Stare insieme

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Il tempo del cristiano d’oggi è un tempo di sfida. La testimonianza di fronte a questo tempo, che giustamente ritiene attendibili più i fatti che le dottrine, si dileguerà se non testimonia la sua efficacia nell’impegno incondizionato per la liberazione dell’uomo. È questa la finalità primaria del cammino della Chiesa cattolica all’inizio del terzo millennio: o promuove la “prassi dell’amore”, e rende così credibile la verità del suo messaggio di liberazione dalle catene della schiavitù, oppure il suo ruolo diventa marginale al punto da rasentare il folclorico. Dio, per amore incondizionato, ha dato all’uomo la dignità della sua “immagine”, ha creato nell’uomo la consapevolezza di sottomettere il mondo al servizio della fraternità universale, ha donato, come destino definitivo, di vivere in Cristo la condizione d’immortale. E Cristo, per amore incondizionato, è venuto, tra l’altro, a ricordarci che l’espressione “amore di Dio” non deve condurre alle intimistiche sdolcinatezze dei festaioli del sabato o della domenica, ma deve essere portatrice di categorica rinuncia di tutto ciò che sa solo di egoistico e di narcisistico. A ricordarci del nostro cammino di formazione, dove in gioco è la formazione della nostra persona attraverso il riconoscimento della persona dell’altro che ci sta accanto. Un nuovo modello di pratica esistenziale, che invita a ripercorrere i sensi possibili della nostra esistenza, inaugurato con la “comunione” (Ultima Cena) e compiuto con la “passione” (Golgota).

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Stoccatùri

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Le storie trattate nel libro “Stoccatùri” mi sono state raccontate da persone che ho incontrato nel piccolo borgo dove sono nato, Petronà. Si tratta di gente semplice ed umile, abituata ad una vita segnata da pesanti lavori e tante privazioni, impegnata ogni giorno a procurarsi solo ed esclusivamente il poco di cui vivere. Uomini e donne di cui si è ormai persa la memoria, viaggiatori instancabili fra Sila e marina, spesso con carichi enormi sulle spalle o – come usavano le donne – sulla testa. Gente di un tempo che non tornerà mai più, o che forse è prossimo a tornare. Persone che collaboravano  per alleviare i disagi di una vita vissuta in assenza di ciò a cui oggi nessuno saprebbe rinunciare: le comodità. Per quel popolo di dimenticati esistevano solo le scomodità! Niente petrolio o energia elettrica, quindi niente motori, automobili, luce elettrica, acqua corrente calda e fredda, niente tv, telefonino e tutte le odierne tecnologie che ci hanno reso diversi dai nostri predecessori ai quali per vivere bastavano l’acqua, l’aria, Madre Terra e quattro stoccatùri.

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Storia della Calabria e del meridione d’italia Volume 1

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“é opinione comune che il Regno delle Due Sicilie fosse un mondo retrogrado, con una povertà diffusa e soprattutto con una burocrazia lenta, farraginosa e corrotta. E invece non è così! Anzi, era persino all’avanguardia in Europa in molti settori della tecnologia, dell’industria, dell’economia e soprattutto era ricchissimo di cultura e di tesori dell’arte… Tra tutti i Regni italiani era di gran lunga il più esteso, il più ricco e il più popolato. E Napoli era il cuore di questo Regno… una delle città più importanti d’Europa e del mondo… Con Carlo III di Borbone si aprì per il Regno di Napoli un periodo di crescita e di sviluppo che resterà memorabile nella storia del Meridione d’Italia… E Carlo divenne uno dei sovrani più amati del suo tempo… Gli successe il figlio Ferdinando IV… La sua Corte offriva ospitalità agli intellettuali dell’epoca e le dottrine illuministiche cominciavano a circolare nella capitale del Sud che insieme a Milano generò e non solo assorbì semplicemente l’Illuminismo… La prima linea ferroviaria italiana è nata nel Regno dei Borbone. Collegava Portici a Napoli. Colpisce pensare che la prima galleria ferroviaria del mondo sia stata realizzata nel Regno delle Due Sicilie. Ma non deve stupire. In effetti sono tanti i primati tecnici raggiunti durante il regno di Ferdinando II… L’11 maggio 1860 i Mille sbarcano a Marsala… Il 7 settembre Garibaldi entra a Napoli… Un mese dopo un plebiscito sancisce l’annessione al Regno di Sardegna di Vittorio Emanuele II. E Garibaldi lascia le sue conquiste nelle mani del futuro Re d’Italia… Il tessuto industriale entra in crisi… Il reddito delle famiglie crolla e subentra rabbia e frustrazione. La crisi economica alimenta il “brigantaggio” che assume proporzioni da guerra civile… Moriranno uccise nella repressione decine di migliaia di persone… La luce ormai si spegne, tutto sta cambiando. Comincia un periodo difficile che ancora continua… Di quella stagione intensa, ricchissima di creatività e fermenti culturali sono però rimaste grandi testimonianze…”. (Dal programma televisivo “Ulisse. Il piacere della scoperta: Viaggio nel Regno delle Due Sicilie” di Alberto e Piero Angela – RAI 3, 29.9.2007)

