Amare Pavese

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Contributo di Marilena Cavallo

A cura di Micol Bruni

Cesare Pavese. Uno scrittore che ha attraversato le malinconie dell’amore in un vissuto di esistenze e di parole. Lo scrittore che non ha mai creduto nel realismo e, non credendoci, non lo ha mai accettato. Uno scrittore osteggiato e temuto perché la sua poesia e il suo romanzo hanno fatto scuola, ovvero hanno creato degli indirizzi letterari, estetici e linguistici.
Da Lavorare stanca a Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, da Paesi tuoi a La luna e i falò la griglia simbolica è un percorso di archetipi e di miti sino a toccare la bellezza e la morte dei Dialoghi con Leucò.
Un libro unico nel contesto del Novecento che la critica italiana non ha mai capito e tanto meno hanno compreso i compilatori delle antologie scolastiche e tanto meno i docenti che si formano su tali antologie.
Pavese resta un riferimento. Il Novecento letterario, nella sua complessità, si apre con D’Annunzio e si chiude con Pavese.

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Ambiente e biotecnologie

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Il passato, brutto o buono che sia, condiziona sempre le nostre azioni. Questo vale soprattutto per la violenza, che produce effetti devastanti nel momento in cui una persona la subisce e condiziona inevitabilmente il suo presente e il suo futuro.
Parlare di questi argomenti è importante.
Il libro racconta infatti un’esperienza di violenza domestica e mostra le profonde ferite che ne conseguono. Dunque queste pagine vogliono dar voce al dolore, spesso taciuto o nascosto, di tutte le donne che vivono situazioni simili, nel tentativo di sollecitare una presa di coscienza diffusa intorno al fenomeno, e di alimentare pratiche concrete orientate alla prevenzione.
Per l’autrice il passaggio attraverso la violenza e la sua faticosa rielaborazione hanno rappresentato anche l’occasione per scoprire una dimensione di impegno militante, per cui di recente ha promosso la fondazione dell’Associazione Camerunese di Lotta contro le Violenze sulle Donne (ACLVF).

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Amici e nemici della società aperta

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L’espressione eloquente «società aperta», che si contrappone a «società chiusa», appartiene al filosofo francese Henri Bergson (1859- 1941), che nel volume Le due fonti della morale e della religione delinea i tratti fondamentali da cui trae spunto Karl Raimund Popper per impostare la sua difesa della democrazia ne La società aperta e i suoi nemici. Sullo stesso percorso si innesta la riflessione di Rocco Pezzimenti che, ne La società aperta e i suoi amici, propone un’acuta interpretazione relativa all’evoluzione della società romana, primo esempio di cultura cosmopolita che, attraverso l’Impero, fu portatrice di una visione globalizzata della storia.

Amici e nemici della società aperta non vuole essere semplicemente un confronto tra Popper e Pezzimenti – filosofi, che certamente continuano ad offrire spunti originali inerenti lo sviluppo della società aperta, per il modo in cui sostengono le ragioni di una cultura cosmopolita basata sull’integrazione fra i popoli –, ma il tentativo di abbozzare e proporre al lettore una suggestiva e accurata disamina all’interno della società occidentale, partendo proprio dal rapporto epistolare che i due pensatori ebbero alternatamente per circa un decennio, dal 1984 al 1994.

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Amor sacro & amor profano

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Cosa significa amare? Cosa resta nella società di oggi di questo sentimento, quando si confronta con i bisogni di libertà individuale e con le nuove dinamiche di coppia oppure quando si intreccia con i fenomeni migratori? A volte considerato come l’unica ragione dell’esistenza, altre sofferto come una mancanza, l’amore riempie comunque i sensi; lo fa anche quando si fa fatica a immaginarlo o a definirlo con le parole che si hanno a disposizione. Costretto a misurarsi con i mutamenti sociali e con i profondi sviluppi identitari e di genere, questo sentimento, antico come noi, sta cambiando per adattarsi alla forma che la vita, pubblica e privata, ha assunto ai giorni nostri. Attraversando le idee di sociologi come Simmel, Beck, Bauman e Boltanski, il volume indaga le diverse esperienze dell’amore e quei risvolti problematici che si generano sullo sfondo di relazioni più effimere e caratterizzate dalla possibilità di cambiare in ogni momento le proprie scelte.

