Colmare il cuore

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Vi sono tante forme di deserto. Vi è il deserto della povertà, il deserto della fame e della sete, vi è il deserto dell’abbandono, della solitudine, dell’amore distrutto. Vi è il deserto dell’oscurità di Dio, dello svuotamento delle anime senza più coscienza della dignità e del cammino dell’uomo. I deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi. Benedetto XVI

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Echi dal cuore

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Esiste una memoria del cuore? Che cosa può accadere alla vita di un uomo dopo la fine di un grande amore? Il romanzo descrive il viaggio interiore ed esteriore del protagonista alla ricerca di una nuova vita possibile nei meandri di una società e un mondo globale che ha allontanato l’uomo dalle sue radici, dal suo legame ancestrale con Madre Natura rendendolo sempre più fragile e indifeso. Un itinerario straordinario di crescita e riflessione in scenari naturali rigeneranti che guidano e accompagnano il protagonista in una riscoperta di sé, del senso della sua vita e dei valori fondamentali dell’esistenza umana.

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Diaphora

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L’attualità dei temi trattati nei saggi che compongono questo volume intende aprire nuovi spazi di dialogo e di riflessione sui grandi interrogativi del nostro tempo. Volti e maschere irrompono sulla scena della storia dibattendo ciò che è più caro all’uomo nel nome di una libertà tanto agognata e mai conquistata totalmente. Sintesi di un crocevia che è di nuovo ai suoi albori per le scelte che l’uomo del terzo millennio è chiamato a fare. Una sfida epocale dove si decide il futuro dell’umanità nell’ambito di una società in declino che non lascia trasparire alcun barlume di sensatezza all’orizzonte, ma nel contempo, un’occasione che offre grandi opportunità per quanti hanno a cuore l’evoluzione sociale e spirituale di quella che ormai è una società globalizzata. Una realtà dove si incontrano popoli e culture all’insegna di una enorme possibilità di arricchimento che invita a superare il caos dei barocchismi di oggi, per dirla con Maffesoli, o se vogliamo, lo scorrere veloce della società liquida apostrofata da Bauman. Recuperare i valori della cultura Occidentale diventa allora un dovere per potersi rapportare agli altri nel rispetto e nella speranza di una possibile integrazione ispirata da paradigmi etici condivisibili sul piano umano e sociale, improntati al cosmopolitismo e alla cooperazione tra i popoli dell’ecumene globale. (M. M. B.)

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L’economia legale

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Con il contributo di Marisa Manzini

Prefazione di Wanda Ferro

“Le idee e le formule proposte nel volume arricchiscono il dibattito sul tema della legalità. Legalità di fatto propedeutica allo sviluppo del tessuto produttivo italiano con interessanti spunti di riflessione sulle possibili strategie reali per il rilancio del paese”.

Prof. Federico Carli Presidente Associazione “Guido Carli”

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I VENT’ANNI DELL’ORDINE EQUESTRE DEL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME A COSENZA: 2002-2022

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I vent’anni dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme a Cosenza: 2002-2022, rifacendosi necessariamente agli altri due volumi già pubblicati ad opera di Rocco Carricato e Antonio d’Elia (Annuario 2013 dell’O.E.S.S.G. Sezione di Cosenza, Cosenza, Fratelli Guido Arti Grafiche, 2013 e Cosenza e i Cavalieri dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, Cosenza, Pellegrini Editore, 2017), vuole offrire un agevole percorso, con riferimenti alla storia plurisecolare dell’Ordine Equestre e alla sua struttura. E descrivere le attività svolte dalla fondazione dell’Ordine a Cosenza fino ad oggi. Soprattutto il volume del 2017 è imprescindibile tappa storico-storiografica e di testimonianza per poter leggere il presente testo. Quest’ultimo si sofferma ulteriormente sulle stazioni formative aggiornate dei suoi membri, Dame e Cavalieri, e sul rapporto catechetico-contemplativo e orante non disgiunto dal processo culturale e dall’azione concreta verso i più Bisognosi, non solo di Terra Santa. Ma a partire dalle operatività urgenti verso le situazioni drammatiche delle realtà presenti nelle comunità diocesane in cui l’Ordine del Santo Sepolcro è incardinato in obbedienza ai Vescovi e al Sommo Pontefice. Lo sguardo di ciascun membro è rivolto dal Sepolcro Vuoto all’incremento di umanità verso le necessità di chi soffre con la speranza ferma per Dame e Cavalieri nell’unica via di Salvezza, che è Dio fattosi carne in Cristo, il quale è Via, Verità e Vita.

