Scritti su Serpetro

[wc-ps]

Composta in prossimità del 1632 e pubblicata nel 1644 dal Quevedo, subito dopo la liberazione dal carcere, la Vida de Marco Bruto si inserisce a pieno titolo sul versante delle opere storiche ed etiche riccamente presenti nel XVII secolo. L’opera di Quevedo si caratterizza per la radicale critica cui sottopone il concetto di potere. Non c’è per Quevedo alcuna legittimazione del potere che non sia dettata dal potere medesimo. Il governo, comunque si caratterizzi, è portatore di una ingiustizia capitale, e proprio perché capitale sta alla base di tutte le ingiustizie. Se i governi costituiscono il male assoluto, la speranza nella possibilità di cangiare la ragione di un governo consolidato da tempo, per creare un governo maggiormente rispondente a criteri di giustizia, è impresa vana e folle a un tempo.
… Più che il pensiero conservatore, le riflessioni di Quevedo contemplano la filosofia della tradizione. Egli non ama che il re appaia nudo. Quando questo accade il regno è esposto al peggiore dei perigli: la rivoluzione.
(Santi Lo Giudice da Osservazioni politiche e morali sopra la vita di Marco Bruto ed. 2014).

Come accennato da più fonti Serpetro nel 1639 viveva a Palermo nel palazzo di Nicolò Placido Branciforti, conte di Raccuja e principe di Leonforte, ove fungeva da segretario. Professione questa prestigiosa tanto da essere ambita da persone non aristocratiche ma di elevata cultura (si pensi, per ricordare un nome celebre, al Machiavelli della Repubblica Fiorentina). Prestigiosa carica gravida, però, di incombenze di ogni tipo, che presupponevano una vasta cultura per risolvere problemi inerenti alle relazioni esterne (dimestichezza con le corti) e interne (dimestichezza con la vita di corte) al palazzo.
(Santi Lo Giudice da Il Mercato delle Maraviglie ed. 2011)

15,00

Sociologia delle cornici

[wc-ps]

Erving Goffman occupa un posto speciale all’interno del discorso non solo della sociologia in generale, ma anche della nuova scuola di Chicago, considerato accanto all’impostazione di Herbert Blumer, il cui oggetto di studio è la contestualità del significato, e all’impostazione di Manfred Kuhn che ha come oggetto di riflessione gli aspetti strutturati della vita sociale, egli ha teorizzato soprattutto la dimensione drammaturgica legata ai processi di interazione e comunicazione interpersonale a partire dalla vita quotidiana. Osservatore acuto, apparentemente in antitesi alle spiegazioni globalizzanti della realtà, descrive e analizza la socialità concretamente vissuta, appunto la quotidianità o normalità, le particolarità dell’interagire a partire da un doppio originale e fondamentale interrogativo. In Goffman, siamo per un verso di fronte alla domanda sull’origine di un ordinamento sociale significativamente interpretabile nell’agire dell’uomo; per altro verso di fronte alla domanda sulle condizioni che rendono possibile il mantenimento di un tale ordinamento sociale. Questo doppio interrogativo sposta l’oggetto dell’analisi sociologica sul terreno della situazione comunicativa o dell’interazione, o meglio sui rapporti sintattici tra le azioni di persone interagenti. Il lavoro di Massimo Cerulo, presentato dal sociologo Paolo Jedlowski specialista di storia della sociologia e non solo, ha come oggetto principale di trattazione Frame Analysis, riconosciuto come lo studio più importante di Goffman, incentrato sull’organizzazione dell’esperienza, e in cui i soggetti sociali confrontano percezioni e interpretazioni della vita sociale all’interno di una serie mobile di «cornici». Non c’è, infatti, comunicazione se non all’interno di un contesto o frame in cui, come Cerulo mette in rilievo nel suo lavoro di ricostruzione dell’approccio goffmaniano, il contenuto della comunicazione deve pur essere interpretato.

