A distanza ravvicinata

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Lungo un quarantennio di lavoro artistico si è
disegnata una fisionomia precisa, una cifra riconoscibile,
un impegno culturale imprescindibile, nella
attività artistica di Mario Martone, tanto da poter
oggi considerarlo come uno degli artisti italiani che
più significativamente costituisce, a livello internazionale,
il segno del rinnovamento di un lavoro
nomade e policentrico sui linguaggi artistici. Il suo
sguardo, da una prospettiva costantemente proiettata
sul futuro, ci racconta, attraverso film e spettacoli
teatrali, il percorso della difficile identità italiana, o
di una memoria del tragico, ripercorsa fin dalle sue
radici. Il suo interesse per la parte nascosta della
Storia, per i nodi politici irrisolti, per i processi di
apprendistato e pellegrinaggio della vocazione identitaria
di un popolo, si è esplicato nel personalissimo
e lungo viaggio nell’Ottocento e nel Risorgimento
italiano, sia nel cinema che nel teatro. Lo mostrano
esiti recenti: un film capitale come Noi credevamo
il lavoro drammaturgico sulle Operette morali di
Giacomo Leopardi, Il giovane favoloso film dedicato
al poeta, ma anche il ritorno alle radici dell’utopia e
alle aporie rivoluzionarie nella messinscena di Morte
di Danton di Buchner.

20,00
Segnaposto

Benjamin il cinema e i media

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“Trasferire piante dal giardino dell’arte alla terra straniera del sapere, per poter individuare i piccoli cambiamenti di colore e di forma che in tal modo si manifestano. La cosa più importante è la delicatezza nell’afferrare, la cautela con cui l’opera viene rimossa con le sue radici, che poi vanno ad arricchire il terreno del sapere. Il resto viene da sé, poiché nell’opera stessa sono contenuti quei pregi che dovrebbero chiamarsi critica nel soli senso più alto” (Walter Benjamin) – scritti di Theodor W. Adorno, Marcello Walter Bruno, Vincenzo Cuomo, Monica Dall’Asta, Roberto De Gaetano, Daniele Dottorini, Paolo Jedlowski, Suzanne Liandrat-Guigues, Bruno Roberti

 

16,00
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Carlo Lombrdo e “il paese dei campanelli”

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Il paese dei campanelli è un’operetta scritta da Carlo Lombardo e musicata da Virgilio Ranzato e  Carlo Lombardo. Andò in scena per la prima volta il venerdì 23 novembre del 1923, al Teatro Lirico di Milano dalla Compagnia Regini Lombardo.
L’operetta è in tre atti; il libretto prevede 32 scene, mentre la partitura ne contiene 18. La trama è singolare e fantastica. Il paese dei campanelli è ambientata in un tranquillo paesino di tipo olandese. Un giorno nel borgo approda una nave a causa di un guasto e arrivano in paese dei giovani cadetti di Marina. Appena sbarcati il loro interesse è rivolto alle giovani e belle ragazze del paese, che sembrano ben disposte ad accogliere le loro galanterie: il paese è tanto quieto da diventare monotono e anche i loro anziani mariti non rendono la vita allegra. L’arrivo dei marinai porta quindi un tono di vitalità e di briosità. Questo paese ha una stranezza, che incuriosisce anche i marinai: ogni casetta di questo luogo ha un piccolo campanile, posto a guardia della fedeltà coniugale. La leggenda dice che i campanelli suoneranno ogni qualvolta una moglie sarà in procinto a violare la fedeltà coniugale. La coppia romantica dell’operetta è formata dal guardiamarina Hans e dalla giovane Nela, quella comica e spigliata invece dall’allegra Bombon e dal tenente La Gaffe, il cui nome dice tutto della sua personalità. Le gaffes sono infatti le sue specialità, sarà lui il fulcro che innescherà le situazioni comiche della storia. Ad esempio rivelerà a Nela che Hans è sposato, mentre la gaffe decisiva sarà quella di aver confuso dei telegrammi facendo arrivare in paese tutte le mogli dei cadetti al posto delle ragazze di un corpo di ballo. Dopo una serie di vicissitudini e divertenti situazioni i cadetti ripartiranno e alla fine il paese tornerà alla sua vita discreta e monotona, e così i campanelli non avranno più motivo di suonare.

