Scipione l’italiano

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Le Olimpiadi, i Mondiali di calcio, il Giro d’Italia, la boxe: pochi scrittori italiani hanno vissuto così avidamente lo sport come Franco Cordelli. In questo quaderno filosofico sulla portata dei riti sportivi moderni di massa, l’autore di fortunati romanzi come Una sostanza sottile gioca a carte scoperte, perché “scrivere di sport significa, per me, scrivere di me”.
Da Fausto Coppi a Michel Platini, da Franz Beckenbauer a Laurent Fignon, le gesta di questi eroi moderni vengono osservati e indagati sullo sfondo dei rivolgimenti geopolitici tra la fine degli anni ’50 e la fine degli anni ’80, e nel clima psicologico e spirituale del mondo moderno post-bellico.
Scipione l’italiano riflette vorticosamente su tutto: sul significato della vittoria e della sconfitta, sulla potenza, sul ruolo dei tifosi, sul sistema mediatico sportivo, sul senso dell’epica nel tempo della pace. E quasi ci si sorprende che riti ludici di massa possano suggerire così tante idee e suggestioni sulla modernità e sui popoli.
La scrittura di questo libro, come sempre quella di Cordelli, è avvolgente, inesorabile, implacabile, concentrata e ipnotizzante; una scrittura che accarezza continuamente una verità definitiva, che però non esiste, e sembra soltanto la musica di un attimo. Lasciando nel lettore il dubbio che in fin dei conti non è la verità la posta in gioco della letteratura, ma stare senza corruzione e con mente pura e curiosa nel calore del proprio tempo, nel mondo così com’è.

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Scrigno

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Scritti di filosofia ed etica

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Il variegato universo comunicativo è forse il fatto che meglio caratterizza l’importanza della cultura del nostro tempo. Le relazioni s’intessono sotto diverse spoglie e sempre più numerose. Non sempre arriviamo ad avere percezione di noi stessi fuori dal mondo delle idee, delle rappresentazioni e particolarmente delle armonie in cui si elaborano i valori che ci accomunano. Addentrandoci in questa relazione che diviene, ogni ora sempre di più, la regola del nostro vivere, sperimentiamo con grande dolore la distanza che ci separa dall’autentica comunicazione. Abbiamo la sensazione, sempre più forte e sempre più crescente, che il successo che miete nel suo manifestarsi costituisca un ostacolo per la realizzazione che la rinvigorisce. Noi, pari ai naufraghi che approdano su inabitate terre, restiamo spesso isolati fino a che non riusciamo a trovare la giusta relazione con gli spazi, i luoghi, le cose, lo spirito vitale che anima le nostre aspettative…

Indice

Avvertenza………………………………………………………. pag. 9
Parte prima
Sulla valenza etico-sociale della proprietà
privata in Aristotele………………………………………. » 13
Comunicazione tra fisica e metafisica………………….. » 37
Relazione persona-persona e realismo metafisico…. » 59
Parte seconda
Considerazioni su una affaccendata estate
di vecchi e nuovi faccendieri…………………………. » 95
Partorire figli e anche idee…………………………………. » 107
Natale, tempo di Gesù: un rivoluzionario
contro tutte le ingiustizie………………………………. » 115
Fatti e misfatti di fine decennio e di fine anno………. » 123
Berlusconi: tra potere femminile e potere religioso.. » 129
È sempre tempo di Crocifissione………………………… » 137
L’affanosa condizione dell’anziano
nell’era postmoderna……………………………………. » 145
Follia terrena, follia divina:
sempre con i colori della prepotenza………………. » 153
Enigma sexy: sulle diverse lingue
dell’eccitazione sessuale……………………………….. » 161
Rosalia: una cocotte dalla sessualità sublimata…….. » 169
Buoni e meschini sentimenti su fatti
di nostra appartenenza………………………………….. pag. 177
Solitudine. Note a margine sul male assoluto……….. » 187
Sull’identità dell’universo deprivato di un centro…. » 195
Considerazioni sull’“amore materno”
tra il XVI e il XVII secolo…………………………….. » 201
Il figlio è il migliore alleato del maschilismo?………. » 211
Carlo Maria Martini: la teologia
al servizio del dolore e della carità…………………. » 221
Potenza dell’impotenza……………………………………… » 229
Lorenzo Zaccone e i “Paradossi universitari”
di Ettore Romagnoli……………………………………… » 237
Corpo tra disarmonie e armonie………………………….. » 245
Gratitudine/ingratitudine……………………………………. » 257
Indice dei nomi………………………………………………… » 267

