientifico di Héctor Oesterheld come strumento politico contro la dittatura argentina degli anni Settanta del Novecento. Lasciando le masse indistinte della letteratura distopica di inizio Novecento, si giunge al secolo attuale analizzando la soggettività di una terrorista, le ragioni profonde della partecipazione a una missione suicida svelate nel romanzo L’attentato (2017) di Yasmina Khadra, mentre la tensione tra “cittadinanza formale” e “cittadinanza vissuta” emerge dall’analisi delle rappresentazioni letterarie dei figli di immigrati stranieri in Italia e l’ambigua definizione identitaria di “italianità” vissuta nei racconti biografici degli afro-italiani di oggi.

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Crotone nera

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Splende luminoso il sole sulla città di Crotone. Ma è proprio dove la luce è più brillante che le ombre si fanno più nere e profonde. Tenebre che si allungano nei vicoli sporchi della città vecchia, tra i palazzoni anonimi della periferia, sui suoli inquinati dalle fabbriche ormai dismesse… e nell’anima di tutti i crotonesi. È in questo spazio degradato, in questa oscurità di dentro, che i crotonesi inscenano le loro vite vuote, la loro quotidiana decadenza morale e sociale, tra i dolorosi abissi privati e il disperato smarrimento civile di una intera comunità.

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Il gusto egizio

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Moda, stile, gusto? Quanto è diffusa la cultura degli antichi Faraoni?

Il saggio “Il gusto egizio” tenta di rispondere a tale quesito, ripercorrendo l’itinerario di un gusto che ha lasciato tracce più o meno evidenti in tutta Italia e Oltralpe.

La trattazione, con domande aperte e il censimento di alcuni ritrovamenti inediti, è una sintesi di un più ampio, sistematico excursus condotto dall’autrice con la Direzione della Galleria Borghese, che censisce moltissime delle manifestazioni egittizzanti rintracciate attraverso una repertoriazione precisa dell’affermarsi di questo gusto, effettuata anche attraverso degli originali apparati illustrativi, come la tavola sinottica e la mappatura mediante time line.

La ricerca dell’affermarsi del gusto egizio così schematizzata si rivela davvero utile per la consultazione rapida ma esaustiva dell’argomento e ha per margini cronologici le prime manifestazioni nella Roma antica sino al travaso nei cicli decorativi di numerose emergenze architettoniche – appartamento Borgia in Vaticano, Sfingi in palazzo Farnese, palazzo Falconieri di Borromini, e anzitutto, la sala egizia della Galleria Borghese – ma parallelamente porta alla luce due casi ancora poco sondati dell’affermarsi di questo gusto nel XVIII secolo: il palazzo Lignani Marchesani di Città di Castello e la sala Egizia nella villa Chigi di Siena.

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STUDI PIRANDELLIANI 11

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L’agrigentina (greca) Mirella Salvaggio dimostra di saper leggere con l’empedoclea mente-occhio la pirandelliana ACCECANTE (solare mediterranea ariosa pura sublime azzurra divina) LABIRINTICA (circolare-pitagorica-pietrosa incatenata-inchiodata-incisa tragica-ermetica elegiaca-lontana invisibile nessuna nuda) POESIA DRAMMATICA (psiche-eros-zero-tao-tau-croce): il VOLO di ANDATA (Iliade) e RITORNO (Odissea): la TRAGEDIA-CATARSI MUSICA NUOVA-NATALIZIA (del Colosso-Gigante Centimano Eracle Salvatore, il Romanodio-Romanzo Telamone-Nome, il figlio cambiato Noè-Natale-Atlante-Gerlando, il figlio caduto dall’armonia-amor-Roma dei cento Numeri-Numi-Lumi Spiriti Rom-Romani Giovani Giganti Legislatori Antenati Immortali dell’Opera Giornata (piramide-scala-sedia-ponte tabor olimpo-olim calvario) Una-Croce e Trinacria-Rábdos dell’alto-lontano cielo del Caos-Cosmo-Pan) e la CATASTROFE della TRAGEDIA MUSICA VECCHIA-PASQUALE del CANTO FUNEBRE (treno) dell’OPERA-GIORNATA-GIARA (con il Maestro dentro): il pensiero d’amore-fuoco eterno per gli uomini-fantasmi-fumi vecchi-nani-mortali del Maestro Puranghellos, l’Uomo-Poeta-Personaggio-Spirito Veggente (il Poeta-Sacerdote del passato, il Poema-Regista del presente, il Personaggio-Spirito del futuro), l’Amico Foco Feace Fenice («l’araba fenice» di Girgenti-Ràbato), il vecchio giusto-pitagorico Dima-Mida-Mani lavate, l’Auleta Trovatore della Tragedia-Taurocolla (trovatura tesoro-oro-dramma = armonia-anima-amore = Legge Arte Religione Fede), il gitano-colono Eroe Amore-Romano dell’Albaurora-Rosa (Itaca-catastrofe) di Girgenti-Rup’Atenèa: «Oh paesello mio addormentato, che scompiglio dimani, alla notiza della mia resurrezione!… enorme, omerica risata…» (Pirandello, “Il fu Mattia Pascal”).

