Alì l’africano

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Anno 2050, seconda domenica di dicembre.
Anna e Giovanni e i loro genitori stavano per arrivare,
con la loro macchina, alla villetta di nonna Gina.
La famiglia era euforica. Durante il viaggio si erano
divertiti tanto: il papà aveva raccontato alcune esilaranti
barzellette; poi, tutt’insieme, avevano cantato
delle belle canzoni.
A un tratto, Giovanni disse: “Papà, rallenta.”
Il papà: “Perché?
Giovanni: “Dobbiamo preparare una sorpresa per
nonna Gina.”
La mamma: “Bell’idea! Ma ci dobbiamo divertire
tutti.”
Incominciò, allora, una vivace conversazione con
tante proposte che, però, non venivano accettate da
tutti. Poi, Anna propose: “Facciamo finta che io e Giovanni
non siamo venuti

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C’era una volta

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È una iniziativa davvero pregevole questo libro, edito dalla Pellegrini e curato da
Vera Segreti, che ripropone le favole di La Fontaine, dedicate ai più piccoli.
Ho sempre pensato che siano straordinari i caratteri usciti dalla fantasia di questa
grande figura di intellettuale, erede di Esopo e con il quale tutti, in quel momento
magico, straordinario e felice che è l’infanzia, siamo venuti a contatto, custodendoli
nei nostri ricordi e nel nostro immaginario.
Le sue favole popolate da animali, astuzie, abbondanti in ironia ed anche indicazioni
utili per la vita che ci porta a crescere, fanno sorridere, ma affascinano per le
lezioni che recano con sé.
Senza dimenticare che sono vere e proprie pagine letterarie e come tali è bene
che vengano proposte ai più piccini, ai quali va sicuramente trasmesso l’amore per
la lettura così come la capacità di stimolare il senso dell’immaginazione, della creatività,
del fantastico che, spesso, incredibilmente, somiglia tanto alla realtà.
Nella curata veste grafica, corredata da bellissime immagini si presenta un prodotto
editoriale che sicuramente si farà apprezzare.
Il nostro augurio è che questo libro possa diventare per tanti bimbi un sereno e
stimolante compagno d’avventure e di giorni lieti, cui magari ricorrere, di tanto in
tanto, nella vita da adulti, attingendo a quell’universo fantastico in cui parlano cicale,
formiche, volpi, corvi, spesso con strabiliante attinenza ai tempi correnti.
Sarà magari un tuffo per ripescare perle di saggezza presentate come favole. Il
che, a ben pensare, non guasta mai.

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Il re serpente e altri racconti calabresi

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Tre fiabe tratte dalla tradizione calabrese. Storie di principi, principesse, re, regine e umili servitori. Un mondo lontano e ormai perduto, nel quale si intrecciavano amore, magia e avventura. Personaggi noti e meno noti che abitavano la fantasia dei nostri antenati, riproposti in una versione a tratti inedita e fantasiosa.

4,9910,00
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L’albero della pace

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Anno 2050, prima domenica di dicembre.
“Nonna! Nonna! Nonna Gina!” gridavano gioiosamente
Anna e Giovanni, correndo verso l’uscio della
porta, dove la nonna li stava aspettando.
“Piano! Piano, chè mi fate cadere!” gridava la nonna,
cercando di difendersi dallo slancio affettuoso con
cui i nipotini la stavano abbracciando. “Siete due diavoletti!
Ma anche tanto buoni e bravi! Senza di voi
non saprei come vivere”, e se li stringeva forte forte a
sé, ricoprendo di baci le loro testoline irrequiete.
Anna e Giovanni sono gemelli, ma non si rassomigliano
affatto: il maschietto è bruno e rassomiglia moltissimo
alla mamma; la femminuccia è bionda come
l’oro e rassomiglia moltissimo al papà. Un capriccio
della natura, di cui i genitori erano felici e orgogliosi.
I bambini avevano compiuto da poco nove anni e frequentavano
la classe 4a della scuola primaria.

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Racconti in libertà

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Il testo è espressione significativa di come la scuola, intesa
come laboratorio di sperimentazione e creatività, possa diventare
luogo in cui il sapere cessa di essere semplice trasmissione di
conoscenze e diventa invece spazio proficuo in cui sviluppare
potenzialità e capacità.
Dal punto di vista squisitamente didattico, il lavoro
realizzato rappresenta la possibilità reale offerta ai ragazzi di
utilizzare la lingua italiana e le sue strutture in modo del tutto
personale e dinamico, dando voce a quella che Rodari definiva
«la grammatica della fantasia».
Il testo acquista una valenza maggiore se si riflette sulla
scarsa rilevanza che la scrittura incontra nel mondo di oggi,
segnato marcatamente dalla non-scrittura degli short-message
e di altri codici di comunicazione visiva.

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