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Storia della Calabria Partigiana

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Solo in anni piuttosto recenti è stato definitivamente riconosciuto il contributo del Mezzogiorno nella guerra di Liberazione che oppose i partigiani della causa italiana alla tirannia fascista e nazista. Dura, invece, a morire l’opinione che vorrebbe ridurre i partigiani meridionali a soldati intrappolati a nord dopo l’armistizio, l’8 settembre del 1943. Il racconto degli antifascisti della prima ora, dei militari che vollero restare fedeli al loro giuramento, dei lavoratori emigrati e pronti a intervenire in armi contro i tedeschi supera anche quest’ultimo pregiudizio. Le singole vicende dei calabresi si fondono, nel quadro più generale della storia della Resistenza, in un racconto nuovo, nient’affatto retorico, nient’affatto scontato.

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Storia delle prime missioni salesiane nella Patagonia centro-settentrionale

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Ogni qualvolta ci troviamo di fronte ad un testo dal contenuto
storico, non possiamo non sentire un desiderio urgente di conoscere
“l’oggetto” della narrazione e, contestualmente, stima per l’autore
che, certamente, dovette affrontare un lungo, complesso e delicato
impegno di letture collazionate, di ascolti di notizie e rivelazioni;
di personali riflessioni e sistemazione del tutto acquisito, in un
racconto, il più possibile fedele all’avvenuto, o strettamente aderente
a ciò che ancora è “in itinere”. Ma l’impegno ricostruttivo
degli eventi ed evocativo dei loro protagonisti e testimoni, è tanto
più arduo, quanto più lo studioso è lontano cronologicamente da
essi. E ciò avrà sentito Peppino Scalzo, autore del presente volume,
nell’accingersi a tale opera, esito di anni di ricerche, di studio, di
conversazioni con i “Padri” della Casa Generalizia Salesiana e di
riflessioni sistematiche e consuntive, nel Collegio “Don Bosco”, nel
quartiere Cinecittà, a Roma, dove, occasionalmente, fu impegnato
quale docente nelle scuole e in seguito incaricato di insegnare
“Teatro” a studenti e a giovani dell’Oratorio salesiano, con i quali
organizzò alcuni spettacoli, felicemente riusciti.
Più il tempo corre e più si acuisce, in tanti, ormai, il desiderio
di meglio conoscere la figura umana, docente e missionaria di
San Giovanni Bosco, la cui opera, educativa e formativa dei
giovani, continua con i Suoi successori.
L’autore muove, nel presente studio, da una biografia breve
del Santo, da cui emerge la fede e il fervore per ogni iniziativa
intrapresa.

