A rasa rasa

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È una raccolta di poesie, di racconti, di riflessioni. Ma è, soprattutto, un libro di memorie, così come si sono depositate nella mente e nel cuore dell’Autore: memorie di luoghi, di fatti e di uomini, di gioie e di dolori, collettivi, familiari e personali. E l’Autore si muove tra queste memorie in punta di piedi, senza disturbanti invasioni di campo, “a rasa rasa”, appunto, e ne parla “a bassa voce”, in prosa e in versi, in lingua e in dialetto. Il nostro dialetto, che egli conosce in tutte le sue sfumature e lo tratta non da “forgiaro”, come dice nella “Nota” di apertura, con l’umiltà che lo caratterizza, ma da maestro, proprio come sa fare “il miglior maestro del parlar materno”, ben consapevole che nel dialetto, in ogni singola parola, si riflettono la vita e l’anima di un’intera comunità, direttamente, senza il filtro delle complesse e spesso devianti elaborazioni formali, richieste da altri registri linguistici […] (Dalla prefazione di Mario Bozzo)

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A tu per tu con la scienza

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Piero Angela, Vincenzo Antonino Bova, Federico Caligaris Cappio, Arnaldo Caruso, Cristiana Castellotti, Alessandro Cavalli, Edwin Zarck Crues, Guerino D’Ignazio, Fabiola Gianotti, Eugenio Guglielmelli, Margherita Hack, Paolo Jedlowski, Gabriele Mascetti, Katia Massara, Barbara Negri, Nuccio Ordine, Ercole Giap Parini, Gaspare Polizzi, Francesco Raniolo, Antonella Salomoni, Umberto Scapagnini, Tito Stagno, Enzo Vailati, Paolo Veltri, Umberto Veronesi, Antonino Zichichi

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Accenti d’amore e di sdegno

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Pensieri, parole, versi, racconti: mezzi a disposizione dell’intelletto umano per trovare il coraggio di dire ciò che molti tacciono, per ipocrisia o semplicemente per quel quieto vivere che porta all’alienazione del saper vivere nel mondo e per il mondo. ‘‘Litigare per costruire si può anche tollerare, ma litigare per demolire si deve condannare…’ Suggerimenti sotto forma di riflessioni che sono ideali ritenuti ormai utopici per la realizzazione di un governo mondiale. Suggerimenti che hanno il sapore della saggezza, rincorsa da convegni e iniziative, ma lasciate sotto il banco appena i riflettori si spengono. ‘’Non chiedere al giovane, al disperato, al ladro perchè delinque; dagli prima un lavoro, che lo interessi e lo impegni, ed una casa, dove possa vivere serenamente. Poi, se ancora delinque, cura la sua mente, fuori dalle prigioni, in veri giardini sanitari, dove tutto il personale, oltre che coi farmaci, curi soprattutto col cuore.’ Poesie che scivolano come ‘’Scivola la mia vista con diletto/ sul panorama che il lago adorna/ e che lo stesso zefiro pieghetta…’ Novelle condite con il sale dell’amicizia, quella grande rubata al mare delle intemperie. “Mi pento di ciò che ho fatto ed amico io ti sono. Sarò come quel cane, io ti aiuterò.” “Hai ucciso il mio vecchio cane, ma nello stesso tempo è morto con esso anche il suo assassino…” (Patrizia Altomare)

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Adesso vi racconto una storia

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“Oggi vivo lontano dalla Calabria e quando torno mi riempio gli occhi di azzurro e il cuore di gioia, vedendo e osservando la meravigliosa gioventù che gira per il mio paese.
Io penso che i miei giovani siano i più belli e più trasparenti del mondo e mi chiedo se qualcuno ha raccontato mai loro le storie e le contraddizioni della nostra terra, così come sono state raccontate a me”.