 

Scritti di
Olimpia Affuso
Massimo Cerulo
Romana Giulia Colantonio
Franca Garreffa
Paolo Jedlowski
Rossella Michienzi
Fedele Paolo
Ercole Giap Parini
Cirus Rinaldi
Vanessa Roghi  
Stefania Salvino

 

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Amore… Amore… Ancora amore

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Sono versi palpitanti quelli che Mario Gelsomino offre ai lettori. Di una vivezza così intensa da sentirli a pelle e percepirne la forza e l’intensità. Un uomo che ci ricorda, con il suo versificare, come l’Amore eterno possa ancora esistere in questi tempi strani di polverizzazione dei sentimenti, di liquidità dei rapporti e di desertificazione amorosa. Ecco, la poesia calda e avvolgente che leggiamo in queste pagine ci consola e conforta perché l’amore non muore in fretta e il nostro sarà eterno ci sussurra Mario. E, a sentire questo sussurro, avvertiamo che l’ Amore può esserci ancora nelle nostre esistenze frettolose e talora insensate ma, questo sentimento delicatissimo va coltivato giorno dopo giorno, in quelle infinitesimali cose quotidiane che non ci appartengono più, nei gesti della giornata estenuante e fin dalle prime ore del mattino quando gli occhi si aprono ad un nuovo giorno e si specchiano in quelli di chi ti sta accanto. La tenera e forte poesia che leggiamo è proprio questo: un inno alla felicità che solo l’Amore può dare. Finché saprò / estasiarmi / della tua bellezza / la mia vita / sarà sempre colma / di felicità. Ma ora Mena non è più con noi e la poesia di Mario si muove in un’oscillazione che ora è dolente ora, invece, estatica. L’assenza genera sconforto, solitudine e dolore ma il ricordo della condivisione e di un cammino fatto insieme contribuisce a dare forza e speranza a chi resta. Questi versi, dunque, non hanno bisogno di troppo dire perché parlano da soli ed esplodono nel cuore di chi vi si accosta perché straordinaria e indicibilmente fascinosa è la “corrispondenza d’amorosi sensi” che si avverte. Un miracolo sì, che solo l’Amore può generare.

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Amore… Amore… Ancora amore

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Analisi del latte umano in relazione alla dieta mediterranea: un focus sulla provincia di Cosenza

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La dieta mediterranea rappresenta un modello nutrizionale ispirato alle tradizioni alimentari dei paesi del bacino mediterraneo. È costituita da alimenti che si bilanciano in modo perfetto, assicurando un equilibrato apporto di tutti i princìpi nutritivi. Si identifica come uno dei sistemi dietetici più sani, che, abbracciato lungo tutto l’arco di una vita, ma in modo particolare durante la gravidanza e l’allattamento, assicura sia alla madre che al nascituro una protezione a 360 gradi nei confronti di: diabete gestazionale, ipertensione (gestosi), deficit di vitamine, in particolare B9, indispensabile al feto per prevenire la spina bifida. La qualità (e non la quantità) del latte umano è strettamente correlata alla dieta materna, per cui seguire un regime alimentare corretto significa fornire al neonato un’alimentazione sana e nutriente. I dati emersi da una preliminare analisi di latte materno nella provincia di Cosenza, ha messo in evidenza come l’apporto proteico di questo fluido biologico cambia, ponendo l’accento e mettendo in discussione il comportamento alimentare delle madri che in linea teorica avrebbero seguito una dieta mediterranea. Il 18% dei campioni analizzati presenta una concentrazione proteica bassa, questo è relazionato al basso consumo di fonte proteiche e all’alto consumo invece di pane e pasta; il 23%, presenta un quantitativo proteico totale normale, associato ad una dieta mediterranea equilibrata, mentre il 59% mostra una concentrazione più alta, da attribuire probabilmente al maggiore consumo di carni e quindi imputato all’abbandono del modello nutrizionale mediterraneo. Non sono stati rilevati invece variazioni significative sul contenuto lipidico e sulla concentrazione di lattosio dei campioni analizzati. Nelle parole di Feuerbach “Noi siamo quello che mangiamo”, c’è tutta l’essenza dell’importanza di seguire un’alimentazione corretta sin dai primi giorni della nostra esistenza.