 

4,9916,00
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Estetiche della verità

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Se dovessimo individuare una parola chiave per descrivere il presente, verità sarebbe una candidata molto quotata. Assistiamo oggi a un’indiscutibile fascinazione per la verità: escono ogni giorno accorati appelli per ritrovare una verità delle parole, nonché una continua rincorsa a esibire una verità dei gesti e dei sentimenti, dei comportamenti e dei pensieri. Ma come mai in un’epoca definita “post-veritiera” l’influenza del termine verità è ancora così forte?
Questo libro analizza alcune immagini che hanno a che fare con la verità, quelle che si sono conformate alla sua presunta immediatezza – a partire dai reality show e dai social network, i grandi dispositivi confessionali di oggi – e soprattutto quelle che l’hanno affrontata in termini critici. Michel Foucault, Pier Paolo Pasolini ed Elio Petri sono le figure principali di questo libro: a loro si devono le riflessioni più significative sulla relazione tra potere e verità, elaborate – sorprendentemente – quasi in contemporanea. Tra la fine del 1975 e l’inizio del 1976, infatti, mentre il pensiero di Foucault conosceva una svolta significativa con La volontà di sapere, Pasolini e Petri realizzavano Salò o le 120 giornate di Sodoma e Todo modo: due film maledetti, censurati e rimossi, che mettevano in scena una spietata analisi delle due facce di questa relazione, divisa tra repressione totalitaria e cura pastorale.
Dialogando ampiamente con filoni di studio consolidati e ricerche pregresse, il libro propone un confronto tra queste tre figure all’incrocio tra cinema e filosofia, per esplorare poi come le riflessioni da loro sviluppate con immagini e parole rivelino un’attualità decisiva all’interno di molte questioni del presente e aprano nuovi percorsi di interpretazione. È dunque un libro su questi tre autori, su due film cruciali come Salò e su Todo modo, ma anche sul carattere particolare del cinema italiano nella rappresentazione del potere e, più in generale, sull’utilità della teoria del cinema per affrontare concetti e problemi centrali nel dibattito contemporaneo. Un volume rivolto a pubblici differenti, dagli studiosi e appassionati di cinema a quelli di filosofia critica, che intreccia un approccio specialistico e dettagliato con un’apertura prospettica più generale sull’efficacia delle immagini nel dare forma al presente e alla nostra relazione con il mondo.

 

9,9918,00
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Fata Morgana 44 – Finzione

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Il numero 44  di “Fata Morgana” è dedicato al tema della Finzione. Il numero si apre con una conversazione, a cura di Luca Bandirali e Pietro Masciullo, con il grande regista francese Olivier Assayas, autori di film quali L’eau froide, Irma Vep, Qualcosa nell’aria e dei più recenti Sils Maria, Personal Shopper, Wasp Network e di una serie come Carlos, che hanno al centro il rapporto tra messa in scena e verità anche in rapporto al nostro universo mediale. All’interno del volume si trovano poi saggi che declinano il tema in rapporto ad autori e film importanti della classicità e della contemporaneità: da Ingmar Bergman a Michael Haneke, da Jacques Demy ad Alfonso Cuarón, da Orson Welles a Hong Sang-soo.

9,9918,00
ebook - cartaceo

Fata Morgana 45 – Paesaggio

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Il numero 45 di “Fata Morgana” è dedicato al tema del Paesaggio. Il numero si apre con una conversazione con il regista Michelangelo Frammartino, a cura di Daniele Dottorini. Il cinema di Frammartino è anche al centro del saggio di Roberto De Gaetano contenuto nel volume, che insieme ad altri contributi articolano il tema del paesaggio in rapporto ad autori e film diversi: da Vittorio De Seta a Luigi Di Gianni, da Agnès Varda a Luigi Ghirri e Gianni Celati, da Frantic di Roman Polanski a Verso il sole di Michael Cimino a Quo vado? di Checco Zalone.

