Corpo e potere nell’ideologia ‘ndranghetista

Un analisi pedagogica

Sono passati 20 anni dalle stragi di Capaci e Via D’Amelio.
Il boato del tritolo dimora ancora nel mio condotto
uditivo che sfocia nei neuroni, scorticando la corteccia
celebrale. Ho memoria di quella mattanza: avevo 17 anni e
ho scolpito nel cuore il sorriso di Giovanni Falcone e Paolo
Borsellino, e nella mente le terribili immagini di quei mesi.
Mi sono chiesto ripetutamente, dopo la strage di Capaci, in
quei maledetti 57 giorni che intercorsero tra il 23 maggio e
il 19 luglio, come Paolo Borsellino affrontò la morte, perché
sapeva di essere ormai condannato a prendere congedo dalla
vita. Cosa sentiva in quei giorni, come passavano le sue ore,
come si svegliava, come andava a dormire, cosa sognava?
Come ha fatto a prepararsi con coraggio e fermezza a una
morte così orribile? Quale Pedagogia, doverosamente al
maiuscolo, l’ha sorretto? Per 57 interminabili giorni, Paolo
Borsellino ha danzato sui carboni ardenti della morte, fino a
restarne orrendamente bruciato. Il suo corpo è stato mozzato
dall’esplosione di 100 chili di tritolo piazzati a meno di un
metro da lui, in corrispondenza del citofono dell’abitazione
della madre.

15,00

COD: 9788881019410Categorie: ,
Anno di pubblicazione

2012

ISBN

978-88-8101-941-0

Numero Pagine

154

Collana

Thesaurus – Scientifica

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