In questo testo la poetessa-lettrice presenta la TRAGEDIA-CATARSI-CROCE (d’aria-acqua) dello SPETTACOLO BARBARO CICLOPICO TITANICO (Opera-Giornata Una-Natalizia-Lustrale-Metafisica della dimenticanza-pianto di prima = “Questa sera si recita a soggetto” al Teatro Stabile N.N. di Girgenti) e la CATASTROFE-RABDOS (di fuoco-terra) della TRAGEDIA del TEATRO GRECO GIGANTESCO-COLOSSALE (Opera-Giornata Trinacria-Pasquale-Fisica della memoria-risata di dopo = “Tre parti scritte” per il Teatro-Nome, il Teatro della Pugna (Armonia-Fuoco) dei Giganti (Numeri-Numi-Lumi Spiriti-Antenati) del Gigante Centimano, il Telamone-Nome-Logos-Vangelo-Angelo Centuno, l’UOMO DIO-Zeus-Toro Falaride, il Minotauro Crocefisso d’Akragas): «… un mezzo busto… nel rigo seguente il nome del mio podere…» (Pirandello, “Il fu Mattia Pascal”).

La Salvaggio dimostra che il Maestro Puranghellos («… caddi come una lucciola…») non poteva completare “I giganti”, il dramma del ritorno-catastrofe del Drammaturgo Sole Uomo Dio, il figlio cambiato caduto dal cielo («… – Caduto! Caduto! – …»), il figlio ritrovato e riconosciuto dal popolo girgentano, il pubblico censore del teatro greco all’aperto, il teatro sancalogerino (siesta-natale-croce del Dio Damiano del cielo e corsa-pasqua-rábdos dell’Uomo Cosmo della città): «… la vostra «Favola del figlio cambiato»… ci vuol tutto un popolo per rappresentarla…» (Pirandello, “I giganti della montagna”).

Per Giorgio Bárberi Squarotti la scrittrice siciliana ha rivoluzionato gli Studi Pirandelliani e non solo: «(Torino, 1 febbraio 2017) Cara Amica, vedo che continua a ricostruire e ricreare l’antica Agrigento sull’eco dell’opera narrativa e teatrale di Pirandello. Mi congratulo e Le auguro la più lieta ventura…» (Giorgio Bárberi Squarotti, “Lettere a Mirella Salvaggio”).

Nice Xerri Mirabile

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Voci d’Italia fuori dall’Italia

