.. mi pare si chiamasse MANCINI…

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Chi meglio di un figlio può raccontare la storia di suo padre? Soprattutto se il figlio ha vissuto accanto al padre le sue tante battaglie politiche, le vittorie, i trionfi, le giornate amare, gli attacchi, le aggressioni, oltre ai lutti e alle gioie familiari. Al professor Sabin, che con il suo vaccino antipolio salvò milioni di bambini, sembrò, come disse in un’intervista, che il ministro della Sanità dell’epoca, non narratore ma concreto-”Giacomo non fu tra i socialisti scrittori”, sottolinea Giuliano Amato-si chiamasse Giacomo Mancini(1916-2002) : governante efficiente,
leader storico del socialismo italiano, politico “con la schiena dritta”, primo cittadino innovatore e moderno.
Il libro, introdotto da una brillante e godibile prefazione di Paolo Guzzanti-tra i giornalisti più noti e nei primi anni 70 protagonista de “Il Giornale di Calabria”, il primo quotidiano stampato nella regione- non è un monumento all’uomo infallibile, che ha commesso anche errori. Ma è una carrellata di fatti, non pochi inediti, di tanti scontri politici, di vicende drammatiche, come la “strategia della tensione”, la rivolta di Reggio Calabria, la brutale sostituzione con De Martino al vertice del PSI, il processo kafkiano a Mancini. Da giornalista attento e ironico,
Pietro Mancini consegna ai lettori e agli storici la vita, lunga e non facile ma vissuta con passione, fino alla morte, che lo sottrasse al suo ufficio-per Mancini il più gratificante, secondo l’amico Francesco Cossiga-di amatissimo e rimpianto Sindaco di Cosenza. Secondo l’autore, Giacomo Mancini “ha dato alla politica e al Sud più di quanto abbia ricevuto”. Pietro Mancini concentra la sua analisi anche sui personaggi-big e comparse- della Calabria, della politica, del Sud, del giornalismo del dopo-Giacomo. Giudizi taglienti, con una narrazione tutt’altro che
pesante, dalle quale emerge il rimpianto non solo per il padre, affettuoso pur se timido, come il figlio e il nonno, Pietro Mancini senior.

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‘Ndramgheta: la setta del disonore

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Uno studio tanto succinto quanto risoluto e determinato, quasi un pamphlet contro la scontata congerie di luoghi comuni su pretesi codici di onore della ’ndrangheta. Saverio Di Bella traccia un’essenziale storia di questa associazione a delinquere, ‘scremando’ anche le prime fasi sette-ottocentesche di essa dalla falsa retorica dell’onore che ha fatto spesso di truculenti briganti improbabili antieroi dei Borboni o della Santa Sede.

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‘Ndavi pe tutti

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Il passato, brutto o buono che sia, condiziona sempre le nostre azioni. Questo vale soprattutto per la violenza, che produce effetti devastanti nel momento in cui una persona la subisce e condiziona inevitabilmente il suo presente e il suo futuro.
Parlare di questi argomenti è importante.
Il libro racconta infatti un’esperienza di violenza domestica e mostra le profonde ferite che ne conseguono. Dunque queste pagine vogliono dar voce al dolore, spesso taciuto o nascosto, di tutte le donne che vivono situazioni simili, nel tentativo di sollecitare una presa di coscienza diffusa intorno al fenomeno, e di alimentare pratiche concrete orientate alla prevenzione.
Per l’autrice il passaggio attraverso la violenza e la sua faticosa rielaborazione hanno rappresentato anche l’occasione per scoprire una dimensione di impegno militante, per cui di recente ha promosso la fondazione dell’Associazione Camerunese di Lotta contro le Violenze sulle Donne (ACLVF).

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‘ne la faccia che a Cristo / più si somiglia’: la poesia mariana di Dante

