Il romanzo di un giovane della nostra terra

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Questo breve ma intenso romanzo è la storia vera di un giovane, oggi persona matura, confidata dopo la promessa di un assoluto rispetto all’anonimato. Dal racconto del protagonista emerge una vicenda straordinaria e avvincente, fatta di poche gioie e di molte amarezze. Queste ultime non hanno risparmiato alcuni eventi tragici, che, in un caso, hanno creato nel protagonista quasi un rimorso, che lo induce spesso ad interrogarsi. È convinto di trovare un qualche sollievo solo impegnandosi strenuamente nella attività della propria azienda e non solo.

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Il segreto di Maria…

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Racconti che affrontano diversamente la diversità, senza ipocrisie e falsi ornamenti. Due racconti lunghi, il primo e l’ultimo, fanno da cornice a otto racconti brevi che affrontano tematiche forti, talvolta sconvolgenti ma sempre attualissime. Storie verosimili, tinteggiate con i vivaci colori della passione, che rischiano di tramutarsi in cupi riflessi quando ci si spinge oltre il comune sentire, perché la società omologata difficilmente perdona chi osa sollevare la testa dalla mischia conforme. Il primo racconto, “Il segreto di Maria”, quello che dà il titolo all’intera raccolta, affronta il tema dell’omosessualità femminile. Le due protagoniste, Chiara e Maria, sono semplicemente due ragazze che si amano e i loro gesti non sono per niente diversi da quelli di una coppia eterosessuale. Ma l’opinione della gente, il giudizio intransigente di chi vede il male in tutto ciò che si discosta dalla consuetudine diventa un macigno insostenibile che costringe le due innamorate a separarsi.

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Il sindaco

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Questa è la biografia raccontata del barone Vincenzo Maria Mollo – vissuto tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento –, eletto sindaco di Cosenza a ventinove anni, nel 1808, e presidente dal 1811 della ricostituita Accademia cosentina. La sua storia è quella di un uomo che ha saputo impegnarsi per il bene della sua città e della Calabria, attraversando le vicende del Meridione dalla costituzione della Repubblica Partenopea alla venuta  di Giuseppe Bonaparte, dal regno di Gioacchino Murat al ripristino della monarchia dei Borboni, seguendone le sorti sino al penultimo decennio del Regno delle due Sicilie. Partecipe dei problemi della sua città – specie nei momenti drammatici come quelli del terremoto e del colera – coniugò l’amore per la sua famiglia con l’impegno civico, quale “cittadino illuminato e saggio, che amò la patria –  come ci riferisce lo storico Eugenio Arnoni – con tutto l’entusiasmo della sua grande anima”. Poeta e benefattore, cercò di conciliare gli impegni dell’amministra- zione pubblica con la passione per le lettere, come testimonia la lapide nella chiesa di San Domenico, in Cosenza, dove Luigi Greco lo definisce “giudizioso scrittore, facile e grave poeta”, che “visse venerato e benedetto dai poveri”

 

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Il testamento di Palazzo Fragalà

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In un paese della provincia siciliana, nel giugno del 1969, la cameriera di palazzo rinviene nascosto in un libro della biblioteca il testamento olografo del barone Rolando Fragalà, ancora in vita. Nel lascito è forte la sua volontà di donare una cifra ingente, senza nulla in cambio, a colui che sarà in grado di fondare una banca popolare. Lo scopo è quello di favorire lo sviluppo economico e sociale del paese in cui si vive. Nonostante il periodo sessantottino in Sicilia si respira ancora un’aria pregna di involuzione culturale; già si delineano all’orizzonte personaggi mafiosi, coscienti della propria forza organizzativa e militare, e figure legate alla sinistra anche estrema che vogliono esprimere con determinazione il proprio libero pensiero. Le due forze si inseriscono in un tessuto sociale tradizionalmente asfittico generando situazioni forti e controverse. La grande somma di danaro stimola l’appetito di diversi personaggi senza scrupoli pronti a sgomitare pur di raggiungere l’ambito obiettivo; attraverso un racconto piacevole, leggero e ironico si assiste ad un concatenarsi di eventi con un finale a sorpresa.

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Il volo della talpa

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Un piccolo imprenditore, in un vecchio macello, per quel giorno adibito a tribunale, attende che il giudice si pronunci sull’istanza

di un fallimento avanzata dai suoi creditori, gli fa da cornice narrativa un impietoso corso di voci, un intero paese che racconta e che giudica.

Ad assisterlo un legale donna al nono mese di gravidanza, dal carattere scostante e dall’umore mutevole.