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In un momento in cui, soprattutto in Italia, si moltiplicano i segnali d’allarme
sulla perdita di memoria collettiva e sul progressivo venir meno dell’interesse
per le ricostruzioni comme il faut del passato di cui insigni
studiosi come Adriano Prosperi non esitano a deprecare la “distruzione” in
atto – al di là della crisi della cultura umanistica e della storia quale disciplina
accademica denunciata anche da David Armitage e Jo Guldi nel loro
The History Manifesto – assieme al ruolo benefico alle volte (ma non in questa)
dell’oblio, sembrano resistere ed anzi rafforzarsi, mescolandosi fra loro,
parecchie forme più moderne e sempre più interattive di comunicazione.
Tra esse, esposte e come appese ai fili di uno stesso processo di cambiamento
tecnologico a dir poco radicale e anzi rivoluzionario, continuano ad
esistere le notizie assemblate dai giornali la cui digitalizzazione rientra però
nel novero di un più vistoso fenomeno di «mobilità attraverso diverse piattaforme
» che Aldo Grasso ha opportunamente definito «il nuovo linguaggio
della memoria» parlandone in un convegno milanese del 2019 a proposito
de La storia pubblica. In questo incontro vari esperti s’interrogavano su
memoria, fonti audiovisive e archivi digitali dopo che da alcuni anni altri
studiosi, ad esempio quelli del cinema e della fotografia, erano intervenuti
pronunciandosi sugli effetti del digital turn nella storiografia del proprio
settore sino a concludere, come Gian Piero Brunetta e Carlo Alberto Zotti
Minici, che d’ora in avanti nulla sarà più come prima. A occhio e croce si
può essere d’accordo con loro estendendo la considerazione all’ambito della
storia del giornalismo e in particolare di quella sua fattispecie rappresentata
dalla stampa cosiddetta allofona degli immigrati o per gli emigranti fiorita
negli ultimi due secoli all’estero prima di discutere il cui ruolo e il cui rilievo,
ovviamente al centro di questo libro, occorre spendere qualche parola
sui contesti nei quali, oggi come oggi, essi possono, se pure non devono,
essere ripensati e affrontati.

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Storie di covid Storie di persone

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Scorci di vita che rimarranno per sempre nella memoria e nel cuore di chi li ha vissuti. Storie di pazienti che assurgono a protagonisti di un vissuto globale, non solo con la propria storia di ammalato Covid. Si respira il dolore di tante giornate cariche di sofferenza sublimato, tuttavia, dal ricordo delicato e partecipato dei familiari stessi che hanno contribuito con grandi esempi di amore a trasfigurare quegli ultimi drammatici momenti in veri e sinceri ricordi di vita. Ricordare questi ammalati con il proprio bagaglio di umanità, esperienza, passioni ancora prima del Covid, significa restituire loro la dignità di persone, rimettendole al centro della scena sanitaria dove è giusto che siano. E a noi, sanitari, regalano, finalmente, un po’ di pace e serenità, per aver fatto in modo che le loro vite non siano mai più dimenticate.

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Sono sbagliata

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È il racconto della vita di una “brava bambina” che cresce appunto brava, educata ed adeguata agli standard stabiliti e che non si ribella mai o quasi mai se non esplodendo in pianti e urli che sono il suo unico sfogo. Cresce con la sicurezza che farà grandi cose nella vita e volerà lontano per realizzare i propri sogni, le proprie speranze e soprattutto i propri desideri. Sogna, come le principesse delle fiabe, di incontrare un giorno, e sposare un principe azzurro bello, ricco e affascinante che la salverà dai mali del mondo e la porterà sul suo cavallo bianco in un bel castello incantato. La storia che racconto ovviamente non appartiene ad una sola Rosa ma piuttosto ad UNA o NESSUNA o CENTOMILA Rosa che in un momento problematico della propria vita, hanno smesso, senza rendersene conto, di essere libere e hanno pensato che fosse più comodo e semplice, delegare ad altri la gestione della propria vita e dunque della propria libertà, che magari avevano conquistato nell’arco degli anni, combattendo contro luoghi comuni e divieti educativi e che inconsapevolmente lasciano scivolare in cambio di una presunta facile libertà purtroppo degli altri e non certo della propria. Ad indurle a tale sciocca delega, contribuiscono quelle frasi che, rigettate con forza da bambine, irrompono con virulenza e invadono la psiche.