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Nuovi studi pirandelliani 16

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I Nuovi Studi Pirandelliani sono un racconto-caleidoscopio di epifanie, una scomposizione del DRAMMA-DRAMMATURGO LI-O-LÀ UNO (Poeta Uno Uomo di Lì) NESSUNO (Personaggio Nessuno Virtù-Areté-Arte-O del Cielo) CENTOMILA (Regista Centomila Bestia Dramma-Rete Pitagorica di Là), una lettura metafisica del TEATRO N.N., il TEATRO d’ARTE, la TRAGEDIA-ARMONIA (la muraglia ellena del pianto, la porta chiusa del lamento, il buio-eros-psiche, la passione-pathos, la patente-sentimento del contrario dell’escluso Artista-Umorista, l’Auleta Trovatore, il Poeta-Personaggio, lo Spirito-Paria-Ombra Nessuno (Odisseo-Oudeís-Medeís-Mida), l’Auriga Delfico, il Rosario-Romano della Rosa, il Set-Mani-Teseo), l’ALBAURORA-ROSA della LETTERA-GIORNATA (Iatrosofistica-Dialettica-Maieutica-Umoristica Atenea) UNA-NATALIZIA-LUSTRALE-METAFISICA di LUCE-MALE-GIOCO (il sepolto Nome-Giorno-Croce dell’Anima-Amor-Roma, l’armonia-nomos del presente-durante, lo spettacolo-sepolcro foscoliano dell’apparire, il mattatoio di cento dèi-fantasmi (achei troiani proci porci), la plaza di cento maschere-attori (tori) di Luna Pandora (Tora Bova Beata Beatrice) di Spagna) e TRINACRIA-PASQUALE-VECCHIA-FISICA di OMBRA-BENE-FUOCO (dello Spirito Gigante Sveglio Ecnomo (Fuorilegge) Forte Puranghellos-Lucifero-Foco-Dante del futuro del Poeta morto del passato, l’Auleta Trovatore della Tragedia-Armonia-Corona-Oro (zero-legge essere-non essere buio) del Vello (Tavola 12), la Porta dei Venti (Rom Mani), i cento Numeri-Numi-Lumi Spiriti-Antenati-Argonauti (Dragunèra) Legislatori Giganti d’Akragas Bellissima Sovrana (Basilea) Magnifica Mirabile). Nella Sicilia Dorica (del doron-dono-oro-tesoro-trovatura del domani senza certezza di Lorenzo il Magnifico), l’Isolabella della poesia-aria azzurra della Lettera-Giornata Trinacria, l’agrigentina-greca Mirella Salvaggio ha trovato il DRAMMA-MANOSCRITTO-CRISTO (Divina Commedia), il Drammaturgo-Dio-Kouros-Fiore-Signore Vergilio (dei Palazzi di Creta), il Basileus Incoronato (Stefano della Luna Befana-Fein), il Gigante Centimano (Telamone Tantalo Telemaco-Macco-Bacco Atlante-Natale-Noè-Faraone-Cane), l’Angelo Centuno, il Romanodio-Romanzo Falaride (Lindo Candido Vergilio), il Figlio Pausania-Enea, il Figlio-Logos-Pandoro-Toro (sillogismo) dalle braccia-ali (due premesse) volate nell’aria-anima aperta (essere-non essere buio), l’ORO (zero-nomos-anima-memoria corona promessa) del VELLO (Tavola 12) dei Numeri-Numi-Lumi Spiriti-Venti-Rom-Mani Antenati-Argonauti-Angeli Legislatori Giganti Centimani, le Ombre della “Sera della Vita” d’Empedocle, il Poeta della Lettera-Giornata Trinacria (Tela Vela Veronica Truscia). Mirella Salvaggio racconta la storia del TAUMATURGO-SOLE ERACLES (Natale) SOTÈR (Pasquale-Salvatore dei Greci), il BASILEUS COLOSSO (il Pandoro-Toro Falaride, il Minotauro d’Akragas Cretese, il «mezzo busto» di Mattia Pascal, lo sconosciuto bibliotecario della Vecchia Girgenti) UOMO (il Padre-Poeta Pirandello) DIO-GIORNO-GIGANTE (il figlio-tomo- libro sconosciuto, il figlio cambiato Mattia Pascal, il feticcio sepolto nella pitagorica-lustrale armonia-legge-leggenda-croce-vita) SPIRITO-PARIA-OMBRA (il Vento Solare Zefiro-Zero, il Vivo fuorilegge forte Mattia Pascal, il Bimbo Mattino), lo SPIRITO PURANGHELLOS-LUCIFERO-FOCO-DANTE che riscalda la fredda NECROPOLI ETRUSCA di CERVETERI (nella foto). Si può dire che la scrittrice siciliana ha trovato «il pupo con gli occhi storti» della Festa dei Morti (Antenati Giganti Spiriti) di SICILIA (l’Isola Dorica che non ha mai creduto nei Nomi-Gnomi-Nani, gli Dèi-Fantasmi-Attori del Drammaturgo, l’Uomo-Spirito-Soldato, l’Auleta Trovatore dell’Anima-Dramma-Soldo-Zero-Logica): «quella mia novelletta… “Il figlio cambiato!”… e la creaturina la mattina apre gli occhi, e li ha storti…» (Luigi Pirandello, “Lettere a Marta Abba”). Vitina Lena Buhagiar

