Racconti brevi e sciolti

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Cos’è lo scrivere se non un istinto di sopravvivenza, un patto con se stessi, col mistero di ognuno di noi, che viene disvelato quando non si è già più, quando si è già ombra o semmai ricordo, per qualcuno, che è stato testimone della nostra quotidianità.
Questo vale per gli scrittori più o meno famosi. Non è il mio caso.
Non sono uno scrittore, né più né meno, famoso.
Sono una persona, che scrive o meglio che pensa storie mentre fa spesa, cucina, intorno ad altri, che vivono le loro vite.

 

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Relazioni pericolose

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(A cura di Loredana Nigri) -Scrivere sulla relazione d’aiuto negli aspetti e negli esiti dell’intersoggettività: è questo il tentativo di un manipolo di ardimentosi operatori di diversa professionalità, dipendenti dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, che hanno aderito ad una sperimentazione di scrittura creativa proposta dall’Area Integrazione socio sanitaria. Sono assistenti sociali, educatori, medici, psicologi, tirocinanti, gli autori dei quindici racconti di “Le Relazioni pericolose. Aiutare stanca, aiutare cambia”. Sospesi tra il professionale e l’esistenziale i racconti sono ispirati da persone e circostanze lavorative, non riconducibili però a individui, situazioni e contesti precisi. Una sorta di “summa” del ricordo di tante o di una in particolare, situazione o persona, che si riverbera e ha informato il proprio modo di espandere o contenere e ridurre, la traiettoria intersoggettiva della professione d’aiuto. Le storie, tutte di fantasia, cucite però con una trama di incontri, sensazioni e vissuti reali, sono quindi un pretesto per testimoniare l’intreccio, l’accavallarsi, il sovrapporsi, l’accompagnarsi o più semplicemente l’inserirsi di tali situazioni, nella vita degli operatori, per capire se, quanto e come l’hanno toccata e cambiata. Era Una visita domiciliare. La prima, e per darmi coraggio pensavo tra me e me: in fondo Ho ventitré anni. È il 1979. Ero terrorizzata da questa nuova esperienza. Questa volta non avrei potuto chiudere le Emozioni nel camerino dei vissuti. Lei è medico? mi aveva chiesto diffidente, la donna sulla porta. Mentre mi scrutava, le mie insicurezze aumentavano vertiginosamente e cominciai a pensare alla persona incontrata il giorno prima, mi aveva colpito. Parlava di sé, del suo lavoro ad una giornalista. Diceva convinta: Io educatore professionale…. In redazione, tutti pendevano dalle sue labbra. Ed io al solito vagavo col pensiero. Avrei voluto solo Guardarmi allo specchio dei tuoi occhi scuri Alessandro, tra natura e cultura. Quasi come in una Favola esistenziale, tra l’Azzurro e il mare. Certo oggi per me Scrivere è un lusso, ma è indispensabile soprattutto ora, con Una voce che non ha suono. Preferirei forse ritornare con la mente al ricordo dell’ultima volta che sono stata felice quando Il rumore della pioggia ritmava il tempo. Al tempo in cui Le relazioni pericolose erano tutta la mia vita.

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Reti mediterranee e tesori d’italia

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Una scoperta casuale, nell’Archivio storico del Ministero degli Affari Esteri di Roma, diventa il punto di partenza di questo lavoro. Da un faldone, colmo di documenti italiani preunitari sull’Africa mediterranea, che rimanda ad altri mille faldoni l’uno all’altro accostati, si dipartono i fili della riflessione: dall’aleatorietà della ricerca, di quella storica in particolare, alla riconsiderazione delle delimitazioni di campo e delle competenze comuni tra lo storico e l’archivista, dalla consapevolezza della ricchezza straordinaria dei tesori documentari conservati nei nostri archivi alla necessità, quasi impellente, di rendere fruibili quei tesori, di renderli veri e propri patrimoni condivisi. Nasce, quindi, sulla base di queste considerazioni, il progetto di mappatura e di analisi dei fondi italiani preunitari sull’Africa mediterranea presso il MAE: una vera e propria finestra sull’altra riva del Mediterraneo. Quella riva in cui, consoli sardi, toscani e napoletani, insieme ai consoli di altri stati italiani ed europei, mentre giocano il ruolo di penetranti osservatori e di abili mediatori con l’“Altro”, costituiscono gli epicentri di altrettanti network locali e internazionali. Quella riva in cui, legandosi da una parte alle periferie dei paesi nei quali risiedono, alle autorità politiche locali, alle élites economiche, e dall’altra alle rispettive segreterie di stato per gli Affari Esteri, quegli stessi consoli producono uno dei più interessanti tesori documentari del nostro paese.