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Anatomia di una disfatta

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Anatomia di una disfatta parte dalla ambizione di mettere in fila, una dopo l’altra, le varie testimonianze dei protagonisti delle elezioni comunali di Cosenza del 2016, in forma di altrettanti racconti. Elezioni, bisogna dirlo subito, il cui esito ha lasciato con in bocca il sapore della scontentezza una certa parte della città più attiva politicamente, quella sinistra che credeva di contare e che invece ha visto il proprio potere, insieme al proprio prestigio, implodere come mucchi di sabbia prima creduti solide rocce: non solo non è arrivata una tanto agognata vittoria ma ci si è resi conto, soprattutto nel partito democratico, che, mentre si giocavano tante piccole guerre di posizione, la politica cittadina stringeva nuove alleanze, creava nuovi rapporti e sperimentava nuovi equilibri.

(Dalla Prefazione di Giap Parini)

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Andare oltre

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«Il mondo è troppo cambiato per poter pensare che possa essere narrato con antichi linguaggi e soltanto con generi tradizionali.»

Raccogliendo i contributi di autori e autrici che si pongono da prospettive disciplinari diverse – dall’antropologia, dalla sociologia e dalla storia fino alla filosofia del diritto, all’islamologia e alla letteratura – il volume propone un’ampia riflessione sui rapporti fra le letterature e le scienze sociali. Ogni capitolo è nutrito dall’intimo convincimento che la letteratura e le narrative, riuscendo ad allargare i confini di ciò che è per noi realtà, sono fonti di arricchimento sia per i saperi specialistici sia per la conoscenza di sé, dell’altro, del mondo. Possono esserlo romanzi e memoir, racconti letterari e narrazioni teatrali, cinema e televisione, resoconti antropologici e biografie. Il respiro di libertà e di profondità che la forma narrativa infonde ai saperi può essere interpretato come una sorta di correttivo permanente, un invito a guardare oltre, a rendersi sempre conto che il mondo non è unidimensionale.

Il volume si rivolge a un pubblico ampio e variegato, non necessariamente universitario, ed è particolarmente utile in corsi e in attività formative che riguardino l’intreccio fra le scienze sociali e l’analisi letteraria, all’interno dell’ampio panorama degli studi culturali.

Scritti di
Vito Teti
Anna Jellamo
Alberto Ventura
Caterina Pastura
Sonia Floriani
Monica Massari
Lanfranco Caminiti
Francesca Viscone
Vittorio Beonio Brocchieri
e una conversazione con Gabriella Turnaturi

 

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Andate, senza paura, per servire

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Cosa ha significato per la Chiesa la rinuncia di Benedetto XVI? Quali sono le grandi sfide cui è chiamato Papa Francesco? L’Autore vuole indagare, con l’occhio del giornalista appassionato, gli ultimi mesi che hanno interessato la Chiesa, dai motivi della storica decisione di Joseph Ratzinger alle fasi del Conclave, fino all’estate 2013, al grande incontro del pontefice argentino con i giovani a Rio de Janeiro. In pochi mesi Papa Francesco è entrato nel cuore della gente, ha riempito le piazze con la freschezza e l’autenticità che lo contraddistinguono, soprattutto con il suo essere Papa-parroco attento ai bisogni di ognuna delle sue pecorelle. Alle sue spalle, ha il Vangelo sulla cui via vuole far camminare la Chiesa di Dio e una Tradizione che lo sorregge, in una straordinaria continuità di idee e di intenti con i pontificati precedenti. Con interviste raccolte anche durante la Giornata Mondiale della Gioventù, il testo permette un focus dettagliato sul significato della visita pastorale nella terra dell’America Latina. Le sfide della Chiesa oggi sono molte, Papa Francesco è pronto ad accoglierle con entusiasmo.

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Andreotti assolto ! Il processo del secolo

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Il processo contro l’uomo politico italiano più famoso del secondo dopoguerra è stato giustamente definito il “Processo del secolo”. Giulio Andreotti, oggi Senatore a vita, dieci anni fa si ritrovò invischiato in una vicenda giudiziaria che ne ha significativamente “segnato” il percorso politico. Questo libro non ha nessuna ambizione se non quella di raccontare la cronaca di ciò che è avvenuto nel processo di secondo grado. (L.Z.)

