Le strade

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Pubblicato nel 1965, Le strade in Spagna vinse il premio Eugenio D’Ors per il romanzo breve a tema sociale. Dostoevskij, Kafka e Camus sono lo sfondo letterario di questo testo urbano in cui un giovane arriva a Madrid subito dopo la guerra, affrontando le difficoltà, le sofferenze e le umiliazioni che gravavano su una popolazione ancora soggiogata dal potere e rassegnata alla povertà. In un panorama ostile trovano tuttavia spazio la solidarietà e la ribellione, quella sorta di “etica della povertà” che costituisce uno dei temi più profondi dell’intera opera di Félix Grande, ed è in tale contesto che la sua scrittura diventa una forma di rappresaglia, una vendetta contro la struttura piramidale del potere, rappresentato dai vicari di un’autorità indefinita, che associamo immediatamente, tuttavia, al regime totalitario di Francisco Franco. Nell’inquietante atmosfera dell’ufficio in cui lavora, il protagonista, povero abitante della metropoli che cerca un amico nelle strade di Madrid, proverà inutilmente a stabilire legami affettivi. Questo breve romanzo descrive con sobrietà ed esattezza la paura che attanagliava uomini e donne delle classi medie di fronte al regime e alla morale dominanti, insieme a un moto di ribellione, un’insubordinazione forse più privata che pubblica, che trova in queste pagine un perfetto equilibrio tra esistenzialismo e testimonianza onesta e intransigente di un’epoca che la Spagna avrebbe tardato ancora vent’anni a lasciarsi alle spalle.

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Liberandisdòmini

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Senza eccedere in paragoni superlativi, Liberandisdòmini, è un vero e proprio “caso” letterario. A metà strada tra Il Gattopardo e Cent’anni di solitudine, infatti, Pantaleone Sergi disegna, attraverso un codice lessicografico colto e intelligibile, un mondo in cui le atmosfere del realismo magico si fondono con le ambientazioni locali creando un universo parallelo insieme lontano e vicino, veritiero e incantato, dove può succedere tutto, ma lo stesso tutto può rivelarsi niente, ignoto al tempo e alle geografie terrestri e come tale destinato a scomparire per sempre. Mambrici è una “Macondo” del Meridione a cavallo tra Otto e Novecento. È un paese immobile nel tempo e nello spazio dove sembra non succeda niente e invece succede tutto e altro ancora. Su un palcoscenico dipinto di case miserrime si staccano le “palazziate” dei massari e i palazzi sontuosi dei notabili, fra tutti si erge quello di don Florindo, sindaco e dominus indiscusso di tutta Mambrici. Un paese sconosciuto alle carte geografiche, ma di cui si può ritrovare senza difficoltà la strada; lontano da quella Monza in cui uccidono il re, eppure abbastanza vicino per poterlo degnamente commemorare; e mentre il capo della “maffia” cerca un proprio riconoscimento e un posto tra il “nobilume” locale, le decisioni importanti vengono prese dai galantuomini riuniti in perenni conciliaboli presso la farmacia del paese, e la povera gente continua a farsi curare il corpo e la testa dalle magare coi loro intrugli e le loro pozioni. Siamo negli ultimi giorni dell’anno, un anno che segnerà anche il passaggio di secolo. Un telegramma che annuncia un ritorno sarà il primo di una serie di eventi che sconvolgeranno l’intero paese perché, si sa, i telegrammi annunciano sempre disgrazie. Tali eventi – tra siccità e carestie, morti ammazzati e possibili epidemie di colera – riempiranno il paese dell’odore di fosforo e di morte. Mentre la retata del governo contro la dilagante malavita locale stritolerà anche i fervori del neonato movimento socialista e il terremoto del 5 settembre 1905 soffocherà l’intero paese, di cui nemmeno una casa resterà in piedi, si vedranno scomparire a uno a uno i protagonisti di quegli anni e i fantasmi di questa storia che, poi fantasmi non sono.