9,9918,00
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Fata Morgana 46 – Biografico

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Il numero 46 di “Fata Morgana” è dedicato al tema del Biografico. Il numero si apre con una conversazione con la regista Susanna Nicchiarelli, a cura di Roberto De Gaetano. La recente proliferazione di opere di carattere biografico ha mostrato come raccontare la vita sia un’esigenza trasversale alle culture e alle forme di espressione, cinema e letteratura su tutte. Questo numero ne dà conto declinando il tema attraverso prospettive, autori e cinematografie diverse: dal cinema italiano contemporaneo ai biopic musicali americani alla fotografia a un film come American Sniper di Clint Eastwood.

9,9918,00
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Fata Morgana 47 – Voce

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Il numero 47 di “Fata Morgana” è dedicato al tema “Voce”. Il numero si apre con una conversazione, a cura di Alma Mileto, con la grande poetessa Mariangela Gualtieri. Se nel nostro presente ad essere preponderante è un “visuale” che stordisce lo spettatore fino a prosciugarne attenzione e prestazioni intellettuali, la voce ricostruisce e preserva una dimensione dell’“indicibile” e dell’“immaginabile” grazie alla sua disintegrazione del corpo e alla sua ricerca continua di un’ulteriore “alterità” da innestare nella narrazione.

All’interno del volume si trovano saggi che declinano il tema in rapporto ad autori e film importanti dalla classicità alla modernità fino alla contemporaneità: da Playtime di Tati a La rabbia di Pasolini, da Il sogno della farfalla di Bellocchio a Kill Bill di Tarantino al cinema di Alice Rohrwacher, Chantal Arkeman e Agnès Varda. 

9,9918,00
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Fata morgana 48 – Rete

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Il numero 48 di “Fata Morgana” è dedicato al tema “Rete”. Il numero si apre con una conversazione con il filosofo Pietro Montani, a cura di Angela Maiello.
Nata alla fine degli anni Sessanta come strumento per l’intelligence militare, la Rete è diventata il dispositivo attraverso cui si sono ridefiniti gli spazi pubblici e privati, la velocità e i modi di trasmissione delle informazioni, le modalità di produzione e circolazione del sapere, trasformando radicalmente non soltanto l’ambito della comunicazione ma le forme stesse dell’esperienza. Dinanzi a questa innovazione tecnologica e alle sue conseguenze, molteplici sono stati gli sforzi, creativi e riflessivi, per pensare il nuovo mondo e progettarne le forme di vita.
All’interno del volume si trovano saggi che indagano il tema secondo prospettive, autori e opere diverse: dal rapporto tra rete e movimenti di protesta (quella iraniana, per esempio) a una serie televisiva come Black Mirror al recente film di Steven Soderbergh, Kimi.

 

9,9918,00
ebook - cartaceo

Fata morgana 49 – Corpo

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Il numero 49 di “Fata Morgana” è dedicato al tema “Corpo”. Il numero si apre con una conversazione con due artisti di cinema, teatro e televisione Antonio Rezza e Flavia Mastrella, a cura di Alessia Cervini e Andrea Inzerillo.
Il cinema, così come altre arti visive, è partito dalla rappresentazione del corpo per riflettere sull’identità personale e su quella della rappresentazione, sulla dimensione performativa e politica della sessualità maschile e femminile, nonché sui regimi della corporeità spettatoriale (a partire da quello “immersivo”). Su queste e altre riflessioni sul tema in oggetto, all’interno del volume si trovano saggi che indagano il Corpo secondo prospettive, autori e opere diverse: dal corpo in Pier Paolo Pasolini a quello degli eroi della Marvel, dalla riflessione su una cineasta della modernità come Agnès Varda a quella di Brian Yuzna e Ulrich Seidl.

 

 

 

 

 

9,9918,00
ebook - cartaceo

Fata Morgana Web 2020

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Da Miss Marx a Undine, da Favolacce a Tenet, agli ultimi film di Clint Eastwood, Gianni Amelio e Woody Allen, a speciali dedicati a Rohmer e Felleni e al cinema di animazione, a serie televisive come La casa di carta e Babylon Berlin, fino omaggi a figure come Max Weber, Georg Simmel, Eduard Limonov e Bernard Stiegler, questo volume racconta tutto ciò che di importante è apparso sugli schermi del cinema e nelle nostre librerie nell’ultimo anno.

