10 x 1000 dieci racconti per un millennio

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Dieci racconti : i disegni ne interpretano il significato e le storie e si narrano vicendevolmente in un progetto singolare a “due mani”, quelle dell’autrice e quelle sincere e fantasiose dei giovani disegnatori.

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Analisi del latte umano in relazione alla dieta mediterranea: un focus sulla provincia di Cosenza

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La dieta mediterranea rappresenta un modello nutrizionale ispirato alle tradizioni alimentari dei paesi del bacino mediterraneo. È costituita da alimenti che si bilanciano in modo perfetto, assicurando un equilibrato apporto di tutti i princìpi nutritivi. Si identifica come uno dei sistemi dietetici più sani, che, abbracciato lungo tutto l’arco di una vita, ma in modo particolare durante la gravidanza e l’allattamento, assicura sia alla madre che al nascituro una protezione a 360 gradi nei confronti di: diabete gestazionale, ipertensione (gestosi), deficit di vitamine, in particolare B9, indispensabile al feto per prevenire la spina bifida. La qualità (e non la quantità) del latte umano è strettamente correlata alla dieta materna, per cui seguire un regime alimentare corretto significa fornire al neonato un’alimentazione sana e nutriente. I dati emersi da una preliminare analisi di latte materno nella provincia di Cosenza, ha messo in evidenza come l’apporto proteico di questo fluido biologico cambia, ponendo l’accento e mettendo in discussione il comportamento alimentare delle madri che in linea teorica avrebbero seguito una dieta mediterranea. Il 18% dei campioni analizzati presenta una concentrazione proteica bassa, questo è relazionato al basso consumo di fonte proteiche e all’alto consumo invece di pane e pasta; il 23%, presenta un quantitativo proteico totale normale, associato ad una dieta mediterranea equilibrata, mentre il 59% mostra una concentrazione più alta, da attribuire probabilmente al maggiore consumo di carni e quindi imputato all’abbandono del modello nutrizionale mediterraneo. Non sono stati rilevati invece variazioni significative sul contenuto lipidico e sulla concentrazione di lattosio dei campioni analizzati. Nelle parole di Feuerbach “Noi siamo quello che mangiamo”, c’è tutta l’essenza dell’importanza di seguire un’alimentazione corretta sin dai primi giorni della nostra esistenza.

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C’è posto anche per te

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Il viaggio della memoria, trascina tutti i vagoni pieni di sensazioni, costumi, usanze, sentimenti. Un treno che viene da lontano, senza mai uscire dai binari. Prima che la locomotiva si rifiuti di trascinare i vagoni, ai giovani voglio raccomandare di non disperdere il contenuto e li invito alla manutenzione dei binari, per evitare di deragliare e tutto abbandonare. Vorrei che tutti questi scritti fossero un messaggio di buon auspicio per i giovani, oggi insoddisfatti, spesso amorfi, i quali guardando al passato, possano capire quanto tutto era sudato per potere vivere ed andare avanti onestamente.

 

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Cicerone e l’elogio retorico

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La trattazione del genere epidittico nell’ambito della teoria retorica di Cicerone costituisce l’oggetto di questo studio: un’indagine che si basa specialmente sulla lettura del De oratore, il grande dialogo che delinea i tratti essenziali di quell’idea di oratoria ‘perfetta’ alla cui costruzione l’Arpinate attese senza sosta nella sua attività di intellettuale “militante” protagonista di uno dei periodi più vivaci e drammatici della storia di Roma. Le osservazioni del De oratore sul terzo dei generi retorici in cui la tradizione greca divideva i tipi di orazione, il discorso di lode e di biasimo, meno articolate di quelle dedicate all’eloquenza che “milita” nel foro e nell’assemblea politica, si inquadrano con coerenza nella teoria del discorso ciceroniana. Facendo leva su una concezione “totalizzante” del sapere retorico e sulla rivalutazione dell’oratoria per il suo ruolo di cruciale protagonismo nella vita della res publica, Cicerone riesce a tracciare il profilo dell’oratore ideale senza rinunciare al patrimonio di competenze teoriche (i loci communes, gli status, la definizione di quaestio finita / infinita) che avevano configurato, fin dalla sua nascita “greca”, la pratica del discorso pubblico come disciplina fortemente tecnica.

