L’armadio di zio Lorenzo

La giovine autrice di questo ben saldo romanzo, L’armadio di zio Lorenzo, ha voluto celarsi dietro lo schermo d’uno pseudonimo, Celeste Macchia. Di lei, perciò, nulla sappiamo: né chi è, né se è alla sua prima prova di scrittura. Dunque, la sua autobiografia ci sfugge. Ma non ci sfugge affatto che con questo romanzo ci troviamo di fronte all’autobiografia d’una generazione, che si misura con i fatti della vita quotidiana, come tali appaiono i rapporti interfamiliari e relazionali. Non ci sono eventi eccezionali, ma fatti normali, quotidiani, addirittura banali, così normali, così quotidiani, così banali da non essere in grado d’allenare qualsivoglia tentazione letteraria, capace di traghettarli dalla vita alla letteratura. Ed è per questa via, nuova, forse anche inedita, che s’è messa con piglio deciso Celeste Macchia, alter ego della protagonista del romanzo, la ventisettenne Cecilia, in movimento ondulatorio tra la città meridionale, Torino e il paese dell’infanzia, con il quale si tocca sempre e al quale ritorna sempre. Né vi può mancare nelle feste consacrate, soprattutto quando si tratta della festa del santo patrono. E non c’è legittimo dubbio che le parti più belle del romanzo sono quelle centrate sul paese del Sud, che è diventato memoria senza nostalgia regressiva, trascinata dal passato al presente dalla potente mente dello zio Lorenzo, inesauribile nelle sue rievocazioni di tipi, personaggi, macchiette, e forse inesauribile pure nelle sue invenzioni. Proprio qui, in queste pagine sul paese del Sud, l’occhio descrittivo di Celeste Macchia si trasforma in occhio mnemonico. In occhio meridionalista. Lei vede e ci fa rivedere quello che c’era: il paese, affollato di umili e fiocchettistiche presenze, il paesaggio storico e sociale, così come determinato dalla storia del Mezzogiorno. E, in conseguenza, ci fa vedere quello che poi è avvenuto: la spersonalizzazione del paese del Sud, senza più confini con la geografia fisica, sociale e umana del Sud. Ma è una deduzione del lettore, non già di Celeste Macchia la cui parola, come quella dei grandi scrittori, non è mai intenzionata, non avanza una tesi da fare trionfare, non lancia un messaggio da raccogliere. Poiché la giovane scrittrice si colloca nei confronti di ciò che descrive nella posizione di chi osserva, non nella posizione di chi denuncia. Con le ali nell’ironia, che sbattono dappertutto, equamente, quietamente, come avviene nella vita quotidiana. La quale, per non tradire se stessa e per non allontanarsi da sé, può accettare solo il sublime che le viene dall’arte. Tale è la macchia celeste che Celeste Macchia imprime nel romanzo contemporaneo, a ciò desueto.

12,00

COD: 9788881017423Categorie: ,
Anno di pubblicazione

2011

Numero pagine

128

Collana

Narrativa

Formato

Cartaceo

ISBN

978-88-8101-742-3

Autore

Macchia Celeste

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