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Lo studio di Antonio D’Elia ‘ne la faccia che a Cristo / più si somiglia’: la poesia mariana di Dante esamina la figura lirica della Vergine Maria all’interno della poetica dantesca, e soprattutto nella Commedia. Riprende la lezione di “figura” da parte di Auerbach, esemplata, a sua volta, sull’esegesi della Scrittura. E relaziona il cammino lirico di Dante Auctor-Agens in rapporto all’enucleazione dell’amore nuovo, che non smentisce l’antico eros. E anzi lo promuove, dopo essersi purgato negli occhi di Beatrice discepola della Vergine. La “metaforizzazione” ed il ritrovato poetico della collatio occulta esprimono in sommo grado l’analogia e contemporaneamente dicono il rapporto unitivo tra cielo e  terra mediante transumptio nel racconto dell’Exul immeritus verso la Patria celeste. E il “mariale lirico”, così viene definito il canto dantesco rivolto alla Vergine da Antonio D’Elia, è depositario attraverso l’exemplum della costante discreta ma incisiva presenza della Madre di Dio nella Commedia. La quale espone  poeticamente l’Eterno nella saldatura ritmico-plastica della cera, che guarisce la “catacresi” esistentiva e poematica del poeta-pellegrino. Il sigillo, che è Maria stessa, apre il Verbo-Parola. Il verso dantesco è così redatto nel linguaggio dell’ineffabile, espresso dalla gradazione della Luce persuasiva (il “visibile parlare”) per l’humilitas di Maria entro il rapporto Madre-figlio-canto-oratio. Lo studio analizza, poi, i luoghi della Commedia  in cui compare Maria relazionandoli con le altre opere del Fiorentino e all’interno dell’ampia esamina tra pensiero classico-pagano e pensiero cristiano. Pervenendo alla realizzazione di una riflessione esegetica che va a scavare il portato lirico-dialogico nella singolarità della figura della Madre di Dio, così come Dante ce la porge. Ella è memoria perfetta: la poesia canta Maria nel portato ontologico e nell’azione concreta del proprio incessante incedere nella storia personale e comunitaria dei credente ai quali Dante appartiene.  La relazione versificatoria di figura-persona che Dante ha coniato nel suo singolare canto costituisce, all’interno del paradosso proprio della Commedia, una tappa drammaticamente inventiva e, assieme, profondamente ricreativa nel porgere col verso l’inchoatio formae, che nella Vergine si attua costantemente Maria è l’unica figura lirica della Commedia ad essere detta, unitamente al Figlio, nella realtà complessa della sua “persona”. E il periglioso viaggio si apre nell’apparente conclusione contrastiva (Vergine-Madre) mediante la quale il poeta si immerge straordinariamente proprio “ne la faccia che a Cristo / più si somiglia” per capire Dio e l’uomo e porgerceli con il mariale lirico.
Prefazioni di Dante Della Terza
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“Progressioni” Dell’uomo. Verso la “civil società”

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Francesco Saverio Salfi fu protagonista degli avvenimenti culturali e politici che caratterizzarono il passaggio tra il XVIII e il XIX secolo. Egli si rivelò un intellettuale molto attento agli sviluppi filosofici e antropologici e alle elaborazioni critiche che si ebbero negli anni compresi tra Riforme, Rivoluzione e Restaurazione: caratteristiche di pensiero, quelle di Salfi, che denotano in lui una sensibilità storiografica particolare e profonda. I manoscritti, finora rimasti inediti, delle Lezioni di diritto pubblico, o delle genti suggeriscono la fonte salfiana quale spia significativa per conoscere a fondo tutto un percorso di idee che da Vico porta all’Illuminismo e alla Idéologie, non trascurando i contributi culturali offerti da personaggi come Genovesi, Filangieri, Romagnosi e Condorcet.

 

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#iodamorenonmuoio

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Le donne nella storia. Donne geniali, donne vittime, donne ribelli che hanno caratterizzato la vita del mondo: Ipazia di Alessandria, Olympe de Gouges, Giovanna d’Arco, Beatrice Cenci, Isabella Morra, Artemisia Gentileschi, Francesca La Gamba, Oriana Fallaci, Angelica Balabanoff, Margherita Sarfatti, Anna Kuliscioff, Ada Negri, Oriana Fallaci, Franca Rame, Isabella Aleramo. E, poi, donne assassinate da uomini brutali: Roberta Lanzino, Maria Rosaria Sessa, Fabiana Luzzi. Madri uccise dai figli: Patrizia Schettini e Patrizia Crivellaro. Infine donne capaci di ribellarsi alla ’ndrangheta come Giuseppa Mercuri e Maria Concetta Cacciola. Eppoi le sconosciute, le donne straniere rese schiave, costrette a prostituirsi per le strade della Calabria. Questo libro è un lungo viaggio nell’universo femminile compiuto tra la letteratura e la cronaca per aiutare a comprendere le devianze criminali e sub-culturali che hanno determinato i femminicidi nel corso dei secoli. Un viaggio appassionante e istruttivo accompagnato da testi teatrali e letterari che consentono di riscoprire come, accanto al mostruoso che si cela dietro ogni delitto, esista anche il bello capace di riscattare il lato oscuro dell’umanità. Un bello che ha un’accezione largamente femminile.