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Corpo e potere nell’ideologia ‘ndranghetista

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Questo lavoro intende analizzare – da una prospettiva filosofico-educativa di matrice freireana e utilizzando i concetti chiave di Foucault sul rapporto corpo-potere – la complessa fenomenologia del potere ’ndranghetista, enucleando e fissando le categorie ordinatrici del suo disegno ideologico, la cui autentica cifra espressiva risiede nel manifestarsi quale linguaggio (e retaggio) del vecchio potere sovrano che sceglie il corpo come registro simbolico e codice d’azione su cui rendere pubblico il proprio desiderio di dominazione sociale. Il corpo, con le sue ferite, reca i segni dei vissuti umani e ne consente di interpretare il senso e il significato sociale. Le mafie, e soprattutto la ’ndrangheta, esplicano la loro fenomenologia di potere proprio nel governo del corpo, costruendo uno schema di dominio totalizzante: espropriare la corporeità è frantumare l’identità umana, impossessarsi di essa, strozzando la sua possibilità di espressione storica e distruggendone ogni traccia ontologico-sociale.

Seconda edizione

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Corpo e potere nell’ideologia ‘ndranghetista Seconda edizione

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Questo lavoro intende analizzare – da una prospettiva filosofico-educativa di matrice freireana e utilizzando i concetti chiave di Foucault sul rapporto corpo-potere – la complessa fenomenologia del potere ’ndranghetista, enucleando e fissando le categorie ordinatrici del suo disegno ideologico, la cui autentica cifra espressiva risiede nel manifestarsi quale linguaggio (e retaggio) del vecchio potere sovrano che sceglie il corpo come registro simbolico e codice d’azione su cui rendere pubblico il proprio desiderio di dominazione sociale. Il corpo, con le sue ferite, reca i segni dei vissuti umani e ne consente di interpretare il senso e il significato sociale. Le mafie, e soprattutto la ’ndrangheta, esplicano la loro fenomenologia di potere proprio nel governo del corpo, costruendo uno schema di dominio totalizzante: espropriare la corporeità è frantumare l’identità umana, impossessarsi di essa, strozzando la sua possibilità di espressione storica e distruggendone ogni traccia ontologico-sociale.

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Didattica e Didattiche disciplinari – Quaderni di didattica 10

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La Collana “Didattica e Didattiche disciplinari” Ha il seguente obiettivo: trasferire nella “pratica didattica della scuola secondaria i principali risultati della ricerca scientifica in tema di: – formazione iniziale e/o in servizio degli insegnanti; – didattica generale; – didattiche disciplinari; – contenuti curriculari innovativi disciplinari/metodologici; – nuove direttive legislative/organizzative/gestionali. Si rivolge a: – Operatori scolastici, in particolare: – dirigenti; – insegnanti; – personale tecnico-amministrativo; – neo laureati e docenti in formazione; – ricercatori nei temi di cui sopra. Ha periodicità semestrale, salvo numeri speciali, anche, monotematici. Gli autori possono sottoporre contributi per la pubblicazione, alla direzione scientifica che li sottoporrà a referaggio.

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Didattica e Didattiche disciplinari – Quaderni di didattica 5

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La Collana “Didattica e Didattiche disciplinari” Ha il seguente obiettivo: trasferire nella “pratica didattica della scuola secondaria i principali risultati della ricerca scientifica in tema di: – formazione iniziale e/o in servizio degli insegnanti; – didattica generale; – didattiche disciplinari; – contenuti curriculari innovativi disciplinari/metodologici; – nuove direttive legislative/organizzative/gestionali. Si rivolge a: – Operatori scolastici, in particolare: – dirigenti; – insegnanti; – personale tecnico-amministrativo; – neo laureati e docenti in formazione; – ricercatori nei temi di cui sopra. Ha periodicità semestrale, salvo numeri speciali, anche, monotematici. Gli autori possono sottoporre contributi per la pubblicazione, alla direzione scientifica che li sottoporrà a referaggio.

