Atti del convegno di Ferrara

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Sono riunite in questo volume alcune relazioni e comunicazioni
presentate al convegno svoltosi nell’Aula magna del Dipartimento di
Scienze giuridiche dell’Università di Ferrara nei giorni 26-27 ottobre
2007 sul tema: “La Carta e la Corte”. I problemi da trattare avevano
ad oggetto la tutela penale del fatto religioso presente nel Codice
Rocco in rapporto sia alla Carta costituzionale, sia alle interpretazioni
proposte e imposte negli ultimi trenta anni dalla Corte costituzionale.
La pluralità e le diversità delle opinioni sono state l’alimento vitale del
dibattito e la giustificazione del convegno stesso a dimostrazione della
perdurante attualità della materia ecclesiasticistica e della centralità
in Italia del fatto religioso nelle sue varie articolazioni.
Nella speranza di avere, sia pure limitatamente, contribuito ad
alimentare lo studio e il dibattito su alcuni dei più sensibili temi legati
alle materie ecclesiasticistiche, il curatore ringrazia chi ha voluto contribuire
scientificamente con i propri scritti e chi ha voluto contribuire
economicamente per la realizzazione del convegno

 

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Attraverso i suoi occhi

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Rebecca è matricola all’università. Dopo quello che chiama “l’incidente” e di cui non parla mai, cerca di mostrarsi fredda e indifferente al mondo esterno, ma si scioglie in pensieri dolorosi nell’intimità del suo Quaderno delle Riflessioni.
Una sera, recandosi ad un concerto dei Dream Theater, si scontra con Lorenzo, cupo e introverso musicista, con il quale instaurerà fin da subito un rapporto di odio-amore: entrambi nutrono un segreto senso di colpa per qualcosa che in passato ha sconvolto la loro vita e questa consapevolezza reciproca li farà sentire legati fin da subito. A seguito di una serie di incomprensioni però, le strade dei due ragazzi sembrano destinate a dividersi.
La mente dubbiosa di Rebecca troverà le risposte a tutte le sue domande? Lorenzo imparerà qualcosa su sé stesso, guardando attraverso i suoi occhi?
Soltanto quando questo accadrà, la loro sofferenza potrà lasciare spazio a nuove emozioni che, nonostante la paura, riusciranno a farli tornare a sorridere, almeno fino alla prossima sorpresa del destino.

 

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Attraverso lo specchio:

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Lo sguardo di Renate Siebert esplora e interroga con curiosità e passione, intelligenza e partecipazione i cambiamenti più profondi della società contemporanea, adottando una prospettiva che di volta in volta la conduce a situarsi dalla parte di soggetti scomodi, o perché tacitati dalla storia o perché complici, con i loro silenzi e le loro strategie, di una violenza totalitaria che suscita angoscia e semina morte. In questo volume, un gruppo di studiosi rende omaggio alla persona e al lavoro della sociologa tedesca che da anni ha scelto di vivere e lavorare in Calabria, ponendosi simbolicamente di fronte a uno specchio che riflette, ma che al contempo induce ad andare oltre ciò che appare. Essi assumono come punto di partenza tre parole-chiave del dibattito teorico contemporaneo – i concetti di riconoscimento, culture e identità – e avviano un dialogo che li conduce a esplorare, secondo un approccio multidisciplinare, territori tuttora incogniti della nostra società.

Scritti di:
Laura Balbo
Monica Massari
Detlev Claussen
Anna Salvo
Geneviève Makaping
Anna Curcio
Donatella Barazzetti
Sabrina Garofalo
Giovanna Vingelli
Teresa Grande
Rocco Sciarrone
Alessandra Dino
Ercole Giap Parini
Francesca Viscone
Umberto Santino

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Avanti!

