Cosenza

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La ricerca condotta dall’Autore è da intendere come un momento di riflessione e di approfondimento sui temi riguardanti l’urbanistica e l’architettura della città storica di Cosenza, indagati attraverso un arco temporale che spazia dal XIII al XV secolo.

Periodo caratterizzato dalla presenza di grandi rinnovamenti, che hanno segnato l’avvio di un progresso generale per la città, attuato mediante un vasto sistema di relazioni ancora evidenti nella composizione storica dei fenomeni urbani ed edilizi.

La lettura dei processi insediativi è stata condotta tenendo conto dell’originaria morfologia del sito e degli elementi generatori dell’insediamento, mediante un percorso di sintesi che parte dall’età antica per giungere fino al XVI sec. Gli esiti  hanno rivelato il ruolo assunto dalla città attraverso il tempo e la complessità della  dimensione storica, sociale e culturale che è riuscita a manifestare nel corso degli avvenimenti di cui è stata interprete.

Gli approfondimenti analizzano l’evoluzione urbana mediante l’intreccio tra le fonti documentarie, l’analisi del tessuto storico,  l’assetto edilizio e le manifestazioni artistiche in essa contenute.

Le conclusioni propongono delle interessanti ipotesi di studio per la successione degli eventi che offrono, nel contempo, una visione dell’attuale “forma urbana”.

La ricerca ha riguardato anche lo studio delle architetture più significative, che continuano a proporre la ricchezza culturale ancora presente, la cui dimensione espressiva evidenzia relazioni ampie, allargate e sostanzialmente europee e mediterranee, a sottolineare l’importanza e il ruolo assunto dalla città di Cosenza nel periodo di studio analizzato.

Un ricco corredo fotografico, unito alla presenza di numerose elaborazioni grafiche, completa e accresce il percorso illustrativo degli argomenti trattati.

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Cosenza ‘ndrine sangue e coltelli

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Per capire oggi la ‘ndrangheta bisogna inforcare occhiali con lenti bifocali.
La mappa da mettere a fuoco parte dalla Calabria, ma spazia su tutti i continenti: dall’Europa all’Oceania. La ‘ndrangheta, però, prima di essere globale è soprattutto locale, un mix di sangue e potere, un sistema disumano di violenza combinato con un sofisticato meccanismo di connessioni politico-finanziarie. Le lenti bifocali servono a vedere lontano, ma anche vicino, a due palmi di naso. In Calabria, la ‘ndrangheta è potere, contiguità con le élite locali, controllo del territorio, consenso e compromesso. ?Ndrine, sangue e coltelli racconta la storia della criminalità organizzata a Cosenza e nel cosentino. Da Stanu De Luca a Luigi Pennino, da Luigi Palermo a Franco Pino e Franchino Perna.

Gli autori

Nicola Gratteri, Procuratore aggiunto presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, è uno dei magistrati più esposti nella lotta alla ‘ndrangheta. Ha indagato sulla strage di Duisburg e sulle rotte internazionali del narcotraffico.
Antonio Nicaso, Storico delle organizzazioni criminali, è uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta nel mondo. Ha scritto 18 libri, tra cui alcuni bestseller internazionali.
Valerio Giardina, Tenente Colonnello dei Carabinieri, comanda la Sezione Anticrimine del ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) di Reggio Calabria. E’ uno degli investigatori più attenti nella lotta alla ‘ndrangheta.

 

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Cosenza 2011

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La battaglia di Cosenza non chiama ovviamente in causa alcun evento bellico o drammatico al punto da destare ricordi storici nella memoria dei più anziani. No, cari lettori, come si capisce bene dalla copertina di questo libro, si tratta di un evento politico, tutto politico, giocato nella città dei Bruzi alcuni mesi fa, per l’esattezza nella primavera del 2011, conclusosi alle soglie dell’estate, a fine maggio per l’esattezza, attorno alla conquista della poltrona di sindaco della città. Una normale competizione elettorale? Uno scontro appena sopra le righe, come del resto l’Italia di questi tempi ci avrebbe dovuto abituare?

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Cosenza 2011

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La battaglia di Cosenza non chiama ovviamente in causa alcun evento bellico o drammatico al punto da destare ricordi storici nella memoria dei più anziani. No, cari lettori, come si capisce bene dalla copertina di questo libro, si tratta di un evento politico, tutto politico, giocato nella città dei Bruzi alcuni mesi fa, per l’esattezza nella primavera del 2011, conclusosi alle soglie dell’estate, a fine maggio per l’esattezza, attorno alla conquista della poltrona di sindaco della città. Una normale competizione elettorale? Uno scontro appena sopra le righe, come del resto l’Italia di questi tempi ci avrebbe dovuto abituare?