15,00

Stare insieme

[wc-ps]

Il tempo del cristiano d’oggi è un tempo di sfida. La testimonianza di fronte a questo tempo, che giustamente ritiene attendibili più i fatti che le dottrine, si dileguerà se non testimonia la sua efficacia nell’impegno incondizionato per la liberazione dell’uomo. È questa la finalità primaria del cammino della Chiesa cattolica all’inizio del terzo millennio: o promuove la “prassi dell’amore”, e rende così credibile la verità del suo messaggio di liberazione dalle catene della schiavitù, oppure il suo ruolo diventa marginale al punto da rasentare il folclorico. Dio, per amore incondizionato, ha dato all’uomo la dignità della sua “immagine”, ha creato nell’uomo la consapevolezza di sottomettere il mondo al servizio della fraternità universale, ha donato, come destino definitivo, di vivere in Cristo la condizione d’immortale. E Cristo, per amore incondizionato, è venuto, tra l’altro, a ricordarci che l’espressione “amore di Dio” non deve condurre alle intimistiche sdolcinatezze dei festaioli del sabato o della domenica, ma deve essere portatrice di categorica rinuncia di tutto ciò che sa solo di egoistico e di narcisistico. A ricordarci del nostro cammino di formazione, dove in gioco è la formazione della nostra persona attraverso il riconoscimento della persona dell’altro che ci sta accanto. Un nuovo modello di pratica esistenziale, che invita a ripercorrere i sensi possibili della nostra esistenza, inaugurato con la “comunione” (Ultima Cena) e compiuto con la “passione” (Golgota).

12,00
Segnaposto

Studi di filosofia aristotelica

[wc-ps]

a cura di Marcello Zanatta – interventi di: Francisco Corrales Cordón- Annabella D’Atri Roberto Grasso Mariangela Ielo Marcello Zanatta Il volume raccoglie i risultati delle attività di ricerca che nell’a. a. 2007/98 sono state svolte presso la Cattedra di Storia della Filosofia Antica dell’Università della Calabria. Da tempo essa si è specializzata nello studio di Aristotele. I saggi qui presentati ne analizzano il pensiero in alcuni momenti-chiave della sua produzione ontologica, psicologica e biologica, e ne prospettano la presenza nella riflessione filosofica del primo scorcio del Duemila. Una sorta di «filo rosso» vi si sottende: la pratica del metodo storiografico; e un legame spirituale unisce gli autori dei saggi: la comune convinzione che il pensiero di Aristotele non attraversa soltanto il passato della tradizione occidentale, ma, come molte circostanze culturali lasciano motivatamente credere, ne segnerà anche il futuro.

16,00
Segnaposto

Studi di filosofia aristotelica 2

[wc-ps]

Anche alla fine dell’anno accademico 2008/2009 la Cattedra di Storia
della Filosofia Antica dell’Università della Calabria si compiace
di poter raccogliere in un volumetto i risultati dell’attività scientifica
che a essa ha fatto capo e intorno a essa è stata svolta. A dire il
vero, le ricerche alle quali i collaboratori della Cattedra a vario titolo
hanno partecipato si sono incanalate in molteplici settori del pensiero
aristotelico, nel cui ambito da anni ormai la Cattedra stessa si è specializzata,
avendo fato di esso, da lunga data, il suo oggetto di studio
privilegiato; ma assieme si è deciso di dare pubblica rilevanza alle
ricerche sviluppate intorno alla Poetica e alla Retorica dello Stagirita
e, per altro verso, a quelle analisi che, a prosecuzione di ricerche raccolte
negli Studi di filosofia aristotelica dello scorso anno accademico
(Cosenza, Pellegrini Editore 2008), si sono ulteriormente impegnate a
documentare la presenza di Aristotele nel pensiero contemporaneo.
Ne sono cosi risultati i saggi di Francisco David Corrales Cordón e
di Roberto Grasso – il primo docente presso l’Università di Barcellona,
il secondo allievo dei corsi per il conseguimento del Phd e tutor di Filosofia
nell’Università di Edimburgo –, sulle dinamiche che regolano la
teoria del convincimento nella “Retorica”. Si tratta di contributi dove
l’indagine storiografica, chiaramente attestata dalla delineazione dei
problemi per l’intera ampiezza della letteratura critica corrispondente
e dalla puntuale analisi filologica dei testi, si affianca alla presentazione
di un’esegesi dove il momento teoretico si affaccia ampiamente.
Esso ha il suo centro prospettico nella messa in chiaro delle