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10 x 1000 dieci racconti per un millennio

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Dieci racconti : i disegni ne interpretano il significato e le storie e si narrano vicendevolmente in un progetto singolare a “due mani”, quelle dell’autrice e quelle sincere e fantasiose dei giovani disegnatori.

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1985-2002 Militanza ultras

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Una vita da ultras. È quella narrata nelle pieghe profonde di questo libro. Vivere da tifoso-ultras significa esserlo dentro, sentirlo scorrere nelle vene, palpitare nel cuore, rimbombare nella testa. Come un fuoco sacro. Una religione laica che ti fa appartenere per sempre alla tua squadra. In questo caso la Reggina. Il giovane autore narra, con una capacità di presa diretta che lo trasforma nell’occhio di una telecamera, la sua storia di ultras che scorre parallelamente alla storia della sua squadra. Il racconto è lucido, oggettivo, talora volutamente impietoso. Non si nasconde e non nasconde al lettore come essere e vivere da ultras significhi metamorfizzarsi, talora letteralmente sdoppiarsi tra vita quotidiana e vita domenicale allo stadio, fino a non disdegnare la forza – la militanza – che diventa una componente del fuoco sacro del “tifoso ultra”. Non manca tra la pagine un’acuta coscienza critica che si fa strada a metà del racconto e trasforma il libro in un’attenta disamina sulla trasformazione in chiave moderna della figura di questo tifoso militante. È lo snodo del libro, la sua forza. L’autore, pur avvampato e incenerito dal fuoco, riesce a prendere le distanze dal cosmo calcistico, lo osserva da fuori e lo condanna quando “scopre” che l’ultras non è più quello fideistico di una volta ma è stato trasformato in un burattino mosso dai fili subdoli dell’imprenditoria. Nasce così la figura dell’ultras di mestiere, pagato e manovrato da chi conta. L’ultras commercializzato. Scompare la filosofia dell’ultratifoso con la sciarpa al collo e gli occhi gonfi per il sonno perduto a correre dietro le trasferte della squadra. Un libro con valore testimoniale pari ad una “fenomenologia” sul calcio e sulle sue figure che fa capire come e perché si sia arrivati oggi alla preoccupante situazione della tifoseria negli stadi. Visti da fuori sembrano più campi da guerra che campi da gioco. Queste pagine ci raccontano il perché.