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Attilio Sabato (1957) è giornalista professionista, componente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e dirige il network televisivo Teleuropa. Ha collaborato con la cattedra di Antropologia Culturale all’Università della Calabria, ha diretto i quotidiani “La Provincia Cosentina” e “Il Domani di Cosenza”, collabora con l’agenzia Ansa e il quotidiano la “Gazzetta del Sud”. Coautore dei volumi: Faide e Come nasce una candidatura. Autore di numerose inchieste televisive tra le quali La Strage di Duisburg, Il popolo degli invisibili (viaggio nel mondo dei nuovi italiani), I descamisados di Calabria (il dramma della disoccupazione). Numerosi i riconoscimenti ottenuti, tra questi: Città di Caorle (Venezia); La Torre (San Marco Argentano); Città di Fuscaldo; Premio Caminiti (Reggio Calabria); Premio Città di Cetraro.


Filippo Veltri (Cosenza, 1954), è giornalista professionista dal 1978. È attualmente responsabile della redazione calabrese dell’Agenzia Ansa. Ha iniziato la carriera giornalistica nel 1972 al “Giornale di Calabria” diretto da Piero Ardenti ed ha poi fondato il quindicinale “questa Calabria”, rimasto nelle edicole dal 1975 al 1978. L’ultimo suo libro, nel 2008, Ritorno a San Luca’, affronta il problema della ‘ndrangheta e della pericolosità della mafia calabrese, dopo la strage di Duisburg dell’agosto 2007. Nel 2003 ha ottenuto il Premio Crotone per il giornalismo; nel 2006 il Premio Lo Sardo a Cetraro per il suo impegno giornalistico contro la ‘ndrangheta; nel maggio 2008 il Premio Gerbera Gialla a Reggio Calabria per le sue attività culturali e professionali a favore della legalità; nel giugno 2009 il premio internazionale ”Cristo d’Argento” della Fondazione Losardo, a Diamante, per il suo libro ”Ritorno a San Luca”. In quell’occasione è stato anche insignito del ruolo di membro del Comitato d’onore del Laboratorio Losardo.

 

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Cosenza e i cavalieri dell’ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme

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Gli Autori esprimono gratitudine alla Sezione dell’Ordine Equestre del Santo
Sepolcro di Gerusalemme di Cosenza che ha reso possibile con il proprio contributo
la presente pubblicazione. Un ringraziamento alla Luogotenenza per
l’Italia Meridionale Tirrenica dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Un grazie a Sua Eccellenza Rev.ma Francescantonio Nolè. A Sua
Eccellenza il Luogotenente d’Onore dell’Italia Meridionale Tirrenica Cavaliere
di Gran Croce Gen. Avv. prof. Giovanni Napolitano. A Sua Eccellenza il Luogotenente
dell’Italia Meridionale Tirrenica Cavaliere di Gran Croce dott. prof.
Giovanni Battista Rossi. Al Grande Ufficiale dott. prof. Aldo Scarpelli, Preside
Emerito della Sezione di Cosenza.
Al Gran Magistero dell’Ordine, al Patriarcato Latino di Gerusalemme e alla
Custodia Francescana di Terra Santa perché portano avanti con non pochi
sforzi il compito di testimoniare il Risorto nell’incontro con l’uomo oltre ogni
“appartenenza di razza, lingua e religione” e tuttavia sempre alla Luce del
Sepolcro Vuoto.