Ventiquattro brevissimi racconti (ventiquattro ferite dolenti nel corpo sociale di un piccolo paese del Sud avvolto nelle nebbie della mentalità ancestrale) e ventotto poesie – quasi un controcanto – costituiscono la trama di questo libro, che antropologicamente si configura come un affresco di dissonanze e contraddizioni di vita.

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Adolescenti

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Il fine ultimo di questa mia pubblicazione, come delle precedenti,
è quello di proporre uno strumento di riflessione sui bisogni
formativi degli adolescenti, rivolto a genitori e insegnanti, che si
imbattono nelle inevitabili difficoltà dei nostri giorni, legate al
loro difficile compito di educatori.
Sentire la voce degli adolescenti, è indispensabile per imparare
a conoscerli, a comunicare con loro, evitando di commettere diversi
errori, che provocano in loro, distacco e rifiuto.
L’adolescenza è un periodo della vita caratterizzato da contraddizioni,
trasformazioni, conflitti, cambiamenti profondi, normali,
anzi, necessari, per la crescita e la maturità personale di ogni
individuo. Un periodo che gli adulti, genitori e insegnanti, fanno
fatica ad accettare, scatenando spesso la rabbia, la ribellione dei
ragazzi che non si vedono riconoscere il diritto al cambiamento e
si vedono trattare sempre, da mamma e papà, come bambini.
Per integrarsi nella società degli adulti, in maniera ottimale,
gli adolescenti devono misurasi con esigenze ed impegni nuovi
ma, nello stesso tempo, manifestano il bisogno di autonomia e di
affermare la propria personalità.

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Aforismi… senza ”ismi”

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Il passato, brutto o buono che sia, condiziona sempre le nostre azioni. Questo vale soprattutto per la violenza, che produce effetti devastanti nel momento in cui una persona la subisce e condiziona inevitabilmente il suo presente e il suo futuro.
Parlare di questi argomenti è importante.
Il libro racconta infatti un’esperienza di violenza domestica e mostra le profonde ferite che ne conseguono. Dunque queste pagine vogliono dar voce al dolore, spesso taciuto o nascosto, di tutte le donne che vivono situazioni simili, nel tentativo di sollecitare una presa di coscienza diffusa intorno al fenomeno, e di alimentare pratiche concrete orientate alla prevenzione.
Per l’autrice il passaggio attraverso la violenza e la sua faticosa rielaborazione hanno rappresentato anche l’occasione per scoprire una dimensione di impegno militante, per cui di recente ha promosso la fondazione dell’Associazione Camerunese di Lotta contro le Violenze sulle Donne (ACLVF).

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Al canto del Muezzin

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Raccontare è anche cercare di vivere un destino. Lungo il vento e il suono del Canto del Muezzin gli echi di un incontro si lasciano ascoltare senza alcuna nostalgia. La pazienza diventa coraggio e l’amore si fa perseveranza. L’Oriente è nella bellezza di un’elegante sensualità che rende ogni parola gesto di vita. In questo dolcissimo romanzo il silenzio e la contemplazione fanno della scrittura un cammino tra il deserto e l’attesa. Gli occhi di lei sono lo sguardo di lui. L’indefinibile conduce ad una religiosa memoria in cui il mistero ha i segreti che tratteggiano un tempo labirintico e l’intreccio tra la consapevolezza del limite e gli affascinanti orizzonti dei mari è isola nelle distanze ma anche viaggio e porto. Un romanzo intenso che rende complice ogni lettore.

