Segnaposto

Il tempo come linguaggio dell’essere

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Tempo ed essere sono due realtà inscindibilmente unite, avvolte, nel mistero dell’indefinibilità. In questo volume l’Autore s’impegna in un lavoro di profonda penetrazione dei rapporti tra loro intercorrenti proponendone una lettura in chiave ottimistica. In essa, il tempo non è una semplice pausa del nulla, una riproposizione incessante del nascere, del vivere e del morire ma il linguaggio attraverso il quale l’Essere svela il destino di gloria a cui è chiamato ogni uomo. Il tempo è il messaggero dell’Essere che vuole liberare l’uomo dall’apparente mancanza di senso dell’esistenza. È la rivelazione della possibilità di realizzare integralmente le aspirazioni alla felicità e alla pienezza da cui l’uomo si sente animato in ogni momento. Il tempo trova, così, il massimo della comprensione possibile nella fede in Cristo e nel suo messaggio di salvezza. Il testo rappresenta anche una valida alternativa all’interpretazione del tempo di alcune filosofie contemporanee come l’irrazionalismo nietzschiano e l’esistenzialismo.

15,00

Kant oggi

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Goethe diceva che nel leggere Kant provava la sensazione di entrare in una stanza piena di luce.
Quella luce non si è ancora spenta, giacché senza Kant sarebbe difficile comprendere la filosofia contemporanea. Parecchi filosofi hanno dovuto tener conto della sua eredità, anche se non tutti sono stati d’accordo su quali fossero le parti da conservare. In quasi tutti i settori del pensiero filosofico le questioni poste da Kant sono state spesso determinanti per le vicende filosofiche sia dei suoi seguaci sia dei suoi critici.
Così Kant continua a condizionare il pensiero d’oggi e i suoi possibili sviluppi tanto nelle sue parti positive quanto in quelle polemiche.

16,00

L’intercultura: filosofia e pedagogia

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I saggi raccolti in questo libro offrono uno strumento di chiarimento e approfondimento della teorizzazione intorno alla quale può essere strutturata la riflessione interculturale e la sua pretesa di fondazione. Per entrare in questa teorizzazione sono qui riunite alcune delle prospettive più rilevanti del dibattito mondiale attuale. Un dibattito che vede nella globalizzazione sia le condizioni di possibilità di un incontro dialogico che le condizioni di possibilità di uno scontro ideologico. La diversità delle culture presenti nel mondo dimostra che siamo all’interno di una diversità di logoi. Non siamo in presenza di un unico logos e tanto meno in presenza solo del logos razionalistico dell’Occidente. Una ragione al singolare mal si coniuga con una pluralità di ragioni. Il monocentrismo di una cultura mal sopporta la policentricità delle culture e la discorsività al plurale. Ma su che cosa dovremmo poggiare il diritto internazionale dei popoli e l’idea di diritto e di giustizia, l’idea di uguaglianza e di partecipazione, del reciproco rispetto e della responsabilità comune di tutte le culture nel mondo, se vengono meno la capacità e la volontà di cercare nel dialogo globalizzato le condizioni di possibilità per una convivenza pacifica, per una ricerca universalizzabile che non veda l’uno contro l’altro, armati, ma l’uno accanto all’altro, uniti, nell’etica del discorso e nell’etica che il discorso stesso spiana e offre a tutti i suoi partecipanti?
I saggi di Karl-Otto Apel, Raúl Fornet-Betancourt, Raimundo Panikkar, Michele Borrelli, riuniti nel testo, cercano di far luce, da un’angolazione filosofica e pedagogica, su alcuni nodi sistematici centrali dell’interculturalità, tenendo presente che siamo in presenza di una situazione sempre più globalizzata, non riducibile, quindi, a poche scuole e a pochi paesi (quelli industriali), ma che ingloba la complessità e la totalità dei rapporti interetnici oggi nel mondo da cui dipenderà il futuro dell’umanità e delle sue culture.
L’obiettivo del libro è, inoltre, quello di offrire al lettore interessato e a tutti i docenti e studenti delle scuole di ogni ordine e grado e delle università, alcune linee teoriche fondamentali che sono al centro di un’ampia ed articolata discussione mondiale in quella che può essere definita l’area della ricerca interculturale.