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Ricordi e riflessioni di un vecchio medico diversamente giovane

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[…] I ricordi somigliano ai reperti sparsi e disordinati rinvenuti dagli archeologi sotto strati di polvere e che bisogna poi ordinare e collocare nelle epoche giuste. Così avviene anche per i nostri ricordi ammucchiati, in disordine, nel magazzino della memoria. […] Mi accingo, tanto premesso, a raccontare alcuni dei miei ricordi di vecchio medico, non necessariamente i più importanti, convinto di poter strappare qualche sorriso e forse di stimolare qualche riflessione. (dalla Premessa)

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Rimarrò sempre un ragazzo

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Fermare la vita che trascorre con lo spirito di chi sceglie di rimanere sempre un ragazzo sapendo, però, che la vita trascorsa, con tutto quello che l’ha accompagnata, è piena di esperienze il cui ricordo merita di essere trasmesso.
Una forma scorrevole rende semplice, piacevole e comprensibile la lettura in un insieme di ironia, fatti storici del nostro tempo, fantasia e poesia.
Un ragazzo esamina le cose con la freschezza della sua mente, con un’immaginazione, forse, ancora immacolata che viene, però, mescolata alle innumerevoli esperienze vissute.
È quello che traspare da queste pagine che si propongono ad un lettore interessato a condividere le emozioni vissute con il desiderio di raccogliere le testimonianze proposte.
Ne è risultato un insieme di realismo fantasioso, amore per la descrizione lineare, ricordi di amicizie, sentimenti e tanto rispetto per la natura.

 

 

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Ritorno in Calabria

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Alla soglia dei cinquant’anni un uomo a Milano riflette sulla propria vita e ripercorre l’infanzia nel paese natìo, Sant’Andrea Ionio; gli anni nei seminari di Squillace e Catanzaro, luoghi di apprendimento, ma anche di dolore e di pena; gli sforzi immani compiuti per sfuggire ad una Calabria che gli appariva arretrata e invivibile; gli studi e il lavoro in Italia e all’estero. Si accorge allora con sgomento che i conti non tornano e arriva il momento della disperazione, vinta però con l’aiuto insperato delle energie mentali della sua terra. Ritorno in Calabria, Viaggio a Gerusalemme e Sesso e Paradiso in preparazione, mettono in luce i preziosi giacimenti culturali e umani della Calabria, quanto mai necessari oggi per una più alta prospettiva dell’umano destino.

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Santa Caterina

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Un recupero di “memoria storica” potrebbe questo mio tentativo essere definito. Certo, ciò potrebbe essere vero se non mi aspettassi la critica o, peggio, l’accusa di usare impropriamente l’espressione “memoria storica”, trattandosi di fatti e di figure legate, in fondo, alla realtà riduttivamente territoriale di un rione.
Un’obiezione, questa, che avrebbe una certa validità se i “personaggi” e gli avvenimenti, che si individuano nel rione S. Caterina, non avessero dimensioni tali da poter trovare anche al- trove una propria collocazione, essendo – a proposito delle figure umane – degli esseri che mi pare siano dotati di grande sensibilità, umanità e saggezza.
Un discorso quindi, che nasce nel rione, ma che va al di là dello stesso per potere avere un nesso e un’apertura verso un mondo che prende lo spunto da fatto di ieri, ma che è proiettato in avanti per recuperare e riportare valori e significati che ap- partengono sì al passato, ma anche al presente e, perché no?, al futuro. In quella logica della continuità che è tipica della storia di ogni uomo e dell’umanità intera.