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Scritti di filosofia etica

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“La visione liberale conosce la sua aurora con Cristo che, nel ritenere ogni essere umano portatore di un nome, ha inaugurato un’era nuova: l’era moderna. Questa non nasce, come da più tempo e per lo più s’è creduto, con Copernico e Galilei o come dice Heinrich Heine con Lutero, ma nasce con Cristo, il quale è stato il primo ha incentrare il suo insegnamento sul concetto di uomo portatore, indipendentemente dalle diversità sociali, fisiologiche ed etno-antropologiche, di dignità”.

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Scritti in onore di Franco Bolognini

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Un volume di studi dedicati a un amico e collega nel momento in cui si accinge ad andare in pensione, non costituisce solo un omaggio affettuoso e una testimonianza di stima e considerazione per quanto ha fatto, serve anche ad esorcizzare il tempo che è inesorabilmente trascorso, ad illudersi che chi svolge un lavoro intellettuale può sempre continuare a farlo indipendentemente dai limiti di età. Ciò è vero se si conservano lo spirito iniziale, l’interesse e le forze, se queste continuano a sostenerti e non siano venute meno.

Questa monografia prosegue solo in parte – negli ultimi capitoli – quella sulla Legazia Apostolica con la quale, a soli ventiquattro anni, Catalano aveva brillantemente esordito sul piano scientifico dando prova dei suoi interessi storici che anticipavano quelli giuridici (libertà religiosa, problematica dei concordati, art. 7 Cost. etc.) di poco successivi. Sono studi ai quali Catalano resterà legato per tutta la vita (la Legazia verrà ristampata nel 1973, unitamente ad un articolo sulle sue origini – 1088-1178 ) e che continuerà a coltivare.

Il volume del 1954-55 è pubblicato negli Atti dell’Accademia di Scienze Lettere ed Arti di Palermo, città dove Catalano, dopo un breve periodo catanese, inizierà il proprio insegnamento, prima come incaricato di Esegesi delle fonti del diritto italiano e poi, come ordinario di diritto ecclesiastico, per oltre un trentennio, prima di concludere la sua carriera alla Sapienza in Roma. A Palermo lo aveva voluto il Prof. Camillo Giardina, del quale Catalano era stato discepolo a Messina, che aveva costituito anche il tramite per questa pubblicazione, dal momento che gli Studi pubblicati dall’Accademia dovevano essere presentati da un Socio.

Catalano aveva ampliato di molto le sue ricerche recandosi in Spagna, per consultare l’Archivio generale di Simancas, l’Archivio storico-nazionale e i fondi della biblioteca nazionale di Madrid, oltre a quelli delle biblioteche di Messina e di Palermo e l’Archivio Vaticano, per cui riteneva che meritassero una considerazione ancora maggiore di quella riservata alla Legazia Apostolica, edita nella Collana della Facoltà di Giurisprudenza di Catania. Non fu così per diverse ragioni. Da un lato lo studio aveva avuto una scarsa diffusione, dal momento che era difficile rinvenire gli Atti di un’Accademia di Storia Patria, come quella di Palermo, che si interessava prevalentemente di storia della Sicilia; in secondo luogo il lavoro era pieno di refusi tipografici al punto che fu necessario aggiungere un lungo elenco di errata-corrige; ma soprattutto perché sembrò che Catalano volesse solo proseguire i suoi studi sulla Legazia che potevano considerarsi ben definiti nonostante avessero trattato delle ultime vicende e, in particolare, della controversia liparitana.