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Anna

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Quello di Vittoria Bacher è un romanzo di formazione almeno quanto lo è di deformazione: la protagonista già da bambina ha cognizione di ciò che vorrebbe trovare di buono e di giusto nella realtà e crescere per lei significa solo scoprire, ogni giorno di più, quanto la realtà ne sia lontana.
È in parte il resoconto di una disillusione.

Prefazione di Maria Rita Parsi

 

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Annetta

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La storia di Annetta è la storia di un dolore che non ha possibilità di sopirsi e che nel corso di tutto il romanzo rimbalza costante e forte pari al rimbombo di un tuono. Perché Annetta non muore e basta. Ma si lascia morire pendendo da una trave da dove i suoi vent’anni, nemmeno compiuti, scivolano e urlano tutto lo strazio di un’esistenza consumata tra malinconia e solitudine, immobilismo e ferocia che ha il volto e l’ansimare di un padre fatto troppo di carne e poco di amore. E quella trave che ne regge il corpo e cela per sempre il segreto di un ventre gravido diventa simbolo e metafora del male che si aggira sempre e comunque attorno a noi, anche quando ha gli occhi rassicuranti di chi ci ha generato. Attorno alla morte di Annetta si attorcigliano le voci di un paese che sa eppure non sa e si avvoltola in una spirale di parole che non cambiano la tragicità di un evento senza ritorno. E sulle voci dei tanti e dei molti anche quella del narratore che s’incarica di rintracciare la verità tra le pieghe ferme del paese e che, seppure faro in tanta nebbiosità, non ha la forza di generare alcun cambiamento. Perché in fondo tutti sanno senza sapere come se la verità aleggiasse inevitabile tra e nelle cose ma a nessuno importasse. Perché le cose capitano e quando capitano restano lì nel loro ineludibile dolore che già, di per sé, parla e non ha bisogno di troppe parole.

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Antologia della letteratura Albanese

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Benché il popolo albanese sia uno fra i più antichi d’Europa e la sua lingua derivi dall’antico idioma illirico, la produzione letteraria vera e propria è cominciata con notevole ritardo, a causa di condizioni storico-sociali quanto mai difficili e complesse. I primi testi scritti in albanese – almeno per ciò che si conosce fino ad oggi – appartengono al secolo XV; è nel 1555 che viene pubblicata la prima opera, il Messale di Gjon Buzuku. Tuttavia è opinione comune di molti studiosi che la lingua albanese sia stata scritta già molto tempo prima. Comunque, un fatto è certo: la mancanza di una letteratura scritta non ha inciso in maniera rilevante sulla vita spirituale e culturale del popolo albanese il quale si era avvalso fino ad allora principalmente della tradizione letteraria orale. Il ricchissimo folklore, di incontestabile valore artistico, rivela chiaramente l’anima creativa degli albanesi, il loro mondo e la loro psicologia, caratterizzandoli, senza mezzi termini, come un popolo pieno d’energia vitale e amore per la libertà. Nel tardo Medio Evo, la letteratura albanese, ai suoi albori, era rappresentata da opere scritte in latino – lingua in uso nella cultura del tempo – come quelle degli umanisti Marin Barleti, Marin Becikemi e M. Mariuli, e da opere scritte in lingua albanese da un nucleo di letterati patrioti. Personalità come Pjetër Budi, Frang Bardhi e Pjetër Bogdani, con le loro creazioni in prosa e poesia aprirono la strada della vera letteratura albanese, di carattere preminentemente artistico; soprattutto agli inizi del secolo XIX, con la crescita del movimento nazionale di liberazione dell’Albania dall’occupazione plurisecolare turca. È di questo periodo, la nascita, nelle terre della diaspora e in Albania, della stampa periodica e la pubblicazione di libri, su cui poggerà la letteratura “nazionale”. Il primo prodotto artistico fu il poema “Milosao” del poeta arbëresh Girolamo De Rada, pubblicato a Napoli nel 1836. Tutte le opere pubblicate in seguito, fino al 1912, anno in cui l’Albania conquistò la propria indipendenza, appartengono al periodo letterario noto con nome “Letërsia e Rilindjes” (Letteratura del Risorgimento). Un genere letterario di ispirazione patriottica e respiro romantico, con oggetto la libertà della patria, l’emancipazione spirituale del popolo, l’elevazione culturale, il progresso estetico. Il maggiore esponente di questa corrente fu Naim Frasheri, che, con la sua poesia lirica ed epica, divenne il poeta nazionale del popolo albanese….