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Cosenza e le sue famiglie

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In passato, la Calabria fu abitata da Siculi, Enotri, Coni, Morgeti; Pelasgì. Itali, Bruzi ed ebbe il nome di Ausonia (terra abbondante), Esperia (rivolta ad occidente), Enotria (terra del vino), Italia (fondata da Italo) Vitulia (terra dei vitelli), Magna Grecia (più importante della Grecia), Brutium (abitata dai Bru­zi) e Calabria (terra d’ogni bene). L’immagine più bella di questa regione risale al periodo paleolitico di 10000 anni fa, e corrisponde a quella del “boss primigenius” scoperta da Paolo Graziosi nel 1961,nella grotta del Romito a Papasidero. Altre tracce di paleolitico si trovano nel fondo Casella di S. Pietro a Maida (Cz), nello Scoglio S. Giovanni a Cirella, nella Grotta della Madonna e Torre Nave di Praia a Mare, a Torre Talao di Scalea, Tortora, S. Nicola Arcella, S. Eufemia, Briatico, Monte Poro ed Arcbi. Siti umani e resti di un villaggio a capanne del periodo neolitico (VI, V millennio a. C.) sono stati scoperti a Favella della Corte nella Sibaritide. Insediamenti preistorici coevi sono presenti a Cassano (Grotta 5. Angelo), Amendolara, Papasidero, Praia a Mare, Curinga, Girifalco e S. Eufemia, molti dei quali sono stati rilevati da J. Ammerman nel 1974. Oggetti metallici dell’età del rame (III, Il millennio a. C.) sono stati trovati a Roggiano Gravina, 5. Domenica di Ricadi, Cotronei (Timpanello del Ladro), nel lago Ampollino, Vibo (Torre Galli), Torre Mordillo. Necropoli dell’età del ferro (X, IX sec. a. C.), con vasellami a pittura geometrica e manufatti in bronzo, sono state evidenziate a Castiglione di Paludi, Torre Galli di Tropea, 5. Onofrio di Roccella Ionica. Altre necropoli; dell’ottavo secolo a. C., a Torre Mordillo, Franca Villa Marittima e Canale. Fra l’ottavo ed il quinto secolo a. C., la Calabria fu colonizzata dai Greci. Nel 744 a. C., gli loni fondarono Reggio e Zancle (Messina). Nel 710 a. C., gli Achei costruirono Sibari la più bella ed opulenta città del mondo greco, e Crotone nel 708 a. C.. Nel 680 a. C., i Locresi edificarono Locri Epizefiri e, successivamente, Ipponio (Vibo), Medma (Rosarno) e Metauro (Gioia Tauro). I Crotoniati in­nalzarono Crimisa (Cirò), Petelia (Strongolì), Scillezio (Squillace), Caulonia, Terina. I Sibariti diedero vita a Poseidonia (Paestum), Laos, Scidros, Clampetia (Amantea), Temesa e Pandosia. Nel 560 a.C., i Locresi alleati con gli Spartani sconfissero i Crotoniati nella battaglia della Sagra. Nel 510 a. C., i Crotoniati capeggiati da Milone decimarono i Sibariti nella Valle del Trionto, distrussero la città di Sibari fondarono Thurio. Nel 388 a.C., i Locresi, con l’aiuto dki Dionisio II di Siracusa, sconfissero sul fiume Stilaro i Crotoniati, la cui patria era la capitale della Magna Grecia.

 

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Cosenza nei suoi quartieri

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Il volume  è disiso in quattro tomi:

  • Nel primo tomo si conduce il lettore nei nove “rioni bassi” di Cosenza antica, i quartieri artigianali che affacciano sul Crati e sul Busento: Fontananuova, Lungo Crati, San Giovanni Gerosolimitano, Santa Lucia, Cafarone, Spririto Santo, Massa, Garrubba e Rivocati. Completano il tomo schede sui censimenti, i fiumi, i sindaci, la droga, il commercio e una Storia del degrado del centro storico.
  • Il secondo tomo guida i lettori nei nove “rioni alti” di Cosenza antica, i quartieri residenziali dei nobili  e della grossa borghesia mercantile: Il Duomo, la Giostra Vecchia, la Giostra Nuova,  le Vergini, Portapiana, la Motta, il Triglio, le Paperelle e Cosenza-Casali. Completano il tomo schede sulle farmacie, gli alberghi e gli anziani.
  • Nel terzo tomo dei 34 quartieri cosentini che il libro individua, 16 appartengono alla città nuova, a parte le tre frazioni. Gli otto quartieri della città nuova posti a centro-sud sono: Il Carmine, la Riforma, il Lungo Busento, Rione “Michele Bianchi” (Case Popolari), Collina Muoio (Merone), Autostrada, Loreto, Autostazione. Allorché la città, debellata la malaria dopo i lavori di bonifica dei fiumi, si allargò in pianura (e questa è quasi tutta storia novecentesca), gli amministratori riprodussero anche in piano i dislivelli geografici e sociali esistenti sul colle Pancrazio: i rioni borghesi del Carmine, quindi i rioni del ventennio fascista, come la Riforma, il Lungo Busento, il Rione delle Case Popolari dedicato al quadrunviro Michele Bianchi, gli insediamenti abitativi nella collina Muoio sorti attorno all’acquedotto del Merone; e infine rione Loreto, l’Autostrada, l’Autostazione, Città 2000. Completano questo terzo tomo schede sui sindaci (1967-1999), la nettezza urbana, i Piani Regolatori, il verde, la sanità, l’acqua, il traffico e l’inquinamento, i trasporti.
  • Nel quarto tomo accompagna i lettori  negli 8  quartieri di periferia (San Vito, Serra Spiga, Città 2000, Panebianco, Torre Alta, Via Popilia, Bosco De Nicola, Gergeri), alcuni dei quali in qualche comparto urbano negli anni ’70 e ‘80 prese la fisionomia del vero e proprio “ghetto” (Popilia, San Vito, Gergeri) come nel medioevo il Cafarone per i giudei. Ad essi vanno affiancati, molto spesso per i disservizi e l’isolamento nei confronti del resto della città, le tre frazioni: Donnici, Borgo Partenope (già Torzano) e Sant’Ippolito, alle quali unire le borgate sparse nel territorio del Comune e il Colle Mussano con il Camposanto. Corredano il tomo schede sulla casa, i disabili, l’arredo urbano, l’area urbana, i parcheggi, la disoccupazione, la toponomastica, la qualità della vita, il decentramento. E inoltre una Nota Bibliografica, che utilizza documenti amministrativi e fiscali, saggi di urbanistica o di arte, studi specialistici, ma anche lo spoglio paziente delle pagine della stampa locale periodica o quotidiana. E infine un dettagliato Indice dei nomi delle persone citate nel libro.
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Crimine di stato. Cronaca di un delitto imperfetto

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“… Nino Di Guardo, nel suo libro, analizza i fatti posti a fondamento della proposta del Prefetto di sciogliere il Consiglio comunale di Misterbianco e, sulla basa di una critica serrata, ne mette a nudo in modo sobrio ed efficace l’assoluta inconsistenza. L’eccesso di potere nella forma dello sviamento appare evidente. Si è tratto spunto da una vicenda che nessuna influenza aveva avuto nella vita del Comune di Misterbianco al fine di sciogliere il Consiglio per una finalità del tutto estranca a quella di legge.”

(dalla Prefazione)

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Cristo se n’è andato

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Con Cristo se n’è andato Alfredo Strano dà alla letteratura meridionale il romanzo che sotto il profilo tematico le mancava. Non risulta davvero che gli scrittori meridionali abbiano preso a pretesto della loro macchina narrativa le guerre coloniali e specificatamente la guerra d’Etiopia e quei singolari combattenti italiani, sopratutto meridionali e calabresi, che ebbero nome meticcio di legionari lavoratori. Da questa solitudine dalla letteratura nazionale ove il nome più alto in fatto di narrazione della guerra d’Etiopia è quello di Ennio Flaiano con il romanzo Tempo di uccidere, la narrativa meridionale è stata tolta grazie a questo romanzo di Alfredo Strano, calabrese di Delianuova, emigrato in Australia, scrittore – grazie a Dio – non di professione e, quindi, attrezzato a raccontare, come diceva il De Sanctis, il vivente: ciò che c’è nella storia e nell’umana esperienza. Racconta Alfredo Strano come il lavoro per i meridionali è sempre una tragedia: o la fornace ardente dell’emigrazione o la fornace più ardente ancora della guerra, come in questo romanzo, in Etiopia, l’impero di cartapesta, la sconfitta collettiva e individuale. La sconta il popolo meridionale in fuga verso l’Etiopia, la sconta Ciccillo il pilota, il protagonista del romanzo, che tornerà da Asmara con la speranza che non muore e la lebbra che lo fa morire.

 

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Critica dell’antimafia

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Una lettura critica della legislazione antimafia, che passa attraverso le discutibili operazioni della magistratura, la rigidità del regime carcerario del 41 bis, le anomalie del “concorso esterno”, la presunta “trattativa” tra Stato e mafia. Un diritto imperfetto, che innesca continui conflitti con il potere politico e lede fondamentali garanzie costituzionali del cittadino.
L’accostamento di analisi storiche, sociali, giuridiche, permette inoltre una genuina riflessione su cosa siano divenute oggi le organizzazioni mafiose, e su quali siano gli strumenti migliori per combatterle. Senza farsi influenzare dal crescente allarmismo, dalle paure e dagli inganni che puntualmente ci vengono proposti.