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L’Avanti! racconta come tutte le conquiste di democrazia e di civiltà siano state ostacolate, denigrate, derise dai partito comunista fino a ridurre il Psi al minimo storico e alla resa politica. Poi il miracoloso risorgimento opera di un uomo solo, Bettino Craxi, che ha capito che la colpa delle sconfitte elettorali non è della politica socialista di collaborazione con i cattolici, ma è responsabilità unica della faziosità comunista, della sua pretesa superiorità culturale, della sua ideologia ottocentesca e pseudorivoluzionaria che va combattuta a viso aperto. “Se a sinistra c’è qualcuno che sbaglia – proclama Craxi – non siamo noi, sono i comunisti”. Ed il PSI rinasce. Col governo Craxi l’Italia entra fra i grandi della terra. Di questa mirabile avventura il giornalista Sante Casella è partecipe fin dal 1970, quando inizia la sua collaborazione al giornale. Una collaborazione attenta precisa, puntuale, che si ripete nella nuova edizione dell’Avanti! che torna a vedere la luce dopo lo sfascio del 1994. Cito per tutti la grande inchiesta sulla sanità nella sua regione, che sfata menzogne e dicerie e prospetta con energia la realtà della situazione. Sante Casella scrive dalla Calabria, terra sempre generosa con i socialisti che qui hanno anche avuto il 27 per cento dei consensi. La diaspora del partito ha colpito anche la Calabria. Rivalità, personalismi, interessi particolari hanno frazionato e disperso un grande patrimonio di energie sociali. L’elettorato socialista è sempre forte, ma il socialismo a pezzi non è più il grande motore della Calabria. Possiamo dire con ragione che il terremoto socialista calabrese non ha colpito l’idealista Sante Casella. La sua ispirazione, i suoi scritti sono rimasti quelli delle sue convinzioni riformiste e libertarie. Auguro a Sante Casella anni e anni ancora di proficua collaborazione. dalla presentazione dell’On. Stefania Crax Ho ripreso la collaborazione col nuovo Avanti! dal 1998 al 2003. A quest’ultimo periodo si riferiscono gli articoli, i servizi e le interviste riportati nella presente raccolta. Per il primo lungo periodo – 1970/1993 – sarebbero occorsi diversi volumi. (del primo periodo riporto in apertura l’ultimo mio articolo dal titolo “La politica vera e pura ha un futuro certo”; come risposta preventiva agli sfascisti dell’antipolitica presenti anche nel panorama sociale e politico attuale). Le linee fondamentali di tutti i miei scritti pubblicati sull’Avanti! rivelano una personale e profonda convinzione politica, ideologica e culturale – che credo e spero sia condivisa da molti ex militanti e/o ex elettori socialisti – che poggia sui seguenti principi: 1- Anche se appare arduo e difficile, bisognerà un giorno ricomporre ad unità la diaspora socialista, coinvolgendo le nuove generazioni e superando gli egoismi, le ambizioni di potere e la corsa al “dio denaro”; 2- La difesa dell’ideale, della tradizione e della cultura del socialismo democratico e libertario serve ai riformisti ed al sistema democratico e repubblicano del nostro Paese; 3- Non dimenticare mai che i socialisti ovunque abbiano governato (in Italia e nel mondo) non hanno mai tolto la libertà a singoli individui e/o a intere popolazioni; 4- I veri socialisti, per sopravvivere a tutti i terremoti veri o presunti, non devono fare mai alleanze politiche od elettorali con partiti e movimenti totalitari ed illiberali; 5- I socialisti, sulla base degli insegnamenti che promanano dalla storia passata e recente, non avranno un futuro alleandosi o confondendosi con partiti comunisti o post-comunisti eredi dell’ideologia marxista-leninista.” dall’introduzione dell’Autore

 

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Avrà gli occhi come il mare

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La prima ecografia rivela impietosamente a Ines e Marco che il battito del bambino non c’è mai stato.
Inizia per loro una dolorosa odissea di nuove gravidanze, aborti spontanei e pellegrinaggi da un medico all’altro.
Ines si sottopone ad ogni terapia anche contro il parere di Marco, che fatica a riconoscere in lei la donna che ha sposato ma che non può non assecondarla. Pensando a se stessa come a una donna a metà, Ines si annulla pur di avere un figlio, a volte mettendo a rischio l’unione con Marco.
Una storia d’amore, di dolore ma anche di speranza, dove il lieto fine non è scontato ma sicuramente auspicato da tutti coloro che si commuoveranno nel leggerla.
Una storia che, tra tutti i colori dell’arcobaleno, sceglie di tingersi di azzurro. Proprio come il mare.

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Ballata delle attese

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Erminio Maurizi è poeta originale, come formazione, non legato a sintassi preordinate. La sua poesia trova la migliore espressione nella breve misura del frammento che dà vita a testi di assoluta semplicità e trasparenza. I suoi componimenti sono caratterizzati da una dimensione narrativa e musicale del tutto particolare.