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Lo sguardo e la memoria

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Lo sguardo. Incanto alla vita

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La vita è un dono e come tale va vissuta giorno dopo giorno, con tutti i suoi momenti belli e brutti, allegri e tristi, ma a volte anche dolorosi. E anche quando il dolore si presenta nella sua più crudele realtà, la vita va ugualmente conservata e vissuta con la forza del cuore. È questo l’obiettivo che si prefigge l’Autrice del libro “Lo sguardo – Incanto alla vita”.
Uno sguardo attraverso il quale ripercorrere una strada all’indietro, nei giorni già trascorsi, nelle vicende già vissute. Vicende che hanno contribuito ad alimentare i sentimenti, sentimenti di affetto, di amore, ma anche di dolore, dolore immane che lacera il cuore e toglie il respiro.

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Lo spostato perpetuo

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Lo spostato perpetuo è il presente pensato. Esso si trova nel luogo in cui si parla, si scrive e si pensa. Essere nel reale significa conservare la propria libertà di pensiero che impone ad ognuno di noi vigilanza continua, attenzione costante al richiamo della vita nel suo doppio significato di anima e di corpo. È uno sforzo faticoso, doloroso, usurante, perché bisogna sempre e comunque ricondurre tutto alla ragione. Quest’ultima ci ammonisce a non commettere l’errore di conformarci alla moda del momento o al modo di agire di questa o quella classe di potere e di non prestare la dovuta concentrazione mentale a ciò che si deve fare, bensì a ciò che si vuole fare. La presa di coscienza critica individuale è pure il presente della coscienza che fonda in sé: l’ieri, l’oggi, il domani, in un raccoglimento della volontà che acquista consapevolezza e ruolo della sua opera nella società, in vista di una propria destinazione, intesa pure come collaborazione fra gli uomini in un’opera comune di pace e benessere per l’intera umanità. Spesso al mattino quando ci guardiamo allo specchio mentre facciamo una qualsiasi cosa distrattamente, non pensiamo che l’immagine riflessa è testimonianza di noi stessi. Né ci poniamo domande come: “Chi sono? Cosa sono?”. L’idea di porre interrogativi simili ad un certo numero di persone che conosco è nata così per caso mentre parlavo amichevolmente con uno di essi: Ad un certo punto mi è sembrato che il progetto coincidesse tanto con le mie convinzioni interiori di studioso esoterico, quanto con quelle dell’uomo che appartiene come professione alle scienze esatte. …DALL’INTRODUZIONE

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Lo zio americano e altre storie

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“… Nello scrivere di Veltri emerge soprattutto la premura del comunicatore, ovvero colui che non dice e basta ma che informa, interpreta, ridefinisce e promuove una conoscenza nuova rispetto al passato, una conoscenza imperniata su una storia personale di impegno civile e politico, con una voce critica verso le dinamiche sociali di questa regione. La persona diventa scrittore contestualizzato e reso vivo attraverso la narrazione di sé e al flusso spontaneo dei ricordi, ma è nello stile di scrittura volutamente diaristico e non colto che troviamo lo strumento dialogante più significativo, perché è in questo scrivere per tutti che possiamo ritrovare le tracce di un pensiero autenticamente democratico e liberale. Un ricordare e raccontare al servizio della comunità, che si adopera per la comunità e per aprire a tutti le porte di un ragionare più libero e dialogante. Con questo tipo di scrittura si può dire che Veltri ha ottenuto il suo scopo: superare nel racconto lo scorrere del tempo, trasformando la successione degli eventi in un luogo simultaneo e concreto entro il quale ritroviamo la freschezza delle parole, l’immediatezza delle emozioni, la trama fitta della stessa vita quotidiana…”. dalla Prefazione di Mauro F. Minervino

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Luci

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È sempre difficile, per chi scrive, formulare e riassumere in una prefazione, più o meno articolata, il senso del proprio lavoro. Pertanto, nell’affidare questo mio piccolo libro all’attenzione di quanti amano la scrittura poetica e confidando che alla comprensione di ciò che tenta d’esprimere esso basti, di per sé, mi limito a poche parole introduttive.
Come avrà modo di vedere chi vorrà sfogliare o leggere questa raccolta, nelle sue pagine si susseguono e intrecciano, irresistibilmente, motivi e spunti che riconducono ai giochi di luce negli spazi celesti e ai giochi di luce sulla terra: questi ultimi, rappresentati dai fiori. Idealmente, pertanto, luce celeste e terrena si fondono, si richiamano l’una con l’altra, si rispecchiano: la luce, in qualunque modo o forma, è sempre una fioritura, la fioritura sempre luce, e il tramonto può riflettersi in una rosa, così come la rosa divenire un tramonto, il tramonto.
La luce più importante, tuttavia, quella che le altre illumina, è la nostalgica e devota rimembranza dell’antica poesia che, da epoche lontane ma non perdute, continua a lambire e a rischiarare i nostri sogni di bellezza.
A questa luce intramontabile si volgono dunque le reminiscenze di antichi miti che affiorano in molti componimenti.