 

19,9935,00
ebook - cartaceo
Segnaposto

I percorsi dell’immaginazione.Studi in onore di Pietro Montani

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I percorsi dell’immaginazione. Studi in onore di Pietro Montani è un volume che vuole rendere omaggio a uno dei maggiori studiosi italiani di estetica, di cinema, di arti e nuove tecnologie.

Diviso in cinque sezioni (Filosofia, Semiotica e teoria dei linguaggi, Cinema, Teoria delle arti e Tecnica e media), che sono altrettante articolazioni di analisi e di riflessione sul presente e la contemporaneità, il libro si avvale della partecipazione di illustri studiosi italiani e internazionali: Alberto Abruzzese, Leonardo Amoroso, Francesco Antinucci, Gianfranco Bettetini, Piero Boitani, Silvana Borutti, Romeo Bufalo, Mauro Carbone, Massimo Carboni, Giovanni Careri, Francesco Casetti, Stefano Catucci, Claudia Cieri Via, Antonio Costa, Massimo De Carolis, Roberto De Gaetano, Pina De Luca, Georges Didi-Huberman, Giuseppe Di Giacomo, Roberto Diodato, Ruggero Eugeni, Edoardo Ferrario, Maurizio Ferraris, Richard Grusin, Tarcisio Lancioni, Enrica Lisciani Petrini, Herman Parret, Isabella Pezzini, Giovanna Pinna, Andrea Pinotti, Massimo Prampolini, Antonio Somaini, Elena Tavani, Valentina Valentini, Stefano Velotti.

Ogni sezione è inoltre chiusa da una conversazione con un artista: Franco Maresco, Roberto Perpignani, Alfredo Pirri, Costanza Quatriglio e Mario Sasso.

Il volume è curato da Daniele Guastini e Adriano Ardovino.

25,9940,00
ebook - cartaceo
Segnaposto

Il gesto e l’ambiente

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Breve premessa
Owen Suskind è un ragazzo di 23 anni ed è lo
straordinario protagonista di Life, Animated1 (2016),
film di R. R. Williams candidato ai premi Oscar 2017
nella sezione Best Documentary.
Una scena del film: è autunno, siamo all’aperto,
il prato della casa dei Suskind è cosparso di un
soffice manto di foglie di betulle. Nelle immagini
si vedono Owen e il padre giocare insieme. Sono
intenti a riprodurre una scena di duello ispirata dal
cartone della Disney Peter Pan. Owen, ovviamente,
impersona il bambino che non vorrebbe crescere mai,
mentre il padre Capitan Uncino. Si sfidano a colpi
di spade di legno

12,00

Il paesaggio degli autori

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a cura di Roberto De Gaetano, Daniele Dottorini, Nausica Tucci

Il paesaggio è una invenzione della modernità, e il cinema è l’arte che lo ha saputo meglio reinventare, oltre le codificazioni di genere della tradizione pittorica. In questa reinvenzione, il paesaggio meridiano ha svolto un ruolo particolare perché ha saputo catalizzare un immaginario, connesso da un lato al tempo disteso ed inoperoso della vacanza, dall’altro alla poesia della ritualità e della festa. Ma com’è stato raccontato il paesaggio meridiano nel nostro cinema? Con quali immagini e attraverso quali storie si è creato un racconto del Sud Italia? Gli autori del libro ripercorrono le immagini cinematografiche del paesaggio meridiano, attraverso i registi e i film che meglio lo hanno raccontato: dai documentari di Vittorio De Seta, Luigi Di Gianni e Cecilia Mangini ai classici del cinema italiano come Michelangelo Antonioni, Pier Paolo Pasolini e Giuseppe De Santis. Mettendo in dialogo le opere più conosciute come quelle di Michele Gandin, Gianfranco Mingozzi, Florestano Vancini, e riscoprendo autori meno noti come Ugo Saitta, Mario Gallo, Elio Ruffo, il libro arriva ad interrogare anche le recenti opere di Jonas Carpignano, Emanuele Crialese e Niccolò Ammaniti per mostrare l’eco nell’immagine contemporanea di una memoria condivisa del Sud che il cinema ha saputo e continua a saper raccontare, configurandosi come uno strumento decisivo per ripensare l’immaginario meridiano.