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Antologia della letteratura Calabrese

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Da Cassiodoro a Gioacchino da Fiore, a Galeazzo di Tarsia, a Tommaso Campanella, a Pirro Schettini, a Gianvincenzo Gravina, a Vincenzo Padula, a Nicola Misasi, tutti i grandi scrittori dalle origini all’Ottocento, sono presentati con introduzioni brevi ma criticamente rigorose e con testi adeguatamente commentati. La sezione dedicata al Novecento, già per la sua vastità, segna finalmente una decisa inversione di tendenza rispetto all’impianto generale e stereotipato delle precedenti antologie letterarie. Ma la forza dirompente di essa è data dalla nutrita e originale presenza – oltre che degli scrittori canonici in lingua e in vernacolo (Francesco Perri, Corrado Alvaro, Leonida Rèpaci, Fortunato Seminara, Saverio Strati, Vincenzo Gerace, Giuseppe Casalinuovo, Alba Florio, Lorenzo Calogero, Franco Costabile, Pasquale Creazzo, Michele Pane, Vittorio Butera, Michele-De Marco Ciardullo) – di poeti anche dialettali appartenenti alle nuove generazioni e interpreti sensibili di nuove tematiche e di nuove tendenze. Così concepita da un autentico maestro nello studio dei rapporti tra letteratura nazionale e culture regionali, l’antologia – che proficuamente si ricollega alla monumentale, per meriti analitici e metodologici, Letteratura calabrese dallo stesso Piromalli ampliata di recente per i tipi della nostra Casa Editrice – si rivela un valido e insostituibile strumento di aggiornamento e di ricerca per istituzioni culturali e per un pubblico di persone colte, di docenti, di alunni degli istituti e scuole di istruzione secondaria o di indirizzo unitario superiore.

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Antologia di monografie giuridiche su singolari criticità dell’ente locale

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Il lavoro che ho occasione di presentare è una raccolta
di riflessioni, risoluzioni e posizioni giuridiche
su alcuni particolari argomenti che interessano l’Ente
locale. L’esperienza maturata di Segretario Comunale,
il diretto e quotidiano impegno nelle concrete e
specifiche problematiche degli enti locali, mi ha spinto
a focalizzare e ad elaborare riflessioni personali,
studi a carattere giuridico-dottrinario e giurisprudenziale
su aspetti salienti di argomenti ricorrenti e di particolare
rilevanza, attualità e criticità che ho inteso raccogliere
nel presente testo.

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Antonio Tabucchi

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Flavia Brizio-Skov – usando come base teorica filoni di pensiero riconducibili, in America e in Europa, al post-strutturalismo – delinea, con mano sicura, una mappa del complesso universo narrativo di Antonio Tabucchi, un autore che non smette mai di stupire e di ‘ridefinirsi’. Dall’esame della Storia come microStoria e metaStoria nei primi romanzi, la Brizio-Skov passa ad analizzare i racconti, ovvero la narrativa di stampo postmoderno, autoriflessiva e spesso inquietante, che trova il suo culmine nel romanzo Requiem, per tornare alla Storia come contro-Storia in Sostiene Pereira e come assenza di giustizia in La testa perduta di Damasceno Monteiro, senza trascurare il Tabucchi “scrittore per la stampa” e intellettuale impegnato a denunciare, con elzeviri e pamphlet, le ingiustizie e le miserie morali e materiali dell’attuale società. A chiusura del volume, un minuzioso resoconto ragionato degli interventi critici apparsi, sulla produzione di Tabucchi, in varie lingue dal 1975 fino ad oggi, contribuisce ad aprire, per gli stimoli che offre, nuovi orizzonti interpretativi.