Botta e risposta tra cliente e avvocato, entrambi prossimi a un drammatico capolinea, il dissesto finanziario si intreccia a quello

esistenziale, mentre, nella concitazione del momento, la paventata udienza assume sempre più i contorni dell’ultima spiaggia: o salvarsi o fallire.

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Impegno sociale e ricerca espressiva nell’opera di Fortunato Seminara

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Erano trascorsi meno di due anni dallʼinizio delle attività e pochi mesi
dalla pubblicazione del primo romanzo inedito “Lʼarca” (ed. Pellegrini),
quando la Fondazione “F. Seminara” realizzò il 1º Convegno Nazionale
sul tema Società meridionale ed esiti tecnico-stilistici nellʼopera di
Fortunato Seminara (Polistena 18 e 19 dicembre 1997). Si voleva, in
tale modo, sollecitare una riflessione importante ai fini del reinserimento
dellʼopera dello scrittore nel circuito della critica nazionale che, nei suoi
confronti, sembrava immemore o indifferente. Nel luglio del ʼ99 gli Atti
di quel convegno furono pubblicati diventando strumento importante ed
efficace di conoscenza e divulgazione critica utile, tra lʼaltro, ad alimentare
curiosità e interesse soprattutto nei giovani studiosi che in quellʼoccasione
“scoprirono” Seminara dedicandogli molta attenzione, dopo,
con studi critici di grande interesse (cito, a titolo di esempio, il lavoro di
Monica Lanzillotta “I romanzi calabresi di F. Seminara”, ed. Pellegrini).
Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti e sullo scrittore il dibattito
è andato sempre più rianimandosi grazie anche alle pubblicazioni degli
inediti (dopo Lʼarca, La dittatura, Il viaggio e Terra amara) e la ristampa
di opere ormai introvabili (Le baracche, La fidanzata impiccata, Disgrazia
in casa Amato, Il vento nellʼoliveto).

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Imponenti

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– E perché non ti piaccio? Paolo la guardò e non rispose. Sospirò profondamente. – Ti farò godere, – soffiò lei tra le labbra con gli occhi socchiusi, – come non mai altra donna ti ha fatto godere. Ma Paolo preferì non correre rischi: l’incubo di un momento prima lo minacciava ancora al solo pensiero dell’atto sessuale da compiere. E allora tentò di rimandare tutto al giorno dopo. – Domani, ti prometto, sarà diverso. Domani ti ripagherò, e mi ripagherò anche di questa serata inutile. Sarà così, lo sento. La donna lo guardò, e non lasciò intendere nulla dal suo volto. Pareva rassegnata. – Dormiamo ora, – disse Paolo, e spense la luce. Poi al buio aggiunse: – Stasera non lo abbiamo consumato il matrimonio. Se va avanti così, chiederai l’annullamento. – E voleva farla ridere. Ma Toccasana si era girata dall’altra parte, e se ne stava silenziosa, a meditare su quella grande occasione sprecata della sua povera vita.

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In un diario

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Quasi attirata magneticamente dalla città da cui era partita con la sensazione di essere stata abbandonata, Francesca ritorna a Palermo nella vecchia casa di famiglia.
È qui che il passato ritorna prepotentemente nella sua vita sotto forma di un diario. È sorprendente la carica emotiva di quelle pagine ingiallite: è come entrare, in punta di piedi, nel passato e riuscire a guardarlo con occhi nuovi con la voglia di rinsaldare legami che sembravano ormai distrutti.

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Incantesimo d’amore

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Giuseppe è un impiegato dell’università di Salerno, un quarantenne che non riesce a diventare adulto del tutto. Maria è una trentenne, commessa di un negozio di articoli sportivi in un paese della Basilicata, intrappolata in un costante senso di inadeguatezza.

Due esistenze ordinarie, due vite semplici che, però, vengono stravolte nello spazio di una settimana natalizia molto particolare…

Giuseppe, tornando al suo paese per le vacanze di Natale, compra in autogrill un pupazzo. Maria riceve in regalo un oggetto analogo da uno strano giocattolaio con la barba lunga e bianca che, guarda un po’, assomiglia a Babbo Natale. E un pupazzo simile lo possiede da più di cinquant’anni chiuso in un armadio Carmelina, la nonna di Maria… e sia quel che sia, una concatenazione di eventi – in cui si incrociano magia e amicizia, incoscienza e paura, pozioni antichissime e modernissimi brand – li porta davanti alla fatidica questione: esiste la felicità?