Catalano se ne curava poco. Riteneva che la vita e la fortuna di un libro fosse indipendente dal luogo e dai tipi di edizione; che gli errori tipografici, incontestabili, avrebbero potuto essere corretti in una seconda edizione; e che quanto aveva fatto, sia per le ulteriori ricerche compiute che per la diversità dell’argomento – poiché quest’ultimo riguardava le controversie giurisdizionali tra Filippo II e Gregorio XIII anche nei domini italiani del Re spagnolo diversi dalla Sicilia come Milano e Napoli – meritasse una diversa attenzione. Aveva sicuramente ragione sul piano scientifico come prova il fatto stesso che uno dei suoi allievi più giovani, Fabio Vecchi, abbia trattato recentemente tali tipi di controversie con riferimento al Portogallo in un volume di oltre seicentocinquanta pagine.

Se c’è un insegnamento di Catalano del quale noi allievi abbiamo fatto tesoro è che il diritto – in particolare il diritto ecclesiastico – non è una mera costruzione logica ma trae la sua linfa vitale dalle vicende storiche. La verifica quindi è duplice, normativa e storica, e questo rende quasi impossibile un’erronea valutazione perché ciò che non convince sul piano giuridico non può trovare riscontro su quello storico, e quanto non si comprende su quello storico non può trovare giustificazione su quello giuridico.

Non è stato l’unico insegnamento di Catalano, che guardava tutto con un distacco – certamente storico – che gli consentiva un giudizio più equanime. Catalano è sempre stato compreso più dagli storici che dai giuristi, nonostante fosse capace di finissime analisi in tal campo, che però forse gli interessavano meno perché le considerava frutto solo di capacità logiche ma non sempre vicine alla realtà.

Non aggiungo altro a quanto può trarsi dalla stessa introduzione di Catalano o da un’analisi di tipo storiografico, anche per non togliere a chi volesse leggere il lavoro il gusto della scoperta, come lui avrebbe desiderato. Pur non essendo un liberale Catalano è stato un uomo libero nei giudizi e nella vita non volendo nulla per sè. Ed è questa astrattezza e questo distacco, che mai più ho ritrovato, a mancarmi della sua persona.

A cura di Mario Tedeschi

(Ristampa anastatica)

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Scritti su serpetro

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Composta in prossimità del 1632 e pubblicata nel 1644 dal Quevedo, subito dopo la liberazione dal carcere, la Vida de Marco Bruto si inserisce a pieno titolo sul versante delle opere storiche ed etiche riccamente presenti nel XVII secolo. L’opera di Quevedo si caratterizza per la radicale critica cui sottopone il concetto di potere. Non c’è per Quevedo alcuna legittimazione del potere che non sia dettata dal potere medesimo. Il governo, comunque si caratterizzi, è portatore di una ingiustizia capitale, e proprio perché capitale sta alla base di tutte le ingiustizie. Se i governi costituiscono il male assoluto, la speranza nella possibilità di cangiare la ragione di un governo consolidato da tempo, per creare un governo maggiormente rispondente a criteri di giustizia, è impresa vana e folle a un tempo.
… Più che il pensiero conservatore, le riflessioni di Quevedo contemplano la filosofia della tradizione. Egli non ama che il re appaia nudo. Quando questo accade il regno è esposto al peggiore dei perigli: la rivoluzione.
(Santi Lo Giudice da Osservazioni politiche e morali sopra la vita di Marco Bruto ed. 2014).