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Storia di famiglia

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Proprio come un giacimento d’oro in vena, di oro cioè che ricorre non tanto nella roccia quanto nelle fratture, questo libro rivela quelle vicende familiari che si nascondono tra le pieghe della storia.
Indagando la peculiare epopea della sua famiglia, l’autrice tratteggia con grazia e curiosità lo spirito del tempo.
Una rigorosa ricerca documentale è il combustibile del racconto. La innegabile passione ne costituisce l’innesco. La combustione che ne consegue permette che emergano, di pagina in pagina, tutte le intenzioni e le ambizioni dei protagonisti.
Lettura lieve e godibile non ha certo la pretesa di competere con i poderosi testi specialistici ma si occupa di suggerire la formidabile ricchezza e l’inestimabile valore delle radici familiari.
Risorse preziose. Come l’oro.
Danilo Giammarino

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Storia di un territorio

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…] Franco Emilio Carlino, riesce con maestria e precisione a documentare, attraverso uno stile avvincente, realtà nelle quali il lettore-osservatore diventa anche parte integrante del contesto e contemporaneamente principale protagonista dei luoghi minuziosamente descritti.
Il libro si presenta come un viaggio nel tempo, tra borghi poco conosciuti, ma ricchi di antica storia, con un intreccio di notizie, casati, famiglie nobiliari e potenti, vicissitudini, luoghi di appartenenza, arte, attività che hanno reso nobile un territorio che ancora oggi sconta l’avvicendarsi delle varie metamorfosi territoriali.
L’autore tesse una trama minuta che brilla per risorse artistiche, architettoniche, paesaggistiche e culturali. Il lavoro di ricerca esamina possedimenti feudali, dinastie, brigantaggio, emigrazioni, sco- perte archeologiche, blasoni, icone archetipe, calamità naturali, e ne traccia un quadro ben definito esaltando l’evoluzione dei singoli territori raccontati. […]
È un nuovo modello di lettura di una particolare area interna, con una ricchezza culturale e paesaggistica che ha solo il rischio di essere confusa, ma presenta il concreto vantaggio di scaldare l’interesse per un viaggio d’avventura teso a risollevare anche un’economia attualmente frenata da una perenne mancanza di condivisione culturale. […]

Dalla Prefazione di Giovanni Renda

 

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Storia religiosa della Calabria

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Solo la tenacia, la passione e la competenza del Preside Prof Imperio Assisi potevano affrontare l’immane fatica di cimentarsi con una storia delle congreghe della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea. La mole dell’opera in due ponderosi volumi esprime la complessità della ricerca, la capacità e l’abilità del ricercatore, la certosina pazienza e la diligenza nell’esaminare, valutare, ordinare una valanga di documenti. Confrontarsi con la storia delle congreghe è immergersi in una delle pagine più vive, autentiche, genuine – a volte travagliate e sofferte anche nei rapporti con la gerarchia ecclesiastica – della vita dei nostri paesi: per più secoli infatti hanno costituito il nucleo centrale della loro crescita, innervandosi su di esse tutto il cammino della comunità. Le congreghe, per la loro grande forza di aggregazione e organizzazione, travalicano il puro e semplice fatto religioso per diventare presenza incisiva e feconda nel tessuto sociale e civile in un impegno deciso di costruzione della città terrena con la testimonianza fedele dei valori evangelici diventando lievito e fermenti di progresso e di promozione umana e civile. Esse hanno saputo cogliere e rispondere alle esigenze, alle attese, ai bisogni religiosi e sociali delle popolazioni urbane e rurali diventandoforzapropulsiva di socializzazione e solidarietà. Hanno saputo realizzare iniziative e attività capaci di soddisfare prima di tutto i bisognispirituali, ma atte agarantire sostegno e aiuto nei momenti difficili egravi della vita individuale e collettiva: malattie, calamità, povertà emargina­zioni, necessità di ogni genere. Con le congreghe nasce un vero servizio di attività caritative e sociali. Persecoli le congreghe hanno rappresentato la forma principale dipartecipazione del laicato alla vita della chiesa, anzi – insieme ai Terzordini – erano l’unica forma dipresenza del laicato organizzato, come strumentiprivilegiati di formazione religiosa organica, di istruzione e promozione. La lettura attenta dell’opera deI PresideAssisi ci farà toccare con mano questa formidabile ricchezza spirituale, umana e sociale. Nell’esprimere all ‘autore- che mi onora della sua amicizia – la mia profonda gratitudine, ilpiù vivo apprezzamento e compiacimento, formulo l’augurio che la sua opera possa essere conosciuta e letta soprattutto dai fratelli delle nostre numerose congreghe – che sembrano tuttavia in sonno immemori della loro storia e della loro forza -, affinché ritornino ad essere, nello spirito e nelle esigenze dei tempi nuovi, nella chiesa e nella comunità civile veicolo di promozione spirituale e sociale in una società che fa appello a rinnovate e ritrovate energie spirituali per affrontare con coraggio la grave svolta storica che stiamo attraversando.