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Magari domani

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Le pagine del romanzo sono il racconto di un uomo che trascina i suoi sogni dall’ombra del presente e alla luce del futuro. È la storia di chi, dopo le struggenti delusioni sentimentali dei vent’anni, si è buttato a capofitto nelle braccia di altre donne per illudersi di dimenticare e poi, inaspettatamente, ha trovato il grande amore in un anonimo pomeriggio di nebbia. È la vicenda di un ex ragazzo che ha rincorso la libertà per sfuggire alla sua stessa vita e ha lasciato scorrere la giovinezza per una parete da riempire con articoli di cronaca nera, estrema tangibilità di una esistenza vissuta per strada.

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Mars & Venus

[wc-ps]…E dopo 100 volte t'amo ed I cinici, ecco
l'ultimo nato della famiglia Giardino… Mars & Venus (non solo uno
snack e un rasoio da donna)! Uomini, siete mai stati, almeno una volta,
prede di una squallida e goffa mangia-uomini? Su Mars & Venus c'è
scritto di voi. Mariti, vi annoiate a fare la spesa il sabato pomeriggio
ma vostra moglie vi costringe a farlo ugualmente? Mars & Venus vi
stima. Madri, i vostri figli non vi ascoltano? Mars & Venus vi
presta attenzione. Ragazze, conoscete le 3 categorie di uomini da cui
stare lontane? Mars & Venus vi salva da loro. Ragazzi, non sapete
rimorchiare? Mars & Venus vi dà dei consigli per riuscirci.
Adolescenti, i vostri genitori non vi comprano il motorino? Con Mars
& Venus imparerete ad ottenere da loro ciò che volete. Uomini, a
volte un "ti amo" detto nel momento sbagliato vi ha incastrati? Mars
& Venus vi aiuta ad uscirne. Uomini, non sapete come far innamorare
una donna? Mars & Venus vi dà delle dritte. Donne, non sapete come
tenervi stretto un uomo? Mars & Venus ha delle regole per farlo. La
risposta a tutti i vostri quesiti… le verità più nascoste del vostro
partner… le soluzioni per barcamenarsi in questa società di giullari... i
segreti per non prendersi troppo sul serio e giocare con l'amore… Mars
& Venus li conosce. Mars & Venus... tutto ciò che avete sempre
pensato, ma che non avete mai avuto il coraggio di dire!

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Memorie di una siciliana

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Questo libro è un omaggio alla figura di Antonio Canepa; seppur romanzato vi sono presenti alcuni momenti tra i quali quelli più cruciali della sua vita tanto affascinante quanto pericolosa.
Un personaggio difficile da decifrare e capire, sempre sul filo del rasoio, filo che si spezzò molto presto per colpa del nascente Stato italiano.
L’omicidio di Antonio Canepa dovuto alla sua lotta per l’indipendentismo siciliano è, probabilmente, il primo omicidio politico perpetrato dallo Sato, un primo di una lunga serie che culminò con le stragi degli anni settanta-ottanta.
Questo perché la democrazia e la libertà sono due concetti molto difficili da realizzare pienamente anche in una nazione che dice di ispirarvisi, forse solo in teoria ma non in pratica.
Su Canepa vale la regola che la storia è fatta dai vincitori, in questo caso lo Stato italiano, ecco spiegato l’oblio calato sul suo nome, un nome che meriterebbe maggiore ribalta.