Come accennato da più fonti Serpetro nel 1639 viveva a Palermo nel palazzo di Nicolò Placido Branciforti, conte di Raccuja e principe di Leonforte, ove fungeva da segretario. Professione questa prestigiosa tanto da essere ambita da persone non aristocratiche ma di elevata cultura (si pensi, per ricordare un nome celebre, al Machiavelli della Repubblica Fiorentina). Prestigiosa carica gravida, però, di incombenze di ogni tipo, che presupponevano una vasta cultura per risolvere problemi inerenti alle relazioni esterne (dimestichezza con le corti) e interne (dimestichezza con la vita di corte) al palazzo.
(Santi Lo Giudice da Il Mercato delle Maraviglie ed. 2011)

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Segreti e bugie di Federico Fellini

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Perché Mastroianni diceva di Anita Ekberg che le sembrava un ufficiale della Wehrmacht?
E Fellini invece sosteneva che il corpo della bionda svedese era luminoso anche al buio, anzi fosforescente?
Per quale motivo nel film “La voce della Luna” i camerieri di un ristorante prendono a calci l’immagine di Silvio Berlusconi, in divisa milanista, dipinta sulle porte a vento della cucina?
Forse sarebbe interessante scoprire che relazione intercorresse tra Jack Lang, Ministro della Cultura di Mitterand, e l’artista italiano.
O conoscere il nome della veggente che riuscì a smascherare l’autore delle lettere anonime nelle quali veniva rivelato a Giulietta ogni incontro clandestino tra il marito e Sandra Milo.
Esiste una quantità di enigmi nella vita di Federico Fellini, che non sono stati mai sciolti.
Chi scattò l’immagine agghiacciante del regista in coma diramata in tutto il mondo dall’Agenzia Reuter?
E chi era il bambino vestito da marinaretto che salvò Federico al Grand Hotel di Rimini quando venne colpito dall’ictus?
Un racconto senza precedenti in cui le risposte ai tanti quesiti sospesi consentirà al lettore di salire sulla giostra incantata del più grande regista-mago della Settima Arte.

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Seminara

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Impegno realistico e tensione etico-civile costituiscono le costanti della narrativa di Fortunato Seminara (1903-1984), attenta a una dimensione regionale da proporre con intenti di documentazione e di denuncia e con un tono pensoso adeguato alla drammaticità della situazione ambientale. I difficili rapporti con il mondo dell’editoria e il mutare degli orientamenti culturali hanno impedito la pubblicazione di una sezione consistente della sua produzione, condannandolo, a partire dai primi anni ’60, a una sorta di emarginazione dal mercato librario. Solo nell’ultimo decennio, grazie alla Fondazione a lui intitolata, si è provveduto a una sistematica proposta degli inediti, che ha permesso di leggere romanzi come Il viaggio, Terra amara, L’Arca, La dittatura, mentre altre opere aspettano ancora di vedere la luce. È questo Seminara “postumo” a essere preso in esame dai saggi inseriti nel presente volume, nella convinzione che i “nuovi” scritti completino l’immagine dell’autore, aprendo prospettive di indagine in parte inedite e sollecitando anche una rivisitazione critica dei romanzi già noti da tempo.

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Sensibilità e potere

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Da Fuga (2006) a Il club (2015), da Neruda (2016) a Jackie (2017), passando per Tony Manero (2008), Post mortem (2010) e NO. I giorni dell’arcobaleno (2012), il cinema di Pablo Larraín si sviluppa a partire dalle vicende storiche e politiche che hanno sconvolto il Cile nel corso del Novecento per spingersi altrove, fino al cuore degli Stati Uniti d’America. Che si racconti il golpe del 1973 o il Plebiscito del 1988, che si tratti di mettere in immagine la fuga di Pablo Neruda o le ore più drammatiche della vita di Jacqueline Kennedy, Larraín cerca prospettive inedite, punti di vista stranianti. È attratto dal potenziale trasfigurante della “fiction” piuttosto che dal “documentario”. È orientato al superamento di questa stessa opposizione verso una concezione ibrida e intermediale del racconto cinematografico.

Questo libro fa i conti con il carattere peculiare della filmografia di Larraín: non tanto un cinema storico quanto una riflessione teorica sul potere. Se solo in pochi lo esercitano, tutti si trovano presi nella sua trama.