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Cronache risorgimentali

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…Così quando, curiosando fra le vecchie carte di famiglia, ho trovato i due manoscritti di Antonio Serravalle su due fatti importanti della storia di Calabria, i moti del 1848 e il passaggio dei garibaldini dalla provincia di Catanzaro, ho pensato che non ci fosse niente di meglio che proporre queste letture a quanti sono desiderosi di formarsi una propria opinione, non filtrata da terzi, sullo stato del Regno di Napoli e sul Risorgimento in terra nostra… (dall’introduzione)

 

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Cronistoria della poesia italiana

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Dopo la Cronistoria del romanzo occidentale
(2000) ecco dello stesso autore questa sintesi della
Poesia italiana che esplora le aree e i tempi della
nostra letteratura epica e lirica per coglierne le
tendenze argomentative e formali. Dagli esordi
clerico-sapienziali del XII secolo, con il Ritmo
laurenziano e quello cassinese, alla grandiosa
Commedia dantesca, dalla trepida lirica petrarchesca
alla sofferta pietas del Tasso, ai festosi
melodrammi di Metastasio il problema della lingua
resta intrinseco alle scelte culturali e religiose
dei poeti. Ma a partire dai Sonetti del Foscolo,
dai Canti del Leopardi e dai versi del Manzoni la
poesia italiana del primo Ottocento entra in contatto
con aree culturali e forme linguistiche europee
(in particolare germaniche) dov’è nato il
movimento romantico. Da allora le vecchie strutture
del volgare di tradizione feudale e ecclesiastica
decadono per dar corpo alla lingua unitaria,
nazionale della Penisola. Dall’Ottocento romantico
all’Ottocento patriottardo e anticlericale
la lingua italiana s’afferma come nucleo omogeneo
d’identità nazionale e la poesia da lirica si
fa civile nella difesa di valori autoctoni, culturali
o sociali. Ora la poesia italiana vive di vita
(lingua) propria, evolve, si confronta e si apre a
sempre nuovi orizzonti di scrittura entrando autorevolmente
nel Novecento – da D’Annunzio a
Marinetti – nello spazio culturale dei linguaggi
europei.

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Cronotassi dei vescovi di Cassano. Diocesi Calabro Lucana dei due mari. XVII Secolo

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La storia della diocesi di Cassano, letta attraverso la cronotassi dei suoi vescovi, non è solo la storia della chiesa locale. Al contrario, è la storia nella sua piena totalità. Non è storia di preti, ma di uomini immersi nella temperie del loro tempo, artefici e, al contempo, succubi di eventi, spesso tremendi, fra scontri di volontà discordi e di poteri forti, fra una visione del mondo nuova, che va maturando con Galileo e Campanella, e con altri scienziati e filosofi, tra cui con pochi Calabresi, oggi meno noti, ma, coi loro studî, determinanti concorrenti alla  costruzione del pensiero moderno, e un potere ottuso e parassitario, e un attardamento culturale, che nel nuovo vede solo una minaccia all’ordine politico-sociale e alla consolidata tradizione scientifica.
La storia della diocesi di Cassano è quella delle carestie, delle rivolte, dei terremoti, delle pestilenze, da cui è ripetutamente afflitto l’intero territorio, dei grandi movimenti in atto nel Viceregno di Napoli e in Europa, dei rapporti fra Chiesa e potere spagnuolo. È la grande storia, che prende particolare forma in quella porzione della Chiesa e del Viceregno qual è, appunto, la vasta e agognata diocesi di Cassano, segnandone il cammino, non agevole, lungo il corso del tempo, fra esaltazioni, cocenti umiliazioni, aspre lotte e mutilanti ferite, al cui medicamento è, spesso, accorso l’opera sollecita dei Vescovi.

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Crotone nera

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Una raccolta di racconti legati fra loro non solo dall’ambientazione, la città di Crotone, ma anche dai personaggi che, entrando l’uno in relazione con l’altro, come anelli di una catena tengono insieme i vari componimenti.
È cupa l’atmosfera che aleggia e ovunque imperversa lo squallore di un’umanità reietta che, indipendentemente dalla propria estrazione sociale, si trascina tra i liquami della corruzione morale… della cattiveria sociale.
La Crotone descritta è ferocemente attuale: non è più tempo di indugiare leziosamente in ricordi di fasti magnogreci ormai lontanissimi o in rimpianti di epopee industriali recenti e definitivamente finite.
Quella Crotone non esiste più. Quei crotonesi sono morti.
Ciò che rimane è una Crotone nera come una scoria, popolata da ombre senza corpi.
L’autore non è né vuole essere uno scrittore. Non è letteratura né sociologia quello che propone: l’intento è esplicitamente politico.