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Mi chiamavo Rocco Campora

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L’Italia è ricca di struggenti storie di emigrazioni, di viaggi della fortuna alla ricerca di un’esistenza migliore. Ma non tutte le partenze sono uguali e non tutti lasciano la propria terra con il desiderio di farvi ritorno il più presto possibile. È questo il caso di Rocco Campora che nel 1951, stanco di un’esistenza sterile e apparentemente priva di allettanti prospettive per il futuro, nonché demoralizzato dai continui dissidi con un padre dal quale si sente non compreso e non accettato, abbandona Amantea alla volta del Venezuela con la ferma intenzione di non rimettere mai più piede nel proprio paese. Sulle tracce di questo straordinario personaggio dall’animo bohemien, ribelle, sfuggente e impossibile da intrappolare in stereotipi umani sempre troppo riduttivi per lui, si mette il nipote, dopo tanti anni di silenzi voluti, forse addirittura cercati. Così la realtà comincia a mescolarsi con la leggenda e gli infiniti racconti reperiti sul suo conto si arricchiscono di particolari nuovi e sorprendenti, talvolta in contrasto tra loro, ma concordi nel fornire il resoconto di una vita vissuta in totale libertà. Poi finalmente l’incontro tanto agognato e pieno di aspettative che non possono che essere disattese da un uomo che, avendo sradicato con forza le proprie radici dalla terra nativa, si è perso nel nuovo continente nello sfrenato inseguimento di se stesso.

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Mi sono innamorato di Eva Kant

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Mi sono innamorato di Eva Kant. Il titolo è un pretesto? Si scorgono le voci e i silenzi di una storia che corre tra i passaggi degli anni… Appuntamenti che hanno accompagnato Pierfranco Bruni e hanno fatto di lui uno scrittore tra il tempo e i destini. Si attraversano avventure in un narrare che intreccia desideri di verità e sortilegi di finzioni. Bruni innamorandosi di Eva Kant è come se sfidasse Diabolik? Le parole sono metafore e il mosaico delle rappresentazioni è un incidere nelle ricordanze che vivono di memoria. Un libro di racconti offre sempre una eterogeneità di immagini che creano immaginari lungo le rotte della vita. L’ironia è un dato centrale e resta tale anche nelle pagine che si sfogliano con un “patire” malinconico. Di nostalgia il linguaggio è ricco. È nella salvezza della verità. Compaiono personaggi e nomi che sono stati e sono nella scrittura di Pierfranco Bruni. Dallo Sciamano a Claretta, da Giuda ad Eleonora, da Zarateo a Maria Maddalena, da Eva a Zakimort e ancora altri. Poi ci sono paesaggi e luoghi: da Venezia alla Calabria, da Roma a Scanno. Dunque! Eva Kant è un pretesto? L’autore rispondendo a questa domanda ha detto: ”È un dettaglio!”. È il disegno innovativo, nel quale abita il romanziere. I romanzi, in fondo, non sono anche dei racconti? Cosa accadrà una volta chiuso il libro? Un dì si vedrà. Anzi si saprà. Forse!

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Mie care ombre addio

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Teodoro Gentili, drammaturgo di successo, viene licenziato e allontanato dai circuiti importanti del mondo dello spettacolo per il suo teatro controcorrente. Decide di ritornare al Sud, al paese dove è nato e ha trascorso gli anni dell’infanzia. L’amicizia con il dottore del borgo gli apre scenari inquietanti, surreali, che non tardano a scatenare le ire e le strategie sottili di un potere apparentemente lontano ma quanto mai presente ed efficace.
La lontananza dalle luci della ribalta diventa per lui occasione per riappropriarsi del suo passato quando, imprevedibilmente, riceve l’incarico di regista della compagnia teatrale di sbandati accolti dalla Caritas diocesana che lo espone al fascino di Viola, giovane escort sfuggita al racket del nord, tentata ancora, per sopravvivere, dalla prostituzione.
La crisi di una relazione seducente e dai torbidi risvolti, scavata nelle loro anime ancor più dalla pièce rappresentata, Processo a Gesù di Diego Fabbri, mette a nudo la loro dimensione più profonda, speranze, paura di amare, innescando in entrambi la scintilla del riscatto. Teodoro scopre contemporaneamente che qualcun altro, nel nome del padre, lo ha aspettato da sempre con affetto e discrezione…
Al ritorno sulla scena nella Capitale ritrova subito ad affrontarlo i critici ostili, responsabili del suo licenziamento; è il momento tanto atteso in cui si rivelano la sua evoluzione di uomo, di artista e il suo amore per Viola.
Taliano Grasso ancora una volta predilige una storia anticonvenzionale con diversi registri espressivi e “incursioni nella tradizione picaresca, avventurosa, gialla, dei contes philosophiques” (Dante Maffia), confermando una sua poetica di fondo segnata da pagine di vibrante lirismo.