15,00

L’ansia del sublime nell’umano

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L’autore del presente volume, di narrativa, è convinto, che soltanto
nella fede, nella vivacità e nella prontezza di spirito, nella
definita capacità di discernere il giusto dall’ingiusto, l’utile dall’inutile,
il vantaggioso dal nocivo, nella continua, ininterrotta, incessante,
persistente conoscenza sapienziale o veritativa e, infine,
nell’operare il bene agli altri, consista, per l’essere umano, l’autenticità
della vita, la legittimità dell’esistenza, contro la dispersiva e
avvilente banalità della routinaria quotidianità, della reiterata maniera
di vivere, stancante e insofferente, oppure, rassegnatamente
torpida, senza miti, da vagheggiare, e senza mete, da conseguire.
Nella vita consociativa, il rispetto reciproco e la scambievole solidarietà,
consentono all’io di sentirsi sicuro e di poter raggiungere
il traguardo prefigurato e perseguito e a tutti i consociati di
determinare la realizzazione del bene individuale e comunitario,
personale e collettivo.

25,00

L’inquietudine dell’altro

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Per spiegare il sentimento dell’Altro che caratterizza in genere la relazione intersoggettiva, ma che soprattutto oggi segna il nostro rapporto con chi arriva da fuori, ossia con un’umanità migrante e dolente, Romeo Bufalo ripropone il tema freudiano dell’inquietudine come riconoscimento catartico del Familiare nell’Estraneo. Interrogando autori fondamentali come Aristotele Sant’Agostino, Locke, Hegel, Heidegger, Freud, Lévi-Strauss, Benveniste, l’autore argomenta che la dialettica identità-alterità è decisiva per la nascita del pensiero, oltre che per la costituzione delle società umane. Che l’altro, cioè, lungi dall’essere l’opposto conflittuale dell’io, costituisce un ingrediente necessario di un’Identità accogliente e solidale, come da anni va sostenendo la linea teorica che si richiama al cosiddetto Pensiero Mediterraneo.

Fascia di prezzo: da €6,99 a €13,00
ebook - cartaceo

La costruzione dello spazio

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Il mutamento sociale legato al vissuto di un aggregato umano – con le sue componenti e dinamiche socio-culturali – emerge come campo d’interesse specifico della sociologia, permettendo di affrontare in maniera scientificamente fondata la relazione fra spazio sociale e substrato materiale della società. Questo focus analitico, già esplorato dalla sociologia classica, ed in modo particolare dagli autori della Scuola di Chicago, trae origine dalla volontà di riflettere criticamente sulle traiettorie evolutive del pensiero sociologico, dei suoi paradigmi interpretativi, dei suoi strumenti di ricerca empirica.
Lo studio di caso vuole quindi cogliere, in modo analogico, le connessioni significative fra le vicende umane, la traslazione delle componenti sociali e materiali di Piazza Armerina, evidenziando le dinamiche retroattive tra società, cultura, e organizzazione dello spazio sociale. Attraverso la ri-attualizzazione della lezione dei classici s’intraprende, dunque, un percorso intellettuale che porta l’osservatore in una terra del sapere in cui la scoperta e le nuove prospettive metodologiche ed euristiche si moltiplicano continuamente, seguendo i ritmi di quella “società della schizofrenia” che determina l’evoluzione e lo sviluppo della società moderna.

0,00

La fondazione dell’etica e la responsabilità per il futuro

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L’agile testo che si offre al lettore, non solo specialistico, è composto da contributi di Karl-Otto Apel, Michele Borrelli, Holger Burkhart e Raúl Fornet-Betancourt, elaborati intorno alla domanda di fondazione dell’etica, oggi. Ovviamente un tema classico della filosofia occidentale, ma presente nella sua radicale attualità nel mondo contemporaneo con alcuni interrogativi che esigono una risposta: quale etica per quale futuro? È pensabile ancora un linguaggio comune capace di dare fondamento all’etica? E quali i possibili criteri per una simile fondazione? O conviene parlare, solo ancora, di etiche, come suggeriscono i molti linguaggi della filosofia postmoderna?
Nell’era della globalizzazione, che non è solo era della possibile globalizzazione della comunicazione e della cultura, ma anche era della possibile devastazione e distruzione di ogni forma di vita sulla terra – tale è il potenziale tecnico-scientifico a disposizione dell’uomo –, l’etica non è una istanza percorribile o meno e a piacimento, ma l’istanza ineludibile e, quindi, categoriale di cui la paideia dialogica o del discorso deve farsi carico pienamente per la sopravvivenza dello stesso pianeta terra.

