Carta Canta

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I proverbi indicano i quadri dei valori in cui il popolo crede, esprimono riferimenti precisi a nuclei morali, a mete culturali, a modelli comportamentali. Nei tempi recenti si è articolato, attorno a essi un dibattito che vede la metodologia di raccolta, il tipo di approccio e i rapporti tra il proverbio e i suoi fruitori. Oggi il proverbio è tornato di moda ma non si cerca più nelle persone anziane né nelle raccolte della letteratura. Viene individuato anche nei messaggi televisivi, nella pubblicità. In effetti il proverbio rappresenta il raccordo tra il passato che ci dà certezze, un presente instabile e un futuro incerto. Come i miti e le fiabe, anche i proverbi si situano su un duplice piano: usano i termini del linguaggio corrente che spesso danno un linguaggio supplementare. Oggi, come sottolinea Jolles, a pieno titolo e prepotentemente, entrano nella letteratura quei documenti: leggende sacre e profane, miti, enigmi, fiabe che non vengono contemplate né dalla stilistica né dalla retorica, né dalla poetica, anzi forse nemmeno dalla lingua scritta; che sebbene appartengono all’arte, non diventano vere e proprie opere d’arte.

 

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Carta canta ‘n cannolu

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Gli studi e le ricerche più recenti, vincendo spesso la gelosa
impermeabilità delle competenze settoriali, delle specializzazioni
accademiche, dei percorsi di indagine personali, hanno
tentato una fusione, proponendosi il medesimo obiettivo. Il
“tema”, che in questo testo si vuole affrontare, è il punto di
incontro di varie direttrici che si intersecano, interessa una
molteplicità di piani e una varietà di settori.

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Casali del Manco

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Le pagine di questo piccolo volume, concernenti l’evento storico della unione di alcuni comuni della Presila Cosentina nel comune unico di Casali del Manco, riportano le modalità con le quali si è giunti alla realizzazione dell’evento e il contesto storico in cui è nato. Per quanto attiene alla attività gestionale del Comune Unico il riferimento di queste pagine si esprime, causa pandemia, in due tempi diversi. Un inizio in cui accanto alle esortazioni e alle sollecitazioni al fare si sottolinea la necessità di prevedere e di prevenire effetti negativi possibili. E un secondo tempo in cui, a distanza di circa tre anni dall’insediamento, si osserva e si riferisce che la gestione seguita dalla nuova Amministrazione non ha dimostrato finora l’impegno necessario, motivo per il quale alla parola opportunità non può essere levato il punto interrogativo. Ma l’autore, il quale insiste nello scrivere che mai devono venir meno la fiducia e la speranza, invita ad andare avanti perché “non è mai troppo tardi”, e perché non si è fuori tempo massimo.

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Cascata di luce nel cuore

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Grazie per il volume “Ujëvarë drite në zemër” (Tirana 2009). Ho visto che rispetto alla prima stesura hai apportato variazioni. Il testo è molto degno, un pentagramma musicale, dal cuore scendono sempre note musicale, e a cascata scendono… Il tuo poema […] è frutto di un intenso sentire che al trascendente conduce senza dimenticare la terra con le sue sofferenze… A Madre Teresa tu hai dato la tua voce alta poetica, e vita le hai dato, la tua vita le hai dato, nel senso che ora, più di prima, la figlia di Drane è parte essenziale della tua vita, e la illumina e la arricchisce, e per tuo mezzo ci illumina e ci arricchisce con le sue scintille di luce che a cascate scendono dal cuore, e i nostri cuori innalzano all’eterno, dove non c’è tempo, nes- sun tempo… Domenico Corradini H. Broussard

 

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Cassiodoro Senatore Variae

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Non esiste ancóra una versione italiana di tutte le “Variae” di Cassiodoro. Considerato che esse rivestono “particolare importanza” sia perché contribuiscono a far “conoscere l’indirizzo politico ed amministrativo del regno ostrogoto in Italia, sia perché sono infiorate di non poche digressioni erudite in cui si scopre una miniera di notizie”, tradurle per intero nella nostra lingua sarebbe un lavoro, seppur non facile, però interessantissimo. Per il momento si offre al lettore una silloge di “Variae”, di cui si riportano e il testo latino, e la traduzione italiana. Speriamo, tuttavia, che tramite lo zelo di quanti vorranno dedicarsi a quel lavoro si realizzi al più presto un’opera che rimane fra i “desiderata”.