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Senza ‘ndrangheta

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Un libro-intervista sulla ‘ndrangheta diverso dal solito, finalizzato a sottolineare alcuni aspetti di carattere socio-culturale spesso trascurati di un fenomeno sempre più pericoloso e pervasivo. Gli autori, lo psichiatra Pasquale Romeo e il prefetto Franco Musolino, offrono un originale e stimolante contributo destinato a catturare l’attenzione dei lettori. La loro analisi – sottolineata nella sua importanza dal magistrato Roberto Di Bella e dal prefetto Ugo Taucer – si sviluppa intorno a due interrogativi di fondo: la ’ndrangheta è un problema di carattere istituzionale o riguarda tutti?; può essere considerata (e fino a che punto) espressione solo dell’identità calabrese o le sue peculiarità prescindono da una ben precisa matrice territoriale? Domande alle quali Romeo e Musolino rispondono con competenza e lucidità favorendo una più ampia e articolata comprensione di questo inquietante fenomeno.

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Senza meta…e senza radici

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Se il titolo racconta il tracciato di una metafora i versi di questa silloge sono la dimensione stessa di un frammentare i luoghi, i sentimenti, i nomi, i ricordi o di una dimensione tutta giocata, appunto, nel segno dell’allegorico-metaforico. Ebbene, nei versi di Antonella Daversa la frammentazione non è una struttura semantica o lirica, bensì un gioco di incontro tra il ricordare, la vita, il presente e il passato. E in questo andare e ritrovarsi ci sono le pause che si fanno (o sono) meta. Certo, forse senza radici. L’approdo è un simbolo e la meta è nella capacità di cercare un approdo. D’altronde quando “saremo al cospetto di questo mare” ci si inoltrerà in quella parola che è già di per sé orizzonte. Un orizzonte, attenzione, che non è volo simbolico ma è “storico”. Il “guado” non sarebbe già di per sé un‘appropriazione di una interpretazione ad una lettura poetica che pone al centro l’essere dell’uomo con la sua “a-priori”. Una essenzialità che non è il derivato di un segno (o sogno) poetico ma di una profonda carica o meglio tutto ciò si racconta nell’attraversamento di questo viaggiare tra le parole, le immagini e le memorie in un incontro sempre con il tempo e la realtà. Il “nulla immenso” è ancora un ulteriore integrazione di una poetica dell’esistenza che trova in Antonella Daversa una voce di una armonia-disarmonia. Sono i poeti che vivono nell’inquieto dell’esistere pur sapendo che non possono essere diversamente. Hanno il senso del tempo e toccano il senso del presente che, comunque, vive sempre in quel tempo mai mascherato e che non conosce finzioni. Appunto, il titolo la meta e le radici che sembrano non esserci perché sono memoria e sono sangue. La parola stessa vive in quell’indefinibile segno-metafora che ha il segreto della meta ma nella simbologia della meta non prende il sopravvento il sentimento della appartenenza. I sentimenti della meta e il “senza radici” sono “particolari” di un linguaggio fortemente vivo che mai sorprende e che comunque sempre ci cattura. La poesia di Daversa è una chiave di lettura di un sentimento le cui immagini offrono un sicuro modello poetico. (Pierfranco Bruni)

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Senza ombre di cerimonie

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Di Edward Lear si rico“rdano soprattutto i Limericks, uno dei capisaldi della letteratura umoristica. Ma egli è noto anche per i deliziosi Journals of a landscape painter in southern Calabria, stesi nel 1847 durante un avventuroso viaggio a piedi nelle province più meridionali dell’Italia e poi pubblicati nel 1852. Partendo da episodi evocati nell’opera, Raffaele Gaetano ricostruisce con preziosa nitidezza l’esperienza di Lear in Calabria ospite di dimore signorili e locande fatiscenti.
Emerge un’umanità ora solare e accogliente ora recalcitrante e irta di pregiudizi. Un divertissement culinario di Caterina Ceraudo ispirato alle pietanze consumate da Lear impreziosisce il libro, senz’altro uno dei più originali mai dedicati al grande paesaggista e poeta inglese.