The agile text that offers the reader, not only specialistic, is composed of contributions by Karl-Otto Apel, Michele Borrelli, Holger Burkhart and Raúl Fornet-Betancourt, developed around the question of foundation of ethics, today. Obviously a classic theme of Western philosophy, but present in its radical relevance in the contemporary world with some questions that require a response: What ethics for what future? It is unthinkable even a common language capable of giving foundation to ethics? And what are the possible criteria for such a foundation? Or you should speak, just yet, of ethics, as suggest the many languages of postmodern philosophy?
In the era of globalization that is not only an era of the possible globalization of communications and culture, but also an era of the possible devastation and of destruction of all life on Earth – such is the scientific and technical potential available to a man – ethics is not a viable instance or less and will, but the unavoidable instance and therefore categorial of which the paideia dialogical or of discourse must take full charge for the survival of the same planet Earth.

Fascia di prezzo: da €3,99 a €12,00
ebook - cartaceo

La nostalgia del padre

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Di questo libro il percorso è letterario, mentre l`impegno è di natura morale e sociale: vedere come è stato tramandato il rapporto tra padri e figli a distanza di secoli e constatare come nella società odierna la figura paterna abbia visto perdere molto del suo ruolo tradizionale, […] L`eticità è tutta dentro lo spirito e la mente, e dentro l`amore di fare letteratura, quella che non serve al commercio, ma prevalentemente a conoscere, a coltivare, ad amare la pianta-uomo. […] A che serve un`opera di questo genere e con queste mire e con questi interessi? Non lo so, ma credo che possa servire tanto quanto serve quella che chiamiamo buona letteratura, la quale a sua volta, come diceva Sciascia, mira a compiere una buona azione. E nient`altro. Ammesso che le vie del mercato lascino ancora spazio al compiersi della buona azione.

12,00
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La saggezza e la follia

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In questo volume l’Autore s’impegna in una profonda analisi del concetto di saggezza proprio delle tradizioni culturali dell’Oriente e dell’Occidente, accomunate da straordinarie convergenze e divise da stridenti dissensi. La particolare ottica interpretativa che Egli adotta consiste nel pensare l’intera realtà, e l’uomo in particolare, immersi in uno squilibrio strutturale insuperabile con le sole forze umane. Si tratta dello squilibrio tra l’essere e il non essere, tra la vita e la morte. Ogni attività, ogni aspirazione o desiderio, si riassumono nel tentativo di superare tale primordiale condizione. Tante sono le soluzioni ideate per raggiungere tale scopo. L’Autore, nel libro, compie una dettagliata analisi e un’attenta valutazione delle vie più seguite dagli uomini per superare lo squilibrio che contraddistingue la loro natura. Egli si sofferma sulle varie proposte presentate dall’arte, dalla scienza, dalla filosofia e dalla religione, individuando in ognuna dei nuclei di verità paragonabili a piccole luci in grado d’illuminare, sia pure debolmente, il buio cammino dell’esistenza. Esse, tuttavia, si rivelano incapaci di rispondere agli interrogativi più pressanti sul senso dell’essere riflettendo, in tal modo, lo squilibrio strutturale che pretendono di superare. Gli ultimi capitoli contengono l’appassionata descrizione della via che, per l’Autore, rappresenta l’unica, definitiva risposta.

18,00
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Le ragioni culturali della rivoluzione del 1799 in Calabria