 

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Castrovillari invece di Cosenza

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Fortunato Pisani ci regala un suggestivo manuale sull’apicoltura, realizzato sul campo, quindi un’esperienza di vita vissuta. Il trattato riserva comunque anche tante sorprese, squarci di vita, piacevoli e non piacevoli. Traspare intanto un amore incondizionato per le api e la natura in generale che costa, però, tanta fatica e non solo. Con questa nuova esperienza editoriale caparbiamente il Pisani, pagina su pagina cerca in ogni modo di coinvolgere il lettore, che partecipa nel condannare don Peppino Bellizzi per la parola data e non mantenuta, come d’altra parte fa tenerezza la famiglia contadina cosentina che, nonostante il mancato acquisto del terreno, riempie di regali l’autore, ma soprattutto si commuove quando questa famiglia “assorbe parte del dolore” procurato dal prete Monsignor Bellizzi. Ma quello che commuove ancor di più è aver tolto dall’ignoranza e dall’incuria quei due ragazzi di undici anni, lasciati in balia di se stessi a gironzolare nelle campagne e poi mandati a scuola serale fino al conseguimento della quinta elementare, istruiti a dovere nel lavoro dell’azienda e trattati come figli. La voglia di lavorare e di emergere in questa nuova realtà – la famiglia Pisani proviene da Soriano Calabro – fa dimenticare le peripezie logistiche e allora la famiglia passa da Corigliano, Rossano e Trebisacce per i fiori d’arancio; Acri, Carolei e Domanico per la fioritura del castagno; Sibari, Policoro e Ginosa per l’eucalipto; valle del Tiggiano fino a Polla per l’erba medica; San Marco Argentano e Torano per la sulla e il castagno. Queste località sono state scelte con cura dopo sopralluoghi per sistemare le arnie. Al resto ci pensano le lavoratrici… le amate api! Conosce così, oltre ai siti e nuovi posti, tante persone e fa nuove amicizie. Fortunato si fa voler bene! Il trasporto delle arnie e delle attrezzature necessarie avviene con la vecchia “Balilla” che Pisani conosce molto bene, infatti, ripara le gomme, smonta e monta i vari prezzi dell’auto; all’occorrenza si inventa meccanico, perché negli anni ’50 le officine erano davvero poche. Arriva il momento della raccolta del miele (effettuata a mani nude e senza maschera) e della cera; acquista macchine nuove e copre magazzini di stoccaggio in varie parti d’Italia. La vendita a rate fu la chiave dello sviluppo economico che ha dato la possibilità di acquistare attrezzi, macchinari e automezzi e, quindi, ad ognuno sviluppare e migliorare il proprio lavoro. A Torino all’EXPO d’Italia sessantuno si festeggia il boom economico e il furgone fiat 1100 D di Pisani, decorato dal maestro Del Bo rappresentante un’ape posata sui fiori di arancio, con la scritta “Apicoltura F.lli Pisani – Castrovillari”, fa bella mostra. Intanto il sogno di avere una struttura adeguata per l’attività si avvera; acquista e ristruttura il “Pastificio” e con esso, dopo un po’, arriva anche la scissione della società col poco amato fratello. Fu anche l’inizio della fine della secolare attività della Ditta Pisani. Stremato, amareggiato ridusse di molto il lavoro, seguì invece i congressi di apicoltura in Italia e all’estero, girò il mondo, nonostante gli capitasse nei suoi giri di “due cieli”, ritornò nella sua Castrovillari con i suoi 86 anni, che non dimostra, (lui dice grazie al miele delle api) per raccontarci le sue esperienze di apicoltore, ma non solo. La storia, si sa, è sempre fatta dai GRANDI, con le loro intuizioni, anticipazioni, le grandi idee; sappiamo bene però che a muovere le gambe sono sempre le masse composte, a loro volta, da tanti singoli individui, uomini e donne. Questo libro ci racconta la storia di chi ha seguito e vissuto la filosofia del lavoro accanto alla natura, insieme, in simbiosi con le api! Questa è quella vissuta con la mente e il cuore da Fortunato Pisani. GIUSEPPE BELLIZZI

 

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Catastrofi naturali o incuria dell’uomo?