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25 Anni di sanità 1982-2007

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“Conosco bene l’uomo e il professionista Sante Casella perché insieme abbiamo abitato nella nostra casa comune, che fu e che per me resta l’Ospedale. Egli con lo stesso carattere pacato ma tenace, ha affrontato, come si legge tra le pieghe dei suoi numerosi scritti, grandi e piccoli problemi di sanità nazionale, regionale e provinciale. Sante Casella ha trattato sull’«Avanti!» e su altri giornali a diffusione nazionale e regionale, la grande problematica del passaggio dal sistema mutualistico alle USL, dalle USL alle ASL e alle Aziende Ospedaliere; ha vissuto con emozione i primi passi dei trapianti a Cosenza e in Calabria; ma ha pure partecipato con trasporto ai drammi individuali vissuti nell’Ospedale Civile dell’Annunziata di Cosenza. Per tutto quanto sopra evidenziato, Sante Casella non dimostra soltanto di essere professionista serio ed onesto, che riesce a cogliere il nesso tra efficienza dei servizi sanitari ed aspettative della comunità sociale, ma soprattutto dimostra di essere un uomo vero e coraggioso. Ed oggi non è poco in una società che è alla ricerca di valori morali e socioculturali. Credo, infine, che la lettura degli scritti giornalistici contenuti in questo volume sia molto utile agli studiosi della materia sociosanitaria ed agli stessi operatori e gestori del pianeta sanitario territoriale e ospedaliero.” dalla presentazione del Dott. Aldo Scarpelli, già Primario di Chirurgia Generale nell’Azienda Ospedaliera di Cosenza “L’ispirazione principale o la costante da cui sono stato guidato nella mia duplice veste di giornalista e di operatore del mondo della sanità (per molti anni direttore di Patronato Sociale prima, dirigente Ufficio Stampa dell’ASL dopo, e, infine, dirigente Ufficio Stampa e URP dell’Azienda Ospedaliera) riguarda non già la difesa degli interessi corporativi presenti nel settore, e non l’opportunistico e conformistico sostegno ai gestori di turno, e neanche la ricerca facile (diventata addirittura di moda nel tempo) dei casi di malasanità, ma unicamente la difesa assidua, continua e coerente dei diritti dei cittadini-utenti. Nella profonda convinzione che il dovere della stampa sia quello di spronare le istituzioni a dare concreta e fattiva attuazione all’articolo 32 della Costituzione Italiana che assegna allo Stato la difesa della salute pubblica come diritto degli individui e interesse della collettività. Di conseguenza le Istituzioni preposte – Ministero della Salute, Regione, Aziende Sanitarie e Ospedaliere – vengono sollecitate ad applicare la Riforma Sanitaria varata con la famosa Legge n. 833/78, che garantisce l’assistenza gratuita generica, specialistica ed ospedaliera, a tutti i cittadini, che finanziano il Servizio Sanitario Nazionale con tasse, ticket e balzelli vari, e devono essere considerati soggetti di diritto e non sudditi. Insomma l’opinione pubblica (e per essa la stampa libera) pretende il funzionamento ottimale delle varie strutture del sistema sanitario nazionale e regionale con interventi e prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione delle varie patologie. La storia (anche recente) dimostra, purtroppo, che in Calabria ed in altre regioni d’Italia (senza mai generalizzare, ma salvaguardando i numerosi professionisti seri, onesti e diligenti, che operano nelle varie strutture sanitarie pubbliche e private) spesso prevalgono e dominano mestieranti della politica e del potere, affaristi e speculatori, interni ed esterni al mondo della sanità. Con ripercussioni negative che sono sotto gli occhi di tutti, per quanto riguarda lo spreco di risorse finanziarie, la mancata utilizzazione di attrezzature e strumentari, la qualificazione e valorizzazione del personale, e, infine, i livelli quantitativi e qualitativi dell’offerta assistenziale ai cittadini-utenti.” dall’introduzione dell’Autore

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25 Nero

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Il romanzo è liberamente tratto da una vicenda realmente accaduta nel 1925 a Palmi e di cui si riempirono le cronache nazionali. Nei giorni precedenti la festa della Varia dell’estate 1925 gli animi si surriscaldarono a causa della volontà fascista, che poi si concretizzo, di accompagnare la processione dell’Animella al suono di Giovinezza piuttosto che della tradizionale marcetta religiosa. Nella notte tra il 30 e il 31 agosto, a festeggiamenti pressocchè conclusi, la tensione accumulata deflagrò incontenibile e, nella piazza ancora affollata e festaiola, si scontrarono i fascisti e i giovani di sinistra. Un comunista scagliò una sedia, spari squarciarono la notte e… La vicenda, ancora oggi velata da molte ombre, vide coinvolti personaggi che con le loro storie future sarebbero diventati vanto e gloria della città (su tutti, Leonida Repaci e il filosofo Cardone)

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5 Euro

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“5 euro” è un’opera di immediata originalità, per struttura e trama. Il corso narrativo, infatti, segue il percorso di una banconota di 5 euro che si ritrova nelle mani di diversi personaggi. Questi vengono a loro volta conosciuti e seguiti per l’arco di tempo che li vede possessori della banconota. Ogni volta che avviene il passaggio di mano, dunque, cambia il capitolo e il relativo protagonista provvisorio. Ad arricchire la storia un messaggio che viene abbozzato dal primo detentore della banconota. Un filo d’Arianna, dunque, che unisce diciannove persone, condendo il tutto con una riflessione che viene affrontata dai più differenti punti di vista: basta poco per essere felici?