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Gli avvenimenti che intorno alla fine del 1700 si susseguirono tumultuosamente, purtroppo, nel Regno delle due Sicilie, culminando con la nascita e la fine, giunta dopo brevissimo tempo, della Repubblica Partenopea del 1799, hanno trovato la loro valutazione storica di molti studiosi, italiani e stranieri, che se ne sono occupati. Esiste al riguardo una ricchissima letteratura, che fino a qualche tempo fa, a dire il vero, poteva considerarsi ormai vecchia, come suol dirsi, “passata”. Negli ultimi tempi si assiste, fortunatamente, grazie al Bicentenario, ad un rifiorire di studi sulla Rivoluzione e ad una ritrovata vitalità di una discreta produzione letteraria, con la quale si vuole riprendere l’argomento, la cui discussione, secondo alcuni, è stata precocemente interrotta, mentre per altri poteva considerarsi definitivamente chiusa. Vengono riesaminate antiche questioni sul vero significato che si deve attribuire a quella rivolta, sui suoi protagonisti, dei quali escono fresche biografie, con l’obiettivo di fornire nuovi elementi di giudizio. Si leggono tesi cosiddette “revisionistiche”, che pretendono di restituire la verità ai fatti, perché la storia, dicono i loro fautori, “è stata scritta dai vincitori”, ma essa è patrimonio di tutti, anche dei vinti. E aggiungono che nel ‘99, oltre ad una Rivoluzione, vi è stata una Controrivoluzione, da tenere su uno stesso piano di giudizio. Le nuove ricerche sono occasioni di dibattiti, convegni di studiosi, il cui scopo, insieme ovviamente alla commemorazione, è quello di “ritornare sull’evento”, riscoprirlo, riviverlo, iniziando magari “da capo”, con lo stesso entusiasmo dei primi scrittori, come Cuoco, Croce, e tanti altri che hanno scelto di rimanere anonimi, ma che hanno dato lo stesso un contributo, pari se non, in alcuni casi e per certe questioni, maggiore. Mi ero proposto di non entrare, con questo volume, nel merito della discussione critica, in quanto non ho né la statura né l’autorevolezza di coloro che l’hanno fatto molto prima di me, ma mi sono subito accorto che rispetto ad eventi come quello del ‘99 lo studioso, quello che vuole porsi in modo non acritico di fronte all’oggetto da interpretare, non può, perché non ci riesce, rimanere freddo, neutrale, limitarsi al semplice racconto. Questa sensazione riesce ad avvertirla solo chi tenta di andare in profondità, vedere cosa c’è “dietro l’evento”, alla ricerca delle ragioni che lo hanno determinato. Quella Rivoluzione ebbe effetti in tutte le province del Regno, tra cui la Calabria, che rispose positivamente ai moti repubblicani e, sulla scia di ciò che avveniva nella Capitale, dava vita anch’essa alle sue Repubbliche, e anch’essa fu protagonista, questa volta in misura maggiore rispetto alle altre province, della Controrivolu­zione sanfedista del cardinale Ruffo. Non mi sono limitato alla mera narrazione dei fatti, anzi, ho riportato brevemente solo quelli principali, volendo dare maggio­re risalto alle ragioni della Rivoluzione calabrese, soprattutto alle ragioni culturali, a quel retroterra antico di ideali di libertà che esplosero nella democratizzazione del ‘99. Ho voluto “rispolverare” vecchi libri di illustri storici e critici del nostro Risorgimento e del secolo che ormai si chiude, per ve­dere se esistesse un pensiero, una filosofia di cui quella Rivolu­zione, anche in Calabria, potesse essere figlia. Per l’occasione del Bicentenario ho voluto riportare alla me­moria alcuni scrittori calabresi, oggi quasi dimenticati, e in parte sconosciuti, le cui opere vennero subito assorbiti dagli scaffali delle biblioteche, private e non, dove solo qualche operosa mano di stu­dioso, di tanto in tanto, ne sfoglia lentamente le pagine. Grazie al preziosissimo lavoro di studiosi, passati a miglior vita, come Cingari, Accattatis, Caldora, e quello di pochissimi altri, noi oggi siamo in possesso di notizie di fatti, ma soprattutto di uomini, di illustri e colti scrittori, dalle cui penne era nata la Rivo­luzione, la speranza del riscatto, dell’uscita subitanea da una si­tuazione che sembrava rimanere eternamente nello stato di cui se ne scrivevano le brutture, le contraddizioni, i mali. Ho voluto rinverdire le parole scritte da quelle penne di instan­cabili e coraggiosi calabresi, che hanno rappresentato davvero l’al­ba del nostro Risorgimento. Non vi era occasione migliore di questa per ripensarli.