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Un libro a carattere divulgativo in cui vengono presentati i rischi connessi alle “catastrofi naturali”: incendi, frane, alluvioni e terremoti. Fin da subito, ci si rende conto che nel nostro Paese, culla della Cultura e della Civiltà, l’ambiente non  viene protetto, curato e amato. Se non si ha amore per la propria terra e per la casa che si abita, si è senza memoria, senza identità. La messa in sicurezza del territorio, la difesa del suolo dai fenomeni naturali, che generano sempre più dissesti, disastri e catastrofi per l’incuria dell’uomo, deve essere un dovere, un obbligo, una priorità per un paese civile. La natura è stata creata con ordine e non conosce “catastrofi”; l’uomo sì, le costruisce e le porta alle estreme conseguenze. Dunque, il libro è un grido di dolore, un appello sentito a tutte le forze politiche, sociali e professionali, perché predispongano, al più presto, senza rinvii e deroghe, un serio piano organico per la difesa del territorio a livello regionale, comunale e familiare. È necessario fermare le grandi opere inutili, eliminare gli sprechi e i privilegi, selezionare amministratori e politici onesti, preparati e con un alto senso civico, per mettere in campo un’efficace opera di educazione e prevenzione che possa mitigare i rischi ambientali. Si potrà convivere con i terremoti, le frane e le alluvioni solo quando “l’uomo onnipotente” saprà ricondurli nell’alveo dei fenomeni naturali. Oggi seguire alcune semplici norme di comportamento può, dunque, salvare la vita. E non è poco.

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Cellula staminale

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La ricerca sulle cellule staminali è sia un’evoluzione che
una rivoluzione della medicina moderna. Può essere vista come
una pietra miliare nella storia della scoperta e dello sviluppo
di nuove strategie per la terapia e lo studio della biologia:
dalle piccole molecole antimicrobiche (come la penicillina),
agli anticorpi e anticorpi monoclonali, alle moderne genetica,
genomica e terapia cellulare.
Infatti, oggi possiamo pensare di usare le cellule staminali
in terapia solo perché c’è stata una moltitudine di ricerche che
ci hanno fornito le basi scientifiche.
Nel contempo, l’applicazione delle cellule staminali è
diversa da qualsiasi altra strategia terapeutica applicata su
ampia scala. L’utilizzo delle cellule staminali, in particolare
di quelle embrionali, rientra nella tecnologia di trasferimento
della postgenomica, che ha le sue premesse nel progetto di sequenziamento
del genoma umano. Le aziende negli Stati Uniti
utilizzano già i dati provenienti dalla genomica per identificare
e derivare linee di cellule staminali embrionali.

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Certosini e Cistercensi

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Molti sono gli studi e i volumi pubblicati sulla certosa e sui Certosini di Serra San Bruno: si può dire che ci sono opere per soddisfare tutti i gusti. Nessuno, però, si è mai impegnato ad illuminare il lungo periodo durante il quale la fondazione bruniana calabrese fu sotto la regola cistercense. A questo vuoto vuole ovviare il presente lavoro. Un lavoro reso difficile dal fatto che gli archivi non hanno dato nessun aiuto al ricercatore, in quanto sono tutti “muti” sull’argomento.