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Alba

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Quello che soprattutto colpisce è l’idea sottesa che non c’è poesia senza ritorno: solo tornando sui propri passi (in questo caso sui passi del mondo, della civiltà e della storia) il tempo ritrova il suo significato e il suo valore poetico. Non solo. Lo scavo operato nelle profondità delle origini e della storia è anche una mappa dell’anima dell’autore, che qui rivela tutta la sua ricchezza problematica e sensibilità. (Francesco Gallo)

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Alì l’africano

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Anno 2050, seconda domenica di dicembre.
Anna e Giovanni e i loro genitori stavano per arrivare,
con la loro macchina, alla villetta di nonna Gina.
La famiglia era euforica. Durante il viaggio si erano
divertiti tanto: il papà aveva raccontato alcune esilaranti
barzellette; poi, tutt’insieme, avevano cantato
delle belle canzoni.
A un tratto, Giovanni disse: “Papà, rallenta.”
Il papà: “Perché?
Giovanni: “Dobbiamo preparare una sorpresa per
nonna Gina.”
La mamma: “Bell’idea! Ma ci dobbiamo divertire
tutti.”
Incominciò, allora, una vivace conversazione con
tante proposte che, però, non venivano accettate da
tutti. Poi, Anna propose: “Facciamo finta che io e Giovanni
non siamo venuti

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Alla regione per la calabria

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La decisione, da me dopo tanti anni (venti, per l’esattezza)
presa, di pubblicare alcuni miei discorsi pronunciati
in Consiglio regionale scaturisce non solo dall’esigenza
di offrire una testimonianza della mia esperienza in quel
Consesso dove i temi regionali trovavano il loro luogo
naturale istituzionale per essere affrontati, ma anche da una
forma di necessità, in un certo senso storico, di richiamare
un segmento di storia della regione Calabria, attraversata
da eventi che offrono una interessante chiave di lettura
degli stessi.
Un dato, preliminarmente, va da me sottolineato: la
mia presenza in Consiglio regionale avviene in un “intervallo”
tra due legislature alla Camera dei deputati, che,
per le esperienze acquisite a livello parlamentare, mi avevano
consentito di vivere il periodo 1990-1994 (presenza
“regionale”) secondo un’ottica non riduttiva ma aperta ad
una visione della problematica nel contesto di una dimensione
nazionale. D’altronte, non poteva essere da me sottovalutata
la filosofia politica della Destra che, nel corso
della sua storia, si era sempre opposta all’istituto regionale
considerato come un “vulnus” al sacro principio dell’Unità
nazionale, raggiunto a conclusione del non facile processo
di risorgimentale memoria.

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Alla scuola di Don Sturzo

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L’anno sturziano 2019 ha portato nuova linfa agli studi sul popolarismo che si erano attenuati negli anni, sia per il naturale trascorrere del tempo, sia per il venir meno di due forti catalizzatori culturali: la Democrazia cristiana e il Ppi del 1994. L’ICSAIC ha partecipato al filone di ricerca sulle radici del partito d’ispirazione cristiana con un convegno nazionale sul popolarismo nel Mezzogiorno, e la Calabria dei “preti sociali” in particolare, svoltosi presso l’Università della Calabria. Dalle varie relazioni, tutte di studiosi esperti e autorevoli, è emerso un quadro frastagliato, e per alcuni aspetti inedito, della presenza del Ppi in un Sud caratterizzato da “anemia religiosa”, con conseguenze negative sulla originaria battaglia per la democratizzazione dello Stato di don Luigi Sturzo. Soprattutto nel Mezzogiorno, infatti, il fondatore fu “messo in minoranza”. Il Partito popolare finì pertanto schiacciato nella morsa della destra cattolica, che lasciatosi alle spalle lo schema gentiloniano delle alleanze clerico-moderate, puntò decisamente alla formazione di un blocco d’ordine in alleanza con il “nuovo” fascismo cattolicizzato. Non mancarono, però, significative eccezioni, e molti esponenti popolari di rilievo continuarono la propria attività politica schierandosi nel fronte antifascista.