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Scipione l’italiano

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Le Olimpiadi, i Mondiali di calcio, il Giro d’Italia, la boxe: pochi scrittori italiani hanno vissuto così avidamente lo sport come Franco Cordelli. In questo quaderno filosofico sulla portata dei riti sportivi moderni di massa, l’autore di fortunati romanzi come Una sostanza sottile gioca a carte scoperte, perché “scrivere di sport significa, per me, scrivere di me”.
Da Fausto Coppi a Michel Platini, da Franz Beckenbauer a Laurent Fignon, le gesta di questi eroi moderni vengono osservati e indagati sullo sfondo dei rivolgimenti geopolitici tra la fine degli anni ’50 e la fine degli anni ’80, e nel clima psicologico e spirituale del mondo moderno post-bellico.
Scipione l’italiano riflette vorticosamente su tutto: sul significato della vittoria e della sconfitta, sulla potenza, sul ruolo dei tifosi, sul sistema mediatico sportivo, sul senso dell’epica nel tempo della pace. E quasi ci si sorprende che riti ludici di massa possano suggerire così tante idee e suggestioni sulla modernità e sui popoli.
La scrittura di questo libro, come sempre quella di Cordelli, è avvolgente, inesorabile, implacabile, concentrata e ipnotizzante; una scrittura che accarezza continuamente una verità definitiva, che però non esiste, e sembra soltanto la musica di un attimo. Lasciando nel lettore il dubbio che in fin dei conti non è la verità la posta in gioco della letteratura, ma stare senza corruzione e con mente pura e curiosa nel calore del proprio tempo, nel mondo così com’è.

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Sertorio a quattromani

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“La strada” è spesso stata nell’immaginario collettivo sinonimo di avventura, viaggio, conoscenza di sé, con l’inevitabile rischio dell’autodissoluzione e dello sperpero. Un’esperienza di formazione che può riuscire o fallire o, infine, fallire tragicamente.
Via Sertorio Quattromani, la strada di Cosenza sulla cui denominazione i due autori hanno scelto di costruire il Witz del titolo, è invece tutt’altra cosa. Non è forse neanche una strada, ma uno snodo, un punto di passaggio, una porta spazio-temporale che mette in comunicazione due mondi, due città e soprattutto due tempi.
(dalla Prefazione di Raffaele Perrelli)

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Sognatore di algoritmi

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Il mondo è un grande intreccio…. piccolo e fitto di opportunità per ritrovare nell’altro un po’ di se stessi Quale sarà la memoria del vissuto di questi anni tenuto conto che la comunicazione è sempre più virtuale ed effimera? Sms, chat line, webcam, hanno preso il posto delle lettere e solo le email, se conservate, potranno restituire un piccolo “tesoro”. È ciò che Laurie e Désirée troveranno nel 2035 in un “vecchio” cd-rom. Al suo interno un “Diario” molto speciale che le trasporterà, silenti spettatrici di pagine riservate, indietro nel tempo attraverso una fitta corrispondenza di “lettere informatiche” tra Antoñejo e Jodie. Email conservate pazientemente in ordine cronologico, inviate ed attese come antiche missive, alle quali “allegare” racconti, articoli, quotidianità ma soprattutto emozioni, sentimenti, riflessioni e soffi poetici. Un uomo e una donna, due vite allo specchio, iniziano il loro viaggio parallelo per uno scherzo algoritmico generato da un motore di ricerca, divenendo esploratori di tematiche sensibili (politica, guerra, criminalità, violenza sull’infanzia e sulle donne, Shoah, legge Basaglia) e reconditi desideri dell’animo. A fare da cornice la tecnologia ed il suo linguaggio, dove sogno ed algoritmo rappresentano le facce di una stessa medaglia ed i puntini, uniti nell’immaginario dell’infinito…. che sospendono ed attendono … “un mondo reale dell’inconscio”.

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Solo andata

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Il titolo richiama il viaggio in treno che portò l’autore da Cosenza a Roma, ancora bambino, per scelta dei genitori, che avevano deciso di vivere nella “ grande città”. Quella scelta, l’Autore non l’ha mai sentita sua e il legame con Cosenza ha pesato molto, addirittura fuori misura e si è tradotto in una testarda fedeltà che ha attraversato il tempo dello studio, del lavoro e della famiglia.
Il ritorno è stato ripetutamente cercato e alla fine è sembrato che potesse finalmente realizzarsi.
La riscoperta della realtà, però, in questo caso la natìa Cosenza è sempre molto diversa da quella percepita con la lente della memoria.
La conclusione dell’Autore è che, anche nel suo caso, il ritorno da difficile è diventato impossibile e questa conclusione si motiva con il racconto della città di come era e di come oggi è diventata.