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Storie dei sette sapienti

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Un viaggio lungo più di un secolo tra le organizzazioni criminali che hanno infestato l’area settentrionale della Calabria. Un viaggio tra boss e picciotti prima della “picciotteria” e poi della ’ndrangheta  compiuto esaminando sentenze, documenti di archivio, pubblicazioni e giornali d’epoca e ricercando, come una volta facevano i grandi giornalisti, le foto più significative di personaggi che hanno dominato città e paesi forti, a volte, di un impressionante consenso sociale.
Il libro di Arcangelo Badolati è l’opera più completa ed esaustiva scritta sulle organizzazioni criminali della provincia di Cosenza. Traccia la mappa delle cosche calabresi e la catena di comando che ne determina strategie e interessi individuando l’esistenza di due “crimini”, uno a Cirò e l’altro a San Luca, così come emerge dalle più recenti indagini condotte dalle procure antimafia di Reggio e Catanzaro.

 

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Storie di covid Storie di persone

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Scorci di vita che rimarranno per sempre nella memoria e nel cuore di chi li ha vissuti. Storie di pazienti che assurgono a protagonisti di un vissuto globale, non solo con la propria storia di ammalato Covid. Si respira il dolore di tante giornate cariche di sofferenza sublimato, tuttavia, dal ricordo delicato e partecipato dei familiari stessi che hanno contribuito con grandi esempi di amore a trasfigurare quegli ultimi drammatici momenti in veri e sinceri ricordi di vita. Ricordare questi ammalati con il proprio bagaglio di umanità, esperienza, passioni ancora prima del Covid, significa restituire loro la dignità di persone, rimettendole al centro della scena sanitaria dove è giusto che siano. E a noi, sanitari, regalano, finalmente, un po’ di pace e serenità, per aver fatto in modo che le loro vite non siano mai più dimenticate.

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Stragi delitti misteri

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Stragi, delitti e misteri rimasti senza forma e senza nomi. In questo magma, ancora fortemente incandescente, affonda la penna Arcangelo Badolati e ne riversa fuori storie brucianti. Si tratta di vicende oscure accadute in Calabria che, a distanza di anni, non smettono di essere inquietanti: la tragedia della giovane studentessa Roberta Lanzino, il mistero del mig libico “caduto” a Castelsilano, il tentato “golpe” della ‘ndrangheta, i sei morti della “Freccia del sud” , i quattro anarchici reggini “deceduti” in auto durante il tragitto Roma-Reggio, il mancato “colpo di stato” (con precedenti e riflessi calabresi) del “principe nero” Junio Valerio Borghese, e la superloggia massonica “coperta” a Reggio. Ci sarebbe sì molto da aggiungere, ma a patto che si aprano, finalmente, gli archivi di Stato e si cancelli il “segreto” imposto dai governi che si sono succeduti dal dopoguerra ad oggi. C’è già una “petizione” in atto: è assurdo che su tante stragi, delitti e misteri, anche quelli riesumati da Arcangelo Badolati, non si archivi mai raggiungendo i colpevoli e consegnando alla storia italiana nomi e cognomi di chi si è macchiato di delitti orrendi. (Dall’introduzione di Pietro Melia).

Prefazione a cura di Nicola Gratteri

 

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Strutture familiari e stratificazione sociale in un casale cosentino del XVIII secolo

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Prendendo spunto dalla frase di Marco Tullio Cicerone
appena riportata è possibile affermare, senza il rischio
di cadere nella banalità, che per sapere esattamente
chi siamo oggi è necessario anche conoscere e
capire chi eravamo in passato. È da questa considerazione
che nasce l’idea di uno studio sulla comunità
spezzanese del 700. Due ragioni fondamentali mi hanno
spinta a realizzare questa ricerca: da un lato la volontà
di fornire qualche indicazione sul passato del
piccolo comune presilano di cui sono cittadina, analizzandone
i caratteri peculiari dell’evoluzione demografica
e socio-economica, dall’altro la voglia di sperimentare
sul campo e applicare ad uno studio di taglio storico
alcune delle tecniche demografiche apprese durante
il mio percorso formativo e professionale.