In questo romanzo, Mellone attinge dalle storie popolari di Lucania e Puglia, dallo spirito delle gravine e dei borghi, per confezionare un romanzo surreale, onirico, spiazzante, dove antichi druidi incontrano streghe moderne, e dove il linguaggio della fantasia più sfrenata incontra le vicende di un qualunque Natale di periferia.

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Indagine all’ombra del Mab

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“Il Mab è il Museo all’aperto di Cosenza. In questa città Chiara, Carlo, Pietro e Claudio, quattro persone che non si conoscono, si troveranno al centro di un’indagine della DDA sulla più grande, potente e crudele organizzazione criminale del nostro Paese e forse del mondo, la ‘ndrangheta. Sullo sfondo della storia, la Calabria ed i suoi abitanti, sospesi sull’eterno dualismo tra la voglia di andare via e la paura del nuovo. E l’assoluta necessità di cambiare”.

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Io ricorda

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L’Epistolario si fa leggere perché suscita coinvolgimento e curiosità con la narrazione di tanti episodi reali ed irreali, in un gioco continuo di specchi e rimandi. Il colloquio del protagonista con il suo “Io” suscita spunti di riflessione sui temi più disparati, dall’infanzia allo studio, dalla magia alla comunicazione. L’autore, in fondo, si sente a disagio in questa società e, come i moralisti del Settecento, assegna una funzione “formativa” alla sua opera e la rivolge alle coscienze civili, libere e consapevoli. Appare giusta e opportuna la scelta dell’autore, fatta col contributo di una valente professionista della scuola, di riportare in “Io ricorda” ventuno lettere estrapolate dal romanzo Epistolario “Vita difficile nel paese dei tuttologi” (dello stesso autore, di prossima pubblicazione per i tipi “Pellegrini Editore” Cosenza) ed undici schede operative funzionali alle esigenze sovente prospettate dagli insegnanti delle scuole medie, relativamente ai testi antologici e letterari, pur in presenza di una larga offerta libraria. (dalla presentazione del prof. Mario Caligiuri docente di comunicazione pubblica all’Unical) L’epistola è considerata alla stregua della poesia, che sgorga, arte spontanea e creativa, dal più profondo dell’anima, dall’archivio immenso della memoria e dalla grandezza smisurata dello spirito, che si eleva sempre più in alto, fino ad un rapporto coinvolgente le due sfere dell’immanenza e della trascendenza. Nella consapevolezza che non ci sarà mai un Personal Computer che possa eguagliare od imitare le qualità spirituali dell’uomo. L’obiettivo di “Io ricorda” è – tra l’altro – quello di fornire agli studenti della scuola media di primo grado e del biennio della scuola media di secondo grado, una serie di spunti e/o motivi di riflessione, approfondimento, discussione e, soprattutto, comunicazione, sulle tematiche letterarie, storiche, civili e sociali del passato e del presente. (dalla prefazione dell’Autore)

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IUBRIS

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Il termine greco hýbris, letteralmente pronunciato iubris, indica un tema ricorrente della narrazione tragica, che assurge a molteplici significati sintetizzabili nel sentimento di orgogliosa tracotanza di colui che si spinge a considerarsi superiore alle leggi di Dio e degli uomini. Tale altezzosa arroganza è il filo conduttore che connette tra loro le vicende di don Pepé, uomo rozzo e borioso ma maestro nel tessere la ragnatela della politica locale del piccolo borgo di cui è sindaco ma allo stesso tempo signorotto. La pungente e spregiudicata ironia del giornalista, nelle vesti di primiparo romanziere, regala uno spaccato caratteristico della realtà urbana dei piccoli comuni della seconda metà del ‘900, nei quali prese forma quello che ad oggi è diventato un topos politico: il “cerchio magico” non è un’invenzione della nuova repubblica, bensì un lascito ereditario delle logiche di controllo e gestione dei piccoli centri in cui le tre figure rappresentative del potere locale, sindaco, parroco e medico condotto, regnavano spesso in reciproco conflitto ma incontrastati, disponendo a piacimento della vita dei cittadini nella logica dello spadroneggiare inconsulto caratteristica dei latifondi mai veramente svincolati. Un amaro ritratto della nostra realtà di ieri, doveroso ed essenziale per comprendere l’identità dell’oggi.