 

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Sono sbagliata

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È il racconto della vita di una “brava bambina” che cresce appunto brava, educata ed adeguata agli standard stabiliti e che non si ribella mai o quasi mai se non esplodendo in pianti e urli che sono il suo unico sfogo. Cresce con la sicurezza che farà grandi cose nella vita e volerà lontano per realizzare i propri sogni, le proprie speranze e soprattutto i propri desideri. Sogna, come le principesse delle fiabe, di incontrare un giorno, e sposare un principe azzurro bello, ricco e affascinante che la salverà dai mali del mondo e la porterà sul suo cavallo bianco in un bel castello incantato. La storia che racconto ovviamente non appartiene ad una sola Rosa ma piuttosto ad UNA o NESSUNA o CENTOMILA Rosa che in un momento problematico della propria vita, hanno smesso, senza rendersene conto, di essere libere e hanno pensato che fosse più comodo e semplice, delegare ad altri la gestione della propria vita e dunque della propria libertà, che magari avevano conquistato nell’arco degli anni, combattendo contro luoghi comuni e divieti educativi e che inconsapevolmente lasciano scivolare in cambio di una presunta facile libertà purtroppo degli altri e non certo della propria. Ad indurle a tale sciocca delega, contribuiscono quelle frasi che, rigettate con forza da bambine, irrompono con virulenza e invadono la psiche.

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Sotto la luce fredda

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Ho trascorso l’intera vita tra corsie e sale operatorie curando i malati. Se escludo appunti di tecniche o di patologie rare, non ho mai scritto un vero diario, per la convinzione che, rileggendolo dopo tempo, i sentimenti, le emozioni e, forse, anche la verità, non sarebbero più gli stessi e assumerebbero valore diverso rispetto al momento dei fatti. Di tanto in tanto, però, quand’ero testimone o attore di episodi fuori dall’ordinario, cedevo alla tentazione di annotare qualche sfogo momentaneo. Dopo tanti anni, ho ritrovato alcuni di quegli appunti e, dopo lunghissima riflessione, ho ceduto alla tentazione di metterli insieme. Ne sono nati questi racconti, sotto forma di esperienza nella sanità raccontata a mio figlio, come accenno nel Prologo.

Dire che in circa quarantacinque anni ne ho viste tante è un luogo comune di scarsa valenza, pertanto, non intendo narrare di quelle tante, ma soltanto raccontare qualcosa che di solito rimane sepolta e inaccessibile nelle pliche della memoria…

…I personaggi hanno lo stesso nome in tutti i racconti. Tanto può essere considerato il segno di una narrazione unitaria, della quale ogni racconto è un capitolo. Nel carattere e nei movimenti, essi sono creati dalla mia fantasia, pur ispirandomi a personaggi esistenti e fatti accaduti. Non è riportato il tempo, anche se a volte può essere dedotto. Le storie possono essere attribuite a quasi tutte le città e aziende sanitarie d’Italia. Se qualcuno ritenesse di individuare elementi di riconoscimento, va considerato casuale…

…Il titolo sotto la luce fredda è tratto da uno dei racconti, e richiama le lampade scialitiche che illuminano i campi operatori, dette in gergo “luci fredde”. Lascio al lettore l’interpretazione metaforica.

 

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Specchio doppio

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Camaleontico Onofrio! Poeta aereo e iperconsapevole, nutrito dalla tradizione; critico dalla pagina trasparente, animale da tavolino immerso fra i volumi in cerca di una qualche chiave di lettura; pamphlettista furente; delibatore di aggettivi e sostantivi usciti dall’uso; maieuta, sollecitatore di libri altrui. Capace di muoversi – dantescamente – dai cieli più puri e luminosi al limo che impiastriccia, preferisce la forma breve, “chiusa”, alla lunga. E qui, da narratore di short story, distilla un intero (e impietoso) trattato di sociologia in quadretti che non sarebbero dispiaciuti ai maestri della commedia all’italiana. Nuovissimi mostri, per intenderci: pescati nelle riserve di una immarcescibile borghesia, o fra ignorantissimi letterati, studenti a vita, accademici patetici, politicanti buoni per i libri di storia e non per questo rispettabili, spettatori fuori posto, anime infoiate. L’elegia non fa in tempo ad attecchire che viene spazzata da un riso acidulo, un ghigno, uno sberleffo; resiste il lirismo se lo alimenta una privatissima nostalgia – e magari c’entra una squadra di calcio. È un campionario dell’umano, e dunque in qualche modo del patetico. Purché se ne considerino tutte le accezioni e le contraddizioni: ciò che ci suscita commiserazione, ma anche malinconica commozione – anche dopo una risata sguaiata, o dentro quella stessa risata.