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Studi di filosofia aristotelica

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a cura di Marcello Zanatta – interventi di: Francisco Corrales Cordón- Annabella D’Atri Roberto Grasso Mariangela Ielo Marcello Zanatta Il volume raccoglie i risultati delle attività di ricerca che nell’a. a. 2007/98 sono state svolte presso la Cattedra di Storia della Filosofia Antica dell’Università della Calabria. Da tempo essa si è specializzata nello studio di Aristotele. I saggi qui presentati ne analizzano il pensiero in alcuni momenti-chiave della sua produzione ontologica, psicologica e biologica, e ne prospettano la presenza nella riflessione filosofica del primo scorcio del Duemila. Una sorta di «filo rosso» vi si sottende: la pratica del metodo storiografico; e un legame spirituale unisce gli autori dei saggi: la comune convinzione che il pensiero di Aristotele non attraversa soltanto il passato della tradizione occidentale, ma, come molte circostanze culturali lasciano motivatamente credere, ne segnerà anche il futuro.

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Studi di filosofia aristotelica 2

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Anche alla fine dell’anno accademico 2008/2009 la Cattedra di Storia
della Filosofia Antica dell’Università della Calabria si compiace
di poter raccogliere in un volumetto i risultati dell’attività scientifica
che a essa ha fatto capo e intorno a essa è stata svolta. A dire il
vero, le ricerche alle quali i collaboratori della Cattedra a vario titolo
hanno partecipato si sono incanalate in molteplici settori del pensiero
aristotelico, nel cui ambito da anni ormai la Cattedra stessa si è specializzata,
avendo fato di esso, da lunga data, il suo oggetto di studio
privilegiato; ma assieme si è deciso di dare pubblica rilevanza alle
ricerche sviluppate intorno alla Poetica e alla Retorica dello Stagirita
e, per altro verso, a quelle analisi che, a prosecuzione di ricerche raccolte
negli Studi di filosofia aristotelica dello scorso anno accademico
(Cosenza, Pellegrini Editore 2008), si sono ulteriormente impegnate a
documentare la presenza di Aristotele nel pensiero contemporaneo.
Ne sono cosi risultati i saggi di Francisco David Corrales Cordón e
di Roberto Grasso – il primo docente presso l’Università di Barcellona,
il secondo allievo dei corsi per il conseguimento del Phd e tutor di Filosofia
nell’Università di Edimburgo –, sulle dinamiche che regolano la
teoria del convincimento nella “Retorica”. Si tratta di contributi dove
l’indagine storiografica, chiaramente attestata dalla delineazione dei
problemi per l’intera ampiezza della letteratura critica corrispondente
e dalla puntuale analisi filologica dei testi, si affianca alla presentazione
di un’esegesi dove il momento teoretico si affaccia ampiamente.
Esso ha il suo centro prospettico nella messa in chiaro delle