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Accenti d’amore e di sdegno

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Pensieri, parole, versi, racconti: mezzi a disposizione dell’intelletto umano per trovare il coraggio di dire ciò che molti tacciono, per ipocrisia o semplicemente per quel quieto vivere che porta all’alienazione del saper vivere nel mondo e per il mondo. ‘‘Litigare per costruire si può anche tollerare, ma litigare per demolire si deve condannare…’ Suggerimenti sotto forma di riflessioni che sono ideali ritenuti ormai utopici per la realizzazione di un governo mondiale. Suggerimenti che hanno il sapore della saggezza, rincorsa da convegni e iniziative, ma lasciate sotto il banco appena i riflettori si spengono. ‘’Non chiedere al giovane, al disperato, al ladro perchè delinque; dagli prima un lavoro, che lo interessi e lo impegni, ed una casa, dove possa vivere serenamente. Poi, se ancora delinque, cura la sua mente, fuori dalle prigioni, in veri giardini sanitari, dove tutto il personale, oltre che coi farmaci, curi soprattutto col cuore.’ Poesie che scivolano come ‘’Scivola la mia vista con diletto/ sul panorama che il lago adorna/ e che lo stesso zefiro pieghetta…’ Novelle condite con il sale dell’amicizia, quella grande rubata al mare delle intemperie. “Mi pento di ciò che ho fatto ed amico io ti sono. Sarò come quel cane, io ti aiuterò.” “Hai ucciso il mio vecchio cane, ma nello stesso tempo è morto con esso anche il suo assassino…” (Patrizia Altomare)

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Adesso vi racconto una storia

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“Oggi vivo lontano dalla Calabria e quando torno mi riempio gli occhi di azzurro e il cuore di gioia, vedendo e osservando la meravigliosa gioventù che gira per il mio paese.
Io penso che i miei giovani siano i più belli e più trasparenti del mondo e mi chiedo se qualcuno ha raccontato mai loro le storie e le contraddizioni della nostra terra, così come sono state raccontate a me”.

Ventiquattro brevissimi racconti (ventiquattro ferite dolenti nel corpo sociale di un piccolo paese del Sud avvolto nelle nebbie della mentalità ancestrale) e ventotto poesie – quasi un controcanto – costituiscono la trama di questo libro, che antropologicamente si configura come un affresco di dissonanze e contraddizioni di vita.

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Aforismi… senza ”ismi”

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Il passato, brutto o buono che sia, condiziona sempre le nostre azioni. Questo vale soprattutto per la violenza, che produce effetti devastanti nel momento in cui una persona la subisce e condiziona inevitabilmente il suo presente e il suo futuro.
Parlare di questi argomenti è importante.
Il libro racconta infatti un’esperienza di violenza domestica e mostra le profonde ferite che ne conseguono. Dunque queste pagine vogliono dar voce al dolore, spesso taciuto o nascosto, di tutte le donne che vivono situazioni simili, nel tentativo di sollecitare una presa di coscienza diffusa intorno al fenomeno, e di alimentare pratiche concrete orientate alla prevenzione.
Per l’autrice il passaggio attraverso la violenza e la sua faticosa rielaborazione hanno rappresentato anche l’occasione per scoprire una dimensione di impegno militante, per cui di recente ha promosso la fondazione dell’Associazione Camerunese di Lotta contro le Violenze sulle Donne (ACLVF).

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Alle soglie della profezia

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Mia madre non smette di cantare
“… i papaveri sono alti alti e alti e tu sei piccolino…”
ed io non ho smesso di ascoltarla
nonostante gli anni abbiano inciso
la memoria nel tempo
e le parole sono diventate sabbia e vento.
Mio padre indossa un lungo cappotto spigato
ed ha l’eleganza dei sorrisi in bianco e nero
e mi prende per mano oltre le nuvole.
Solo ora ho capito cosa è la solitudine.
Ma loro sono presenti per sconfiggere ogni assenza.
Hanno la presenza degli dei
nel giardino delle rose e delle orchidee.
Sono sempre lì a custodire le mie distrazioni.
Io li racconto non per non dimenticarli.
Impossibile.
Racconto per non dimenticarmi.

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Alzata con pugno

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Il passato, brutto o buono che sia, condiziona sempre le nostre azioni. Questo vale soprattutto per la violenza, che produce effetti devastanti nel momento in cui una persona la subisce e condiziona inevitabilmente il suo presente e il suo futuro.
Parlare di questi argomenti è importante.
Il libro racconta infatti un’esperienza di violenza domestica e mostra le profonde ferite che ne conseguono. Dunque queste pagine vogliono dar voce al dolore, spesso taciuto o nascosto, di tutte le donne che vivono situazioni simili, nel tentativo di sollecitare una presa di coscienza diffusa intorno al fenomeno, e di alimentare pratiche concrete orientate alla prevenzione.
Per l’autrice il passaggio attraverso la violenza e la sua faticosa rielaborazione hanno rappresentato anche l’occasione per scoprire una dimensione di impegno militante, per cui di recente ha promosso la fondazione dell’Associazione Camerunese di Lotta contro le Violenze sulle Donne (ACLVF).