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Collana Repaci

Gratifica particolarmente la nostra casa editrice la decisione di riproporre ai lettori la corposa e variegata produzione letteraria di Leonida Repaci, certamente uno dei figli migliori e più autentici della Calabria del secolo scorso: socialista, antifascista, scrittore, saggista, poeta, drammaturgo e giornalista di vaglia nel panorama italiano del suo tempo.

L’idea di questa iniziativa si colloca nel contesto delle celebrazioni per il settantesimo anniversario della “Luigi Pellegrini Editore” (1952/2022), e di tale importante appuntamento rappresenta senza dubbio una delle tappe più significative e di maggiore portata culturale.

Repaci – peraltro legato da sentimenti profondi di stima e amicizia al fondatore della nostra casa editrice, Luigi Pellegrini – e la sua consistente opera, in larga parte di profilo autobiografico, ma ricca di suggestive ambientazioni storico-sociali e di acuti approfondimenti tematici, strettamente legati ai problemi e alle vicende della sua terra, riflettono con compiutezza e originalità l’obiettivo che ha via via accompagnato il nostro cammino: agganciare l’idea di un Mezzogiorno dinamico e avanzato alla formazione di una robusta identità etica e di una solida coscienza civile.

Cominciamo, dunque, questo cammino, con un lavoro inedito, “I fatti di Palmi” – Autodifesa al processo di Catanzaro del 1925, abilmente curato da Natale Pace, tra i maggiori conoscitori di Repaci.

Si tratta dell’arringa pronunciata dallo scrittore davanti alla Corte d’Appello di quella città, che lo vide imputato insieme con i fratelli Giuseppe, Gaetano e Francesco, e i cognati Francesco Parisi e Vincenzo Mancuso. Un’accorata autodifesa contro le accuse fasciste di aver fomentato i tafferugli accaduti quell’anno nella cittadina tirrenica in occasione della Varia. Ma anche il riflesso del clima oppressivo e intimidatorio instaurato dal regime mussoliniano, che aveva cancellato ogni speranza di mantenere il nostro Paese nell’alveo della democrazia e della libertà.