(Alberto Bevilacqua)

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Bambini a perdere

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L’infanzia è invisibile all’umanità, una realtà senza diritti nonostante leggi e convenzioni internazionali. Un inferno sulla Terra: ogni anno circa 15 milioni di bimbi muoiono prima di festeggiare il loro quinto compleanno, attesta l’Onu. Quando ad annientare bambini e adolescenti non sono la sete, la fame, le malattie, il lavoro sporco è imbastito dalle guerre infinite. Capitolo a parte è la sparizione di 8 milioni di minori ogni 365 giorni, Europa inclusa. Un perverso sistema che alimenta il cancro della pedofilia e il traffico di organi umani. Da considerare in Italia il sequestro di Stato di tanti minori mai resi adottabili, per garantire con sperpero di denaro pubblico, un affare miliardario, nonostante le denunce di genitori, avvocati e associazioni. E il governo Renzi non risponde agli atti parlamentari, inclusa la dilagante pedofilia che non risparmia i neonati. Dei pargoli non si butta via niente, come attesta il fiorente mercato degli organi.

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Banditi e schiave

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’Ndrine, albanesi e il codice Kanundi. “Negli anni Novanta, era la strada della speranza, la nuova America. Oggi dall`Adriatico a bordo dei gommoni che un tempo trasportavano clandestini, arrivano droga, armi e schiave. E` il nuovo business della mafia albanese, clan potentissimi rinserrati nei loro vincoli di sangue, un familismo inviolabile, come quello della ‘ndrangheta. Le fis, le famiglie allargate patrilocali e patrilineari, costituiscono l`ossatura di una mafia che rischia di diventare uno dei problemi più seri per l`intera Europa, una sfida nella sfida, o meglio la sfida delle sfide. Quando ancora in Italia passavano per straccioni, gli schipetari nel Queens, la frontiera dei boss italo-americani, mettevano in discussione il potere dei Gambino, dei Lucchese e dei Colombo… Il libro di Arcangelo Badolati e Giovanni Pastore ha la forza dell`inchiesta giornalistica, la capacità di scrutare in ambienti poco conosciuti e, pertanto, finora, fortemente sottovalutati. “Banditi e schiave è un volume che si legge tutto d`un fiato con le sue storie di violenze, abusi e omicidi, ma soprattutto colma un vuoto, dovuto alla mancanza di studi seri e approfonditi sulla mafia albanese” (Dalla prefazione di Antonio Nicaso). In questo testo si parla tra l`altro di inchieste non ancora approdate al dibattimento o processi che ancora non sono giunti a sentenza definitiva. Per tutti i protagonisti di queste vicende, vale la presunzione di innocenza.

 

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Banditi e schiave. I femminicidi

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Scritto a quattro mani dai giornalisti Arcangelo Badolati e Giovanni Pastore, Banditi e schiave è un libro che, per la prima volta, scruta tra le maglie di un fitto intreccio criminale rimasto nell’ombra e  offre una ricostruzione del sodalizio stretto tra la mafia albanese e la ‘ndrangheta, attivo soprattutto nella parte settentrionale della Calabria, divenuta una sorta di “laboratorio criminale”.
I banditi sono i criminali albanesi riuniti in clan che mostrano tratti distintivi assai simili a quelli della ‘ndrangheta calabrese.
Le schiave sono le donne albanesi che, rapite o adescate con l’inganno, vengono comprate, vendute e costrette alla mercificazione del proprio corpo, per produrre danaro col sesso. Sono donne alle quali è stato tolto tutto, anche la loro identità.

Nelle pagine prendono corpo, appunto, le operazioni che hanno portato alla luce il turpe mercato che ruota intorno alla schiavizzazione delle donne straniere in Calabria e nell’intera penisola e le testimonianze di alcune di loro disegnano scenari agghiaccianti. Strappate alle loro famiglie, caricate come merce su gommoni, una volta giunte in Italia, non possono più tornare indietro.
Vengono ammazzate.
Ma le donne ammazzate non sono solo quelle albanesi. Accanto a queste donne senza nome vi sono quelle italiane e calabresi che sono tante e stanno diventando tantissime. Le pagine del volume entrano con forza anche nei femminicidi consumati in Calabria, alcuni diventati eclatanti come quello della giornalista Maria Rosaria Sessa, di Tiziana Falbo e della giovanissima Fabiana Luzzi che, accoltellata e bruciata viva a Corigliano il 24 maggio del 2013, è in ordine di tempo il delitto più raccapricciante perché compiuto dal fidanzatino, giovanissimo come lei.
A riprova che la crudeltà è una matrice comune di tempi e spazi diversi tra loro. Ma solo apparentemente.