20,00

L’anima e l’azione

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 La prima antologia in italiano degli scritti di György Lukács sullo spettacolo riunisce le pagine più importanti della riflessione del filosofo ungherese su alcuni dei nodi cruciali delle estetiche novecentesche: la crisi del dramma, la separazione tra forme teatrali e drammaturgiche, la nascita della regia, l’emer-
gere delle esperienze postdrammatiche, l’origine e l’ontologia del cinema. Scritti nel corso di più di mezzo secolo, i testi di Lukács ripercorrono criticamente l’evo- luzione dei cinema e del teatro nel passaggio dal classico al moderno, dalle rivoluzioni delle avanguardie storiche a quelle delle neoavanguardie. Messa da parte ogni lettura ideologica, attraverso un percorso di storicizzazione e riattualizzazione, il volume offre al lettore uno strumento indispensabile di comprensione del presente, riscoprendo la straordinaria, e per certi versi sorprendente, modernità del pensiero di Lukács.

 

9,9920,00
ebook - cartaceo
Segnaposto

L’arma più forte

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Durante il ventennio fascista il cinema aveva lo scopo di riprodurre, valorizzare e diffondere fatti e circostanze, mirando ad esaltare le gesta di eroi e lo spirito dei molti, al fine di galvanizzare, affascinandolo, il pubblico italiano, per cui ci si trova in presenza di film finalizzati solo ed esclusivamente ad essere una sorta di auto-rappresentazione-celebrazione del regime fascista: una forma di totalitarismo cinematografico che aveva come sceneggiatore e regista Benito Mussolini. Immagini, suoni, protagonisti, dialoghi, gesta, rappresentavano per il Fascismo i mattoni su cui costruire progressivo consenso e pubblicità sempre più ampia; rappresentavano gli strumenti per trasmettere alla gente l’esempio di protagonisti-eroi e quindi la voglia di emulare, esaltando così il comportamento dell’Italia e del Duce.

9,9918,00
ebook - cartaceo

La città e la notte

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Cosa spinge un regista come Michael Mann a portare – sul grande schermo – storie di uomini (e di donne) che vivono e si muovono nelle grandi metropoli statunitensi?

Non è certo un semplice gusto estetico/stilistico che ha indicato tale scelta al cineasta di Chicago. No, c’è di più. Nel mettere in scena storie di criminalità, di dolore e disperazione, nel mostrare figure di spietati rapinatori e di poliziotti ligi al dovere, Mann esplica quella che, dopo oltre quarant’anni di attività sul set, è la sua personalissima, più intima filosofia di vita: l’uomo fa parte della città, è un “pezzo” di essa. E da essa prende le mosse, prende forma il destino – (in)evitabile – di ogni singolo uomo.

Ecco perché nei suoi film (a partire da Strade violente, Manhunter – Frammenti di un omicidio, Heat – La sfida, fino ad arrivare a Collateral, Miami Vice e Nemico pubblico) il rapporto uomo-città riveste un ruolo di rilievo: anche noi, così come i personaggi manniani, viviamo ogni giorno la realtà di un contesto urbano, il quale porta ad incontri (o scontri) con il prossimo.

Obiettivo del presente saggio è quello di mettere in luce, di mostrare al lettore (che sia cinefilo o meno) come Michael Mann sia riuscito – attraverso una visione quasi antropologica – a dare vita a svariate riflessioni sull’uomo e sul di lui destino legato inesorabilmente alla metropoli in cui vive. Tutto questo è rintracciabile nel genere cinematografico del thriller metropolitano tanto caro a Mann. Genere nel quale convergono, si incontrano (e si fondono) stili e figure della migliore filmografia hollywoodiana classica (e non solo) e immaginari più vicini a noi, il tutto sotto l’occhio attento di uno dei grandi registi del presente.

Perché La città e la notte non è soltanto un libro sul cinema di Michael Mann ma è – allo stesso momento – un excursus, un’indagine che analizza come dagli anni ’50 sino alla New Hollywood (per poi arrivare alle forme cinematografiche odierne), il cinema si sia “evoluto” e autori come Mann abbiano contribuito a tale sviluppo della Settima arte.

