Archeologie del dispositivo
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La cultura visuale contemporanea è interessata a uno studio contestuale delle immagini, dei media che le producono e riproducono e degli sguardi che su di esse si posano. In quest’ottica, il presente saggio procede a uno studio comparato di discorso letterario e visuale, cercando di individuare le profonde trasformazioni che immagini, dispositivi e sguardi hanno prodottto sulla scrittura letteraria, sia dal punto di vista tematologico sia da quello formale. Lo studio delle trasformazioni e delle sovrapposizioni dei regimi scopici dal XVIII al XX secolo si rivela così uno strumento ermeneutico indispensabile per comprendere la letteratura nel contesto più ampio della comunicazione artistica.
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Cosenza
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Le risorse a disposizione per il recupero e la tutela del
patrimonio culturale delle politiche pubbliche sono sempre
limitate, e quelle destinate alla cultura, troppo spesso considerate
non essenziali allo sviluppo della comunità, sta di
fatto che l’entità del nostro patrimonio non ha consentito,
non consente e non consentirà mai stanziamenti di fondi
pubblici, ordinari o straordinari, adeguati solo a garantire la
semplice manutenzione dell’esistente.
Le scelte pubbliche quindi diventano necessarie e devono
basarsi sulla valutazione delle alternative.
Con l’inizio del “Secolo Breve” si assiste ad una profonda
trasformazione dei centri urbani, che da storici, diventano
vecchi in virtù delle nuove esigenze di modernità e mobilità.
Il processo di degrado e obsolescenza dell’edilizia prodotta
negli anni, andrebbe inesorabilmente verso l’autodistruzione.
Le aree dell’antimanutenzione potrebbero essere oggetto
di “demolizioni mirate di piccola entità” di costo contenuto
e utili alla restituzione di un’immagine urbana complessiva
più consona al carattere della città storica.
Cosenza
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La ricerca condotta dall’Autore è da intendere come un momento di riflessione e di approfondimento sui temi riguardanti l’urbanistica e l’architettura della città storica di Cosenza, indagati attraverso un arco temporale che spazia dal XIII al XV secolo.
Periodo caratterizzato dalla presenza di grandi rinnovamenti, che hanno segnato l’avvio di un progresso generale per la città, attuato mediante un vasto sistema di relazioni ancora evidenti nella composizione storica dei fenomeni urbani ed edilizi.
La lettura dei processi insediativi è stata condotta tenendo conto dell’originaria morfologia del sito e degli elementi generatori dell’insediamento, mediante un percorso di sintesi che parte dall’età antica per giungere fino al XVI sec. Gli esiti hanno rivelato il ruolo assunto dalla città attraverso il tempo e la complessità della dimensione storica, sociale e culturale che è riuscita a manifestare nel corso degli avvenimenti di cui è stata interprete.
Gli approfondimenti analizzano l’evoluzione urbana mediante l’intreccio tra le fonti documentarie, l’analisi del tessuto storico, l’assetto edilizio e le manifestazioni artistiche in essa contenute.
Le conclusioni propongono delle interessanti ipotesi di studio per la successione degli eventi che offrono, nel contempo, una visione dell’attuale “forma urbana”.
La ricerca ha riguardato anche lo studio delle architetture più significative, che continuano a proporre la ricchezza culturale ancora presente, la cui dimensione espressiva evidenzia relazioni ampie, allargate e sostanzialmente europee e mediterranee, a sottolineare l’importanza e il ruolo assunto dalla città di Cosenza nel periodo di studio analizzato.
Un ricco corredo fotografico, unito alla presenza di numerose elaborazioni grafiche, completa e accresce il percorso illustrativo degli argomenti trattati.
Cosenza vecchia. La periferia si fa centro
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“Il patrimonio architettonico costituisce un capitale spirituale, culturale, economico e sociale di valore insostituibile. Ogni generazione interpreta in maniera diversa ed in relazione ad idee nuove il passato. Qualsiasi riduzione di questo capitale costituisce tanto più una diminuzione di valori accumulati in quanto non può essere compensata neanche da creazioni di elevata qualità.” È l’art. 3 della Carta Europea Del Patrimonio Architettonico. A Cosenza, è anche un grido di dolore.