 

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Senza onore

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Raccontare la `ndrangheta attraverso la letteratura e guardarla con gli occhi degli scrittori e dei poeti che riescono a spingersi sempre oltre la cronaca. Senza onore è un`antologia di testi letterari che si pone sulla linea rossa di questo percorso spaziale e temporale. Antonio Nicaso utilizza e rilegge sapientemente la letteratura per spiegare come la `ndrangheta si sia mimetizzata anche nelle pagine letterarie e abbia mutato il volto agrario e contadino delle origini, la sua ruralità rozza e terragna, in una sorprendente quanto pericolosa faccia bifronte: resta radicata nei legami di sangue della Calabria, da cui trae forza e coesione interna, ma le sue radici si sono protese ed estese ovunque fino a farne una delle più potenti organizzazioni criminali mondiali. Il ponte per seguirne l`evoluzione sono i racconti e le strofe letterarie dove il lettore, grazie alla forza descrittiva e narrativa del racconto o all`evocazione poetica del verso, può avvertire il suo assoluto radicamento negli uomini e nei fatti della Calabria ma può anche intravedere, grazie al potere “profetico” della letteratura, i suoi sviluppi che ancora restano da venire.

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Sertorio a quattromani

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“La strada” è spesso stata nell’immaginario collettivo sinonimo di avventura, viaggio, conoscenza di sé, con l’inevitabile rischio dell’autodissoluzione e dello sperpero. Un’esperienza di formazione che può riuscire o fallire o, infine, fallire tragicamente.
Via Sertorio Quattromani, la strada di Cosenza sulla cui denominazione i due autori hanno scelto di costruire il Witz del titolo, è invece tutt’altra cosa. Non è forse neanche una strada, ma uno snodo, un punto di passaggio, una porta spazio-temporale che mette in comunicazione due mondi, due città e soprattutto due tempi.
(dalla Prefazione di Raffaele Perrelli)

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Sfera pubblica il concetto e i suoi luoghi

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La sfera pubblica è una rete di discorsi pubblicamente accessibili che riguardano questioni di interesse collettivo. Non è esattamente un “luogo”, ma ha bisogno di luoghi in cui dispiegarsi. Possono essere luoghi fisici (come un caffè, una piazza o una sala riunioni) oppure virtuali (come un blog o un forum di discussioni sul web). All’esame di questi luoghi, e di come la sfera pubblica vi si adatti man mano, è dedicato questo volume. Il libro si compone di sette saggi in stretto dialogo l’uno con l’altro. I primi illustrano il concetto di sfera pubblica, rifacendosi in particolare alle teorizzazioni di Habermas e alle discussioni che hanno generato. Quelli successivi esaminano le molteplici e a volte contraddittorie manifestazioni della sfera pubblica nel corso della storia e ai tempi di Internet. Scritti di Olimpia Affuso, Gabriele Balbi, Carmelo Buscema, Giuseppe Civile, Simona Isabella, Paolo Jedlowski, Antonio Tursi, Francesca Veltri.

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Sfruttati e sfrattati

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L’Italia postunitaria inizia il suo cammino con una menzogna
calcolata fino al millimetro contro il Mezzogiorno, le
Isole, la Calabria. Questa prima menzogna calcolata è che il
fausto sistema fiscale, esteso tal quale dal Piemonte al Sud, fu
dettato, determinato, necessitato, anche sul piano morale, dal
fatto che la savoiarda regione s’era indebitata per finanziare le
liberatrici guerre d’indipendenza nazionale, e per ciò stesso i
fratelli del Sud, che si erano limitati per il «bene inseparabile»1
dell’unità italiana a una salasso di sangue, dovevano contribuire
all’opera di risanamento delle disastrate finanze. Ma vero
era piuttosto che, secondo quanto scrive Guido Dorso, “il
primo atto della tragedia si aprì con l’unificazione del debito
pubblico nazionale.