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Mini bluette del mio giardino

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L’avventurosa parabola erotica di Mimi Bluette, al secolo Cecilia Malespano, ha inizio quando uno «Studente in medicina» invero alquanto improbabile, coglie «la sua prima verginità» durante «una sera del mese d’Aprile», e prosegue nella «Città immensurabile» di Parigi, ammaliata dall’intenso fascino della provinciale che decide di trasferirsi nella capitale francese, laddove suscita intensi desideri. La sua strada è costellata da una sequela di amanti che, però, non lasciano in lei alcuna traccia poiché quasi tutti privi di un significativo spessore individuale. Un bel giorno ella incontra Hilaire Castillo, del quale si innamora perdutamente: a partire da questo momento, la sua vita subisce un mutamento radicale che la spingerà ad attraversare l’Africa alla ricerca dell’uomo misteriosamente scomparso. Tale metamorfosi, che culminerà in un gesto estremo, viene raccontata in pagine dense di grande pathos dalle quali emerge l’abilità narrativa dell’autore, lungamente ed ingiustamente negata da corrucciate schiere di critici. Il romanzo, che fu pubblicato per la prima volta nel 1916, riscosse un larghissimo consenso di pubblico dovuto anche alla capacità daveroniana di mescolare sapientemente amore, morte ed eroismo.

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Mondi in Italia

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Il piccolo Edmondo, detto Mondi, giunge in Italia sprovvisto di qualsiasi cosa, anche dei sogni. L’Albania, suo paese natale, lo ha privato di tutto: dei genitori, di una casa e, persino, della capacità di desiderare qualcosa. Sua unica preoccupazione, dettata dall’istinto della sopravvivenza, è procurarsi del cibo. Ma ecco che la mano, talvolta generosa, del destino comincia a restituirgli in Italia tutto ciò che in Albania gli aveva tolto. Appena sbarcato al porto di Bari, Mondi si imbatte in due suoi compaesani, qualche anno più grandi lui, che lo accolgono sotto la loro ala protettiva, fornendogli una prima parvenza di atmosfera familiare. Insieme intraprendono l’avventura italiana, destreggiandosi tra vie non sempre legali. I due ragazzi, già adolescenti, sicuramente più smaliziati del dolce Mondi, apprendono presto il modo più veloce di procurarsi del denaro e lo sfruttano fino a quando non vengono scoperti e arrestati. Il piccolo albanese si ritrova così nuovamente solo al mondo, ma presto la sorte lo sorprenderà ancora, riservandogli un inaspettato quanto gradito incontro… Una racconto avvincente, una storia verosimile che trae ispirazione dall’esperienza delle numerose giovani vite che ogni giorno raggiungono l’Italia alla ricerca di una esistenza migliore.

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Muori cornuto

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Questo libro racconta in forma letteraria e teatrale la storia di Giuseppe Zangara, nato a Ferruzzano, in provincia di Reggio Calabria, nel 1900, all’interno di una famiglia che viveva in un’area molto povera del nostro Paese.
Rimasto orfano a soli due anni perché la madre muore di parto, Giuseppe è costretto sin da bambino a lasciare la scuola e a lavorare nei campi. Il padre, che più tardi si risposerà, lo tratta come uno schiavo non mostrandogli mai affetto e benevolenza. Zangara, accudito dalla nonna materna, sarà chiamato a combattere sul fronte del Carso durante il primo conflitto mondiale e, dopo essere rientrato sano e salvo nella terra di origine, a 21 anni sarà richiamato sotto le armi per prestare il servizio militare. Compiuto il periodo di leva, deciderà di emigrare negli Stati Uniti, dove già era sbarcato uno zio materno, Vincenzo, prendendo dimora a Paterson, nel New Jersey. Obbligato, dunque, come milioni di altri calabresi a cercar fortuna all’estero, Giuseppe non riuscirà tuttavia nell’intento.

 

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Nai

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Nai La figlia delle Tenebre La giovane Naì è contesa dai due mondi in competizione dalla notte dei tempi: il Regno delle Tenebre e il Regno della Luce. Il destino dell’umanità è ora nelle sue mani, dovrà scavare in profondità dentro se stessa fino a rintracciare la sua vera natura che la porterà a compiere una scelta dalla quale dipenderà il futuro dell’intero genere umano.