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STUDI PIRANDELLIANI 11

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L’agrigentina (greca) Mirella Salvaggio dimostra di saper leggere con l’empedoclea mente-occhio la pirandelliana ACCECANTE (solare mediterranea ariosa pura sublime azzurra divina) LABIRINTICA (circolare-pitagorica-pietrosa incatenata-inchiodata-incisa tragica-ermetica elegiaca-lontana invisibile nessuna nuda) POESIA DRAMMATICA (psiche-eros-zero-tao-tau-croce): il VOLO di ANDATA (Iliade) e RITORNO (Odissea): la TRAGEDIA-CATARSI MUSICA NUOVA-NATALIZIA (del Colosso-Gigante Centimano Eracle Salvatore, il Romanodio-Romanzo Telamone-Nome, il figlio cambiato Noè-Natale-Atlante-Gerlando, il figlio caduto dall’armonia-amor-Roma dei cento Numeri-Numi-Lumi Spiriti Rom-Romani Giovani Giganti Legislatori Antenati Immortali dell’Opera Giornata (piramide-scala-sedia-ponte tabor olimpo-olim calvario) Una-Croce e Trinacria-Rábdos dell’alto-lontano cielo del Caos-Cosmo-Pan) e la CATASTROFE della TRAGEDIA MUSICA VECCHIA-PASQUALE del CANTO FUNEBRE (treno) dell’OPERA-GIORNATA-GIARA (con il Maestro dentro): il pensiero d’amore-fuoco eterno per gli uomini-fantasmi-fumi vecchi-nani-mortali del Maestro Puranghellos, l’Uomo-Poeta-Personaggio-Spirito Veggente (il Poeta-Sacerdote del passato, il Poema-Regista del presente, il Personaggio-Spirito del futuro), l’Amico Foco Feace Fenice («l’araba fenice» di Girgenti-Ràbato), il vecchio giusto-pitagorico Dima-Mida-Mani lavate, l’Auleta Trovatore della Tragedia-Taurocolla (trovatura tesoro-oro-dramma = armonia-anima-amore = Legge Arte Religione Fede), il gitano-colono Eroe Amore-Romano dell’Albaurora-Rosa (Itaca-catastrofe) di Girgenti-Rup’Atenèa: «Oh paesello mio addormentato, che scompiglio dimani, alla notiza della mia resurrezione!… enorme, omerica risata…» (Pirandello, “Il fu Mattia Pascal”).

In questo testo la poetessa-lettrice presenta la TRAGEDIA-CATARSI-CROCE (d’aria-acqua) dello SPETTACOLO BARBARO CICLOPICO TITANICO (Opera-Giornata Una-Natalizia-Lustrale-Metafisica della dimenticanza-pianto di prima = “Questa sera si recita a soggetto” al Teatro Stabile N.N. di Girgenti) e la CATASTROFE-RABDOS (di fuoco-terra) della TRAGEDIA del TEATRO GRECO GIGANTESCO-COLOSSALE (Opera-Giornata Trinacria-Pasquale-Fisica della memoria-risata di dopo = “Tre parti scritte” per il Teatro-Nome, il Teatro della Pugna (Armonia-Fuoco) dei Giganti (Numeri-Numi-Lumi Spiriti-Antenati) del Gigante Centimano, il Telamone-Nome-Logos-Vangelo-Angelo Centuno, l’UOMO DIO-Zeus-Toro Falaride, il Minotauro Crocefisso d’Akragas): «… un mezzo busto… nel rigo seguente il nome del mio podere…» (Pirandello, “Il fu Mattia Pascal”).

La Salvaggio dimostra che il Maestro Puranghellos («… caddi come una lucciola…») non poteva completare “I giganti”, il dramma del ritorno-catastrofe del Drammaturgo Sole Uomo Dio, il figlio cambiato caduto dal cielo («… – Caduto! Caduto! – …»), il figlio ritrovato e riconosciuto dal popolo girgentano, il pubblico censore del teatro greco all’aperto, il teatro sancalogerino (siesta-natale-croce del Dio Damiano del cielo e corsa-pasqua-rábdos dell’Uomo Cosmo della città): «… la vostra «Favola del figlio cambiato»… ci vuol tutto un popolo per rappresentarla…» (Pirandello, “I giganti della montagna”).

Per Giorgio Bárberi Squarotti la scrittrice siciliana ha rivoluzionato gli Studi Pirandelliani e non solo: «(Torino, 1 febbraio 2017) Cara Amica, vedo che continua a ricostruire e ricreare l’antica Agrigento sull’eco dell’opera narrativa e teatrale di Pirandello. Mi congratulo e Le auguro la più lieta ventura…» (Giorgio Bárberi Squarotti, “Lettere a Mirella Salvaggio”).