 

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Cesare Mori

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La cultura dominante – dopo averlo etichettato come un rude poliziotto al servizio di un regime illiberale – ha finito per relegare Cesare Mori in un limbo dal quale non è mai riuscito ad emergere, malgrado i suoi indubbi meriti. In questo saggio a sfondo biografico l’Autore traccia un profilo nuovo e, per tanti versi, sorprendente del «prefetto di ferro». Alla luce di una documentata analisi, numerosi luoghi comuni risultano clamorosamente smentiti e molti episodi trovano la loro corretta collocazione nel contesto storico e politico in cui Cesare Mori operò. Anche le molteplici analogie tra un passato meno lontano di quanto non sembri ed un presente che non se ne discosta poi tanto, vengono puntualmente sottolineate in una ricostruzione da leggere al di fuori di schemi precostituiti.

 

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Cesare Pavese

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Cesare Pavese resta un poeta e uno scrittore nell’inquieto tragico esistere. Oltre l’ideologia e oltre il valore stesso della storia. Perché i simboli, il mito, le nostalgie, le donne e il viaggiare, focalizzandosi nell’attesa e nella metafora, costituiscono i veri riferimenti di un personaggio non ambiguo, attenzione, ma che si è contrapposto all’ambiguità dell’esistenza. Con coraggio, con la dissolvenza della realtà nel mito, con le indefinibili nostalgie. Lo studio qui proposto è un tassello di un mosaico che è fatto di ricerche, riflessioni, accostamenti, rapporti tra il pensare e lo scrivere. Ma il mito resta la centralità nel tempo che non consuma la vita pur attraversando i giorni.

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Che il dio sole sia con te

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Che il dio del Sole sia con te. Per sempre ti possa accompagnare tra i sentieri della vita e tra i tagli della luna. Nel cerchio delle frasi che si legano ai colori tu trovi i respiri. I colori e le parole non sono sabbia ma vento. Ricordalo. Non perdere la luce dello sguardo. Anche quando gli anni turberanno i tuoi capelli e la tua pelle avrà incisi di nebbia tu resterai immensità di orizzonti e avrai con te non il passato ma la bellezza del ricordo e le foglie che hai sparso lungo le attese che sono diventate praterie. L’importante è che tu possa vivere nella consapevolezza. Non pensare di perderti perché perdendoti non ti perderai da sola, perché perdendoti anche noi ti perderemo. Il popolo delle frontiere ti sia di incoraggiamento. Guarirai dalle inquietudini soltanto se riuscirai ad ascoltare la voce del tuo silenzio. Che il dio del Sole sia sempre con te.

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Cherubino e Celestino

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Un viaggio lungo più di un secolo tra le organizzazioni criminali che hanno infestato l’area settentrionale della Calabria. Un viaggio tra boss e picciotti prima della “picciotteria” e poi della ’ndrangheta  compiuto esaminando sentenze, documenti di archivio, pubblicazioni e giornali d’epoca e ricercando, come una volta facevano i grandi giornalisti, le foto più significative di personaggi che hanno dominato città e paesi forti, a volte, di un impressionante consenso sociale.
Il libro di Arcangelo Badolati è l’opera più completa ed esaustiva scritta sulle organizzazioni criminali della provincia di Cosenza. Traccia la mappa delle cosche calabresi e la catena di comando che ne determina strategie e interessi individuando l’esistenza di due “crimini”, uno a Cirò e l’altro a San Luca, così come emerge dalle più recenti indagini condotte dalle procure antimafia di Reggio e Catanzaro.

 

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Chiaroscuri

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Chiassi

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Un po’ di tempo fa ho ricevuto i fogli che andrete
a leggere.
Chi me li dava era proprio l’autore, Rosario Mastrota.
Erano per me.
La sua mano timida me li ha offerti e io li ho
divorati con occhi commossi.
Con questa pubblicazione ho voluto ringraziarlo
regalandogli anch’io qualcosa.
Sé stesso, fondamentalmente.
Restituirgli la storia di tante emozioni. Le sue.
La storia di occhi capaci di applicare un montaggio
a frammenti di realtà rivestendoli con una trama
leggera.
Rosario scrive da tanto, dando corda ad ogni
impulso, inciampando, liberando la rabbia e
l’amore,’satireggiando’, trasfigurando i suoi pensieri
e i suoi desideri in poesia.
L’inchiostro della sua penna è fatto di sentimento
e ironia.