16,00

Sulle emozioni

[wc-ps]

Sotto e sopra la cappa del cielo non è avvenuto nulla di così radicale che non si possano più ripetere le stranezze, gli orrori, le stoltezze, i crimini, le superficialità e le imbecillità che compongono i quasi otto decenni della storia del nostro eterogeneo secolo. Tutto quello che del passato ci procura tremore e terrore è presente, come attualità o come potenzialità, nella nostra quotidianità.
Perché una nuova signora Krupp non può regalare a qualche nuovo signor Hitler un nuovo e più efficace strumento di terrore e di morte? Perché un mediocre, ma solido, perseverante, tattico, abile impostore, membro di qualche comitato centrale, non potrebbe divenire un nuovo Stalin e portare a compimento, con maggiore destrezza e successo, azioni criminose, più di quanto non abbia fatto lo Stalin dell’URSS?
A questi “perché” crediamo che non si possa rispondere con i “ricorsi” storici di vichiana memoria. Certa storia non ha bisogno di ripetersi, è già qui, anzi è sempre stata qui; per individuarla basta che ci guardiamo intorno per qualche istante, scevri da qualsiasi forma di condizionamento politico-ideologico in cui siamo calati, scevri dal misticismo dei molteplici ruoli sociali che il conformismo dominante ci ha imposto…
(da Exordium)

Amici e nemici della società aperta non vuole essere semplicemente un confronto tra Popper e Pezzimenti – filosofi, che certamente continuano ad offrire spunti originali inerenti lo sviluppo della società aperta, per il modo in cui sostengono le ragioni di una cultura cosmopolita basata sull’integrazione fra i popoli –, ma il tentativo di abbozzare e proporre al lettore una suggestiva e accurata disamina all’interno della società occidentale, partendo proprio dal rapporto epistolare che i due pensatori ebbero alternatamente per circa un decennio, dal 1984 al 1994.

20,00

Tracce di filosofia del finito

[wc-ps]

«Corpo e spirito abitano lo stesso luogo (…). Le grandi religioni non ignorano tutto questo. Principalmente il Cristianesimo che consiste nell’incarnazione di Dio: lo spirito per eccellenza si fa carne e quindi neuroni, sinapsi e tutto il resto. L’angoscia del Nazareno nel Getsemani si trasforma in sudore, sangue raggelato, realtà fisiologica inconfondibile di quanto prova intimamente e che, per il cristiano è il fondamento della redenzione. È quanto mai necessaria ripristinare questa consapevolezza (…). Un ruolo di primo piano spetta agli scienziati, non sempre disponibili a fornire risposte con umiltà e chiarezza. La superbia li porta a rinchiudersi nel proprio sapere e spesso a irridere la poesia. Invece la poesia coglie il segno alla stessa stregua della scienza. “Riesco a vedere te tra le mie braccia, fremente, e mi sento dentro di te, a starci per sempre. Sono tutto in fiamme…”: è un’immensa espressione poetica, non certo meno rigorosa di quanto accade a una persona innamorata che desidera intensamente: messaggi di desiderio che si distendono dalle braccia a tutte le parti del corpo, compreso il cervello, il pensiero, le credenze. L’espressione di Henry Miller, indirizzata ad Anaïs Nin in una lettera del 26 luglio del 1932, è un trattato di chimica e di fisiologia ma anche un trattato dell’anima, di tensione psicologica: un trattato che narra di un vissuto preciso, anche se lo esprime con intensità emotive più radicali, perché lo connette col senso dell’esistenza».

12,00

Voci filosofiche del nostro tempo

[wc-ps]

Questo libro, che vuole ripercorrere le vie della cultura filosofico-politica attraverso le voci di alcuni pensatori significativi del nostro tempo, nasce da convinzioni maturate già da non pochi anni. La ricerca filosofica fin dalla sua nascita è speculazione con fini teoretico-pratici, cosicché non sembra rispondere al vero il giudizio di Marx, secondo cui i filosofi si sarebbero limitati ad interpretare il mondo piuttosto che cambiarlo.

14,00