Dal complesso del Carmine alla caserma Paolo Grippo
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La storia di un popolo si racconta anche attraverso l’architettura delle sue città, i suoi monumenti e i suoi palazzi. L’attenzione e la cura con le quali dovremmo conservarne l’armonia e l’integrità per preservarli nel tempo e per tramandare alle generazioni future la memoria di quella storia indica in modo inequivocabile il grado di civiltà di quel popolo. Da queste semplici considerazioni è sorto il desiderio di restituire all’assetto originario il complesso del Carmine, oggi sede del comando della Compagnia Carabinieri di Cosenza, fra le più antiche e prestigiose caserme dell’Arma dei Carabinieri. Ho ritenuto necessario occuparmene, tenerla in ordine e curarne gli interventi di manutenzione, non solo per il doveroso rispetto della cosa pubblica affidata alla mia responsabilità, ma anche per un sentito riguardo verso i cittadini di Cosenza che all’Arma hanno affidato, oltre alle loro istanze di sicurezza, un vero e proprio patrimonio.
Il riuso dei borghi abbandonati
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Trattare del tema della riqualificazione dei borghi italiani è riprendere le coordinate geografiche della storia del nostro Paese. Protagonisti delle attività presentate in questo libro sono persone e comunità che, quasi sempre da sole, le hanno ideate e svolte. Esse rappresentano la capacità dei cittadini di definire autonomamente il proprio presente e futuro anche al di fuori di comportamenti uniformati. Una sorta di mappa attraverso le esperienze concrete e funzionanti, spunto per chiunque volesse attuare processi di riuso e riqualificazione “dal basso”. Un viaggio nell’intera penisola con puntate in Europa, seguendo idee, progetti e azioni che permettono di tradurre in realtà la bellezza e il fascino dell’utopia.
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Il ruolo delle indagini non invasive nella diagnostica: procedure integrate per la tutela e la valutazione della vulnerabilità del patrimonio architettonico
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I centri storici, così come li intendiamo, rientrano nella
categoria Bene Culturale, con la loro presenza diffusa; si
comprende bene, pertanto, la necessità di creare attorno a
questo patrimonio una comune conoscenza di un modello
condiviso di sviluppo economico e sociale.
Appurato il loro immenso valore estetico, storico e culturale,
è significativo indagare sul potenziale economico di
questo patrimonio e intenderlo, quindi, come risorsa, onde
annoverare motivazioni anche più concrete alla necessità di
tutela di cui spesso si parla.
La questione riguardante la tutela e la conservazione
degli edifici storici, intesi come Beni Culturali rappresenta
una sfida non risolta, vista la complessità e l’eterogeneità
dei saperi coinvolti.
Negli ultimi anni l’analisi dei centri storici viene proiettata
verso un approccio interattivo e dinamico, coerentemente
con i mutamenti degli organismi edilizi e le conoscenze in
continua evoluzione che convergono in questo campo.
Partendo dal presupposto che non è possibile tutelare ciò
che non si conosce, l’azione di tutela si concentra su di un
insieme di operazioni coerenti quali schedare, inventariare,
censire e creare una banca dati interattiva, accompagnata da
un’analisi storico-estetica di base. Una campagna di schedatura
e di catalogazione, quindi, è strettamente connessa
con i principi di protezione del patrimonio architettonico e
culturale.
La cattedrale di Cosenza
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Il Duomo di Cosenza deve la sua rivalutazione artistica allo Schultz che, per primo, nel 1860, lo considerò opera egregia; ed al Bertaux, che, nel 1904, lo ritenne opera di un artigiano venuto dalla Francia. Ricostruita dopo il violento terremoto del 1184 ed inaugurata nel 1222 alla presenza dell’Imperatore Federico II di Svevia, anche se variamente rimaneggiata lungo i secoli e poi sostanzialmente restituita alle linee originali, la Cattedrale di Cosenza, con il suo stile romanico-gotico-cistercense e con i suoi richiami all’arte normanna del sud Italia, rappresenta una singolare testimonianza architettonica dell’evoluzione dello stile romanico verso lo stile gotico; testimonia, cioè, il cambiamento di un nuovo modo di interpretare l’architettura per renderla più rispondente alle esigenze spirituali dei secoli XII-XIII.