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Dizionario della comunicazione giornalistica

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Con questo dizionario è stato superato il fine freddamente didascalico di illustrare il significato dei singoli lemmi per far assumere al testo un tono quasi confidenziale e certamente connotativo, che può facilmente riscontrarsi negli esempi e nelle annotazioni che arricchiscono le migliaia di termini e le locuzioni in esso compresi.
Questa seconda edizione esce riveduta, aggiornata e soprattutto arricchita di oltre trecento nuove voci, che rispecchiano, anche linguisticamente, i rapidi mutamenti culturali, politici, economico-
finanziari, sociali, esistenziali e di costume, di cui le pubblicazioni a stampa e i notiziari on line si occupano quotidianamente e dei quali, soprattutto i giovani, che si avvicinano al mondo del giornalismo, debbono possedere adeguata conoscenza.
Ogni pubblicazione ha certamente una finalità ed un’ispirazione di fondo: quelle di questo dizionario sono la formazione degli operatori della comunicazione giornalistica e l’acquisizione di una coerente quanto necessaria deontologia professionale che, più è corretta e limpida, e più contribuisce a garantire ai lettori la verità delle notizie e dei fatti.

 

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Docente o professionista?

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Con 146 voti favorevoli, 101 contrari, 2 astenuti il Senato della Repubblica italiana ha dato il via al definitivo disegno di legge che, dal 10.03.03, segna il passaggio ad un altro sistema scolastico italiano. Ma ad oggi, (2005, mese) la Riforma è ancora incompleta….(dall’Introduzione)

 

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Elementi di ottica

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L’ottica geometrica, da sempre trascurata nei corsi di fisica, è affrontata nel libro con semplicità e rigore scientifico al tempo stesso, partendo dai concetti basilari sino a giungere a una minuziosa e completa esposizione dei sistemi ottici comuni (specchio, diottro, lente).
La seconda parte è dedicata all’ottica fisica nei suoi aspetti elementari, ma sufficienti a fornire nell’insieme un quadro organico dei fenomeni ottici fondamentali.

 

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I giochi restano

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Alcune cose passano, altre restano. Il gioco è tra quelle che restano. Pur trattandosi di un’attività naturale e piacevole che ogni bambino vive con assoluta leggerezza, lascia una profonda traccia di sé, certamente una lunga scia di emozioni e sensazioni intense. Giocare è importante, anzi fondamentale. Il gioco è un ingrediente essenziale per un sano sviluppo ed è funzionale alla costruzione di un equilibrio psicoemotivo le cui basi si gettano nei primi anni di vita.
L’avvento delle nuove tecnologie ha però profondamente cambiato il modo di giocare delle giovani generazioni e i dati della ricerca lo dimostrano. Ma se l’intero sistema di vita è cambiato, l’essenza del gioco rimane immutata.

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I giovani e l’italiano

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L’Italiano, i giovani e la società: molti e mutevoli sono i rapporti che legano gli idiomi e determinati gruppi di individui e a particolari ambiti sociali. Le autobiografie linguistiche che la ricerca ha permesso di costruire rivelano un arricchimento progressivo dello spazio linguistico; si giunge ad intravedere un plurilinguismo che non conosce precedenti. Contemporaneamente, però, si constatano diversi livelli di competenza linguistica dipendenti dai soli fattori sociali e culturali, per cui la scuola e l’Università dovranno continuare a costituire i fari che orienteranno i giovani nelle complesse realtà attuali, fornendo strumenti culturali adeguati affinché l’arrichimento sia qualitativo oltre che quantitativo.