8,26

Mito: itinerari di una storia intertestuale

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L’ombra del mito si allunga sull’immaginazione occidentale dalle origini sino ai nostri giorni. Questo studio indaga, in modo del tutto originale, le ragioni di questa sopravvivenza – in dialogo con Girard, Vattimo, Blumenberg, Kerényi, Coupe, Fisch, Pavese, Deleuze, Nietzsche (soltanto per citarne alcuni) –, attraversando letterature e discipline all’insegna dell’antispecialismo disciplinare di marca moriniana e delle sfide della complessità. Ne scaturisce un’avvincente “storia intertestuale” che sembra quasi palesare una trama unica, con una fitta rete di riferimenti all’interno delle scienze umane e naturali, dove l’intertesto di riferimento è sempre il Linguaggio. È proprio il linguaggio, infatti, a riunire sotto un unico “campo” la matematica e il mito, la fisica e l’arte. Un vero e proprio “campo di tensioni” che attraverserebbe tutte le scienze dell’uomo, errando attraverso discipline diverse che parlano “lingue” diverse, “sottocodici” molteplici; ma che farebbe sempre ritorno al luogo d’origine, all’insegna di quel principio di “circolarità ricorsiva” che sembra più che mai necessario per “conoscere la nostra conoscenza”. Alla luce dell’epistemologia contemporanea questo “campo” unico sembrerebbe coincidere con lo stesso processo della “cognizione” umana, l’unico vero protagonista dell’avventura di homo sapiens,  fonte, tanto delle sue forme complesse di rappresentazione, quanto dei suoi sistemi concettuali: le arti, il mito, la letteratura e la scienza. Questo saggio intende fornire, non senza ambizione, un contributo – parziale, “compiuto nella sua incompiutezza”, approssimativo, ma ad un tempo non improvvisato – al capitolo dei rapporti tra il mito, la letteratura e le scienze, umane e naturali, nella direzione della costruzione di una razionalità complessa. Un capitolo, cui il “pensiero complesso”, sarebbe in grado di fornire un importante contributo, proprio aprendo al dialogo con la cultura umanistica. Contro il metodo riduttivo e semplificante della scienza classica, all’insegna dell’unità, della riunificazione delle scienze dell’uomo.

18,00

Nietzsche e gli echi del corpo

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«Non siamo arbitri, noi filosofi, di stabilire una separazione tra anima e corpo, come fa il popolo; siamo ancora meno arbitri di porre una distinzione tra anima e spirito. Non siamo ranocchi pensanti, apparecchi per obiettivare e registrare, dai visceri congelati, – noi dobbiamo generare costantemente i nostri pensieri dal nostro dolore e maternamente provvederli di tutto quel che abbiamo in noi di sangue, cuore, fuoco, appetiti, passione, tormento, coscienza, destino, fatalità». (F. Nietzsche, La gaia scienza, Pref. alla 2 ed., af. 3) «Tutte le nostre religioni e le filosofie sono sintomi del nostro corporeo…» «Per distinguere ciò che è riuscito da ciò che non lo è il miglior consigliere è il corpo…» «Finché lo spirito si è guardato allo specchio, non si è derivato nulla di buono. Soltanto oggi che si cerca, attenendosi al corpo come filo conduttore, di imporre qualcosa anche sui processi della mente, per esempio la memoria, si stanno facendo i primi passi». (F. Nietzsche, Frammenti postumi 1884, fram. 25[407], 25[485], 26[374])

18,00
Segnaposto

Osservazioni politiche e morali sopra la vita di Marco Bruto

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L’opera a distanza di 361 anni dalla prima pubblicazione ripropone la traduzione de La Vida de Marco Bruto del grande filosofo e politologo spagnolo Francisco de Quevedo apparsa nel 1644. L’opera, che appare nella Collana di Filosofia Teoretica, si avvale di una Introduzione a firma di Santi Lo Giudice e di una Postfazione a firma di Antonino La Mancusa e Carmelo La Mancusa.