Nice Xerri Mirabile

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Studi sul martire Acacio il cappadoce

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Il santo martire Acacio o Agazio, centurione di origine cappadoce decapitato a Bisanzio nel 303 d.C. per essersi dichiarato cristiano, fu oggetto di venerazione non solo in tale città, dove vennero erette in suo onore alcune chiese, ma anche in Occidente, con esattezza in Calabria, nella cui cittadina di Squillace si cominciò, in epoca medievale (probabilmente fra il XIII e il XV secolo), a praticare il suo culto, da lì estesosi, poi, ad altre cittadine calabresi. In questo libro l’autore ha raccolto 5 studi nei quali, oltre ad illustrare la figura di Acacio e a soffermarsi sul culto delle sue reliquie tanto a Costantinopoli quanto a Squillace, pone in risalto la fortuna di cui il martire godette nei secoli mediante l’innografia e l’iconografia.

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Su Messina e altri scritti

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La fine di Messina, cioè la sua incapacità di essere una vera comunità, si trova proprio in questo evento di chiusura nell’unità statale, che le ha tarpato le ali e l’ha portata lentamente a morire…(Aldo Nigro)

I messinesi, da un trentennio circa a questa parte, «seguono quella strana legge della matematica che vuole qualunque cifra moltiplicata per zero fare zero»: «Proprio questa legge, che non dà scampo e che può definirsi per comodità, “fattore zero”, al di là di ogni possibile indagine antropologica, storica, sociologica, culturale o anche giuridica, spiega a mio parere il declino di Messina corrosa e rasa al suolo dal terribile cancro della mediocrità che produce metastasi e che condanna la città a una lenta agonia che sembra assolutamente irreversibile avendo spento le speranze, eliminato i sogni e trascurato i bisogni… (Lucio Barbera)

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Succede tutto per caso

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L’omicidio di un ragazzo perbene, pur lasciando nell’indifferenza assoluta i suoi concittadini, scuote la coscienza di un freddo e spietato assassino che, guidato da una propria morale e da una particolare visione della giustizia terrena, inizia un lungo viaggio nei più reconditi meandri della psiche umana.
Una giovane donna, alle prese con la sua prima esperienza di rilievo da pubblico ministero, è costretta a combattere contro i pregiudizi maschilisti prima ancora che contro gli autori di una lunga scia di sangue.
L’indagine penale sarà quindi il pretesto per esplorare la vera essenza della società moderna che, dietro una facciata perbenista, nasconde, tra i gangli delle istituzioni piuttosto che nel sottobosco della criminalità organizzata, la sua vera anima corrotta e malata.
Alla fine uscirà trionfatore soltanto colui il quale avrà reso vera giustizia, non attraverso gli ipocriti schemi formali delle leggi ma grazie al perseguimento dei propri ideali e all’insegna dei veri valori che ormai tutti disconoscono.

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Sui Grecismi nel lessico della parlata arbereshe di San Costantino Albanese

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Il presente studio ha individuato i grecismi più frequenti nella parlata arbëreshe di San Costantino Albanese (SC). Questa parlata, caratterizzata da una struttura morfologica più conservativa e antica rispetto agli altri dialetti arbëreshë, è risultata essere, infatti, di particolare interesse.
San Costantino Albanese appartiene all’Area Lausberg, area che si estende tra Basilicata meridionale e Calabria settentrionale e che comprende i dialetti romanzi più arcaici (i quali linguisticamente appartengono al gruppo dei dialetti lucani). Molti grecismi della parlata di SC sono precedenti all’emigrazione oltremare degli arbëreshë e, quindi, sono sopravvissuti in tale dialetto, contrariamente a quanto si nota per la lingua albanese, in cui alcuni di questi grecismi non esistono, oppure sono scomparsi. Tramite questo studio comparativo si sono evidenziati alcuni tratti fonetici e morfologici tipici nonchè le formazioni delle parole tipiche presenti nella parlata arbëreshe, tralasciando gli aspetti linguistici di quei grecismi provenienti dai dialetti italiani. Questo studio risulta essere, dunque, di particolare interesse per tutti coloro che si occupano di lingue in contatto, e, più in particolare, di dialettologia arbëreshe e di storia della lingua albanese, ovvero della evoluzione diacronica della parola.

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Sul carro della luna

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Riflessioni poetiche

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