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Il cammino di Dante

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Concepito come un piacevole e coinvolgente racconto, questo libro avvicina bambini e ragazzi all’affascinante poema di Dante Alighieri, guidandoli alla scoperta dell’Inferno, cantica sicuramente più nota e suggestiva della Divina Commedia. Con un linguaggio semplice e immediato, Il cammino di Dante – L’Inferno si propone di suscitare nei più giovani, attraverso il contatto con un grande classico, il piacere della lettura. Narrando gli episodi salienti dell’opera dell’Alighieri, il libro ripercorre rigorosamente il viaggio immaginato dall’autore e segue fedelmente l’organizzazione strutturale della cantica. La narrazione, che trasporta il lettore in una dimensione avventurosa e fantastica, coinvolgerà e stupirà le giovani generazioni ed appassionerà anche quei genitori che del poema dantesco hanno solo un ricordo lontano. Il libro è, inoltre, un utile strumento per insegnanti ed educatori che desiderano accostare le giovani generazioni ad un’opera di straordinaria attualità che, per la portata delle tematiche trattate, non finisce mai di meravigliare e di far riflettere.

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Il pensiero pedagogico

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Questo libro, strutturato sotto forma di intervista curata da Francesca Caputo, riflette fin dal titolo un preciso ruolo che secondo l’Autore può ricoprire il pensiero pedagogico, in quanto capace di mettersi in gioco nella sua essenza in quella tensione tra utopicità e empiricità che fa da fondamento ai concetti di uomo e società. Un pensiero pedagogico, che vive conformemente a un Io solo fattuale e a una contingenza che ha accantonato ogni resto di utopia, non è una teoria critica né una critica della teoria, ma espressione di riflessività negata, di potenzialità disperse. Le generazioni odierne e future hanno decisamente bisogno di un lavoro di spiegazione del reale e di appropriazione di saperi; la società complessa lo esige e lo presuppone, anche se ciò non è sufficiente per il ruolo sociale di soggetti attivi e responsabili. Bisogna che queste generazioni sappiano interpretare, possibilmente bene, il mondo sociale e il mondo di natura e pensare, ovviamente, anche in termini di trasformazione di una realtà umanamente possibile e sostenibile. Si tratta di comprendere la fattività sociale per diventarne gestori consapevoli e responsabili. In rinvio alla complessità antropologica dell’uomo, che lo costituisce nella sua humanitas, la pedagogia è ricerca ermeneutica di senso. Nella parte conclusiva, l’Autore lancia una sfida al moderno nichilismo, evidenziando che la paideia non è formare, piuttosto liberare o rimettere ognuno a se stesso, alla propria autonomia e autodeterminazione. Autonomia e responsabilità, queste le categorie di fondo per un futuro che dipenderà dalle nostre scelte. Una semantica pedagogica che voglia corrispondere a questo assunto deve portarsi oltre la sua dimensione strettamente cognitiva o razionale e riappropriarsi necessariamente tanto della sua dimensione normativa o etica quanto della sua dimensione estetica o dei sentimenti, dimensioni date con la complessità antropologica dell’uomo e, perciò, innegabili.

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Immagini dell’infanzia e scelte istituzionali

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Seppur affascinante e stimolante l’ormai nota prospettiva di
N. Postman sulla scomparsa dell’infanzia appare, a nostro avviso,
rigida, nella misura in cui progressivamente traccia linee di
demarcazione, all’interno delle società e della storia, in cui l’infanzia
non esiste, compare per poi successivamente scomparire.
L’intento dell’Autore è decisamente provocatorio: egli avverte,
infatti, che quando parla della scomparsa dell’infanzia si
riferisce alla “scomparsa di un’idea” e come ogni idea “essa ha
significato cose diverse per popoli diversi in termini diversi” 1.
Postman offre però una interessante ricostruzione dell’idea
d’infanzia, che parte dalla civiltà greca, attraversa la cultura
romana, il Medioevo, per arrivare ai nostri giorni, in un dinamico
alternarsi di idee sull’infanzia che, appunto, “da un embrione
dell’idea di infanzia” 2, consegnatoci dai Greci, arriverà
finalmente alla decisiva comparsa dell’infanzia, coincidente con
un evento davvero rivoluzionario per l’intera umanità: l’invenzione
della stampa; per poi scomparire ancora ai nostri giorni.