 

La Vida de Marco Bruto di Francisco de Quevedo vide luce nel 1644, un anno prima della morte del suo autore, sebbene si suppone, a ragion veduta, che sia stata portata a compimento nel 1631. L’opera appena pubblicata fu ben considerata e apprezzata tanto da conoscere traduzioni in diversi idiomi: italiano, latino, olandese e inglese. La traduzione italiana fu la prima, ed è da ascriversi al poligrafo Nicolò Serpetro. Questi non è escluso che delle prime opere del Quevedo abbia fatto conoscenza in età giovanile, tra gli anni 1624-1630, in cui ancora erano vive le tracce della permanenza del Quevedo in Sicilia in qualità di segretario del duca di Osuna, nominato nel 1610 viceré di Sicilia. La traduzione del Serpetro apparve in Venezia nel 1653, per Cristoforo Tomasini, con il titolo , Osservazioni politiche e morali sopra la vita di Marco Bruto trasportate dallo spagnolo dal Cavalier Nicolò Serpetro. Anche per la traduzione de la Vida de Marco Brutocome già per Il mercato delle maraviglie della Natura overo Istoria Naturale del Cavalier Nicolò Serpetro, traduzione dall’inglese della Thaumatographia naturalis (1633) di Jan Jonston (1603-1675) – il Serpetro nella prima di copertina, come chiaramente si evince, non fa alcun riferimento né all’autore dell’opera e ne ai preliminari dell’opera originale (privilegio, licenza, approvazione, dedica, il portico “Giudizio che di Marco Bruto fecero gli autori nelle loro opere” e “Della medaglia di Bruto e del suo rovescio”). (…) Quando Serpetro dà alle stampe (1652) la traduzione della Vida de Marco Bruto, Quevedo aveva concluso la sua vicenda terrena (1645). E Serpetro sa che i morti non entrano in gioco se non giovano. E a Serpetro Quevedo giova, come giovano le idee su cui si regge la narrazione riguardante la sua versione della vita di Marco Bruto. Al tempo della pubblicazione delle Osservazioni Serpetro aveva già rotto i suoi rapporti con il suo protettore Nicolò Placido Branciforte e andava alla ricerca di un’altra famiglia nobiliare che gli potesse garantire protezione e benefici. Di qui, se la traduzione inizialmente può nascere come omaggio allo scrittore spagnolo, per gratificare la cerchia dei suoi amici siciliani, in particolare la famiglia dei Branciforti, successivamente, proprio in seguito alla rottura con questa famiglia, lo scenario muta al punto da pubblicare <>.

25,00
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Quaderni interdisciplinari – 7 Lezioni di Aachen e altri scritti

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Apel, nelle ‘Lezioni di Aachen’ e altri scritti qui raccolti, presenta la fondazione razionale ultima trascendentalpragmatica dell’etica del discorso quale risposta macroetica planetaria alla situazione storica del presente, nonchè la problematica complessa della sua applicazione, configurando una nuova originalissima architettonica di fondazione della filosofia pratica. L’intreccio di parteA (riferita alla comunità discorsiva ideale) e parte B di fondazione (riferita alla comunità discorsiva reale storicamente data) è di estremo significato nell’etica del discorso: da un lato, Apel considera il problema di fondazione del criterio, sciolto dal contesto storico, della comunità discorsiva ideale e della sua norma procedurale fondamentale (Grundnorm); dall’altro, però, la necessità di creare le condizioni reali di applicazione della norma procedurale fondamentale nel senso di un’etica della responsabilità riferita al contesto storico. Apel sviluppa così sia rispetto alle sfide esterne (crisi ecologica, globalizzazione, giustizia su scala planetaria ecc.) sia rispetto alle risorse interne (riflessione morale) dell’etica un approccio rigoroso non solo capace di mostrare la possibilità di fondazione razionale ultima dell’etica del discorso, ma altresì capace di mostrare la necessaria e ineludibile interconnessione tra comunità discorsiva ideale (parte A) e comunità discorsiva reale (parte B) per la soluzione di tutti i problemi del mondo della vita suscettibili di discorsività. Con questa originale proposta etico-discorsiva Apel apre ad un’etica trascendentalpragmatica non solo formale dell’intersoggettività (parte A), ma anche della responsabilità universalmente valida e che valuta le conseguenze e gli effetti delle conseguenze di azioni e comportamenti umani (parte B). Tale progetto trasforma l’etica del discorso in un’etica della corresponsabilità planetaria.