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Apertura alla francese

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Seduto davanti allo specchio nel camerino, dietro le quinte del teatro “Saffo” di Madrid, nell’attesa di entrare in scena per l’ultima volta, Zacharie Levy si rivolge ad un pubblico immaginario e racconta la sua vita. Nato nel 1950 in una prestigiosa e ricca famiglia di ebrei francesi, proprietari di un marchio legato al mondo della houte couture, Zacharie trascorre i primi anni della sua vita alla ricerca di un equilibrio tra i vecchi e i nuovi modelli della società parigina del dopoguerra. Quando, appena maggiorenne, la sua strada s’incrocia con quella di un mistico, che lo inizia alle letture esoteriche della Cabala e allo studio comparativo delle religioni, la sua vita prende una piega sorprendente che lo porta da una parte all’altra del mondo, da Gerusalemme a New York e ancora altrove. Apertura alla francese è un romanzo introspettivo, cinico, disincantato, ricco di colpi di scena, con un finale inatteso e commovente.

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Approcci critici al pluralismo confessionale

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Il volume si propone di presentare alcune delle tematiche di più recente attualità nella trattazione internazionalistica del diritto di libertà religiosa. Esse, lungi dal pretendere di non riferirsi all’accezione tradizionale di tale diritto (che, semmai, presuppongono e mirano a rielaborare), impongono all’interprete di guardare con rigore e rinnovata attenzione al tema dei diritti di libertà. Nel far ciò, il volume ripercorre la transizione democratica nei Paesi dell’Est Europa, gli scenari aperti dai sommovimenti delle cd. “primavere arabe”, nonché la tediosa sopravvivenza di pregiudizi antiebraici e antipalestinesi. Avvalorando con mezzi e argomenti nuovi la già sperimentata e condivisa petizione di principio per i diritti delle confessioni e delle culture.

 

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Aracnidi pazienti

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Presentare in poche righe questa plaquette di Carla Combatti è arduo: poetessa da anni impegnata nell’analisi della condizione femminile, interpreta il tema con profondità argomentativa e stile raffinato. Aracnidi pazienti è il suo secondo libro, e già dal titolo evoca i due poli entro cui si colloca l’esperienza del lavoro al femminile, radicata nella sacralità del mito e contemporaneamente nell’immediatezza della natura, attraverso l’immagine del ragno, alacre tessitore. L’autrice si pone in ascolto e in osservazione paziente dei gesti umili e ripetitivi del lavoro casalingo, analizzando nei suoi versi la condizione sociale di molte donne di oggi, divise tra il lavoro e gli obblighi invisibili di una vita familiare non facile né comoda, eppure a volte ricca di stimoli e piccole soddisfazioni quotidiane. Il privato delle donne, la «casalinghitudine», viene vista qui come apertura al mondo, come possibilità di vivere la condizione di donna-lavoratrice-moglie-madre con consapevolezza e di cercare un equilibrio e un benessere attraverso il colloquio letterario con grandi figure femminili del passato: archetipi mitologici come Penelope, Demetra e Pandora si alternano a donne comuni, come la signorina Felicita di gozzaniana memoria, l’operosa Mrs. Mc Nab di Virginia Woolf o le lavandaie di Pascoli. Mentre si aggira tra i mobili scuri di casa Bovary, scruta nella casa al mare di Mrs. Ramsay o vaga nell’arioso giardino di Vita Sackville-West, l’autrice sente le figure evocate che «sorgono a parlarci, in sordina o con manifesti accenti, della loro e della nostra storia minima, delle loro e delle nostre filigrane, delle loro e delle nostre fondamenta che sorreggono il perduto Regno della casa». Oltre alla fitta rete di richiami letterari, in questa breve raccolta colpisce l’attenta costruzione strutturale, il complesso intreccio dialogico di voci che a turno entrano in scena: le poesie si alternano a brani di prosa dell’autrice, a citazioni interne di altri poeti, a brani tratti da un Dizionario domestico degli anni Cinquanta, i cui dettami rigidi e canonici sul governo della casa e della famiglia, sui compiti delle diligenti sposine, brave massaie e angeli del focolare ci fanno sorridere e amaramente riflettere. A volte passi del dizionario funzionano da pungolo per la stesura di testi ironici, nostalgici, dubbiosi o amorevoli sul valore del tempo delle donne dedicato da sempre alla cura e alla custodia delle cose, sul misto di appagamento e frustrazione che pervade ogni giorno il compimento di gesti indispensabili e denigrati. (continua dalla prefazione V. Mancini)

 

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