Contributi di:

Francesco Altimari, Nicola Antonetti, Leonardo Bonanno, Raffaele Cananzi, Vittorio Cappelli, Lorenzo Coscarella, Antonio Costabile, Daria De Donno, Vittorio De Marco, Giuseppe Ferraro, Francesco Milito, Paolo Palma, Giuseppe Palmisciano, Francesco Raniolo, Vincenzo A. Tucci, Roberto P. Violi

 

 

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Alle soglie della profezia

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Mia madre non smette di cantare
“… i papaveri sono alti alti e alti e tu sei piccolino…”
ed io non ho smesso di ascoltarla
nonostante gli anni abbiano inciso
la memoria nel tempo
e le parole sono diventate sabbia e vento.
Mio padre indossa un lungo cappotto spigato
ed ha l’eleganza dei sorrisi in bianco e nero
e mi prende per mano oltre le nuvole.
Solo ora ho capito cosa è la solitudine.
Ma loro sono presenti per sconfiggere ogni assenza.
Hanno la presenza degli dei
nel giardino delle rose e delle orchidee.
Sono sempre lì a custodire le mie distrazioni.
Io li racconto non per non dimenticarli.
Impossibile.
Racconto per non dimenticarmi.

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Alle sorgenti della vita

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“Alle sorgenti della vita”: è questo il titolo di un interessante lavoro
di Eraldo Rizzuti, credente convinto e focoso.
La fede non lascia l’uomo freddo, rintanato, sicuro di sé. La fede
è come un fuoco che si accende nella nostra interiorità, nella nostra
profondità. La fede riscalda ed illumina la vita.
Eraldo è nato credente, ma, per grazia di Dio, lo è diventato convintamene
e seriamente per un misterioso appuntamento di Dio
– nella sua vita – quando la fede cambia l’esistenza tutto si mostra
nel vero volto di ogni essere e di ogni evento.
Ecco il senso della titolazione di questo lavoro.
La fede non è chiusa nella esaustività del “nunc”, porta, invece,
alla sorgente ed al compimento dell’esistenza.
Eraldo Rizzuti è nato a S. Vincenzo La Costa il 16 agosto 1948.
È, quindi, ferragostano, e si rivela uomo dalle forti vibrazioni su ciò
che crede, su Colui a cui ha consegnato la sua vita.
È coniugato con Fiorenza D’Onofrio che, meravigliosamente,
non gli è solamente compagna di nozze, ma di vita e di esperienza
di fede.

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Altomonte e dintorni

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Nuccio Provenzano ha il merito di essere riuscito con tenacia e caparbietà a condurre in porto un’operazione editoriale che aggrega borghi, territori e specificità di un esteso comprensorio (da Altomonte a Lungro, Firmo, Acquaformosa, San Donato di Ninea, San Marco Argentano, Malvito, Tarsia, Civita, Castrovillari etc.) non limitando la propria progettualità ai meri aspetti municipalistici, ma cercando con energia il pieno recupero dell’uomo e del territorio – i due occhi della storia – attraverso clips di paesaggio, riti religiosi, tradizioni popolari, luoghi della fede, produzioni agricole e, con una sezione riservata, testimonianze dello spirito, poesia e fotografia. In questo modo cerca di apparentare le testimonianze e le esperienze umane di un esteso e articolato comprensorio legato dal sottile filo rosso delle loro molteplici espressioni identitarie di vita, consapevole che “Omnes artes quae ad humanitates pertinent, habent quoddas commune vinculum, et quasi cognatione quadam inter se continentur”. (Cicerone, Pro Archita).
In fondo, se è indubbio che l’azione sapienziale del ricercato- re si nutre della partecipazione e del consenso di diverse energie sociali e politiche, è apprezzabile che di questa operazione editoriale, che è un fatto culturale rappresentato da valori memoriali, se ne siano giustamente appropriate le comunità civili che costellano il circondario di Altomonte: perché essa è di tutti, appartiene alla storia di questo popolo.
Dall’Introduzione di PIETRO DALENA
Professore ordinario di Storia Medievale