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Sguardi, maschere, soluzioni

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l volume nasce con l’intento di analizzare alcuni testi nei quali il motivo dello sguardo si intreccia a quello della seduzione, attraverso una serie di nessi che imprimono all’agire dei personaggi, e alla vicenda stessa, un decorso obbligato. Seduttori e sedotti sono perlopiù accomunati dalla progressiva incapacità di percepire concretamente la realtà circostante: così, essi, in occasione dell’atto seduttivo, tendono ad indossare una maschera simbolica che, però, ne confonde l’identità concorrendo ad offuscare ulteriormente il loro sguardo, e a vanificare, al tempo stesso, qualunque tentativo di attenuare gli effetti ammaliatori conseguenti alle liturgie affascinatrici. Da Verga a Tozzi, attraversando D’Annunzio, Deledda e Pirandello, si snoda la ricerca di costanti e variazioni di questi temi, peraltro molto diffusi nell’ambito della produzione letteraria otto-novecentesca, pure contraddistinta dall’attenzione, sempre meno episodica a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, che gli artisti dedicano all’atto del vedere e alle relative implicazioni.

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Simboli della tradizione Islamica

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L’opportunità di un repertorio delle voci più rilevanti del lessico tradizionale islamico si è resa ormai necessaria, non solo nel quadro di un costante approfondimento suggerito dal proliferare di pubblicazioni a carattere scientifico e, ancor di più, divulgativo, sul mondo islamico. Una disamina della complessa realtà odierna dell’Islam appare, per esempio, sempre più in primo piano nella cronaca di un giornalismo, talvolta impreparato, dinanzi all’esigenza di una conoscenza obiettiva della realtà da parte dell’opinione pubblica. Chiarire il reale contenuto di certe espressioni poco note o, addirittura, tradotte dai mass-media in un’ottica fuorviante, diviene perciò doveroso poiché risponde all’istanza di sgombrare il campo dai luoghi comuni e dai facili stereotipi che una volontà d’informazione piuttosto superficiale ha potuto, e può, in qualche caso favorire. Occorre, inoltre, restituire compiutamente il senso cruciale di alcune espressioni che, se estrapolate dal loro contesto specificamente religioso, rischiano di essere pericolosamente banalizzate, favorendo poi la nascita di perniciose incomprensioni, destinate a degenerare nell’intolleranza.

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Sindaco per passione

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La mafia è un fenomeno complesso e articolato, ma in buona
parte riconducibile ad alcuni dei più rilevanti tratti della
cultura siciliana. Noi siciliani siamo i primi a dover imparare
ad accettare questo fatto. Farlo non significa dare adito ad interpretazioni
di stampo deterministico e razzista, già ampiamente
diffuse tra le pieghe dei discorsi di tanti autorevoli commentatori
e sedicenti opinionisti. Infatti, la nostra cultura è,
contemporaneamente, matrice di efferate nefandezze come di
meravigliosi e generosi atti di sacrificio. Come tutte le culture,
anche la nostra, è ambivalente e complessa; e riconoscere che
essa, nello stesso momento in cui partorisce eventi di inaudita
grandezza, può generare anche terribili misfatti, è il modo migliore
per tentare di porre rimedio a quest’ultimi e valorizzare
i primi. L’operato di Nino Di Guardo, per molti versi, incarna
ed esemplifica, dandogli corpo, questo principio. Cercherò di
spiegare il significato di questa mia affermazione.
Troppe volte gli studiosi dei fatti umani dimenticano che il
modo migliore, forse l’unico, per conoscere una cultura consiste
nell’analizzare le pratiche sociali e linguistiche (spesso coincidenti)
vigenti in quella cultura. Leggendo attentamente il libro
di Nino Di Guardo si capisce perfettamente che l’autore ha
appreso questa lezione, l’ha fatta sua. Non intendo dire che
l’abbia appresa intellettualisticamente, come si fa sui banchi di
scuola o nelle facoltà universitarie; queste cose si apprendono
vivendole; rendendole parte del proprio corpo; esperendo un
vissuto concreto e pratico, sebbene intriso di teoria (la Cultura
e la riflessione su di essa).

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Singolo Articolo in Pdf

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Al momento dell’aquisto nelle note inserire: Titolo e Autore dell’articolo e numero della rivista.

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