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Naïs Micoulin e altri racconti

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«Una raccolta di novelle memorabili capace di rivelare – come peraltro tutti i testi scritti per il «Messaggero d’Europa» – quel che Zola sarebbe potuto diventare se non avesse deciso di scrivere i Rougon-Macquart: un formidabile autore di trame da roman-feuilleton, certo; ma anche uno scrittore fin de siècle, che anticipa temi e atmosfere di cui si approprierà la letteratura di primo Novecento».

PIERLUIGI PELLINI Prefazione

 

Qui proposto per la prima volta per i lettori italiani nella traduzione di Paolo Fontana, e con il pregio dell’accurata e puntuale Prefazione di Pierluigi Pellini, Naïs Micoulin e altri racconti raccoglie alcune delle novelle originali, scritte «con sorprendente felicità e libertà immaginativa» da Zola per il pubblico russo di «Viestnik Evropy» («Il Messaggero d’Europa»), l’importante rivista pietroburghese cui Zola, su incitamento di Ivan Turgenev, collaborò dal 1875 al 1880. Non banali scritti d’occasione ma ampi racconti in cui Zola è capace «di infondere vita nuova ai più vieti stereotipi narrativi», spesso contravvenendo a quel principio fondamentale della poetica naturalista che consiste «nel rinunciare al personaggio grandeggiante per mettere in scena la banalità quotidiana di figure umane umili, senza qualità». Le sei novelle raccolte da Zola sul finire del 1883 in Naïs Micoulin percorrono registri «tra il ridicolo e il tragico» e hanno ciascuna un eroe, o un anti-eroe, eponimo. A tre novelle drammatiche fanno seguito tre testi ironici;  in un paio Zola mette in scena il tema del redivivo: su un registro patetico e nero La Mort d’Olivier Bécaille; in tono amaramente burlesco la non meno bella Jacques Damour. Entrambe fonte sicura del Fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello.
Tra le novelle, quella che dà il titolo al libro, Naïs Micoulin (scritta da Zola nel 1877 durante il soggiorno all’Estaque, vicino a Marsiglia, dopo le fatiche dell’Assommoir) – l’amorazzo fra la figlia del mezzadro e l’erede della proprietà; il padre meridionale, violento e possessivo; la canina fedeltà che un uomo deforme vota a una ragazza bellissima –  è un racconto formidabile:  «grazie alla creazione di un personaggio di donna fra i più memorabili della narrativa francese del secondo Ottocento».

 

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Nata sotto il segno del cancro

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Nata sotto il segno del cancro è un romanzo memoir che si pone l’obiettivo, utilizzando la letteratura come grimaldello, di  scardinare il velo di indifferenza e ipocrisia che impedisce un’ampia diffusione dell’opera di sensibilizzazione, soprattutto nei giovani, al tema della prevenzione dei tumori.
Protagonista è Karima, ragazza appena ventenne, costretta a combattere il male del secolo, che, al suo cospetto, ha assunto la forma di “carcinoma duttale infiltrante multifocale” al seno.
Durante questo tortuoso viaggio sarà accompagnata dalla sua amica Katia, trentenne in preda a crisi depressive e con manie  autolesionistiche.
L’epilogo della storia sarà il resoconto di una vita vissuta all’insegna della sua caducità e quasi un elogio della morte, quale fine dei tormenti e, allo stesso tempo, rinascita e germoglio di una nuova speranza per l’umanità.

 

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Nel paese dei due re

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Nel paese dei due re. Un altro modo di raccontare la mafia. Quello di Sandro Taverniti. Storie di vita e di morte, di piccoli e grandi soprusi. Violenze mai giustificabili. Sullo sfondo, costante nella sua tormentata e spesso vana attività di difesa della legalità, la presenza dello Stato. Una terra contesa dove “i due re” si incrociano e si fronteggiano. Un territorio dove Stato e ‘Ndrangheta spesso finiscono per convivere. Storie che disegnano quadri di grande miseria e di impensabile ferocia. Immagini di un mondo lontano? Purtroppo no. Quanto esso sia simile all’oggi lo capiamo dalle parole di Antonio Nicaso, lo studioso che il territorio del paese dei due re conosce bene per professione e passione. Riflessioni che arricchiscono l’opera con l’amaro sapore del vero. Decisivi stimoli ad un’attenta lettura dell’oggi. Il mondo che esce dalla conversazione con Nicaso non è poi tanto lontano dal paese dei due re.

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