Ariosto e bacco due

[wc-ps]

Che l’Orlando furioso sia stato segretamente progettato come un gigantesco sileno di Alcibiade, come una corteccia cavalleresca in superficie che nasconde midolla teologiche al suo interno, è la proposta sorprendente e innovativa del presente saggio che condensa il risultato di un lavoro di ricerca ultradecennale. Attraverso una rigorosa analisi del testo ariostesco e un serrato discorso critico e storico, l’autore delinea l’immagine inedita di un Ariosto apocalittico e “solare”, nutrito di filosofia neoplatonica, ermetica e ficiniana, prudentemente ironico e nicodemita nella finzione letteraria, in realtà in bilico tra ortodossia ed eresia, aperto a suggestioni ecumeniche di “pace della fede” e a utopistiche attese di una nuova religione riformata. L’ultimo capitolo del volume, Bacco oltre Ariosto, insegue le tracce della maschera silenica di Bacco-Cristo nella cultura europea del Cinquecento e del Seicento, in particolare nella pittura di Lotto e Caravaggio e nelle utopie solari di Moro, Campanella e Shakespeare, e ricostruisce alcuni insospettabili momenti di storia della ricezione segreta del capolavoro ariostesco nelle correnti culturali del Rinascimento più permeate dagli influssi della filosofia occulta e del sapere alchemico.

30,00
Visualizzazione veloce
Aggiungi al carrello

Il ventennio caleidoscopio Storico-Letterario

[wc-ps]

Il libro vuole essere una riflessione pacata, obiettiva sul rapporto potere-cultura, tema sempre attuale perché, pur rifacendosi ad un periodo storico ben definito, “il ventennio”, è applicabile, ancora oggi e sempre, chiaramente e larvatamente, tra queste due realtà, di cui è permeata la società.
L’evoluzione e l’involuzione di un regime determinano prese di posizione e atteggiamenti diversi. Nella fattispecie del fascismo, ben osserva Norberto Bobbio: “C’è stato un fascismo di prima e un fascismo di dopo… il fascismo dei giovani, il fascismo dei vecchi. Questi volevano ordine, gli altri un ordine nuovo”.
Dopo una panoramica, in cui vengono trattati, in senso lato, i rapporti di vari intellettuali, segue un approfondimento di questa realtà in Calabria.

Il libro “è stato scritto a quattro mani dall’apporto fecondo e solidale tra marito e moglie, nello scambio di opinioni e giudizi fino a giungere ad un convincimento comune…”.
(Dalla Prefazione)

 

16,00
Visualizzazione veloce
Aggiungi al carrello

Itinerari epistolari del primo novecento

[wc-ps]

Il recupero dell’archivio di un letterato del primo Novecento composto da testi epistolari di scrittori grandi e minori, cimeli collezionistici, inediti in versi e un album adornato da artisti della parola, del pennello e del suono, corpus affiancato da una consistente raccolta di articoli a stampa e di libri anche specialistici e rari ha persuaso Filippo Sallusto ad affrontarne l’analisi e a darne un’edizione sistematica. Alberto Cappelletti praticò fin da adolescente il giornalismo culturale; dopo aver prodotto pubblicazioni di interesse francescano e cateriniano si applicò soprattutto a studi dannunziani. Gli esperti lo conoscono come l’editore del carteggio tra l’autore de L’Innocente e Ferdinando Bideri. La sua attività s’interruppe in età non tarda. Personaggi di rilievo della letteratura italiana emergono in questo libro nella conferma di aspetti già noti ma anche scoprendone risvolti singolari. L’autore condensa poi in alcune appendici l’approfondimento di argomenti trattati da Cappelletti nei suoi lavori, specie per aggiornarne e puntualizzarne gli studi su d’Annunzio. Nell’insieme dell’epistolario viene interpretata la rete complessa di rapporti tra gli interessi antropologici, nell’accezione più lata, della collana.