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Chiesa, giovani e ‘ndrangheta in calabria

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Presentazione di S. E. Mons. Francesco Savino

Il saggio effettua una sistematica indagine sulla ’ndrangheta, grazie a un approccio oggettivo e analitico, che consente di entrare – con chiara immediatezza e rigorosa scientificità – nel dibattito della sua complessa e attuale pervasività in Calabria. La pianificazione e lo svolgimento adeguati delle attività di studio e ricerca hanno tenuto conto della raccolta, dell’organizzazione e dell’elaborazione di ampia e differenziata documentazione, che ha tra l’altro permesso di definire la ricostruzione del contesto storico e socio-antropologico in cui il fenomeno è nato e si è diffusamente sviluppato. L’autore, pone una serie di critici interrogativi ed esortanti provocazioni, sull’urgenza di avviare un autentico processo di risolutiva consapevolizzazione all’interno del tessuto ecclesiale e sociale della realtà calabrese. L’urgenza di riconoscere la definitiva rottura con il potere di questa potente organizzazione criminale, parte dall’inequivocabile opera compiuta da Papa Francesco con la sua venuta in Calabria nel 2014.
La novità e la forza di alcune proposte – di natura teologica e pastorale – intendono offrire alle chiese e alla società civile la possibilità di fronteggiare il fenomeno, non perdendo mai di vista le prevalenti ragioni insite nel “rischio della speranza”.
Nello sfondo dell’intera opera, si incoraggia a raccogliere una sfida, d’intraprendere inediti percorsi di prassica e decisiva liberazione, ai quali sono invitati innanzitutto i più giovani, che l’autore non esita a definire il “germoglio di risveglio e profezia di riscatto della Calabria”.

9,9920,00
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Chiesa, Stato e popolo nel Mezzoggiorno dei lumi

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Il volume si propone di analizzare la legislazione ecclesiastica emanata dai Borboni di Napoli e di Sicilia nel periodo compreso tra la riacquisizione dell’indipendenza politica e l’inizio della Rivoluzione francese. La lotta anticuriale connotò indubbiamente l’azione dei monarchi meridionali, assumendo tratti originali rispetto a numerose esperienze coeve.  Il regalismo di Carlo III e Ferdinando IV fu particolarmente attento a tutelare la sovranità dello Stato, cercando contestualmente, però, di non conculcare, almeno in linea di principio, il carattere primario dell’ordinamento canonico: appare pressoché assente, invero, l’idea che tra i compiti del monarca rientrasse anche quello di promuovere una riforma interna della Chiesa cattolica, idea che contraddistinse, invece, il giuseppinismo ed il leopoldismo. Rimase ferma, comunque, la peculiare situazione della Sicilia, ove il privilegio della Legazia Apostolica attribuiva al sovrano una sorta di potestà diretta in spiritualibus.
Né può essere trascurata la presenza di disposizioni volte a dare attuazione pratica ai principii di uguaglianza formale e di libertà religiosa. Siffatte statuizioni normative denotano, almeno a nostro giudizio, che, al di là del giudizio, sovente assai severo, formulato dalla storiografia nei confronti dei Borboni di Napoli e di Sicilia, il giurisdizionalismo meridionale non fu del tutto insensibile alle esigenze di tutela dei diritti inalienabili della persona umana.

 

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Ci accomunavano le reti e le stelle

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In questo corposo libro raccontano tutti, tutti i protagonisti di una comunità scolastica che all’improvviso perde ogni riferimento topologico concreto, viene sfrattata dall’abituale impianto organizzativo liquefacendosi in un nuovo assetto esistenziale che è quello del mondo virtuale. Raccontano il dirigente scolastico, raccontano i docenti, raccontano gli studenti dei corsi mattutini e dei corsi serali, raccontano gli educatori, raccontano gli amministrativi, raccontano i genitori. Tutti. E tutti raccontano con parole concernenti la scuola, – Parole di scuola, come direbbe la preside-scrittrice M.P. Veladiano – quelle parole costitutive e irrinunciabili che definiscono ogni comunità scolastica.