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Integrazione scolastica in contesti plurilingua

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Il racconto dell’esperienza scolastica di Yan, un giovane studente orientale che, grazie a un progetto di scambi culturali ha trascorso un anno di permanenza e studio in Italia, offre lo spunto per parlare in chiave didattica dell’incontro, a scuola, fra culture diverse.
Il testo presenta una vasta gamma di riflessioni sulle difficoltà incontrate dal ragazzo in un contesto di vita scolastico e familiare troppo lontano dai modelli educativi propri del paese di origine. Si tratta di problemi ben noti all’insegnante impegnato nella quotidianità nella ricerca di buone prassi da sperimentare per promuovere apprendimenti e crescita vera, nel rispetto della diversità e della differenza.
Il linguaggio dell’incontro e dello scambio deve promuovere relazioni autentiche, stimolare la creatività e favorire la collaborazione, orientare gli individui verso la mediazione e soprattutto verso l’inclusione. La Pedagogia speciale ha ben chiari quali siano i possibili orizzonti e quale la vastità del fenomeno. Attenta ai bisogni individuali ed alle esigenze educative e formative, interpreta la diversità, non come fonte di marginalità, bensì come opportunità e risorsa da valorizzare.
Nella scuola del ventunesimo secolo è sempre più necessario recuperare la dimensione operativa del fare, tesaurizzare le esperienze compiute e valorizzare le risorse umane e professionali allo scopo di rendere mondiali e planetari i valori umani e la democrazia.

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Istruisce ma non educa

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Perchè il rinnovamento della società ha bisogno di una scuola pubblica in grado di proporre un’educazione civile. Nel migliore dei casi la scuola istruisce, ma non educa: fornisce ai giovani nozioni e conoscenze, ma non sviluppa in loro la capacità di orientarsi in modo razionale e pluralistico sui valori morali e civili della vita individuale e di quella pubblica. In particolare, non forma cittadini competenti, attivi e responsabili. In questo senso, i modelli educativi del passato non sono più validi rispetto alle profonde trasformazioni della società globale, spesso afflitta da smarrimento morale e degrado civile, che ricadono sulle nuove generazioni e mortificano la speranza in un futuro migliore per loro e per la collettività. Per affrontare e risolvere la questione morale nella vita pubblica è necessario iniziare dalla formazione etico-civile dei giovani in generale, rilevando e valorizzando gli ideali che essi esprimono nei propri comportamenti e proponendo loro, con spirito dialettico e critico, i valori etici di una pedagogia della cittadinanza consapevole e vissuta non solo nella dimensione locale e nazionale, ma anche e sempre più in quella europea e mondiale, come portato del mondo globalizzato e di una cultura cosmopolita: un’educazione civile costruita con l’apporto di tutte le discipline fondamentali del curricolo, non solo quindi della tradizionale e fallimentare Educazione civica, diventata Cittadinanza e Costituzione con la riforma Gelmini. Di questa esigenza devono convincersi insegnanti e genitori, intellettuali e legislatori, a cominciare dagli studenti stessi, perché una buona educazione costituisce la cifra di una buona scuola e la condizione, quindi, di una buona cultura, di una buona società, di una buona economia e anche di una buona politica; è perciò una garanzia per le nuove generazioni, che sono chiamate a interrogarsi sulla propria formazione come condizione per saper progettare il futuro della propria vita e di una rinnovata società, radicato nel terreno di una feconda tensione morale e intriso di passione intellettuale e civile. Un terreno che giustifica il decalogo, qui proposto, dello studente etico: quello dotato di una intelligenza competente, sociale, partecipativa, locale, nazionale, europea, mondiale, digitale, bioetica e utopico-realista come riferimento globale per l’esercizio delle virtù civiche. Questo libro è rivolto a studenti, educatori, genitori e a tutti quei cittadini che sono consapevoli della carenza di una cultura dell’educazione e della necessità di superare le vecchie logiche della politica dell’istruzione e di un sistema formativo che nulla hanno a che fare con la costruzione delle competenze culturali e la promozione dei valori civili in una scuola a misura di futuro. Ciò perché nelle scelte culturali ed educative di oggi è in gioco il futuro delle nuove generazioni, che vogliono vivere da protagoniste l’inizio del nuovo secolo e del nuovo millennio, forti di una cultura dell’educazione incentrata sull’autonomia personale e sulla responsabilità verso gli altri e verso il mondo: una cultura educativa capace di trasformare il cinismo in civismo, di ridurre, quindi, il deficit di etica pubblica ed accrescere “la virtù dei cittadini”, coltivando la passione del conoscere e il piacere del vivere civile con lo sguardo rivolto al futuro, nella prospettiva di una società plurale segnata da scenari di ragionevole speranza nel rinnovamento della vita pubblica, ispirata dall’etica della solidarietà e orientata al bene comune. Insomma, nella transizione di secolo e di millennio che equivale a una svolta epocale e a un passaggio di civiltà, è sempre più necessario ragionare di educazione dei nuovi cittadini: di educazione etico-civile in particolare, perché senza il senso morale dei cittadini le comunità muoiono e le democrazie si corrompono.

