Accadeva nello studio Gullo

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Dallo studio Gullo si osserva il mondo. Tra scaffali di libri, carte annotate e appunti sparsi, Fausto e Luigi Gullo hanno vissuto la vita pubblica e privata con passione. Il primo, protagonista della nascita della Repubblica, portò impegno civile e rigore giuridico; il secondo, nella professione forense, trasformò disciplina e integrità in azione concreta, sensibile alle responsabilità di chi vive nella comunità. Questo libro intreccia le loro storie, rivelando una continuità morale che attraversa il tempo. È un invito a custodire la memoria, a comprendere che il valore delle istituzioni dipende dagli uomini che le abitano e che leggere queste pagine significa confrontarsi con la profondità del diritto, della politica e della vita pubblica, oggi più che mai.

15,00

Un figlio mai nato

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“Mi sono ripreso la vita, ho finalmente realizzato le mie aspirazioni e spero di completare gli studi universitari per vincere la guerra che altri hanno voluto. Non riesco ad amare come altri vorrebbero. Il tempo cancella le cicatrici, ma l’amore è un sentimento che non ha tempo, nasce per affiliazione e può morire per egoismo o incomprensione. La mia presenza è solo per rispetto alla mia persona e non per salvare un senso di colpa”.

12,00

Nel segno di Poseidone

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La scuola svolge un ruolo fondamentale nell’educazione e nella formazione degli studenti. In questo costante impegno di rilevante portata culturale e civile, è auspicabile trovino spazio anche l’analisi e la valutazione del rischio sismico, tema di pressante attualità in Calabria, e delle iniziative in grado di mitigarne gli effetti. Il volume, ricostruendo in maniera accattivante e con l’ausilio di un robusto apparato iconografico la storia dei terremoti che hanno colpito la regione nel corso dei secoli, mette a fuoco l’importanza della prevenzione proponendo un originale approccio educativo rispetto ad un tema che va posto al centro dell’attenzione da parte delle istituzioni.

15,00

Tutti gli uomini della democrazia

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La scelta di analizzare argomenti complessi che attengono all’esercizio democratico con la simulazione di un “dialogo” con il “non-umano” (intelligenza artificiale-IA) è certamente non usuale e criticabile; tuttavia, offre lo spunto per attualizzare alcuni aspetti della democrazia – e dei suoi “uomini” – alla luce del contesto tecnocratico nel quale viviamo. Gli “uomini della democrazia” sono analizzati come i “mattoncini” di una immaginaria piramide a partire dalla base – i cittadini in quanto “popolo” (“Demos”) – via via a scalare fino all’apice che rappresenta chi detiene un potere (“Kratos”) di decidere sugli altri poteri e sul popolo. Il “non-umano” (IA) ha un impatto importante e visibile sul sistema democratico, sui diritti e le libertà della persona e del suo precipitato costituzionale rappresentato dal sistema delle tutele giurisdizionali. Realtà cibernetica enigmatica per molte persone che, quindi, ignare, si lasciano guidare dagli influencer senza comprendere e senza conoscere, cadendo così nella rete dei manipolatori seriali (la “trappola dell’opinione prevalente”). Occorrono cittadini educati, formati e coscienti di ciò che vuole dire vivere in democrazia nell’età dei sovranismi e dei tecnocrati.

15,00

Imago mortis

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Il tema della morte scuote da sempre l’animo umano e alimenta disquisizioni tra materialisti e credenti in un’altra vita oltre la materia, in virtù della preminenza dello spirito rispetto al corpo. L’allegoria della Danza Macabra irrompe nel Medioevo grazie soprattutto ai Domenicani e ai Francescani che ironizzano sulla morte per evidenziare il concetto di uguaglianza di tutti gli uomini di fronte a Dio. Il Cristo nel sepolcro di Hans Holbein il Giovane e la Sindone sono spesso al centro del dibattito scientifico, culturale e religioso del mondo occidentale. Esteticamente diversi nel proporre una visione originale del Cristo deposto e sepolto nella tomba, sono legati dalla narrazione evangelica sulla passione del Messia. La rappresentazione cruda del Cristo sepolto dell’artista tedesco scuote l’animo umano nella sua totalità di fronte alla banalità della morte. L’Uomo della Sindone continua ad agitare il mondo della scienza dopo indagini rigorose che hanno rilevato come quell’immagine sia stata impressa nel lino dal cadavere che vi è stato avvolto.

18,00

nzusu

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Quanta vita scorre la mia mente, quante facce e storie ricordate e quante emozioni nel rievocare quel fiume di parole in dialetto “parrate”. Perciò il testo da me scritto non risponde probabilmente ad una forma dialettale letteralmente corretta, parole e frasi sono state scritte così come le ho udite, ricordate e interpretate. Quannu i granni parravanu ara chiazza

siduti supa a scala granne da ghjasia

di fronte ara cantina d’Onoriu

u n’eranu sulu parole brutte ca dicianu

ma cuntavanu puru cose belle

ed iu picciriddru picciriddru

mi ci ncantava ari senti e

mi m’parava a buscia e ra virità.

12,00

Collana Repaci

Gratifica particolarmente la nostra casa editrice la decisione di riproporre ai lettori la corposa e variegata produzione letteraria di Leonida Repaci, certamente uno dei figli migliori e più autentici della Calabria del secolo scorso: socialista, antifascista, scrittore, saggista, poeta, drammaturgo e giornalista di vaglia nel panorama italiano del suo tempo.

L’idea di questa iniziativa si colloca nel contesto delle celebrazioni per il settantesimo anniversario della “Luigi Pellegrini Editore” (1952/2022), e di tale importante appuntamento rappresenta senza dubbio una delle tappe più significative e di maggiore portata culturale.