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Benevolenza

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Benjamin il cinema e i media

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“Trasferire piante dal giardino dell’arte alla terra straniera del sapere, per poter individuare i piccoli cambiamenti di colore e di forma che in tal modo si manifestano. La cosa più importante è la delicatezza nell’afferrare, la cautela con cui l’opera viene rimossa con le sue radici, che poi vanno ad arricchire il terreno del sapere. Il resto viene da sé, poiché nell’opera stessa sono contenuti quei pregi che dovrebbero chiamarsi critica nel soli senso più alto” (Walter Benjamin) – scritti di Theodor W. Adorno, Marcello Walter Bruno, Vincenzo Cuomo, Monica Dall’Asta, Roberto De Gaetano, Daniele Dottorini, Paolo Jedlowski, Suzanne Liandrat-Guigues, Bruno Roberti

 

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Bernardino De Bernardis

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Bernardino De Bernardis da semplice frate calabrese di Fuscaldo inizia una carriera punteggiata da successi tra Roma, Venezia e Varsavia con funzioni di alta responsabilità. Dalle sue lettere emerge un vero e proprio spaccato dell’epoca in cui visse. Trascorse quasi un lustro (1739-1743) in Polonia, quando per i buoni uffici di una dama di corte, Zanetta Farussi, madre di Giacomo Casanova, venne eletto Vescovo di Martirano in Calabria. Secondo noi, è qui il vero nodo di tutta la storia, perché una consolidata ‘vulgata’ ritiene che è il veneziano a conferirgli un alone di leggenda e di eternità. Dalla lettura del suo intero epistolario e delle carte d’archivio, emerge la figura di uno studioso colto e di un uomo di chiesa di integerrimi costumi. Per questo abbiamo ritenuto il De Bernardis degno della massima attenzione e abbiamo stilato una biografia che, accompagnata al romanzetto casanoviano, rafforza il valore e il contenuto della sua vita di uomo e di religioso”. Roberto e Francesco Musì

 

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Bernardino Telesio

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Mi sembra che si debba festeggiare, quando è dato incontrarla,
la buona divulgazione, in particolare in un saggio
come questo in cui tra l’autore e l’interprete si notano
gli elementi di ciò che mi piace chiamare un “necessario
rapporto”, la consapevolezza cioè che di quell’autore (nel
nostro caso il grande Bernardino Telesio) è diventato un obbligo
parlare ai giovani, al popolo, perché c’è una lezione
che preme per essere conosciuta a distanza di secoli; una
verità remota che si dichiara ineludibile, per spiegare un
mondo, la cultura di un’intera comunità, in un dato momento
storico o per sempre.
È il necessario rapporto per cui Vincenzo Segreti, assai
noto ed apprezzato storico di Amantea e come critico
di elegante, ma esigente talento, nelle pagine di “Calabria
Letteraria” e altrove, ha ritenuto opportuno dedicare la sua
ultima fatica a Bernardino Telesio, un filosofo, uno scrittore,
assolutamente caratterizzato dalla cultura dell’irripetibile
Umanesimo latino, un autore non facile né per lingua, né
per scelte intellettuali, tutte – comunque – lontane dal Novecento,
sinora prediletto da Segreti.

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Biografie di Personaggi noti e meno noti della Calabria