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Stagioni

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Sabrina, Vicky, Elena e Vittoria. Sono le quattro protagoniste del romanzo legate fra loro da un rapporto di consanguineità. Ogni donna rappresenta una diversa stagione della vita. E ogni donna vive la stessa identica giornata . Ma è una giornata solo apparentemente qualunque della loro esistenza, perché i pensieri, i sentimenti e le reazioni di fronte agli stessi avvenimenti si trasformeranno, senza che ne abbiano quasi coscienza, in momenti di crescita e maturazione. Il narrare risulta così circolare e mostra, dal di dentro, come una medesima vicenda possa avere risvolti e aspettative diverse, mentre una stella cadente, simbolo del desiderio inespresso, chiude e cuce insieme i quattro volti di un’unica storia. A prima vista un romanzo al femminile, è l’elemento maschile che ne costituisce, invece, il motore propulsore, per avere fortemente plasmato e condizionato, più o meno consapevolmente, il carattere e le scelte delle sue protagoniste.

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Storie dei sette sapienti

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Un viaggio lungo più di un secolo tra le organizzazioni criminali che hanno infestato l’area settentrionale della Calabria. Un viaggio tra boss e picciotti prima della “picciotteria” e poi della ’ndrangheta  compiuto esaminando sentenze, documenti di archivio, pubblicazioni e giornali d’epoca e ricercando, come una volta facevano i grandi giornalisti, le foto più significative di personaggi che hanno dominato città e paesi forti, a volte, di un impressionante consenso sociale.
Il libro di Arcangelo Badolati è l’opera più completa ed esaustiva scritta sulle organizzazioni criminali della provincia di Cosenza. Traccia la mappa delle cosche calabresi e la catena di comando che ne determina strategie e interessi individuando l’esistenza di due “crimini”, uno a Cirò e l’altro a San Luca, così come emerge dalle più recenti indagini condotte dalle procure antimafia di Reggio e Catanzaro.

 

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Sulla groppa del maestrale

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L’iniziativa di riproporre in questa agile pubblicazione racconti e ricordi di nostri concittadini meno giovani ci aiuta a non dimenticare fatti, persone, luoghi che appartengono non più alla cronaca, ma alla ‘storia vissuta’ di Cosenza. I racconti che Totonno Chiappetta presenta coon la sua riconosciuta capacità narrativa sono stati raccolti direttamente dalla viva voce di tante persone che frequentano i Centri Anziani del Comune, luoghi di aggregazione sociale in cui si sperimentano amicizia e vicinanza, si ocndividono gioie ed ansie, in cui, soprattutto, si può trovare una vivacità rara in altri ambienti e, per certi versi, inaspettata… dalla presentazione di Salvatore Perugini – sindaco di Cosenza

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Sulla narrativa siciliana di Luigi Capuana

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Lo studio di Alberico Guarnieri ripercorre analiticamente la produzione narrativa di ambientazione siciliana realizzata da Luigi Capuana nel corso della sua lunga attività letteraria, anche al fine di analizzare l’immagine della realtà popolare che emerge attraverso le diverse forme narrative utilizzate dall’autore, la novella, il racconto fiabesco, la fiaba e il romanzo. Vengono in particolare prese in considerazione opere come Le Paesane (1894), per quanto concerne la novellistica, il romanzo Il marchese di Roccaverdina (1901), le fiabe di C’era una volta (1882) e il racconto fiabesco Scurpiddu (1898).
Questi testi costituiscono il primo tempo dell’approccio capuaniano al contesto siciliano, compiuto da angolazioni diverse e in periodi diversi, e svolgono la funzione di spie eloquenti della vastità degli interessi dello scrittore, nonché della sua costante volontà di operare sperimentazioni, con esiti alterni. Il quadro ambientale e sociale che Capuana traccia della sua terra non è mai univoco, poiché le novelle e il romanzo ritraggono un mondo sottoposto a un costante sovvertimento e personaggi molto più problematici di quanto la critica abbia riconosciuto, preferendo etichettarli perlopiù come macchiette prive di qualsiasi spessore psicologico e vedendoli coinvolti in vicende inverosimili atte unicamente a suscitare il riso del lettore. Dal canto loro, le fiabe e il racconto fiabesco recano tracce di inquietudini esistenziali che tendono a travalicare l’immediato senso idilliaco.