20,00
Visualizzazione veloce
Aggiungi al carrello

L’immorale

[wc-ps]

Protagonista di L’Immorale di Enrico Annibale Butti (Milano 1868-ivi 1912) è un plebeo che diventa ricco mediante l’assassinio del cugino rivale in amore ma, proprio quando con soddisfazione si vede trionfatore e si riconosce convinto disprezzatore della morale comune dopo aver sposato la ricca vedova e aver fugato da lei ogni sospetto del turpe atto, rimane vittima, antesignano in questo del marchese di Roccaverdina, di un rimorso che non gli dà tregua e in cui trova la propria punizione, la conferma esemplare del rapporto fra delitto e castigo. Racconto lungo o romanzo breve, pubblicato nel 1894 fra la prima edizione (1892) e la seconda di L’Automa (1897) ma redatto alcuni anni prima, è un testo ricco di connotazioni storico-letterarie che richiamano aspetti della poetica naturalista, forme del romanzo russo, la letteratura italiana verista nel suo scorcio di tardo Ottocento e già epigonica in un contesto nel quale si delineano sensibilità intimistiche ed estetizzanti presso un D’Annunzio o un Fogazzaro, precorrimenti di un “grottesco” come rovesciamento della linearità e coerenza della oggettiva rappresentazione del reale. È un testo, altresì, vario di riflessi culturali annodati al plesso di un intenzionale approfondimento filosofico compartecipe di grandi esperienze europee proprie di una letteratura di pensiero, fra le quali quelle di un Ibsen e un Dostoevskij, anche se destituite del loro indirizzo critico e anticonformistico. Il naturalismo di L’Immorale è piegato a moduli psicologici e collegato alla forma del dramma intimo ma è tale da favorire, sul piano stilistico, un certo dominio della forma, un qualche rilievo plastico drammatico conferito a sensazioni e immaginazioni, un ordine di rappresentazione che impedisce l’effusione romanticheggiante e la nebulosità decadentistica pur non senza un’incipiente attrattiva verso l’onirico e il fantastico puri e costringe gli stessi segni di estetismo o di visionarietà nel contesto di una selezione linguistica e strutturale particolarmente controllata. In definitiva si intuisce la pretesa dello scrittore di orientarsi nel panorama contemporaneo scartando, del naturalismo, ogni elusione dell’intento etico ma non l’invito ad osservare e analizzare la realtà pur se ridotta all’individuale psichico; rifiutando, dell’estetismo, un eccesso d’artificiosità d’invenzione e stile ma allineandosi ad esso per vocazione aristocratica d’un’arte che ripudia i gusti e gli orizzonti culturali delle masse; privilegiando, di una cultura antiidealistica, nuclei di pensiero collocabili fra positivismo, Schopenhauer, il “superuomo”, ma mescolandone la forza ideologica di contestazione insita nella prospettiva analitica e critica con l’accoglimento di teoremi di segno contrario per rimanere nel vicolo cieco di una morale edificante, conciliata con le correnti norme sociali ed istituzionali.

15,00
Visualizzazione veloce
Aggiungi al carrello

Tra “monotonia” e sperimentazione: la ricerca di sé nei romanzi di Cesare Pavese

[wc-ps]

Il volume propone una rilettura dei romanzi di Pavese, con l’intento di ricostruirne la storia interna e di cogliere il carattere strenuamente autoriflessivo di un autore che congiunge l’attitudine a fare della scrittura la proiezione della propria inquieta sensibilità con la costante ricerca di modalità tecnico-espressive adeguate a rappresentarla. Se ne ricava l’impressione di un itinerario insieme lineare e accidentato, che assume la “monotonia” a cardine di una poetica convinta della necessità di attuare un processo di chiarificazione interiore, evitando “distrazioni” e segnando il passaggio dall'”oscurità” alla “chiarezza”. Ma contemporaneamente si sperimentano tematiche e soluzioni formali funzionali a una tensione conoscitiva che nel romanzo intende calare il tentativo di superare irrisolte antinomie personali e di dare ordine al caos della vita. E alla letteratura è attribuito il compito non solo di chiarire singole situazioni psicologiche, ma anche di elevarla a metafora di una condizione esistenziale, in una ricerca inesausta di equilibrio tra istanza realistica e costruzione simbolica, tra fatti e rivelazioni destinate a rivelarne il vero significato.

20,00
Visualizzazione veloce
Aggiungi al carrello