 

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Crotone nera

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Splende luminoso il sole sulla città di Crotone. Ma è proprio dove la luce è più brillante che le ombre si fanno più nere e profonde. Tenebre che si allungano nei vicoli sporchi della città vecchia, tra i palazzoni anonimi della periferia, sui suoli inquinati dalle fabbriche ormai dismesse… e nell’anima di tutti i crotonesi. È in questo spazio degradato, in questa oscurità di dentro, che i crotonesi inscenano le loro vite vuote, la loro quotidiana decadenza morale e sociale, tra i dolorosi abissi privati e il disperato smarrimento civile di una intera comunità.

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Crucuddrisi

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Poesie in vernacolo calabrese

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Cuntu u mundu, i genti, i fatti, comu i viju eu

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Ada Corea nasce a Catanzaro il 29 gennaio 1917. Prima di quattro fratelli, frequenta l’Istituto tecnico commerciale “B. Grimaldi” presso il quale si diploma.

Fin da bambina ama scrivere e, proprio per questa sua passione che la vede spesso impegnata, subisce le sgridate del padre che considera i suoi esercizi letterari “stravacanterie” cioè stravaganze vuote, senza senso.

Siamo tra gli Venti e Trenta del secolo scorso, Ada è tra le poche fortunate donne che studiano e questo, a quei tempi è già un privilegio, immaginiamo le reazioni che suscita il fatto che scriva, ma Ada non si arrende e segue i consigli del Preside della sua scuola che la spinge a continuare.

Nel 1941 sposa Domenico Caroleo, nascono Fernanda, Renato, Maurizio.

Partecipa attivamente alla costituzione della Sezione di Catanzaro della F.I.D.A.P.A. di cui fa parte, continua a scrivere per tutta la vita anche se i suoi scritti vedono la pubblicazione solo nel 1984.

Muore a Catanzaro il 19 aprile 2007.

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Cuore di donna

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Cuore di donna è un romanzo ricco di sentimenti come l’amore, il sacrificio e la dedizione alla famiglia, un “nostalgico” viaggio storico-culturale che va dai primi del ‘900 agli anni ’70, attraversando, per quasi un secolo, un’Italia che ormai non esiste più. Un’Italia che ha lavorato ed è cresciuta sui propri sacrifici e sul proprio sudore, guidata dalle migliori convinzioni, contro gli inutili e pericolosi nazionalismi di una guerra mai dimenticata. Un romanzo appassionato che serve a stabilire l’incredibile divario, psicologico e sociale, esistente tra l’avvicinamento alla vita di un’adolescente “d’altri tempi” e quello delle adolescenti di oggi. È un romanzo scritto per le madri e per le figlie, in cui si respira tutto quello che davvero una donna può essere in ogni sua età. Da quando nasce a quando muore, una vera donna è solo amore.

 

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Cuore in tempesta

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“Ama e fa’ ciò che vuoi”. Semplici parole quelle
pronunciate da Sant’Agostino che vantano il privilegio
e la forza di colpire, direttamente, al cuore.
Angelo Prezio, esperto di prosa nonché caparbio
amante della scrittura (quella vera, autentica e ricca
di significati e sentimenti), con il suo eloquente manoscritto
accarezza, in maniera del tutto magistrale,
la bellezza della quotidianità passando dall’amore alla
speranza per, poi, approdare sull’isola dei sogni.
Cuore, mente e penna trovano, tra le mani del poeta,
la loro naturale ed equilibrata fusione emozionale.
L’importante capacità di Angelo di riuscire a dar sfogo
all’anima attraverso i singolari e passionali pensieri
interiori spingono il lettore ad abbandonarsi tra le leggiadre
e suggestive sponde della soave e nitida bellezza
dell’arte poetica.
Adagiato dietro una bruna scrivania, considerato
proprio rifugio mattutino, in una stanza abbagliata
dai caldi raggi solari lo scrittore, con eleganza e devozione,
offre a ciascuno lo splendido viaggio della conoscenza
reciproca

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