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Amarando

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Marilena Merenna è nata a Montalto Uffugo (CS). Si è laureata in Lettere Moderne all’Università della Calabria. È docente a contratto di Sociologia dell’Educazione presso la Scuola di Specializzazione per l’insegnamento secondario dell’Unical. Ha curato i testi e le ricerche sul campo per la realizzazione di diversi documentari del Centro Radio Televisivo dell’Università della Calabria fra i quali si citano: Unical un ponte verso il tuo futuro; La processione del Venerdì Santo di Montalto Uffugo; La giornata di Youseff. I suoi campi di studio sono la pragmatica della comunicazione, l’educazione all’immagine, l’antropologia spaziale. Ha tenuto seminari di antropologia spaziale e di linguaggi non verbali presso il corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria dell’Università Alma Mater di Bologna. Ha curato diversi stage formativi sulla prossemica e sull’ Antropologia per corsi di formazione professionale. Ha pubblicato per il Centro Editoriale e Librario dell’Università.

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Amare Pavese

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Contributo di Marilena Cavallo

A cura di Micol Bruni

Cesare Pavese. Uno scrittore che ha attraversato le malinconie dell’amore in un vissuto di esistenze e di parole. Lo scrittore che non ha mai creduto nel realismo e, non credendoci, non lo ha mai accettato. Uno scrittore osteggiato e temuto perché la sua poesia e il suo romanzo hanno fatto scuola, ovvero hanno creato degli indirizzi letterari, estetici e linguistici.
Da Lavorare stanca a Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, da Paesi tuoi a La luna e i falò la griglia simbolica è un percorso di archetipi e di miti sino a toccare la bellezza e la morte dei Dialoghi con Leucò.
Un libro unico nel contesto del Novecento che la critica italiana non ha mai capito e tanto meno hanno compreso i compilatori delle antologie scolastiche e tanto meno i docenti che si formano su tali antologie.
Pavese resta un riferimento. Il Novecento letterario, nella sua complessità, si apre con D’Annunzio e si chiude con Pavese.

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Ambiente e biotecnologie

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Il passato, brutto o buono che sia, condiziona sempre le nostre azioni. Questo vale soprattutto per la violenza, che produce effetti devastanti nel momento in cui una persona la subisce e condiziona inevitabilmente il suo presente e il suo futuro.
Parlare di questi argomenti è importante.
Il libro racconta infatti un’esperienza di violenza domestica e mostra le profonde ferite che ne conseguono. Dunque queste pagine vogliono dar voce al dolore, spesso taciuto o nascosto, di tutte le donne che vivono situazioni simili, nel tentativo di sollecitare una presa di coscienza diffusa intorno al fenomeno, e di alimentare pratiche concrete orientate alla prevenzione.
Per l’autrice il passaggio attraverso la violenza e la sua faticosa rielaborazione hanno rappresentato anche l’occasione per scoprire una dimensione di impegno militante, per cui di recente ha promosso la fondazione dell’Associazione Camerunese di Lotta contro le Violenze sulle Donne (ACLVF).

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Amici e nemici della società aperta

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L’espressione eloquente «società aperta», che si contrappone a «società chiusa», appartiene al filosofo francese Henri Bergson (1859- 1941), che nel volume Le due fonti della morale e della religione delinea i tratti fondamentali da cui trae spunto Karl Raimund Popper per impostare la sua difesa della democrazia ne La società aperta e i suoi nemici. Sullo stesso percorso si innesta la riflessione di Rocco Pezzimenti che, ne La società aperta e i suoi amici, propone un’acuta interpretazione relativa all’evoluzione della società romana, primo esempio di cultura cosmopolita che, attraverso l’Impero, fu portatrice di una visione globalizzata della storia.

Amici e nemici della società aperta non vuole essere semplicemente un confronto tra Popper e Pezzimenti – filosofi, che certamente continuano ad offrire spunti originali inerenti lo sviluppo della società aperta, per il modo in cui sostengono le ragioni di una cultura cosmopolita basata sull’integrazione fra i popoli –, ma il tentativo di abbozzare e proporre al lettore una suggestiva e accurata disamina all’interno della società occidentale, partendo proprio dal rapporto epistolare che i due pensatori ebbero alternatamente per circa un decennio, dal 1984 al 1994.

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