6,9914,00
ebook - cartaceo
Segnaposto

La storia sullo schermo

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Una riflessione aperta, serena e aggiornata sul rapporto tra cinema e storia contemporanea. Questo è il progetto che ha portato alla realizzazione di un volume a più voci dedicato all’argomento pubblicato dall’editore Walter Pellegrini. L’operazione è stata anticipata da un numero monografico del “Giornale di Storia Contemporanea” del dicembre 2002 (a. V, n.2) dello stesso editore. Un rapporto – è bene dirlo subito- che è tanto antico quanto ambiguo e vago. Film storici se ne sono girati fin dall’inizio dell’era cinematografica; e in tutte le cinematografie. Il primo film a soggetto della cinematografia italiana è un film storico: “La presa di Roma” del 1905. I film che hanno fondato, in tutti i sensi, lo statuto artistico e industriale della più importante cinematografia di tutti i tempi, quella americana, sono film storici (si pensi ai grandifilm di Griffith del periodo del muto). Film storici se ne sono realizzati di continuo e per gli scopi più diversi. Per la maggior parte dei casi sono serviti ad un potere visibile (a volte meno visibile), per orientare le masse. Si pensi al cinema delle dittature; ma non meno invasivo ed interessato è stato il cinema di molte democrazie. A volte, non molte in verità, il cinema è stato un potente strumento di riflessione collettiva su un avvenimento storico; si pensi alla funzione del neorealismo italiano che riuscì, con scarsissimi mezzi finanziari ma con una eccezionale carica etica, a veicolare in tutto il mondo una immagine della guerra diametralmente opposta a quella della propaganda bellica in auge fino a quel momento. Quel cinema è rimasto, oltre che uno dei puntipiù alti dell’arte cinematografica, un eccezionale documento storico. Ma, a pensarci bene, tutto il cinema è – tra tante altre cose – un documento storico o – per essere più precisi – il documento storico tipico del Novecento… (Dall’introduzione “Le immagini in movimento e lo studio della storia”, Pasquale Iaccio)

22,00
Segnaposto

La tela strappata

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«Fare una descrizione precisa di ciò che non ha mai avuto luogo è il compito dello storico». La sentenza di Oscar Wilde guida questa ricostruzione del rimosso del cinema del Novecento, la storia dei grandi film non fatti, dal Don Chisciotte di Welles al Viaggio di G. Mastorna di Fellini, dal Cristo di Dreyer al Napoleone di Kubrick, dal Que viva Mexico! e Il prato di Bežin di Ejzenštejn al The Day the Clown Cried di Lewis. E ancora, Godard, Pasolini, Munk, Vertov, Lanzmann: la storia di grandi progetti incompiuti, di riprese che si sono protratte per decenni e poi sono state dimenticate in qualche magazzino,
immagini rimaste sulla carta oppure riutilizzate, ma al di fuori della loro destinazione originaria. Attraverso questo racconto, emerge il profilo di quello che il Novecento non ha saputo vedere e raccontare, il retro della Storia, nonché il profilo di una storia delle immagini del cinema che disloca la centralità della sala cinematografica per far emergere i meccanismi di negoziazione e i doveri d’autore che preludono alla visibilità o alla scomparsa di tali immagini perdute.

9,9920,00
ebook - cartaceo

Mondi in serie

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Da Westeros a Gilead, dall’America di metà Novecento al futuro ipertecnologizzato degli androidi, nell’incrocio di spazio e tempo, le serie tv creano mondi capaci di attirare e accogliere dentro di sé lo spettatore. Nell’epoca della partecipazione interattiva del web, abitare questi mondi significa non solo comprenderne il senso, ma appropriarsene per aumentarli. Attraverso l’analisi di alcune delle più importanti serie tv degli ultimi anni (Lost, Mad Men, Game of Thrones, Westworld, This is us, The Handmaid’s Tale), questo libro esplora le specificità del formato del racconto seriale audiovisivo, alla luce delle trasformazioni che hanno ridisegnato gli spazi e le prassi dell’ambiente mediale contemporaneo.

 

16,00