“…mi pare si chiamasse Mancini”

Vent’anni fa, l’8 aprile 2002, moriva Giacomo Mancini, esponente di spicco del Partito socialista italiano, di cui fu anche segretario nazionale, e più volte ministro della Repubblica. Più che mai opportuno, quindi, in occasione di questo anniversario, riproporre l’intenso excursus politico-amministrativo tracciato dal figlio Pietro nel volume “…mi pare si chiamasse MANCINI…”, che la nostra casa editrice ha pubblicato nel 2016, in occasione del centenario della nascita dell’ex leader socialista. La sua lunga esperienza politica è stata suggellata da passaggi e tappe di grande prestigio. Deputato dal 1948 fino al 1992, Mancini è stato Ministro della Sanità nel primo governo Moro (4-12-1963/22-7-1964), Ministro ai Lavori Pubblici nel secondo (22-7-1964/23-2-1966) e terzo governo Moro (23-2-1966/5-6-1968) e nel primo (12-12-1968 / 5-8-1968) e secondo (5-8-1969/ 27-3-1970) governo Rumor, Ministro del Mezzogiorno nel quinto governo Rumor (14-3-1974/23-11-1974).
Come Ministro della Sanità, impose il vaccino Sabin, che debellò la poliomielite in Italia. Come Ministro dei Lavori Pubblici, combattè la speculazione edilizia, intervenendo per denunciare, alla Camera, i “fatti mostruosi" di Agrigento, per salvare l'Appia Antica di Roma ed in numerose altre occasioni tanto da ottenere il riconoscimento, unanime, del Parlamento Italiano che, unico esempio, nella storia d'Italia di tutti i tempi, gli conferì la Medaglia d'Oro per la sua attività. Completò l'Autostrada Milano- Napoli, fece costruire la Salerno-Reggio Calabria, la Roma-Civitavecchia, la Roma-Aquila-Pescara e tante altre sedi stradali, in ogni parte d'Italia, avviando la costituzione di un enorme patrimonio di infrastrutture, tra le quali porti (Gioia Tauro) e aeroporti (Lamezia Terme), oltre a difendere Venezia dall'abbassamento del fondo marino, la Torre di Pisa dalla sua pericolosa inclinazione, Firenze dall'alluvione, che l'aveva devastata, nel novembre del 1966. Mancini creò la Commissione Nazionale di Studi contro il degrado idrogeologico, presieduta dal prof. De Marchi, i cui risultati sono, ancora oggi, gli unici, che abbiano offerto un quadro completo dei gravi problemi di degrado, che persistono. Sul fronte culturale, infine, il suo impegno fu determinante per la costruzione, ad Arcavacata (CS), dell'Università della Calabria e per la pubblicazione, nel 1973, del primo quotidiano, realizzato nella regione, “Il Giornale di Calabria", diretto da Piero Ardenti. Il 5 dicembre 1993 venne eletto Sindaco di Cosenza, il primo scelto direttamente dai cittadini, riconfermato, con un voto plebiscitario, nel 1997. Accusato nel 1994 di concorso esterno in associazione mafiosa da alcuni magistrati di Reggio Calabria, venne assolto perché il fatto non sussiste dopo un lungo e doloroso percorso giudiziario che lo vide, tuttavia, determinato a difendere la propria onorabilità, il prestigio e la considerazione unanimi conquistati nel corso della sua lunga esperienza parlamentare e di governo. Oggi, in occasione del ventennale della scomparsa, la riproposta del volume scritto dal figlio Pietro rappresenta un doveroso omaggio ad uno dei maggiori protagonisti della scena politica calabrese e meridionale.

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"Non esistono libri morali o immorali come la maggioranza crede. I libri sono scritti bene o scritti male. Questo è tutto."

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