 

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L’acchiappa storie

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Questo laboratorio è nato dal desiderio di dare a tutti i ragazzi la possibilità di scrivere qualcosa di creativo, inclusi quelli che soffrono della “sindrome da pagina bianca”. È vero che il pensiero creativo è un dono innato che molti possiedono e perciò non necessitano di particolari stimoli, beati loro, per altri però può essere latente o nascosto. Compito di questo laboratorio è far scaturire l’estro potenziale di ognuno “tanto o poco” che sia. Nelle scuole si insegna educazione artistica, musicale, tecnica e perché non anche l’“educazione creativa” attraverso opportuni strumenti, tecniche precise e ben definite proposte ai ragazzi come in qualsiasi altra disciplina? Il percorso suggerito è molto vario, articolato e graduale: inizia con l’ampliamento del lessico di cui i nostri ragazzi sono in genere molto poveri, segue con l’espandersi della frase, lo sviluppo del pensiero creativo e della fantasia per arrivare, dalla rielaborazione di fiabe e favole, alla produzione personale di racconti nei vari generi letterari. Il tutto ottenuto naturalmente attraverso una modalità nuova: il divertimento che renderà più gradevole l’approccio alla disciplina. Troppo spesso infatti ho potuto constatare che il laboratorio di italiano, svolto per gruppi omogenei relativi a capacità, abilità e competenze, si risolve in un mero recupero o in un potenziamento della materia. Questo tipo di laboratorio invece è rivolto a gruppi eterogenei nei quali anche l’alunno meno dotato può trovare lo spazio per esprimere il suo interiore, magari più ricco di altri e insieme, unendo le peculiari capacità di ognuno, produrre un testo originale, creativo e divertente.

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L’alunno autistico va a scuola: proposte di intervento didattico

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Quella autistica si configura come una tra la sindromi maggiormente complesse e preoccupanti dello sviluppo. Ciò lascia intuire come una integrazione scolastica possa presentare tanti e tali aspetti problematici ai quali è necessario far fronte con un progetto di vita le cui proposte didattiche vanno commisurate ad ogni singola situazione. Quindi è importante la conoscenza di strategie adeguate e specifiche nell’affrontare un lavoro di intervento impegnativo e difficoltoso. A tal fine nel volume viene fornita una serie di indicazioni e suggerimenti utili per poter aiutare fin da subito, “hic et nunc”, le persone autistiche, a partire dal periodo di vita che riguarda la loro infanzia. Per questa ragione il presente lavoro, dopo aver illustrato sinteticamente le metodologie adottate in campo internazionale, tratta di possibili interventi didattici immediatamente realizzabili: sono analizzate strategie che si sono rivelate valide in Italia, in Europa e in America, ai fini dell’educazione e, in questi ultimi anni, anche dell’integrazione scolastica. Il volume, inoltre, è corredato da schede utilizzabili quali validi strumenti di osservazione, di verifica e di valutazione.

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