 

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Ciao, Caterina

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Ciao, Caterina è lo struggente e permanente saluto di un giovane papà lanciato alla sua “piccina” quando, colto da un destino di morte improvvisa, trasmette per sempre il suo messaggio negli occhi, nel cuore e nella vita di quella donna/madre adorata che l’aveva concepita. E proprio lei, la compagna di una vita, fulminata da un distacco incredibile, lo scandisce ripercorrendo le tappe della figlia non solo a ritroso, ma anche sulla “soglia” del futuro: Caterina, la “deliziosa scolara che faticherà a capire, che si affannerà a sfuggire, ma che inevitabilmente sarà costretta ad accettare”.
Una meravigliosa testimonianza raccolta in un diario che sembrerebbe un tragico romanzo, ma è invece un’autentica lezione di vita, descritta minuziosamente da chi dedica i suoi studi alla pedagogia.

 

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Ciccilla

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Il brigantaggio fu guerra civile? Oppure una reazione alla conquista del Sud da parte dei Mille di Garibaldi e, quindi, una conseguenza, nefasta e negativa, della guerra per la nostra indipendenza nazionale? Sono punti di vista differenti che partono da presupposti e sistemi di valori diversi, che hanno influenzato e influenzano grandemente le interpretazioni dei fatti, ma sono due facce della stessa medaglia.
Il libro  si inserisce in questo contesto, offrendo un terzo elemento di analisi. Non più lotta filo-borbonica contro gli stranieri invasori o lotta per l’Italia unita contro la reazione borbonica, ma il tentativo da parte di un gruppo organizzato di banditi o briganti di imporre la propria egemonia nell’uso della forza in concorrenza con quella del potere costituito in un ambito territoriale limitato a gran parte dei paesi presilani e al territorio della Sila, in Calabria.
Pietro Monaco e Maria Oliverio sono stati al centro dell’attenzione di importanti studiosi e letterati come Nicola Misasi (scrittore verista cosentino) e Vincenzo Padula (sacerdote, patriota e scrittore. Contemporaneo dei due briganti). Il primo, nel suo romanzo La Magna Sila scritto nel 1883, racconta la vicenda di Maria Oliverio all’apertura del libro; il secondo, sul suo giornale, Il Bruzio, scrive del brigante Monaco in diversi trafiletti, nonostante fosse già morto quando il giornale iniziò le sue pubblicazioni. L’eco delle gesta di Monaco fu argomento di molti suoi articoli. Giuliano Manacorda, nel 1981, alla fine gli anni di piombo, riprendendo gli scritti di Padula paragona, arditamente, i briganti, compreso Pietro Monaco, alle Brigate Rosse.
Il libro si compone di 4 capitoli.
Il primo ricostruisce le vicende dei due briganti e approfondisce il Processo a Maria Oliverio per l’assassinio della sorella Teresa. Partendo dall’affermazione di Dumas nel primo capitolo del suo racconto quando scrive che Pietro Monaco “…combattè a Capua con tanto coraggio che fu nominato sottotenente …”; si cerca di capire come si “intreccia” la sua storia con quella dei Mille e in che modo Pietro Monaco fu coinvolto nel passaggio di Garibaldi da Cosenza.
Il secondo capitolo si sofferma sui maggiori delitti di Pietro Monaco e si conclude con una tabella riassuntiva dei delitti di cui si è avuta traccia nei processi o nei diversi documenti esaminati.
Il terzo capitolo approfondisce l’azione più ardita del brigante: il rapimento di nove persone e il conseguente interesse che suscita in Alexandre Dumas. Inoltre, ricostruisce gli ultimi giorni di vita del brigante seguendo un lungo rapporto che il generale Giuseppe Sirtori presenta al Ministro degli Interni dell’epoca.
Il quarto capitolo, ricostruisce i momenti della cattura di Maria Oliverio riprendendo la trascrizione delle udienze del suo processo. La cattura avvenne il 9 febbraio del 1864 dopo due giorni di conflitto.

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