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Tedeschi a Vallemare e altre memorie

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Ho iniziato a scrivere di memorie dal 1946, in versi (“Quaderno dei ricordi”). Questi miei “appunti per un’autobiografia”, iniziati intorno agli anni ’60, si compongono di tre libri: Memorie e fantasie; Vallemare e altri racconti; Tedeschi a Vallemare e altre memorie. Sono stati scritti di getto senza pensare alla “forma”, volutamente, proprio di chi racconta ad un amico, fatti banalissimi della sua vita oppure assai tragici, ma col sorriso, a volte beffardo a volte tragicomico, sulle labbra. Chi non ha vissuto i miei tempi non può capire fino in fondo certe affermazioni e certe mie apparenti contraddizioni. Ho sofferto, senza venirne però moralmente toccato, tutte le incongruenti scempiaggini (potrei aggiungere sorpusi, vigliaccherie e inutili crudeltà) di questo nostro secolo che amai definire “il secolo della pazzia” (mia madre “della finazione del mondo!”). Così come appare scialbo e manchevole il mio “stile”, appare scialbo e manchevole il mio racconto. Avrei potuto rendere più rimarchevoli certi fatti? Ma come si può rendere il fuggevole “sentimento delle cose” attraverso la scarna capacità della parola? Come avrei potuto per esempio rendere il vero di quella notte di lamenti e persino di ululati scagliati al cielo da mia madre rimasta sola sulla Piazza del suo paese a gridare il mio nome di figlio: “Aldooooo Aldooooo mio…” dopo che fui portato via dai tedeschi, se non riempiendo di altrettante urla disperate pagine e pagine di questo esile e pur sempre taciturno diario? Mi fanno conforto tuttavia le affermazioni di persone di varia cultura e di vario bagaglio critico e caratura sentimentale, di cui non faccio il nome, che hanno contraddetto certe mie tormentate perplessità (“Esemplare lavoro di scavo” – “Scrittura così viva e così gradevole nel raccontare le mille cose piccole o meno” – “Sentimento delle radici del paese dell’adolescenza” – “Storie di vita e di memoria con tanti personaggi colti in modo fulmineo, perfetto, e resi allora indimenticabili” – “Scrittura inventiva, fantasiosa, creativa”). Sono pertanto restate nella penna tutte le analisi dei tanti pensieri e drammi interiori accompagnati ai fatti accaduti, la dolcezza o le angosce del riandare, nell’occulto silenzio delle notti, al tempo (e alle persone) del tempo che fu e ai perché del loro essere stati e poi del loro smarrirsi nel vuoto del presente e nel nulla del futuro. V.S.

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Terra amara

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Il romanzo – di cui non possediamo il manoscritto, ma due stesure dattiloscritte con il titolo Terra amara e due con il titolo Memorie del tempo –, nelle intenzioni dell’Autore avrebbe dovuto concludere – dopo Le baracche e La masseria – il ciclo delle opere narrative dedicate al mondo contadino. Il tema principale – la rivendicazione delle terre – non ci riporta all’immagine di una Calabria arcaica e pietrificata perché la lotta dei contadini avviene per combattere il perdurare del feudalesimo agrario, per dare un aspetto moderno e democratico al territorio. Lo scrittore precisa, esamina, individua i termini di una vicenda, si richiama alla razionalità che deve avere l’azione, ai modi che determinano l’avviamento degli eventi. Lo strumento della precisazione è la figura dell’endiadi, diffusissima, che afferma, conferma, ribadisce: endiadi di aggettivi, sostantivi, verbi ma anche di forme sintattiche meditate e simmetriche. Altro strumento di precisazione di presenza dell’intelletto è il richiamo ai paragoni naturalisti che ci riportano all’osservazione dei fenomeni della vita della campagna, del lavoro dei contadini, dei fenomeni atmosferici, del clima, della vita degli animali. Con tali nervature di conoscenza tecnica Fortunato Seminara ci ha lasciato un romanzo solido, in cui egli collega il vero amore della sua vita (e fu amore complesso, difficile ma chiaro), il mondo contadino guardato senza debolezza, senza folklore, con speranze sempre contenute e sempre periclitanti.

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