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Jugale

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Julia

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Più che un racconto storico Julia vuol essere un “vissuto storico”.
L’autore ha interpretato i suoi stati d’animo, la sua forte sensibilità che la condusse ad essere bollata dalla storia come una donna dissoluta.
Ma perché una donna che vuole essere coerente con i propri impulsi affettivi, sensuali, viene considerata dissoluta?
Cosa accade veramente?
Ogni potere assoluto è basato sull’impocrisia. E questo Julia non l’accetta anche se il  “duce” è suo padre. Non accettandolo si condannò.
L’autore si avvale di testi scritti da Svetonio, Tacito, Plinio, Ovidio, Orazio e altri ancora.
“Parteciperemo” alle cene conviviali sontuose, corrotte al massimo, dove il sesso diventata quasi uno “scambio intellettuale”.
Saremo, inoltre, in una Roma imperiale come la volle suo padre; il divo Ottaviano Augusto che dichiarò: “Ho trasformato Roma tutta di marmo, non più di mattoni”.
“Accanto”  a  Julia interpreteremo i suoi stati d’animo tra amore, odio, amore.
Non accettò mai la famosa frase pronunciata dal padre: “Perseguire il proprio fine non il proprio sentimento”.
Con grande dignità e tanto sacrificio dimostrò il contrario.

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Karl-Otto Apel. Vita e Pensiero. Leben und Denken

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Questo volume complessivo, unico, dedicato alla Vita e al Pensiero di Karl-Otto Apel, raccoglie tutti i contributi usciti nei due numeri speciali di “Topologik” (numero 24/2019 e numero 26/2020) dedicati ad Apel (uno dei Maestri più importanti del pensiero filosofico contemporaneo). L’edizione, in volume unico, ha dato la possibilità di arricchire il testo con altre due collaborazioni (quella di Peter Naumann e Amos Nascimento). Il volume mantiene la struttura di una suddivisione in due sezioni: sezione Vita e sezione Pensiero. La prima sezione (Vita) raccoglie contributi che sono testimonianza di incontri, discussioni, riflessioni comuni con Karl-Otto Apel. L’aspetto teorico-filosofico e l’aspetto personale ridanno la freschezza e la profondità di queste testimonianze. Quanti hanno conosciuto e sono diventati anche amici di Apel hanno vissuto il logos filosofico nella sua ampiezza riflessiva in simbiosi con un uomo che, a parere di Habermas (l’altro Gigante, colonna portante della filosofia contemporanea), incorpora la stessa filosofia. Hanno vissuto la forza discorsiva di una personalità che ha fatto del dialogo la fonte instancabile della ricerca intersoggettiva. Vita e Pensiero non sono due sezioni separate e separabili, sono piuttosto la messa in evidenza che il filosofare vero si costituisce nell’unità, appunto, di Vita e Pensiero: nel vivere la filosofia.
La seconda sezione (Pensiero) ‒ Molti sono, nel frattempo, gli studi internazionali sul pensiero di Karl-Otto Apel. La raccolta dei contributi e delle riflessioni che qui presentiamo è un esempio mondiale della vitalità e fruttuosità del pensiero di Karl-Otto Apel. Studiosi diversi, da angolazioni e prospettive tutt’altro che identiche, si confrontano criticamente con la pragmatica trascendentale di Apel, sia come proposta di possibilità di fondazione teoretica sia come piattaforma applicativa ai contesti reali della vita umana. Questo volume unitario presenta e rappresenta un dialogo filosofico serrato, ricco di riflessioni aggiuntive e alternative, a testimonianza delle motivazioni profonde che Karl-Otto Apel, con la sua trasformazione trascendentalpragmatica della filosofia occidentale, ha saputo suscitare mondialmente.
L’etica del discorso, nella sua forma, qui, riflessiva, pragmatica, trascendentale, ermeneutica, semiotica, non è solo un modo nuovo e originale di concepire la filosofia dell’Occidente, nella sua trasformazione in terzo paradigma della filosofia prima; l’etica del discorso è, anche e per lo più, un pensare filosofico radicale di riappropriazione dei propri presupposti (anche linguistici) fin nelle loro radici normative (performative), se non emancipative, per una pragmatica etica che reclama, per un verso, fondamento (discorsivo) e universalità, possibilmente (intersoggettiva), per altro verso, capacità di applicazione nei contesti anche dell’economia (globalizzata), del diritto dei Popoli e delle Culture. La filosofia, così concepita, non è ovviamente solo critica al concetto, piuttosto una discorsività in cerca di significato, comprensione, senso che coinvolga la prassi attraverso un dialogo esteso a tutti i popoli.