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U’ zi’ monacu

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L’Autore racconta la vivacità della sua esperienza e della testimonianza umana, religiosa e francescana di un frate cappuccino, parroco per diversi anni nella parrocchia di San Giuseppe di Taurianova. È una storia bella, ricca di aneddoti, che si interseca con il carisma di Francesco di Assisi, una storia di umanità condivisa con la comunità e che parte dall’infanzia del frate dal saio marrone, chiamato dai suoi familiari più intimi u’ zi’ monacu. La vita di questo frate negli anni di parrocato nella parrocchia di san Giuseppe ha seminato in tante famiglie e in ogni fascia di età la novità evangelica. Nel cuore del racconto emergono momenti intensi senza tralasciare ambiti di umanità e pastorali che rivelano una semplicità che ben si adatta alla letizia francescana. C’è un noi in questa storia che ci porta a comprendere che non siamo un’isola, le nostre vite si mescolano e c’è chi lascia qualcosa di positivo, gesti di solidarietà e di prossimità. La testimonianza cristiana nasce in una comunità, dentro la trama di una fraternità di persone, quale compimento della propria vocazione umana e religiosa. Dentro questo vissuto, trabocca l’amore, una sacramentalità che più a che fare solo con l’intelletto diventa uno slancio del cuore umano verso il cuore di Dio.

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Casali del Manco

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Le pagine di questo piccolo volume, concernenti l’evento storico della unione di alcuni comuni della Presila Cosentina nel comune unico di Casali del Manco, riportano le modalità con le quali si è giunti alla realizzazione dell’evento e il contesto storico in cui è nato. Per quanto attiene alla attività gestionale del Comune Unico il riferimento di queste pagine si esprime, causa pandemia, in due tempi diversi. Un inizio in cui accanto alle esortazioni e alle sollecitazioni al fare si sottolinea la necessità di prevedere e di prevenire effetti negativi possibili. E un secondo tempo in cui, a distanza di circa tre anni dall’insediamento, si osserva e si riferisce che la gestione seguita dalla nuova Amministrazione non ha dimostrato finora l’impegno necessario, motivo per il quale alla parola opportunità non può essere levato il punto interrogativo. Ma l’autore, il quale insiste nello scrivere che mai devono venir meno la fiducia e la speranza, invita ad andare avanti perché “non è mai troppo tardi”, e perché non si è fuori tempo massimo.

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La breve muraglia

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Spirava dal mare un vento caldo e nero, saliva sulle colline in masse sempre più dense, infine dal cielo si rovesciavano cascate d’acqua senza scampo. Gonfi i ruscelli, e impetuosi con incredibile fragore i torrenti; grondanti uomini e animali, solo le querce emergevano dal diluvio, e su di esse si posavano i nostri occhi presaghi delle frane. Così vidi una collina spaccarsi, e l’una metà scivolare rapidamente verso il fondo della valle, nel burrone da noi detto Grancaro. L’altra metà ebbe da allora un fianco perfettamente liscio e verticale, rossiccio, con alberi e una chiesetta sulla cima, ossia sull’orlo del recente abisso, e parevano favolosi. «La breve muraglia è la stesura iniziale di Nebbia, romanzo inedito che piacque molto ad Alberto Mondadori, ma che Pietro Lazzaro sembrava deciso ad accantonare. Scritto tra il 1946 e il 1947, è il primo di tre romanzi (Mille anime e La stagione del basilisco gli altri due) che, seppur indipendenti, possono essere considerati come un unicum artistico. I toni realistici della scrittura di Lazzaro non impediscono di coglierne la pronunciatissima quota di visionarietà che ne fa uno degli scrittori più originali del Novecento calabrese». Alessandro Gaudio

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Senza ‘ndrangheta

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Un libro-intervista sulla ‘ndrangheta diverso dal solito, finalizzato a sottolineare alcuni aspetti di carattere socio-culturale spesso trascurati di un fenomeno sempre più pericoloso e pervasivo. Gli autori, lo psichiatra Pasquale Romeo e il prefetto Franco Musolino, offrono un originale e stimolante contributo destinato a catturare l’attenzione dei lettori. La loro analisi – sottolineata nella sua importanza dal magistrato Roberto Di Bella e dal prefetto Ugo Taucer – si sviluppa intorno a due interrogativi di fondo: la ’ndrangheta è un problema di carattere istituzionale o riguarda tutti?; può essere considerata (e fino a che punto) espressione solo dell’identità calabrese o le sue peculiarità prescindono da una ben precisa matrice territoriale? Domande alle quali Romeo e Musolino rispondono con competenza e lucidità favorendo una più ampia e articolata comprensione di questo inquietante fenomeno.

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