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(DALLA PREFAZIONE DI GIACINTO NAMIA) Carmela Galasso è un’attenta studiosa di storia calabrese. Il presente volume nasce da una lunga e amorevole ricerca di personaggi che dall’antichità a oggi hanno onorato in vario modo la Calabria dagli atleti agli artisti, dagli scrittori ai filosofi, dai politici agli scienziati ai santi. L’autrice non ha voluto tuttavia tralasciare, nella sua carrellata storica, personaggi illustri non calabresi di nascita ma che hanno operato autorevolmente in Calabria, come ad esempio l’archeologo trentino Paolo Orsi, i piemontese Umberto Zanotti Bianco – archeologo, filantropo e meridionalista – il glottologo tedesco Gerhard Rohlfs. La Galasso ha disposto in ordine alfabetico la trattazione dei singoli personaggi, le voci riportano sul personaggio biografato l’essenziale che serva insieme a inquadrare storicamente la presentazione e a orientare il lettore desideroso di informazioni rapide e sicure. È un metodo di lavoro che ha seguito circa un secolo fa Luigi Aliquò Lenzi nella sua opera ben nota Gli scrittori calabresi (Messina 1913, II ed. ampliata Reggio Calabria 1955). Ma l’Aliquò Lenzi, come si evince dal titolo, ha limitato la sua trattazione agli scrittori calabresi, dandole peraltro un taglio storico-critico, la Galasso ha scelto invece una posizione più neutra che privilegia i dati biografici e rifugge da giudizi di valore che possono apparire a volte troppo soggettivi o discutibili. Più recentemente la rivista calabrese “Quaderni Mamertini”, che esce a Bovalino (RC) ha curato (dal 2001) una serie di numeri unici dedicati a figure della storia calabrese. Ultimamente la rivista ha trattato in modo più specifico di studiosi calabresi contemporanei (anno 2006, numeri 66-67): una serie di Memorie di studiosi calabresi contemporanei redatte con grande diligenza da Rocco Liberti. I numeri monografici sono di ambito ristretto e limitato sia dal punto di vista della tipologia dei personaggi (studiosi) sia dal punto di vista della cronologia (solo contemporanei); le “memorie” sono dei resoconti di incontri d’autori. Il volume della Galasso è un’opera di consultazione che non vuole, e certamente non può, “fare il punto” sull’argomento, ma se mai stimolare il lettore interessato ad allargare la ricerca con opere più specifiche e con studi monografici, che sono disponibili su non poche delle “voci” trattate. È un lavoro apparentemente umile e di ambizioni modeste, ma l’autrice ci ha messo dentro il cuore e almeno una decina d’anni di fatica paziente e affettuosa. I lettori, che mi auguro siano molti e benevoli, le saranno riconoscenti e ne apprezzeranno l’opera ogni qual volta vi dovranno ricorrere per verificare un nome o una data o un atto relativo a qualche illustre personaggio calabrese dal passato più lontano a quello più recente. GIACINTO NAMIA

 

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Bisturi, fuoco e parola

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Che bisturi e fuoco rientrino nel novero degli strumenti di intervento della medicina greca antica (ma non solo), è abbastanza noto. In effetti, sebbene non siano le uniche pratiche operative, senza dubbio incisioni e cauterizzazioni rimangono maggiormente impresse nell’immaginario collettivo, dal momento che si presentano come le più ardue, nonché invasive e dolorose: non è un caso, probabilmente, che talvolta vengano con amara ironia considerate alla stregua di vere e proprie torture inflitte ai malati. Il volume, tuttavia, concentra la propria attenzione soprattutto sulla parola (logos), cui probabilmente si è meno abituati a pensare in termini di strumento medico. Invero, essa sicuramente è un elemento assai rilevante e strategico, in senso sia epistemologico (relativo, quindi, allo statuto della iatrikè téchne) sia polemologico (in riferimento, cioè, alle lotte contro i molteplici nemici dell’arte) sia, in modo particolare, dialogico (con riguardo all’imprescindibile collaborazione tra medico e paziente, alleati nella comune battaglia contro la malattia). Quanto ai primi due aspetti, è opportuno sottolineare non solo il fatto che gli autori ippocratici, pur con sfumature diverse, si sforzino di salvaguardare l’arte medica nella sua identità e autonomia mediante argomentazioni razionali, ma anche che la stessa arte che si vuole polemicamente difendere è tale perché è stata a sua volta razionalmente fondata. Detto altrimenti, il lógos non è in gioco solo in funzione del pólemos, ma pure, e in prima istanza, in quanto è alla base della téchne stessa: anzi forse proprio grazie a questa sua natura costitutiva può sussistere l’ottimistica convinzione di poter aver la meglio nei confronti dei rivali anche più agguerriti. Comunque, si può sostenere che anche la contrapposizione polemica (pólemos) ha contribuito moltissimo al lógos della téchne, in quanto le ha dato, nel momento della crisi (krísis), un ulteriore stimolo all’affinamento della sua stessa strumentazione logica, in modo che proprio quando la medicina fu costretta a difendersi diventò ancor più indispensabile pervenire a una più precisa autodefinizione come arte autonoma.