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La città dei passi perduti
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Con l’inizio del “Secolo Breve” si assiste ad una profonda
trasformazione dei centri urbani, che da storici, diventano
vecchi in virtù delle nuove esigenze di modernità e mobilità.
Il processo di degrado e obsolescenza dell’edilizia prodotta
negli anni, andrebbe inesorabilmente verso l’autodistruzione.
Le aree dell’antimanutenzione potrebbero essere oggetto
di “demolizioni mirate di piccola entità” di costo contenuto
e utili alla restituzione di un’immagine urbana complessiva
più consona al carattere della città storica. Un po’ quello che
suggeriva Giovannoni a suo tempo con l’etichetta di “Teoria
del diradamento” del 1913.
Giovannoni, guardato e recepito come una sorta di anziano
parente, di cui prima i nipoti, poi i pronipoti, diretti e indiretti
e sempre più lontani, hanno sentito raccontare, spesso casualmente
e rapsodicamente (da alcuni benevolmente, da altri
velenosamente), episodi e aneddoti più o meno interessanti.
E del quale, dunque, si continua a tramandare la memoria in
due, almeno, diversi modi. In un primo modo recependolo
come immagine un po’ stereotipa, cioè come figura riconosciuta
ed accolta nel proprio DNA formativo, oppure, al
contrario, da dimenticare e relegare in polverosi depositi di
una memoria cui non si intende più accedere.
MANDATORICCIO. IL FEUDO DELL’ARSO E LA TORRE STELLATA
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[…] Mi auguro che la fusione tra le tracce del passato e quelle del presente, ci aiutino a imparare ed intraprendere la giusta via, per il futuro. Ammiro ancora di più questa pubblicazione perché riguarda la storia della mia famiglia, e sono sicura che mi darà la possibilità di conoscere più a fondo i miei antenati, sul chi fossero e cosa hanno fatto per realizzare ciò che c’è oggi, una maestosa torre di vedetta a forma di stella, che rappresenta i 4 punti cardinali; ed è proprio lì che è iniziato il progetto di Fiuminarso che è stato possibile grazie a un gruppo di ragazzi, che hanno creduto, in piena pandemia, nella speranza di creare il proprio futuro; magari tornare a ripopolare i propri paesi del Sud, a malincuore lasciati per cercare altro, una stabilità, un posto fisso. L’opportunità di fermarsi e pensare, di non poter andare da nessuna parte se non con la mente, ha fatto sì che venisse alla luce un qualcosa di magico, la condivisione del tempo. Immaginate dieci ragazzi che si trasferiscono nello stesso luogo, un luogo dimenticato da anni con nessuna pretesa se non quella di farci da palcoscenico. Finalmente eravamo noi che sceglievamo per noi stessi. Non volevamo andare da nessuna parte, e non volevamo niente, solo Mandatoriccio vivere in quelle pareti di pietra che trasudano di storia. Pennelli, colori e qualche chiodo sparso, quello che basta per segnare il nostro passaggio lì, al Castello dell’Arso, dove tutto ha avuto inizio. […]
Dalla Nota di Saluto di Giulia Marilena Stef MASCARO
Modificazioni culturali delle nuove comunità dei borghi
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A cura di Viola D’Ettore Supporto organizzativo Krizia Ciangola e Raniero Maggini
Revisione scientifica Adriano Paolella
Comunicazione Matilde Spadaro e Dafne Cola
Progetto grafico Alessandra Strano
Molti degli interventi di restauro, valorizzazione dei beni culturali e di costruzione di servizi nei piccoli insediamenti delle aree interne sono stati motivati da prospettive di turismo poco verosimili. Queste prospettive, funzionali all’ottenimento di finanziamenti, spesso si sono dimostrate errate o insufficienti; per quanto fondamentale, infatti, non si può incentrare esclusivamente sul turismo alcuna strategia finalizzata a favorire l’abitabilità dei piccoli insediamenti. Un settore che dovrebbe essere gestito con molta attenzione, collegandolo strettamente alla qualità dei luoghi, al rischio di compromissione delle risorse, alla necessità di conservazione dei beni comuni. Inoltre il turismo porta vantaggi principalmente agli operatori che si interfacciano con il flusso dei fruitori; essi sono una parte della comunità e, in ragione di ciò, l’aumento dei