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Alzata con pugno

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Il passato, brutto o buono che sia, condiziona sempre le nostre azioni. Questo vale soprattutto per la violenza, che produce effetti devastanti nel momento in cui una persona la subisce e condiziona inevitabilmente il suo presente e il suo futuro.
Parlare di questi argomenti è importante.
Il libro racconta infatti un’esperienza di violenza domestica e mostra le profonde ferite che ne conseguono. Dunque queste pagine vogliono dar voce al dolore, spesso taciuto o nascosto, di tutte le donne che vivono situazioni simili, nel tentativo di sollecitare una presa di coscienza diffusa intorno al fenomeno, e di alimentare pratiche concrete orientate alla prevenzione.
Per l’autrice il passaggio attraverso la violenza e la sua faticosa rielaborazione hanno rappresentato anche l’occasione per scoprire una dimensione di impegno militante, per cui di recente ha promosso la fondazione dell’Associazione Camerunese di Lotta contro le Violenze sulle Donne (ACLVF).

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Amarando

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Marilena Merenna è nata a Montalto Uffugo (CS). Si è laureata in Lettere Moderne all’Università della Calabria. È docente a contratto di Sociologia dell’Educazione presso la Scuola di Specializzazione per l’insegnamento secondario dell’Unical. Ha curato i testi e le ricerche sul campo per la realizzazione di diversi documentari del Centro Radio Televisivo dell’Università della Calabria fra i quali si citano: Unical un ponte verso il tuo futuro; La processione del Venerdì Santo di Montalto Uffugo; La giornata di Youseff. I suoi campi di studio sono la pragmatica della comunicazione, l’educazione all’immagine, l’antropologia spaziale. Ha tenuto seminari di antropologia spaziale e di linguaggi non verbali presso il corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria dell’Università Alma Mater di Bologna. Ha curato diversi stage formativi sulla prossemica e sull’ Antropologia per corsi di formazione professionale. Ha pubblicato per il Centro Editoriale e Librario dell’Università.

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Amare Pavese

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Contributo di Marilena Cavallo

A cura di Micol Bruni

Cesare Pavese. Uno scrittore che ha attraversato le malinconie dell’amore in un vissuto di esistenze e di parole. Lo scrittore che non ha mai creduto nel realismo e, non credendoci, non lo ha mai accettato. Uno scrittore osteggiato e temuto perché la sua poesia e il suo romanzo hanno fatto scuola, ovvero hanno creato degli indirizzi letterari, estetici e linguistici.
Da Lavorare stanca a Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, da Paesi tuoi a La luna e i falò la griglia simbolica è un percorso di archetipi e di miti sino a toccare la bellezza e la morte dei Dialoghi con Leucò.
Un libro unico nel contesto del Novecento che la critica italiana non ha mai capito e tanto meno hanno compreso i compilatori delle antologie scolastiche e tanto meno i docenti che si formano su tali antologie.
Pavese resta un riferimento. Il Novecento letterario, nella sua complessità, si apre con D’Annunzio e si chiude con Pavese.

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Ambiente e biotecnologie

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Il passato, brutto o buono che sia, condiziona sempre le nostre azioni. Questo vale soprattutto per la violenza, che produce effetti devastanti nel momento in cui una persona la subisce e condiziona inevitabilmente il suo presente e il suo futuro.
Parlare di questi argomenti è importante.
Il libro racconta infatti un’esperienza di violenza domestica e mostra le profonde ferite che ne conseguono. Dunque queste pagine vogliono dar voce al dolore, spesso taciuto o nascosto, di tutte le donne che vivono situazioni simili, nel tentativo di sollecitare una presa di coscienza diffusa intorno al fenomeno, e di alimentare pratiche concrete orientate alla prevenzione.
Per l’autrice il passaggio attraverso la violenza e la sua faticosa rielaborazione hanno rappresentato anche l’occasione per scoprire una dimensione di impegno militante, per cui di recente ha promosso la fondazione dell’Associazione Camerunese di Lotta contro le Violenze sulle Donne (ACLVF).

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