 

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Breve documento sulla “Nuova Filosofia”

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Sotto e sopra la cappa del cielo non è avvenuto nulla di così radicale che non si possano più ripetere le stranezze, gli orrori, le stoltezze, i crimini, le superficialità e le imbecillità che compongono i quasi otto decenni della storia del nostro eterogeneo secolo. Tutto quello che del passato ci procura tremore e terrore è presente, come attualità o come potenzialità, nella nostra quotidianità.
Perché una nuova signora Krupp non può regalare a qualche nuovo signor Hitler un nuovo e più efficace strumento di terrore e di morte? Perché un mediocre, ma solido, perseverante, tattico, abile impostore, membro di qualche comitato centrale, non potrebbe divenire un nuovo Stalin e portare a compimento, con maggiore destrezza e successo, azioni criminose, più di quanto non abbia fatto lo Stalin dell’URSS?
A questi “perché” crediamo che non si possa rispondere con i “ricorsi” storici di vichiana memoria. Certa storia non ha bisogno di ripetersi, è già qui, anzi è sempre stata qui; per individuarla basta che ci guardiamo intorno per qualche istante, scevri da qualsiasi forma di condizionamento politico-ideologico in cui siamo calati, scevri dal misticismo dei molteplici ruoli sociali che il conformismo dominante ci ha imposto…
(da Exordium)

Amici e nemici della società aperta non vuole essere semplicemente un confronto tra Popper e Pezzimenti – filosofi, che certamente continuano ad offrire spunti originali inerenti lo sviluppo della società aperta, per il modo in cui sostengono le ragioni di una cultura cosmopolita basata sull’integrazione fra i popoli –, ma il tentativo di abbozzare e proporre al lettore una suggestiva e accurata disamina all’interno della società occidentale, partendo proprio dal rapporto epistolare che i due pensatori ebbero alternatamente per circa un decennio, dal 1984 al 1994.

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Breve storia del mondo occidentale

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La storia del mondo in cui viviamo, le sue vicende politiche e sociali, la sua evoluzione nei secoli, i momenti di grandezza e quelli di debolezza. Una storia a tratti grande e importante e a tratti fortemente riprovevole. Una storia raccontata con la sensibilità di un figlio di questo mondo ma anche con grande rigore e con l’assoluta assenza di indulgenze e reticenze.

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Brio e malinconia

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Il libro di Gino Ragusa Di Romano ha il palinsesto delle vibranti malinconie. Il titolo? Suggestivo! La ricchezza è ciò che quel linguaggio-casa testimonia. Un libro importante che avvia un viaggiare tra scogli e memorie.
La parola nei linguaggi della poesia si autoesclude dalla materia. La parola non conosce la materialità. Conosce l’immaginario, la fantasia, la finzione della memoria. Una finzione che è un naufragare tra lo spazio e il tempo. Sottile. Specchiante. Riflesso. Spazio-tempo.
Ciò che “Brio e malinconia” emana. Il raccontare del linguaggio è comunque sempre una malinconia. Si pazienta. Si cerca l’oblio. Si giunge alla noia. Ci si abita nella parola. Chi usa la parola ha la necessità di usare il pensiero. Così nel viaggiare tra le percezioni e le emozioni.
La poesia di Gino Ragusa Di Romano  ha il sublime.
L’estetica vive nella letteratura. Senza estetica l’arte non avrebbe senso. In questo camminare scorrendo il vocabolario del linguaggio poetico si corre il rischio di essere annientati dalla folgorazione. Il rischio? Annientati? Certo. Perché la Affabulazione ha il mistero della magia. Nulla accade per caso. Tutto ha la volontà o il volere della rappresentazione in cui il mito si legge come Potenza. La parola non è forse Potenza?
La malinconia che scaccia il rimpianto non è forse volontà? Ragusa Di Romano vi sottolinea ciò.
(Dalla nota critica di Pierfranco Bruni)

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Bulimia di pensieri

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Mi addentrai nella sofferenza,

sviscerai il mio inconscio e tutte le forme d’amore finora sperimentate.

Sfondai i sassi sui sentieri,

senza lasciarmi finire.

Dare parole alla mia anima mi ha salvata;

mi ha liberata dalla maledizione dei mari in cui ero sommersa.

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C’è posto anche per te

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Il viaggio della memoria, trascina tutti i vagoni pieni di sensazioni, costumi, usanze, sentimenti. Un treno che viene da lontano, senza mai uscire dai binari. Prima che la locomotiva si rifiuti di trascinare i vagoni, ai giovani voglio raccomandare di non disperdere il contenuto e li invito alla manutenzione dei binari, per evitare di deragliare e tutto abbandonare. Vorrei che tutti questi scritti fossero un messaggio di buon auspicio per i giovani, oggi insoddisfatti, spesso amorfi, i quali guardando al passato, possano capire quanto tutto era sudato per potere vivere ed andare avanti onestamente.

 

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