20,00
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Responsabilità e comunità

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I saggi raccolti in questo volume sono il frutto di studi maturati nell’ambito di un Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN) su “Responsabilità e Comunità”, e per gran parte corrispondono alle relazioni presentate al Convegno Nazionale che, nel quadro delle attività di tale progetto, si è svolto nell’Università della Calabria nelle giornate del 24 e 25 settembre 2004. La nozione di responsabilità viene qui analizzata sia sotto il profilo storico, attraverso l’esame dei significati dottrinali che essa assume in differenti contesti culturali, a partire da quello antico, che sotto il profilo teorico, con ampi riferimenti a problematiche etiche e giuridiche della cultura contemporanea, sempre affrontate sotto il profilo della loro rilevanza filosofica. Curatori del volume sono il Prof. Franco Bianco, già ordinario di Storia della Filosofia nell’Università Roma Tre e il Prof. Marcello Zanatta, ordinario di Storia della Filosofia Antica nell’Università della Calabria.

25,00

Scritti di filosofia ed etica (vol. I)

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“La visione liberale conosce la sua aurora con Cristo che, nel ritenere ogni essere umano portatore di un nome, ha inaugurato un’era nuova: l’era moderna. Questa non nasce, come da più tempo e per lo più s’è creduto, con Copernico e Galilei o come dice Heinrich Heine con Lutero, ma nasce con Cristo, il quale è stato il primo ha incentrare il suo insegnamento sul concetto di uomo portatore, indipendentemente dalle diversità sociali, fisiologiche ed etno-antropologiche, di dignità”.

14,00

Scritti di filosofia ed etica (vol. II)

[wc-ps]

Il variegato universo comunicativo è forse il fatto che meglio caratterizza l’importanza della cultura del nostro tempo. Le relazioni s’intessono sotto diverse spoglie e sempre più numerose. Non sempre arriviamo ad avere percezione di noi stessi fuori dal mondo delle idee, delle rappresentazioni e particolarmente delle armonie in cui si elaborano i valori che ci accomunano. Addentrandoci in questa relazione che diviene, ogni ora sempre di più, la regola del nostro vivere, sperimentiamo con grande dolore la distanza che ci separa dall’autentica comunicazione. Abbiamo la sensazione, sempre più forte e sempre più crescente, che il successo che miete nel suo manifestarsi costituisca un ostacolo per la realizzazione che la rinvigorisce. Noi, pari ai naufraghi che approdano su inabitate terre, restiamo spesso isolati fino a che non riusciamo a trovare la giusta relazione con gli spazi, i luoghi, le cose, lo spirito vitale che anima le nostre aspettative…

Indice

Avvertenza………………………………………………………. pag. 9
Parte prima
Sulla valenza etico-sociale della proprietà
privata in Aristotele………………………………………. » 13
Comunicazione tra fisica e metafisica………………….. » 37
Relazione persona-persona e realismo metafisico…. » 59
Parte seconda
Considerazioni su una affaccendata estate
di vecchi e nuovi faccendieri…………………………. » 95
Partorire figli e anche idee…………………………………. » 107
Natale, tempo di Gesù: un rivoluzionario
contro tutte le ingiustizie………………………………. » 115
Fatti e misfatti di fine decennio e di fine anno………. » 123
Berlusconi: tra potere femminile e potere religioso.. » 129
È sempre tempo di Crocifissione………………………… » 137
L’affanosa condizione dell’anziano
nell’era postmoderna……………………………………. » 145
Follia terrena, follia divina:
sempre con i colori della prepotenza………………. » 153
Enigma sexy: sulle diverse lingue
dell’eccitazione sessuale……………………………….. » 161
Rosalia: una cocotte dalla sessualità sublimata…….. » 169
Buoni e meschini sentimenti su fatti
di nostra appartenenza………………………………….. pag. 177
Solitudine. Note a margine sul male assoluto……….. » 187
Sull’identità dell’universo deprivato di un centro…. » 195
Considerazioni sull’“amore materno”
tra il XVI e il XVII secolo…………………………….. » 201
Il figlio è il migliore alleato del maschilismo?………. » 211
Carlo Maria Martini: la teologia
al servizio del dolore e della carità…………………. » 221
Potenza dell’impotenza……………………………………… » 229
Lorenzo Zaccone e i “Paradossi universitari”
di Ettore Romagnoli……………………………………… » 237
Corpo tra disarmonie e armonie………………………….. » 245
Gratitudine/ingratitudine……………………………………. » 257
Indice dei nomi………………………………………………… » 267

15,00