visitatori può costituire un grande vantaggio per alcuni ma portare ridotti benefici per tutti gli altri, costituendo al contempo una iattura per l’ambiente, il paesaggio e la cultura locale. Stare “seduti” su di una risorsa comune (paesaggio, cultura, ambiente) e utilizzarla imprenditorialmente per ottenere dei profitti individuali non è esattamente favorire la comunità. Esemplificativo il caso di Santo Stefano di Sessanio, presentato più volte da Giovanni Cialone, dove dopo quasi un ventennio di turismo di massa stagionale il Pil medio del Comune, la natalità e il numero degli abitanti si sono ridotti. La presenza di operatori non residenti, la mancanza di trasferimento degli utili su progetti sociali e condivisi, il disinteresse nei confronti della gestione del carico antropico sono le motivazioni principali di tale diffusa condizione. L’intervento nei piccoli insediamenti delle aree interne è più complesso dell’esclusivo sfruttamento delle risorse per fini turistici. Gli interessi individuali vanno riportati all’interno di quel “mosaico” di parti che compongono la ricchezza e il funzionamento delle comunità. E per questo è opportuno comporre un tessuto sociale aperto, in cui si possano integrare vecchi e nuovi abitanti, in cui mettere a patrimonio comune la diversità delle singole storie in una “solidarietà” dell’operare insieme per il benessere comune.
Progettare il futuro
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Quali sono gli obiettivi che si deve porre l’architettura per migliorare le condizioni dell’ambiente e favorire il benessere diffuso degli abitanti? L’attuale innovazione è coerente con l’obiettivo di risolvere i principali problemi contemporanei? L’architettura può essere “bella” anche interessandosi della riduzione del degrado ambientale e dell’iniquità sociale? Il progetto e il progettista hanno un ruolo sociale? Come il progetto può configurare il futuro? Queste sono alcune delle questioni trattate dagli studenti del corso “Progettare il futuro” considerate imprescindibili per delineare un’architettura e una professione capaci di risolvere problemi diffusi e migliorare le condizioni di vita delle comunità…
Storia della Calabria e del Meridione d’Italia Vol. I (Nuova edizione) La storia e la cultura
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La grande storia e la straordinaria cultura della Calabria e del Meridione d’Italia dalla preistoria all’età greco-romana, dal periodo bizantino all’età medievale ed a quella moderna e contemporanea. Due grandi e importanti volumi di intensa e rigorosa narrazione storica e di avvincente e incredibile spettacolarità.
In questo volume: La storia e la cultura dall’antichità all’età contemporanea.
Nel secondo volume: Le immagini della storia e dell’arte/ La produzione libraria pre-unitaria.
Tracce Umane
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Le città non sono costruite per rispondere alle esigenze e ai desideri degli abitanti. La loro vita è compressa in spazi generati da interessi economici che nulla hanno a che vedere con il diritto di un benessere diffuso.
Quando è possibile gli abitanti adattano gli spazi cercando di renderli più adeguati alle loro abitudini e più rispondenti al loro piacere attraverso piccole azioni svolte direttamente, con mezzi limitati e spesso non autorizzate.
Queste minute azioni evidenziano l’interesse delle persone a gestire lo spazio insediato, migliorandolo, e a parteciparne alla definizione; esse mostrano una capacità e una volontà che i progettisti non possono ignorare né risolvere nello svolgimento di formali processi partecipati.
Sulla base di queste premesse e sul riconoscimento del diritto degli abitanti di conformare il proprio spazio, gli Autori hanno raccolto le loro riflessioni, e quelle di alcuni amici, sulle potenzialità dei progetti sviluppati insieme agli abitanti, sull’opportunità di comprendere le culture non ufficiali, sull’importanza del disordine e dell’informale. Tali considerazioni delineano la funzione dell’architetto nello stimolare e promuovere soluzioni progettuali condivise operando nelle comunità in maniera non autoritaria, aperta e sensibile.
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