Repaci – peraltro legato da sentimenti profondi di stima e amicizia al fondatore della nostra casa editrice, Luigi Pellegrini – e la sua consistente opera, in larga parte di profilo autobiografico, ma ricca di suggestive ambientazioni storico-sociali e di acuti approfondimenti tematici, strettamente legati ai problemi e alle vicende della sua terra, riflettono con compiutezza e originalità l’obiettivo che ha via via accompagnato il nostro cammino: agganciare l’idea di un Mezzogiorno dinamico e avanzato alla formazione di una robusta identità etica e di una solida coscienza civile.

Cominciamo, dunque, questo cammino, con un lavoro inedito, “I fatti di Palmi” – Autodifesa al processo di Catanzaro del 1925, abilmente curato da Natale Pace, tra i maggiori conoscitori di Repaci.

Si tratta dell’arringa pronunciata dallo scrittore davanti alla Corte d’Appello di quella città, che lo vide imputato insieme con i fratelli Giuseppe, Gaetano e Francesco, e i cognati Francesco Parisi e Vincenzo Mancuso. Un’accorata autodifesa contro le accuse fasciste di aver fomentato i tafferugli accaduti quell’anno nella cittadina tirrenica in occasione della Varia. Ma anche il riflesso del clima oppressivo e intimidatorio instaurato dal regime mussoliniano, che aveva cancellato ogni speranza di mantenere il nostro Paese nell’alveo della democrazia e della libertà.

“…mi pare si chiamasse Mancini”

Vent’anni fa, l’8 aprile 2002, moriva Giacomo Mancini, esponente di spicco del Partito socialista italiano, di cui fu anche segretario nazionale, e più volte ministro della Repubblica. Più che mai opportuno, quindi, in occasione di questo anniversario, riproporre l’intenso excursus politico-amministrativo tracciato dal figlio Pietro nel volume “…mi pare si chiamasse MANCINI…”, che la nostra casa editrice ha pubblicato nel 2016, in occasione del centenario della nascita dell’ex leader socialista. La sua lunga esperienza politica è stata suggellata da passaggi e tappe di grande prestigio. Deputato dal 1948 fino al 1992, Mancini è stato Ministro della Sanità nel primo governo Moro (4-12-1963/22-7-1964), Ministro ai Lavori Pubblici nel secondo (22-7-1964/23-2-1966) e terzo governo Moro (23-2-1966/5-6-1968) e nel primo (12-12-1968 / 5-8-1968) e secondo (5-8-1969/ 27-3-1970) governo Rumor, Ministro del Mezzogiorno nel quinto governo Rumor (14-3-1974/23-11-1974).
Come Ministro della Sanità, impose il vaccino Sabin, che debellò la poliomielite in Italia. Come Ministro dei Lavori Pubblici, combattè la speculazione edilizia, intervenendo per denunciare, alla Camera, i “fatti mostruosi" di Agrigento, per salvare l’Appia Antica di Roma ed in numerose altre occasioni tanto da ottenere il riconoscimento, unanime, del Parlamento Italiano che, unico esempio, nella storia d’Italia di tutti i tempi, gli conferì la Medaglia d’Oro per la sua attività. Completò l’Autostrada Milano- Napoli, fece costruire la Salerno-Reggio Calabria, la Roma-Civitavecchia, la Roma-Aquila-Pescara e tante altre sedi stradali, in ogni parte d’Italia, avviando la costituzione di un enorme patrimonio di infrastrutture, tra le quali porti (Gioia Tauro) e aeroporti (Lamezia Terme), oltre a difendere Venezia dall’abbassamento del fondo marino, la Torre di Pisa dalla sua pericolosa inclinazione, Firenze dall’alluvione, che l’aveva devastata, nel novembre del 1966. Mancini creò la Commissione Nazionale di Studi contro il degrado idrogeologico, presieduta dal prof. De Marchi, i cui risultati sono, ancora oggi, gli unici, che abbiano offerto un quadro completo dei gravi problemi di degrado, che persistono. Sul fronte culturale, infine, il suo impegno fu determinante per la costruzione, ad Arcavacata (CS), dell’Università della Calabria e per la pubblicazione, nel 1973, del primo quotidiano, realizzato nella regione, “Il Giornale di Calabria", diretto da Piero Ardenti. Il 5 dicembre 1993 venne eletto Sindaco di Cosenza, il primo scelto direttamente dai cittadini, riconfermato, con un voto plebiscitario, nel 1997. Accusato nel 1994 di concorso esterno in associazione mafiosa da alcuni magistrati di Reggio Calabria, venne assolto perché il fatto non sussiste dopo un lungo e doloroso percorso giudiziario che lo vide, tuttavia, determinato a difendere la propria onorabilità, il prestigio e la considerazione unanimi conquistati nel corso della sua lunga esperienza parlamentare e di governo. Oggi, in occasione del ventennale della scomparsa, la riproposta del volume scritto dal figlio Pietro rappresenta un doveroso omaggio ad uno dei maggiori protagonisti della scena politica calabrese e meridionale.

MEDIA

Video in Primo Piano: Francesco Kostner

Video intervista: Walter Pellegrini

Video in Primo Piano: Walter Pellegrini

NOTIZIE SOCIAL

"Non esistono libri morali o immorali come la maggioranza crede. I libri sono scritti bene o scritti male. Questo è tutto."

Oscar Wilde

Luigi Pellegrini Editore

Via Luigi Pellegrini, 41 (ex via Camposano)
87100 – Cosenza
P.iva – C.f.:  03785790787

Orari
Da Lunedì a Venerdì

ore 9,00 - 13,00

ore 14,30 -18,30

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