 

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L’altra parte di me

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Quanti bei ricordi mi legano a Giuseppe Faraca, ciclista e pittore, sorridente e buono, che purtroppo non c’è più. Erano i primi anni ottanta, lui più giovane debuttava tra i professionisti e quando si correva sulle sue strade calabresi tirava fuori una grinta e una concentrazione splendide. Lo ricordo bene al Giro della Provincia di Reggio Calabria. La sua grinta, la voglia di far bene fra la sua gente, il suo entusiasmo di ragazzo. Ma in particolare c’è un ricordo che ho ben vivo nella memoria. Quella che si definisce una giornata di gloria vissuta da entrambi. Vincemmo infatti tutti e due quel giorno al Giro d’Italia 1981. Eravamo a Bibione al secondo giorno, si correva una semitappa a cronometro a squadre di 15 km. Lui la vinse con i ragazzi della Hoonved di Zandegù e io la persi per due miseri secondi. Però grazie al gioco degli abbuoni e al verdetto del prologo della giornata precedente, indossai la maglia rosa. Tutti e due sul palco della premiazione. Ma ricordo anche che quel giorno mi ero arrabbiato parecchio perché nel finale della crono a squadre ad una rotonda noi della Famcucine sbagliammo strada perché il percorso non era ben segnalato dagli organizzatori. E come sempre mi arrabbiai con Torriani. Perdemmo per quell’errore alla rotonda, ci lasciammo circa venti secondi. Ma adesso dico meno male che andò così, si vede che era un segno del destino. Con quell’errore abbiamo consentito a Faraca di vivere una grande giornata di gloria, una vittoria di squadra nella stagione del debutto tra i professionisti che certo avrà ricordato per sempre, lui che ha avuto la sfortuna 10 di vivere una vita maledettamente breve, troppo breve. E fra l’altro in quel Giro vinto da Battaglin, lui, Giuseppe Faraca in classifica finale a Verona arrivò davanti a me. Sono andato a rivedere i giornali, undicesimo, mentre il sottoscritto complice la caduta scendendo dal Terminillo, chiuse al ventunesimo posto. Sì, quanti bei ricordi di gioventù e come sono belli i quadri di quel ragazzo dal sorriso dolce che mi è rimasto nel cuore. Francesco Moser

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L’arca

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Esiste in Cardamone, e non da oggi – si tratta anzi di una sua peculiarità di lungo corso – un talento nella evocazione del byt, ciò che dalla lingua russa viene comunemente tradotto ‘vita quotidiana’ ma che nelle lingue europee non trova, secondo Roman Jakobson, una parola corrispondente. Per meglio dire, l’autore possiede e coumunica un sentimento del byt cui, se non erro, pertiene uno specifico lessico che allinea parole chiave…

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L’elicoidale della vita

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L’attuale diversificata costellazione dello scenario umano, che nel recente passato ha registrato conflitti, d’infausta memoria e di auspicabile fine duratura, avrà – sembra ribadire lo scrittore Camillo Scalzo – una rinascita permanente, o una permanenza della rinascita, in una confortante prospettiva storica imminente. Per il Nostro, il mondo, che è un evento, o l’evento per eccellenza, e non una “cosa”, e che dobbiamo capire come va, non dove va e perché va, presto si configurerà nella verità degli uomini del “saper dire”, per ben dialogare, e nella verità del “saper fare”, per costituire tutti insieme nuovi e benevoli rapporti, in una continua sapiente creazione di vita umana ecumenica, universale.

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L’eloquenza del silenzio

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Tratto da una storia vera,  L’eloquenza del silenzio è un romanzo storico multitemporale dalle fosche tinte noir.
I protagonisti sono due giovani dalle belle speranze: Gustavo e Rocco.
Stessa città di origine: Palmi.
Stessa meta: Como.
Due epoche diverse: passato e presente.
Gustavo, intrepido funzionario di PS, condannato dal Tribunale Militare Straordinario di Guerra alla pena di morte mediante fucilazione nella schiena.
Rocco, brillante studente in giurisprudenza, obbligato dagli eventi ad abbandonare gli studi e cercare lavoro.
I due percorreranno una strada in salita, guidati dalla sapiente arte di un regista occulto. Il fato li prenderà ben presto per mano e li accompagnerà nel difficile cammino della loro esistenza, che avrà un inesorabile epilogo ora drammatico ora pieno di speranza.

 

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L’estetica della politica

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(Dalla Prefazione di Gianfranco Fini) Pierfranco Bruni affronta il tema della crisi della politica con un approccio inconsueto: letterario e non politologico né filosofico. È una riflessione sul “senso” dell’agire politico in una età di passaggio e di travaglio, quando i codici di riferimento risultano labili e provvisori. Sono i codici del consenso e i codici dell’azione (attraverso quale progetto e in nome di quali valori si costruisce il futuro?).

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